Benvenuti nell'era dei ritorni decrescenti


sabato 8 novembre 2014

Cambiamento climatico: depressione per tutti.

DaSmithsoniamag.com”. Traduzione di MR


L'ansia per il cambiamento dell'ambiente non colpisce solo voi, i professionisti stanno lavorando per capirla

Di Marissa Fesseden

Potrebbe sembrare un lamento ridicolo, ma la scienziata ambientale Nicole Thornton ha vissuto un disagio causato dal cambiamento climatico in prima persona. Al The Sidney Morning Herald ha detto che nel periodo della conferenza sul cambiamento climatico delle Nazioni Unite del 2009 a Copenhagen, avrebbe voluto soltanto cominciare a piangere quando discuteva di problemi ambientali. Si era sentita così personalmente impegnata nel risultato della conferenza che, quando è finita senza ottenere praticamente niente, “Mi ha distrutto... Il punto di svolta è stato in realtà vedere degli uomini adulti piangere. Si trattava di alti diplomatici di piccole isole che pregavano i paesi più grandi di agire perché le loro nazioni non annegassero con l'aumento dei mari”.

Tutta quell'esperienza è stata strana e frustrante, dice.

Ma se si considera il collegamento che abbiamo con nostro ambiente, gli studi mostrano l'importanza dello spazio verde e le fatiche delle persone che affrontano i disastri naturali, l'idea di essere afflitti dal cambiamento ambientale – che lo si chiami eco-ansia, depressione da clima, stanchezza da apocalisse o solastalgia — comincia a sembrare ben altro che stupida. Madeleine Thomas scrive a Grist:

Dalla depressione all'abuso di sostanze al suicidio e allo stress post traumatico, sempre più enti di ricerca nel campo relativamente nuovo della psicologia del riscaldamento globale suggeriscono che il cambiamento climatico richiederà un pedaggio piuttosto pesante sulla psiche umana mentre le tempeste diventano più distruttive e le siccità più prolungate. Per i vostri ambientalisti quotidiani, lo stress emotivo sofferto per una Terra che cambia rapidamente può dar vita ad alcune ansie molto consistenti.

(Specialmente quando la speranza migliore che il recente rapporto dell'IPCC ci può dare è che “dobbiamo agire immediatamente” - una prospettiva scoraggiante, visto che ci sono politici che rifiutano di riconoscere che il cambiamento climatico stia avvenendo). Gli esperti ora stanno riconoscendo queste esperienze e cominciano a creare delle strategie per affrontarle. “Vivere in un ambiente stabile e prevedibile è ovviamente un contributo importante alla salute mentale ed al benessere delle persone e questo è stato spesso sottostimato”, scrive Susie Burke, una psicologa australiana il cui lavoro mostra che la perdita di biodiversità ed altri effetti del cambiamento climatico assesta dei duri colpi alla felicità umana. L'Associazione Americana di Psicologia ha pubblicato un rapporto a giugno sugli impatti psicologici del cambiamento climatico. “Il benessere è più di una semplice assenza di ferite o malattie; ha a che fare con la prosperità e la resilienza umana”, dice il rapporto.

Lise Van Susteren, una psichiatra, ha dato alcuni suggerimenti su come prendersi cura di sé stessi quando si percepiscono come insopportabili i cambiamenti climatici. Questi comprendono consigli utili sempre – esercizio, passare tempo all'esterno, mangiare sano. I suoi suggerimenti contengono anche alcuni punti specifici per affrontare l'ansia da cambiamento climatico: riconoscere che le proprie paure sono realistiche, ma non mollare. E “state in contatto con i vostri compagni guerrieri del clima per ridere e giocare”. Forse anche semplicemente evitando il clima nella conversazione, in modo da continuare a ridere.


14 commenti:

  1. interessante
    da malato cronico di stress climatico condivido l'articolo. Particolarmente frustrante il malessere che prende nel sentirsi "sbagliati" e fuori posto, nell'esprimere la preoccupazione per le cupe sorti climatiche e non solo climatiche, mentre il resto dell'umanità ha in mente altro.

    Su un piano meno serioso, credo che i suggerimenti della Van Susteren siano buoni, ma che ella abbia dimenticato un rimedio fondamentale: grappa e vino possono essere molto d'aiuto! Tra l'altro con il GW molti vini stanno guadagnando in qualità e spessore :)

    L. (anonimo alcolista )

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    1. Non direi. Nel notiziario serale parlavano di una annata tra le peggiori degli ultimi decenni, sia come quantità (-15%) che qualità.
      L’umidità ha provocato ripetuti attacchi di funghi che hanno richiesto una quantità di interventi sanitari e agronomici maggiore del solito. A questo si sommano i danni delle grandinate e inondazioni. E il poco sole che si è visto quest'anno non ha di certo incrementato il contenuto zuccherino.

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    2. be', ad essere del tutto onesto, pur essendo una amante del vino (ma non di grappa o altri superalcolici), non credo che sia una soluzione né allo stato di depressione climatica (che conosco bene), né, manco a dirlo, al problema del clima. Capisco l'intento leggero e canzonatorio, e in parte lo condivido, soltanto che se mi guardo intorno vedo solo gente 'sfracanata' di vino e droghe e non credo affatto che sia utile. Piuttosto, credo che sia utile unirsi ad altri che in qualche modo cercano di fare qualcosa, cercando di rimanere il più lucidi possibile. Mai come in questa fase serve la nostra lucidità. E mai come adesso, apparentemente, le persone tendono a mettere i coperchi sbagliati sui problemi personali e su quelli globali. Come mi piace dire ultimamente (e credo di averlo sentito dire dal prof. Bardi per la prima volta), è la soluzione al problema sbagliato.

      Detto questo, un bel bicchiere di vino per il gusto del vino (non dell'effetto), me lo bevo volentieri insieme a te. Cin cin.

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    3. Dalle mie parti quest'anno la viticultura (e non solo) sono state penose

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    4. cin cin anche a voi, :)

      ovviamente mi trovo d'accordo con entrambi e particolarmente con la necessità di mantenere la lucidità.
      Gentile Alfonso, so che questa ultima stagione è stata poco favorevole alla vite, ma è stata un'eccezione, dopo diversi anni di estati bollenti e aride dove si poteva ottenere il passito in Baviera eh
      L.

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  2. Capita a fagiolo questo articolo. Davvero cominciavo a sentire dentro me un disagio di questo tipo.. E con questo articolo ho accettato di avere questo problema... Bene, dopo l'accettazione si può passare ai rimedi, d'altronde con solo 21 anni sulle spalle, ne ho di tempo per guarire!! (o ammalarmi sempre più?)

    M. VDA.

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  3. Impotenza prima, poi rabbia e odio.

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    1. odio sopratutto per la stupidità della gente che non riesce a vedere l'ovvio e che, alla fine dell'estate, verra a fare la cicala a casa della formica.. solo che la formica sarà inguaiata pure lei per colpa della stupidità cronica della cicala - senza avere colpe e avendolo detto decenni prima

      purtroppo il sole "nasce" ogni giorno sia per i saggi che per gli stolti.. l'unica cosa che possiamo fare adesso e "creare" dei sistemi per rendere piu resilienti dei gruppi di persone e purtroppo

      >>>> come in natura <<<< (ci tengo a sottolinearlo)

      non ci sarà spazio per la pieta, il piu "forte" (saggio) sopravvive e il piu debole soccombe

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  4. Ragazzi qui in Italia siamo al delirio...Si cerca e non si trova qualche miliarduccio da investire in resilienza idrogeologica, che è una parte minima della resilienza del territorio, non svincolabile secondo me dalla resilienza energetica, come se qualcun altro dovrebbe darcelo, cioè Bruxelles...Ma basta! Abbiamo fatto indebitare le PMI a morte per sovvenzionare i ceti non produttivi di beni da scambiare in cambio dell'energia acquistata dall'estero, e non si capisce che quei 20-30 miliardi all'anno da investire si devono prendere dalla spesa corrente dopo averla tagliata di 1/3 prima che smettano di prestarci soldi, grazie anche al carbone cinese...Meno male che come scriveva Seneca a Lucilio che la rovina è molto più rapida dell'ascesa.Venga al più presto e ci frammenti in isole piccolissime alcune quasi resilienti altre set viventi alla "The purge" come meritano ampiamente.

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  5. Come se in Italia, dove la densità di popolazione supera i 200 abitanti per chilometro quadrato, si potessero creare delle "isole" (separate da cosa?) "quasi resilienti" (su che base economica? Chi sta facendo i preparativi necessari?) in cui i ceti produttivi possano rifugiarsi.
    Certe fantasie meglio lasciarle agli americani. Là forse, ma molto forse qualche angolo in cui qualche comunità possa isolarsi potrebbe anche essere rimasto.

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    1. Isole fiscali; la mia regione Marche,densità demografica di circa 165 abitanti per km2, è fra le poche ad essere autosufficienti sul piano alimentare e fino a 5 anni fa era la seconda più industrializzata dopo il Veneto..Come se non avessi capito che Il Sud, Lazio compreso, sta accellerando la discesa di tutto il paese verso il baratro...Come se potessi dire di aver capito ora...

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  6. Ok, ed in uno scenario alla "the purge" cosa impedirà alle bande di disperati, armati e pronti a tutto dal riversarsi nelle Marche: la linea Maginot lungo il Tronto?

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    1. Micro scenari alla the purge ci sono già, se non te ne fossi reso conto...Molto interessante l'occupazione del comune di Massa da parte dei suoi cittadini che hanno perso attività e case...Chiediamo loro se preferiscono spendere i soldi pubblici rimasti in stipendi dei dipendenti comunali , scuolabus e mense o sicurezza idrogeologica...Mi domando : i giorni in cui il comune è chiuso saranno detratti dalla busta busta di chi ci lavora dentro ?

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    2. Vabbè, ripeto la domanda: cosa impedirà ai laziali-campani-siciliani etc etc. di riversarsi nelle resilienti Marche?

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