Benvenuti nell'era dei ritorni decrescenti


sabato 28 luglio 2012

Suicidio

Da The Oil Crash. Traduzione di Massimiliano Rupalti


Immagine da http://imageshack.us

Di Antonio Turiel

Cari lettori,

Non avrei mai pensato di scrivere su questo argomento, ma una recente notizia di El pais mi a spinto a farlo. La notizia è questa:"La crisi miete vittime in Italia". Si dice che ogni giorno in Italia si suicidano due persone per cause imputabili alla crisi (difficoltà economiche, principalmente), tipicamente un imprenditore ed un lavoratore. Ogni giorno. E leggendo il testo si legge che possono anche esserne contenti, perché in Grecia hanno già 1.725 suicidi di questo tipo in due anni (quasi cinque al giorno) e che la Grecia ha una popolazione di quasi cinque volte inferiore rispetto all'Italia. Che accade in Spagna, il paese dove risiedo? E' difficile saperlo, visto che c'è un certo consenso nel non divulgare questo tipo di notizia per non incoraggiare questo tipo di comportamento così autodistruttivo in gente suscettibile. E, tuttavia, alcune notizie cominciano a filtrare, come ad esempio questa de El confidencial che suggerisce che molti incidenti stradali in realtà non siano tali (a parte commenta altri problemi e da un momento rivelatore: in Spagna si suicidano 9 persone al giorno, anche se non sappiamo quante di queste lo facciano per ragioni imputabili a questa crisi che non finirà mai).

In realtà, questo triste fenomeno, quello cioè del suicidio a causa della disperazione per lo svanire delle aspettative, è un'altra manifestazione della Grande Esclusione. La gente comincia ad accettare che i problemi che ha, di lavoro, personali, di integrazione sociale, ecc. sono in buona misura dovuti a sé stessi e per questo, incapaci di superare il proprio fallimento di vita, alcuni si suicidano. Specialmente vulnerabili sono quelle persone molto intransigenti con sé stesse e quelle che devono mandare avanti i famigliari e si vedono impotenti, superati dagli eventi. Ad aggravare questo problema contribuiscono i mezzi di comunicazione e l'atteggiamento politico standard, che vede la situazione attuale come qualcosa di congiunturale e che può essere risolto al posto di vederla come una transizione storica che inevitabilmente e per pura statistica, porta alla disoccupazione e alla esclusione di una certa percentuale di persone ogni anno. (La Spagna ha appena raggiunto il 24,44% di popolazione attiva disoccupata, sfortunatamente in linea con le previsioni che facevamo nel dicembre scorso).

Tutto il processo può essere anche inteso come un processo di crescita dell'entropia sociale a causa della scarsità di fonti energetiche con entropia sufficientemente bassa. La Grande Esclusione può anche essere intesa come un processo nel quale certi predatori che occupano gli strati sociali più alti fagocitino le risorse disponibili, gettando entropia intorno a sé e degradando quindi le condizioni di vita della maggioranza. Ma ci stiamo allontanando dal focus di questo post.

La chiave è che la maggioranza di queste persone che si suicidano hanno un pensiero di tipo BAU (Business As Usual) e non concepiscono che possa esistere un modello di vita diverso da quello che hanno conosciuto e col quale modellato le proprie aspettative. Di fatto, si suicidano perché considerano che le loro vite siano giunte alla fine, una volta che, in modo corretto, capiscono che non potranno mai tornare alle proprie vite di prima. 

La fine della nostra vita nel modo A non significa che non possa esserci una vita nel modo B. Ma è proprio lì che è radicata la maggiore difficoltà. Quella di vedere che può esistere un'altra vita e che questa vita possa valere la pena. O che, in realtà, questa vita B possa essere più soddisfacente e piena della vita A, senza tante complicazioni e più concentrata sulla famiglia, gli amici, la comunità... Parlare in questo modo (vita semplice, ritorno a valori tradizionali come famiglia, amici, comunità...) è già etichettato dal punto di vista BAU con il cliché dell'hippie, dell'idealista, dell'alternativo... insomma dell'infantile, e a dare questa visione hanno contribuito in modo decisivo i mezzi di comunicazione. E' abbastanza naturale, perché quando c'erano affari da fare, non si poteva consentire che una parte significativa della popolazione uscisse dal sistema; tale uscita era possibile solo per una piccola quantità di persone e solo allo scopo di mettere in risalto la sua disfunzionalità, la sua incapacità, la sua assurdità... insomma, per servire la propaganda secondo la quale la cosa migliore è starsene al calduccio del BAU.

Risulta, pertanto, molto complicato convincere quel dirigente di una grande multinazionale, ora, a più o meno 40 anni, nel guado della disoccupazione di lunga durata, che potrebbe essere un felice calzolaio. Risulta anche terribilmente difficile farlo con un muratore o con un operaio di una fabbrica, per non parlare dei tanti piccoli imprenditori rovinati e indebitati (e che hanno dilapidato anche i risparmi di famiglia).

Alla fine dei discorsi sull'Oil Crash sono solito dire che non dobbiamo consentire che il nostro vicino soffra la fame, che dobbiamo fare, ognuno di noi, uno sforzo positivo per creare comunità, per aiutarci a vicenda, perché la sofferenza vicina non ci sia estranea. Per lo stesso motivo non possiamo consentire che persone vicine cadano nel pozzo oscuro della disperazione e del suicidio. Perché questa è una guerra contro tutti, contro tutti noi, e non c'è nessuno che sia meno prezioso. Non consentiamo che le storie assurde create da un sistema che non funziona e che è agonizzante ed il suo apparato di propaganda trascinino via i nostri amici, compagni, fratelli...

Cosa posso fare io, cosa puoi fare tu, caro lettore? In primo luogo farlo capire. La gente deve sapere che quello che sta succedendo né è colpa sua né ha una soluzione, non da una prospettiva convenzionale almeno, ma questo non vuol dire che non ci sia un'uscita. Sarà un primo passo di transizione per noi stessi. Se superiamo il pessimismo e la paura del rifiuto, tanto in linea con l'individualismo così conveniente per il BAU, riusciamo ad evitare perlomeno una morte evitabile, inutile e dolorosa.

Saluti.
AMT



8 commenti:

  1. Veramente il "fenomeno" dei suicidi dovuti alla crisi è solo un fenomeno mediatico, senza nessun riscontro nella realtà: http://pensieri-eretici.blogspot.de/2012/05/ce-la-crisi-suicidiamoci-o-e-la-stampa.html

    Per il resto, bell'articolo. Sinceramente.

    Saluti,

    Mauro.

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  2. mauriziodaniello29 luglio 2012 06:41

    Peccato che anche se decida di cambiare lavoro e fare il calzolaio o il muratore o lo spalaletame QUESTO NON CI SIA!!!
    .
    Ciao

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  3. Non credo sia solo un fenomeno mediatico, magari è più complesso di quanto si voglia semplificare nei media e forse non è la crisi economica il solo motivo, questo sì. C'è un disagio molto più ampio (disagio diffuso), conseguenza di uno stile di vita largamente insostenibile e per nulla 'felice', che non prescinde affatto, anzi, ne è una conseguenza diretta, dal nostro consumare qualsiasi cosa, relazioni comprese. Due settimane fa si è ucciso il mio vicino di casa, impiccandosi ad una trave in soffitta. In passato aveva avuto problemi di alcool, ma era anche un muratore ormai disoccupato. E' possibile che fosse più fragile ed ha subito la crisi in modo più forte, visto il disagio già presente, ma di certo la crisi l'ha sentita.

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    1. venerdì pomeriggio ero in banca per un estratto conto e ho visto andare alle casse solo muratori con visi piuttosto tranquilli, mentre gli altri clienti erano tutt'altro che tranquilli, specialmente quelli che uscivano dalle stanze dove si trattano i fidi e le pratiche più delicate. Ormai l'unico settore dove girano dei soldi è quello edilizio, ma ho l'impressione che il 2013 porterà con sè lo scoppio della bolla immobiliare anche in Italia, vedi fiscal compact e spending rewiev. L'mportante, come dice Turiel, è restare calmi e cercare di aiutare chi ha bisogno, che, ho l'impressione, Madre Teresa di Calcutta, ci vorrà anche qui, da noi, in Italia, prossimo terzo mondo futuro.

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  4. Il problema grosso è la mancanza di dati recenti.Quelli ufficiali si fermano al 2010, e comunque mostrano un aumento del 20% circa rispetto al 2008.
    Il problema dell'attualità non è secondario:nel 2009 in Grecia c'erano 2,9
    suicidi per 100.000 abitanti,in Italia 5,1;ho la sensazione che oggi le cose siano parecchio cambiate.
    Mi sembra comunque difficile non vedere nella crisi economica una importante causa o concausa di molti suicidi.
    Un ringraziamento sentito a Rupo per la sua eccezionale opera di traduzione,e a Turiel per l'ottimo post.
    gabriele

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  5. Penso che il fenomeno dei suicidi sia un fenomeno solamente mediatico. Bisogna riempire gli spazi fra un blocco pubblicitario e l'altro. Forse dimentichiamo che i mass media (chi in parte chi totalmente) sono finanziati dalla pubblicità. Bisogna dire le cose che la gente vuole sentire, indipendentemente dalla verità scientifica.
    Ricordo che in un programma televisivo che affrontava questo tema il presidente dell'ISTAT Giovannini, disse che i suicidi in Italia sono meno rispetto a dieci anni fa (il riferimento è a centomila persone), che in Grecia ce ne sono ancora di meno, mentre ce ne sono molto di più in Germania.
    E' più o meno come con la storia che la gente non ce la fa ad arrivare alla fine del mese: è dalla fine degli anni ottanta che si usa questa espressione: iniziò un certo Gianfranco Funari che diceva "a gente 'gna fà".
    Questo ovviamente non vuole dire che non c'è la crisi o che certa gente non che trovi difficoltà.
    Ciao
    Armando

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  6. secondo me il Perego non si suicida, ci tiene troppo alla pellaccia.
    Peccato però.
    http://it.wikipedia.org/wiki/Antonio_Albanese#Ing._Ivo_Perego

    (Perego, industrialotto brianzolo, ripugnante personaggio inventato dal geniale Antonio Albanese - immaginario sì - ma molto molto reale, ahinoi)

    L.

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  7. Ok. Facciamo i tranquillisti e minimizziamo. Non ci sono suicidi dovuti direttamente alla crisi del sistema.
    Diciamo che alcuni di essi sono dovuti al battito d'ala di una farfalla che manda in crisi persone con altri ben più gravi.
    Ora, vogliamo negare pure il disagio così diffuso? E non parlo di alcuni casi isolati (in
    questo caso le compulsioni di questo sistema ci sono tutte, compresa la ludopatia).
    Parlo del malessere dell'esclusione dal lavoro / fonte di risorse.

    Le conclusioni di Turiel sono logiche, elementari ma confliggono con l'essenza di questi sistemi "5" e sull'ingordigia. Il primo piano sul quale intervenire è quello filosofico ed etico.

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