Benvenuti nell'era dei ritorni decrescenti


domenica 18 giugno 2017

Tutti dicono che il cambiamento climatico rende più frequenti gli eventi estremi. Ma quando un evento estremo si verifica, mai nessuno che se ne ricordi



Diranno che "non c'è prova" che il disastro in Portogallo sia correlato al cambiamento climatico. Eppure, eppure.....



43 commenti:

  1. http://www.meteogiornale.it/notizia/47506-1-grosso-incendio-devasta-foresta-in-portogallo-molte-vittime

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    1. E, ovviamente, neanche un cenno al riscaldamento globale

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  2. Post purtroppo tremendamente d'attualità:

    http://climafluttuante.blogspot.ch/2017/06/clima-piu-estremo-iii-heatwaves.html

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  3. mi pare a questo punto, che fintanto i disastri climatici non colpiranno le persone a mld e principalmente gli interessi economici delle lobby, la disinformazione alleata all'egoismo delle masse la farà da padrona. Anzi più danni faranno gli eventi estremi, più contenti saranno, perchè correrà ancora più affari e denaro, quindi solo quando i danni saranno talmente grandi da non essere più localizzati, ma così immensi e generalizzati da non poterci più porre rimedio, cominceranno ad ammettere l'esistenza del GW causato dagli umani. Ma ho paura che allora sarà troppo tardi. Toccherà alle generazioni future, ma noi saremo tutti morti diceva Keynes quasi 100 anni fa. E il Duce diceva: "Chi se ne frega". Discorsi simili, ma molto umani, sì, ma da umani egoisti. Poi ci sono quelli che ripongono tutte le fiducie nella ricerca, come se il paradosso di Jevons fosse una barzelletta, invece di una sapiente e dimostrata considerazione. Ma la sapienza non è certo la caratteristica dell'homo tecnologicus, che a me sembra un essere dotato di tante conoscenze tecniche, però privo di qualsiasi valore morale, quindi schiavo dei vizi e degli istinti. Ossia un essere da far venire i brividi, se uno fosse un vigliacco.

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  4. Però stanno nascendo dovunque gruppi di preghiera per ottenere la pioggia.
    Ma non vedo per quale ragione dovrebbero essere esauditi, visto che non abbiamo fatto tutto quello che da umani potevamo fare, per evitare ed affrontare questi fenomeni di grave siccità.
    Chi lo sa, magari queste preghiere innaffieranno alcune menti inaridite dall'ottusità, mai sfidare la lungimiranza della Divina Provvidenza.
    Anche l'ateo, l'agnostico ed il miscredente non dovrebbe schernire questa gente, ma anzi unirsi a loro per fare quello che recita il famoso proverbio:
    "Aiutati che il Ciel t'aiuta".
    Ma, a parte la mia sottile ironia, molta tragedia è pronta per entrare in scena.

    Marco Sclarandis

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    1. Marco, sarebbe giustizia, ma per fortuna nostra e loro non sta a noi decidere. Ho sempre pensato che saremo noi umani a fare giustizia, un pò come dice Tiziano. Distruggeremo tutto il creato e alla fine distruggeremo noi stessi in un impeto di follia, come fece Giuda.

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  5. Mago, non credo che Homo sapiens (insipiens ) sia così onnipotente.
    E poi "tutto il creato" è più vasto del pianeta Terra.
    Certo è, che pare siamo davvero riluttanti a mettere giudizio........
    Marco Sclarandis

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    1. Infatti: Homo s. non ha il potere di distruggere "tutto il creato"!
      Comunque il problema è serio...

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    2. tutto il creato che Dio ha messo nelle mani dell'uomo: la terra.

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    3. Stiamo distruggendo il pianeta Terra, in particolare la Biosfera (quella sottile buccia dove si svolge ciò che molti di noi considerano "la vita").
      .----
      Aggiungo che stiamo riempiendo lo spazio che circonda le immediate vicinanze del pianeta, di frammenti tecnologici derivanti dalle nostre attività spaziali.
      Se potessimo, spediremmo nello spazio le nostre immondizie e scorie nucleari.
      La "esternalizzazione dei costi ambientali" è un tratto caratteristico della nostra civiltà.
      Se potessimo, colonizzeremo l'intero Universo, il Creato.

      Tiziano

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    4. Questo commento è stato eliminato dall'autore.

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    5. .... colonizzeremo .... colonizzeremmo. :-)
      Tiz

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  6. Perchè la stampa continua a riportare che è stato un fulmine la causa dell'incendio?

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  7. Non so che esperienze dirette potete raccogliere voi, ma l'80% delle donne fra i 15 ed almeno 70 anni dalle mie parti sono contente del caldo e della siccità così possono andare al mare (litorale adriatico ipercementificato) a scaldarsi al sole: deficit circolatorio e del sistema linfatico tipico delle donne o rettiliane? Personalmente l'unico mare che gradisco è quello con pochissime persone e bosco, preferibilmente non di conifere ma al massimo lecci o anche meglio caducifoglie, a bordo spiaggia...Quindi praticamente a parte la maremma le coste italiane fanno tutte più o meno schifo...

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    1. le donne islamiche hanno un pò più ritegno, almeno quelle ligie, il problema è che fanno 3 o 4 figli e allora se non distruggono l'ambiente nel modo delle italiane (vizi), lo distruggono in un altro (istinti). Penso che le donne non facciano solo la famiglia, ma anche il destino del mondo. Non per niente satana comincia sempre dalla donna, da Eva in poi. Dopo a ruota i pecoroni.

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    2. Ahhh! ...é vero che il destino del mondo è in mano alle donne, ma il peak everyhting dona a questa frase un significato sinistro: il senso, o per meglio dire i sensi di questa frase così spesso ripetuta, sono tutt'altro che graditi alle benpensanti...C' poi da dire che quando il gioco si farà duro per tutti l'umanità, con flora e fauna ancor più compromesse di ora, si tornerà alla violenza spiccia ed il destino tornerà per buona parte in mano agli uomini...Magrissima consolazione che sarebbe meglio non avere.

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    3. non cambia niente per l'ambiente: nelle società matriarcali comandano le donne, che non fanno molti figli, vivono più a lungo degli uomini, ma consumano molte risorse in vizi. In quelle patriarcali comandano gli uomini, che le obbligano a figliare come coniglie, campano meno degli uomini, ma le risorse se ne vanno in un altro modo, secondo i dettami istintuali. Non vedo dove sia la consolazione.

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    4. Tutto sommato, il "destino del mondo" non è in mano agli uomini (nel senso di maschi) e nemmeno alle donne (malgrado espressioni oggi di gran moda come questa mandino in estasi misticheggiante le femministe), bensì ad un inestricabile intreccio di Caso e di Necessità (cfr. J.Monod), con quel che ne consegue sul piano teorico e soprattutto su quello pratico...

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    5. Tutto sommato penso che "il destino del mondo" non sia nelle mani degli uomini (intesi come maschi) e nemmeno in quelle delle donne (anche se espressioni oggi di gran moda come questa mandano in estasi misticheggiante le femministe), bensì di un inestricabile intreccio di Caso e di Necessità (cfr. l'omonimo best-seller di Monod), con quel che ne consegue sul piano teor(et)ico e soprattutto su quello pratico...

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  8. Qualche dubbio anche i siti meteo iniziano ad averlo, dobbiamo subire le piaghe bibliche prima che l'umanità diventi consapevole del cambiamento climatico?
    http://www.meteogiornale.it/notizia/47529-1-meteo-delirante-no-anticiclone-azzorre-ma-caldo-africano

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    1. http://www.meteogiornale.it/notizia/47532-1-clima-fuori-controllo-meteo-estremo-siberia-caldo-record
      Addio clatrati.

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  9. ricordo che per lasciare libero Israele, gli egiziani con la 10° piaga ebbero un morto in ogni famiglia, compreso il faraone. Forse è questo il prezzo da pagare per cambiare paradigma.

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  10. Professor Bardi, che ne pensa di questo post sul riscaldamento globale e crescita economica https://www.facebook.com/massimo.fontana.52/posts/1581628541868709 ? Saluti.

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    1. Mi ricorda vagamente la storia della scimmia che scriveva a caso sulla tastiera della macchina da scrivere. Occasionalmente, ne veniva fuori anche qualche frase sensata.

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  11. Dato che il cambiamento è in atto, secondo gli scienziati non potrà che peggiorare (Parigi sembra essere di fatto poco utile a fermare il GW), mettendo in crisi l'agricoltura tradizionale, tanto vale provare ad adattarsi. Per questo ho visto con interesse cosa stanno facendo in giro per l'Italia con gli orti naturali, dove non si impoverisce il terreno (non lo si ara ne fertilizza ne si estirpano le erbe) e basta poca acqua per ottenere raccolti abbondanti. Il tutto basato su uno strato di pacciamatura di fieno secco.
    https://www.facebook.com/civilta.dellorto?fref=ufi
    Ora, chiedo a chi nel blog abbia competenze migliori delle mie, se tale tipo di pratica agronomica non possa comportare rischi di accensione spontanea di questa paglia sotto le roventi giornate estive.
    Secondo alcuni la pacciamatura crea e mantiene uno strato ricco di humus sotto, mentre il fieno è in condizione anaerobica e di fatto ignifugo, è proprio così?

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    1. Puoi chiederlo a Gian Carlo Cappello stesso, attraverso il suo indirizzo di posta elettronica che è sul sito facebook. E' una persona molto disponibile. A me ha risposto. Io ho un orto pacciamato con sfalcio d'erba essiccata e finora non mi ha dato questo genere di problemi. Anzi, le mie patate e cipolle crescono bene, effettivamente con pochissima acqua. Però prima di gridare al miracolo, vorrei vedere se la coltivazione và a buon fine.
      Ciao, Angelo

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    2. Ciao, ti rispondo x quel poco che so.
      Si usa paglia, non fieno, per varie ragioni tra cui la migliore struttura, che tende a mantenere un buono spessore, e per l'assenza di semi di erbe potenzialmente infestanti.
      Con la paglia al massimo spunta qualche spiga, e fa solo piacere..

      La paglia ha varie funzioni, riguardo il solo problema idrico, usarla come pacciamatura presenta almeno i seguenti vantaggi:
      - Isolamento termico del suolo
      - protezione dall'effetto disseccante del vento
      - soprattutto nei terreni argillosi, evita la formazione della crosta superficiale, che porta al ruscellamento, e non all'assorbimento e al trattenimento, delle successive piogge, specie se torrenziali..
      - Si favorisce l'azione fino alla superficie dei lombrichi nella formazione di humus, e la protezione di quest'ultimo dai raggi uv e dal disseccamento/dispersione.
      L'humus si forma anche grazie all'apporto di sostanza organica della paglia stessa. L'humus è importante nel bilancio idrico, perché, se adeguatamente protetto, funge da spugna.
      - La paglia funge da supporto per l'eventuale rugiada mattutina, che potrà gocciolare fino al suolo. Essa rappresenta comunque una fonte idrica, variabile in entità a seconda del contesto e dei periodi

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    3. Io mi sto informando adesso. Avevo scritto qualche giorno fa del libro l'orto-giardino di Gaia. C'è anche la pacciamatura multistrato. Praticamente tagli l'erba e la lasci li, poi metti la calce o polvere di roccia o la sabbia verde (credo che dipenda dal tipo di ph del suolo), poi fai un piccolo strato di letame, carta di giornale o cartone, di nuovo strato di letame(0,5-2,5 cm) o altro materiale ricco di azoto, 20-30 cm di fieno,strame o altra materia organica sfusa, 2,5-5 cm di compost e poi 5 cm di paglia, foglie o altro pacciame senza semi. Ovviamente è più complesso, ma credo che il risultato sia migliore. Va fatto in autunno per la primavera successiva.

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    4. Lo strato di carta o cartone quando viene poggiato a terra va bagnato abbondantemente. In un commento non ci sta tutto, ma se ti interessa si chiama orto o giardino ecologico (quello naturale è un'altra cosa).

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    5. Marianna,
      stai dicendo di ricoprire il terreno coltivato con circa mezzo metro di materiale organico
      ...
      son cinquemila metricubi/ettaro: una montagna lunga cento metri, larga dieci e alta cinque
      ...
      cinquantamila viaggi di carriola da cento litri.
      Portando il materiale da una distanza media diciamo di cento metri, fa cinquemila chilometri.

      A un metro al secondo (al netto dei tempi di carico e scarico) fa milleduecento ore.
      A dieci ore al giorno, fa centoventi giorni di lavoro; con domeniche, ferie e malattia fa cinque mesi. Un mese o due al mantenimento di abitazione, muri, fossi, strade, e a rassettare gli attrezzi, un'altra mesata a far legna, il resto dell'anno a seminare, coltivare -dimolta zappa e altrettanta falce (e sperando che piova il giusto e che non gràndini)- raccogliere scegliere e immagazzinare.

      Naturalmente carro e aratro a buoi aiuterebbero, ma poi bisogna coltivare anche il foraggio per gli animali da tiro ... Senza gasolio -e quindi senza trattori e senza chimica (fertilizzanti, pesticidi, plastica)- siamo nei guai, il quaranta per cento almeno della popolazione deve tornare all'agricoltura, e senza tante ubbìe bucoliche; dimolta zappa, piuttosto, e pane e cipolla, e che siano abbastanza.

      Saluti.

      R

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    6. Renato, la chimica e l'aratura provocano la desertificazione dei terreni e la perdita di biodiversità. Il metodo di Marianna, con tutto quel letame, cartone e calce, soffoca il terreno. L'ho provato diversi anni fa, non funziona.
      Provate a leggere questo:
      "Alle radici dell'agricoltura" di Gigi Manenti e Cristina Sala. Libreria Editrice Fiorentina. (include varie appendici con studi condotti sul terreno dell'azienda Manenti da parte, tra l'altro, dell'Istituto della protezione delle Piante-CNR UOS di Torino c/o Dipartimento di Biologia Vegetale dell'Università di Torino).
      Angelo

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    7. chimica e l'aratura provocano la desertificazione dei terreni e la perdita di biodiversità
      Lo so; è quasi cinquanta anni che faccio l'orto, ne ho provate tante e l'unica che può funzionare a lungo (indefinitamente), secondo me, è profondere nell'agricoltura una grande quantità di lavoro manuale (e di intelligenza, ma su questa ho meno pratica).
      Una cosa che trovo sconcertante da tanto che è stupida è il nostro trasformare una risorsa ricca di Azoto, Fosforo, e Potassio -le deiezioni nostre e dei nostri animali- in una poltiglia inutilizzabile e costosa da trattare, tentando di sostituirla con i fertilizzanti.


      Grazie per il riferimento, saluti.


      R

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    8. @Angelo fino a quando (e se) non faccio pratica non ti so dire. Comunque sul libro che ho letto io si può utilizzare un metodo più semplice, tipo uno strato di giornali e qualsiasi materiale da pacciamatura. Ma tu hai anche "sforacchiato" il terreno col forcone quando hai provato?

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    9. @ Renato23 giugno 2017 08:53:
      se si progetta bene, dopo uno sforzo iniziale, non necessariamente della portata di quello proposto da Marianna, la pacciamatura è a km 0.
      si lasciano le radici nel terreno, e tutto quello che non viene utilizzato viene usato per rinnovare la pacciamatura.
      Io l'ho sperimentato per qualche anno, e funziona, anno dopo anno il rapporto sforzi/risultati è stato sempre più vantaggioso, piante più robuste, sane e produttive, minore uso di acqua, terreno "infestato" dai lombrichi..

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    10. se si progetta bene ... la pacciamatura è a km 0
      Scusi, ma non mi torna. Se si deve portare materiale su una superficie di diecimila metri quadrati, e questo materiale lo si porta a carriole da cento litri, ragionando di un campo quadrato, e ammettendo che il materiale sia già disposto lungo due bordi paralleli del campo in due cumuli lunghi cento metri, e alti e larghi cinque metri, la distanza media bordo-centro diventa cinquanta metri, e fa comunque duemilacinquecento chilometri.
      Se si usano mezzi di trasporto a motore, secondo me bisognerebbe inserire nel calcolo anche la distanza dalla quale proviene il carburante per farli funzionare, e materia/energia per costruirli e per difarsene a fine vita.

      Naturalmente possiamo ipotizzare carriole da duecento -o duemila- litri ...
      come possiamo ipotizzare che cada di nuovo la manna dal Cielo
      ... come possiamo immaginare di avere a che fare con un campo lungo diecimila metri e largo un metro, lungo il quale sia preparato da forze extra-sistema (gratis) un cumulo di materiale largo un metro ed alto mezzo metro, per cui si tratterebbe di trasferire a forconate cinquemila metri cubi di materiale alla distanza di un metro dalla posizione iniziale; sono solo cinquecentomila forconate da dieci litri di materiale alla volta, per cui sono solo cinquecento chilometri -però a chilometri zero, come da definizione.
      Forconate da venti litri, da duecento litri, e come no ...
      Si potrebbe anche a ragione sostenere che trasferire orizzontalmente un carico, a parte l'accelerazione orizzontale, non comporta lavoro; ma chi ci provasse penso troverebbe rapidamente la confutazione di questa posizione.

      Ma non entriamo nei paradossi: produrre cibo costa energia; se il cinque per cento della popolazione -come succede attualmente- produce cibo per tutt, ciò è possibile solo grazie all'ingresso di energia dall'esterno del sistema, ed alla accessibilità di un pozzo di scarico dei rifiuti (calore, CO2, altre sostanze).
      Siccome la fornitura di così tanta energia extra non è garantito continui nel futuro, non è garantita nemmeno la produzione di cibo per la popolazione attuale, e tantomeno è garantito abbastanza cibo per la popolazione attesa. Pertanto, o si riducono le calorie pro-capite pro-die, o si riduce la popolazione. Naturalmente, riducendo le calorie pro-capite pro-die, è inevitabile che anche la popolazione si riduca, mentre non credo sia vero che riducendo la popolazione, rebus sic stantibus, aumenti la disponibiltà di cibo pro-capite.
      In sintesi, la popolazione si deve ridurre, e si deve ridurre l'impronta ecologica individuale. Io personalmente farò la mia parte entro pochi anni, poi saran tutti caxxi di chi resta.

      Nel frattempo chi lo crede utile può giocherellare con l'orto sinergico, biodinamico, naturale, ecologico, permacultorio o comechessia; l'importante è che si faccia un corretto bilancio tra energia in ingresso ed energia ricavata. Le calorie fornite da una pera proveniente dal Perù, come quelle fornite dalle fragole del Kenia o dall'insalata del Marocco, dai pomodori cinesi, o dai gamberetti di Thailandia per esempio, sono energeticamente ed ecologicamente troppo costose e dovremo (dovrete; io ne sarò presto fuori) farne a meno.

      Saluti.


      R







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    11. http://www.fao.org/news/story/fr/item/455453/icode/
      Renato, nessuno ha la soluzione in tasca, si prova, ci si informa. Se andiamo avanti per la solita strada siamo fregati. Soprattutto lo saranno i nostri figli.
      Angelo

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    12. Renato è molto semplice, all'inizio se si vuole pacciamare ci vuole energia, carriole, km + di zero, ecc, e tutti i tuoi calcoli.
      Come ho scritto, la pacciamatura a km zero si riferisce al fatto che, man mano che il sistema si stabilizza, sempre più materiale x pacciamatura è prodotto in loco dalla fotosintesi delle piante cresciute precedentemente, le cui parti non utilizzate vengono disposte, o cadono da sole, sulla pacciamatura preesistente.
      Se orticole, per esempio, si lascia la radice nel terreno, e il non utilizzato si ributta sopra, se arbustive si accumulano le foglie, eventuali scarti di potatura, ecc.

      Per il resto, condivido il tuo ragionamento e capisco il tuo sconforto.

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    13. Beh, forse ho scritto troppe parole per esprimere un concetto semplice, ossia che (a mio parere, quale ricavato da mezzo secolo di esperienza, per quel poco che può valere) tutte le promesse di abbondanza -o anche solo di sufficienza- senza la corrispondente fatica sono fallaci.

      Chiudo.

      R

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  12. http://www.resilience.org/stories/2017-06-21/forget-coal-solar-will-soon-be-cheaper-than-natural-gas-power/
    Un po' fuori tema, ma neanche tanto. Finalmente buone notizie.
    Abitando in pianura non conosco le problematiche delle montagne, ma direi che perlomeno sarebbe necessario tenere pulito il sottobosco, come facevano i contadini di una volta. Altrimenti gli incendi dilagano fuori da ogni controllo.
    (Immagino sia più facile a dirsi che a farsi).
    Angelo

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    1. No il tema incendi boschivi è enormemente piu complesso.
      Esempio banale: Legno morto a terra e cespugli creano turbolenza e frenano le correnti d'aria nel bosco. Quindi rallenta la velocità di propagazione con abbondante sottobosco.
      Sono tantissimi i fattori e le situazioni sono da valutare caso per caso. Piu che "pulire" il sottobosco dovremmo gestire attivamente le nostre foreste.
      Ciao

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  13. Mentre qui si discute di riscaldamento climatico e affini vi segnalo che il WTI è sceso nuovamente a 43$ al barile....di petrolio sembrerebbe ce ne sia ancora tanto da bruciare più che allegramente.

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    1. He sì, Anonimo 21 giugno 2017 20:16 però non so come mai le compagnie petrolifere non hanno ancora capito che, per aumentare la quantità di petrolio estraibile basta diminuirne il prezzo.
      Eppure è un fatto aritmetico talmente elementare.............

      O mi sbaglio?

      P.S. Anonimo 21 giugno 2017 20:16, nel mio commento è nascosta una piccola particella d'ironia, vedi se ti riescie di scovarla.

      Marco Sclarandis

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    2. @ Anonimo: Sì, è vero! Hai ragione! C'è ancora tantissimo petrolio! Lo sanno tutti che il petrolio si forma spontaneamente nel sottosuolo! Altro che pesciolini morti milioni di anni fa! Hahahahaha! Anzi, più ne estraiamo e più se ne forma! Non solo non finirà mai, ma ce ne sarà sempre di più!

      E, già che ci siamo, non è neanche vero che fa sempre più caldo! Lo dicono in televisione per seminare il panico! Fa parte del perfido GOMBLOTTO!

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