Benvenuti nell'era dei ritorni decrescenti


sabato 12 marzo 2016

Balzani: perché dobbiamo dire di NO (ovvero, votare "SI") al referendum sulle trivelle


Guest post di Vincenzo Balzani
Università di Bologna, coordinatore del gruppo energiaperlitalia.it


Con l’avvicinarsi del referendum sulle trivellazioni, la lobby del petrolio si è fatta sentire con un apocalittico articolo del professor Alberto Clò su formiche.net, intitolato “Ecco gli effetti nefasti del NO alle trivelle”.

Clò parte da lontano. Sostiene che la vittoria del NO al rientro dell’Italia nel nucleare ha causato “la distruzione di un’intera industria – quella elettromeccanica – che contava decine e decine di migliaia di occupati, un gran numero di ingegneri, eccellenti capacità manifatturiere, un sapere scientifico e accademico tra i primi al mondo”. E aggiunge: “Con la vittoria dei NO-TRIV avremmo il medesimo risultato: la distruzione di un’altra industria italiana”.
E’ vero, la storia si ripete, ma le conseguenze sono state, sono e saranno ben diverse da quelle indicate da Clò.
Nel giugno 2011, dopo il referendum sul nucleare, importanti esponenti politici e le lobby interessate sostennero, come ripete oggi Clò, che l’Italia aveva “perso il treno”. I fatti, invece, hanno dimostrato, anche se qualcuno non se n’è ancora accorto, che rinunciare al nucleare è stata una scelta saggia e lungimirante. Grazie a quella scelta non produciamo scorie radioattive, che non sapremmo dove mettere, non rischiamo disastri e non siamo impantanati nella costruzione di centrali che avrebbero richiesto tempi e investimenti economici fuori controllo, come dimostrano gli esempi di Olkiluoto e Flamanville. Per contro, il NO al nucleare ha reso possibile il decollo delle energie rinnovabili: il fotovoltaico produce oggi una quantità di energia paragonabile a quella che avrebbero generata due reattori nucleari che, nella migliore delle ipotesi, sarebbero stati pronti nel 2025.

La storia, appunto, si ripete. Alcuni esponenti del Governo e la lobby del petrolio sostengono che rinunciando allo sfruttamento delle riserve di combustibili fossili, per altro molto marginali, perderemmo un altro treno. Anche in questo caso, però, si tratta di un treno vecchio, che causa danni dove passa e che è destinato ad arrestarsi in un futuro non troppo lontano. Meglio quindi dedicare tutte le nostre forze per salire sul treno giusto, il treno del futuro, quello delle fonti rinnovabili. Ormai tutti dovrebbero aver capito, dopo i numerosi moniti degli scienziati, la conferenza Cop21 di Parigi e l’encliclica Laudato sì di papa Francesco, che la cosa più urgente da fare è custodire il pianeta. Solo una rapida transizione dall’uso dei combustibili fossili a quello delle fonti rinnovabili può risolvere la crisi energetico-climatica. E’ una transizione già in atto, un processo inarrestabile dal quale il nostro Paese può trarre molti benefici perché siamo all’avanguardia nel manifatturiero, un settore chiave per lo sviluppo delle energie rinnovabili. Si tratta di un vantaggio che, assieme alle abbondanti fonti rinnovabili di cui disponiamo e alle ottime prospettive di mercato in campo internazionale, ci permette di guardare al futuro con serenità.
Ecco, allora, che il referendum sulle trivellazioni del 17 aprile ha un significato che va ben al di là del contenuto dei suoi singoli quesiti. Si tratta, nientemeno, di dare un senso al futuro per quanto riguarda clima, ambiente ed energia.



27 commenti:

  1. "Per contro, il NO al nucleare ha reso possibile il decollo delle energie rinnovabili: il fotovoltaico produce oggi una quantità di energia paragonabile a quella che avrebbero generata due reattori nucleari che, nella migliore delle ipotesi, sarebbero stati pronti nel 2025. "

    Veramente noi siamo l'unico paese al mondo che allora ha chiuso anche le centrali che erano gia' pronte e operative o quasi (mi pare un paio, Latina e Trino, ma potrei sbagliare), per la cui dismissione forse continuiamo tuttora a pagare oneri in bolletta).

    Per combinazione una sera sono capitato a cena con parenti di quelli che hanno partecipato alla costruzione, insieme a parenti di quelli che, appena ultimata la costruzione, hanno cominciato la dismissione...

    Dismettere le due centrali gia' pronte forse non e' stata una scelta saggia, tanto valeva sfruttarle, dato che comunque abbiamo continuato a importare energia elettronucleare da centrali appena di la' del confine.
    Potevamo almeno metterle a produrre celle per il fotovoltaico!

    L'Italia e' sempre stata uno dei maggiori produttori di rinnovabili d'europa, grazie all'idroelettrico, fino agli anni '60 mi pare facevamo circa la meta' della produzione elettrica con l'idro, poi anche li' c'e' stato l'incidente del Vajont, che ha bloccato lo sviluppo futuro.

    Niente di nuovo sotto il sole. :)

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    1. Mi scusi ma Lei sta criticando il primo referendum:
      Le centrali N. italiane (4 in tutto) vennero chiuse a seguito del primo referendum del 1987.

      nell'articolo invece si parla del 2° referendum del 2011 che ha stoppato l'idea di costruirne 10 nuove.

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    2. Giusto!
      Pero' a proposito di lobby troverei molto piu' rilevante ricordare che dal 1963 fino al 1998, per legge delllo Stato, l'enel aveva il monopolio assoluto della produzione e della distribuzione dell'energia elettrica, per cui produrre in proprio e in qualsiasi forma energia elettrica era reato come coltivare mariuana o papavero da oppio.
      Poi pian pianino sono cominciate, su spinta normativa europea (di cui la francia continua a fregarsene, ma loro sono loro e noi non siamo un cazzo), le prime liberalizzazioni, e successivamente le ricche incentivazioni.

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  2. vorrei far notare che per dire no alle trivelle bisogna barrare si al referendum. il titolo crea confusione.

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  3. Infatti, a pensare male c'è da credere che l'abbiano fatto apposta.

    Marco Sclarandis

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    1. In praticamente TUTTI i referendum per dire NO devi votare SI'.

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  4. Ho letto che, in caso di vittoria del SI, sarà la Croazia a sfruttare i giacimenti nell'Adriatico. E' vero? Se fosse vero, tanto vale che ce li teniamo noi......

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    1. il referendum riguarda le trivelle più vicine alla costa, in questo caso italiana.

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    2. Certo però anche se noi smettiamo di estrarre dalle nostre trivelle appena oltre alla nostra frontiera marina i croati continueranno comunque a trivellare e se succede un casino su una loro piattaforma ne rimettiamo comunque noi ed il nostro mare, quindi questo referendum è inutile in quanto toglie posti di lavoro agli italiani e almeno che non costruiscono un muro in mezzo al mare l'inquinamento dei nostri mari ci sarà comunque da parte di tutti gli altri stati che soprattutto sull'adriatico continuerebbero tranquilli le loro trivellazioni. Ma tranquilli tutto ad un tratto per il governo italiano l'ambiente è diventato importante... Chi sa come mai.... Magari non è che eni ha fatto un contratto con il mozambico per andare a perforare le loro magnifiche coste e barriere coralline per estrarre il gas con operai sottopagati e trasportare poi il gas tramite le nostre navi e arricchire

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  5. Nel 1987, ho votato contro le centrali nucleari in Italia.
    Pericolosissime, le centrali nucleari.
    Voterò Si al referendum sulle trivelle, il 17 aprile 2016.
    Chi ama il mare lo deve fare.

    Gianni Tiziano

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  6. Su facebook ho trovato questo post. L'autore si chiama Giovanni Esentato, docente alla Scuola superiore Sant'Anna di Pisa. E' un post favorevole alle trivelle, quindi al No, ma mi sembra ben argomentato. Siccome non ho la competenza per giudicare se vi sono errori, e dove sono, propongo al prof. Bardi e agli utenti competenti in materia un commento. Secondo me aiuterebbe molto la comprensione del problema.
    "Benché io sia vicino alle posizioni del M5S rispetto a molte tematiche relative anche all'ambiente mi tocca, per onestà intellettuale e per profonda conoscenza del mondo oil&gas, dissentire e non essere d'accordo sulle prese di posizione relative al referendum sulle "trivelle".
    Si corre il rischio di ripetere quel che è successo con il nucleare. L'Italia ha rinunziato a costruire sul proprio territorio centrali nucleari e poi ne abbiamo a centinaia ai confini con la Francia e la Germania e - oltretutto - siamo costretti a mantenere in vita le nostre vecchie centrali che continuano a contenere nuclei di uranio attivo ma senza produzione di energia. Un controsenso che ci costringe a comprare energia elettrica dalla Francia. energia che la Francia produce con centrali Nucleari. Fu frutto questa scelta di una campagna propagandistica "ecologistica" scellerata e clericale non contrapposta ad una altrettanto efficace informazione da parte dei sostenitori della necessità di rinnovare e costruire centrali nucleari di nuova generazione. Più efficaci e molto, molto più sicure di quelle attuali. Che hanno smesso di produrre ma non hanno smesso di essere quel potenziale pericolo paventato dai sostenitori del No al Nucleare. Stessa cosa sta per succedere con il NO alle Trivelle. Intanto è da specificare che il settore delle "trivelle" in Italia riguarda installazioni già esistenti, con piattaforme, impianti, sealine, terminali già installati e funzionanti. Che le piattaforme in adriatico e mare ionio producono gas e non olio petrolifero. Che in oltre 60 anni di attività "estrattiva" nessun incidente "inquinante" ha interessato le strutture offshore italiane. Che nella vicinissima Croazia avvengono e continueranno ad avvenire perforazioni che potrebbero, in caso di abbandono da parte dell'italia, arrivare a "succhiare" gas anche dai pozzi italiani. Mediante la tecnica della perforazione obliqua. Cioè immettendo le trivelle non in verticale ma con una inclinazione di oltre 45° ed in grado di arrivare, in maniera appunto obliqua, a molti chilometri di distanza dalla verticale della torre di trivellazione.
    Ed ecco i motivi per cui, prima di votare NO, occorre riflettere ed essere informati:
    1 - il referendum non deciderà nulla sulle nuove "trivelle" (in realtà correttamente s'intende per nuove perforazioni) ma riguarda la durata delle concessioni già in essere,e relative ad aree in mare aperto e comunque entro le 12 miglia dalla costa dove ci sono già piattaforme di estrazione di gas metano in alcuni casi da più di 30 anni.
    2 -il referendum, qualora si raggiungesse il quorum, andrebbe a determinare la cessazione immediata delle attività di estrazione alla scadenza delle concessioni, tipicamente di durata trentennale, anche qualora sotto ci sia rimasto ancora un ingente quantitativo di gas.
    3 - in pratica con già tutte le strutture fatte, i tubi posati sul fondo del mare e senza dover fare nessuna nuova perforazione, saremmo costretti a chiudere i rubinetti delle piattaforme esistenti da un giorno all'altro rinunciando a circa il 60-70% della produzione di gas nazionale (gas metano stiamo parlando e non petrolio). Non potendo da un giorno all'altro sopperire a questo fabbisogno con le fonti rinnovabili il tutto si tradurrebbe in maggiori importazioni ed incremento di traffico navale (navi gassiere e petroliere) nei nostri mari, alla faccia dello spirito ambientalista che anima i comitati promotori e con sostanzioso impatto sulla nostra bolletta energetica. (segue)

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    1. "poi ne abbiamo a centinaia ai confini con la Francia e la Germania"
      Questo mi basta ed avanza.

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    2. Ma ancora c'è chi non capisce la l'elettricità che prendiamo o dalla Francia la prendiamo di notte e sottocosto?
      la usiamo per pompa re acqua in bacini idroelettrici e farci elettricità di giorno con del profitto....
      inoltre ho letto la frase centinaia di centrali (e lì mi son fermato) Germania e Svizzera stanno chiudendo le loro centrali....
      mah....

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  7. 4 - il referendum non fermerà le "trivelle" nelle tremiti, non ci sono e mai ci saranno trivelle nelle tremiti. Si trattava di un permesso di prospezione e studio, ben oltre le 12 miglia dalle tremiti e comunque non più in vigore vista la rinuncia della compagnia interessata.
    5 - il referendum non fermerà la “petrolizzazione” dell'Italia come qualcuno vuole far credere, riguarda infatti le aree marine entro le 12 miglia dalla costa dove geologicamente si sono accumulati solo giacimenti di gas metano, quello che, ricordate, ci da una mano, perché tra i combustibili fossili quello meno inquinante e recentemente riconosciuto dall'unione europea il BRIDGE ovvero quello che ci porterà avanti nella transizione verso le rinnovabili per i prossimi 30 anni. Quindi non sarebbe uno STOP al petrolio, che in Italia viene estratto quasi esclusivamente a terra, in Basilicata, ma uno stop al gas, ovvero a quella fonte energetica pulita la cui introduzione ha portato storicamente alla riduzione dell'uso del carbone.
    6 - Le trivelle (impianti di perforazione) non uccidono il turismo. La maggiore concentrazione di piattaforme in Italia si ha davanti alla riviera romagnola che storicamente è anche la zona con maggiori presenze turistiche; estrazione di gas e sviluppo della costiera romagnola sono andati avanti di pari passo dagli anni 60 ad oggi. Viceversa regioni senza" trivelle" e che si preoccupano tanto delle "trivelle" hanno spiagge fatiscenti, depuratori non funzionanti e discariche abusive nel bel mezzo dei parchi naturali. Farebbero bene a preoccuparsi di quello.
    7 - L'estrazione di gas dal mare adriatico non provoca terremoti, c'è un rapporto ufficiale ISPRA (Istituto Superiore Protezione Ambiente) che lo certifica. Chiunque afferma diversamente afferma il falso e non conosce la geologia del mare adriatico. Infatti nel nostro mare i sedimenti, sabbie ed argille, in seguito all'estrazione del gas, si deformano plasticamente, e la deformazione plastica è l'esatto opposto dei meccanismi di rottura dei terremoti.
    In tal caso sarebbe utile farsi spiegare cosa è una zona "Mineralizzata a Gas"; tutti si aspettano grandi caverne..in realtà si tratta di rocce nella cui porosità è intrappolato i gas (stesso dicasi per il petrolio)
    8 - Un esito positivo del referendum avrebbe impatto devastante sull'economia di alcune regioni, nella sola emilia romagna 6000 persone perderebbero il lavoro in 2 anni.
    9 - Tutti vogliamo un mondo più pulito, le rinnovabili sono il futuro, non ancora il presente, occorre un congruo periodo di transizione perché affondare il sistema gas oggi senza avere ancora una valida alternativa non è intelligente né da un punto di vista economico né per la tutela dell'ambiente.
    Ultimo, ma non ultimo, il settore offshore italiano è una delle eccellenze in termini di esperienza, know-how, occupazionale diretto e di indotto."

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    1. Ti segnalo la pagina facebook di Maria Rita D'Orsogna, che seguo da anni e di cui mi fido :

      https://www.facebook.com/dorsogna?fref=ts

      e Greenpeace Italia :

      http://www.greenpeace.org/italy/it/

      Gianni Tiziano

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  8. articolo poco illuminante sul significato ed effetto di un no o di un si.. io pensavo che referendum fosse sull'accorciamento della durata concessioni sui giacimenti in sfruttamento. Concessioni date a che ditta? ENI? E a chi andrebbero le nuove concessioni? Mi sembra che in molti ambiti( spiaggie adriatiche) ci sia un movimento politico e giudiziario x togliere le attuali concessioni. Magari mi sbaglio ma temo siano manovre miranti a favorire qualcuno.. magari multinazionali? chissà..

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  9. Tutte le questioni reali sono complesse, ma un referendum impone di collassare tutti i propri ragionamenti in una logica binaria: si o no.
    Circolano molte favole su entrambi i fronti, ma personalmente voterò SI (per dire no) per i seguenti motivi:
    1 - Seguendo una consolidata tradizione, il governo non ha esitato ad aumentare i costi pur di far mancare il quorum, ed il boicottaggio non si limita a questo. Votare SI per me significa segnalare a questi signori che, anche indipendentemente dalle trivelle, non amo essere preso in giro a mie proprie spese.
    2 - Il poco petrolio relativamente a portata di mano che abbiamo penso che dovremmo tenerlo in serbo per i momenti duri che verranno. Buttare qualche milione di barili sul mercato globale adesso non sposta nulla, mentre fra qualche anno potremmo averne un bisogno disperato.
    3 - Dire che una concessione è valida "fino ad esaurimento della risorsa" è un'altra presa per i fondelli. Nessun pozzo di petrolio viene mai totalmente esaurito, ad un certo punto si sospende l'estrazione perché non è più conveniente. Cambiamenti economici, tecnici, politici ecc. a volte portano a riaprirli anche dopo anni. Dunque che vuol dire "fino ad esaurimento?" Ipotizzo (se sbaglio qualcuno mi corregga) che sia un trucco verbale per mantenere le concessioni formalmente aperte all'infinito ed evitare i costi della rimessa in pristino dei luoghi.
    4 - le misure di sicurezza sono efficaci, ma anche costose. Chiunque abbia esperienza di impianti industriali, sa che è uno dei primi settori su cui si taglia quando gli affari vanno male o quando gli impianti sono vecchi e poco produttivi.

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    1. "2 - Il poco petrolio relativamente a portata di mano"

      Infatti, mettere in produzione i nostri rari pozzi proprio adesso che il petrolio non costa niente e' veramente una cazzata.
      Ma comunque si risponda a questo referendum, sara' in ogni caso IMPOSSIBILE attraverso di esso esprimere un parere ragionevole: il voto sara' comunque strumentalizzato dai cretini di turno.

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  10. grazie Jacopo ma non rispondi alle mie domande..i tuoi punti sono validi per un referendum che chiede "volete vietare la trivellazione dell'Adriatico?". ma questo è tutt'altra cosa.. e chi ci dice che le nuove ditte che avranno la concessione saranno più coscienziose di quelle che la perderanno?

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    1. Esatto, è la stessa perplessità che ho io.

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    2. Non fasciamoci la testa. Intanto fermiamo (per quanto possibile) le concessioni di oggi, poi può darsi che nel futuro la politica (e quindi lo Stato)diventi "coscienziosa" e applichi dei contratti più a favore del territorio (oppure li cessi del tutto, ma ne dubito).

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    3. Quanta ingenuità.. non siate così certi che il soldato che vi vede in fondo alla valle ricambi la vostra cortesia nel pensare se vale la pena premere il grilletto o meno. Ma vedrai i suoi occhi e la morte in esso.
      L'alternativa è o muori tu o muore lui. (De Andrè docet)

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    4. Ho letto che c'è una legge che vieta le nuove trivellazioni entro 12 miglia, c'è da poco. Quindi esaurita la concessione o esaurito il pozzo la cosa finisce comunque perché ritornare sullo stesso pozzo sarebbe un po' come fare una nuova trivellazione e la nuova legge lo vieta. Cercate legge nuove trivellazioni entro 12 miglia, dovreste trovare qualcosa..

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  11. Non credo che De Andrè, quando scrisse la canzone, conoscesse il cambiamento climatico, altrimenti avrebbe detto moriamo tutti.

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  12. Segnalo un post della pagina facebook di Luca Mercalli, riguardo al referendum :

    In molti mi avete chiesto perché in Scala Mercalli non parlo di *‪#‎TRIVELLAZIONI‬*. In realtà non posso parlarne per via della legge par-condicio in periodo pre-referendum.
    Nella puntata del 5 marzo dedicata all'ENERGIA tuttavia non ho fatto altro che evidenziare l'inopportunità di continuare a puntare sui combustibili fossili e la necessità di avviare una concreta transizione alle energie rinnovabili. Lo stesso pensiero è stato rafforzato dal prof. Nicola Armaroli del CNR di Bologna.
    Quindi anche senza pronunciare la parola proibita "#trivellazioni" il messaggio era forte e chiaro: al referendum io voterò *SÌ* non solo per i piccoli problemi locali indotti dalle piattaforme petrolifere nei mari italiani, ma soprattutto per dare un segnale inequivocabile sulla necessità che il nostro Governo imbocchi senza tentennamenti *la strada delle rinnovabili*, come del resto ha promesso di fare alla COP21 di Parigi.
    Tra l'altro le riserve di gas e petrolio italiane sono esigue, coprirebbero pochi anni di consumo interno e quindi è inesatto che abbiano una rilevanza sull'economia e sui posti di lavoro: con le rinnovabili se ne fanno molti di più.
    https://aspoitalia.wordpress.com/2016/03/07/le-bufale-sul-referendum-del-17-aprile/

    https://www.facebook.com/permalink.php?story_fbid=1106697079360553&id=197563183607285&notif_t=notify_me_page

    Gianni Tiziano

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