Benvenuti nell'era dei ritorni decrescenti


mercoledì 3 agosto 2011

Milleristi e glacialisti

Immagine da Roy Spencer


Racconta Leon Festinger nel suo libro "Quando la profezia fallisce" di come un certo William Miller, un agricoltore del New England, si era convinto da certi suoi studi biblici che la fine del mondo sarebbe arrivata nel 1843. A partire dal 1831, si era guadagnato un buon numero di seguaci, detti "Milleriti" o "Milleristi".

Via via che ci si avvicinava alla data fatidica, la previsione di Miller si faceva più dettagliata. Inizialmente, parlò del 21 Marzo 1843, poi del 23 Aprile 1843. Quando non successe niente né a Marzo né ad Aprile, sposto la data di un anno, al 21 Marzo del 1844. Poi, dopo che anche allora non era successo nulla, introdusse una nuova correzione, spostando la data ulteriormente in avanti.

Ad ogni fine del mondo mancata, curiosamente, i milleristi non si perdevano d'animo. Anzi si facevano sempre più attivi e vocali nel propagandare le profezie del loro leader spirituale che, sicuramente, si sarebbero avverate come previsto, salvo alcune piccole correzioni.

Alla data del 22 Ottobre 1844, ultima profezia di Miller, la fine del mondo rifiutò di nuovo di verificarsi. Pare che i milleristi abbiano cercato di convincersi che la fine era solo da rimandare a nuova data ma il loro capo, stavolta, si rifiutò di fare altre profezie. Presi in giro da tutti quanti, finirono per sbandarsi e sparire dalla circolazione. Dal 1845 in poi, non se ne sentì più parlare.

Una bella storia questa, che ci dice che c'è speranza che anche i più duri di cranio riescano a lungo andare a rendersi conto che esiste la realtà e non solo le fesserie che si raccontano. Ora, a proposito dell'era glaciale imminente, i relativi profeti glacialisti sono stati più furbi di Miller nel non fornire date precise. Tuttavia, ogni volta che arrivano nuovi dati, i glacialisti vengono sbugiardati. Gli ultimi dati disponibili indicano una perdita record dei volumi di ghiaccio artici (*) e il Luglio del 2011 segna un nuovo balzo in avanti delle temperature atmosferiche (vedi sopra).

Allora, ai Milleristi ci sono volute quattro profezie sbagliate per capire come stavano le cose. Quante ce ne vorranno ai glacialisti?







* E non tirate fuori la storia dell'estensione dei ghiacci antartici: in questo caso poggio e buca non fa pari.

1 commento:

  1. Dilagano il tecno-ottimismo acritico, il negazionismo ad oltranza, l'avversione alle critiche, ecc... I combustibili fossili e la climatologia non c'entrano molto. E' solo umanissima paura. Questi individui temono che non si possa affrontare questi eventi: mancano di fiducia in sè stessi e nel prossimo. D'altra parte sono stati bombardati (a torto o a ragione) da continui allarmi di catastrofi imminenti. Naturale che manchi loro una visione positiva e costruttiva. Gli resta un'angoscia profonda e difficilmente ammissibile a sè o ad altri. A quella si tende a reagire con la fuga nel mondo dei sogni, oppure con un cinismo apatico e qualunquista, oppure ancora con una radicalizzazione pseudosettaria. Non si possono sconfiggere queste nevrosi (perchè tali sono) con una comunicazione puramente razionale. Meglio sarebe tentare d'infondere più fiducia nelle capacità di reazione del genere umano e nel fascino e bellezza del cambiamento. La paura non è inevitabile e neppure l'irrazionalità che l'accompagna. Servono esempi positivi ed affascinanti ed una visione chiara e positiva di ciò che può essere fatto. Sono cose che già esistono basta dar loro maggiore visibilità.

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