Benvenuti nell'era dei ritorni decrescenti


venerdì 19 dicembre 2014

La dimensione psicologica della sostenibilità


di Mark Garavan,  originariamente pubblicato da  Feasta   28 novembre 2014
Tradotto e chiosato da Jacopo Simonetta.

Propongo qui la traduzione di un articolo che trovo interessante, anche se contiene un'inesattezza chiosata nel testo.

Man mano che il XXI secolo si dispiega, è sempre più chiaro che stiamo sprofondando in tempi difficili.   I sintomi, sia personali che sociali, sono tutti di una crisi sistemica.   A livello politico vediamo il riemergere di vari fondamentalismi, nazionalismi, politiche di estrema destra e la normalizzazione di una Orwelliana “guerra al terrore” che giustifica la costante sorveglianza dello stato sui cittadini.    Governi autoritari ad Est e post-democratici nell'Ovest adesso coesistono fianco a fianco.  La politica si è ridotta ad un regime tecnocratico di gestione dell’economia globale.  Il sistema capitalista barcolla in una continua instabilità, tenuto a galla soltanto con misure quali il “Quantitative easing” (massiccia iniezione di denaro nel sistema finanziario ndt) e l’imposizione della socializzazione dei debiti della elite.    A livello sociale ineguaglianza, insicurezza, nuove forme di apartheid e di esclusione sociale, schiavitù e traffici, oltre al crescere degli spostamenti di persone in cerca di sicurezza,  accentuano ulteriormente l’instabilità del mondo.    Al di sopra di tutto questo disordine, la crisi ecologica cresce.    Il termine “Cambiamento climatico” può suggerire che è in questione solo il tempo che fa, ma il clima è tutto – cibo, Acqua, temperatura, la stessa natura.   Metà dei vertebrati si sono estinti nel corso degli ultimi 40 anni.   (Non è vero.  Il tasso di estinzione è estremamente allarmante ed in crescita, ma non ha ancora raggiunto livelli di questo genere ndt).

Cosa tutto questo sta facendo ad ognuno di noi?   Questo incastro di problemi non è solo “la fuori”.   Siamo anche affetti ad un livello profondamente personale.    Non soltanto siamo in un’età di insostenibilità sociale ed ecologica; dobbiamo anche riconoscere la pena e l’angoscia che ciò comporta.    Tutto questo non-ordine sta esigendo un tributo al nostro benessere umano.   Le nostre emozioni stanno sentendo  il collasso del sistema molto prima che lo possano fare le nostre menti razionali.   Sintomi di stress e di angoscia sono in tutti noi , si veda  la crescita esponenziale di malattie etichettale “mentali” (sostenuta dalla compagnie farmaceutiche), di tossicodipendenza, di disperazione.   Molti di noi sono ansiosi o depressi.

Come Feasta ha predetto ed arguito fin dalla sua fondazione, il sistema stesso si sta disintegrando.   Quello che sta accadendo è una tragedia.   Non consola aver previsto ciò che sta accadendo.   Adesso stiamo attraversando questo periodo.    Non è sorprendente che man mano che il sistema decade noi soffriamo di stress e di ansia a livello personale.

E’ un questo contesto che Feasta ha bisogno di dire dove è oggi a cosa può fare. Abbiamo prodotto dettagliate analisi e proposte per molti anni.  Tutto questo rimane utile e valido, ma essendo una piccola organizzazione che disperatamente cerca di propugnare cambiamenti fondamentali a livello sistemico, un grosso tributo è necessario a livello umano. Le organizzazioni di solito non parlano abbastanza di questo aspetto.  Esaurimento, frustrazione e sfinimento possono far disperdere anche i più motivati.

Ho conosciuto tutto questo personalmente, durante le campagne.   So che facilmente completo esaurimento ed incapacità a proseguire prevalgono.   C’è così tanto da fare, così tanto sembra gravare sulle nostre spalle, l’argomento è così urgente, sentiamo così tanta responsabilità.   Facilmente puoi essere sopraffatto.

Spesso, i sostenitori del cambiamento necessariamente finiscono nel ruolo di critici, di quelli che si oppongono, di coloro per i quali è sempre tutto sbagliato, quelli che dicono sempre di no, dei catastrofisti.   Sembriamo venire da un luogo di negoziazione, possiamo apparire esperti in cosa è sbagliato, in ciò cui ci opponiamo, in ciò che odiamo.

In questo tempo di grave ed autentica crisi, abbiamo un disperato bisogno di evocare ciò che amiamo. Abbiamo bisogno di riportare nei nostri discorsi pubblici la capacità di sognare un mondo di inclusione, sufficienza economica, partecipazione democratica, integrità  e benessere psicologico che diano fondamento alla nostra fragile esistenza.   La diffusa alienazione, caratteristica del nostro decadente sistema,  può evolversi in rabbia, odio e paura se non può essere offerto un progetto di speranza ed ispirazione.

La parola Feasta può essere usata in modo ambivalente.   La sua origine è come titolo dalla frase “Cad a dheanimid feasta gan adhmaid” (cosa faremo in futuro senza legno).   Questo suggerisce il futuro come un luogo di presagio ed allarme. Ma Feasta può anche essere un’affermazione di speranza: che malgrado tutto c’è un futuro.   Dovrà essere abitato e costruito. Questo spetta a noi.

Ma sicuramente non possiamo fare tutto questo da soli.  Il minimo che noi di Feasta possiamo fare è di non essere collusi con le illusioni contemporanee.   Possiamo parlare in tutta onestà a proposito di noi stessi come di combattivi esseri umani, a proposito del nostro sistema in collasso, a proposito delle nostre paure, angustie e debolezze ed a proposito la nostra speranza per un mondo che sia abbastanza buono per  una vita umana politicamente sostenibile.  La sostenibilità deve includere gli aspetti sociali, politici, economici, ed ecologici, ma anche quelli psicologici.   Il nuovo linguaggio e la prassi di una politica sostenibile deve includere attenzione e benessere – focalizzando il benessere di tutti noi.   Questo deve cominciare ora e quindi dobbiamo cominciare a dare sostegno a noi stessi attraversando questi tempi di dolore.

Ho voluto tradurre questo breve articolo perché mi è parso che spieghi bene il sentimenti di frustrazione, impotenza e scoramento che immancabilmente prendono chi si rende conto di remare contro una corrente che trascina il mondo intero; su di una barca dove l’unica politica è spingere a tutto motore verso la cascata.   Si dice tante volte che l’antidoto ai sentimenti negativi siano i sentimenti positivi, ma ci sono situazioni in cui l’odio e la volontà di vendetta sono l’unica reazione di cui si è capaci.   Sentimenti tanto più forti quanto maggiore è l’amore per ciò che viene distrutto, giorno per giorno, con totale noncuranza. 

Eppure questa può facilmente diventare una trappola mortale.   Da quando esiste la politica, gli “arruffapopolo”  sanno benissimo che la rabbia è il sentimento più facile da recitare in pubblico e più contagioso.    Ma chi è trascinato dall'ira viene manipolato con estrema facilità, anche contro sé stesso e la sua gente.   Sono tecniche ben conosciute, ma sempre efficaci.
Perciò penso che imparare a controllare la rabbia e l’odio, così come lo scoramento, la frustrazione e l'impotenza, siano abilità necessarie alla resilienza perfino più dell’orticoltura sinergica o del riciclaggio degli scarti.


Nota di UB: "Feasta" significa "Futuro" in gaelico

Il picco mondiale della pesca

Da “roperddl.com” Traduzione di MR (h/t Antonio Turiel)

Di L. David Roper
http://arts.bev.net/roperldavid
29 giugno 2014

Introduzione

Gran parte dell'evoluzione umana è avvenuta vicino le coste di mari ed oceani, quindi gli esseri umani evolvono a livello nutrizionale a privilegiare i frutti del mare. Quindi è importante conoscere la disponibilità di frutti del mare in futuro. Questo è un tentativo di misurare i dati delle catture di pesce negli oceani mondiali per proiettarle nel futuro. I dati indicano che la pesca oceanica mondiale ha raggiunto un picco. La piscicoltura sta rapidamente crescendo per colmare il divario.

Dati sulla pesca

Adattare i dati

Ci sono almeno quattro modi per adattare i dati di cattura del pesce esposti qui sopra per proiettarli nel futuro:
1.  Gli esseri umani continuano a pescare negli oceani finché tutto il pesce non verrà sterminato (adattamento Verhulst).

2.  La pesca si livella circa al punto in cui si trova ora per il futuro a lungo termine (adattamento tanh).

3.  La pesca raggiunge il picco circa al punto in cui si trova ora e quindi diminuisce ad un certo livello quasi costante di circa la metà del valore attuale (adattamento tanh a metà).

4.  La pesca raggiunge un picco e poi diminuisce a circa la metà del valore attuale (adattamento tanh a metà aggiunta).

I quattro tipi di adattamento sono:


L'adattamento tanh è




, dove a a = 0, b = 91.4, t0 = 1967 = anno di inflessione e w = 25.3 .

Alcuni commenti sugli adattamenti:

1.  Adattamento Verhulst: l'adattamento viene assunto come simmetrico. Tutti i parametri sono determinati dall'adattamento. Man mano che diventano disponibili altri dati in futuro, i parametri dell'adattamento cambieranno senza dubbio.

2.  Adattamento tanh: tutti i parametri sono determinati dall'adattamento. Man mano che diventano disponibili altri dati in futuro, i parametri dell'adattamento cambieranno senza dubbio. E' improbabile che le catture rimangano costanti per molti anni perché le riserve di pesce vengono esaurite molto rapidamente. Rimarrebbero alte solo grazie a nuove tecniche di pesca.

3.  Adattamento doppio-than: viene fatta un'ipotesi secondo la quale il valore quasi stabile finale sarà di circa la metà di quello attuale, il punto di rottura nel secondo tanh è il 2050 con un'ampiezza di 20 anni.

4.  Doppio-tanh aggiunta alla funzione Verhulst: viene fatta un'ipotesi secondo la quale il valore quasi stabile finale sarà di circa la metà di quello attuale, il punto di rottura nel secondo tanh è il 2050 con un'ampiezza di 30 anni.
Il grafico seguente mostra la cattura di pesce pro capite per i tre casi futuri considerati sopra:


Il picco è poco dopo il 1980 in tutti e tre i casi. Il grafico seguente mostra la cattura globale di pesce e l'aumento della concentrazione biossido di carbonio atmosferico (ppmv):


Notate che l'anno di inflessione della cattura di pesce, il 1967, si verifica poco dopo che le concentrazioni di CO2 cominciano rapidamente a salire.

Piscicoltura

Quando la pesca di pesce in ambiente naturale ha cominciato a entrare in stallo negli anni 90, la piscicoltura ha accelerato:


La curva arancione è un adattamento esponenziale dei dati della piscicoltura fra il 2000 e il 2011.

Sembra che la piscicoltura supererà la pesca in mare aperto circa nel 2016.

Ci sono molti problemi ambientali con la piscicoltura.

Declino del fitoplancton

Il fitoplancton è responsabile dell'immissione di circa la metà dell'ossigeno in atmosfera. Il krill si alimenta di fitoplancton e il krill viene mangiato da balene, foche, pinguini, calamari e pesce. Quindi una certa densità di fitoplancton nell'oceano è necessaria per mantenervi altra vita acquatica e per rimuovere biossido di carbonio dall'atmosfera e convertirla in ossigeno. Uno studio recente [Nature 466, 591-596 (29 luglio 2010) “Declino globale del fitoplancton durante il secolo scorso”] ha mostrato che la densità del fitoplancton è diminuita durante gli ultimi 50 anni circa. Per esempio i dati dell'Oceano Artico e di tre regioni dell'Oceano Atlantico sono:


Notate come fosse molto maggiore la densità nell'Oceano Artico rispetto a quella dell'Oceano Atlantico fino al 2000, stessa cosa anche confrontando l'Oceano Artico con l'Oceano Pacifico. Come per tante altre cose, l'Artico è il “canarino nella miniera” riguardo agli effetti del riscaldamento globale sulla densità del fitoplancton. Così, da ora in avanti considero solo la densità del fitoplancton nell'Oceano Artico. I dati si fermano al 2000, ma si afferma che la densità del fitoplancton sia diminuita di circa l'1% all'anno da allora. I dati della densità del fitoplancton (il cibo dei pesci) e la diminuzione ipotizzata di circa l'1% nell'Oceano Artico, insieme con le catture di pesce, sono:



Il punto di inflessione tanh della cattura di pesce (1967) si trova approssimativamente dove comincia il declino del fitoplancton. I dati insieme alla concentrazione di biossido di carbonio atmosferico (ppmv) sono:



Il rapido declino della densità del fitoplancton artico si verifica molto in prossimità dell'inizio del rapido aumento della concentrazione di CO2. Il declino iniziale del fitoplancton artico deve aver qualche altra causa. Il grafico seguente mostra un adattamento di secondo grado ed uno di legge di potenza del declino del fitoplancton artico dal 1960 all'aumento della concentrazione di CO2:




  •  L'equazione dell'adattamento di secondo grado è  AP = 140.7 - 0.7383*CO2 + 0.7722*CO2^2/1000 .
  •  L'equazione dell'adattamento di legge di potenza è AP = 0.2446 + 5.071*CO2^(-13.2257)*10^33 . Questo è un adattamento del 32% migliore di quello di secondo grado.

Conclusione

La pesca oceanica mondiale ha raggiunto un picco, probabilmente dovuto al rapido declino del fitoplancton negli oceani. Questo lavoro usa i dati per fare ipotesi plausibili su quanta pesca mondiale possa essere praticata in futuro: la stessa di adesso, di qualche livello inferiore o zero. Zero sembra essere la meno probabile delle tre. Quella pro capite.

Riferimenti











  •  Piscicoltura: “La piscicoltura è aumentata drammaticamente negli ultimi 15 anni ed ha più che compensato la perdita di produzione delle catture oceaniche. All'inizio sembrava una soluzione, e lo è in parte, ma ci sono dei limiti. L'inquinamento causato dalle grandi popolazioni di pesci e gamberi allevati in grandi recinti negli estuari sta causando un danno significativo agli ecosistemi locali, in particolare in Thailandia, dove ci sono pesanti concentrazioni di allevamenti di gamberi. C'è anche il problema del cibo. Attualmente una quantità significativa del cibo per allevare il pesce consiste di pasti a base di pesce. Nella misura in cui del pesce allo stato naturale viene catturato e deliberatamente trasformato in pasti per alimentare il pesce allevato, il sistema e controproducente. Ci voglio circa 2,250 kg di pasti a base di pesce per ottenere 0,450 kg di pesce allevato, più molto carburante e spese. Allo stesso tempo i pesci dell'oceano vengono privati del loro cibo. Meglio lasciare il pesce nell'oceano perché venga consumato dai loro predatori naturali e catturare i pesci più grandi. E' vero che parte dei pasti del pesce allevato è fatto di prodotti di scarto dell'industria del pesce, ma questo è prossimo al suo limiti, quindi altro cibo dovrà provenire dall'agricoltura, che sta affrontanto a sua volta i propri limiti”.








giovedì 18 dicembre 2014

Dirupi di Seneca del terzo tipo: come il progresso tecnologico può generare un collasso più rapido

Da “Resource Crisis”. Traduzione di MR

Di Ugo Bardi




L'immagine sopra (da Wikipedia) mostra il collasso delle riserve di merluzzo del Nord Atlantico. Il disastro della pesca dei primi anni 90 è stato il risultato di una combinazione di avidità, incompetenza e supporto governativo ad entrambe. Sfortunatamente, è solo uno dei numerosi esempi di come gli esseri umani tendono a peggiorare i problemi che cercano di risolvere. E' una cosa che il filosofo Lucio Anneo Seneca aveva capito già 2000 anni fa, quando ha detto "Sarebbe una consolazione per la nostra debolezza e per i nostri beni se tutto andasse in rovina con la stessa lentezza con cui si produce e, invece, l'incremento è graduale, la rovina precipitosa.” 


Il collasso della pesca al merluzzo del Nord Atlantico ci fornisce un buon esempio del collasso improvviso della produzione di risorse – anche di risorse che in teoria sono rinnovabili. La forma della curva degli sbarchi del merluzzo mostra una certa analogia con la “curva di Seneca”, un termine generale che ho proposto da applicare a tutti i casi in cui si osserva un rapido declino della produzione di una risorsa non rinnovabile o lentamente rinnovabile. Ecco la forma tipica della curva di Seneca:


L'analogia con gli sbarchi di merluzzo è solo approssimativa ma, chiaramente, in entrambi i casi abbiamo un declino molto rapido dopo una crescita lenta che, nel caso della pesca del merluzzo, è durato per più di un secolo. Cosa ha causato questo comportamento? La curva di Seneca è un caso particolare della “curva di Hubbert”, che descrive lo sfruttamento di una risorsa non rinnovabile in una ambiente di libero mercato. La curva di Hubbert è “a campana” e simmetrica (ed è l'origine del famoso concetto di “picco del petrolio”). La curva di Seneca è simile, ma inclinata in avanti. In generale, l'inclinazione in avanti può essere spiegata col tentativo dei produttori di mantenere la produzione di una risorsa in via di esaurimento ad ogni costo.

Ci sono diversi meccanismi che possono alterare la curva. Nella mia prima nota su questo tema, ho osservato come il comportamento Seneca potrebbe essere originato dall'aumento dell'inquinamento e, in seguito, come potrebbe essere invece il risultato dell'impiego di più risorse per la produzione come conseguenza dell'aumento dei prezzi di mercato. Tuttavia, nel caso della pesca del merluzzo, nessuno dei due fattori sembra essere fondamentale. L'inquinamento sotto forma di cambiamento climatico potrebbe aver svolto un ruolo, ma non spiega il picco verso l'alto degli anni 60 nella produzione di pesce. Inoltre, non abbiamo prove di aumenti netti dei prezzi del merluzzo durante questa fase del ciclo di produzione. Piuttosto, ci sono prove chiare che il picco ed il successivo collasso siano stati originati dai miglioramenti tecnologici. L'effetto di tecnologie migliori e nuove viene chiaramente descritto da Hamilton et al. (2003).

La pesca è cambiata quando si è sviluppata una nuova tecnologia per pescare merluzzo e gamberi e i pescherecci sono aumentati di dimensioni. Un pugno di pescatori sono passati alla pesca a strascico o agli attrezzi “da traino”. Il governo federale ha svolto un ruolo decisivo introducendo nuova tecnologia e fornendo risorse finanziarie ai pescatori che erano disposti a prendersi il rischio di investire in nuovi attrezzi e barche più grandi.
... I pescatori su imbarcazioni aperte e i palangari hanno continuato a pescare merluzzi, aragoste e foche verso la costa. Nel frattempo i pescherecci a strascico ed altri palangari si sono spostati in oceano aperto, pescando merluzzo e gamberi quasi tutto l'anno. Al culmine del boom, i capitani dei pescherecci a strascico guadagnavano 350.000-600.000 dollari all'anno dal solo merluzzo... Il governo federale ha aiutato a finanziare miglioramenti delle navi,  fornendo contributi che coprivano il 30-40% dei loro costi. 
...

Per la fine degli anni 80, alcuni pescatori hanno riconosciuto segni di declino. Le imbarcazioni aperte e i palangari raramente potevano raggiungere le loro quote. Per trovare il merluzzo rimasto, i pescatori hanno navigato sempre più verso nord, dispiegato più attrezzi e intensificato i loro sforzi. Alcuni hanno cominciato a spostarsi su specie alternative come i granchi. Infrangere le regole della pesca – vendendo il pescato non dichiarato di notte, usando reti a maglie piccole e buttando il pesce indesiderato in mare – si diceva che fosse una pratica comune. Grandi catture illegali, oltre a quote legali troppo alte, hanno ridotto la risorsa. Alcuni dicono di ever percepito il problema in arrivo, ma si sono sentiti impotenti nel fermarlo. 

Non ci servono quindi modelli complicati (ma vedete sotto) per capire come l'avidità umana e l'incompetenza – e l'aiuto da parte del governo – abbia generato il disastro del merluzzo. I merluzzi sono stati uccisi più rapidamente di quanto si potessero riprodurre e il risultato è stato la loro distruzione. Notate anche che nel caso della caccia alle balene del 19° secolo, la tecnologia di pesca non poteva “progredire”, non poteva essere così radicale come è stata nel 20° secolo. Il collasso di Seneca della pesca del merluzzo dell'Atlantico è solo uno dei molti casi in cui gli esseri umani “tirano la leva dalla parte sbagliata”, generando direttamente il problema che cercano di evitare. Se c'è una qualche speranza, un giorno, che la pesca del merluzzo possa riprendere, la situazione è ancora più chiara con le risorse completamente non rinnovabili come petrolio e la maggior parte dei minerali. Sembra che nessuno si preoccupi del fatto che più velocemente lo si estrae, più velocemente lo si esaurisce: tutto il concetto della curva di Seneca è qui. Quindi fate attenzione: c'è un dirupo di Seneca in vista anche per il petrolio!
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Un modello dinamico semplice per descrivere come il progresso tecnologico possa generare il collasso della produzione di una risorsa lentamente rinnovabile, come nel caso della pesca 

Di Ugo Bardi

Nota: questo non è un saggio scientifico formale, solo una breve nota per tratteggiare come possa essere costruito un modello dinamico che descrive la pesca eccessiva. Vedete anche un modello analogo che descrive l'effetto dei prezzi sulla produzione di una risorsa non rinnovabile.

I fondamentali di un modello di dinamica dei sistemi che descrive lo sfruttamento di una risorsa non rinnovabile in un libero mercato sono descritti nei dettagli in un saggio del 2009 di Bardi e Lavacchi. Secondo il modello sviluppato in questo saggio, viene ipotizzato che la risorsa non rinnovabile (R) esista sotto forma di riserva iniziale di misura determinata. La riserva di risorsa viene gradualmente trasformata in una riserva di capitale (C) che a sua volta declina gradualmente. Il comportamento delle due riserve come funzione del tempo è descritto da due coppie di equazioni differenziali.

R' = - k1*C*R 
C' = k2*C*R – k3*C,

dove R' e C' indicano il flusso delle riserve come una funzione del tempo (R' è ciò che chiamiamo “produzione”), mentre le “ks” sono costanti. Questo è un modello essenziale che, ciononostante, può riprodurre la curva “a campana” di Hubbert e adattarsi ad alcuni casi storici. Aggiungere una terza riserva (inquinamento) al sistema genera la “Curva Seneca”, che è una curva di produzione, col declino più rapido della crescita. Il sistema a due riserve (che non tiene conto dell'inquinamento) può a sua volta produrre una curva Seneca se l'equazione sopra viene leggermente modificata. In particolare, possiamo scrivere:

R' = - k1*k3*C*R 
C' = ko*k2*C*R – (k3+k4)*C.

Qui, “k3” indica esplicitamente la percentuale di capitale reinvestito in produzione, mentre k4 è proporzionale al deprezzamento del capitale (o qualsiasi altro uso non produttivo). Possiamo quindi ipotizzare che la produzione è proporzionale alla quantità di capitale investito, cioè a k3*C. Notate come il rapporto di R' rispetto al flusso di capitale nella creazione di risorsa descriva la produzione energetica netta (EROEI), che risulta essere uguale a k1*R. Notate anche che “ko” è un fattore che definisce l'efficienza della trasformazione di risorse in capitale. Può essere visto come collegato all'efficienza tecnologica.

Il modello descritto sopra vale per una risorsa completamente non rinnovabile. Avendo a che fare con la pesca, che in teoria è rinnovabile, dovremmo aggiungere un fattore di crescita ad R', sotto forma di k5*R. Ecco il modello come l'ho implementato usando il software Vensim (TM) per la dinamica dei sistemi. Alle “ks” sono stati dati dei nomi espliciti. Sto anche usando la convenzione di “modelli a portata di mente” con riserve di energia libera maggiori che appaiono al di sopra delle riserve di energia libera minore.


Se le costanti rimangono costanti durante il run, il modello è lo stesso del famoso “Lotka-Volterra”. Se il tasso di riproduzione viene regolato a zero, il modello genera una curva di Hubbert simmetrica. Per simulare il progresso tecnologico, la costante di “efficienza di produzione” è ipotizzata raddoppiare intorno metà ciclo. Un possibile risultato è il seguente, che qualitativamente riproduce il comportamento della pesca del merluzzo del Nord Atlantico.


Fra le altre cose, questo risultato conferma le conclusioni di un mio saggio (2003) su questo tema, sulla base di un diverso metodo di modellazione.

Lasciate che sottolinei ancora una volta che questo non è un saggio accademico. Sto semplicemente mostrando i risultati di prove fatte con semplici ipotesi riguardo alle costanti. Ciononostante, questi calcoli mostrano che il dirupo di Seneca è un comportamento generale che si verifica quando i produttori tendono il loro sistema allocando percentuali sempre maggiori di capitale in produzione. Se ci fosse qualche volontario per darmi una mano a fare modelli migliori, sarei felice di collaborare!


mercoledì 17 dicembre 2014

Non date da mangiare ai troll climatici!




Si sa benissimo che non bisogna dar da mangiare ai troll, eppure c'è sempre qualcuno che ci casca, come è successo recentemente sui commenti del blog della Società Chimica Italiana (SCI) (immagine da The Week)



Sappiamo tutti (o dovremmo sapere) che cos'è il troll: è qualcuno che usa una tattica ben precisa nel dibattito sul web: quella di intervenire in modo fortemente aggressivo per poi far finta di offendersi quando altre persone gli rispondono per le rime. Questo genera di solito una bella rissa, che è quello che il troll vuole. Il troll, come è ben noto, non ha nessuna intenzione di dialogare, solo quella di creare confusione.

Il troll compare in molti dibattiti, ma prospera in particolare nel dibattito sul clima, dove ha modo di rifulgere riciclando in continuazione le solite leggende (il clima è sempre cambiato, non c'è stato nessun riscaldamento dal 1998, I ghiacci dell'Antartide si stanno espandendo, etc....). Ne segue, tipicamente, una bella rissa che serve a far confusione e a mascherare il fatto che la questione del cambiamento climatico è importante ed è ormai bene assodata fra gli scienziati.

Qualcosa di simile è successa qualche giorno fa nei commenti di un post del blog della Società Chimica Italiana (SCI), dove si è visto arrivare niente di meno che Rinaldo Sorgenti, vicepresidente di Assocarboni, ben noto per le sue opinioni un tantino estreme sulla questione del riscaldamento globale e del ruolo del carbone nel generarlo.

In questo caso, non possiamo definire Sorgenti come un "troll", dato che non ha usato la tattica tipica del troll: quella dell'anonimato. Ma il suo intervento ha avuto tutte le caratteristiche delle tattiche dei troll: una serie di commenti aggressivi, conditi con tutte le leggende del caso. Leggetevi il dibattito (per chiamarlo cosi) per rendervene conto da voi.

Alle risposte dei commentatori, è seguito il classico atteggiamento di persona ingiustamente maltrattata. Ecco un tipico esempio in cui Sorgenti risponde al moderatore.


@ devoldev,
 

Non ho ancora il piacere di conoscerla e non scenderò al suo livello con insulti e tentativi di svilire l’altruyi pensiero. Lei sa certamente tutto ed anche quello che ancora non è stato scoperto. Beato lei.


Purtroppo, mi dispiace dover notare ancora una volta come molti scienziati sono altrettanto competenti e preparati nel loro lavoro quanto ingenui e impreparati nell'affrontare il dibattito fuori dai canoni del mondo scientifico. Il blog della SCI è un blog divulgativo ma di buon livello scientifico, anche grazie agli sforzi e alla passione di Claudio della Volpe, ricercatore presso l'università di Trento. Purtroppo, tuttavia, nè il moderatore né gli altri che sono intervenuti sono riusciti a gestire correttamente l'intervento di Sorgenti. Il risultato è stato una bella rissa verbale che non ha fatto fare una gran bella figura al blog.

Ma perché continuiamo a fare sempre gli stessi errori? Ai troll, non bisogna dar da mangiare!




Sui troll climatici, vedi anche questo articolo dal titolo esplicito "don't feed the climate troll", come pure il commento di Sylvie Coyaud sul caso specifico dell'intervento di Sorgenti sul blog della SCI:









martedì 16 dicembre 2014

Primo, non spaventarli

DaResource Crisis”. Traduzione di MR

di Ugo Bardi


Guarda il video sottotitolato in italiano

Un principio fondamentale seguito dagli scienziati e dalle persone preoccupate dal clima è che “non si devono spaventare le persone sulla minaccia del clima”. Certo, lo sappiamo tutti. E' ragionevole, ha senso e persino ovvio: se dici quanto credi che sia cattiva la situazione, se anche accenni all'ipotesi dello scenario peggiore, le persone si tapperanno le orecchie cantando “lalala!” mentre scappano via. Se non fai attenzione, non vorranno ascoltare quello che dici loro e se non ti ascoltano non faranno niente. E se non fanno niente, il problema non verrà risolto. E' un esercizio standard della gestione del rischio.

Quindi, dobbiamo sempre stare attenti a seguire le istruzioni: evitare di spaventare le persone, evitare di sembrare catastrofisti, evitare anche di alludere che le cose potrebbero essere peggio, molto peggio di quanto chiunque possa immaginare. Siamo stati attenti a terminare ogni avvertimento con un elenco di soluzioni, dicendo che, sicuro, la cosa è grave, ma il problema svanirà semplicemente se isoliamo la nostra casa, compriamo una macchina più piccola e spegniamo le luci quando lasciamo una stanza. Ciò che ci serve è solo un po' di buona volontà.

Inutilmente: il problema climatico è ancora qui, più grande è più spaventoso ogni giorno che passa. Niente cambia, niente si muove, non si fa niente. Niente di nemmeno lontanamente confrontabile alla dimensione della minaccia. E, a volte, si sente di averne avuto abbastanza. Ci si sente di gridare che questo NON è un problema risolvibile coi doppi vetri e con auto più piccole, NON è un problema per il prossimo secolo, NON è un problema di un'altra generazione. E' qui, è adesso, è grande, dannatamente grande ed è fuori controllo. Hai voglia di gridarlo forte.

Quindi, la scena scritta da Aaron Sorkin per “The Newsroom” (vedi sopra) è allo stesso tempo sbalorditiva e rinfrescante. E' narrativa, certo, è una cosa che non accadrà mai, ma è uno scossone incredibile. E' un momento di verità che appare miracolosamente in un luogo dove non appare mai: al telegiornale. Per esempio:

“L'ultima volta che c'era cosi tanto' CO2 nell'aria, gli oceani erano 24 metri più alti di adesso. Deve sapere due cose: metà della popolazione mondiale vive entro 190 km da un oceano. - E l'altra? - Gli esseri umani non respirano sott'acqua”.

Lo so, lo so... Non dovremmo mai, mai nemmeno sognarci di dire questo tipo di cose in pubblico. Non dovremmo... Eppure...

Potete leggere un commento eccellente su questa scena su “Huffington Post” (c'è anche un commento di David Roberts su Girst, che ho trovato piuttosto deludente. 



lunedì 15 dicembre 2014

La circolazione polare è così malridotta che i venti di superficie ora ruotano intorno alla Groenlandia

Darobertscribbler”. Traduzione di MR

In un mondo normale, durante un tardo autunno e un inverno normali, l'aria fredda si concentrerebbe sopra uno spesso pack di ghiaccio settentrionale vicino al Polo Nord. Il ghiaccio marino sarebbe abbastanza denso, sufficientemente compatto da chiudere un oceano più caldo sotto di sé. Il nocciolo dell'aria fredda sarebbe circondato da venti forti – sia ai livelli alti, sia in superficie. Una zona atmosferica fredda che tenderebbe ad essere piuttosto stabile, portando le forti anomalie meteorologiche a guidarla da una solida base di aria fredda. Nel mondo di oggi, l'Oceano Artico si sta riscaldando. Collegato ad un oceano mondiale anch'esso in riscaldamento, le acque forniscono una piattaforma di lancio per il calore aggiunto prodotto dagli esseri umani. Il ghiaccio marino di superficie è quindi di gran lunga più sottile – e contiene meno del 50% del volume che vantava nei tardi anni 70. E, durante questo periodo dell'anno, uno straordinario sovraccarico di gas serra (principalmente CO2 e metano) intrappolano continuamente ulteriore radiazione di calore a onde lunghe nella scura notte invernale.

Tutto quel calore supplementare che si raccoglie sopra l'Oceano Artico rende il nocciolo di aria fredda molto meno stabile. Sempre più di frequente viene spinto via dal suo rifugio precedente vicino al Polo Nord. Un rifugiato del cambiamento climatico in cerca di un vortice di aria fredda come asilo temporaneo dall'inesorabile calore che si accumula. Verso sud, le calotte glaciali ancora solide ma sempre più minacciate della Groenlandia forniscono, forse, il rifugio più probabile. Così, mentre l'Artico si riscalda, l'aria fredda si ricentra sulla Groenlandia. E il risultato è una configurazione piuttosto strana in cui le correnti atmosferiche cominciano a spostarsi verso sud, circondando la Groenlandia piuttosto che le regioni polari. Un'interruzione che risulta in un fremito di cambiamenti in tutto l'Emisfero Settentrionale . Comprese delle gravi alterazioni del percorso delle tempeste ed una molto maggiore probabilità che il meteo estremo produca modelli di onda planetari.

Sostegno delle osservazioni alle teorie d'avanguardia

Lo scenario descritto sopra è derivato da diverse teorie scientifiche d'avanguardia. La prima è la teoria delle “Tempeste dei miei nipoti” di Hansen – in cui una combinazione di amplificazione polare e una fusione rafforzata della Groenlandia alimenta gravi cambiamenti al percorso delle tempeste nell'Emisfero Settentrionale, portando ad un meteo da incubo. Il secondo è la teoria dell'onda planetaria rafforzata, sostenuta dalla dottoressa Jennifer Francis, in cui il riscaldamento dell'Artico alimenta gravi cambiamenti e distensioni nel Jet Stream dell'Emisfero Settentrionale. Le due teorie sono collegate per il fatto che il riscaldamento dell'Artico, in entrambi i casi, è un motore primario di cambiamenti climatici e meteorologici straordinari.

Finora, abbiamo visto sempre più prove a sostegno di queste teorie, specialmente per qulla della dottoressa Francis, in quanto sin dalla metà del 2000 abbiamo osservato un aumento delle prevalenza di Jet Stream deboli, onde planetarie forti e potenti flussi meridionali che portano l'aria calda nella zona polare, ma che portano anche via l'aria fredda. La teoria delle Tempeste dei miei nipoti di Hansen ha avuto un impulso lo scorso anno quando una circolazione di aria fredda che si sposta verso sud ha acceso una potente pista di tempeste nel Nord Atlantico che ha compensato l'inverno più duro mai registrato in Inghilterra e nel regno Unito. Quest'anno, vediamo un fenomeno meteorologico simile collegato a queste teorie. L'inondazione di Buffalo, con le precipitazioni nevose corrispondenti di un anno in soli due giorni, è stata alimentata da un potente modello di onda planetaria direttamente associato al riscaldamento polare. Una simile onda planetaria sta minacciando oggi di scaricare più di un piede di neve sulle regioni statunitensi del medio Atlantico attraverso il New England. Una tempesta tipica invernale di gennaio nel Giorno del Ringraziamento che è stata preceduta da temperature di 70°F.

Non proprio una cosa alla quale i nostri modelli meteorologici sono abituati – Il nocciolo di aria fredda centrato sulla Groenlandia

Oggi, abbiamo già un ulteriore modello emergente che è stato previsto da queste teorie – la circolazione dell'aria polare che si centra intorno alla Groenlandia:


Circolazioni di flussi di aria di superficie della Groenlandia simili alle condizioni osservate sopra erano altamente anomale durante il 20° secolo, tale modello di rafforzamento delle tempeste è probabile che divenga molto più prevalente come conseguenza del riscaldamento polare causato dagli esseri umani. Nell'immagine sopra, notate il piccolo vortice al largo della Spagna diretto verso il Marocco da una depressione persistente ed anomala nel Jet Stream derivata da questo modello anormale. Probabilmente ci sono più alluvioni in arrivo per quella regione già colpita duramente. Fonte dell'immagine: Earth Nullschool.

Nell'immagine sopra, fornita da Earth Nullschool e che raccoglie dati da osservazioni climatiche e modelli localizzati negli Stati Uniti, troviamo l'aria calda dall'Atlantico subtropicale spinta verso nord prima da un sistema di alta pressione a metà oceano e poi da una corrente potente che infuria in superficie dalla punta meridionale della Groenlandia. Il flusso di aria calda sale verso nord poi si unisce con un flusso continentale che risale dall'Europa per attraversare l'Atlantico Settentrionale e il Mare di Barents. Viaggiando affiancata ad un freddo fronte frontale spazzato via dalla Groenlandia, la corrente di aria calda sale sulle Svalbard verso il Polo Nord. Questo flusso di aria calda porta temperature in una regione entro un paio di centinaia di miglia dal Polo Nord a 30,5°F – più caldo delle attuali temperature nella Pennsylvania centrale e ben oltre 36°F oltre la media di questo periodo dell'anno nel profondo nord:


Le Svalbard e le regioni prossime al Polo Nord si scaldano mentre un cuneo di aria straordinariamente calda si muove molto, molto a nord.  Fonte dell'immagine: Earth Nullschool.

Quest'aria straordinariamente calda poi viene trascinata in un'altra depressione a nord della Groenlandia prima di seguire un flusso di aria polare che si dirige giù verso l'Arcipelago Canadese e la Baia di Hudson. Un potente flusso da nord a sud si delinea sopra la Baia di Baffin nell'estremo meridionale della Groenlandia chiude il cerchio. Così, troviamo la Groenlandia circondata da venti, i loro nocciolo d'aria fredda molto lontano dal polo, visto che la regione sopra l'Oceano Artico si riscalda. Come possiamo vedere nella mappa dei venti di superficie (mappa in alto), il nocciolo del flusso di aria di superficie che alimenta la circolazione atmosferica NH alla superficie ora è centrata sulla Groenlandia e sulla Baia di Baffin. E' spostata di centinaia di miglia a sud del Polo Nord. E il Polo Nord stesso è diventato sovraccarico di un flusso di aria calda alla periferia del centro di circolazione dell'aria fredda. I modelli del vento del livello superiore sono analogamente stravolti, con un minimo di aria fredda superiore turbina via sulla Baia di Baffin e un secondo nocciolo di circolazione fredda sulla Siberia centrale. In entrambi i casi, nei livelli superiori vicino al Jet Stream e alla superficie, la regione dell'Oceano Artico è dissociata dai centri di aria fredda e dalla circolazione atmosferica collegata. Una serie di condizioni che è giunta ad assomigliare molto a quelle previste dalla dottoressa Francis, o, peggio, sembrano più come dei precursori dello scenario Tempeste dei miei nipoti di Hansen. In questo caso, per oggi, le osservazioni meteorologiche combaciano con i modelli indotti dal riscaldamento proprio come previsto.

La copertura meteorologica mainstream ingannata dai climi che cambiano (Sto indicando te, Weather Channel)

I meteorologi mainstream, compresi quelli del Weather Channel (Canale Meteo), continuano riferire del meteo attuale come se stesse avvenendo nelle condizioni tradizionali fornendo solo riferimenti marginali alla scienza d'avanguardia collegata al riscaldamento atmosferico osservato. Un nuovo sottoinsieme della scienza che fornisce una comprensione molto maggiore di cosa potrebbe stare realmente accadendo ed è uno strumento molto utile per le previsioni meteorologiche, nello stato attualmente alterato del clima che cambia rapidamente. A meno che tali meteorologi non cominciano a fare attenzione ai cambiamenti anomali che sono chiaramente visibili nei dati osservati (cambiamenti che non ho problemi a trovare ed a identificare dopo aver letto la scienza fornita da Hansen e Francis) saranno lasciati indietro dagli eventi che sono sempre più dissonanti rispetto alla loro attuale comprensione istituzionale. Un ammonimento che i meteorologi europei, sconcertati dai fallimenti dei modelli climatici nel prevedere le alluvioni da record dalla formazione di sistemi di bassa pressione nel Marocco da una depressione persistente ed anomala del Jet Stream di questa settimana, possono portarne testimonianza. Come i geologi che non hanno tenuto conto della teoria della tettonica a placche a metà del 20° secolo, i meteorologi che aderiscono alla vecchie previsioni meteo rischiano di diventare antiquati e meno rilevanti rispetto alle realtà climatiche attuali in rapida evoluzione. La nuova scienza del riscaldamento globale è corroborata sia nei dati osservati sia nella sua utilità per prevedere eventi – così, nel nome della precisione, deve essere inclusa.

Collegamenti e credits:

The University of Maine
Something Our Weather Models Aren’t Used To 
Earth Nullschool
NOAA’s Climate Prediction Center 
Dottoressa Jennifer Francis
Dottor James Hansen
(h/t) Mark dal New England
I geeks del Canale Meteo (che si devono svegliare ed annusare l'amplificazione polare)




Gli Sweet Spots di Bakken stanno svanendo

Da “Peal Oil Barrel”. Traduzione di MR


Bakken, così come le altre zone di petrolio di scisto, non è un'area omogenea in cui se ne possono trovare le stesse quantità. David Hughes in Drilling Deeper, lo spiega così; anche se qui lui sta parlando di pozzi di gas, la stessa cosa vale per i pozzi di petrolio:

Tutti i giacimenti di gas hanno invariabilmente delle aree “centrali” o “sweet spots”, nelle quali la produzione dei singoli pozzi è maggiore e quindi i conti migliori. I sweet spots vengono individuati e trivellati per primi, all'interno del ciclo di vita di un giacimento, lasciando la roccia di minore qualità da perforare quando il giacimento invecchia (richiedendo prezzi del gas più alti perché sia economicamente sostenibile); così, il numero di pozzi necessari per compensare il declino del giacimento aumenta inevitabilmente col tempo. 

Tuttavia Bakken, perlomeno fino al rapporto di produzione di settembre della Commissione Industriale del Nord Dakota (CIND), non ha dato alcuna indicazione reale di essere vicino al picco. Ma uno sguardo ravvicinato ai dati mi fa credere che stia per cambiare tutto. Il CIND pubblica un Rapporto delle Attività Quotidiane in cui elenca i permessi rilasciati, nonché i pozzi completati e quelli rilasciati dall'elenco riservato delle perforazioni di scisto. Questi rapporti di solito, ma non sempre, forniscono anche il numero di barili al giorno e di acqua al giorno per le prime 24 ore di produzione. Ho ispezionato tutti i giorni fino al primo novembre 2013 ed ho raccolto i dati di ogni pozzo elencato che fornisce i numeri di produzione ed ho copiato i dati su Excel. In quell'anno e tre settimane ho raccolto i dati da ognuno dei 2.171 pozzi che forniscono i numeri di produzione. Suddividendo questi pozzi per numero di pozzi, che è l'originale numero di permessi, si ottengono alcuni risultati sorprendenti.



Per smussare il grafico, ho creato una media per pozzo di 200 barili al giorno. Il primo punto sul grafico è quindi la media del duecentesimo pozzo, #23890, e l'ultimo punto la media al 2.171nesimo pozzo, #28971. Come potete vedere, c'è stato un declino continuo, anche se irregolare, nelle prime 24 ore di produzione mentre il numero di pozzi aumenta.



Scomponendo questo dato secondo il numero di pozzi, vediamo che la produzione ha raggiunto il picco a 24000s e da lì ha un declino costante. Ogni gruppo di numero di pozzi non contiene lo stesso numero di pozzi. 

Numeri di pozzi - Barili Petrolio/g  - Numero di pozzi campione

18s – 22s               1,235                        81
23000s                   1,362                        134
24000s                   1,497                        285
25000s                   1,320                        676
26000s                   1,198                        591
27000s                   1,016                       361
28000s                   841                           40


Il grafico sopra rappresenta le prime 24 ore di produzione per pozzo mensile e la percentuale di acqua per pozzo delle prime 24 ore per tutti i pozzi per i quali il CIND ha elencato i numeri. I numeri del novembre 2014 arrivano solo fino al 21. Nota: Le prime 24 ore di produzione sono ben lontane dall'essere la media dei primi anni di produzione. E anche se tutti i pozzi sono diversi, sono relativamente certo che ci sia un tasso di conversione medio, ma non ho idea di quale sia. Azzarderei che si trovi fra un quarto e un terzo delle prime 24 ore di produzione. Ma se qualcuno ha una qualche idea di quale sia il fattore medio di conversione, se ce n'è uno, mandatemi per favore una e-mail a DarwinianOne at Gmail.com o postatelo nella sezione dei commenti del post. Il Nord Dakota emette i permessi di trivellazione in ordine sequenziale. Ma quei permessi non vengono trivellati in sequenza. I trivellatori soprassederanno spesso su un permesso per due o tre anni, rinnovandolo poi come richiede la legge. Un elenco di tutti gli impianti di trivellazione attivi, il numero di pozzi sui quali si sta lavorando e la data di avvio, si può trovare presso l'Elenco degli Impianti di Trivellazione Attivi del NDIC, Sono elencati a seconda del loro numero API, ma l'elenco può essere copiato ed incollato in Excel e ordinato come volete.


Dei 191 impianti in funzione, 39 o il 20% operano su numeri di pozzo al di sotto di 28.000. 76 o il 40%, operano su numeri di pozzo nell'ordine dei 29.000. Il permesso #28000 è stato rilasciato il 26 marzo 2014. Quindi l'80% di tutti gli impianti operano su permessi rilasciati di recente. Il 21 novembre, il più alto numero di pozzo completato è stato #28971. Il numero di pozzo maggiore attualmente trivellato è #29908. Il numero di permesso più alto rilasciato è #30076. Il recupero di petrolio continuerà nel futuro di Bakken? Una semplice risposta di una sola parola è “no”, come spiega questo articolo. 


Le società energetiche lasciano attualmente circa il 95% del greggio nel sottosuolo nei pozzi di petrolio non convenzionali odierni, ma affrontano grandi sfide tecnologiche nell'aumentare i tassi di recupero, ha detto martedì uno scienziato di Schlumberger…“Tutto il nostro spettro di metodi di recupero secondario non funziona”, ha detto Kleinberg in un discorso che fa pensare al summit della EIA nella capitale. L'iniezione di acqua – dove l'acqua può essere dispersa da un'iniezione separata e da pozzi produttivi – non è un'opzione, perché le formazioni di tight oil sono troppo dense per permettere quei flussi d'acqua. E mentre il biossido di carbonio può essere usato per mettere in pressione un pozzo di petrolio convenzionale, attualmente c'è un limite nella quantità di quel gas disponibile da pompare sottoterra. “L'industria petrolifera vorrebbe avere piì CO2, che un modo perfetto per ottenere più petrolio dal sottosuolo, ma ci sono limiti alle forniture accessibili di CO2”, ha detto Kleinberg, arguendo: “L'industria petrolifera vive in un mondo di CO2 limitata; è solo l'industria petrolifera che pensa che non ci sia biossido di carbonio sufficiente”.
In conclusione, la produzione delle prime 24 ore per pozzo, se misurata dal numero di pozzi, è diminuita del 40% dal picco a 24000. Questo, secondo me, indica chiaramente che i sweet spots stanno svanendo e le compagnie ora stanno trivellando in terreni meno produttivi. Ora credo che la produzione del Nord Dakota giungerà al picco non più tardi del 2015, con un'alta probabilità che il 2014 si rivelerà l'anno del picco.