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mercoledì 2 febbraio 2011

Quanto vivono veramente gli Italiani?

Questo grafico è fatto usando  dati recenti di EUROSTAT. E' vero che gli italiani sono longevi; tuttavia negli ultimi anni abbiamo visto un crollo impressionante dell "aspettativa di vita sana," un parametro che ci dice quanto a lungo viviamo in assenza di malattie.


Pochi giorni fa, sono apparsi diversi articoli sulla stampa inneggianti al recente record di longevità degli italiani, che alcuni attribuivano alle virtù della dieta mediterranea (vedi per esempio qui).

Come da prassi negli ultimi tempi, assumo che tutto quello che si legge sui giornali vada verificato. Il risultato è che l'annuncio - se non completamente falso - è comunque sospetto e sicuramente esagerato (Vedi nota in fondo). 

Per prima cosa, date un'occhiata ai dati che vedete nella figura all'inizio di questo post; sono i dati di EUROSTAT. Certamente, è vero che gli italiani sono longevi, anche se l'idea che l'aspettativa di vita continui ad aumentare è discutibile. Ma c'è un dato in più che ho trovato e che non era affatto menzionato nei comunicati degli ultimi giorni: di questi anni, quelli che passiamo in salute sono crollati brutalmente.

L' "aspettativa di vita sana" (Healthy Life Expectancy) è un computo che fa Eurostat sul numero di anni che ci possiamo aspettare di vivere senza soffrire malattie croniche o disabilità fisiche. I risultati li vedete nel grafico all'inizio. Viviamo a lungo, si, ma viviamo peggio. Non ci serve a molto arrivare a tarda età se non viviamo una vita sana; se gli ultimi anni li dobbiamo passare intubati in un ospedale o imboccati dalla badante.

Cosa diavolo è successo nel 2003 per dare inizio a un tale crollo dell'aspettativa di vita sana? 

Che ci fosse stato qualcosa di strano nel 2003, me ne ero accorto anche in un post precedente: una lieve diminuzione dell'aspettativa di vita. L'avevo attribuito all'ondata di calore dell'estate di quell'anno, ma è un evento che non si è ripetuto fino ad ora; perlomeno non esattamente in quel modo.

Una possibile spiegazione è che i dati non riflettano un effettivo peggioramento della salute degli italiani ma, piuttosto, una maggiore capacità di rilevare le malattie in anticipo. Per esempio, come riportato su "science based medicine", "quando il limite sistolico di 160 fu abbassato a 140, la nuova definizione ha instantaneamente trasformato 13 milioni di persone (negli USA) con pressione sanguigna "normale" in pazienti affetti da ipertensione". Le stesse considerazioni valgono per la diagnosi dei tumori, l'uso di pacemaker e molte altre cose.

Ma questo non basta a spiegare il crollo dell'indice di vita sana. Ce ne possiamo rendere conto esaminando i dati EUROSTAT per altre nazioni europee. In molti casi, per esempio per il Portogallo, vediamo lo stesso effetto che si vede in Italia, anche se molto meno intenso. Ma in altri casi, specialmente nei paesi del nord, vediamo l'effetto opposto; ovvero un significativo aumento dell'aspettativa di vita sana. Allora, di certo in Finlandia o in Svezia sono altrettanto bravi di noi nell'applicare le più moderne tecnologie diagnostiche e gli ultimi ritrovati della medicina. Però, da loro l'aspettativa di vita sana aumenta.

Allora, evidentemente l'effetto è dovuto almeno in parte a un effettivo peggioramento delle condizioni di salute degli Italiani, nel senso che sono più comunemente affetti da malattie. Non so quale sia la vostra esperienza, ma le persone che conosco, che sono sopra i 50 anni, sono afflitte da tutta una serie di acciacchi molto reali: diabete, ipertensione, depressione, gastrite, ulcera, allergie e chi più ne ha ne metta.

Cosa stiamo facendo di sbagliato? Sono fattori sociali, economici o ambientali? Può darsi che stiamo esponendo gli esseri umani a qualche fattore esterno che fa male? Nanopolveri, metalli, diossine, pesticidi, fertilizzanti, conservanti, brillantanti, coloranti o chissà che altro. E poi, stress, obesità, radiazioni elettromagnetiche e tante altre cose. E il cambiamento climatico? Non possiamo escludere nemmeno quello come fattore, soprattutto considerando che il fenomeno della riduzione della vita sana lo vediamo soprattutto nei paesi del Sud Europa, più esposti alle periodiche ondate di calore.

Insomma, ci sono troppi fattori, troppo complesse le loro interazioni. E non siamo per niente bravi a gestire sistemi "complessi" come il corpo umano o il clima terrestre. Se per il sistema climatico abbiamo dei modelli che ci dicono dove siamo diretti (più o meno), per il corpo umano, molto spesso annaspiamo nel buio senza sapere bene (o anche per niente) di quali possano essere gli effetti cumulativi dell'esposizione a sostanze e condizioni ambientali che i nostri antenati non avevano mai incontrato nel passato. 

Sembra proprio che - come sempre - ci stiamo lanciando verso il futuro a testa bassa e a occhi bendati. Ho il dubbio che non basti la dieta mediterranea a farci evitare di sbattere da qualche parte.

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*Nota: ma è poi vero che l'aspettativa di vita alla nascita in Italia continua ad aumentare? Secondo le tabelle ISTAT sembrerebbe così, con l'aspettativa di vita per il 2010 che è salita a 79.1 anni per i maschi e 84.3 anni per le femmine. Tuttavia, la CIA (nel suo "world factbook") ci dà un dato diverso: rispettivamente 77.4 per i maschi e 83.5 per le femmine. Se ha ragione la CIA, l'aspettativa di vita in Italia non è affatto aumentata, anzi è significativamente diminuita negli ultimi 3 anni.

Ora, non so a chi dare credito fra CIA e ISTAT, però noto una cosa preoccupante nella tabella ISTAT: i dati sono definiti come stimati, senza ulteriori spiegazioni. Dal che, deduco che sono estrapolazioni ma non dati sperimentali. In effetti, EUROSTAT lascia caselle bianche per i dati sull'aspettativa di vita in Italia dal 2008 al 2010.

Cosa è successo che ha fatto sparire i dati in Italia? Un complottista direbbe che qualcuno si sia spaventato all'idea di allarmare gli italiani con dati che mostrano che l'aspettativa di vita è in diminuzione. Oppure, forse il ministro Brunetta ha tagliato i fondi per i francobolli all'ufficio che si occupa di queste cose e così i dati sono rimasti nel cassetto. 

In ogni caso, se i dati disponibili sono estrapolazioni dalle tendenze del passato, è probabile che ISTAT stia facendo lo stesso errore che fa sempre l'IEA quando estrapola le tendenze produttive del petrolio. Estrapolando linearmente una curva in crescita, si trova sempre che la curva continua a crescere ma, sfortunatamente, esiste anche una realtà che non da retta alle estrapolazioni.