Benvenuti nell'era dei ritorni decrescenti


venerdì 12 maggio 2017

Crimea: dalla "Guerra Mondiale Zero" alla Terza Guerra Mondiale


Da Cassandra's Legacy, 10 aprile 2017 (traduzione di "ossin" - riadattata e corretta da UB)

Ugo Bardi



Vasilii Nesterenko (2005) - La difesa di Sebastopoli
Conserviamo poca memoria, oggi, della guerra di Crimea (1853-1856), anche se fu la più grande guerra della storia fino a quel momento. Vi hanno giocato molti degli elementi che riappariranno poi nel corso delle due guerre mondiali del XX secolo, al punto che la si potrebbe chiamare «Guerra mondiale 0». Tra essi: i combustibili fossili come causa ultima del conflitto, un ruolo rafforzato della propaganda, la tendenza dei leader a perdere il controllo delle guerre avviate e l’origine della «russofobia», ancora comune in Occidente ai nostri giorni. L’analisi di questi elementi può dirci molto su come potrebbe essere una «Terza Guerra mondiale» in futuro. Qui sotto c’è un quadro di Vasilii Nesterenko (2005) che ricorda la difesa russa di Sebastopoli nel 1855. Risulta chiaro che la difesa della Crimea non è una questione insignificante per i Russi, che hanno perso quasi 400.000 uomini in quella guerra.


C’è molto materiale sparso in rete a proposito della guerra di Crimea, ma niente di quanto ho trovato è davvero utile ad approfondire le vere ragioni capaci di spiegare il disastro. Ecco quindi il mio tentativo di mettere ordine nel caos. Non pretende di essere definitivo: se troverete il tempo di leggere, avrete tutto il diritto di giudicare.


Una delle cose più curiose della guerra di Crimea del 1853-1856 è che ne conserviamo un modestissimo ricordo. Chiedete a chiunque di parlarvene, chi ha vinto, chi ha perso, e anche chi ha combattuto, e le risposte saranno nella migliore delle ipotesi vaghe. Sembra che l’unica cosa di cui è rimasto il ricordo di questa guerra sia la disastrosa carica della British Light Brigade a Balaclava. E’ come se ci ricordassimo della Seconda Guerra mondiale solo per l’episodio del salvataggio del soldato Ryan.

Tuttavia la guerra di Crimea fu la più grande guerra combattuta fino a quel momento. Si trattò di una mobilitazione mondiale che coinvolse praticamente tutte le grandi potenze militari dell’epoca, quasi due milioni di combattenti e perdite in vite umane stimate tra i 500.000 e il milione. Per molti versi la guerra di Crimea ha anticipato le guerre mondiali del XX secolo, specialmente per il ruolo sempre più importante della propaganda. Per questo motivo potremmo a giusto titolo chiamarla «guerra mondiale 0».

Ma perché questa guerra? E perché è stata tanto dimenticata, almeno in Occidente? Ci deve pure essere una ragione e, nel nostro caso, ci sono addirittura molteplici ragioni. Possiamo individuarle in un insieme di fattori economici e nell’incompetenza monumentale di alcuni leader. Ma è bene cominciare dall’inizio.

Molti conflitti del XIX secolo possono essere compresi solo considerando il ruolo che vi ha avuto il carbone. A partire dalla fine del XVIII secolo, il carbone ha creato la rivoluzione industriale nei paesi che ne avevano disponibilità. Questo, a sua volta, ha prodotto un surplus economico che è stato in gran parte utilizzato per costruire potere militare e imperi. I due più grandi imperi del XIX secolo erano quello britannico e quello russo, il primo dominante sui mari, il secondo sulla massa continentale euroasiatica. L’Inghilterra possedeva le più importanti di risorse di carbone al mondo e, per questo, era il paese più industrializzato dell’epoca. La Russia non lo era altrettanto, ma aveva enorme risorse umane e minerali che ne facevano un attore di primaria importanza nel gioco per il dominio del mondo. E’ stato a questa epoca che si è cominciato ad usare l’espressione «Il Grande Gioco» (The Great Game), conosciuta anche nella traduzione russa di «Bolshoya Ikra». E proprio dalle lingue usate per definire il gioco si possono capire chi erano i giocatori. Il gioco prosegue ancora oggi, anche se la capitale dell’Impero del mare si è trasferita da Londra a Washington.

Mentre gli imperi, fondando la loro potenza sul carbone, si ingrandivano, le regioni che non disponevano di tali risorse erano in difficoltà. Certamente il carbone poteva essere importato, ma questo richiedeva un sistema completo di distribuzione e questo richiedeva canali navigabili. Niente carbone, niente industria. Niente industria, niente potere militare. Era la situazione dell’Impero ottomano, chiamato all’epoca il «malato d’Europa». Ma l’antico impero non era malato: era affamato di carbone. Non ne produceva e le terre che controllava non avevano canali navigabili per distribuirlo. Era un problema creato dalla geologia e, come tale, non modificabile dalla politica. Così l’Impero ottomano era destinato ad essere fatto a pezzi dagli Stati carboniferi, un processo che si sarebbe compiuto con la Prima Guerra mondiale.

Era chiaro sia alla Russia che alla Gran Bretagna che il Grande Gioco era principalmente una competizione per i gioielli dello Stato ottomano. I Russi premevano dal Nord, verso l’Asia centrale e i Balcani. I Britannici tracciavano le loro rotte a partire da Sud, verso il Medio Oriente e la regione mediterranea. Con una serie di guerre combattute nel corso del XVIII secolo, i Russi raggiunsero le rive del mar Nero. Durante il regno di Caterina II, i Russi sconfissero ancora una volta l’Impero ottomano e, nel 1783, si annetterono il Khanato di Crimea, precedentemente protettorato degli Ottomani.

Per i Russi, la Crimea non era solo un’altra terra per il loro immenso Impero. Col porto militare di Sebastopoli, la Crimea era un trampolino per una espansione più spinta verso sud. Sebastopoli dava anche alla Russia la possibilità di estendere la sua potenza navale nel Mediterraneo. Ovviamente i Britannici non avevano alcun interesse a condividere il Mediterraneo coi Russi, ma dovevano farsene una ragione. Dopo tutto, se i Russi lavoravano a indebolire l’Impero ottomano dal Nord, questo dava ai Britannici migliori occasioni per avanzare da sud. Questa era la situazione fino a quando i Francesi agitarono le acque, verso il 1850, cominciando una querelle sua una questione banale a proposito dei diritti dei cristiani che vivevano nei territori dell’Impero ottomano.

A quel tempo la Francia era un altro impero potente. Era stato uno dei primi Stati a utilizzare il carbone in grandi quantità e, all’inizio del XIX secolo, era la nazione dominante nell’Europa centrale e occidentale. Questa era la ragione della disastrosa avventura di Napoleone in Russia nel 1812: il tentativo di eliminare un rivale di nella dominazione dell’Europa. Il colossale errore di Napoleone fu quello tipico dei leader, dovunque e in ogni tempo: sovrastimare la potenza dei propri eserciti.

Gli errori hanno la tendenza a generare altri errori, e questo è vero per gli individui come per gli imperi. Una quarantina di anni dopo la disfatta di Napoleone in Russia, la Francia aveva ricostruito la sua forza militare ed ecco l’Europa trovarsi di fronte ad un nuovo scontro. Come in precedenza, esso fu il risultato di fattori economici e dell'incompetenza dei dirigenti degli Stati più potenti di allora. Questa volta le stupidaggini furono soprattutto quelle di Luigi Napoleone, che si era fregiato del titolo di «Imperatore dei Francesi» e aveva assunto il nome di «Napoleone III».

Per essere un imperatore credibile, Luigi Napoleone aveva bisogno di quel tipo di prestigio che può venire solo dalle vittorie militari. Forse voleva vendicarsi della disfatta di suo zio ad opera dei Russi nel 1812 ma, naturalmente, non poteva sognare di far marciare un'altra volta l’esercito francese su Mosca. Pensava, però, che i Russi fossero i nemici della Francia e si sforzava di costruire una coalizione per fare la guerra alla Russia. Non riusciva a capire che il gioco, nella metà del secolo XIX, non era più lo stesso di quello che si era giocato ai tempi di Napoleone 1°. Luigi Napoleone commise l’errore descritto da Lao Tzu quando dice che «la tattica senza la strategia è il clamore che precede la sconfitta». Era esattamente quanto sarebbe accaduto con la guerra di Crimea.

L’escalation che ha portato ad una guerra totale è stata probabilmente qualcosa che nessuno dei leader coinvolti ha potuto controllare, e nemmeno comprendere. Un’anticipazione sinistra di quello che sarebbe accaduto 60 anni dopo, quando l’Europa si sarebbe dilaniata da sola con la prima guerra mondiale. Forse è un presagio ancora più inquietante di quello che la propaganda può fare, quanto accadde quando la stampa occidentale cominciò a descrivere i Russi come selvaggi cattivi, come si può vedere nella immagine qui sotto.

All’epoca la propaganda non era sofisticata come oggi. Ma l’idea veicolata è sempre la stessa: loro sono cattivi e noi buoni.

Alla fine gli Ottomani dichiararono guerra alla Russia nell’ottobre 1853, consapevoli di godere dell’appoggio della Francia e della Gran Bretagna. Poi la guerra esplose lungo un anello di fuoco che seguiva le frontiere russe, dal Mar Bianco al nord, fino alla penisola della Kamchatka a est. All’inizio, l’idea di attaccare la Crimea non sembra essere stata nei piani della coalizione Turco-Occidentale. Ma, costituita una forza militare nel mar Nero, qualcuno dovette rendersi conto che il porto di Sebastopoli era un eccellente obiettivo per dimostrare la forza della coalizione. L’idea corrispondeva benissimo alle ambizioni di Luigi Napoleone: conquistando Sebastopoli avrebbe potuto vantarsi di aver vendicato la sconfitta francese del 1812. A settembre del 1854, truppe britanniche, francesi e ottomane sbarcarono in Crimea con un obiettivo ambizioso: conquistare Sebastopoli.

Ci riuscirono, ma il prezzo fu elevatissimo. Nell’agosto 1855, dopo quasi un anno di battaglia, i Russi abbandonarono Sebastopoli dopo avere distrutto la maggior parte di quanto era rimasto intatto dopo i bombardamenti alleati. La caduta di Sebastopoli pose effettivamente fine alla guerra. Seguirono negoziati e il trattato di Parigi (1856), che sostanzialmente riconosceva che nessuna delle due parti voleva continuare a combattere. Certamente, il risultato della guerra di Crimea fu una sconfitta militare per i Russi, ma l’unica sanzione che venne loro imposta fu quella di smilitarizzare la Crimea.

Nello stesso tempo, la guerra fu un successo militare per la coalizione, ma i costi furono enormi e i risultati pratici quasi nulli. Gli alleati subirono enormi perdite e non riusciron a tenere la Crimea sotto occupazione a lungo. Qualche anno dopo, nel 1870, la Francia sarà battuta dalla Prussia. Quando non vi fu più alcuna coalizione che impedisse ai Russi di tornare e rimilitarizzare Sebastopoli, i Russi lo fecero. Nel 1877, la Russia e la Turchia erano di nuovo in guerra e, questa volta, le potenze dell’Europa occidentale non sono intervenute in aiuto della Turchia. Piuttosto, la Gran Bretagna ha approfittato dell’occasione per strappare Cipro all’Impero ottomano.

Come è di regola nelle guerre, la guerra di Crimea non è servita a niente. Ma forse in questo caso la futilità di tutta questa avventura fu più evidente che in altri casi. E’ forse per questo che, negli anni successivi, la maggior parte degli Europei si sono sforzati di dimenticare del tutto questa guerra maledetta. L’unico ricordo rimasto è stata la carica colorata e drammatica dei 600 a Balaclava. Il ricordo di questo episodio resta ancora oggi vivo.

Ma gli errori, come abbiamo visto, continuano a produrre errori e una fonte tipica di errori per i leader è la loro tendenza a dividere il mondo in amici e nemici. Terminata la guerra di Crimea, sembra che i cattivi della storia siano stati individuati non tanto nei Russi, ma negli Stati europei che non avevano voluto unirsi alla coalizione contro la Russia: l’Austria e il Regno di Napoli. Questi due Stati sono stati scelti come meritevoli di vendetta, soprattutto da parte di Luigi Napoleone. Nel 1859, i Francesi si sono impegnati in una campagna militare mirante ad espellere gli Austriaci dall’Italia, e ci sono riusciti. Un anno dopo, Luigi Napoleone non ha alzato un dito per impedire al Piemonte di sconfiggere e annettere il Regno di Napoli, creando il «Regno d’Italia» nel 1861.

In questo modo, Luigi Napoleone si è sparato da solo a un piede (e la Francia con lui). Non aveva capito il ruolo crescente della Prussia (un altro impero che andava a carbone) nell’Europa centrale e che indebolire l’Austria significava dare alla Prussia l’occasione di diventare ancora più potente. Nello stesso tempo, il nuovo Stato italiano è diventato un concorrente della Francia nel controllo della regione mediterranea e avrebbe impedito alla Francia di sviluppare ancora di più la propria espansione in Africa del Nord. Forse Luigi Napoleone pensava che l’Italia sarebbe stata un protettorato francese, come lo era stato il Piemonte. E’ stato un altro errore colossale: dieci anni dopo l’Italia si alleò con la Prussia nella guerra contro l’Austria e la Francia. A Sedan, nel 1870, la Prussia inflisse un colpo mortale ai sogni imperiali francesi. Da allora fu l’impero tedesco a diventare il re del castello in Europa occidentale. Gioca ancor oggi questo ruolo.

Potete vedere come una catena di avvenimenti sia all’origine della guerra di Crimea del 1853-1856. Possiamo quindi giocare al gioco del «Cosa sarebbe successo se?» E se Luigi Napoleone non avesse spinto alla guerra contro la Russia? Se si fosse opposto all’unificazione dell’Italia? E’ uno dei giochi affascinanti che si possono fare con la Storia, e io l’ho fatto qui e qui. Può darsi che tutto quanto accade nella Storia sia un gioco che i governanti fanno con la vita dei sudditi. E, in questo gioco, la Crimea sembra giocare spesso un ruolo importante anche oggi.

Nel corso degli anni, gli imperi hanno cambiato nome ma la lotta strategica per il dominio del mondo è rimasta uguale. Durante la prima guerra mondiale, approfittando della rivoluzione Russa, le forze tedesche hanno preso il controllo della Crimea nell’aprile 1918. Fu una occupazione di corta durata e i Tedeschi si ritirarono in novembre. La Russia zarista sparì e, nel 1920, l’Armata Rossa occupò la Crimea dopo che era stata sotto il controllo delle forze antibolsceviche e poi invasa dalla Francia. Durante la Seconda Guerra mondiale, la storia si è ripetuta di nuovo. Le forze dell’Asse hanno attaccato la Crimea nel 1941 e sono riuscite a prendere Sebastopoli dopo un assedio prolungato. Poi l’Armata Rossa riprese Sebastopoli nel 1944. Un modello sembra trasparire da tutti questi avvenimenti: gli eserciti occidentali sembrano sempre in grado di occupare la Crimea, ma mai di tenerne il controllo per molto tempo.

L’Impero britannico nel corso dei decenni seguenti è andato in declino, rimpiazzato da quello statunitense; l’Unione Sovietica è sparita nel 1991, rimpiazzata dalla Federazione Russa. Ma l’importanza della Crimea e del porto militare di Sebastopoli è rimasta intatta. Ai nostri tempi, i conflitti sempre più si manifestano, più che nelle forme della guerra tradizionale, in quelle della guerre «ibride» che comprendono la propaganda, l’infiltrazione e la guerra psicologica. Nel 1954, l’amministrazione della Crimea venne affidata ad un altro paese sovietico, l’Ucraina. Quando il colpo di Stato del 2014 in Ucraina ha spinto il paese nella sfera di influenza occidentale, sembrava che l’Occidente avesse trovato un modo facile per assumere il controllo della Crimea. Non è andata come previsto. Meno di un anno dopo, la Russia si è ripresa la Crimea in una contro-operazione ibrida, senza versare una sola goccia di sangue. Un’altra volta constatiamo come l’Occidente sembra potersi prendere la Crimea, ma non può mantenerla.

Ovviamente il ritorno della Crimea alla Russia (obrazovanje in russo) nel 2014 non è stato preso con troppo fair-play in Occidente e questo ha dato il via ad un’altra serie di guerre ibride, questa volta basate sulle sanzioni economiche. Il conflitto è ancora aperto e la piccola penisola di Crimea resta uno dei principali punti di attrito per l’equilibrio strategico mondiale. Oltre all’importanza del porto militare di Sebastopoli, la Crimea ha la caratteristica di far parte della Russia, ma nello stesso tempo di essere scollegata dal continente russo e pertanto di essere vulnerabile agli attacchi dal mare. Queste caratteristiche ne fanno un bersaglio possibile per un leader occidentale aggressivo. Nello stesso tempo l’importanza della Crimea per la Russia è talmente alta che nessun leader russo potrebbe sognarsi di abbandonarla senza difenderla con tutti i mezzi possibili. E’ una ricetta per il disastro, oggi come lo fu ai tempi di Luigi Napoleone. Che questo ci porti ad un’altra guerra mondiale, la Terza Guerra mondiale, resta da vedere e non è totalmente escluso.




Appendice: La fine del Regno di Napoli


Una parte poco conosciuta di questa storia è il ruolo avuto dal Regno di Napoli nella guerra di Crimea del XIX secolo. Il Regno aveva una lunga storia di amicizia con la Russia e, una cinquantina di anni prima, la Russia aveva inviato truppe a Napoli per aiutare (senza successo) il Regno a respingere un attacco della Francia. Sembra che i Russi considerassero il regno del sud dell’Italia come la loro porta di ingresso nella regione mediterranea e intrattenevano buone relazioni con esso. Quando scoppiò la guerra di Crimea, non esisteva una alleanza formale tra il Regno di Napoli e la Russia, ma quando i Britannici chiesero al re di Napoli di inviare truppe in Crimea per unirsi all’alleanza anti-russa, il re rifiutò. Non sapeva che, così facendo, firmava la condanna a morte per il suo Regno. Anche quando era ormai chiaro che la Russia avrebbe perso, il re di Napoli rifiutò di fare un voltafaccia come invece fece l’Impero austriaco all’ultimo momento. Questo fece del Regno di Napoli un paria agli occhi dei Francesi e dei Britannici. Per contro, il Regno del Piemonte (più esattamente il Regno di Sardegna) si mostrò più opportunista e inviò un corpo di spedizione a sostegno della coalizione anti-russa. Possiamo forse farci un’idea della violenza di questa guerra considerando che, dei 15.000 soldati mandati in Crimea dal Piemonte, si dice che solo 2.500 siano tornati a casa tutti interi.

Quindi molto di quanto è accaduto in Italia dopo la guerra di Crimea può spiegarsi in modo molto semplice. I Francesi e i Britannici hanno pensato che il Regno del Piemonte dovesse essere ricompensato per l’aiuto fornito, mentre il Regno di Napoli dovesse essere punito per le ragioni opposte. Il Regno di Napoli non aveva carbone né disponeva di corsi d’acqua per importarlo e perciò si trovava in una posizione estremamente debole. La sconfitta della Russia in Crimea le impedì di fornire aiuto a Napoli e il Regno si ritrovò completamente isolato contro il Regno del Piemonte industrializzato, alimentato dal carbone, ben sostenuto dalla Gran Bretagna. La spedizione di Garibaldi in Sicilia venne organizzata nel 1860, con delle navi protette dalla flotta britannica. L’esercito napoletano venne battuto, il Regno venne invaso dai Piemontesi del Nord e questo segnò la fine del Regno di Napoli e la nascita del Regno d’Italia.








23 commenti:

  1. Non conosco questa guerra e quindi non esprimo giudizi in merito alla ricostruzione. Constato però che quando la Russia ha occupato con un abile colpo di mano la Crimea non c'è stata nessuna reazione degna di tal nome da parte di nessun governo. Tutti sapevano che, semplicemente, la Russia non poteva rinunciare a quella regione. E tanto peggio per il governo provvisorio ucraino che aveva avuto l'imbecillità di minacciarli di sfratto.
    I rapporti hanno cominciato a guastarsi quando la Russia, anziché duplicare l'operazione "Ossezia del sud" (russa) o quella "Kossovo" (nostra), ha bellamente annesso la regione. Questo non può essere ammissibile per nessun governo del mondo, salterebbe l'intero castello di carte del "diritto internazionale".
    La mia personale opinione è che Putin ha fatto bene a riprendersi la Crimea (fra l'altro la fase militare fu impeccabile, quella politica molto meno). Ma ha voluto strafare e si è messo in un guaio da cui è difficile uscire.

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    1. Nel 2008, ho viaggiato in Ucraina come turista; alcune fatti ho potuto constatarli di persona: nelle regioni occidentali parlano l'ucraino, molto affine al russo, ma leggermente diverso, ne ho appreso alcuni termini, quando li ho impiegati a Odessa, non mi comprendevano più.
      Non avendo sbocchi sul mare, la marina russa aveva le proprie navi da guerra ormeggiate a Sevastopoli:le navi militari ucraine erano ormeggiate fianco a fianco alle altre, a pochi metri, alcune con i colori giallo-azzurri dell'ucraina, altre battevano bandiera russa. Non erano nemmeno separate, ma proprio alternate a casaccio. Mi ha divertito il fatto grottesco che, dopo il colpo di stato, il nuovo governo abbia nominato un nuovo Ammiraglio, si presume di propria fiducia che il giorno successivo ha diserta e s'è schierat con la Russia. Francamente era molto difficile immaginare una soluzione diversa. Che cosa dovevano fare le navi da guerra che fino al giorno prima condividevano la stessa base navale? Cannoneggiarsi da pochi metri di distanza? In sostanza la Russia non ha inviato nessun militare in Crimea, i militari erano già sul posto, per precedenti accordi che concedevano l'uso delle basi navali. Un poco come le basi nato attualmente presenti nel nostro paese ove convivono e collaborano militari di diverse nazioni. La situazione ricorda anche un poco il pasticcio dell'8 settembre 1943 italiano. Boh, a me pare che la russia abbia subito uno scacco e che abbia imboccato l'unica possibilità di uscita, ogni altra casella della scacchiera era impraticabile. Successivamente al colpo di stato non si poteva agire diversamente. Semmai è strano che i servizi segreti russi non siano riusciti a sventare preventivamente il colpo di stato ucraino.

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    2. Riflettendoci una situazione simile (per certi versi) si ebbe in seguito alla resa della francia durante la seconda guerra mondiale, quando la gran bretagna pretese con grande determinazione il disarmo delle navi francesi ormeggiate nei porti algerini, per il timore che in seguito alla capitolazione finissero per combattere sull'altro fronte.
      Si ebbero anche degli scontri fra marinai inglesi e francesi.
      La gran Bretagna restava però un paese pienamente coeso, con tutte le linee di comando funzionanti, al contrario dell'ucraina, in preda ad un colpo di stato. E nelle situazioni di confusione, chi resta coeso incamera tutto, navi e basi navali, russia o inghilterra che sia.

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  2. Un paio di mesi fa ho letto un libro di Augias intitolato "I segreti di Istanbul". Non è un saggio ma, a detta del'autore, un racconto con uno sguardo differente sulla città. Scrive anche della guerra di Crimea. Per quanto mi ricordi, dovrebbe essere questa la scusa (religiosa), ovvero la goccia che fece traboccare il vaso: nel 1851 cadeva la Pasqua nello stesso giorno sia per la Chiesa Cattolica che per quella Ortodossa. Entrambe si contendevano le celebrazioni nel Santo Sepolcro. Nessuna delle due cedette e il giorno di Pasqua arrivarono agli scontri fisici.

    Una volta cessata la guerra di Crimea, gli stati alleati dell'impero Ottomano istituirono una banca sovranazionale (mi pare proprio a Costantinopoli) atta a riscuotere i debiti di guerra contratti dal sultano. Un po' come la troika con la Grecia.

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  3. Post faziosamente russofilo ed inesatto in particolare questa valutazione sulla esposizione della crima suona ridicola"Ovviamente il ritorno della Crimea alla Russia (obrazovanje in russo) nel 2014 non è stato preso con troppo fair-play in Occidente e questo ha dato il via ad un’altra serie di guerre ibride, questa volta basate sulle sanzioni economiche. Il conflitto è ancora aperto e la piccola penisola di Crimea resta uno dei principali punti di attrito per l’equilibrio strategico mondiale. Oltre all’importanza del porto militare di Sebastopoli, la Crimea ha la caratteristica di far parte della Russia, ma nello stesso tempo di essere scollegata dal continente russo e pertanto di essere vulnerabile agli attacchi dal mare"...L'occidente attacca con missili che volano a dieci metri dal suolo non intercettabili...Sulla russofobia: consideriamo che i Russi non sono una nazione democratica, e conservano testate nucleari in larghissima parte inattive e senza le risorse per mantenerle in sicurezza da molteplici punti di vista...La nazione russa è storicamente paranoica e plagiata da un complesso di inferiorità tanto tecnico che culturale con l'occidente, con cui continua a volersi confrontare, invece che aprire, mettendo a rischio la sua stessa sopravvivenza..Storicamente anche in tempi recenti ha aperto conflitti guerreggiati con le nazioni satellite,vedi Europa dell'est; a questo si aggiunga che campa con i derivati dei combustibili fossili per buoni 2/3...Professore lei commette l'errore di considerare russi che conosce personalmente e non la paranoia dei suoi apparati dirigenti..DOPOTUTTO SE IL POPOLO VIENE MANTENUTO COI COMBUSTIBILI FOSSILI SIA L'ACUTEZZA DI SPIRITO CHE L'ANELITO DEMOCRATICO passano in secondo piano.

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    1. <>
      Divertente!!!! Probabilmente Napoleone e Hitler confidavano in questo senso di inferiorità tecnico e culturale !! Siccome però non c'è due senza tre, aspettiamoci un'ulteriore campagna di russia, ma non è cosa di cui rallegrarsi. Non fa bene allo spirito coltivare l'illusione di superiorità, che il sentimento sia della nazione o del singolo individuo, nemmeno se si rifugia nel bosco. Raccomando un bel viaggio fra le betulle, non può che far bene.

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    2. S.Antonio Abate si rifugiò nel deserto, proprio per sfuggire ai vergognosi eccidi che ancor prima di Costantino e del suo funesto editto, stavano accadendo ad Alessandria d'Egitto, tra pagani e (sigh) cosiddetti cristiani per l'accaparramento dell'8 per mille di allora. In questi eccidi fu trucidata da cristiani fondamentalisti la filosofessa stoica Ipazia. Purtroppo l'illusione o spirito di superiorità, detta anche superbia, ha permeato la cristianità, fenomeno ampiamente previsto da Gesù, che ha però suscitato tanti veri cristiani laici e non, per permettere al suo operato e alla sua parola di arrivare fino a noi e alla fine dei tempi.

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  4. la 3° guerra mondiale non è possibile perchè i fossili hanno già iniziato la parabola discendente. Una nucleare non la vuole nessuno, perchè la paura è movente molto più potente del ragionamento, anche se poi deve sfogarsi da qualche parte, normalmente su chi non si può difendere.

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  5. Sono abbastanza d'accordo con Fra, e qui non si tratta di essere "russofili" o "russofobi". Anzi: bisognerebbe superare la logica del dover per forza scegliere tra opposti schieramenti e sentirsi liberi di proporre interpretazioni alternative. Dall'articolo manca qualsiasi concezione di volontà popolare o autodeterminazione dei popoli, come se i territori passassero di mano solo ed esclusivamente per volontà delle grandi potenze. Non sempre è così. Soprattutto, essendo che i territori sono solitamente abitati da persone e non da pedine di Risiko, queste persone possono avere un ruolo nel decidere da che parte stare.
    Riguardo alla Crimea, l'articolo non nomina neanche i tatari, che erano la maggioranza della popolazione al tempo dell'annessione russa e anche dopo, che sono stati deportati in massa nel 1944 e continuano a lottare per i propri diritti e autonomia. Parlare di una Crimea "russa" (o "ucraina") ignorando i suoi abitanti di lunga data mi sembra un po' incompleto.
    Inoltre, la Crimea fu assegnata all'Ucraina dall'URRS citando come motivazione la vicinanza territoriale e i legami culturali ed economici. Per tornare indietro su una decisione simile ci vorrebbe almeno il consenso dei popoli e dei paesi coinvolti. Secondo la logica di questo articolo, invece, nel momento in cui in un paese confinante viene eletto o prende il potere un governo che non piace alla potenza vicina, questa ha diritto di invaderlo immediatamente. Con questa logica, diventa difficile evitare guerre. Preferisco la strada scozzese di un referendum d'indipendenza o quella cecoslovacca di una separazione consensuale.
    Mi dispiace leggere apologie imperalistiche (non esiste solo l'imperialismo occidentale, ma anche quello russo, cinese, ecc) su un blog che tratta di argomenti importanti come questo. Mi sembra che ultimamente non si possa essere critici delle politiche e dell'economia occidentale senza venir costretti a sorbirsi elogi di Putin a destra e a manca.

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    1. Cara Gaia, il mio post non voleva essere un'apologia dell'imperialismo in nessuna declinazione, occidentale o orientale che sia. E nemmeno un elogio per Putin che, fra i vari difetti ha quello di non aver capito nulla del cambiamento climatico e di credere che la Russia ne avrà effetti benefici. Era solo un tentativo di inquadrare la questione in un arco in pochino più ampio di quello che uno può capire dal rumore di fondo della stampa e della TV. Tutto quello che succede ha delle profonde ragioni storiche, che spesso ignoriamo (e ne subiamo le conseguenze). A proposito dei Tatari, è vero che qualche secolo fa erano la maggioranza in Crimea ma anche loro l'avevano occupata portandola via ad altri abitanti precedenti. Leggo su Wikipedia che la Crimea è passata nelle mani dei Cimmeri, degli Sciti, dei Sarmati, dei Bulgari, degli Unni, dei Goti, degli Alani, dei Kazari, dei Kipshacchi dell'Orda D'Oro mongola, degli Ottomani e probabilmente altri. Purtroppo queste migrazioni sono parte della storia umana e non sono normalmente reversibili. In ogni caso, dal punto di vista dei Tatari che ancora vivono in Crimea, che sia una regione amministrativa Ucraina o Russia non cambia niente o quasi. Dai dati disponibili, sembra che al referendum del 2014 la maggioranza dei Tatari ha votato per la riunificazione con la federazione Russa.

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    2. Per l'esattezza, secondo http://www.unz.com/akarlin/crimean-tatars-for-russi 1l 49% dei Tatari era a favore del ritorno alla Federazione Russa mentre il 26% per restare con l'Ukraina. I dati sono ovviamente molto incerti e soggetti a manipolazioni politiche, ma sembrano sensati. Come dicevo prima, non avrebbe molto senso per i Tatari della Crimea di preferire fortemente una delle due opzioni rispetto all'altra.

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    3. I Tatari di Crimea, come, forse i Csangò della Moldavia e forse anche i Gagauzi, dovrebbero essere i discendenti dei Qipchaq/Cumani/Polovzi.

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    4. Forse tutti nipotini di Conan il Barbaro!

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    5. Conan che era un cimmero,che fu il primo popolo conosciuto nella storia, ad abitare la Crimea. :)

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    6. Sì, è vero, quando si parla dei diritti dei popoli salta quasi sempre fuori che il popolo che li reclama discende da altri invasori... la questione è complicata. Per quanto mi riguarda, dopo qualche generazione gli "invasori" smettono di essere tali. Quello che gli europei hanno fatto ai nativi nord americani è atroce, ma nessuno adesso pensa di rimandare tutti i nordamericani di origine europea da dove sono venuti.
      Volevo solo sottolineare che le politiche di deportazioni e migrazioni (e carestie) di massa attuate dall'Unione Sovietica rendono problematico dire che questo o quel pezzo adesso "appartengono" alla Russia. Io avevo letto che i tatari avevano boicottato o erano stati invitati dai loro leader a boicottare il referendum, che è stato fatto in maniera frettolosa e poco chiara; non so che valore abbiano i sondaggi attuali per cui non mi esprimo oltre; ognuno è libero di approfondire. Quello che mi interessava era solo esprimere un punto di vista che uscisse dalla logica di scontro tra grandi potenze e basta.

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    7. Gli imperi sono come la morte e le tasse; uno non li vorrebbe, ma non li puoi ignorare

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  6. Esattamente di quali industrie disponeva il piemonte, nel 1860?

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    1. La storia economica dell'Italia pre-risorgimento non è molto facile da trovare sul Web. Ho qualcosa in forma cartacea, ma bisogna che lo ritrovi. Comunque, per non perdersi nei dettagli, una risposta alla tua domanda si trova su Wikipedia alla voce "Regno di Sardegna"


      L'industria estrattiva contava diverse miniere metallurgiche e minerali sparse in tutte le provincie del regno.[26] Nel 1835 i lavori delle industrie estrattive contavano circa ventimila addetti.[27] Nel solo Piemonte esistevano 40 fabbriche di carta, a cui si aggiungevano 4 in Savoia e 50 in Liguria.[28] Esistevano poi la raffineria di zucchero di Carignano, le manifatturiere di specchi e cristalli di Domodossola e quelle in Savoia, le filature di cotone a macchina e di seta in Piemonte, Liguria e Savoia; la “fabbrica d'armi” a Torino e un centinaio di lanifici.[28]

      Nel periodo della Repubblica Ligure napoleonica si sviluppò il cantiere navale di Foce, e le prime navi varate furono la fregata "L'Incorruptible" e il brick "Le Cyclope" (1804), a cui seguì la fregata “La Pomone”, varata nel marzo 1805[29]. Dopo l'annessione della Liguria al regno sabaudo ebbe inizio una nuova fase di sviluppo. Il cantiere, ampliato su parte dell'area del soppresso lazzaretto, si estendeva su circa 70.000 m² sulla sponda sinistra alla foce del Bisagno; di proprietà municipale, fu dato in gestione prima ai fratelli Westermann, poi ai fratelli Orlando, siciliani trapiantati a Genova. Durante la loro gestione, nel 1862, fu impostato l'avviso a elica "Vedetta", primo piroscafo militare con scafo in ferro costruito in Italia, varato nel 1866.[30]

      Nel 1853 poi venne inaugurata a Genova l'Ansaldo, in sostituzione della Taylor & Prandi, fondata nel 1842 e fallita per difficoltà finanziarie.

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    2. A parte Wikipedia, un buon libro che spiega la faccenda si intitola:
      "Senza carbone nell'età del vapore. Gli inizi ell'industrializzazione italiana," di Carlo Bardini. Non è molto noto, ma è una storia interessantissima che vale la pena di leggere.


      https://www.ibs.it/senza-carbone-nell-eta-del-libro-carlo-bardini/e/9788842494355

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  7. Interessantissimo.
    Condivido col prof. Bardi la considerazione che fosse proprio la Guerra di Crimea, a scatenare gli eventi internazionali che portarono alla conquista delle Due Sicilie.
    Il filorussismo di Ferdinando II di Borbone, in contrapposizione allo strapotere britannico, non poteva funzionare in quanto la Russia non disponeva di una flotta pari a quella britannica.
    In sostanza, l’ostilità antibritannica di Ferdinando II, nobilissima sul piano dei principi, ma inattuabile per via del potere britannico sul Mediterraneo, fu la vera causa del crollo delle Due Sicilie.

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  8. http://www.globalresearch.ca/trumps-plan-finally-becomes-clear-war-is-good-for-business/5590451
    Mah, se si segue la traccia dei dollari si arriva sempre al Medio Oriente, con ingenti vendite di armi convenzionali all'Arabia Saudita da parte degli Stati Uniti.
    Per il momento non sembra esserci la volontà di uno scontro diretto Usa Russia.
    E si spera che a nessuno venga in mente di usare le nuove bombe nucleari antibunker B 61-12 che in teoria potrebbero assestare il "first strike" agli arsenali nemici.
    Intanto però ce le troviamo in casa
    http://www.globalresearch.ca/escalation-nucleare-nella-penisola-italiana-testata-la-bomba-b61-12/5585699

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    1. per bilanciare le b 61-12 Putin sposta i lanciatori mobili su gomma e fa trapelare i piani del siluro nucleare.

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  9. sinceramente penso questo (non so se corretto.. è una mia ricostruzione): é vero che i politici parlano al popolo di "buoni e cattivi" ma secondo me dietro alle dichiarazioni ed ai principi quasi sempre si celano interessi, geopolitici ed economici.
    Nel 1850 cominciava l'epopea della potenza britannica, dominatrice incontrastata dei mari ed arbitro tra le potenze europee. Timorosa di un risorgimento della potenza francese se la teneva vicina vicina compartecipando a Suez e stringendo accordi che avrebbero portato alla Entente Cordiale. Andava invece in attrito con Russia e la flotta a San Pietroburgo. E Austria che costruiva la flotta a Trieste e Fiume e Trieste veniva convertito allora uno dei porti commerciali più avanzati al mondo (Revoltella poi nominato barone ne aveva capito la posizione strategica con Trieste come porto naturale di Suez) . Nel frattempo però favoriva la riunificazione di Germania e Italia in senso anti-russo e anti-austriaco (e anche per bloccare lo strapotere francese). Nota: stato dell Chiesa e Regno di Due Sicilie erano alleati austriaci
    La guerra di crimea credo aveva lo scopo principale di impedire alla russia la creazione di una flotta a sud. Come l'effetto della prima guerra mondiale è stato di eliminare l'accesso del Centro Europa al mediterraneo. (ma poi il Fascismo ha pensato di sostituirsi all'Austria cambiando alleanze e ricreando l'accesso sud al Centro Europa)

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