Benvenuti nell'era dei ritorni decrescenti


venerdì 31 marzo 2017

Vita su Marte? Ma a noi cosa ce ne importa?


Vi segnalo un articolo di Pietro Cambi che va contro tutte le regole del Web che dicono di non pubblicare niente sopra le 1000 parole sui blog. Questa invece è una discussione approfondita sulla possibilità che sia esistita vita su Marte in tempi remoti. Sostiene Cambi che un'analisi dettagliata della storia geologica di Marte implica quasi certamente l'esistenza di vita sul pianeta - e anche vita abbondante - in tempi remoti. 

Direte voi, elfetti del bosco, cosa ce ne frega a noi della vita su Marte? L'importante non è piuttosto uscire dall'Euro e cacciare via gli immigrati? 
Certo, certo.... ma c'è un problemetto che si chiama il "Gaian Bottleneck" che ha a che vedere con la resilienza dell'ecosistema. Dategli una perturbazione sufficientemente forte, è il sistema esce dalla zona abitabile e viene sterilizzato. Questo è male per gli sterilizzati. 
Il bello della faccenda è che non sappiamo bene quanto sia resiliente il sistema Terra e se la perturbazione che stiamo creando con le emissioni di gas serra è sufficiente per buttarlo fuori dalla zona abitabile. Per quanto ne sappiamo, potrebbe esserlo. E' una domandina molto interessante che ha a che vedere con l'evoluzione dei pianeti rocciosi, i feedback abiotici, e molte altre cosette. Ha anche a che fare, e parecchio, con la nostra comprensione della vita su Marte in tempi remoti.  Tutta la faccenda viene discussa in dettaglio in un articolo interessantissimo di Aditya Chopra e Charles Lineweaver pubblicato su Astrobiology, 16, 2016, 7 (è dietro un paywall, se volete una copia, scrivetemi)

Quindi, elfetti cari, se certe interpretazioni sono vere, la faccenda del riscaldamento globale potrebbe rivelarsi un tantinello più drammatica di quanto non sembrebbe. Ma non vi preoccupate: ci sono tanti pianeti nella galassia e sicuramente ce ne sono di abitati oltre al nostro. Uno più, uno meno.... 






12 commenti:

  1. L'articolo in questione afferma che se la vita ebbe mai inizio su un certo pianeta, con molta probabilità non sarebbe riuscita ad evolversi perchè le mutevoli variazioni ambientali non lo avrebbero permesso.Solo una serie assai fortuita di eventi permetterebbe forme di vita complesse come quelle a noi note. E aggiungo io, le poche civiltà che riescono a raggiungere un certo livello tecnologico sono anch'esse fragilissime e destinate in breve tempo a scomparire.
    Per come la vedono gli autori dell'ANU, la maggior parte dei pianeti della nostra galassia (rimaniamo in ambito locale) ospiterebbe al massimo organismi ai primi stadi della scala evolutiva, sempre in bilico tra estinzione e sopravvivenza.
    Le loro conclusioni spiegherebbero, seppure in modo semplificato, l'esistenza del paradosso di Fermi. E darebbero nuova linfa alle varie sette creazioniste e pure a quella sulla sponda destra del Tevere, che credono ancora in un Dio benevolo e protettore.

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  2. L'articolo è molto interessante; andrebbe sviluppato in collegamento con competenze biologiche, visto che i batteri che sulla Terra producono metano sono probabilmente molto simili se non identici a quelli marziani dei tempi che furono, intendo per descrivere meglio le ere passate del pianeta rosso.Prendersela con gli immigrati non risolve il problema, accogliere gli irregolari od i migranti economici e non temporanei per guerra fra l'altro senza che sia possibile neppure trovare una base legale per farlo tafazziano: quindi sì, risbarcare con chiatte militari un milione o più di irregolari sulle sponde più desertiche del mare nostrum è una delle 7-8 emergenze di oggi e di ieri...Chi ha ancora lo stipendio garantito ha la tendenza a non comprendere la parte almeno altrettanto importante del paese che lo stipendio garantito non ce l'ha...Poi da questo autunno comincia il redde rationem per tutti.

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  3. La vita è praticamente indistruttibile e capace di adattarsi alle condizioni più estreme. La Terra diventerà inabitabile e sterilizzata tra un miliardo di anni a causa del Sole che nel frattempo avrà raggiunto una luminosità molto maggiore di oggi arroventando il nostro bel pianeta. Questo secondo le ultime teorie. Ma noi homo sapiens saremo scomparsi tanto, tanto tempo prima, riscaldamento globale o no. Anzi può essere che questo favorisca alla lunga l'emergere di qualche altra specie che ci soppianti gradatamente. Ma rendere inabitabile il pianeta, proprio mi sembra un'esagerazione. Magari per noi, ma il nostro successo evolutivo è insito proprio nella nostra capacità di adattamento ambientale. Anche se forse ci attende un ambiente infernale.

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    1. "Anche se forse ci attende un ambiente infernale."

      A parte che la maggior parte dell'uminita' vive gia' da secoli in un ambiente "infernale": la tecnologia e il lavoro ha reso abitabili, e abitate in quantita', zone che altrimenti sarebbero del tutto inadatte alla vita umana quantomeno per una congrua frazione dell'anno e a cosi' tanta gente. A volte l'occchio della fantasia ci fa guardare all'"altro" con terrore, e non ci accorgiamo del qui ed ora in cui viviamo abitualmente. Abitualmente, appunto: tutto cio' a cui siamo abituati ci sembra normale, e magari anche meritevole di essere conservato a tutti i costi.

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  4. L'entità della perturbazione sufficiente a sconfiggere la resilienza del nostro pianeta richiede un determinato consumo di combustibili fossili, sotto tale soglia possiamo preoccuparci di altre cose...

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    1. @ Flaminio Ranzato,

      La prego di perdonare la mia ignoranza ma... questa soglia di consumo di combustibili fossili quale sarebbe?

      AB

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    2. La terra ha atraversato periodi con CO2 oltre i 2000 ppm. E non erano nemmeno periodi particolarmente turbolenti. Il punto non e'che finisce la vita sulla terrra, il vero problema e' che a noi non piace affatto dover lasciare buona parte delle comodita' che abbiamo e adeguarci ai cambiamenti che ci spingono fuori dal calduccio confortevole di casa nostra.
      La vita sulla Terra non e' affatto in pericolo, ne' lo sara' per centinaia di milioni di anni. Nemmeno la nosra come specie, suppongo, lo sara' per decine di milioni di anni.
      E' solo il nostro stile di vita e la nostra fragile psiche di uomini "moderni" che finira' in briciole. Ma a questo penso che sopravviveremo alla grande, salvo qualche piagnisteo.

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  5. Un pò fuori tema, ma poi neppure tanto.
    Trovato adesso:

    http://www.quotidianocanavese.it/politica/elezioni-nasce-la-lista-dei-profughi-si-candidano-a-sindaco-a-favria-castellamonte-caselle-e-mappano-11628

    Complotto o non complotto è nell'ordine naturale delle cose che succeda.
    Specialmente in un ambiente degradato, quando arriva una specie nuova, generalista e competitiva.
    Tutti contenti?

    Guido

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  6. rimaniamo coi piedi per terra: CO2 a Mauna Loa 409,39 ppm.

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    1. http://www.meteogiornale.it/notizia/46821-1-marte-deserto-arido-ecco-come-si-e-persa-atmosfera
      in effetti ho sempre pensato la fine del mondo come un soffocamento: potrebbe essere la perturbazione del prof. In fondo basterebbe anche una piccola perdita dell'atmosfera e addio sogni di gloria.

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  7. http://www.lescienze.it/news/2017/04/03/news/atmosfera_marte_vento_solare-3479211/
    A quanto pare sembra ci sia di mezzo il sole.
    Angelo

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