Benvenuti nell'era dei ritorni decrescenti


domenica 12 marzo 2017

Una narrativa per domani


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Ci siamo smarriti

Per visitare una città od una regione sconosciuta abbiamo bisogno di una mappa.   Se non l’abbiamo, o se non corrisponde a ciò che troviamo, siamo giustamente in ansia.   In molti casi, la faccenda può prendere una piega decisamente pericolosa.

Per esplorare con serenità il futuro immediato, cioè le cose che ci capitano di giorno in giorno, abbiamo ugualmente bisogno di una mappa.   Cioè di un sistema organico e coerente di idee che descrivono come è fatto il mondo e come funziona.

Di fatto oggi ci troviamo perduti in un deserto narrativo.   La fede nel progresso vacilla sempre di più sotto i colpi della realtà, ma le uniche alternative che finora si vedono sull’orizzonte sono perfino peggio. Spaziano infatti da reinvenzioni più o meno feroci di religioni tradizionali, a rigurgiti di ideologie che già hanno devastato il mondo.   In tutti i casi abbiamo un elemento comune: il focus è sulla brama di vendetta, piuttosto che sulle cose da fare per mitigare gli effetti nefasti dello scontro con i Limiti dello  Crescita globale.   Insomma, ciò che per ora emerge sono idee che hanno l’effetto di peggiorare ulteriormente i danni già fatti dal mito del progresso.   E non si tratta di una affermazione gratuita, abbiamo il riscontro sperimentale.  Per esempio in parecchi paesi arabi, dove al venire al pettine di nodi maturati nei 50 anni scorsi (crescita demografica, esaurimento delle risorse, degrado ambientale, pessimi governi, peggioramento del clima, erosione, ecc.) una percentuale sufficiente di persone ha risposto con un equivalente prosaico del biblico “Muoia Sansone con tutti i Filistei” ed i risultati sono nelle cronache internazionali.

Ciò è doloroso, ma tutt’altro che strano.  Strano, casomai, è che dopo decenni che si parla di queste cose, ancora non si veda sull’orizzonte un mito fondante capace di sostituire quello morente in modo efficace e funzionale.   Insomma, una narrativa alternativa a quella del progresso abbastanza potente da indurre una fetta consistente di umanità a reagire alle difficoltà crescenti in modo costruttivo anziché distruttivo.

Alcuni tentativi, a dire il vero ci sono stati.   Fra gli altri, possiamo ricordare la cosiddetta “ecologia profonda” (primi anni ’70) che si basava su di una sintesi fra dati scientifici e sentimenti potenti.   In parte mediati dal romanticismo europeo ed in parte da culture arcaiche.   Ma si tratta di fenomeni di ultra-nicchia, del tutto incapaci di influenzare l’evoluzione della cultura popolare.

Forse il fallimento di questo ed altri tentativi simili è dipeso proprio dal fatto che la distanza fra la mitologia proposta e quella corrente era troppo grande.   Del resto, se diamo uno sguardo al passato, le nuove religioni hanno spesso impiegato secoli per affermarsi, specialmente quando non potevano contare su di un’indiscussa superiorità militare ed una precisa volontà di conversione massiccia dei vinti.

Forse l’esempio che ci riguarda più da vicino è quello del Cristianesimo.   Nato in Palestina come riforma radicale dell’ebraismo di allora, per oltre due secoli è rimasto un fenomeno marginale nel panorama culturale dell’Impero Romano, prima di diventare oggetto di persecuzioni e quindi religione di stato.  Dunque un lungo periodo in cui si è evoluto, assorbendo e riadattando buona parte del patrimonio culturale della civiltà romana.

L’odierna mitologia del progresso, in entrambi i suoi filoni principali, quello socialista e quello capitalista, è nata nel grembo del cristianesimo e ne ha ereditato alcuni degli elementi fondanti come l’attesa messianica per una “fine dei tempi” trionfale ed una visione lineare della storia.   Anzi, è stato proprio questo retaggio che ha permesso alla nuova fede di stratificarsi sopra i culti precedenti, spesso senza neppure il bisogno di sostituirli formalmente.

Due esempi 

Dunque, tornando a noi, adesso che la resa dei conti è cominciata e si protrarrà per almeno un paio di secoli, abbiamo assoluto ed urgentissimo bisogno di una narrativa che ci aiuti, anziché aggiungere danno al malanno.   Ma non può essere troppo diversa da quella finora corrente, altrimenti non sarà accettata, come già è accaduto al citato tentativo della “Deep Ecology” e ad altri simili.
Senza volermi inventare teologo, mi pare che abbiamo sottomano diverse opzioni, potenzialmente idonee alla bisogna.   In Europa, ne abbiamo almeno due profondamente radicate nella nostra tradizione.   Più altre di non recente importazione, parimenti promettenti.

La prima è proprio il Cristianesimo.   E’ vero che, almeno nella variante cattolica, contiene nella sua struttura alcuni elementi estremamente problematici, primo fra tutti il rifiuto dogmatico della sovrappopolazione come dato di fatto e, quindi, di tutte le conseguenze relative.    Tuttavia il Cristianesimo contiene anche elementi preziosi per il contesto qui in discussione.   In particolare, mi riferisco alla mistica del peccato-penitenza-redenzione.

Passata in secondo piano nei decenni in cui il “progressismo” dominava il pensiero anche dei cristiani, e mal vista da molti fedeli, proprio questa mistica credo sia invece un punto molto qualificante per il futuro.   Negli anni a venire, quasi tutti noi ci dovremo rassegnare ad essere più poveri, a morire prima del previsto, a combattere per difenderci e molto altro ancora.   Un’insieme di cose dolorose che saremo in grado di tollerare senza il rischio di impazzire solo se saremo in grado di vedervi un significato ed una speranza.   Esattamente ciò che ci può dare la mistica dell’espiazione.

Fra l’altro, il concetto che nuocere alla Biosfera possa essere peccaminoso traspare già nell’enciclica “laudato si”; è un buon inizio.   Essere in grado di interpretare le calamità che attraverseremo come un cammino di redenzione potrebbe aiutarci molto e, quindi, anche facilitare l’elaborazione di stili di vita e modelli mentali in equilibrio dinamico con ciò che resta della Biosfera.   Qualcosa che potrebbe facilitare l’effettivo raggiungimento di un “nuovo mondo” assai più scomodo dell’attuale, ma migliore di quello che altrimenti rischia di essere.   Non bisogna sottovalutare la potenza del mito nel modellare la realtà.

La seconda mitologia cui sto pensando è proprio una variante del mito progressista: il socialismo.   Anche se alcuni dei suoi elementi basilari sono derivati dal cristianesimo, la sua narrativa è diversa su molti punti fondamentali, a cominciare dal fatto di essere una fede atea.  Praticabile quindi per quanti rifiutano l’ipotesi dell’esistenza di una o più divinità.  Nato nel cuore della rivoluzione industriale europea come alternativa ai movimenti populisti, si è dimostrato molto meno efficiente del capitalismo nel gestire la fase di crescita della civiltà industriale.  I Paesi socialisti hanno tutti consumato altrettanto o più dei quelli capitalisti, assicurando però alla gente un tenore di vita assai inferiore ed un grado di libertà molto più ridotto.

Tuttavia, il mito socialista contiene alcuni elementi che, se non hanno funzionato in fase crescente, potrebbero invece essere molto funzionali in fase di decrescita. In particolare, l’enfasi posta sul primato della comunità sull’individuo che può essere un formidabile strumento di coercizione, ma che può anche essere un altrettanto formidabile strumento per rendere accettabili sacrifici inevitabili.   Parimenti l’egualitarismo.   Ad esempio, è probabilmente vero quel che dicono gli economisti: che tagliare i redditi dei pochissimi super-ricchi non avrebbe un impatto sensibile sui bilanci statali in dissesto.   Ma è altrettanto vero che un simile taglio avrebbe invece un’importanza politica immensa, in quanto renderebbe la maggioranza della gente molto più disponibile ad accettare a sua volta tagli dolorosi.

Esistono anche altre narrative già ampiamente diffuse che potrebbero fornirci il supporto necessario, ma ci sono dei limiti di spazio da rispettare.

Una narrativa per il domani

In conclusione, penso che l’eredità culturale recente ci metta a disposizione parecchi modelli mentali adattabili all’estremo bisogno in cui siamo adesso.   Per limitarsi ai due esempi citati, il Cristianesimo, a condizione che riesca a superare il tabu sulla sovrappopolazione, ed il socialismo, a condizione che riesca a sopravvivere alla fine del progresso. Due cose forse possibili, ma estremamente difficili.

Per quanto riguarda il Cristianesimo, rispetto al tabu natalista ci sono delle differenze fra le varie chiese. In particolare, quella Cattolica ne discusse ampiamente durante il Concilio Vaticano II su istanza dei vescovi asiatici che premevano per un’apertura formale alla contraccezione. Ma fu deciso di non farne di nulla, principalmente per non mettere a repentaglio il dogma dell’Infallibilità del Papa. Ci sono tuttavia anche altri fattori più profondi.   Fra gli altri, accettare formalmente la contraccezione richiederebbe di elaborare un diverso rapporto spirituale con la sessualità e con gli istinti vitali dell’uomo. Per non parlare di altri tabu oggi anche più rilevanti nell’Europa odierna. In particolare, quello sull’accanimento terapeutico e la morte che avrà pesantissime ricadute sociali ed economiche nella lunga fase di necessario decremento demografico.

Per quanto riguarda il socialismo, rinunciare all’utopia del progresso significherebbe mettere in discussione il fondamento stesso dell’intera ideologia. Un’operazione che rischierebbe di annientare il poco che ne resta, ma che potrebbe anche farne una vera scialuppa di salvataggio mentale per molti.  In fondo, il socialismo reale non lo ha inventato Carlo Marx.   In un qualunque esercito moderno ci sono ruoli chiari e disciplina ferrea, ma il generale non è il padrone dei panzer ed è un servitore dello Stato esattamente come i suoi soldati.
 Il suo rango è reso riconoscibile da simboli che gli conferiscono grande prestigio sociale, mentre il suo stipendio può anche essere modesto.
La prima cosa che insegnano alla scuola ufficiali è che, se vuoi avere la fiducia dei tuoi uomini, devi fargli capire che ci tieni a loro, anche quando gli ordini di andare a morire.   Ci sono metodi consolidati per farlo e funzionano. Spesso costano la vita agli ufficiali, la cui mortalità è percentualmente sempre più alta di quella della truppa, ma è così che funziona.

In ultima analisi, quando una società è in crisi profonda, il modo spesso più efficace di gestire la situazione è proprio quello militare: gente ordinata e disciplinata, razionamento del necessario, eliminazione del superfluo, estrema solidarietà interna al gruppo.  Parimenti forte aggressività verso chi costituisce una minaccia, anche solo potenziale.  E’ così che funzionano i reparti al fronte ed è di qualcosa del genere che, temo, avremo presto bisogno.

Insomma, ci sono delle alternative sia allo stare seduti a frignare sui bei tempi andati, sia al consegnarci legati mani e piedi a dei dittatori in erba. Ce la faremo a praticarle?



63 commenti:

  1. No. Te lo dico già io. Quindi resta solo cercare di operare una transizione verso le rinnovabili più rapida possibile e poi aspettare e vedere che succede. Magari a un certo punto, forzati dagli eventi, diventiamo tutti cattocomunisti (...ma non lo siamo già stati? ;-)

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    1. Lo siamo già stati e non ha funzionato. Forse perché abbiamo mischiato il diavolo con l'acqua santa senza studiare in cosa l'uno e l'altra potevano funzionare ed in cosa no. Del resto, la verifica delle nostre mitologie con la realtà è appena cominciata. Abbiamo bisogno di tempo e di schiaffi per aggiornare la narrativa (forse).

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  2. Salve; il problema principale del cristianesimo a mio avviso non è il tabù sulla sovrappopolazione, che poi nello sviluppo post viene fatto coincidere col problema del controllo delle nascite( prospettiva secondo me inesatta per di più di metà oggi, stante il peak everything sempre più presente e le analisi su una medicina sostenibile molto preoccupanti) ma la sua concezione del tempo lineare e prospettiva antropocentrica. Ernst Renan,famoso teologo e filosofo, promosse la famosa locuzione sui monoteismi come religioni del deserto, ( e propense all'estensione del deserto) ormai più di un secolo fa: il monoteismo non appartiene alla verde Europa ed una religione del resentissement delle popolazioni che abitano le terre più povere di acqua e di risorse naturali. Come sostiene più recentemente l'immenso e preparatissimo Alain De Benoist, L'Europa è intrinsecamente pagana. Il socialismo, come parzialmente evidenziato anche nel post, è un figlio ultimo e bastardo del cristianesimo : togliamogli l'antropocentrismo, la concezione lineare del tempo , l'aspirazione mondialista e la tendenza innata storicamente a sopravvivere grazie agli appetiti del proletariato fatti intravedere dall'uso massiccio dei combustibili fossili e potrebbe essere una via percorribile...QCerto però che del socialismo non avrebbe più niente ed assomiglierebbe molto di più ad una morale di comunità delle nostre comunità agricole resilienti, quindi in genere quelle con autosufficienza alimentare e dei prodotti tipiche della mezzadria, molto meno quelle del latifondo, tipiche dei nostri "contadi" agricoli di 200 anni fa...
    Ringrazio ancora per lo spazio concesso ma come è chiaro rilevo una trama un po grossier del post... Alcuni estratti del mio saggio sul bosco che prova a delineare una morale di comunità sostenibile a modello del bosco : "Nel bosco si va a respirare arabeschi di luce. Nel bosco, finalmente soli, ci si ricorda di essere una vita fra tante. Nel bosco siamo soli ma non con noi stessi: siamo gli unici e totali rappresentanti dell'uomo. Il miracolo si ripete ogni volta che arrischiamo entrare, alla ricerca di qualcosa che intuiamo poter avere un senso fondante e nascosto, come la comunità rizomatica del bosco, destinata a pulsare e schiudersi ad ogni nuova stagione." "Tornare al bosco significa accettare di far parte di una comunità più grande, e cercare di vedersi da una certa distanza immerso nel ciclo delle generazioni. Quando la morale dell'individuo non può più regolare un mondo sovrappopolato ed iper-sfruttato, dove il bosco è stato soppiantato da una agricoltura spesso insostenibile "
    Per chi fosse interessato domani lunedì 13 marzo l'ebook è scaricabile gratuitamente.
    https://www.amazon.it/dp/B06WRV1ZHH

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    1. Interessanti le tue osservazioni che in buona parte condivido. Al netto del fatto che le "religioni del deserto" sono nate quando nei loro luoghi d'origine il deserto non c'era. Grazie anche del link, ma non mi permette di scaricare il libro che vorrei leggere, bensì di fare un abbonamento gratis per un mese e poi a 10 € mensili per leggere un sacco di cose.

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    2. Salve grazie oggi 13 marzo l'ebook è gratuito.

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    3. S.Francesco non la vedeva in questo modo.
      La sua esistenza era ben integrata nella biosfera.
      Una parte del suo orto doveva essere lasciata a disposizione della natura.
      S.Francesco sarebbe il patrono d'Italia ma l'avidità ha preso il spravvento.

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  3. Un post del genere dimostra che sei una persona disturbata e soprattutto pericolosa. Abbiamo giusto bisogno di un messia.

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    1. è già venuto, ma non è mai stato granchè seguito, perchè il suo Regno non è di questo mondo. Siamo tutti dei Pilati, ma non potrebbe essere diversamente. Lo spirito non si può liberare totalmente dalla pesantezza della carne. Socialismo per essere una ideologia solo umana e cristianesimo per difetto di Spirito Santo non si sono dimostrati all'altezza del compito di costruire società giuste, ma non poteva essere diversamente, proprio perchè hanno seguito logiche umane. Difatti la logica stessa della sovrappopolazione è solo umana e viene dall'istinto carnale della conservazione. Sono convinto che se i figli fossero generati per dono di amore, invece che per soddisfare interessi e istinti, tutt'altro che spirituali, non avremmo certo questo problema.

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    2. E' già venuto e i Romani, essendo gente pratica, l'hanno inchiodato alla croce. I suoi discepoli però hanno edificato una delle religioni più professate del mondo e una delle organizzazioni gerarchiche più longeve e potenti. Trecento anni dopo la morte del messia sulla croce, l'imperatore Costantino faceva mettere il nome del cristo sugli scudi dei suoi soldati. Un anno dopo con un editto ufficializzava il cristianesimo all'interno dell'Impero.

      Quindi anche tu, "mago" sei uno svitato che vive a Paperopoli e potenzialmente pericoloso.

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    3. Un dettaglio: Ponzio Pilato fece di tutto per salvare la pelle a Gesù, tanto che per alcuni secoli fu venerato come uno dei principali santi della cristianità. Fino a Costantino, per l'appunto, poi i cristiani passarono da perseguitati e persecutori e molte cose cambiarono. Comunque, furono Kaifa e soci a volerlo imbullettare a tutti i costi e Pilato li accontentò per evitare una sommossa. Alla fine, lui era lì per mantenere l'ordine pubblico e riscuotere le tasse, non per immischiarsi di riforme religiose.
      Un secondo dettaglio: non esiste e non è mai esistito un uomo che non abbia utilizzato un modello mentale per leggere la realtà e decidere il da farsi. Puoi chiamarlo come vuoi e puoi esserne cosciente o meno, ma comunque se sei umano osservi il mondo attraverso la lente più o meno deformante delle tue idee. Però è vero che questo ci rende pericolosi e le condizioni attuali del mondo mi pare che lo dimostrino ampiamente.

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    4. Quel messia parlava di umiltà e purtroppo per te avvertiva che chiunque si fosse permesso di dare dello svitato a un altro sarebbe finito all'inferno, mi pare, o comunque molto male. Che poi le cose sia andate male nel cristianesimo l'avevo già detto io, ma si vede che ti è sfuggito, allora te lo ripeto più chiaramente: chiunque fa qualcosa senza lo Spirito Santo, lo fa in nome suo e del diavolo; che sia il papa o il più disgraziato degli uomini, non fa differenza.

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    5. Pero' ricordiamoci mago che tutto cio' e' ricorsivo: anche l'invito all'umilta' dev'essere fatto con umilta', e minacciare inferni non rientra nella casistica.
      E adesso mandami pure all'inferno, comincio a pensare, come nella barzelletta, che ci si sta meglio. :)

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    6. tu non ci credi, però se solo consideri che vivere in eterno nell'odio, non è un bel destino, faresti di tutto per evitarlo. L'inferno non è una barzelletta, come pensi. Ti prego, fa di tutto per evitarlo.

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    7. "vivere in eterno nell'odio"

      Diciamo che parrebbe che nella vita corrente di cui abbiamo esperienza diretta ci stiamo preparando molto bene, all'odio eterno!
      Ma d'altra parte saprai meglio di me che definire il bene automaticamente definisce, e in un certo senso crea, il male. E viceversa. Uno non puo' esistere senza l'altro. Quando si definisce qualcosa, qualsiasi cosa, si definisce automaticamente anche la sua negazione, il suo contrario. Quindi dovremmo camminare con passo molto lieve su queste cose (cioe' con grande umilta'), perche' e' un campo minato.

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    8. la definizione, il limite tra il bene e del male è ben espresso nei Vangeli, dei quali la Valtorta, ispirata da Gesù stesso, ha dato ampie delucidazioni. Diciamo che si completano a vicenda. Senza è facile a noi e a satana confondere i concetti e prepararci un'eternità di dolore e odio. Hai ancora la possibilità di evitare l'inferno, dal quale noi poveri omuncoli non ci possiamo emendare con le nostre sole capacità, ma, come dice Gesù:" Ciò che è impossibile agli uomini, è possibile a Dio." Il decalogo è lì che ci aspetta, basta avere un pò di BUONA, ripeto BUONA volontà.

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  4. Se si comincia a parlare di decremento demografico alle masse e ad attuare le politiche sociali per realizzarlo in tempi brevi, tutto il resto in funzione del collasso dolce della civiltà (perché collasserà senza ombra di dubbio) è possibile. Diversamente Mad max sarà la realtà futura più credibile per tutti.

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    1. Mi tocca citare una intervista che ho visto del compagno D'Alema in cui il Nostro sosteneva che, una volta accantonata l'idea della Rivoluzione marxista-leninista, gli pareva sensato (causare) il tracollo della "civiltà occidentale", perché per avere il Rinascimento è stato necessario il tracollo della "civiltà romana". Il compagno D'Alema pensa due cose:
      1. per costruire il "Mondo Nuovo" devi prima fare tabula rasa di quello che esiste e di quello che è esistito. Nel primo caso smantellando cose e persone, nel secondo riscrivendo dove necessario, cancellando il resto.
      2. il (suo) fine giustifica i (suoi) mezzi e i costi (degli altri), anche se significa il genocidio o mille anni di Medio Evo.

      Si tratta di quel tipo di profeti che lavorano per fare avverare le proprie profezie. Ecco, questo blog è uguale, "perché collasserà senza ombra di dubbio", d'accordo, visto che ci stiamo mettendo tutto l'impegno e l'entusiasmo possibile.

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    2. D'Alema in versione profeta mi mancava. Potrei esprimere delle opinioni personali sul soggetto, ma sono un ospite e me ne astengo.

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    3. @ Lorenzo

      Lei dice che "Questo blog è uguale (a chi lavora per far avverare le proprie profezie) perché ci stiamo mettendo tutto l'entusiasmo possibile (per far si che ci sia il collasso)". Quanto da lei detto mi fa sospettare che lei abbia le idee un po' confuse.

      Non mi ricordo di avere mai letto in questo blog un solo post che facesse il tifo per il collasso. Ma diverse volte è stato fatto notare che il nostro modello di sviluppo (il nostro modo di stare al mondo) è basato sostanzialmente su due presupposti:

      1) La crescita infinita: ogni anno bisogna produrre e consumare più di quanto si sia prodotto e consumato l'anno precedente.

      2) Buona parte delle nostre attività (industria, trasporti, agricoltura, ecc) è basata sui combustibili fossili. Che sono una risorsa non rinnovabile e quindi non infinita.

      Perciò qualsiasi persona normalmente dotata di buon senso ariva a capire che il BAU è fisicamente illogico e insostenibile. Se lei legge un post che parla del picco del petrolio, dell'esaurimento dell'uranio, dell'eccessivo sfruttamento delle falde acquifere, o della pesca eccessiva, non è che si sta "facendo il tifo" per il collasso. Si sta semplicemente cercando di far capire che il BAU è insostenibile e bisogna cercare di vivere in un altro modo.

      Io pensavo che ormai questo concetto fosse chiaro e i vari post che parlano di esaurimento delle risorse fossero ormai inutili perchè ridondanti, ma poi arrivano commenti come il suo che mi riportano alla realtà: ci sono persone come lei che ancora non hanno capito. E se non avete capito fino ad ora...

      AB

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    4. Sono, ormai, più di 40 anni che cerco di far capire a chi conosco o frequento, che il cammino che abbiamo intrapreso, con l'industrializzazione ed il conseguente consumismo, ci avrebbe portato ad una brutta fine. L'antropizzazione è una conseguenza di questo falso benessere, l'urbanizzazione è un cancro, pronto ad esplodere con tutte le conseguenze immaginabili. Fate l'amore, non fate figli o perderemo la guerra

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  5. "Non solo la vita non ha bisogno dello speciale intervento di un Dio creatore, ma è l'espressione emergente, naturale, di una creatività ordinaria nell'universo"
    "La vita è emersa nell'universo senza richiedere l'intervento speciale di un Dio creatore. Poichè si ritiene sacra la vita, la reinvenzione del sacro và intesa come creatività della natura."
    "I preadattamenti darwiniani sono un tipo radicalmente nuovo di creatività impredicibile nell'evoluzione della biosfera. Sono parzialmente senza leggi. La ragione non ci può fare da guida per prevedere il futuro. Mancano le regolarità. Qui si fonda il sacro."
    "Scatenando l'enorme estinzione che accompagna la nostra impronta ecologica globale, stiamo distruggendo la creatività della biosfera, che giustamente dovremmo venerare".
    Stuart Kauffman: "Reinventare il sacro".
    "Homo technicus evolverà in una miriade di specie intelligenti diverse, ognuna con la sua nicchia ecologica in una biosfera totalmente nuova, tanto diversa da quella odierna quanto questa è diversa dall'oceano primordiale"
    Pedro Domingos: "L'Algoritmo Definitivo"
    Ecco, una sventagliata di citazioni, giusto per confondere le idee.
    Angelo

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    1. Grazie. Su ognua ci sarebbe da scrivere un articolo.

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  6. E' saggio porsi il problema, ma temo che non vi sarà una "lenta decrescita", ci sarà l'annientamento di almeno 2/3 della popolazione in 30 anni e POI una naturale decrescita. La guerra è all'orizzonte, o sono io che ho le traveggole?

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    1. Io ritengo più probabile un crescendo rossiniano di conflitti locali e civili, ma staremo a vedere. Sperando di sbagliare entrambi.

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    2. stanno parlando di una possibile guerra nucleare tra Pakistan e India: previsti un mld di morti. Un bel calo da 7,5 mld di umani a 6,5 mld.

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  7. Difficile trovare (oggi) una "narrativa" dalla valenza (almeno potenzialmente) globale: una via potrebbe essere quella, già proposta anni fa senza eccessiva fortuna da alcuni pensatori, di una "fecondazione incrociata" tra (il meglio del) Liberalismo e (il meglio del) Socialismo come via via emersi dal Secolo dei Lumi ad oggi, accompagnata dalla progressiva implementazione di un'equilibrata 'steady-state economy', ma sono consapevole dell'ampio "gap" tra dimensione teorico-propositiva e dim.ne pratico-operativa oggettivamente esistente in questi casi...

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    1. Si, probabilmente il progresso è stato il primo ed ultimo mito globale. Già ora si stanno formando mitologie alternative diverse e non vedo ragione di credere che una sola prevarrà ovunque.

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  8. Una considerazione forte e una proposta forte
    La situazione è molto grave e ci si avvia verso la catastrofe.
    Per uscirne bisogna partire da una considerazione forte e su questa basare una proposta forte.
    È necessario un grande accordo per uscire dalla situazione in cui ci troviamo.
    Nell’articolo raggiungibile con sottostante link provo a delineare un grande accordo che ci faccia uscire dalla situazione in cui ci troviamo e soprattutto a scongiurare le situazioni catastrofiche che si prospettano.
    http://www.decrescita.com/news/un-grande-accordo/
    Saluti
    Armando

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  9. Fermo restando che non considerò Jacopo né disturbato, né pericoloso (non più di quanto ciascuno di noi può esserlo individualmente) e che anzi lo leggo sempre volentieri per l’originalità e profondità di pensiero, questa volta non sono sicuro di avere capito bene il senso del post.
    Non ho capito se la “disciplina militare” viene vista come qualcosa di desiderabile, come possibile soluzione ai problemi, (la meno peggio) o come una evoluzione probabile e quasi inevitabile della presente situazione. Perché mi sembra di cogliere una contraddizione: invocare “disciplina militare” mi pare sia il modo più rapido per “consegnarci legati mani e piedi ad un dittatore”; l’organizzazione militare gerarchica e piramidale evoca da sé un vertice; potremo chiamarlo: “primo cittadino”, “compagno generale”, “Servitore dello stato”, “Amministratore del mondo”, “Cesare”… l

    Facendo il punto mi pare che l’organizzazione che presenta il maggior numero delle qualità desiderabile è di tipo monastico (meglio se francescano per il senso di fratellanza verso animali e ambiente: fratello lupo, sorella acqua),

    - forte senso di comunità (primato della comunità sull’individuo)
    - Struttura gerarchica
    - responsabilità ecologica
    - mistica del peccato-penitenza-redenzione
    - egalitarismo
    - contemplazione
    - un certo grado di continenza ( buona per il problema popolazione!)

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    1. Mi pare che fra la disciplina monastica e quella militare le analogie siano assai più delle differenze. Per non parlare degli ordini monastici-guerrieri che sono stati un bel pezzo della storia di molte civiltà. Io sono (fra le altre cose) un ex militare e me ne sono andato senza rimpianti. Ma quando la crisi morde davvero, può essere il male minore. E' anche vero che tutte le dittature tendono a militarizzare più o meno la società, ma non tutte le società militarizzate sono dittatoriali. Le differenze sono sottili, ma essenziali.

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    2. Sul mulo potrebbe trovarsi...
      "godfrey reggio commento a koyaanisqatsi.VOB"
      che parla proprio dell'esperienza monastica dell'autore di quel grande poema visivo sulla presenza (e assenza) dell'uomo nel mondo.
      Sottotitoli in italiano con vlc sulla traccia 7.

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  10. Bertrand Russel ha molto da dire su questi temi. Come spesso accade, i grandi giungono in anticipo sui tempi.

    Da: “Se dobbiamo sorpavvivere a quest’epoca oscura” (1950)
    << Vi sono anche troppe ragioni di temere che la civiltà occidentale, se non il mondo intero, possa probabilmente, in un prossimo futuro, entrare in un periodo d’immensa afflizione, di sofferenza, di dolore, un periodo nel quale, se non saremo molto attenti nel ricordarle, le cose che stiamo cercando di preservare potranno essere obliate nell’amarezza, nella miseria e nel disordine. Coraggio, speranza ed un’incrollabile certezza saranno necessari se vorremo riemergere, spiritualmente indenni, da quest’epoca oscura. Sarà bene, prima che il pericolo effettivo incomba su di noi, riordinare le idee, chiamare a raccolta le speranze e radicare profondamente nel nostro cuore una salda fede negli ideali. >>

    Un problema del cristianesimo sono i molti dogmi, che si fondano su credenze di età passate, oggi difficilmente sostenibili. Russel si è cerca d’ esprimere una religione libera da dogmi, in “L’essenza della religione” (1912)
    <>

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  11. E' vero che il cristianesimo ci mise secoli prima di affermarsi ma allora non esistevano ne sistemi di telecomunicazione di massa, né Web e neppure autostrade o ferrovie che consentissero lo spostamento rapido ed economico di ingenti masse di persone (e delle loro relative idee e mitologie). Inoltre quello era un mondo molto più violento di quello attuale (non parlo di quello futuro ma di adesso). E' logico quindi aspettarsi un tasso di conservatorismo e di sfiducia assai maggiore agli attuali.

    Non credo sia scontato che si debba escludere a priori che oggi (a differenza del passato) si possa affermare in tempi assai più brevi una mitologia anche radicalmente diversa dall'attuale. Quello che credo farà la differenza non è tanto la somiglianza o meno con idee passate, ma l'attrattività della narrazione stessa. La capacità d'affascinare e/o l'abilità di rendere affascinante la nuova narrativa a prescindere dallo status quo.

    In fin dei conti una "narrativa" come quella di cui è impregnato un Cult della cultura di massa come Star Trek si resse sul multiclturalismo e "multirazismo" quando per le strade c'erano le rivolte razziali, la pace tra nazioni durante la Guerra Fredda (con un Russo ed un asiatico tra "i buoni") e una feroce critica al denaro durante il boom economico di maggior successo dell'intera storia del capitalismo.

    Cosa impedisce di passare dai telefilm di fantascienza a narrative più esplicitamente ideologiche?

    Io penso nulla, fuorché un buon oratore. Anzi tanti buoni oratori. In fin dei conti cos'è la narrazione (collettiva o meno) senza di loro?

    In ogni caso, trovo questo post incredibilmente stimolante dal punto di vista intellettuale, politico e spirituale. Complimenti vivissimi all'autore.

    Saluti

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    1. Alessandro, mi trovi d'accordo su tutto. Ma se una cosa necessaria non accade vuol dire che qualcosa le impedisce di avvenire; possibile che non ci siano buoni oratori in giro? Oppure nessuna narrativa abbastanza vicina alla realtà da essere utile potrebbe essere popolare? Oppure ci sbagliamo tutti di grosso e la nuova narrativa non emerge semplicemente perché in realtà non ce ne è alcun bisogno?

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    2. "Io penso nulla, fuorché un buon oratore"

      Mah, la narrazione e la realta' si muovono su due piani diversi, quando mai una narrazione ha incanalato piu' di tanto i macrocomportamenti umani su lunga scala? Il cristianesimo, che conosciamo meglio, ne e' un triste esempio, e per il socialismo-comunismo vale lo stesso, cosa che si e' potuta verificare a piu' breve giro. Le costanti antropologiche di fondo restano le stesse in ogni tempo e luogo, e qualsiasi narrazione puo' essere usata e viene usata per esprimere e giustificare sempre le solite pulsioni di base, al massimo puo' modificare picchi comportamentali, ma che in breve rientrano nella norma della specie, anzi delle specie, visto che per le altre specie non e' che valgano "leggi" diverse.

      Per quanto riguarda il progresso, la crescita, sono ascritte al "dna" di ogni specie vivente, non solo dell'uomo, e sul lungo termine vale per tutte le specie vale che: "Non è dalla benevolenza del macellaio, del birraio o del fornaio che ci aspettiamo il nostro pranzo, ma dalla cura che essi hanno per il proprio interesse." (adam smith, al cui pensiero, che nell'ottocento costituiva una sorta di basso continuo, pare che darwin si ispiro' per le sue scoperte teoretiche, e cosi' pure marx nel suo molto ingenuo tentativo di stabilire una "narrativa" differente, che sappiamo bene come e' finito).

      Nell'uomo l'aggressivita' e la competitivita' sono parti essenziali ed ineliminabili del carattere sia degli individui che dei gruppi sociali, anche quando parlano di pace, tant'e' che un famoso personaggio, Al Gore, tento' in modo abbastanza ridicolo di promuovere l'ecologismo dichiarando guerra al riscaldamento globale "allo stesso modo in cui sono stati combattuti i nazisti". Ridicolo, anche deprimente, ma politicamente efficace, pratico e molto rivelatore sulle costanti emotive che costituiscono le spinte che modellano il macrocomportamento, quello medio sul lungo periodo, dell'uomo.

      Accade anche nei blog e fra i blog, non ce ne accorgiamo solo perche' e' il brodo in ci siamo sempre e dovunque costantemente immersi, siamo "noi". Cercare di tarpare queste caratteristiche, equivale probabilmente ad uccidere la specie umana. E non credo proprio che da questa uccisione ne possa derivare un'altra, di "uomini nuovi", dato che sono i processi evolutivi naturali che funzionano cosi'.

      Quest'articolo stesso, col richiamo alla disciplina militare, chiude il cerchio.

      Riassumendo, le chiacchere (oggi nobilitate come "narrazioni") incidono poco o nulla sulla realta' a lungo termine, non cambia mai nulla. E bisogna dire che il vano ma anche molto arrogante desiderio di ogni generazione di uomini, in ogni gruppo culturale, consiste nella volonta' di ipotecare secondo la propria volonta', necessariamente imbevuta della narrazione del momento, il futuro di TUTTE le generazioni successive, cosi' come tentano spesso di fare i vecchi coi loro testamenti.

      "Vaste programme", direbbe il generale de gaulle, che non mancava di spirito.

      D'altra parte anche il prendere atto di tutto cio' non sposta se non marginalmente il corso degli eventi, quindi continuate pure.

      ;)

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    3. Oppure, ancora ed insieme, dopo migliaia di secoli di abitudine al superamento di limiti d'ogni genere, questa abitudine è diventata una ossessiva coazione a ripetere e questa sta producendo l'incapacità di scegliere quello che è possibile e necessario?
      O addirittura,questa nostra abitudine ossessiva è proprio la caratteristica peculiare della nostra natura?
      Se così fosse, come sono convinto che sia, allora l'accettazione del limite, diventa l'unico atteggiamento capace di evitare l'annientamento.
      Ma questa accettazione è la quintessenza della scelta, anzi, della scelta per antonomasia.Ed è anche il modo di trascendere la propria natura e di superare quindi limiti altrimenti invalicabili.
      E, a quanto pare, molto annientamento deve ancora accadere, prima che noi esseri umani si scelga di proseguire la vita su questa Terra.

      Marco Sclarandis

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    4. @Winston
      da "I nuovi limiti dello sviluppo", cap.8 "Strumenti per la transizione verso la sostenibilità"

      Immaginazione

      L'immaginazione consente di figurarci, dapprima in forma più vaga, poi sempre più nitidamente, ciò che davvero vogliamo. Ciò che davvero vogliamo: non ciò che qualcun altro ci ha insegnato a volere, non ciò di cui abbiamo imparato ad accontentarci. Immaginare significa sbarazzarsi dei vincoli della "fattibilità", dell'incredulità e delle delusioni trascorse, e lasciare che la mente indugi sui sogni più nobili, più elevati, più spesso accarezzati.
      Qualcuno, soprattutto i più giovani, si abbandona all'immaginazione facilmente e con entusiasmo. Altri trovano l'esercizio spaventoso o penoso, poiché un quadro brillante di ciò che potrebbe essere rende ancora più intollerabile ciò che è. Altri ancora neppure ammetteranno di immaginare alcunché, per timore di essere considerati privi di praticità o di "realismo". Costoro troverebbero queste righe fastidiose da leggere, se mai fossero disposti a leggerle. E non manca chi è sopraffatto a tal punto dalla sua esperienza della realtà che può solo spiegarci perché ogni forma di immaginazione è impossibile. Non c'è nulla di male in questo. C'è posto per tutti, anche per gli scettici: lo scetticismo serve a disciplinare l'immaginazione.
      Bisogna dire subito, a beneficio degli scettici, che non crediamo che l'immaginazione, di per sé, faccia accadere alcunché. L'immaginazione senza azione è vana. Ma l'azione senza l'immaginazione è cieca, manca di una direzione e di un senso. L'immaginazione è assolutamente necessaria per guidare e per motivare l'azione. Più ancora, la visione di un futuro possibile, quando è condivisa da molti e tenuta saldamente davanti a sé, crea effettivamente nuovi sistemi.

      Scusate la lunghezza ma più corto non avrebbe avuto senso.

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  12. in una religione che non nomino esplicitamente per evitare riflessi pavloviani, l'Uomo e' nominato espressamente come rappresentante di Dio in terra, quindi responsabile della "gestione" del pianeta. Inoltre il prestito ad interesse sarebbe proibito. Gia' queste due cose fanno capire che non c'e' bisogno di inventare nulla...

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    1. "l'Uomo e' nominato espressamente come rappresentante di Dio in terra, quindi responsabile della "gestione" del pianeta."

      Gestione in che senso? C'e' quella del guardaboschi, che ostacola le interferenze, e quella del giardiniere che invece vuole imporre a tutto il giardino il suo ordine. Temo che per "gestione" in questo caso si intenda la seconda.

      L'uomo come giardiniere del mondo e' anche l'illusione romantica dell'illuminismo e di tutti i tecnicismi, sociali compresi, di destra o di sinistra che in questo aspetto sono identici.

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  13. Per quanto riguarda il Cristianesimo, invece, penso che entrerà presto in crisi... ha le fondamenta molto fragili (la bibbia) e un’incoerenza che, non è evidente, solo a chi non vuole vedere.
    Non ci tengo ad accelerare il suo declino, fino a quando un’alternativa valida non si presenti. Non si può lasciare un popolo senza una fede.

    Per quanto riguarda il socialismo, in teoria dovrebbe essere utile ad aiutarsi vicendevolmente; ma, nella realtà, le persone sono solidali solo con un numero molto ristretto di persone a loro care; mentre prevale l’egoismo verso gli altri, specialmente nei momenti di crisi (delle risorse).
    Un socialismo ad uguaglianza assoluta, esiste solo nell’utopia delle persone, e francamente, guardandolo da vari aspetti, sarebbe anche peggio del capitalismo (che almeno premia chi cerca di dare il meglio di se in un qualsiasi campo; mentre il socialismo, tende a premiare gli scansafatiche e gli approfittatori).

    Siccome il collasso della società moderna nessuno può permettersi di causarlo, si brucerà di tutto (gas, petrolio, carbone) per cercare di calciare il barattolo ancora per qualche anno, che non è sbagliato, se questo tempo viene sfruttato proficuamente per trovare una reale soluzione ai problemi.

    Chi pensa invece che il progresso sia parte del problema e non parte della soluzione, lo invito a riflettere su queste domande:
    Allo stato attuale (7,5 Miliardi di persone) quanto potrebbe resistere la società, se riducesse l’uso della tecnologia e il continuo progresso tecnologico?

    E ancora: parlare di razionamento delle risorse è possibile solo in un mondo con un Governo Mondiale (cosa che non c’è e che a molti porta i brividi solo a pensarlo).

    Io penso che, se le guerre militari non arriveranno prima, la società potrebbe finalmente godere dei frutti dell’evoluzione della scienza del terzo millennio, superando le leggi della Fisica del XX secolo e finalmente aprendoci a nuovi orizzonti.
    Basta che si investa in tale direzione... come dire, se metti a disposizione dei Premi per certe attività, primo o poi un vincitore lo trovi! :-D

    Io stavo preparando alcuni articoli sulle nuove frontiere della scienza (evidenziando dove le vecchie teorie sbagliavano in modo evidente), che potevano essere il seme che avrebbe potuto portare dei frutti in futuro, magari grazie ai vari suggerimenti che sarebbero potuti arrivare; ma erano considerati fuori tema per questo blog e quindi ho lasciato perdere.

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    1. La tecnologia ci ha concesso di crescere fino ad oltre 7 miliardi.
      La tencologia non è buona o cattiva, ma è uno strumento in mano a gente.... Cattiva.

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    2. la fisica del XX secolo sbagliata? Forse è meglio che tu ne parli col professore.

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    3. Pulvirenti ha ragione nel sostenere che è impensabile trovare una qualche "via di uscita" dalle attuali criticità demonizzando la Tecnica o adottando atteggiamenti misoneisti e mistico-romanticheggianti... Certo anche un'acritica (e magari entusiastica) accettazione della Tecnica non è adeguata, ma il problema centrale credo consti nel (cercare di) colmare il 'gap' esistente tra sviluppo scientifico-tecnico e consapevolezza etico-politico-sociale...

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    4. la fisica del XX secolo sbagliata? Forse è meglio che tu ne parli col professore.

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    5. Caro "mago" ti metterò una pulce nell'orecchio lasciando a te la voglia di approfondire se lo vorrai.

      Se cerchi con attenzione, lo stesso Einstein, parlando della sua Teoria della Relatività generale disse che, NON era detto che le cosse fossero esattamente come le aveva previste lui, tanto è vero che cercò anche di rimangiarsi la concezione di Spazio/tempo... chiaramente queste notizie le troverai solo cercando accuratamente...
      Se non ci riuscirai poi ti darò qualche link.
      Quello che gli scienziati moderni credono di aver confermato ormai innumerevoli volte non è altro che una coincidenza matematica tra una teoria che è Errata nella sua interpretazione, ma fortunatamente giusta nella sua formulazione matematica.

      E' come parlare di un mezzo di trasporto per la legna; un occidentale pensa ad un autocarro, mentre un Indiano (dell'India) pensa ad un Elefante.
      Hanno la stessa funzione ma sono cose completamente diverse.

      Se poi vogliamo parlare della Meccanica Quantistica, mi pare che uno dei suoi più grandi maestri ed esperti: Feynman disse:
      "Nessuno al mondo ha veramente capito cosa la Meccanica Quantistica!!"

      Quindi... non me lo deve dire un professore che ha imparato le cose a "pappagallo" se le Teorie del XX secolo sono giuste o sbagliate, quando i loro stessi ideatori le hanno (in sordina) smentite.

      Chiaramente le mie affermazioni non riguardano solo i due casi citati.

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    6. Adesso rileggendo non vorrei che tu per "professore" intendessi il prof. Ugo Bardi.
      In quel caso, ci tengo a sottolineare che il mio commento non era riferito a lui, ma a un generico professore di scuola.
      ---
      Riscrivo la citazione di Feynman:
      "Nessuno al mondo ha veramente capito la Meccanica Quantistica!"

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    7. La citazione di Feynman si riferisce alla lontananza della meccanica quantistica dal senso comune, fondato sulle esperienze del mondo macroscopico, il cui comportamento è molto lontano da quello microscopico su cui si basa la nostra intuizione. Non va interpretata come una segnalazione di incoerenza matematica, né di discrepanza con i dati degli esperimenti. Tutto qua.
      Quanto al fatto che Einstein si sarebbe rimangiato la concezione dello spazio tempo, questa mi giunge nuova. Qualche link può benissimo essere spazzatura.
      Se la fisica del XX secolo è manifestamente incompleta, che sia sbagliata lo dimostra (per ora) solo quella vignetta in cui dio ride leggendo un manuale scientifico.

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    8. "Quanto al fatto che Einstein si sarebbe rimangiato la concezione dello spazio tempo, questa mi giunge nuova."

      Piu' che altro quelli erano scienziati di altra pasta rispetto a questi mediatici di oggi, gladiatori arroganti scelti piu' che altro per dar cibo in pasto ai leoni delle arene televisive: quelli erano sempre consapevoli del relativismo del loro sapere, erano degli scettici.

      Mentre, il fatto che nell'opinione comune scienza e tecnologia stiano diventando religioni, amate e detestate in quanto tali, lo mostra proprio il fatto che si sono mutate da palestra di scetticismo come dovrebbe essere loro proprio, a veicolo di fedi e certezze incrollabili: "l'ha detto l'esperto", "ecco qua il grafico e la formula matematica, quindi e' incontestabilmente vero".

      Nel momento attuale la peggiore fede di tutte e' quella nell'economia come scienza, che pero' si sta trascinando dietro tutte le altre. Facilmente prevedibile il rigetto di tutto cio', fra qualche tempo.

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    9. Dato lo scarso tempo a disposizione, cercherò di essere breve ma di citare le cose più importanti.

      La Meccanica Quantistica si fonda sul principio di Indeterminazione di Heisenberg e sull’esperimento delle due fenditure. Il secondo in particolare è stato fonte delle più assurde interpretazioni, facendo credere che nel mondo microscopico tutto fosse possibile.
      Si dice che un elettrone, lanciato verso due fenditure, passi contemporaneamente in entrambe, o che il suo stato sia indeterminato fino a quando non c’è un osservatore che fa collassare la funzione d’onda (di probabilità di Heisenberg) e quindi si materializzi in una data posizione. Si cerca di far passare questa interpretazione come una certezza, semplicemente per il fatto che, gli elettroni hanno un effetto d’interferenza come la luce, quando passano dalle fenditure.

      Presentato così, a un profano sembrerebbe tutto corretto e che la Meccanica Quantistica sia veramente fuori dalle esperienze quotidiane; il problema che questo esperimento, così come viene raccontato, si basa su delle ipotesi ERRATE e quindi, non si possono che ottenere dei risultati ERRATI.

      Gli elettroni, al contrario di quello che si cerca di far credere nel racconto delle due fenditure, non solo delle palline che vengono scagliate verso delle fessure in un muro, ma sono delle particelle di nucleo puntiforme, la cui dimensione è data dal campo generato dalla loro carica negativa.
      Li si dovrebbe immaginare come un riccio di mare i cui aculei si dilungano molto oltre quello che si crede sia la sua dimensione.
      Siccome nell’esperimento delle due fenditure, nel caso degli elettroni, le fessure si trovano solo a due o tre micron di distanza (sono ben pochi i libri che ne parlano, forse per continuare a nascondere la realtà), tali distanze sono così piccole che il campo della carica dell’elettrone, si diffonda così lontano dal nucleo centrale, da passare, in buona parte, nella fenditura in cui passa l’elettrone, e minor parte, anche nell’altra fenditura. Tale passaggio contemporaneo, del campo dell’elettrone, in entrambi le fenditure (e nell’interazione con gli altri elettroni presenti ai bordi delle fenditure) è la causa del fenomeno d’interferenza degli elettroni.
      Quindi, non c’è nessuna passaggio fisico contemporaneo in entrambe le fenditure, come non è necessario nessun osservatore per far collassare strane funzioni d’onda inventate solo per poter giustificare qualsiasi cosa; come pure l’assurda teoria che, se non c’è un osservatore, non c’è neanche la realtà, ma essa esiste solo quando viene osservata!
      (BOOOMMMMMM!!!! cavolate del genere non le dice neanche il mago in TV che ti fa le carte!... altro che scienza esatta!)

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    10. Per quanto riguarda l'interpretazione della Teoria di Einstein evidenzio che:
      Einstein negò l'esistenza dell'Etere affermando che la luce era capace di viaggiare nel vuoto e che fosse lo stesso spazio a piegarsi vicino a oggetti massicci; da qui la possibilità di piegare notevolmente lo spazio e poter raggiungere luoghi molto lontani nello spazio grazie a dei tunnel spazio/tempo.

      Anche qui, tantissime cavolate!
      Einsten ammise, verso la fine della sua vita, d'aver fatto un grosso errore nell'aver eliminato il concetto di Etere, in quanto la sua stessa teoria ne ha bisogno e ne fa uso, soltanto che lo chiama spazio vuoto che può piegarsi!

      Per chi vuole può iniziare a leggersi questo:
      https://books.google.it/books?id=j_WPDAAAQBAJ&lpg=PA107&ots=zJah2AcvAl&dq=einstein%20etere%20uscire%20dalla%20finestra%20e%20rientra%20dalla%20porta&hl=it&pg=PA107#v=onepage&q=einstein%20etere%20uscire%20dalla%20finestra%20e%20rientra%20dalla%20porta&f=false

      ma troverà tantissimi altri esempi.
      Basta cercare su google: Einstein Spazio Etere.

      Quindi, è inutile che mi diciate che la Teoria di Einstein è stato confermata milioni di volte! Perché nella realtà è stata dimostrata solo una formula matematica, ma la teoria di Einstein dice (interpretazione) una cosa, che in realtà è ERRATA, cioé, l'assenza di un etere.
      Questo, che può sembrare un piccolo dettaglio, in realtà è fondamentale, perché genera poi altre cose assurde come i tunnel spazio/tempo; i viaggi nel tempo ecc.

      Quindi, incominciate a toglievi i paraocchi, perché se no, resteremo vincolati a delle teorie sbagliate del XX secolo, che non ci faranno uscire dal baratro dove stiamo andando a finire!

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    11. @Alessandro, va bene abiuro, i manuali di meccanica quantistica mentono, l'effetto tunnel non esiste, neppure gli spettri atomici, il microscopio elettronico, i laser, i transistor, non funzionano, non ci sono livelli energetici atomici, le molecole di dna sono instabili, la vita non può perdurare, la rete internet la fa girare un criceto classico sulla rotellina perché frettolosi senza paraocchi possano confutare meccanica quantistica e teoria della relatività in dieci righe. Amen.

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    12. @Sergio, con questo commento mi hai fatto capire che ho solo perso tempo a risponderti.
      Nessuno sta dicendo che è tutto sbagliato...
      mi sà che ragioni in binario
      (Tutto vero / tutto falso)
      (Tutto nero / tutto bianco).

      E meno male che ti ho segnalato (molti altri link li puoi trovare facendo delle semplici ricerche) che anche gli stessi Scienziati riconoscono che ci sono parecchie cose che NON vanno!

      Evidenzio "Parecchie" e NON tutto, usa un pò di algebra Fuzzy.

      Mi raccomando: tutto quello che passa il convento (la scienza ufficiale), non lo mettere mai in discussione; mica vorrai accendere il cervello?!
      Lascialo in stand by!

      Così crederai:
      - ai meteoriti che arrivano da Marte;
      - alla Luna che si è formata da un pezzo di Terra;
      ...
      e mi raccomando, credi pure a tutto ciò che passa il Mainstream...
      cioé:
      i problemi mondiali sono tutta colpa di Putin!

      "Ha stato Putin!..." :-D

      Perché mi metto ancora a perdere tempo a fare dei commenti che cercano di essere un pò più elevati, delle solite banalità! Mah!

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    13. Questo commento è stato eliminato dall'autore.

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    14. @ Alessandro,
      ti ringrazio per la fatica che hai dedicato, però è vero che siamo (entrambi) perdendo tempo. E’ difficile demolire qualche pilastro dell’edificio della scienza, senza evitare il crollo dell’imponente intera struttura (più la conoscenza è approfondita, meglio si comprende questo punto). Non intendo proseguire la discussione, che fra l’altro è off topic.

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  14. Sono solo narrazioni e non ci toccano neanche tanto in quanto mica riguardano (antropologicamente) il presente; riguardano il domani e la frase del film "via col vento" <> è dentro di noi! Stiamo ammazzando molte persone per cui il male "distribuito" non lo si considera tale.
    Già anche i Pooh hanno una omonima canzone <>.

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  15. Io non credo che si creerà una nuova narrativa comune.

    Credo che nella maggior parte dei casi non vi sia una sola narrativa a fondare la visione del mondo di un individuo;
    ci possono essere la narrativa "politica", "religiosa", "scientifica".. per citare solo alcuni aspetti o "parti" di una visione.
    Ciò genera grandi differenze.

    Inoltre, anche le narrative fino a qui più solide, come quelle religiose, vengono vissute dai singoli in maniera sempre più difforme e personalizzata, e per di più l'unione dei vari piani "narrativi", tutti mutevoli, offre una variabilità risultante ancora più marcata.

    Quello che io vedo in generale è un continuo sorgere di nuovi modi di interpretare e percepire l'esistente, o perlomeno una variabilità sempre maggiore;
    quello che auspico è che, al venir meno del punto condiviso probabilmente maggiormente rappresentato nelle singole narrative individuali risultanti odierne (il progresso), ecco quello che auspico è che al suo posto vengano il più possibile integrati alcuni punti funzionali al benessere dell'Uomo e della Biosfera tutta, molti dei quali sono stati già nominati nel post o nei commenti.

    Tante narrative risultanti diverse, al limite (ma forse neanche tanto) ognuno con la sua narrativa personale, ma con alcuni valori il più possibile condivisi.

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    1. Si' pero' poi alla fine la societa' umana, per quanto siano difformi e plurali le credenze al suo interno, si schiera in modalita' "stadio calcistico", e combatte realmente contro qualcosa che di solito e' immaginario ma solo perche' non trova di meglio. Questa credo sia una costante antropologica fondamentale, che in un modo o nell'altro si deve esprimere, non importa con quale pretesto. A partire dai blog. E' "il cosiddetto male" di Lorenz. O il capro espiatorio nel tribalismo di Girard.

      Al 90 per cento degli italiani maschi provate a togliere il calcio (o il qualcosa che lo sostituisce). L'aggressivita' e' il motore del mondo, nel male e nel bene. Anche (o forse specie, con supremo stratagemma!) quando dice di voler salvare dal male in nome del bene.

      Le moderne aziende, manifatturiere o di servizi, operano allo stesso modo, sono squadre organizzate gerarchicamente e in guerra, non sempre ritualizzata, contro altre squadre. L'agenzia delle entrate opera cosi', esplicitamente se si ascoltano le testimonianze dei suoi addetti piu' sinceri. E lo stesso vale, anzi ancora piu' accentuatamente, per le organizzazioni della ricerca scientifica e tecnologica. E nell'informazione, ognuno alla disperata ricerca di imporre il proprio "frame" interpretativo.

      Comunque, prenderne atto non serve a nulla, non cambiera' nulla.

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    2. E' vero, l'aggressività fa parte del DNA umano.
      Viene usata dalla notte dei tempi per preservare se stessi e la propria progenie (il proprio DNA, alla fine) dagli "altri", animali o individui ritenuti in qualche modo dannosi o pericolosi per il benessere del contesto in cui vivere, e mettere al mondo e crescere la progenie;

      Anche la solidarietà, il prendersi cura, fanno parte del Dna umano, e vengono usate dalla notte dei tempi verso i membri della propria famiglia e comunità, cioè verso quegli individui che vengono visti utili al benessere proprio e della propria progenie.

      Il confine dell'aggressività e della solidarietà è il confine tra ciò che si percepisce come propria comunità e come "altro".
      Il tifoso di calcio è aggressivo verso gli avversari, ed è attaccato alla propria squadra.

      Una narrativa comune molto positiva e funzionale potrebbe essere quella di espandere sempre di più il concetto di "propria comunità" a tutta la specie umana, a tutta la biosfera..
      Si ridurrebbe sempre di più l'aggressività, e la gran parte degli atteggiamenti disfunzionali, verso una maggiore solidarietà, soddisfazione, senso di sicurezza, responsabilità ecologica.. tutto un corollario di principi narrativi positivi per il benessere vero e più duraturo degli individui e della specie.
      Non si negherebbe il retaggio preistorico di meccanismi neuronali "negativi" di cui siamo a volte schiavi, a volte vittime, si tratterebbe di esserne consapevoli e dar loro meno spazio, in favore di altri meccanismi fonte di libertà, pace e armonia.

      Un sogno?

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    3. http://www.lescienze.it/news/2010/05/13/news/dal_microgranismo_all_uomo_un_unico_antenato_per_tutti_i_viventi-556057/
      Eh, perché no?
      Probabilmente discendiamo tutti da un unico antenato.
      Angelo

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  16. Siamo di nuovo alla chiamata alle armi demografiche:

    http://www.lastampa.it/2017/03/17/esteri/erdogan-a-turchi-che-vivono-nellue-fate-figli-siete-il-futuro-delleuropa-CLKSPiIY57fe9FBY10JRqN/pagina.html

    Marco Sclarandis

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  17. ieri esaminavo alcuni dati (anche Istat) sulla povertà in Italia..
    beh in pratica tantissima gente dalle nostre parti è in difficoltà sopratutto per far fronte ai costi (affitto o mutuo che sia) della casa..
    immagino che nella statistica le persone in difficoltà non siano proprietarie/affittuarie di ville o appartamenti vista Duomo ma di semplicissimi e modesti appartamenti, spesso di periferia e dal valore (oltre che dalla metratura) piuttosto relativo..
    La cosa curiosa è che tra la gente che frequento di più (colleghi e conoscenti) la casa rappresenta un tabù, un cortocircuito logico perché per essa è giusto indebitarsi ed è anche piuttosto normale non arrivare a fine mese per pagarne le spese..
    A me non sembra normale che oggi una famiglia non ce la faccia solo per pagare l'affitto..ma forse, dico forse, sono l'unico a pensarla così..
    Oltre quindi ad una giusta nuova narrativa, serve forse anche un 'nuovo' patto sociale (o socialista?) e molta, molta più logica spicciola da usare quotidianamente.
    Un grazie a Simonetta per le riflessioni.
    stefano

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    1. Se consultate le statistiche storiche, ce n'e' una molto ben fatta della banca d'italia, il prezzo delle case ha cominciato a lievitare in modo spropositato a partire dalla riforma edilizia del 1970 che instaurava la strettissima regolamentazione del territorio (dopo che i buoi erano gia' scappati), e che trasformava lo jus edificandi da diritto inerente la proprieta' "salvo eccezione", a graziosa concessione a titolo MOLTO oneroso.

      Sostanzialmente da allora vige una totale proibizione di edificare salvo eccezione, cosa che regalato l'intero settore alle mani della speculazione e dei professionisti, e ha fatto esplodere i costi e i prezzi.

      Inoltre, dallo stesso periodo, comincia la svalutazione inarrestabile della lira, che rende la casa "bene rifugio" per eccellenza, dato che nell'italia post anni 60 e pre-euro in Italia era impossibile ogni altra forma di risparmio.

      Il seguito penso lo conoscano tutti: nonostante con l'ecu-euro inizi la possibilita' di risparmiare attraverso strumenti finanziari (anche solo lasciando i propri soldi sul conto corrente senza spenderli), e nonostante il settore edilizio sia caricato da una quantita' spropositata di oneri burocratici, tariffe e tasse, dirette e indirette, e sia il bancomat dello Stato, dei Comuni e della pletora famelica dei professionisti del settore, nell'immaginario collettivo degli italiani (masochisti) la casa resta il bene rifugio, la valuta pregiata, per eccellenza.

      D'altra parte se si uscisse dall'euro e si tornasse ad una svalutabile a volonta' moneta nazionale, cosa che viene continuamente minacciata, la casa tornerebbe ad essere un bene rifugio, anzi l'unico bene rifugio possibile.

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