Benvenuti nell'era dei ritorni decrescenti


domenica 26 febbraio 2017

Piani di realtà


Una delle caratteristiche comuni a tutte le culture umane, meno quella al momento dominante, è credere che la realtà si articoli su più piani contemporaneamente.   Di solito fra 3 e 7 secondo le tradizioni, ma non mancano cifre superiori. Tradizioni sbrigativamente liquidate come “religioni” o “superstizioni” da chi considera che esista un unico e solo piano di realtà: quello degli stati della materia e dei flussi di energia.   Un punto di vista singolare se si considera che proprio l’estrema potenza della scienza moderna ha portato alle estreme conseguenze l’interazione fra perlomeno due piani ben diversi di realtà.   Una scienza moderna che, man mano che procede a capire fenomeni sempre più complessi, diviene necessariamente sempre più esoterica nel senso letterale del termine (conoscenza riservata ad una ristretta cerchia di discepoli).

Un soldo di storia

Durante le ultime fasi di agonia della civiltà classica, quando non solo la plebe, ma anche la classe dirigente si guardava intorno attonita, un aristocratico di provincia, tal Agostino di Ippona, pubblicò una serie di libri destinati a dare fondamento alla civiltà che, qualche secolo più tardi, sarebbe sorta dal connubio fra la tradizione germanica e quella romana.   Il più importante di questi libri fu sicuramente “De civitate Dei contra Paganos " o, più semplicemente, “La città di Dio”.
Fra le moltissime altre cose, questo testo fondante della Cristianità opera una drastica semplificazione della realtà: esistono solo due piani contemporanei e compresenti: la “Città degli Uomini” che corrisponde al mondo materiale, soggetto al tempo ed al costante divenire delle cose.   Quivi tutto è imperfetto ed impermanente, luogo di peccato e di dolore.   La “Città di Dio” è invece di natura puramente spirituale e perciò perfetta ed eterna. La prima costituente una sorta di “esame di ammissione” alla seconda ove i giusti godranno della meritata beatitudine. La storia diveniva così leggibile non più sulla base del capriccio degli Dei o dell’ineluttabile Legge del Fato, bensì sulla base di un disegno divino imperscrutabile, ma certissimamente finalizzato alla redenzione dell’umanità. Un concetto che, sottotraccia, continua a dare forma alla nostra cultura atea e scientifica.

Fu questa una delle basi su cui fu edificata la civiltà medievale. Curioso che quando, trascorsi altri secoli, i filosofi si posero il problema di fondare una nuova civiltà che sostituisse il cadavere ormai putrefatto di quella precedente, da una parte usarono l’aggettivo “medioevale” per indicare tutto ciò che ritenevano spregevole, dall’altra ereditarono pari pari una bella fetta del mito cristiano, solo operandovi un’ulteriore semplificazione.  Non c’erano più due realtà, bensì una sola: quella che, almeno in linea di principio, può essere misurata con degli strumenti ed analizzata con metodi matematici.   Ovviamente, questo passaggio rendeva necessaria la trasposizione su di un solo piano della mitologia precedente, cosa che fu fatta per gradi con l’invenzione e lo sviluppo del concetto di Progresso.

Passati appena un altro paio di secoli, l’innesto di una disponibilità di energia praticamente (ma temporaneamente) illimitata su questo modello mentale scatenava quell’insieme di fenomeni che oggi chiamiamo “civiltà industriale”.   Un insieme di fenomeni che per la prima (e probabilmente ultima) volta nella storia ha permesso all’umanità di modificare l’intero pianeta per realizzare i propri desideri. Il fatto che il risultato non sia quello atteso, non avrebbe sorpreso S. Agostino e neppure Platone, ma sorprende noi, lasciandoci altrettanto attoniti e smarriti dei nostri antenati romani quando seppero che un piccolo re barbaro aveva saccheggiato l’Urbe.

Almeno due piani di realtà

Forse, nell’inseguire i nostri desideri, abbiamo dimenticato qualcosa.   Anzi, parecchie cose, una delle quali è che non esiste un solo piano di realtà.   Senza addentrarmi in dispute complicate, diciamo almeno due: la realtà fisica e quella delle idee.   Non parlo qui delle idee a priori di Platone (peraltro care anche a scienziati del calibro di Whitehead), bensì delle idee a posteriori che abbiamo tutti.

I desideri e le paure sono idee, così come i complicati modelli matematici con cui cerchiamo di interpretare la realtà fisica.   Ma anche gli ancor più complicati modelli mentali che sono alla base di ogni civiltà umana, la nostra in particolare.   In fondo, la storia di ogni civiltà è il racconto di come un determinato sistema organico di idee ha interagito con la realtà materiale di cui era fatto un certo pezzo di mondo in certo periodo.   E nessuno può negare che vi sia una costante, reciproca influenza fra questi due piani: il piano fisico modifica le idee e viceversa, costantemente.

La gloria e la maledizione della nostra civiltà è stata per l’appunto quella di essere riuscita a far si che le idee facessero aggio sulla natura in misura troppo grande e per troppo tempo.   Curioso che proprio noi si finisca spesso col dimenticare che le idee esistono, anche se non sono materiali.   Oppure, per reazione, con l’attribuire alle idee poteri sovrannaturali che non possono avere. Come nel caso della “legge di attrazione” e simili fantasie pericolose.

Simboli

In particolare, vorrei qui ricordare una categoria particolare di idee: i simboli.   Una categoria particolarmente importante, credo, perché posta proprio all’interfaccia fra i due piani di realtà di cui sto parlando.


Tutto il nostro pensiero è fatto di simboli.  Le parole ed i numeri sono concetti astratti che si esprimono tramite segni e suoni materiali.   Un’equazione non è altro che una relazione logica fra concetti, espressa tramite un sistema convenzionale di segni. Gli stessi concetti e relazioni si potrebbero esprimere in forma narrativa, ma si perderebbero la precisione e la sintesi di cui solo la matematica è capace. Ma che non sempre può essere usata, sia perché la maggior parte delle persone anche istruite la capiscono poco o punto, sia perché non può descrivere un’infinità di fenomeni vitali.   Per esempio tutto ciò che ha a che fare con il significato e lo scopo della vita umana.

La mente umana è avida di simboli, ne ha bisogno per pensare e praticamente qualunque oggetto, reale o virtuale, può diventare un simbolo: un disegno, una persona, un animale, un pezzo di stoffa.   Nessuno si interessa di un pezzo di stoffa colorata, ma milioni di persone sono morte per seguire una bandiera.

Troppo facile dire che ciò è segno di poca intelligenza e di scarso senso critico.   Il buon cinico osserva la realtà com’è, non come pensa che dovrebbe essere.  E la realtà è che per vivere gli uomini hanno un bisogno assoluto di attribuire un significato ed uno scopo alla propria esistenza. Chi non riesce a trovare un significato ed uno scopo alla propria vita non vive a lungo.  Ne sanno qualcosa i Nichilisti così ben descritti da Dostoevskij ne “I Demoni”.

Per quanto ne sappiamo, questa è una delle grandi differenze fra noi e gli altri animali.

A quanto pare, siamo noi ad attribuire un significato alle cose che osserviamo, ma una volta che questo significato esiste, sfugge ad ogni controllo e, anzi, può assumerne il controllo del comportamento umano, talvolta fino anche alle estreme conseguenze.

Così, quando si analizza qualcosa, si dovrebbe fare lo sforzo di identificare e considerare i vari piani di realtà su cui quel qualcosa esiste.   Lo sapeva bene Osama Bin Laden che, guarda caso, non attaccò il Vaticano od un altro edificio simbolico della civiltà cristiana, bensì le Twin Towers ed il pentagono: edifici simbolici del potere commerciale e militare degli Stati Uniti.   E l’effetto immediato è stato esattamente quello che lui aveva previsto: l’invasione dell’Afghanistan dove Bin Laden sperava di far fare agli americani la stessa fine fatta dai russi.

Futuro

Circa 1600 anni fa Agostino di Ippona dette un aiuto fondamentale ai romani.   Fornì loro una base su cui ricostruire un significato ed uno scopo per la loro esistenza in cui fosse possibile credere mentre l’Impero si disintegrava.   Forti di questo, i romani sopravvissero a 4 secoli di miseria, guerra e fame, riuscendo perfino a conservare una parte consistente del loro immenso patrimonio culturale. Certo, furono essenziali anche la cavalleria merovingia, i monasteri irlandesi, gli agronomi benedettini e molto altro ancora per uscire dal baratro, ma senza un sistema organico e funzionale di idee, tutti coloro che compirono l’impresa non avrebbero fatto niente di tutto ciò.

La civiltà industriale nacque invece dal trasferimento della “Città di Dio” sul medesimo piano materiale su cui si muovono le macchine, solo differita in un futuro non definito, ma raggiungibile.   Non poteva non piacere, ma è stato sostenibile solo finché è stato possibile credere che quella méta si stesse avvicinando.   Man mano che diventa evidente il contrario,  l’intero sistema mentale su cui abbiamo fondato le nostre esistenze comincia a svanire, abbandonandoci in un vuoto che ci terrorizza. Se non vogliamo fare la fine dei personaggi di Dostoevskij, e se non vogliamo consegnarci, legati mani e piedi, ad una qualche variante di “uomo forte”, faremmo bene a trovare in fretta qualcosa che dia significato e scopo a delle vite trascorse in un contesto di “sempre di meno”, anziché di “sempre di più”.

In fondo, le opzioni non mancano, si tratta di scegliere quelle giuste.



"Chi ha un perché per vivere può sopportare quasi ogni come." 
Nietzsche










29 commenti:

  1. Caro Simonetta, non vorrai mica far passare l'idea che siamo ormai tutti dei demoni e che bisogna affrettarci a trovare una soluzione prima di finire all'inferno?

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    1. in fondo è un'idea vecchia: Dostoevskij l'ha fatto quasi due secoli fa. E allora la massa ancora credeva alla religione.

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  3. Post apprezzabile ma un po confuso; mi limito a ricordare la necessità di recuperare una morale di comunità che sovrasti quella individuale dei monoteismi e dei principi liberali teorizzati alla vigilia dell'uso massivo dei combustibili fossili; mi permetto di segnalare un mio saggio recentissimo dal titolo "RITORNO AL BOSCO: SINESTESIE MORALI" reperibile qui

    https://www.amazon.it/dp/152063157X

    e di estrapolarne un breve sinossi :

    In questo saggio morale si riprende il tema della waldgang Jungeriana e si cerca di declinarla secondo gli attuali temi ecologici e della sostenibilità.
    L'autore prima ci accompagna attraverso le sue esperienze sinestetiche per ciascuna essenza arborea, cercando di fonderle agli elementi del mito classico e nordico da un lato, alle evidenze scientifiche dall'altro, per ricongiungersi al rapporto morale che l'uomo intrattiene con gli alberi nella vita economica e sociale. Si affronta poi il tema del bosco tout court come luogo altro, dove è la comunità a guidare l'individuo, ed il tempo circolare prevale su quello lineare delle religioni monoteiste da un lato, e della nostra civiltà dei combustibili fossili dall'altro.
    Nella ultima parte, a maggiore ortodossia filosofica, si riprende la figura del dio dei boschi per eccellenza, Pan, ripercorrendone la svalutazione cristiana nella figura di un Diavolo sofferente.
    L'orizzonte poi si allarga sulla teoria di Gaia, ormai evidenza scientifica da una trentina di anni, come corroborazione della necessità di una morale di comunità che guidi, e quando necessario sovrasti, le necessità di una morale basata precipuamente sull'individuo, su cui si imperniano tanto i monoteismi che la dottrina liberale classica.
    Il saggio termina con l'invito sinestetico ad accompagnarci, durante la nostra esplorazione del bosco, con famose composizioni sinfoniche sulle ninfe : quando intuiremo la presenza di Pan saremo certi di aver intrapreso la giusta via morale.

    Vi saluto.

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  4. Proprio strano che esca questo post, ma tanto stano non e': siamo in un epoca di "shift" come lo chiamano in certi ambienti, un rapido mutare delle cose verso un nuovo assetto, e noi che studiamo i vari picchi in risonanza, forieri di crisi, quindi di cambiamenti epocali, lo sappiamo bene.

    Comunque sia, sarai forse sopreso, o forse no, che si stanno diffondendo teorie (filosofiche, spirituali, non saprei come meglio definirle)che stanno dando un senso proprio a tutto quello che sta' accadendo e accadra: risposte al perche' della condizione umana, e riposte a quesiti a dilemmi particolarmente spinosi per il nostro futuro.
    In teoria non sarebbe nulla di nuovo, si tratterebbe di antico misticismo e spiritualismo, se non fosse che ora c'e' una particolare commistione anche con conoscenze di tipo scientifico e tecnologico.

    QUello che vorrei suggerire, e' che sta per tornare di nuovo la comprensione che questa nostra realta' non e' affatta composta da un solo piano, e nemmeno due. Probabilmente e' composto da molti piani "sovrapposti", e questo verra' provato anche scientificamente, qualunque cosa questa parola voglia dire.

    Intanto, un primo, piccolo, ma significativo indizio fiene da questo piccolo oggetto

    http://www.focus.it/tecnologia/motori/emdrive-i-test-della-nasa-sul-motore-impossibile-funziona-ma

    Perche' alla fine, dopo aver inutilmente cercato una risposta esotica nella meccanica quantistica, si scoprira' che questo truster obbedisce ancora alla terza legge di Newton, solo che bisogna aggiungere una nuova dimensione dello spaziotempo. E da questo, si scopriranno altre cose, che attualmente sembrano semplicemente assurde.
    Ho come l'impressione che siamo sulla soglia di un periodo di scoperte simile a quello originato dalla scoperta dell'effetto fotovoltaico.

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  5. Bello e istruttivo, realisticamente cinico al punto giusto, Grande acutezza la tua Jacopo, complimenti, però sappi che Bin Landen pur essendo stato felice e avendo molto apprezzato il fatto dell'11/9, anche per la ragione che dici tu, essendo stato strumentalizzato in Afganistan dagli americanoi, lui non c'entrò prorio niente non solo nell'organizzare l'evento ma nemmeno nel teorizzarlo. A conferma di ciò vi sono diverse testimonianze e dirette riprese in TV, in cui dopo aver elogiato gli autori e ringraziato Dio, si rammarica di non essere stato l'organizzatore che tutti i media andavano sostenendo.
    Gio

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  6. Post interessante e suggestivo (anche) dal punto di vista storico-filosofico: del resto, Cassirer definiva l'essere umano 'animal symbolicum' e Popper teorizzava l'esistenza di TRE Mondi... D'altra parte, eviterei di "premere eccessivamente il pedale sull'acceleratore" per non (ri)dare fiato alle trombe del tradizionale Dualismo ontologico platonico-cristiano-cartesiano, dal quale solo faticosamente Filosofia e Scienza sono venute emancipandosi negli ultimi secoli...

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  7. i piani della realtà sono 3: materia, mente, spirito. Lo erano per S.Paolo, per Gesù, per Dante, per Freud. La materia è a disposizione di tutte le locuste, la mente è in base al QI, ma se ne vede poco in giro, vista la considerazione che viene data alle leggi termodinamiche. Lo spirito, per fortuna, se ne vede ancora meno, perchè come disse Charles De Focault, se l'uomo potesse saccheggiare i beni dello spirito come saccheggia avidamente e scriteriatamente i beni della terra, distruggerebbe anche il paradiso, come sta distruggendo questo pianeta.

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    1. @mago
      Il tuo commento mi ha fatto venire in mente la faccenda del Paradiso terrestre. Solo per curiosità, a che punto siamo col peccato originale?
      Non è che se facciamo i buoni e non mangiamo piu' le mele dall'albero della conoscenza ci riprendono dentro?
      Non fraintendere il tono un po' scherzoso, è una domanda seria a cui io, se fossi un cristiano del nostro tempo, non saprei rispondere.
      Angelo

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    2. l'unico che può rispondere è il Cristo.

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  8. "faremmo bene a trovare in fretta qualcosa che dia significato e scopo a delle vite trascorse in un contesto di “sempre di meno”, anziché di “sempre di più”"

    Sempre di meno di cosa? Sempre di piu' di cos'altro? Forse dimentichiamo l'aspetto fondamentale, che il "sempre di meno - sempre di piu'" e' legato ad un giudizio di valore che ormai e' quasi completamente socialmente determinato e dunque arbitrario (nel senso che dal "meno e piu'" cosi' come definito oggi non dipende alcun aspetto oggettivo del nostro benessere, che ne so la fine dei morsi della fame o del mal di denti).

    Un esempio fra tanti: perche' la felicita' delle persone dovrebbe dipendere dalla possibilita' di prendere un aereo per recarsi, senza alcuno altro scopo che lo spostamente in se', in capo al mondo? Eppure oggi la quasi totalita' dell'energia che consumiamo (per considerare solo l'energia) va via in modi del genere (oggettivamente assurdi, privi di senso).

    Ho l'impressione che siamo noi i primi ad essere prigionieri del contesto demente in cui viviamo. Stavo rileggendo alcune parti di "energia ed equita'" del buon vecchio Illich:

    "Dall'altro canto, le restrizioni ecologiche al consumo energetico globale imposte da pianificatori di mentalità industriale inclini a mantenere la produzione delle industrie a un ipotetico livello massimo non potrebbero che sfociare nell'imposizione d'una gigantesca camicia di forza all'intera società."
    "Nei paesi giunti all'opulenza grazie allo sviluppo industriale, la crisi energetica serve da pretesto per aumentare il prelievo fiscale necessario per sostituire nuovi procedimenti industriali, più “razionali” e socialmente ancor più micidiali, a quelli resi obsoleti da una superespansione inefficiente."
    "infine bisogna che ciascuna comunità metta in luce la somma di iniquità, di fastidio e di condizionamento che i suoi membri sono portati a tollerare per avere la soddisfazione di idolatrare potenti congegni e prender parte ai relativi riti diretti da professionisti che ne regolano il funzionamento."

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    1. Winston tempo fa leggevo una storia di Asimov che mi inquietò. Raccontava dell'angoscia di uno scienziato di creare un proiettore per i suoi scopi personali, ci riuscì, e nessuno aveva più privacy. Io in questa storia ci rivedo tanto internet.

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    2. Ho scritto troppo in fretta, un proiettore capace di viaggiare indietro nel tempo e illustrare i fatti delle persone.

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    3. "The dead past", 1957.

      "– Tenteremo, Potterley, ma ha ragione Nimmo. È troppo tardi. Non so che specie di mondo sarà il nostro, a partire da questo momento, ma so che il mondo che conosciamo è stato completamente distrutto. Fino ad ora ogni abitudine, ogni usanza, ogni modo di vivere aveva sempre ammesso una certa intimità, una certa riservatezza… ma adesso tutto è finito.
      Li salutò, uno dopo l’altro, con elaborata formalità.
      – Voi tre avete creato un nuovo mondo. Le mie congratulazioni. Vivremo tutti in una vasca per pesci rossi, d’ora innanzi, io, voi e chiunque altro… Possiate friggere per sempre nell’inferno! L’arresto è revocato."

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  10. "Man mano che diventa evidente il contrario, l’intero sistema mentale su cui abbiamo fondato le nostre esistenze comincia a svanire, abbandonandoci in un vuoto che ci terrorizza."

    Potrebbe trattarsi del caso in cui la soluzione (leggasi relazione funzionale degli individui con loro stessi, con gli altri e il contesto fisico) non può trovarsi all'interno del sistema su cui ci basiamo;
    Il sistema (percezione/visione/paradigma individuale o collettiva) tende a mantenere la sua omeostasi finchè è possibile, poi o collassa (pazzia individuale, o barbarie collettiva) o si cambia il sistema;
    Potrebbe essere necessario non cercare la risposta giusta (intelligenza), ma farsi la giusta domanda (saggezza), ad esempio cambiando gli assiomi/definizioni/significati da cui si parte; infatti, per quanto uno sia intelligente, se parte da ipotesi errate (nel nostro caso da paradigmi disfunzionali) non può trovare la soluzione; in questo caso è necessario un salto, una cambio di prospettiva;

    per dare un'idea di ciò, si può considerare il vecchio gioco di unire i nove punti posti in tre file da tre (a formare un quadrato) con sole quattro linee rette, senza staccare la matita dal foglio;
    La maggior parte delle persone, anche le più intelligenti, se dotate di logica esclusivamente lineare, non riescono a trovare la soluzione, perchè il loro campo di gioco viene percepito come il perimetro di quel quadrato;
    serve intuizione, un cambio delle "regole del gioco", in questo caso regole autoimposte in maniera inconscia.
    la soluzione si trova estendendo le rette al di fuori del quadrato, quindi cambiando sistema;
    ..ma anche estendere il piano è una soluzione provvisoria, se posti davanti al problema di formare, con a disposizione 6 bastoncini di uguale lunghezza (ad esempio 6 stuzzicadenti), 4 triangoli equilateri uguali, con il lato della lunghezza degli stuzzicadenti..

    Dunque, la quadratura perfetta e definitiva del cerchio credo non sia possibile, alla fine si tratta di senso del limite anche in questo caso, ognuno di noi (e la nosra società, a un diverso livello) non può che basare la propria visione su una qualche forma di paradigma, la cui dimostrabilità è impossibile.
    Almeno così credo io, tra l'altro applicando a questo contesto -forse a torto- i Principia Mathematica di Whitehead e Russell e i successivi teoremi di incompletezza di Godel, soprattutto il secondo, con le sue implicazioni (Se un sistema assiomatico può dimostrare la sua stessa coerenza, allora esso deve essere incoerente - fonte wikipedia).

    In fondo, o si impazzisce come Nietzsche oppure ci si accontenta di un paradigma necessariamente imperfetto, che "almeno" ci può rendere felici.
    forse è davvero questo lo scopo della nostra esistenza, più che la verità assoluta, introvabile..
    forse varrebbe la pena basare il nostro paradigma su felicità e armonia, e dare molta meno importanza alla ricerca della cosiddetta verità..

    (indizio per risolvere la questione degli stuzzicadenti: pensare in tre dimensioni)

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    1. R "In fondo, o si impazzisce come Nietzsche oppure ci si accontenta di un paradigma necessariamente imperfetto"...Guarda, ti riporto notizie che potresti torvare su wikipedia: Nietsche è "impazzito" come dici tu, per la sifilide, che lo ha anche condotto alla morte (empiemi cerebrali); secondo, l'opera destruens di Nietsche segna una cesura filosoficamente parlando, di fatto relegando a metastasi della filosofia moderna tutti i neo-Hegeliani; Nietsche ha semplicemente illuminato i tracciati di potenza della morale cristiana, rivelandone la natura altra rispetto all'Europa, oltre che il carattere morale e non teologico della Bibbia, nonchè di tutte le morali che prevedono una normazione esclusivamente dei comportamenti individuali, borghesi compresi. Quindi la decrepitezza di una morale basata sull'individuo uguale per tutti i tipi umani è una analisi molto attuale ai giorni nostri: servono degli "oltre" uomini (ubermensch)..Oggi viviamo ancora immersi nella morale dei monoteismi ibridata a quella liberale: serve una morale di comunità che reprima e sterelizzi gli istinti riproduttivi e gli appetiti individuali. Il romanzo di fantascienza neanderthal parallax non va molto distante da questo concetto...Quindi Nietsche non è impazzito, si era preso la sifilide anni addietro coi soldini del vitalizio che gli pagava l'università svizzera per tenerselo fuori dalle XXXX.

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    2. "serve una morale di comunità che reprima e sterelizzi gli istinti riproduttivi e gli appetiti individuali."

      Ma una morale di comunita' implica l'esistenza di un'entita' cosciente costituita da piu' "persone", che abbia unita' di pensiero e azione: cio' esiste gia' nelle societa' degli insetti, e' il termitaio, a cui in effetti la societa' umana assomiglia sempre piu'.

      Quella che auspichi mi pare sia l'organizzazione della societa' tecnicamente di tipo fascista, in cui appunto non conta l'individuo ma la societa' la quale ultima sia gentilianamente dotata di unita' di pensiero e azione, e quindi coscienza collettiva, o sbaglio?

      Poi dovresti spiegarci come "una morale di comunità che reprima e sterelizzi gli istinti riproduttivi e gli appetiti individuali" potrebbe poi reprimere gli istinti aggressivi tipici della comunita' tribale, che come ben sappiamo sono MOLTO piu' efficienti e distruttivi di quelli dell'individuo isolato (l'unione fa la forza), cosa del resto gia' del tutto evidente nella nostra attuale organizzazione sociale.

      Se ci spieghi meglio...

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    3. @Fra:
      non credo di avere le basi per comprendere a fondo quello che scrivi e risponderti allo stesso livello.
      Io ho formato le mie personali impressioni da quel pochissimo che so a riguardo.
      Circa la pazzia di Nietzsche, ci sono varie teorie sulle cause che l'hanno determinata, quella della sifilide è una di esse.

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    4. "una morale di comunità che reprima e sterelizzi gli istinti riproduttivi"
      Reprimere, sterilizzare, che brutte parole.
      Con queste espressioni viene fuori una morale da campo di concentramento.
      Bertrand Russell nella sua storia della filosofia occidentale scrive:
      "Nietzsche disprezza l'amore universale; io sento che è la forza motrice per raggiungere tutto ciò che desidero nel mondo"
      Angelo

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    5. mi spiace per voi ma Nicce non è morto per la sifilide, vedi il grandissimo libro di Massimo Fini, edito da Marsilio, ma per tutt'altro, è si impazzito, ma solo per farci conoscere dove sarebbe andato a finire questo strano mondo, dunque avvisandoci su tutti i pericoli che avremmo incontrato per i prossimi 200 anni. noi non solo non lo abbiamo ascoltato ma addirittura sbeffeggiato... abbiamo un mondo alla rovescia. no saluti heute, tan lup

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    6. penso che se fosse stato meno amorale, non sarebbe impazzito.

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    7. Diciamo piu' che altro che se fosse impazzito non per la sifilide avrebbe confermato la sua teoria della necessita' del superomismo per non impazzire.

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    8. Diaz, anche satana ha voluto essere super e lui e gli angeli che lo hanno seguito hanno generato l'inferno per loro stessi e gli umani che li vogliono. Riguardo alla follia ho personalmente assistito durante la mia non più breve vita all'impazzimento di persone dalla condotta ipocrita ed amorale. Probabilmente perchè il loro spirito è divenuto schiavo del demonio che ha fatto loro perdere la lucidità della mente, impedendogli così ogni pentimento e possibilità di salvezza eterna.

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  11. Un'idea, caro Guido, che potrebbe permetterci di salvare la ghirba con garbo, è di lasciare almeno metà della Terra a tutte le altre specie viventi.Come invita a fare il biologo ed entomologo Edward Osborne Wilson.
    E, conditio sine qua non, è di farlo tutti insieme ed appassionatamente.
    Ed anche, ovviamente, prima che sia troppo tardi.Per noi, innanzitutto.
    Idea che se presa sul serio, implica di lasciare perdere una quantità quasi innumerabile di idiozie, gingilli e futilità su cui si basa, disgraziatamente, l'ACAS* planetario.

    *Affari Come Al Solito.

    Marco Sclarandis

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  12. ciao Marco..
    spero di sognarlo di notte un mondo così..
    non credo di poter sperare di più..

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  13. Guido, non sperare,agisci!
    So che lo stai facendo, ma appunto comincia a sperare solo quando ritieni di aver agito, per quanto ti è stato possibile.

    Beato sii
    Muschio delle infradicite gronde
    Perché di squame di tegole obsolete
    Liquame d’alati ed intemperie
    Ne fai velluto invitante le carezze
    Beati siate voi tutti
    Camole moscerini e ragni
    Pulci vespe e scarafaggi
    Perché sgusciando imperterriti da crepe ed orifizi
    Ci ricordate l’ineluttabile impotenza dei tiranni
    Beati siete
    Pipistrelli gatti passeri e randagi
    E pure voi gabbiani piccioni e ratti
    Perché siete vivi e sinceri testimoni
    Che la nostra sapienza
    Sovente abortisce spazzatura
    La vostra astuzia invece si rigenera perenne
    Beata sarai
    Emarginata pietra d’ogni razza
    Perché la brezza che un tempo t’imperlava di rugiada
    Ed ora di croste e bulloni ti ricopre
    Ti permette d’espiare la condanna
    Per quando ti rendesti
    Complice di delitti millenari
    Beati saremmo
    Anche noi umani
    Se nei conflitti creduti inevitabili
    Cercassimo l’ago smarrito del consenso
    Raccogliessimo l'opinione perspicace
    E tra le follie della ragione
    Sfilassimo fibre e trame
    Dall' evidente orrore universale
    Per ordire più vaste estasi
    Diventeremmo allora come demiurghi
    Perché nomi e sembianze sassi piante bestie
    E noi compresi tutti
    Originammo insieme esclusivamente
    Da una quiete irremovibile e una sfrenata fantasia
    Che infine si misero d’accordo.

    Scritta negli anni '80

    Marco Sclarandis

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    1. intanto a Mauna Loa la CO2 sta viaggiando verso le 410 ppm. E da me i sindacati parlano di coacervo, farebbero meglio a parlare chiaramente e dire che siamo in un bel casino, perchè nessuno vuole uscirne veramente, ossia cambiare paradigma. Prima si difendevano i diritti dei lavoratori per favorire il consumismo, ora non si possono più difendere (vedi Job act), ma il consumismo è più sacro e intoccabile di un'ostia consacrata, perchè le folle lo osannano decerebrate nelle sue cattedrali, i centri commerciali.

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