Benvenuti nell'era dei ritorni decrescenti


giovedì 26 gennaio 2017

Sberle e clima, è cambiato qualcosa?


Classe III A  della scuola elementare di Valpisello.  Durante il dettato un bambino si agita, interrompe e tira una pallina di carta ad un compagno.  La maestra lo rimprovera, ma lui non smette.

Allora la maestra gli allunga uno scapaccione, poi lo afferra per un orecchio, lo trascina dietro la lavagna e ce lo lascia in castigo fino alla fine dell’esercizio.

Qualcosa di strano?   Ambientato nel 1965, questo sarebbe un quadretto di quotidiana vita scolastica.   Se invece lo ambientiamo nel 2015 è uno scandalo che finisce in tribunale e sulle prime pagine della stampa nazionale.  

In altre parole, lo stesso identico evento, situato in un periodo storico è del tutto ordinario, mentre in un altro è un “evento estremo”.    Ma se non è cambiato l’evento, cosa è cambiato?  Facile: il contesto del medesimo.

Un esempio a caso per far capire che nessun evento può essere ragionevolmente valutato se avulso dal suo contesto.   Nella vita quotidiana di una scuola elementare, così come nel clima del Pianeta.

Eventi ordinari ed eventi estremi.

Dunque cosa fa la differenza fra eventi ordinari ed eventi estremi?   Per cominciare la frequenza.   Quando nevicava abbondantemente tutti gli inverni la cosa non faceva notizia, mentre la fa ora che nevica saltuariamente anche in montagna.    Un po’ come le punizioni a scuola che un tempo erano quotidiane ed ora del tutto occasionali.

Un secondo elemento è rappresentato dalla preparazione delle persone all’evento.   Quando succede qualcosa che ci si aspetta, bene o male si è pronti ad affrontarlo.   Viceversa, quando accade qualcosa di inatteso strutture, attrezzi, abitudini non sono idonei alla bisogna.   Ancora peggio, la grande maggioranza della gente non sa che fare, pasticcia e crea difficoltà che potrebbero facilmente essere evitate.

Analogamente, uno della mia generazione sapeva che se dava fastidio in classe poteva prendere uno scapaccione.   Se succedeva sapeva cosa fare: bagnarsi la gota e l’orecchio con l’acqua fredda e, soprattutto, non raccontarlo a casa perché rischiava di prenderne altri tre o quattro sul conto.

Un terzo fattore è l’impatto psicologico.   Tempo fa i bambini sapevano che i grandi avevano il diritto di punirli ed anche dargli una sberla se si comportavano male.  Così, quando succedeva, era molto spiacevole, ma non traumatizzante.

Viceversa, un bambino attuale vive nella certezza della sua assoluta inviolabilità cosicché, se la maestra lo mena, rimane sconvolto ancor più che dolorante.   Ma la differenza c’è anche dalla parte della maestra.   40 anni fa sberle e rigate sulle mani facevano parte del mestiere e come tali venivano gestite.  Oggi, una maestra che arriva a dare uno scapaccione ad un bimbo deve già essere in uno stato di stress estremo.   Dunque, mentre nel primo caso il fatto costituiva uno sgradevole incidente, nel secondo è indice di una situazione grave e provoca conseguenze esorbitanti.

Analogamente, un tempo le persone sapevano che l’inverno e la neve sono pericolosi e cercavano di proteggersi sapendo che, comunque, la possibilità di essere danneggiati, di ammalarsi od anche di morire erano alte.   Quando accadeva era una cosa dolorosa, ma non sconvolgente perché rientrava comunque entro i parametri del modello mentale utilizzato per rapportarsi alla realtà.

Al contrario, non solo i bambini, ma anche gli adulti attuali vivono spesso nell’illusione che la tecnologia ed il progresso ci mettano totalmente al riparo dai pericoli connessi con forze naturali quali la neve, le tempeste ed i terremoti.   Così, quando questi ci colpiscono, il trauma psicologico è spesso paralizzante.


Eventi estremi e GW.

 In questi giorni, come sempre al seguito di eventi meteorologici inconsueti, la stampa ed il web impazzano.   Da un lato c’è chi sostiene che questo evento dimostra che siamo sull’orlo dell’apocalisse climatica, anzi un passo oltre.   Dall’altro c’è chi, invece,  argomenta che non dimostra niente, anzi è normale.   Se si tratta di gente del mestiere, entrambi sostengono la loro posizione adducendo argomenti validi, dati reali e ragionamenti logici.   Peccato che mentano entrambi.

Per cominciare, vale la pena ripeterlo: la climatologia e la meteorologia sono scienze affini, ma diverse perché diversi sono i loro campi di indagine e, dunque, i loro metodi.   E nessun evento meteorologico, per estremo che sia, dimostra un bel niente in materia di clima.   Neppure la frequenza con cui si manifestano eventi di quel genere, ad esempio la frequenza delle tempeste, da sola può dimostrare niente, né pro, né contro la realtà del GW.

La climatologia è una cosa complessa ed anche i professionisti devono costantemente confrontarsi con i colleghi, specialmente quelli che non sono d’accordo con loro.   In un sistema della vastità e della complessità dell’atmosfera terrestre è scontato che si manifestino contemporaneamente tendenze diverse.  
Ad esempio, l’innevamento in Appennino e, in misura minore, sulle Alpi è diminuito, mentre altrove nel mondo è aumentato.  
E’ normale anche che su molti aspetti non vi sia completo accordo fra gli scienziati.   Ad esempio, sul bilancio energetico globale pesa di più il degrado dei suoli o la combustione di carbone?

Solo considerando l’insieme di tutti i fenomeni registrabili su periodi di parecchi decenni o secoli si possono individuare delle tendenze ed avanzare delle ipotesi realistiche.   Un lavoro che nessuno è in grado di fare da solo, ecco perché l’IPCC valuta annualmente migliaia di lavori scritti da migliaia di ricercatori e specialisti diversi.   E il risultato, piaccia o non piaccia, è che il clima sta cambiando ad una velocità mai vista perlomeno da 60 milioni di anni a questa parte.   Un fatto che principalissimamente (anche se non esclusivamente) dipende da noi, non solo per la famigerata CO2, ma anche per un sacco di altre cose che vanno dal disboscamento al degrado dei suoli, fino allo sterminio della biodiversità.

Questo è il verdetto di tutti i principali climatologi del mondo e dell’IPCC.

Possiamo fidarci, specialmente perché finora ogni volta che questo illustre consesso si è sbagliato lo ha fatto per eccesso di prudenza e di ottimismo.

Torniamo a scuola.

Cosa tutto ciò ha a  che fare con la nostra manesca maestra ed il nostro discolo?    Questo:  100 anni fa 2 metri di neve e temperature largamente sottozero o centrale erano quasi normali in Appennino, mentre oggi sono un “evento estremo”.   Se non sono cambiati i fatti, deve essere cambiato il contesto

E'  vero che c’è una sproporzione lampante fra il peso mediatico degli eventi meteo estremi e la reale incidenza dei medesimi.  Ma, a mio avviso, proprio il fatto che situazioni normali in un’ottica di lungo periodo risultino sconvolgenti nel presente è un fatto che ci dovrebbe far riflettere.   Certo, influiscono anche altri fattori.  Ad esempio l’aver costruito tutto dappertutto e la nostra infantile pretesa che si possa vivere senza pericolo.



Tuttavia, quando il semplice, fugace ritorno a condizioni climatiche un tempo normali costituisce un fatto eccezionale, abbiamo la misura di quanto grave e rapido il cambiamento sia.




17 commenti:

  1. (come mi venne da scrivere ormai molti anni fa)

    E' presto fatta la conta
    D'ogni singolo colpo di maglio
    Di ciascun giro di ruota
    Di tutti è rimasta l'impronta
    Sia di turbina phon o elettroventaglio
    La somma è cifra ormai nota
    E' un vento che smonta
    Tifone che pare uno sbaglio
    Uragano che l'animo svuota
    Agitiamo la culla con onta
    Al gemito replichiamo con raglio
    Attendiamoci sberla su gota.

    Marco Sclarandis

    RispondiElimina
    Risposte
    1. @ Marco
      ho provato a cercare il tuo libro nelle biblioteche a me vicine, ma ce l'hanno solo alla Nazionale di Firenze. Devo richiederlo col prestito interbibliotecario, ma non so se la Nazionale aderisce.

      Elimina
    2. i bei romanzi toccano il cuore, le conoscenze fisiche e matematiche aprono la mente, le letture spirituali ci avvicinano a Dio. Pensa che al Liceo mi divertivo a risolvere tutti i problemi e gli esercizi del libro di matematica e facevo arrabbiare i bravoni, perchè non riuscivano ad essere superiori a me, anche in quello. Forse era segno di nobiltà intellettuale, forse di stupidità, forse di tutte e due, ma come dicevano i latini:"Ad maiora".

      Elimina
    3. Marianna, del primo "Mai ci parlrà l'aragosta" del 2008,ormai esaurito, vorrei farne una ristampa.

      Del secondo "Rimedioevo" posso spedirtene una copia,se vuoi.
      Basta che mi mandi una e-mail a (nome.cognome@fastwenet.it)

      Il titolo del primo libretto deriva dalla prima strofa di questa poesia, degli anni '80:

      Mai ci parlerà l’aragosta
      dell’abisso d’angoscia
      precedente la sua estrema ustione
      né il riservato riccio
      ci farà sapere del suo terrore
      al sopraggiungere del battistrada
      e se volesse la tartaruga dirci
      dell’agonia lenta
      causatagli da una medusa falsa
      estrusa in polietilene
      chi troverebbe disposti ad ascoltarla
      nemmeno un pino marittimo
      diverrà mai loquace
      per raccontarci della sua tortura
      proiettatagli da pellicole di detersivi
      ma noi imprechiamo per il nostro soffrire
      fino ad istoriarne le pietre
      da chi l’abbiamo mai ereditato
      questo diritto di piangere
      amianto cadmio arsenico mercurio
      benzolo plutonio rumore piombo
      gorgogliano d’accordo
      intenti nell’accusarci
      l’autorizzazione a lamentarci
      la perderemo tra non molto
      stiamo sterminando qualsiasi testimone
      scomparso che ne sia l’ultimo a favore nostro
      annegheremo in un dolore insostenibile.

      Marco Sclarandis

      Elimina
    4. Correggo!
      (nome.cognome@fastwebnet.it)
      Marco Sclarandis

      Elimina
    5. @mago dai l'impressione di essere ribelle :)

      @marco molto gentile, grazie della poesia e della cortesia.

      Elimina
    6. a certe cose e a certe azioni bisogna pur ribellarsi.. Pecora ti fai lupo ti mangia. L'importante è discernere bene a cosa ribellarsi, sennò si rischia di ribellarsi contro le azioni e cose giuste, invece che contro le ingiuste. La prudenza non è mai troppa.

      Elimina
  2. dopo tanti decenni ho avuto il piacere di vedere l'erba dei prati annichilita da continue brinate, ma tra poco, a detta dei meteorologi, tornerà a crescere spavalda. Non vedevo questo spettacolo della natura da troppo tempo. Mi sono quasi commosso. E pensare che era la norma da novembre a marzo. Ma rivedere l'effetto brina continua sull'erba anche se per poche decine di giorni è stato come tornare agli anni della gioventù.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Io e mio figlio:
      "Guarda figliolo, questa è la brina, questo è il ghiaccio..."

      Elimina
  3. Ottimo post,come sempre quelli di Simonetta (a proposito, sarebbe piacevole che ne scrivesse di più!), che fa il paio con quello precedente del prof. Bardi.
    Mi si permetta di raccontare due aneddoti.
    Nel gennaio 1986, durante uno degli ultimi episodi invernali significativi a bassa quota qui nel torinese, con già oltre 30 cm di neve a terra (che avrebbero poi superato i 60), a scuola noi bambini guardavamo nevicare dalle finestre invece di seguire la maestra. Che minacciandoci di abbassare le tapparelle ci ha sgridati dicendoci: quella non è neve, è nevischio. A Campobasso si che nevicava. E poi tutta la solfa di quando lei bambina (anni 30) doveva andare a scuola a piedi ed il fratello stava sveglio tutta a notte a prepararle la strada in mezzo alla neve.
    Atteggiamento condiviso da mia nonna (nata nel 1906) che, con compassione, raccontava che da bambina a Canale d'Alba, nevicasse tanto che lo spazzaneve trainato da cavalli accumulava ai bordi della strada tanta neve da chiudere completamente i portici. E a inizio novembre del 18 in casa erano tutti ammalati di spagnola, solo lei non fu contagiata, e con un'amica andava a prendere i latte in collina e al ritorno scendevano su un asse usato come slitta. Sulla neve, ovviamente.

    Guido.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Io sono nato nel 1958 e quando andavo da ragazzo in montagna, in giugno nei punti all'ombra si trovavano ancora dei cumuli di neve e nelle neviere durava fino all'inverno successivo.

      Elimina
  4. Le cose cambiano...
    - Ho smesso di scrivere articoli,
    - ho smesso di fare Ricerca Teorica,
    - tra un pò smetterò o limiterò di molto i miei commenti.

    Perché?

    Semplicemente perché ho trovato un lavoro a tempo pieno.

    Smetto di fare il martire, lavorando e facendo Ricerca per chi non sà apprezzare,
    e incomincio a pensare, prima al mio (e della mia famiglia) benessere,
    e poi se resta tempo per gli altri.

    Finché in Italia si premieranno: i furbacchioni, i raccomandati, quelli che prendono in giro le persone con false promesse, ecc.
    Non meravigliatevi poi di come vanno le cose!

    La maggior parte degli Italiani stanno diventando: camerieri (principalmente all'estero)!

    Una volta si era: Poeti e navigatori (scopritori).

    RispondiElimina
    Risposte
    1. auguri, spero ti troverai bene col nuovo lavoro.

      Elimina
  5. Salve prof.; credo che siamo al tipping point sociale in Itali , per fattori interni ed esterni: 1) impossibilità di fare altro debito
    2)Blocco navale europeo davanti le coste della libia
    3) populismo al potere all'ester con effeto domino sull'italia, cioè smembramento delle sue istituzioni pubbliche vista l'impossibilità di rifoem che stiano in piedi e che siano anche accettate dai "democratici"
    4) last but not least corrente del golfo: ho il sentore che ormai ci siamo...Nei prossimi 3 anni potremmo vedere cambiamenti più grandi degli ultimi 8.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Non esageriamo però, dire che erano decenni che non accadevano nevicate così è eccessivo...molti dei disagi che ci sono stati sono imputabili più alla congiuntura terremoto e neve che solo alla neve, precisiamo.
      Tra l'altro, rimanendo soltanto nel nuovo millennio, di nevicate analoghe e di inverni abbastanza freddi e nevosi ne ha fatti, con tanta neve uguale se non di più, anche nell'appennino centrale, perciò trovo comunque fuori luogo che certi posti fossero così sprovvisti di mezzi, non sono secoli che nevica meno, c'erano stati solo un paio di inverni.
      Capisco l'intento del post e il succo del discorso, ma l'allarmismo (e l'arroganza, soprattutto) alla Mercalli o alla Lombroso oltre a non servire a nessuno, ha anche sinceramente rotto.

      Elimina
    2. Io questo commento l'ho passato, ma siamo ridotti veramente male se si sparano così facilmente accuse di "arroganza e allarmismo" verso persone che fanno semplicemente il loro mestiere. Veramente, ti fa cascare le braccia.

      Elimina
  6. Commentatori!
    Siete stati battuti by the chimps.
    Se volete scoprire perche':
    http://www.ted.com/talks/hans_and_ola_rosling_how_not_to_be_ignorant_about_the_world
    ;)

    RispondiElimina