Benvenuti nell'era dei ritorni decrescenti


giovedì 12 gennaio 2017

Le elezioni Americane: il dibattito che non c'è stato


La situazione negli USA sta diventando molto confusa e non tutti sono sicuri che Trump diventerà presidente, considerando l'ondata di accuse che i servizi segreti del suo paese gli stanno sparando addosso. Aspettando gli eventi, vale la pena di rileggersi come siamo arrivati qui in un articolo apparso in Dicembre su "Cassandra's Legacy".  Qualsiasi cosa avvenga nelle prossime settimane, i veri problemi rimangono ignorati.
 

Da “Cassandra's Legacy”. Traduzione di MR



Il picco della produzione del greggio convenzionale è arrivato fra il 2008 e il 2011. Sembra che abbiamo superato il picco di “tutti i liquidi” nel 2015, anche se ci vorrà ancora un po' di tempo per essere sicuri che sia iniziata una tendenza al declino irreversibile. Naturalmente, il raggiungimento del picco ha generato un negazionismo veemente persino sul fatto che il picco esista. In questo articolo, Eugene Marner commenta sul come e quando le elezioni presidenziali abbiano completamente ignorato i duri fatti del declino della fornitura di energia netta da parte dei combustibili fossili. (immagine da “The Victory Report”)


Da The Daily Star, di Eugene Marner

Qui negli States, recentemente abbiamo tenuto delle elezioni che hanno lasciato molti sorpresi, molti sbigottiti e molti altri impazienti di spiegare cosa sia successo e cosa facciamo adesso. Un sacco di pensieri profondi e sospiri sono finiti in quelle analisi e non ho intenzione di competere qui con gli esperti di storia e di politica. Mi piacerebbe, tuttavia, offrire quello che penso possa essere una parte importante del contesto degli eventi recenti, un contesto che è definito ed imposto dalla geologia e dalla fisica. Suggerisco che le elezioni del 2016 possano essere definite le elezioni del picco del petrolio, anche se il problema non è certamente mai emerso pubblicamente.


Nel novembre del 2000, il The Daily Star ha pubblicato un mio commento esterno in cui ho scritto di picco del petrolio, il momento in cui la produzione globale di petrolio raggiunge il suo massimo e comincia il suo inevitabile declino. Avevo sperato di stimolare le persone a pensare alle gravi conseguenze che ne sarebbero seguite quando il petrolio, la risorsa chiave che alimenta e sostiene la nostra civiltà, non è più disponibile in modo ampio ed economico. Chiaramente non ha funzionato tanto bene, in quanto la maggior parte delle persone non ha ancora idea di cosa significhi il picco del petrolio, meno ancora che le sue conseguenze si stanno dispiegando proprio in questo momento intorno a noi. Non c'è dubbio che i nostri media, sempre complici dell'agenda corporativa (le società petrolifere sono dei grandi pubblicitari), non hanno fatto molto per informare l'opinione pubblica ma, più allarmante della allegra indifferenza della popolazione nel suo complesso è l'apparente e totale incompetenza di entrambi i grandi candidati presidenziali e della maggior parte dei loro consiglieri e dei loro entourage, così come del Congresso. Il Corpo degli Ingegneri dell'Esercito  ha pubblicato un rapporto già nel 2005 intitolato “Tendenze energetiche ed implicazioni per l'e installazioni dell'esercito degli Stati Uniti” che ha suonato l'allarme sul fatto che il picco del petrolio sarebbe arrivato presto, ma nemmeno questo ha ricevuto molta attenzione.

L'economia è riconosciuta largamente come il fattore cruciale in ogni elezione. Sia Donald Trump sia Hillary Clinton, come la maggior parte dei politici ovunque, hanno parlato e continuano a parlare di “crescita economica”. Gli elettori possono perdonare scandali, bigottismo, cattivo gusto, stupidità e praticamente quasi tutto ma, quando vedono i loro standard di vita diminuire, i loro posti di lavoro svanire, i loro figli senza futuro 8e a volte senza niente da mangiare), danno la colpa ai politici, giusto o sbagliato che sia. I politici di solito fingono di avere soluzioni che quasi sempre comportano un percorso o l'altro verso la “crescita”.

Anche se nessuno di noi che è vivo oggi può ricordare un tempo in cui la crescita economica non fosse parte delle nostre aspettative per il futuro, tale crescita è stata concepita soltanto negli ultimi 200 anni circa. Finché i combustibili fossili non sono diventati l'energia che ha alimentato la Rivoluzione Industriale, le economie crescevano facendo la guerra ai propri vicini e appropriandosi della loro ricchezza. La storia era fatta di questo: gli imperi sorgevano sul principio del conquistare un territorio, esigere da questo dei tributi e alla fine collassare sotto il peso dei costi militari e delle spese del trasporto di tutto il bottino a casa.

Gli europei avevano quasi esaurito le risorse del loro angolo di continente eurasiatico quando Colombo giunse in quello che veniva chiamato Nuovo Mondo. Naturalmente, era vecchio quanto qualsiasi altro posto e, al contrario della persistente mitologia, non era vuoto ma pieno zeppo di animali, piante e, sì, molti milioni di esseri umani che vivevano in culture complesse. Nei tre secoli successivi, prima gli spagnoli e i portoghesi e, subito dopo, olandesi francesi ed inglesi, hanno attraversato l'Atlantico per sottomettere, conquistare e sterminare gli abitanti per rubare, nel modo imperiale tradizionale, le loro cose. L'Europa è tornata ad essere ricca. Ecco come veniva fatta la crescita prima del 1800 circa e dell'inizio dell'era dei combustibili fossili.

Dall'inizio del XIX secolo, la Rivoluzione Industriale è stata alimentata dal carbone fossile, che era sporco, ma aveva un contenuto energetico molto più alto della legna e della carbonella, i principali combustibili che gli esseri umani avevano usato fino ad allora. Nel 1859, un imbroglione che si definiva “Colonnello” Edwin Drake ha trivellato il primo pozzo a Titusville, in Pennsylvania, così è iniziata l'era del petrolio. Il petrolio è un combustibile senza confronti: all'inizio veniva estratto facilmente, trasportato facilmente e, cosa migliore di tutte, un singolo gallone di petrolio contiene tanta energia quanta quella prodotta da un uomo sano che lavora duramente per tre mesi o circa 700 uomini che lavorano per un'ora. Un gallone. Quella enorme quantità di energia improvvisamente a disposizione è ciò che ha dato origine a quella che ora chiamiamo “crescita economica”. Più produzione e consumo richiedono più ingressi di energia e il petrolio lo ha reso possibile. Ma, su un pianeta finito, niente può andare avanti per sempre e, dagli anni 60, le società petrolifere trovano meno nuovo petrolio ogni anno di quello che bruciamo. Quindi, circa 40 anni dopo, ecco il picco del petrolio. Il carbone e il gas continueranno ad essere disponibili per un po', ma entrambi cominceranno a declinare entro un decennio o due. Entrambi hanno già problemi finanziari seri e nessuno dei due può fare quello che fa il petrolio.

Lasciatemi ritornare al perché ho definito queste le elezioni del picco del petrolio. Nessuno dei candidati ne ha parlato. Forse non ne sono a conoscenza. O, se lo sono, non vogliono crederci. O forse nessun politico può venire eletto promettendo che l'economia continuerà a contrarsi e le disponibilità di energia saranno sempre più scarse. Sono state le elezioni del picco del petrolio perché il picco del petrolio ha sconfitto entrambi. Senza l'aumento del consumo di energia, non può esserci alcuna crescita economica e, senza aumento di forniture, non può esserci alcun aumento del consumo di energia. Le cosiddette rinnovabili dipendono disperatamente dai combustibili fossili per la produzione, installazione e manutenzione e sono molto meno concentrate dei combustibili fossili.

Il fatto è che siccome la produzione di petrolio non può essere aumentate, la crescita economica ora è finita. Le promesse di Donald Trump di riportare la produzione di carbone, aumentare l'estrazione di combustibili fossili e ricostruire il comparto manifatturiero semplicemente non si realizzeranno, non per colpa di Trump, ma perché la politica non comanda più. Da ora in avanti sono geologia e fisica che decidono. Il petrolio che rimane è troppo costoso da ottenere ed estrarre. Le società petrolifere non possono fare profitti ad un prezzo che i consumatori in un'economia in contrazione non possono permettersi di pagare. Il gioco della crescita è finito come presto lo saranno la moltitudine di frodi finanziarie che, a partire dal picco di produzione del petrolio degli Stati Uniti del 1970, sono arrivate a includere gran parte della nostra economia.

Ci serve un nuovo tipo di politica e di economia: locale, cooperativa, su base comunitaria, a basso tenore di energia, conservazionista, non inquinante, un'economia che supporti sostenibilmente i bisogni biologici e la salute, piuttosto che perseguire la ricchezza. Non penso che ci sia qualche politico che lo farà per noi, dobbiamo farlo da soli.

Nella Genesi 3:19, Dio informa Adamo che la sua punizione sarà “Con il sudore del tuo volto mangerai il pane”. Apparentemente, agli esseri umani questo non è piaciuto molto, visto che tutta la storia rivela gli stessi a  cercare di aggirare quell'ordine con qualsiasi mezzo possibile: costringendo gli altri a fare il lavoro (schiavitù), diventando ricchi ad assumendo altri per fare il lavoro (schiavitù salariata) o bruciando petrolio. E' di nuovo il tempo della cooperazione comunitaria, di soluzioni low-tech come la forza di buoi, cavalli e muli, per tecnologie semplici e relativamente non costose che possano essere costruite localmente, come zappe, falci e forconi e per il sudore sulle nostre facce. Non è questione di virtù ma di necessità; sta arrivando una vita più semplice, che noi scegliamo di abbracciarla o no.

Eugene Marner vive a Franklin, USA.

50 commenti:

  1. La decrescita è un circolo vizioso, che abbassa sempre più il tenore di vita delle persone.
    Non sono un sostenitore della società consumistica, ma l'unica decrescita indolore è quella tecnologica che, a parità di risorse, è possibile ottenere sempre più beni o servizi, e quindi, a risorse "leggermente" decrescenti, è possibile ottenere gli stessi servizi/beni, in modo asintotico, cioè, con una decrescita sempre meno decrescente in %.
    Faccio un esempio banale:
    - fino a 20 anni fa, avere un'enciclopedia comportava un grande consumo di risorse (carta, inchiostro, energia/lavoro).
    - poi fu possibile ottenere le stesse cose, consumando soltanto le risorse necessarie per la produzione di alcuni CD e poi DVD;
    - adesso è possibile consultare l'enciclopedia online o fare ricerche varie, consumando solo l'energia del dispositivo e connessione.

    Questo tipo di decrescita tecnologica è salutare e positiva, mentre la decrescita per mancanza di risorse, è una decrescita negativa in quanto riduce la disponibilità dei servizi/beni e quindi del tenore di vita delle persone.

    Siccome questa decrescita si fa sentire abbastanza velocemente nella popolazione più povera, questa si manifesta in rivolte e ulteriore distruzione di beni (se non addirittura in una guerra di classe/civile).

    Adesso, invece di rassegnarsi a questa decadenza, converrebbe investire di più in Ricerca e Innovazione. Abbiamo ancora almeno 15 anni a disposizione, sfruttiamoli al meglio.

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    1. "Crescita" e "decrescita" sono concetti relativi e quindi va specificato il termine di riferimento: se il termine di riferimento è il PIL (universalmente purtroppo preso in tal senso) penso che oggi sia molto meglio una decrescita che una crescita, visto che nel PIL vanno a finire anche logiche assolutamente negative: il PIL aumenta se spreco su ogni mio consumo mentre NON aumenta se aderisco a logiche di riutilizzo e riciclaggio.

      Credo che comunque il problema sia più a monte: non si vuole ammettere che possa esistere una società moderna che prescinda dall'industrializzazione, mentre è proprio questa e la sua logica che, portando gli strumenti a dominare su di noi (si proprio come nel film Matrix), snatura la struttura delle nostre società.
      Pensate alle grandi città americane (Los Angeles...) credo siate tutti d'accordo nel dire che sono state realizzate "a misura di automobile"! Ma non dovremmo essere noi umani il soggetto ed il metro per costruire le nostre città??
      Come le città che ci "ospitano" tutta la struttura sociale che consideriamo inevitabile ci porta ad essere considerati solo come "utenti" e in fondo schiavi: nasciamo in ospedale (tasse per la santià -> consumatori già alla nascita), viviamo consumando e utilizzando prodotti che, oltre a non sapere spesso neppure da dove vengono, non siamo più in grado di aggiustare/manipolare/adattare di persona se non pagando degli "esperti" che sono diventati tali solo seguendo una prassi normalizzata (industrializzazione del sapere e relativi costi) fino poi a morire sempre in ospedale (neppure la morte ci viene più lasciata gestire di persona)!

      DEVE ESSERCI UNA SOCIETÀ MIGLIORE, PIÙ A MISURA D'UOMO!

      Credo proprio si potrà raggiungere tornando a valorizzare la fatica umana e le nuove forme di condivisione/collaborazione umana (certo anche usando strumenti come internet che abbatte i costi dei trasporti e permette maggiore flusso di informazioni in tutto il mondo).

      Non pretendo di avere alcuna ricetta ma penso che non vadano mai accettati DOGMI assoluti altrimenti si ricade nella schiavitù del pensiero: vedi dogma dell'industria/crescita come unica soluzione ai nostri problemi.

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    2. @Giuseppe: "nasciamo in ospedale (tasse per la santià -> consumatori già alla nascita)"

      Se vuoi "fare" DEVI consumare energia (in realtà si dovrebbe dire: convertire energia, perché l'energia non si consuma, ma si trasforma).

      La stessa definizione classica di energia dice:
      "L'energia è la capacità di un corpo a compiere lavoro/spostamento".

      Quindi, a meno che uno non resti immobile (morto), qualsiasi cosa faccia, necessita di energia.

      @"se il termine di riferimento è il PIL"

      A parità di energia (PIL economico) la tecnologia ci dà, ogni anno, circa il 2% di beni/servizi in più.
      Quindi: a parità di servizi, potremmo decrescere il consumo di energia di circa il 2% l'anno. Questo è il livello salutare di decrescita indolore; qualsiasi decremento superiore, comporta un abbassamento del tenore di vita e quindi, un graduale aumento della povertà reale.

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    3. @Alessandro Se vuoi "fare" DEVI consumare energia...
      anche sul "FARE" l'industrializzazione ci spinge sempre più a superare i nostri stessi limiti e quindi verso un fare in poco tempo (e sappiamo che energia/tempo è potenza):
      dobbiamo essere veloci, smart, mangiare nei fast food, curarci sempre con più farmaci per guarire prima, bruciare le tappe anche nella formazione (sempre più standardizzata)... etc ... etc

      Non credo che tutto ciò sia per forza un miglioramento del nostro tenore di vita.

      ....(in realtà si dovrebbe dire: convertire energia, perché l'energia non si consuma, ma si trasforma).
      Non dimentichiamo però l'entropia, quindi ogni trasformazione "reale" comporta una degradazione di ciò che troviamo a valle della trasformazione stessa, e questa degradazione è, fino a prova contraria, irreversibile.

      Ecco perchè il riutilizzo è meglio del riciclaggio ed ecco perchè sarebbe bene consumare (trasformare degradandolo) ciò che realmete ci serve e non ciò che "sembra" servirci ma di cui possiamo tranquillamente fare a meno.

      In ogni caso quello che intendevo dire è che non sono per niente convinto che il cosiddetto "benessere" sia misurabile dalla quantità di servizi cui possiamo accedere, anzi direi che questo metro è proprio figlio della società industrializzata:

      l'industria ci ha fatto credere che più servizi/prodotti siamo in grado di acquistare (perchè alla fine ogni trasformazione di energia ha un costo) e meglio stiamo.

      L'altra strategia dell'industrializzazione è quella di fornirci servizi (o prodotti) sempre più complessi, spesso senza possibilità di scelta, ma sempre meno alla nostra portata: più costosi richiederanno maggiore del nostro tempo speso a lavorare per poterli ottenere.
      Spesso questo porta al fatto che il servizio/prodotto ci fornisce in realtà un risultato opposto a quello desiderato.

      Esempio.
      Voglio comprarmi una automobile per rispondere alla mia esigenza di spostarmi in tempi brevi.
      L'attuale società industriale offre un grandissimo ventaglio di prodotti in tal senso, ma il risultato finale è quello di spendere tantissimo tempo fermo nel traffico (tempo reale per lo spostamento aumenta) e non ho ancora messo in conto le ore di mio lavoro spese per comprare l'auto, pagare il bollo/assicurazione, tagliandi e meccanico, tasse per le infrastrutture: spesso nel conto reale avrei impiegato meglio il mio tempo a spostarmi in bicicletta.

      Il rischio che volevo evidenziare è che tendiamo a diventare sempre più schiavi di questi servizi/prodotti e quindi non vedo perchè una "droga" venga usata come metro per misurare il nostro benessere:

      in fondo è proprio come pensare di misurare il livello di benessere/tenore di vita di una società in funzione del suo consumo di cocaina.

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    4. @Giuseppe: "nasciamo in ospedale (tasse per la santià -> consumatori già alla nascita)"

      Mi scusi...ma vorrei capire che razza di nesso ha una società consumistica con il diritto alla salute ?!?!
      Giusto per fare un esempio negli USA, paese capitalistico per eccellenza , la sanità è praticamente in mano alle assicurazioni private!

      Inoltre perché citare come esempio una branca come l'ostetricia?
      Non so se lei ha mai seguito una donna in gravidanza, ma le posso assicurare che le cose che possono andare storte sono innumerevoli. Infatti oramai le morti per parto sono degli eventi molto più rari che in passato.

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    5. Gli uomini sono diventati strumenti dei loro stessi strumenti.
      Henry David Thoreau.
      Angelo

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    6. @Andrea
      Il mio esempio stigmatizza che l'industrializzazione pervade, o quantomeno cerca di pervadere, ogni fase della nostra vita e cerca di costringerci sempre più all'adesione forzata ai suoi costosi prodotti/servizi.
      Noi possiamo anche opporci (ad es. non è infrequente il parto in casa, certo con le dovute cautele) ma diventa sempre più difficile poterlo fare.

      L'industrializzazione, indipendentemente dal fatto che sia privata, in uno stato capitalista o in uno comunista(*), vuole appropriarsi di tutte le fasi della vita umana, perchè è l'incarnazione dell'illusione che non esistano limiti.

      Le morti per parto sono più rare che in passato ma conosco personalmente diversi bambini menomati dall'intervento del forcipe e tanti altri casi dove l'ospedalizzazione ha creato più danni che vantaggi.
      Nascere a casa non significa farlo come 100 anni fa, oggi si può fare in maniere più prudente e con un'ostetrica che ti segue personalmente.
      Il problema è che la logica dell'industria scoraggia queste soluzioni.

      Concludendo: in una società industrializzata (capitalista o comunista che sia) anche la nostra salute diventa un prodotto/servizio industriale e come tale segue le regole dell'industria e la sua regola principale è fare in modo che l'utente abbia sempre e sempre di più bisogno dei suoi prodotti, indipendentemente dal fatto che siano ben riusciti oppure no.

      (*)Infatti anche il comunismo è figlio e schiavo dell'industrializzazione, tanto che senza la classe operaia non sarebbe neanche mai esisitito, e l'esistenza della classe operaia implica l'esistenza dell'industria.

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    7. @Angelo escatologia.

      @tutti
      Io amo la cultura, credo come tutti gli italiani. Soprattutto credo nella scuola. Ho fatto di tutto per aiutare nel mio piccolo, ho raccolto firme nel 2008 contro la riforma Gelmini per la CGIL, ho aperto un meetup nel 2013 per smuovere le acque nel mio territorio. A livello politico non ho molta pazienza, ma vedo che qualcosa si muove in senso positivo.

      Il sistema che usiamo però è molto più veloce di noi, cambia in continuazione, è un essere vivente, e i nostri cambiamenti sono dei movimenti di bradipo in confronto.

      La scuola sta perdendo pezzi ad un ritmo impressionante, sono movimenti impercettibili che noi vediamo solo a pezzetti. Gli insegnanti fanno il possibile e quasi l'impossibile. Ieri sono andata ad un openday con mia figlia che sta scegliendo quali superiori fare e hanno detto che se ci saranno troppe richieste per un percorso specialistico, faranno una graduatoria scegliendo tra gli altri criteri chi abita più vicino. E' un'ingiustizia.

      I giovani italiani stanno subendo un'ingiustizia dietro l'altra.

      In altri paesi, correggetemi se mi sbaglio, possono utilizzare internet per prendere il diploma. Perché non facciamo fare le lezioni a casa da internet e lasciamo un insegnante referente per un tot di ragazzi vicino a casa?

      Personalmente comincio ad avere paura. Leggevo sul blog di Grillo che a Firenze rubano i pannelli solari. Sto facendo di tutto per cercare di evitare che si avveri un fosco sogno che feci nel 2010, prima che avessi internet, ma mi sembra, a prescindere che mi batta oppure no, che avverrà comunque.


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    8. @Angelo, tutto dipende dallo spirito nel cervello che li concepisce.

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    9. @marianna
      Don Milani faceva lezione con un semplice giornale sul tavolo.
      Adesso, per carità, usiamo pure internet e l'elettronica, ma potrebbe bastare molto meno. Questo vale per tutto. E ogni bene che possediamo ha un costo salato per le nostre vite e per l'ecosistema.
      Credo che come diceva Ilic, l'essere umano sia portato naturalmente per l'apprendimento. Però questa facoltà deve essere esercitata liberamente.
      Magari all'aria aperta, osservando la natura o coltivando un orto.
      Come suggerisce il bel libricino di F Capra: "l'orto dei bambini".
      Riguardo ai sogni non saprei cosa risponderti. A me non è mai capitato di avere delle premonizioni, e sarei scettico su queste cose, però anche l'irrazionale ha il suo fascino.
      Angelo

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    10. @Giuseppe Pettanella: "Nascere a casa non significa farlo come 100 anni fa, oggi si può fare in maniere più prudente e con un'ostetrica che ti segue personalmente."

      Questi bei consigli, li usi per i suoi nipoti.

      Come si può scrivere cose così assurde, non ho idea!

      Questo significa che la scala dei valori è stata alterata e me ne preoccupo molto!

      Si cerca di risparmiare proprio nei momenti in cui si rischia la vita!

      Avrei capito altre situazioni... ma qui siamo all'assurdo!

      Tornando all'esempio specifica, racconto un fatto che conosco personalmente:
      una mia amica doveva avere un parto naturale, non era stato riscontrato nessun problema che potesse escluderlo.
      Il parto era già iniziato, ma il bambino non riusciva a uscire.
      Dopo un'attesa ben superiore al normale, hanno dovuto procedere con un parto cesareo (che è un'operazione chirurgica vera e propria).

      E il parto cesareo, all'occorrenza lo si dovrebbe fare a casa?
      Quando il tempo a disposizione è limitato e non si ha l'ambiente adatto, l'attrezzatura e e l'equipe adatta?
      E se anche ci fossero, in che modo questo rappresenterebbe un risparmio di risorse?

      Certo che... finché si parla della vita degli altri... se poi anche andasse male, che problemi ci sono?!

      Con tutti gli sprechi enormi di opere pubbliche inutili, si cerca il risparmio nei momenti più delicati della vita?

      Questo modo di ragionare è molto peggio di quello iper-consumistico!
      Perché almeno loro un rispetto per la vita ce l'hanno,
      mentre chi cerca il risparmio energetico eccessivo,
      non ha nessun rispetto per la vita delle persone!

      Magari, preferisce salvare 10 alberi piuttosto che salvare 10 persone!

      Ricordo alle persone che:
      i cambiamenti climatici si vogliono evitare per evitare danni alle persone; mentre vedo che con questi ragionamenti, mi sembra che:
      si vuole creare un danno alle persone per evitare un cambiamento al clima.

      Mah...

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    11. @Angelo

      dev'essere un bel libro. A tutti e tre i miei bambini le maestre hanno insegnato a fare l'orto.
      Anch'io sono della tua stessa opinione riguardo all'accontentarsi di poco, ma dobbiamo trovare una soluzione il più possibile equa ed indolore. Credo che i giovani debbano poter sperare, mentre noi adulti ci possiamo privare un po' di più, questa è la mia logica.

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    12. @Giuseppe Pettanella: "Nascere a casa non significa farlo come 100 anni fa, oggi si può fare in maniere più prudente e con un'ostetrica che ti segue personalmente."

      Credo che lei non abbia proprio esperienza di queste cose.
      Senza entrare in dettagli,conosco un caso di un parente molto prossimo dove, se non ci fossero stati i moderni metodo OSPEDALIERI, con tutto il personale come medici, chirurgi etc etc, oggi piangerebbe sulla tomba della moglie e della figlia!!!
      Ho il sospetto che lei faccia un po troppa teoria con pochi legami con il mondo reale.

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    13. Ragazzi, ci sono varie opinioni sull'opportunità del parto casalingo e si prega di rispettarle tutte. Cercate di mantenere il dibattito su un tono più amichevole, sennò vi banno, OK?

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    14. @Alessandro & Andrea
      Innanzitutto ringrazio Ugo Bardi per il suo intervento.

      Per quanto riguarda il parto in casa o in ospedale non intendo proseguire la polemica, ci tengo solo a sottolineare che non stavo consigliando niente a nessuno: il discorso andava preso nel suo complesso invece mi sembra di aver toccato una corda sbagliata.

      Ammesso che sia giusto nascere per forza in ospedale, spero che poi non saremo costretti a viverci fino alla morte.

      Per quanto riguarda l'amore per la vita altrui credo di non dover imparare proprio da nessuno e tantomeno dagli idealisti del mondo industrializzato: andtate a leggervi le statistiche degli incidenti stradali, di quelli nel mondo del lavoro, di quanto si muore o si vive decisamente male a causa dei danni dell'inquinamento, in tutte le sue forme.... e potrei continuale per diverse pagine.

      Prendere coscienza di essere sempre più schiavi dei nostri stessi strumenti non vuol dire necessariamente volerli eliminare, basta magari ripensarli in un'ottica più a misura d'uomo.

      Ringrazio tutti e auguro buona giornata

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    15. @Giuseppe "Per quanto riguarda l'amore per la vita altrui credo di non dover imparare proprio da nessuno e tantomeno dagli idealisti del mondo industrializzato: andtate a leggervi le statistiche degli incidenti stradali, di quelli nel mondo del lavoro, di quanto si muore o si vive decisamente male a causa dei danni dell'inquinamento, in tutte le sue forme.... e potrei continuale per diverse pagine."

      Premetto che trovo curioso essere annoverato tra gli "idealisti del mondo industrializzato"...trovo che la risposta migliore al suo ragionamento la si trova nel capitolo finale de "I Viceré" di Federico De Roberto :
      "Vostra Eccellenza giudica obbrobriosa l’età nostra, nè io le dirò che tutto vada per il meglio; ma è certo che il passato par molte volte bello solo perché è passato.... L’importante è non lasciarsi sopraffare.... "

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    16. @Giuseppe: "andtate a leggervi le statistiche degli incidenti stradali, di quelli nel mondo del lavoro, di quanto si muore o si vive decisamente male a causa dei danni dell'inquinamento, in tutte le sue forme...."

      Sarebbe utile anche andarsi a leggere un pò di storia, per esempio nel 1400 (che non c'era l'industrializzazione), in Francia c'era una carestia ogni 10 anni (in media) e i contadini morivano letteralmente di fame!

      Questo accadeva anche negli altri Paesi d'Europa; tanto è vero che: viaggiare
      da una città all'altra era una cosa estremamente pericolosa, per i ladri e assassini che c'erano in giro, i quali rubavano e ammazzavano per necessità, onde evitare di morire di fame.

      Per le strade si potevano contare i cadaveri sparsi ai bordi delle strade, come se ci fosse stata una guerra, mentre in realtà erano morti di fame.

      Addirittura si racconta che le mura delle città venivano chiuse, in certi periodi di carestia, per evitare che i contadini affamati (mendicanti) entrassero in città.

      Certo che, nascere nel mondo sviluppato e non aver patito le sofferenze del passato, ne aver conosciuto la storia di tali fatti, fa credere che il mondo pre-industrializzato fosse un continuo godere della natura incontaminata.

      Provate a proporre queste soluzioni alle persone e poi vedete che riscontro avrete.

      Io sono rappresentante dei genitori a scuola e qui, i nostri carissimi impiegati pubblici, per 5 minuti di lavoro non pagato sarebbero disposti a fare le sciopero; altro che parlare di pre-industrializzazione.

      Per come la vedo io, la soluzione "indolore" potrà arrivare solo dall'insieme di varie azioni (organizzative, sociali, politiche, scientifiche, ecc); chiaramente quelle scientifiche saranno tra le più importanti, ma da sole potranno solo rinviare il problema.

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    17. @Andrea & Alessandro

      Vi prego di rileggere anche il mio finale nel precedente post:
      ....
      "Prendere coscienza di essere sempre più schiavi dei nostri stessi strumenti non vuol dire necessariamente volerli eliminare, basta magari ripensarli in un'ottica più a misura d'uomo."

      E aggiungo: se la via imboccata per migliorare la vita dell'uomo sta andando a distruggere il mondo in cui vive forse bisogna quantomeno fermarsi a riflettere.

      Vi ringrazio comunque per l'opportunità datami nel riflettere sulle mie, evidentemente sbagliate, modalità di comunicazione.

      Quindi riassumo sperando questa volta di non essere frainteso:
      NON voglio assolutamente tornare a vivere come prima della rivoluzione industriale (un pochino di storia l'ho studiata anch'io),
      penso sia però giusto riflettere su quanto oggi questo stile di vita, portato all'estremo, sia non solo superiore al limite di sopportazione del pianete in cui viviamo ma spesso superiore ai ritmi naturali di vita dell'uomo stesso.

      Siamo uomini (... e donne altrimenti qualcuno mi accuserà di maschilismo) del terzo millennio: possiamo forse riuscire a pensare (come mi sembra desumere nella parte finale del post di Alessandro) qualcosa di meglio sia dell'era pre-industriale sia dell'evoluzione incontrollata della stessa (giorni nostri),
      certo per farlo bisogna andare a trovare le cause alla radice di certi mali e questo può significare anche mettere in discussione più di qualche concetto oggi dato per scontato.

      Se e quando qualcuno troverà delle possibil soluzioni per le generazioni future certo non sarà facile nè scontato che queste le accetino/recepiscano, ma questo sinceramente penso sia qualcosa da pensare dopo.

      Nel ringraziarvi ancora
      (...anche per il ripasso di storia)
      auguro buona serata

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    18. @Andrea & Alessandro
      Mi scuso per essermi spiegato male ma alla fine della mia precedente risposta dicevo:

      "Prendere coscienza di essere sempre più schiavi dei nostri stessi strumenti non vuol dire necessariamente volerli eliminare, basta magari ripensarli in un'ottica più a misura d'uomo."

      Intendendo proprio che porre delle critiche all'attuale sistema sociale non vuol dire pensare di tornare allo stile di vita pre-industriale, nè eliminare (tantomeno bruscamente) gli attuali prodotti/servizi di cui godiamo ma cercare di ripensarli in chiave più umanizzante.

      In ogni caso sarebbe più corretto confrontare il potere distruttivo della realtà industriale di oggi (2017) non tanto con la realtà pre-industriale (sottolineo che non penso minimamente sia meglio tornare a quel sistema sociale) ma ad esempio con realtà, comunque industriali, ma che sono più a misura d'uomo (esempio: la società industriale degli anni 70 oppure una società futura che usa in modo più intelligente la tecnologia rendendola meno distruttiva di oggi).

      Infine: penso che l'obiettivo comune sia di pensare comunque qualcosa di meglio, sia delle società pre industriali ma anche di questa società iper industriale.
      Credo sia limitante pensare che la strada intrapresa con l'industrializzazione sia l'unica che ci permetta di non tornare al 1400.

      @Andrea
      Mi scuso se si è sentito incluso in categorie citate nella mia precedente risposta ma io non ho inserito nessun riferimento a persone specifiche.
      Non è nel mio modo di fare cercare di "catalogare" le altre persone, tantomeno sulla base di così poche frasi...

      Buona serata a tutti

      P.s.: non vedendo una mia precedente risposta l'ho riscritta anche se un po' diversa.

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    19. Alcuni che seguono questo blog, spesso cadano in un pessimismo cosmico (Leopardiano); in realtà quello che ci attende è meno peggio di quello che molti raccontano.

      Faccio un elenco di ciò che accadrà o non accadrà in futuro.
      Ognuno di noi, in base alle proprie aspettative, lo potrà considerare peggio o meglio di ciò che crede.

      1) Anche nel caso peggiore di cambiamenti climatici estremi, fine dei combustibili fossili e guerra nucleare: la razza umana non si estinguerà (si ridurrà di numero, ma non si estinguerà!).

      2) I cambiamenti climatici rendono alcune zone del mondo aride, ma altre, che erano ghiacciate, diventeranno fertili. Quindi, i cambiamenti climatici non sono la fine di tutto. Chiaramente non sto dicendo che tali cambiamenti siano indolore (potrà esserci una diminuzione della produzione agricola); ma dopo qualche anno la situazione si ristabilirà (magari con una popolazione meno numerosa).

      3) L'uomo non resterà mai senza energia.
      Quello che potrebbe accadere è che ci sia una minore disponibilità annuale, ma le dighe non smetteranno di generare energia elettrica e il vento non smetterà di soffiare. Chiaramente a un livello più basso di energia, corrisponde anche un minore tenore di vita (a parità di tecnologia).

      4) Anche le industrie di 4a generazione, alla fine troveranno un equilibrio con gli altri servizi/industrie.
      (La nascita del motorino, non ha fatto estinguere le biciclette.)

      5) Altre fonti energetiche verranno sviluppate in futuro e la scienza farà dei passi in avanti. Questo non esclude che possano esserci periodi (anche lunghi decenni) in cui l'energia disponibile non possa diminuire.

      6) Anche la più avida locusta, in carenza di risorse cerca di adeguarsi per sopravvivere; quindi, l'avidità dell'uomo è alta perché ci sono tante risorse a disposizione. Quando le risorse diminuiranno, anche le pretese caleranno.

      7) La tecnologia e la cultura non verrà cancellata, da una diminuzione delle risorse, quindi, un certo sviluppo lo si manterrà sempre. Anzi, molte delle nuove tecnologie permettono ci permettono di avere cose impensabili per una volta. Faccio l'esempio più banale di un depuratore d'acqua, che richiede poche risorse, e può permettere di salvare tante vite.

      8) C'è anche la possibilità che l'uomo faccia un grande passo in avanti, dal punto di vista scientifico (il mio lavoro è indirizzato in questa direzione).
      Il tutto si adeguerà in base ai progressi che faremo.

      9) Anche se la crisi energetica la prendessimo in pieno, l'uomo saprà adeguarsi (dimezzamento della popolazione mondiale).

      Pensate positivo, che qualche speranza ancora l'abbiamo di poterne uscire vivi.

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    20. Penso talmente positivo che credo si possa fare anche di meglio, ma mi sembra sinceramente non interessi a nessuno.

      Buona assuefazione a tutti

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    21. @Giuseppe

      Mi permetto di inserirmi nel discorso. Ti ringrazio per avermi fatto ridere. Nel blog ci vorrebbero più donne, sarebbe più equilibrato.

      Ho notato tante cose che non rientrano in un commento, in linea di massima siamo tutti stressati.

      Io mi informai per partorire in casa, è a pagamento e ritengo che sia giusto così, ci deve essere un'ambulanza a disposizione.

      Comunque credo di aver capito il tuo punto di vista, il sistema non può essere umano, ma ogni aggiustamento ha un costo e adesso siamo proprio in bolletta.

      Infatti, dal mio punto di vista, suggerivo di lasciare i ragazzi delle superiori a casa, si risparmierebbe il trasporto, ma ragionandone con mio marito, potrebbe essere una maggiore spesa per tanti motivi. Non ci sono soluzioni semplici.

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    22. Hai perfettamente ragione!
      Noi uomini poi abbiamo più frequentemente delle donne la sensazione di sapere già tutto....

      Sul parto in casa, in effetti anche io e mia moglie avevamo valutato la cosa, è un'opzione, sicura (almeno così ci dicevano i medici, ma anche spiegavano perchè), alla fine ha deciso mia moglie, come è giusto che sia.
      Su queste cose siamo costretti a sborsare soldi, ma non perchè non sia possibile economicamente parlando: il sistema è autoreferenziale, come per la formazione: se vuoi devi accettare un sistema mostruosamente strutturato e venduto in pacchetti del tipo "prendere o lasciare" (ovvero ad esempio: fai tutti i 5 anni e relativi esami, ma se arrivi alla fine del quinto e non superi l'ultimo esame non hai niente! nessun riconoscimento, ma in fondo le tasse le avevi pagate! e qualcosa devi pur aver imparato!).

      La formazione cosiddetta "parentale" è possibile (spero qualcuno ora non mi accusi di lesa maestà o qualcos'altro...) ma nella società come è strutturata oggi (soprattutto nelle città) i ragazzi non hanno altre occasioni di socializzare se non a scuola, quindi l'opzione viene quasi sempre scartata.

      Ma dài, in fondo sono probabilemente io una specie di ignorante e ingrato hippie che non capisce quanto stiamo meglio degli uomini del 1400 e di come l'industrializzazione,
      facendo pagare il prezzo in altre parti del mondo (anche loro ingrati!, per darci le risorse che non sanno utilizzare e contemporaneamente godere dei nostri insegnamenti, non sono contenti di essere sfruttati, deportati, sterminati,...),
      ci ha costruito questo mondo perfetto che, pensa!, anche se ci estinguessimo sarebbe in grado con grande probabilità di ritrovare un suo equilibrio, con altrettanti esseri viventi e belle farfalline!

      In fondo gli stupidi dinosauri sono vissuti per il momento un bel po' più di noi, e c'è voluto probabilmente un mega asteroide per provocarne l'estinzione.

      Infine credo che un sistema sociale più umano dipenda da quanti di "noi", grazie magari a certi strumenti di oggi (vedi che non scarto niente a priori!), riescono a trovarsi, unirsi e, se raggiungono un certo numero, cominciare a "pesare" sulle scelte di chi ci amministra.
      Su questo è difficile essere particolarmente ottimistici, ma per i miei figli devo almeno provare!

      Grazie &
      Buona notte!

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    23. @Giuseppe Pettenella: "in fondo sono probabilemente io una specie di ignorante e ingrato hippie che non capisce quanto stiamo meglio degli uomini del 1400"


      Da Wikipedia:
      https://it.wikipedia.org/wiki/Grande_carestia_cinese

      "La Grande carestia cinese, si riferiscono al periodo della storia della Repubblica popolare cinese tra il 1959 e il 1961"
      [...]
      "Le stime ufficiali della catastrofe indicano 15 milioni di morti per fame su un totale di circa 40 milioni di morti."

      Come sono malvagi questi cinesi,
      hanno cercato lo sviluppo e il progresso,
      invece di tenersi quel bel contatto con la natura.

      E quanta è malvagia la globalizzazione,
      che quando a livello locale i disastri naturali ci distruggono i raccolti,
      (questa cattiva globalizzazione) non vuole farci morire,
      ma vuole darci una via di scampo...

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    24. "i ricercatori hanno sempre additato le fondamentali riforme istituzionali e politiche della visione di Mao Zedong come il fattore che ha ingigantito l'effetto di avverse condizioni climatiche. Già nel primo piano quinquennale, di ispirazione sovietica, si vedeva la volontà di privilegiare l'industria pesante a scapito dell'agricoltura, tradizionale punto di forza dell'economia cinese. Pur essendo stato predisposto un secondo piano quinquennale, esso perse importanza di fronte alla visione politica del grande balzo in avanti (1958-1960), nel quale venne avviata la collettivizzazione delle terre ed incoraggiato ogni sforzo per la produzione di materiali industriali come l'acciaio.

      Il Grande balzo in avanti è oggi visto in Cina e all'estero come un grande disastro economico. Una serie di errori, come lo sforzo profuso in progetti di irrigazione grandiosi quanto non supportati da tecnici competenti; il credito dato a teorie agricole, oggi screditate, dei biologi sovietici Trofim Lysenko e Teventy Maltsev, che portò a piantare le sementi troppo vicine o troppo in profondità; la propaganda ad ogni costo favorevole alla collettivizzazione e la scarsità di informazioni sulla crisi in atto; tutto ciò sfociò nei Tre anni amari di carestia, anche a causa della coincidenza di avverse condizioni meteorologiche."
      Da wikipedia. La grande carestia cinese.
      Condivido in pieno i commenti di Pettenella. Non si tratta di voler cambiare il sistema; tra un pò, se continuiamo a far finta di niente, saremo costretti. I tempi sono stretti e tanti fattori negativi (esaurimento delle risorse, mutamenti climatici, perdita di biodiversità, inquinamento, deforestazione ecc) si sono dati appuntamento tutti nello stesso momento. Sembra una cosa fatta apposta. Se continuiamo ad aspettare i miracoli della scienza facciamo come quelli che giocano al superenalotto nella speranza di poter risolvere tutti i loro problemi in un colpo solo.
      Se dovesse succedere bene, altrimenti conviene ripiegare su delle opzioni più realistiche.
      Angelo

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    25. @Alessandro.
      Non si è capito che la mia ultima risposta era molto ironica.

      Un ultimo mio commento di come la storia ci insegna (se letta attentamente).

      Chi è vissuto subito dopo il crollo dell'Impero Romano d'Occidente poteva ben lamentarsi di come "si stava meglio prima".
      Non è quindi una regola fissa che il tempo porti per forza miglioramenti.

      Sottolineo comunque di non aver mai affermato di voler tornare indietro: chi ci vuol far credere che: "o si vive come oggi o si torna al medio evo" sta giocando scorrettamente.

      Altro esempio molto recente: in Francia e Inghilterra, pochi anni fa, dopo una recrudescenza dei morti e menomati per gli incidenti stradali, invece di computarli come giusto tributo dell'industrializzazione, hanno promulgato leggi più restrittive sulla guida e ... le hanno fatte rispettare con una conseguente drastica riduzione dei morti sulla strada.
      Quest'ultimo fatto dimostra che si può fare un uso più corretto (io aggiungo più umano) degli strumenti che l'industrializzazione ci offre.

      Per quanto riguarda il clima suggerisco di leggere l'ultimo post di Ugo Bardi:
      il cambiamento climatico in atto è tutt'altro che un fenomeno stabile, è quindi troppo ottimistico pensare che ci sarà un semplice scambio climatico tra le diverse regioni geografiche (caldo dove ora fa freddo e viceversa).
      Ma si sa : "L'ottimismo è il profumo della vita".

      Buona serata a tutti.

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  2. internet è il più grande consumatore di energia sulla terra e con la tecnologia sono riusciti ad aumentare il numero dei consumatori spreconi di n volte, rispetto a prima della rivoluzione industriale. Bel risultato, davvero.
    Comunque bell'articolo, lucido e realistico. Eugene , come Tveberg, spera in una società semplice, localizzata, low-tech ed i 15 anni a disposizione possono divenire anche 75, ma prima vanno fermate le locuste. E chi le ferma le locuste? Penso lo possa solo un intervento divino o extraterrestre. Ma voi la salvereste una banda di cretini e spesso malfattori? Beati i misericordiosi, perchè otterranno misericordia, ma, siccome tocca a noi essere beati, penso che Dio o gli extraterrestri ci lasceranno nel nostro brodo. Quant'è bello il libero arbitrio! Però la libertà senza morale o fede diventa libertinaggio, cioè egoismo, sregolatezza, distruzione.

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    1. @mago:"internet è il più grande consumatore di energia sulla terra"

      Non è vero ne in senso assoluto (per energia consumata), ne in senso relativo (energia/servizio ottenuto).

      Anzi, a parità di servizi, grazie a Internet, si consuma una piccola frazione di energia rispetto a una volta.

      Mi ricordo che, a metà degli anni '80, gli iscritti in medicina di alcune specializzazioni, erano costretti a prendersi un aereo, andare in Germania e comprare di persona i libri che a loro servivano.

      Adesso ti colleghi su uno dei tantissimi siti di vendita di libri online (ce ne sono specifici per libri Universitari) e ti arriva il libro a casa, senza pagare la spedizione (gratis per acquisti oltre un certo importo) e pure a prezzo scontato.

      Chi dice che Internet abbia aggravato i problemi, mi sembra che: o sia nato ieri, oppure è arrivato da un altro pianeta!

      Ma vi ricordate come si faceva prima?!

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    2. prima si estorceva con le armi, ora con le leggi. Almeno prima uno aveva la possibilità di difendersi.

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    3. i miei molto compagni di liceo, divenuti medici e specialisti, non hanno mai preso l'aereo per comprarsi i libri. Non mi risulta che Firenze sia una città germanica, almeno non dal Rinascimento. Forse, essendo un pò più vicina alla Germania i libri tedeschi ce la facevano ad arrivare.

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    4. A proposito di tedeschi. Mia figlia ieri sera mi raccontava che i tedeschi hanno finito di pagare il debito di guerra da pochi anni. Logico che insistano tanto nel far valere le regole che loro hanno rispettato.

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    5. @marianna: "A proposito di tedeschi. Mia figlia ieri sera mi raccontava che i tedeschi hanno finito di pagare il debito di guerra da pochi anni."

      Ti sbagli di grosso.
      Alla Germania i debiti di guerra sono stati condonati.
      Tanto è vero che la Grecia si è proprio lamentata di questo, dicendo che: la Germania non ha pagato i debiti di guerra alla Grecia, mentre adesso lei esige che gli venissero pagati tutti i debiti.

      Se avessero preteso tale pagamento dalla Germania, essa non avrebbe mai avuto le risorse per potersi sviluppare e con il rischio che si arrivasse nuovamente a una nuova guerra.

      In genere le guerre scoppiano perché un Paese non ha più le risorse per andare avanti e per questo cerca di acquisire le risorse degli altri Paesi.

      Alla Germania sono stati condonati i debiti proprio per evitare che gli venisse la tentazione di prendere le risorse altrui.

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    6. @Alessandro
      Stai parlando della prima o della seconda guerra mondiale?

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    7. Ho chiesto lumi a mia figlia ed ho letto su wiki. Stava parlando della prima guerra mondiale. Comunque hanno pagato.

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    8. "Comunque hanno pagato."

      Ma credo non i danni di guerra, bensi' il debito che avevano gia' da prima verso l'estero, come ad esempio quello che abbiamo noi adesso, e in ogni caso con ampi mercanteggiamenti.
      Con la fine della seconda guerra mondiale NON e' stato ripetuto l'errore della prima di chiedere risarcimento per esorbitanti e vessatori danni, cosa che preparo' la seconda. (keynes giovane, che gia' faceva parte della delegazione inglese a Versailles, avverti' delle possibili conseguenze, le malelingue dicono anche perche' era amante di un delegato tedesco).
      A volere le sanzioni piu' feroci verso la germania, dopo la prima guerra, comunque, furono francia e italia.

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    9. @Winston

      Concordo perfettamente con tutto ciò che hai scritto.
      I grandi risarcimenti pretesi alla fine della prima Guerra Mondiale, crearono le condizioni per la Seconda Guerra Mondiale.
      Fare la guerra era diventato una necessità e non un capriccio di un premier.

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  3. Cancellato per errore. Riposto (UB)


    Guido Massaro ha lasciato un nuovo commento sul tuo post "Le elezioni Americane: il dibattito che non c'è st...":

    sono d'accordo praticamente con tutto quanto scritto nel pezzo, compresa l'ineluttabiltà/necessità di un futuro low-energy e low-tech;
    credo che le risorse che sono ancora disponibili dovrebbero essere impiegate all'impianto di sistemi davvero resilienti, il più possibile autosufficienti (se non a livello di singola realtà, a livello di rete fra esse, localmente), e allo scambio di informazioni/tecniche su come produrre l'essenziale alla Vita umana indipendentemente da complessi processi industriali.

    questo in sintesi il mio pensiero riguardo il lato materiale, di gran lunga il meno importante, a mio modo di vedere.
    sul lato della morale, dei valori e della visione di noi stessi in relazione agli altri esseri umani e agli altri abitanti di questo Pianeta ci sarebbe molto più da dire, e da cercare di fare.


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  4. Il futuro low-energy e low-tech si chiama così solo per i buoni. Per i cattivi, si chiama guerra...

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    1. non è questione di high o low-tech, è questione di spiriti nel cervello di chi la usa. Se lo spirito è malvagio userà sia l'alta, che la bassa tecnologia per la morte, se è benevolo per la vita.

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  5. Vittorio Brera12 gennaio 2017 23:57

    Io studio i mercati finanziari da ormai trentacinque anni, da anni mi sono concentrato sui metalli perché penso che diventeranno la vera ricchezza (ma ancor più importante diventeranno il più probabile mezzo per mangiare) in questo mondo finanziariamente da resettare. Quello che vale per il petrolio vale, a mio avviso, anche per i metalli, nel caso principe l'oro, anche lui come il petrolio esisterá anche oltre la vita dell'uomo su questo mondo, ma quale sará il suo EROEI? Io penso che tra qualche anno (non decenni) non venga più estratto in quanto non avrá più senso estrarre qualcosa sempre più raro con costi energetici decuplicati. Se non avete oltre ottant'anni cominciate a pensarci e ancor più importante ad attivarvi.

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    1. Cioe' dovremmo furbescamente cominciare l'accaparramento?

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    2. No Winston, dobbiamo cominciare ad essere più umili. Come ci ricorda sempre mago.

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  6. Io credo che gli esseri umani si dividono in due categorie :
    Quelli che vogliono dominare, e quelli che vogliono cooperare.
    Stanno vincendo quelli che vogliono dominare : hanno già vinto.
    E' una vittoria che ci porta all'annientamento della vita sulla Terra.
    .---
    Il fatto che si debba discutere di elezioni, significa che esistono gli stati.
    Esistono gli stati solo laddove esiste dominazione.
    .----
    L'articolo mi è piaciuto, perchè rivaluta la cooperazione.
    Noi dobbiamo cooperare fra di noi, e con la natura TUTTA.
    Come fanno i popoli non-civilizzati.
    Deve essere una cooperazione a tutto tondo, con tutti gli altri esseri viventi e gli elementi della natura, di cui siamo una parte, altrimenti .... siamo perduti.
    Questa è la differenza fra antropocentrismo e biocentrismo.
    Noi dobbiamo cooperare per il bene di Tutto, non di noi stessi, egoisticamente.
    Se continuiamo così, egoisticamente, antropocentricamente, entro il 2030 siamo TUTTI morti (“sesta estinzione di massa”, già in atto e compiuta oltre il 50 %, si veda il significato di "esponenziale").
    Siamo come la rana dentro la pentola, immersa nell'acqua che è prossima al punto di ebollizione.
    Non ci rendiamo conto di come siamo messi male !
    Dobbiamo saltar fuori ....

    Gianni Tiziano

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    1. Ci serve un nuovo tipo di politica e di economia: locale, cooperativa, su base comunitaria, ...

      Certo ma che potrà funzionare se accettata ed applicata sull'intero pianeta.
      Purtroppo le cose attualmente stanno come scrive Madre Terra nel suo intervento qui sopra:

      Io credo che gli esseri umani si dividono in due categorie :
      Quelli che vogliono dominare, e quelli che vogliono cooperare.
      Stanno vincendo quelli che vogliono dominare : hanno già vinto.
      E' una vittoria che ci porta all'annientamento della vita sulla Terra.


      Hanno vinto i dominatori psicopatici che stanno per scatenare la 3.a Guerra mondiale.
      Al momento in cui scrivo é palese che la speranza Trump é svanita. Si é arreso per salvare la propria vita. La perderemo in centinaia di milioni molto presto.

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    2. @luigiza

      Io credo che siamo andati vicini alla terza guerra mondiale a rimembranza a metà 2012, quando rompevano le scatole all'Iran. Non credo che gli convenga. Meglio una politica più sottile. Ma può darsi che mi sbagli.

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  7. Bello l'articolo maforse un poco catastrofista? Qui http://www.nationalgeographic.com/climate-change/carbon-free-world/index.html?source=carbon-free-america" \l "cover
    l'università di Stanford immagina come liberarsi dai fossili, per ogni singola nazione del mondo. Alcuni (nord Europa) ci sono riusciti o ci si stanno impegnando. Se la necessità aguzza l'impegno, il declino del petrolio (e magari delle emissioni a lui legate) potrebbe essere non del tutto negativo. A patto di riuscire a gestire la transizione con intelligenza...

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  8. http://www.irena.org/publications/REagrifood/
    Soluzioni low-tech. Vanno bene anche quelle hi-tech, ma di solito se ne fa un gran parlare e alla fine restano solo promesse destinate a finire nel dimenticatoio.
    Ricordo un libro di Piero Angela pubblicato negli anni 80' che si apriva con un elenco di eclatanti scoperte scientifiche ad un passo dalla realizzazione.
    Non se ne è avverata una.
    Comunque, non mettiamo limiti alla provvidenza.
    Angelo

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  9. Buon di a tutti,da un po' mi interesso attivamente di solare PV (dal 78 ahimè)e finalmente è fattibile ,assieme a vento e soprattutto Risparmio e cervello ,programmare la transizione verso 100x100 RINNOVABILI .Naturalmente riducendo i consumi(società 2000 kWh Wikipedia) ed usufruire i vantaggi della generazione distribuita specifica delle rinnovabili.
    Detto questo si può pensare di non considerare il picco del petrolio ,visto che la transizione rinnovabile è già cominciata e durerà almeno 20 anni ,e che all'aumentare dell'uso delle rinnovabili scenderà quello delle fossili!
    Esiste però un grosso problema :-)gli eserciti moderni NON andranno a rinnovabili ma a petrolio che ha capacità energetiche enormi e condensate in volumi concentrati ,Per cui i paesi militarista non sono molto iteress6ati alle rinnovabili (TRUMP.....

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  10. Che gran guazzabuglio di commenti.....Cmq Ovidio, nelle metamorfosi, faceva corrispondere all'età del bronzo la guerra fra gli uomini, e all'ultima e peggiore età del ferro la sete insaziabile di risorse e sfruttamento dei suoli e del sottosuolo...Cmq quando guardo le immagini satellitari le estensioni dei boschi di latifoglie statunitensi fanno invidia a quelli europei...La socialdemocrazia petrolitica è la specie peggiore, specie se combinata con la sovrapopolazione come nel sud-europa...

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  11. Vittorio Brera18 gennaio 2017 10:23

    http://mobile.ilsole24ore.com/solemobile/main/art/finanza-e-mercati/2017-01-17/exxon-raddoppia-scommessa-permian-shale-oil-miracoli-213336.shtml?

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