Benvenuti nell'era dei ritorni decrescenti


giovedì 22 dicembre 2016

Referendum, olio, clima e vita artificiosa


La Calabria è la seconda regione olivicola italiana

di Silvano Molfese


Dopo la bocciatura popolare della riforma costituzionale mi sembra che la discussione pubblica si stia concentrando su durata del governo e simili. Ma quali dovrebbero essere le priorità dell’esecutivo e dell’intera società?

Prima vi dico come è andata la produzione olivicola in Calabria: così scarsa che, mio malgrado, ho dovuto comprare l’olio da un’altra regione. L’andamento climatico avverso è stato la principale causa di un raccolto decisamente ridotto. Stiamo bruciando combustibili fossili in gran quantità e l’ eccesso di gas serra, sta determinando il caos climatico.

Questo sistema economico, che mira alla crescita produttiva infinita, è stato caratterizzato da elevati consumi di energia a basso costo energetico (carbone, petrolio e gas); anche gli altri minerali erano sufficientemente concentrati e quindi energeticamente poco costosi. Da alcuni anni queste condizioni favorevoli sono venute meno. Gli altri cardini del sistema sono: l’industrializzazione, la privatizzazione dei mezzi di produzione, la tecnologia, il consumismo, la pubblicità e l’aumento della popolazione. (A)

I limiti del pianeta Terra ovviamente pongono un barriera insuperabile alla crescita infinita sicché cade l’architrave del sistema economico adottato; ma ben più preoccupante deve essere considerato l’inquinamento, primo fra tutti il crescente accumulo di gas serra: è sempre più a rischio la nostra sicurezza alimentare.

Dopo il precedente referendum sulle trivelle del 17 aprile negli interventi di Jacopo Simonetta  (Abbiamo perso; è una novità? ) e di Ugo Bardi ( La grande sconfitta del referendum: lettera aperta agli ambientalisti ) ci si chiedeva se e come era possibile cercare una via d’uscita dal disastro ecosistemico ed economico con ciò che rimane del movimento ambientalista.

Penso che un movimento d’opinione sia diverso da partito: la strategia politica può averla un gruppo ben organizzato, un partito per l’appunto. Ma forse ci sono contrasti per la leadership tra gli ambientalisti più attivi. (B)

Inoltre non sono stati individuati ed accettati due, tre obiettivi concreti che siano condivisibili e che possano attrarre una larga parte della popolazione. Premesso che in Italia è necessario ridurre la disoccupazione, il buon senso mi suggerisce che dovremmo concentrarci sulle energie rinnovabili, fermare il consumo di suolo, aumentare l’autosufficienza alimentare e puntare sul trasporto pubblico. 

Per conciliare lavoro e ambiente Erik Assadourian (1) ha fatto delle concrete quanto scomode proposte: in questa società “..più una persona è ricca e più consuma. Da ultimo, in un pianeta con 7 miliardi di abitanti, un reddito ecologicamente sostenibile è nell'ordine di 5.000 dollari pro capite l'anno (in termini di parità di potere d'acquisto), di gran lunga al di sotto dell'attuale valutazione del livello di povertà occidentale. Superata questa soglia, gli individui acquistano case più grandi, più elettrodomestici, hanno l'aria condizionata, più gadget elettronici e addirittura viaggiano in aereo.

Ma come fa la società a far convergere in modo volontario i redditi globali verso standard più bassi? Trasferire il carico fiscale sarà fondamentale, cosi come la redistribuzione degli orari di lavoro. Ridurre la durata della settimana lavorativa media contribuirà a creare lavoro e reddito per altri, oltre ad abbassare il reddito di chi lavora troppo.”

 “Uno dei modi più diretti per rivedere il sistema di tassazione è semplicemente quello di regolare gli oneri della tassa sul reddito.” Negli USA  “…  Durante la Seconda guerra mondiale, le aliquote marginali dell'imposta sul reddito per chi guadagnava oltre 200.000 dollari all'anno raggiunsero il 94%.”

Il guaio è che c’è un consenso consumista, che in diversa misura addormenta la coscienza di una moltitudine di persone ed ovviamente anche di chi si definisce ambientalista.

Oggi siamo mentalmente molto distanti dagli ambienti naturali

Purtroppo nei paesi sovrasviluppati tempi e modi del vivere quotidiano sono scanditi da una artificiosità impressionante che ci ha allontanato dalla realtà della biosfera e dai suoi ritmi: il camminare quotidianamente in mezzo ai campi o in un bosco sotto le stelle ci farebbe percepire in maniera tangibile la sensazione del limite.

Forse anche per queste ragioni molti, tra gli alti tecnocrati di banche e finanza, sono convinti che “l'attuale crisi è soltanto un'oscillazione momentanea, che l'economia è sempre cresciuta e quindi per forza tutto riprenderà a crescere.” Non si vuol prendere atto che questo sistema economico è in declino. ()

Il bello è che economisti e banchieri sono stati incapaci di intravedere la crisi finanziaria di portata mondiale, iniziata nel 2007, tant’è che la regina Elisabetta II chiedeva “come fosse stato possibile che nessuno avesse previsto il crollo sopra menzionato” (Arnaldo Orlandini): pur di mantenere i propri privilegi, i gruppi dominanti puntano a distogliere l’attenzione delle persone dal cambiamento  climatico, sicurezza alimentare e questione energetica.

Ben diversa fu invece la capacità predittiva di chi utilizzò la dinamica dei sistemi: Viktor Gelovani, adattò all'Unione Sovietica il modello del mondo usato per “I Limiti dello Sviluppo” e  scoprì che l'Unione Sovietica stava per collassare. Sicché “è andato dalla dirigenza del paese e ha detto: 'la mia previsione mostra che non avete alcuna possibilità. Dovete cambiare le vostre politiche'. E i dirigenti hanno detto: 'no, abbiamo un'altra possibilità: tu puoi cambiare la tua previsione'”. (I Limiti della Crescita nell'Unione Sovietica e in Russia: storia di un fallimento)

Quale il criterio guida da seguire? Luigi Sertorio, dopo aver definito la biosfera ed averne spiegato il funzionamento, propone un’antropologia cosmocentrica. (2) Si potrebbe obbiettare che sono tutte conoscenze recenti e solo una ristretta minoranza è consapevole che, per analizzare una realtà così complessa, uno strumento adeguato è la dinamica dei sistemi. Ma quanti hanno letto “I limiti dello sviluppo” in Italia? Un milione? Ammesso che siano così numerosi, costituirebbero meno del 2% della popolazione italiana. (C)

Questo sistema economico nel giro di due secoli ha fagocitato le numerose forme di civiltà umane esistenti. Credo che oggi si debba parlare di “civiltà umana imperante” la quale dispone di protesi di potenza ed abilità sempre più potenti e l’etica?  E’ rimasta quella di due secoli fa. Sertorio sostiene che la disgiunzione tra economia, etica e scienza ha contribuito alla situazione attuale. (3)

E’ evidente che ho toccato temi complessi e decisamente scottanti: gran parte della nostra classe dirigente fugge da tali problemi per paura di dover mettere in discussione il sistema economico adottato. Intanto il riscaldamento globale avanza e le alternative possibili diminuiscono sicché i rischi per la sicurezza alimentare si fanno sempre più tangibili anche in Italia.

Note al testo

(A) Il sistema industriale, oltre a produrre beni uniformi, in gran quantità, poco tempo, meno manodopera, comporta, tra l’altro, una sempre più forte concentrazione, anche di potere, di pochi su una moltitudine di singoli individui. Fino a cinque secoli addietro in Europa, bene o male, convivevano tre sistemi proprietari: quello del sovrano, dei signori, e gli usi civici per il resto della popolazione (Ugo Mattei “Beni comuni”). Adesso si punta a privatizzare “di tutto di più”, per riprendere uno slogan della RAI.

(B) Ritengo che in Italia un diffuso ambientalismo, anche se in fase embrionale, sia iniziato dopo la tragedia di Seveso rimanendo circoscritto nella coscienza dei più fino a quando non salta la centrale di Chernobyl. Da li si sarebbe dovuto prendere atto che “non nel mio giardino” era diventato impossibile: gran parte dell’opinione pubblica italiana si accorse che il mondo era diventato piccolo. Si cominciò a parlare in maniera seria delle questioni ambientali e ci si rese conto di quanto fossero complessi e connessi tra loro i problemi che la società industriale crea alla biosfera e quindi anche agli uomini di allora, e oggi più di prima. Dopo Chernobyl, in Italia ci son voluti più di 40 mesi per organizzare un qualificato incontro di valenza internazionale sulle questioni ambientali: mi riferisco al convegno che fu preparato presso l’Università di Siena da Legambiente a fine ottobre del 1989 “Ecosviluppo dai nuovi limiti alle politiche ambientali” ed a cui partecipai.

(C)  Per colmare questo vuoto, volendo, la RAI potrebbe presentare giornalmente, nelle ore di maggiore ascolto, dibattiti e programmi di approfondimento come Scala Mercalli che, però, è stato cancellato per ciò che diceva.


Bibliografia

(1)  Assadourian E.  2012 - Il cammino dei paesi sovrasviluppati verso la decrescita. State of the World 2012 - Edizioni Ambiente, 98-99
(2) Sertorio L. 2013 – Storia dell’incertezza . Edizioni Seb27, 96-106
(3) Ibidem, 75-81

9 commenti:

  1. https://www.grain.org/article/entries/4453-cibo-e-cambiamento-climatico-il-legame-caduto-in-oblio
    Da qui si può scaricare un file PDF sul sistema agroalimentare. Che si sta sempre più globalizzando e rafforzando. Secondo l'organizzazione non governativa internazionale GRAIN, il settore è responsabile per il 44-57% delle emissioni serra globali di origine umana:
    11-15% produzione agricola
    15-18% cambio d'uso del suolo e deforestazione
    15-20% trasformazione, trasporto, imballaggio, commercio
    2-4% smaltimento come rifiuto.
    "L'agroalimentare rappresenta il più grande settore economico mondiale.
    Misure volte a riordinare l'agricoltura e l'intero sistema della filiera agroalimentare intorno alla sovranità alimentare, all'agricoltura di piccola scala, all'agroecologia e ai mercati locali permettono di dimezzare in poche decadi le emissioni globali"
    Angelo

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  2. Silvano, nella nota C dici che " Per colmare questo vuoto, volendo, la RAI potrebbe presentare giornalmente, nelle ore di maggiore ascolto, dibattiti e programmi di approfondimento come Scala Mercalli che, però, è stato cancellato per ciò che diceva."
    Qualche settimana fa in un programma della RAI ("Che tempo che fa" condotto da Fabio Fazio) Orietta Berti, una ospite della trasmissione, ha detto di avere mille borsette, anche se poi in effetti ne usa solamente una.
    Questo programma qualche tempo fa ospitava una rubrica di Luca Mercalli.
    Silvano, se le cose vanno in questo modo le prospettive non sono belle e peggioreranno sempre più.
    Ciao
    Armando

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  3. l'italia può nutrire al massimo 30 mln di abitanti. Anche meno dopo le cementificazioni degli ultimi 60 anni. Pare quindi che tornare indietro non si possa, intanto i pakistani qui vicino hanno acquistato dai cinesi terreni per 70.000 euro. Sembra che cinesi (so che hanno in mano i terreni a sud dell'aereoporto di Pisa) e pakistani abbiano molto più chiaro di noi, locuste italiche, il futuro che ci attende. Ce li vedete i vostri figli andare a cercar di pane da pakistani e cinesi? No, di sicuro. Per questo accadrà con molta probabilità.

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    1. Mago se vuoi fantasticare un po' sul futuro dell' Italia ti consiglio il libro "cronache del neocarbonifero" (O dal neocarbonifero). Non so se nella tua zona c'è il prestito interbibliotecario. Buon Natale a tutti quanti.

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    2. marianna, ane, diceva un comico, non mi ricordo chie. Quello del cercar di pane per cascinali e fattorie non è una fantasticheria sul futuro, ma quello che succedeva normalmente qui da noi tra Pistoia e Prato, a meno che tu non voglia dare del bugiardo alla pover'anima di mio padre. Poi sono arrivate la bulimia petrolifera, le onlus, l'Inps, le Usl, il buonismo pappatorio, il prestito interbibliotecario. Il futuro potrà anche non essere identico al passato, ma può essere anche peggio.

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    3. non so di morti per fame dalle mie parti, ma so che queste morti accadevano prima della guerra nei paesi di collina, montagna sopra Pistoia, almeno per quello che mi raccontavano, quando per lavoro giravo in lungo e largo per 30 anni la montagna pistoiese.

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    4. Quindi dicci caro mago cosa deve fare la mia generazione: deve tagliarsi le vene? Io sono degli anni 80 e sono stufa di essere considerata o una buona a nulla o una fortunata. Non sono né l' una né l' altra e siamo in tanti, soprattutto donne. Volevo solo interagire e farti un regalo, non volevo certo offenderti. Solo tu puoi essere depresso? Chi più chi meno lo siamo tutti qui. Io sono andata in botta leggendo j ballard e sai una cosa? Se mi credi o no non m'importa, ma merito rispetto come io ne do a te. Di nuovo buon natale.

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  4. @"Erik Assadourian (1) ha fatto delle concrete quanto scomode proposte: in questa società “..più una persona è ricca e più consuma. Da ultimo, in un pianeta con 7 miliardi di abitanti, un reddito ecologicamente sostenibile è nell'ordine di 5.000 dollari pro capite l'anno"
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    Finalmente si dice chiaro e tondo che è il REDDITO che genera i consumi.

    Le persone che guadagnano più di questa cifra (la totalità dei dipendenti e tutti gli imprenditori che non sono a rischio fallimento) NON saranno per niente disponibili a ridursi lo stipendio per ridurre i consumi.

    Anche perché una tale scelta equivarrebbe a crearsi un danno personale nel presente, per avvantaggiare gli altri nel futuro. Altruismo autolesionista.

    Bisogna trovare altre strade.
    La necessità di ridurre i consumi nasce dal fatto che tali consumi portano all'esaurimento delle risorse e rendono difficile soddisfarli con la produzione.


    Della serie...
    quando non si è disposti a rinunciare a niente,
    i problemi diventano molto difficili da risolvere
    (almeno in modo indolore).

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  5. professore, mi è venuta in mente una scenetta di 50 anni fa riguardo all'olio. Mi sono ricordato che una mia zia di Calenzano, che ora sarebbe centenaria, disse che ai suoi tempi i ricchi compravano l'olio una bottiglia INTERA, disse proprio così, alla volta. Probabilmente per i poveri era un lusso inarrivabile o quasi. Caso inaudito ed inaccettabile, ragion per cui tornare indietro non è nemmeno discutibile, altro che parlarne in TV.

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