Benvenuti nell'era dei ritorni decrescenti


sabato 18 giugno 2016

Le attempate spogliarelliste della scienza


Recentemente, sono stato a un convegno di cui non dirò il titolo e neppure il luogo. E ho ascoltato alcuni interventi da parte di persone di cui non dirò il nome e non dirò il ruolo. La cosa mi ha fatto venire in mente un articoletto che avevo scritto qualche anno fa su Risorse Economia e Ambiente, e così ve lo ripropongo. (lo ha citato anche Steph nel suo blog)

Le attempate spogliarelliste della scienza


Questo post l'ho scritto di getto sotto l'effetto della lettura di un pezzo di Freeman Dyson intitolato "Pensieri eretici sulla scienza e la società" Un testo che mi ha profondamente deluso. Dyson, che è stato un grandissimo scienziato nel passato, si è messo a criticare la scienza del cambiamento climatico con una faciloneria e una mancanza di approfondimento impressionante, facendo anche dei banali errori di fisica. Da questo, mi è venuto in mente il paragone con una spogliarellista attempata che non si rende conto che certe cose non le può più fare. Dopo che l'ho scritto, ho pensato che forse non era il caso di pubblicarlo; un po' troppo forte come critica. Alla fine, però, ho pensato che certe cose bisogna anche dirle. Quindi, ecco il post come mi è venuto - l'ho solo rivisto un po' aggiungendo le date di nascita degli scienziati che menziono.

Gli scienziati arrivano in varie forme. Ci sono i pedanti, gli accurati, i metodici, i perfezionisti, i cialtroni, i chiaccheroni, gli svagati, i sognatori, insomma un po' di tutto. Ce n'è una categoria particolare, però, che sono i creativi. Li possiamo anche chiamare gli "eretici", perché per essere creativi bisogna avere il coraggio di dire cose che nessuno dice. E' noto quello che diceva Thomas Huxley, il "cane da guardia di Darwin": "le nuove verità nascono come eresie e muoiono come superstizioni"

E' un'arte difficile quella dell'eretico scientifico; bisogna camminare lungo la sottile linea di demarcazione fra la vera creatività e la cialtroneria. Ma, se ci riesce, il creativo viene abbondantemente premiato. Bisogna essere molto creativi per avere un premio Nobel o qualcun altro dei vari riconoscimenti prestigiosi che ci sono nella scienza. I creativi sono la vera elite degli scienziati.

Ma non è facile fare l'eretico con successo. La scienza ha dei meccanismi collaudati per filtrare le fesserie e lasciar passare le cose buone. Quella che si chiama "ortodossia" in qualsiasi campo della scienza non è dogma, ma il risultato di lunghe ricerche, prove, controprove e affinamenti continui. Andare a contraddire gli esperti in un campo che non è il proprio è uno dei modi più sicuri nella vita per fare la figura del fesso.

Fare l'eretico senza dire fesserie richiede uno sforzo intellettuale poderoso e una padronanza a tutta prova di più di un campo scientifico. E questo richiede l'elasticità mentale di un cervello giovane. Il premio Nobel, si sa, si prende per lavori fatti prima dei trent'anni. In un certo senso, gli scienzati creativi sono come delle spogliarelliste. Anche queste fanno una cosa eretica, ovvero una cosa che la maggior parte delle donne non fa, e la possono fare soltanto fino ai trent'anni di età; più o meno.

Ora, qui c'è un problema. Se una spogliarellista di successo pretendesse di continuare a fare il suo mestiere ben oltre i trent'anni di età, beh, i risultati non sarebbero brillanti. Questo, per fortuna, succede di rado. Ma succede non di rado che uno scienziato che ha avuto successo in gioventù con le sue idee creative pretende di continuare a fare l'eretico a un'età alla quale sarebbe bene che la smettesse.

Ci sono casi di scienziati assai noti, persone di grande prestigio, che cadono vittime della sindrome della spogliarellista attempata e non si rendono conto che le loro esternazioni pubbliche fanno grossi danni, soprattutto alla scienza, dando argomenti a chi di scienza non capisce niente per criticare cose serie, per esempio la scienza del clima.

Fra i casi di scienziati molto noti che in tarda età hanno decisamente perso brillantezza, il primo che viene in mente è Newton, che in tarda età si era messo a studiare l'alchimia. Poi, c'è statoWilliam Shockley (1910-1989), l'inventore del transistor, che in tarda età si mise a sostenere che le razze nere si riproducono troppo, donò il suo sperma a una banca dello sperma in quanto "sperma della migliore qualità" e cose del genere.

Mentre le idee di Newton sull'alchimia e quelle di Shockley sulla razza sono oggi dimenticate, ci sono dei casi recenti di scienziati famosi le cui idee stanno facendo notevoli danni. Questo è il caso di Thomas Gold (1920-2004), un astronomo famoso che in tarda età si mise in testa che l'origine del petrolio è "abiotica." Gold riuscì a ottenere considerevoli finanziamenti pubblici per fare delle inutili trivellazioni. In se, non c'è niente di male a fare dei test di una teoria, il guaio è che con la sua insistenza e il suo atteggiamento dogmatico, Gold ha generato un'intera tribù di seguaci rumorosi che stanno tuttora infestando l'internet sostenendo che il petrolio è "infinito" e che l'esaurimento dello stesso è tutto un complotto delle compagnie petrolifere per farcelo pagare più caro.

Uno dei casi più tristi è quello di James Lovelock (1919 -), probabilmente una delle più grandi menti del ventesimo secolo, noto per il suo concetto di "omeostasi planetaria", a cui dette il nome di "Gaia". Purtroppo, a 87 anni Lovelock ha pubblicato un libro intitolato "la vendetta di Gaia" del tutto senile, sconclusionato e pieno di errori. Con la sua polemica infondata e rabbiosa contro le energie rinnovabili, anche Lovelock ha generato un buon numero di seguaci che impestano l'internet per dir male delle rinnovabili rifacendosi alle sue argomentazioni.

C'è poi Kari Mullis (1944- ), un premio Nobel per la Chimica che si è lanciato in una polemica in cui sostiene che il riscaldamento globale non esiste, che l'inquinamento è solo "un problema estetico" e cose del genere. Mullis è un esempio delle tante persone di un certo prestigio che si lanciano a criticare gli studi sul riscaldamento globale senza sapere niente di clima. Purtroppo, essendo persone di prestigio, c'è gente che gli da retta.

E veniamo a Freeman Dyson (1923- ). Dyson è stato un grande scienziato della generazione degli sviluppatori della meccanica quantistica e dell'energia atomica. Una mente estremamente creativa che si occupava un po' di tutto, compreso la colonizzazione spaziale e il destino dell'umanità. E' noto fra le altre cose per la sua geniale intuizione della "sfera di Dyson", il concetto che una civilizzazione planetaria avanzata potrebbe sfruttare al massimo la radiazione stellare circondando la stella con una sfera che la intercetta completamente.

A 82 anni, tuttavia, Dyson si è messo a fare una serie di critiche alla scienza del clima dichiarandosi scettico sul fatto che il riscaldamento globale sia una cosa negativa, sul fatto che sia veramente necessario agire in proposito e, insomma, facendo proprie molte delle argomentazioni dei peggiori negazionisti. La critica di Dyson è pubblicata su internet e anche in un libro intitolato "a many colored glass" pubblicato nel 2007. E' sicuro che anche i negazionisti italiani se ne approprieranno ben presto per giustificare le loro tesi.

Le considerazioni di Dyson sul clima, purtroppo, sono quasi tutte sbagliate. Sono una serie di discorsi senza capo né coda, dove Dyson giustifica le sue conclusioni soltanto sulla base del concetto che essere un eretico è una cosa buona. Da quello che scrive, dimostra di non aver neanche capito bene la fisica del cambiamento climatico! Per una critica dettagliata, vedi quioppure qui. Vedi anche fra i commenti una mia domanda al climatologo Michael Tobis: non riuscivo a credere che Dyson avesse fatto degli errori così clamorosi. Eppure Tobis me lo ha confermato: è rimasto sorpreso anche lui.

Adesso, fatemi dire come la penso:

Mi pesa dire certe cose a proposito di Dyson, che è una persona che ho molto ammirato e che continuo ad ammirare per quello che ha fatto nel passato. Ma proprio perchè è uno scienziato famoso e ammirato ha delle responsabilità. Uno scienziato studia e lavora per una vita cercando di fare del suo meglio; e questo vuol dire verificare i dati, citare le fonti, stare attenti a capire bene le cose prima di lanciarsi a criticarle. Sono cose che impari da giovane, all'università; e le impari dagli scienziati anziani. Uno scienziato anziano non può più essere creativo come un giovane, ma ha questa grande responsabilità di dare l'esempio ai giovani di come essere non solo creativi ma anche e soprattutto rigorosi. Dyson qui ha tradito questa responsabilità.

La scienza vive di tante cose; ha bisogno certamente di intuizioni geniali, ma vive anche e soprattutto del lavoro rigoroso e poco eccitante della grande maggioranza degli scienziati che sono persone serie e competenti, anche se non sono in grado di avere colpi di genio da premio Nobel. Non ha bisogno di eretici attempati che vanno a lanciare le loro eresie in pubblico come se forsero spogliarelliste attempate che comunque insistono a lanciare i loro reggiseni al pubblico.

Deve essere un destino della vita che i tuoi maestri, quelli che consideravi la tua guida, prima o poi ti deludono. Presumo che capiterà anche a me di deludere i miei allievi nel futuro (sperando che non li stia deludendo troppo già ora). Comunque, giuro a me stesso e a tutti quanti che non impesterò nessuno con teorie eretiche a 80 anni, in effetti anche prima. Mi dedicherò alla cura dell'orto e a coltivare carote e cavolfiori. Se mai ci arriverò a 80 anni.....






11 commenti:

  1. l'ipocondria può fare dei brutti scherzi. Mi ricordo che mio padre in fin di vita aveva rimosso l'idea della morte, praticamente perdendo il contatto con la realtà.

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  2. un ottimo articolo (e ahinoi, sempre attuale). Il paragone con la spogliarellista è azzeccatissimo.
    grazie per averlo ripubblicato.

    L. (che temporali permettendo, va anche lui dalle sue insalate e zucchine...)

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  3. Rimanendo in tema di rinnovabili, ed ipotizzando un futuro possibile della società complesse solo elettrico senza nemmeno vettori chimici derivabili dalle rinnovabili (vedi idrogeno per autotrazione), mi piacerebbe capire quale sarebbe il mix ideale fra fotovoltaico, eolico (tradizionale) ed idroelettrico, certo che il fotovoltaico ha di gran lunga l'eroi inferiore teorico e reale ma non riesco a fare delle stime anche grossolane...Vabbè la butto là...50% idro, 30 eolico 20% fotovoltaico ?..E cmq di converso in Italia siamo arrivati al limite di saturazione del fotovoltaico senza potenziare le altre rinnovabili più "pregiate" ?...Oppure continuiamo a barare appoggiandoci al termoelettrico e poi col fotovoltaico anabolizzato rischiamo di farci ben poco se non avremo investito di più in eolico e soprattutto idroelettrico ?( Minidighe, non miniturbine fluviali,sia chiaro)

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  4. @Fra: "...50% idro"

    BOOOOOOMMMMMMMMMMMMMM!!!!!!!!!!!!!
    L'hai sparata così grossa che la più potente bomba nucleare a Fusione (Bomba Zar da 50 Megatoni) sembrerebbe un piccolo petardo!
    :-)

    Si scherza Fra!

    L'idroelettrico solo in Africa ha ancora qualche prospettiva di crescita (e di fare danni ambientali ENORMI), ma in tutto il resto del mondo ha quasi saturato il suo potenziale (massimo un altro 20% in più a quello già installato).
    Chiaramente i danni ambientali non derivano dall'inquinamento che non c'è, ma dalla diversa distribuzione dell'acqua.
    In Africa vivono bene gli animali nelle paludi create dai fiumi (uno dei quali non arriva nemmeno in mare e crea paludi enormi in cui ci vivono bene gli animali e la vegetazione). Queste terre umide diventerebbero verrebbero prosciugate e forse coltivate, con la scomparsa dell'habitat necessario alla fauna locale.

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    1. Dipende da quanti saremo e da quanto consumeremo in quel futuro ipotizzato da Fra...

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  5. Sei tu che la spari grossa: facevo solo una analisi a spanne di un 100% di elettricità da rinnovabili ; le micro-dighe possono aumentare da 2 a 3 volte il potenziale idroelettrico italiano, a seconda di quanto si voglia estremizzare il concetto..L'Africa non c'entra niente in quanto ,fra l'altro, territorio non adatto all'agricoltura nel 98% della sua estensione e non potrà essere sussidiato dal riso del su est asiatico, alimento principale delle popolazioni, a tempo indefinito. Dalle mie parti c'è il più grande bacino artificiale dell'italia centrale, la diga e lago di Cingoli, che di questi tempi viene lasciato tracimare perchè pieno...Guarda un po trenta anni fa nessuno ha pensato ha farne un impianto idroelettrico per pura pigrizia politica...L'anno scorso, a fine agosto, durante la più grande siccità degli ultimi decenni , il livello dell'acqua era calato di un paio di metri, essendo profonda una ottantina in media con punte di 150...Come vedi non l'ho sparata per niente, se si vuol ragionare di sostenibilità...

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    1. il dibattito su rinnovabili bastano/ non bastano x continuare.. c'è talmente confusione!

      E' ovvio che se voglio piscina all'aperto riscaldata a 40 gradi, casa calda d'inverno con finestre aperte e 2000 m^2 di vetri.. non bastano.A meno di non procedere come una casa californiana pubblicizzata come "sostenibile" con 200kw di solare installato!

      Quando non puoi combattere il solare lo sputtani facendo finta che costa troppo o che è non pratico. Come l'aereo solare "solar impulse" con una immensa e fragile apertura alare che fa un inutile e lentissimo giro del mondo dimostrando la poca praticita del volo solare mentre una ditta slovena/italiana c(mi pare) fa volare un aereo solare biposto sulle alpi http://www.solar-flight.com/projects/sunseeker-duo/ e progetta uno a 6 posti..
      Quanta disinformazione!

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    2. @Fra; "Sei tu che la spari grossa: facevo solo una analisi a spanne di un 100% di elettricità da rinnovabili ; le micro-dighe possono aumentare da 2 a 3 volte il potenziale idroelettrico italiano"

      Anche se, in teoria (e solo in teoria), le microdighe aumentassero, non di 2 o 3 volte la produzione di energia, ma anche di più;
      l'energia necessaria per una società complessa come quella Italiana, basata solo sull'elettricità, richiederebbe una produzione molte volte più alta.
      Solo i trasporti (che sarebbero elettrici) consumano una quantità immensa di energia.

      Se poi, dalla teoria passiamo alla pratica REALE, l'energia idroelettrica può soddisfare solo una piccola percentuale del fabbisogno energetico totale.

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    3. Molte industrie richiedono energia per fondere metalli, sostenere reazioni chimiche, cuocere cibi ecc. Usare calore elettrico sarebbe molto inefficiente.
      Col petrolio non si può più andare avanti per ragioni ambientali ed economiche.
      D'altra parte se p.es l'Unione Europea decide di ridurre il suo consumo totale di energia, un altro gruppo di nazioni p.es l'Asia, potrebbe trovare profittevole comprare le risorse non usate perché diventate disponibili a prezzi abbassati.
      Senza una strategia globale non se ne viene fuori.
      Angelo
      (Le mini-dighe, perché no?)

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    4. @Angelo: "Senza una strategia globale non se ne viene fuori."

      Concordo, è un requisito essenziale-

      @Angelo: "(Le mini-dighe, perché no?)"

      Perché sono MOLTO inefficienti.
      In teoria bello sarebbe sfruttare ogni ruscello d'acqua per produrre energia;
      nella pratica, le spese per sfruttare quel piccolo ruscello ha costi che non si ripagano, quindi si resta in perdita.

      I pochi privati che ci hanno provato a farlo, se considerassero pure i costi del loro lavoro (che spesso non viene conteggiato) anche come mancata opportunità (mancato guadagno per non aver guadagnato lavorando per altri), vedrebbero che le microdighe sono solo sogni.

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    5. senza oil ridurre i consumi e la popolazione dell'80%. Il resto solo sogni davvero.

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