Benvenuti nell'era dei ritorni decrescenti


venerdì 10 giugno 2016

Mai gridare al lupo! La peggior previsione climatica mai fatta

Da “Cassandra's Legacy”. 9 Giugno 2016, Traduzione di MR

Se ti metti a gridare "al lupo!" e il lupo non viene, fai una gran figuraccia. Ma ne farai una ben peggiore se non gridi "al lupo!" e poi il lupo arriva.



Il professor Nicola Scafetta mostra le sue previsioni del 2010 delle temperature globali (da Meteo Live News) ). Queste previsioni si sono rivelate sbagliate in modo spettacolare. 


di Ugo Bardi

Il dibattito su qualsiasi cosa abbia a che fare col futuro spesso diventa una versione particolare della storia di “gridare al lupo”. Immaginate che qualcuno gridi al lupo a che il lupo non arrivi. Qualcun'altro concluderà sempre che il lupo non esiste (o che è una cosa di cui non ci dovremmo preoccupare). Una cosa simile avviene in aree come la scienza del clima quando le incertezze del passato vengono prese come indicazione che il cambiamento climatico non esiste (o che è una cosa di cui non ci dovremmo preoccupare).

Davvero, è una perversione della logica, ma ha le sue ragioni. Supponete che l'apparizione dei lupi sia un fenomeno relativamente raro. A questo punto, anche se non sapete quasi niente sui lupi, è una scommessa facile: sarete molto più popolari coi pastori se dite loro che il lupo non verrà. E, di solito, sarete in grado di affermare che avevate ragione, eccetto quando il lupo arriva, ovviamente. Ma, in quel caso, è probabile che i pastori saranno molto più occupati a salvare le loro pecore che a castigare voi per la vostra incompetenza in materia di lupi.

Una cosa simile sembra accadere con la scienza del clima, dove un sacco di gente, che di solito sa molto poco sulla scienza del clima, tende a rassicurare la gente che il cambiamento climatico non esiste o che non è niente di cui preoccuparsi. Nella misura in cui le case sul lungomare di solito non vengono spazzate via ogni settimana da uragani e dal livello del mare che aumenta, questi previsori rassicuranti possono affermare di aver avuto ragione.

Ma a volte anche i castigatori di Cassandre potrebbero avere un momentaccio quando cercano di fare previsioni quantitative. Un caso rimarchevole è quello di Nicola Scafetta, che ha cercato di usare un sofisticato trattamento statistico (vale a dire: torturiamo i dati finché non confessano) per provare che il riscaldamento globale è causato principalmente dai cicli planetari a lungo termine. Sulla base dei suoi modelli, nel 2010, ha previsto che le temperature globali avrebbero dovuto rimanere costanti o avrebbero dovuto diminuire. Mentre nel 2012 avva previsto che le temperature avrebbero dovuto aumentare ad un tasso molto più lento di quello previsto dai modelli climatici standard. Su queste previsioni, aveva ottenuto una certa notorietà in rete.

Be', se esistesse un premio per le peggiori previsioni climatiche, penso che queste di Scafetta potrebbero legittimamente concorrervi. Le temperature globali hanno rifiutato di seguire le sue previsioni ed hanno di fatto superato il risultato dei modelli del IPCC che Scafetta aveva criticato.

Giudicate voi stessi. Sotto potete vedere i risultati presentati da Scafetta nel 2010 (N. Scafetta. I cicli climatici e le loro implicazioni. Periodico semestrale dell’Associazione Normalisti. n.2 dicembre 2010) (vedete anche questo link; le temperature recenti sono state aggiunte in rosso):



Alcune previsioni più recenti di Scafetta sono un po' meglio, ma ancora ampiamente fuori bersaglio (le temperature recenti sono state aggiunte in rosso):


Quindi ecco la conclusione: visto che abbiamo prove fisiche solide che i lupi esistono (a differenza dei draghi e degli unicorni), è meglio dare ascolto a coloro che vi dicono che le vostre pecore potrebbero essere in pericolo. Allo stesso modo, visto che abbiamo prove fisiche solide che i gas serra provocano riscaldamento e che la loro concentrazione sta aumentando, è meglio dare ascolto a coloro che vi dicono che la vostra proprietà in riva al mare è in pericolo (e non solo quella!). 

Riconoscimento: Stefano Caserini ha preparato le figure mostrate in questo articolo.

Nota: questo articolo è stato indotto da un dibattito che ho avuto oggi con Nicola Scafetta alla conferenza AIGE-IIETA 2016 di Napoli. Nel suo discorso, Scafetta ha passato gran parte del suo tempo a criticare i modelli climatologici standard, dicendo che non riproducono bene i dati storici e che sono affetti da grandi incertezze. Ha detto che questi modelli in gran parte esagerano la sensitività climatica al CO2, anche se ha affermato di non negare che i gas serra abbiano un effetto sulle temperature. Poi, ha mostrato i risultati dei suoi modelli confrontati coi dati storici, ma sempre fermando il confronto al 2012 o al 2013. ha anche detto che secondo alcuni nuovi lavori che ha fatto, lui crede che Giove abbia un forte effetto sulle temperature terrestri. 

Nel mio commento, ho mostrato al pubblico i dati che pubblico in questo post ed ho chiesto a Scafetta come può giustificare tali errori lampanti. Scafetta ha detto che sono dati vecchi e che ora ha modelli nuovi. Ho risposto dicendo che non può cambiare le sue ipotesi ogni anno ed ogni anno fingere di fare previsioni affidabili. Lui ha ripetuto che il suo modello ora funziona. Poi, il moderatore ha detto che dovevamo fermarci ed ha raccomandato a tutti cautela nel credere ai modelli. Ed è finita lì!

13 commenti:

  1. caro prof, ormai non bisogna meravigliarsi di nulla. Anzi IL NULLA avanza. Se Scafetta avesse sentito cambiare il clima dell'Appennino Pistoiese negli anni '80 sulla sua pelle, forse, e dico forse, non parlerebbe di Giove. D'altronde ognuno ha le sue esperienze e in base a queste capisce.

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  2. Salve, ho appena iniziato a seguire il vostro sito, per quel poco, molto poco, che ne capisco di queste cose mi sembrate molto interessanti e preparati.

    Posso segnalare il vostro articolo sul sito di commenti Hookii? Il sito in questione si limiterà a fare due cose, postare un link per raggiungere il vostro sito e darà spazio a un dibattito tra i commentatori, Hookii è stato fondato dai commentatori de il Post, per avere uno spazio in cui commentare liberamente, argomenti molto vari, senza troppa moderazione, tra i nostri commentatori ci sono un paio di fisici, una biologa ricercatrice del max planck institut, un paio di antropologi, un economista, un paio di medici, un paio di storici e un bel po di altra gente, non posso garantire la serietà dei commenti visto che spesso si va O.T., sareste interessati?

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    1. I post sono pubblici. Chiunque può diffonderli e commentarli e grazie per l'interesse. E grazie anche per l'invito. può darsi che qualcuno di quelli che leggono questo blog potrà essere interessato al tuo sito (però manca un link!)

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    2. Veramente non è il mio sito, io mi limito solo a leggere, commentare e più raramente segnalare. E' un attività collettiva dove non c'è un vero proprietario, gestore unico, in ogni caso chi vorrà leggere l'articolo dovrà venire sul vostro sito, noi mettiamo solo un link e una breve presentazione.

      Se per il link che manca ti riferisci è quello dove si può leggere dove il vostro articolo, ancora non lo si può fare, perché ancora non ho segnalato nulla dal vostro sito, se invece vi riferite a dove trovare il sito Hookii eccolo qui http://www.hookii.it/ , se non ho capito bene ditemelo pure.

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  3. E' con tristezza che vedo questo.
    Scalfetta è laureato in fisica, come Zichichi e Rubbia.
    Forse stanno troppo nei laboratori e sopra i computers, non accorgendosi di quello che sta succedendo alla natura ?

    A me piace ascoltare i biologi, i glaciologi, gli oceanografi, che svolgono ricerche immersi nella natura.

    E usare i miei occhi e il mio cervello.
    Anche l'intuito.
    Quelli che affermano che c'è il riscaldamento globale, li sento dire il vero, col cuore e con i dati.
    Mi convincono.
    E non è facile convincere a me, che ho la testa dura.
    Mi piace ragionare con la mia testa e documentarmi a fondo.
    Perchè amo la verità.

    Gianni Tiziano

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  4. ultimamente, almeno dalla mie parti, sembra che Giove (detto il Pluvio) abbia un forte effetto sul mio orto, dove, tra un nubifragio e l'altro, fatica a crescere pure l'insalata...
    quanto alle temperature globali, che dire, questo cervello in fuga (per la serie, non tutti i mali vengono per nuocere) Scafetta, non si capisce con che coraggio si faccia ancora vedere in giro, dopo tutte le figuracce che sta collezionando negli anni, mi pare che non se lo filino più neppure nel sito del colonnello ridens...

    L.

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    1. Io dall'orto ho sempre ricavato poco.
      Come si fa senza concimi, veleni, serre ecc?.
      Non è roba per dilettanti.
      Dall'anno scorso ho cominciato a lasciar crescere certe erbe selvatiche commestibili nei punti del giardino dove nascono spontaneamente.
      Vedremo.
      Angelo

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    2. la bietola è molto resiliente

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    3. Ogni primavera le cose sembrano peggiorare. Di fatto la primavera, grazie al comportamento del jet stream, somiglia sempre di più all'autunno, magari più caldo, certo, ma di sicuro ben poco adatto a coltivare piante di origine tropicale o subtropicale. Coltivare senza concimi è più che fattibile, ma coltivare senza sole decisamente no. Inoltre, le piante vengono sottoposte a periodi prolungati di siccità/pioggia o di freddo/caldo persistenti, e si trovano disorientate, quando non si ammalano di malattie fungine o si seccano per la mancanza d'acqua. Insomma, per chi vuol capire cosa sia il cambiamento climatico e quanto sia già in opera, provi a fare un orto. Non conosco la situazione delle colture cerealicole per esperienza diretta, ma alcuni amici mi hanno raccontato come due anni fa si sono ammalate quasi tutte le colture di grano antico Verna, tipico del senese. Insomma, a meno di cibi prodotti industrialmente con tecniche molto energivore (e con risultati nutritivi piuttosto discutibili), a queste latitudini produrre del cibo sta diventando piuttosto difficile. Non sono buone notizie, ma d'altronde era stato anche già previsto.

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    4. La bietola piace molto alle lumache (a me personalmente non piace affatto) e non è che sia di un grande valore nutritivo. Nei climi poco clementi, le uniche colture che possono nutrire realmente gli esseri umani sono i cereali, alcuni tipi di legume e le patate. Insalate e bietole (così come le erbe spontanee) crescono un po' ovunque (sempre che non ci sia un'infestazione di lumache dovuto all'eccesso di pioggia), ma difficilmente ci sfami e nutri la popolazione.

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    5. Premetto che non voglio offendere nessuno (visto che mi è già successo di essere frainteso), però spesso quando si parla di coltivazione in generale si sentono un pò di inesattezze o addirittura stupidaggini. In generale che coltivare un orto non sia un'attività gioiosa e piena di gratificazioni dovrebbe essere scontatissimo. L'orto è un sistema molto instabile, ed in genere, molto ricco. Pertanto è aggredito da frotte di "gentaglia" poco specializzata che non trova altro posto dove vivere (erbe, insetti, microrganismi vari ed assortiti). Quindi se si dovesse descrivere una pedagogia dell'orto, direi che sarebbe quella della guerra totale. Il che non è proprio rilassante. Con tutto ciò però non è assolutamente vero che sia un'attività difficile per esperti. Difficile è tradurre articoli da altre lingue come fa Rupalti o fare il chimico come Bardi. Coltivare un orto direi che è a prova di deficiente. Un orto casalingo, altro discorso se si cerca la massima produttività in termini quantitativi e qualitativi. Si fa qualche prova, si fa qualche stupidaggine il primo anno, il secondo va meglio, il terzo direi che è fatta. Poi il clima. Per la mia esperienza, qui sulle prime pendici montuose attorno a torino, il riscaldamento recente ha enormemente migliorato le possibilità di coltivazione. Solo negli anni 90, per fare un esempio, era un'impresa fare maturare qualche peperone, i pomodori erano pronti ad agosto inoltrato e mai molto saporiti. Quanto alla pioggia. Direi anche qui che il problema non è la troppa pioggia, ma anzi la sua scarsità. Al meno intesa come bilancio tra precipitazioni ed evapotraspirazione. Diciamo che nel passato la situazione era molto peggiore. Nella pianura torinese erano comuni i racconti di annate senza pane bianco (inteso non come pane fatto con farina raffinata, ma nero in quanto il chicco di grano germinava già sulla spiga prima della raccolta, compromettendo la qualità delle farine). In conclusione, direi che non esiste difficoltà significativa a coltivare un orto casalingo, ma è piuttosto un mito di persone che hanno perso il contatto col mondo reale,,cioè fatto di cose, naturale. E che i sintomi del cambiamento climatico, al meno qui da noi, non sono certo un eccesso di "maltempo" ma al contrario, un eccesso di "beltempo".

      Guido

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    6. http://www.estense.com/?p=554891
      Qui a Ferrara abbiamo un clima meno idilliaco.
      Angelo

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    7. Il problema è la destabilizzazione delle condizioni che hanno permesso per secoli la coltivazioni di determinate piante in determinati ambienti. Il tempo non è bello né brutto, non è semplicemente più quello cui le piante sono abituate e richiedono per prosperare. Infatti adesso il problema sono le piogge e le temperature basse che penalizzano lo sviluppo delle piante, poi arriverà la siccità e le temperature da forno a fare il resto. O viceversa, o solo freddo, o solo caldo. Le piante vengono continuamente sottoposte a forti stress di valore opposto (freddo/caldo, troppa acqua/siccità) nel volgere di poco tempo. Non che questo non succedesse in passato (ed erano dolori), ma adesso è la normalità. Certo, alcune zone, in via transitoria, ne potrebbero anche beneficiare, ma nel complesso questo è uno dei problemi più gravi portati dal cambiamento climatico. Non è un caso che venga tenuto in considerazione anche nelle previsioni sull'approvvigionamento mondiale di cibo.

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