Benvenuti nell'era dei ritorni decrescenti


giovedì 2 giugno 2016

E tanti saluti anche al turismo internazionale!

Da “tourism master”. Traduzione di MR (via Cristiano Bottone)


Come parte del programma di studio del loro master in Gestione della Destinazione del Turismo, gli studenti hanno scritto rassegne di letteratura nell'ambito del “Contesto del turismo internazionale”. In questo secondo di sei rassegne di letteratura, Maria Klampfl discute le conseguenze del picco del petrolio sulla domanda globale di turismo.

Introduzione

Il petrolio è una risorsa finita. Quindi le tendenze globali dell'offerta di energia e del suo consumo sono ambientalmente, economicamente e socialmente insostenibili (Matutinovic, 2011, p.1131; 1129). Gli esperti stanno avvertendo sempre di più sull'emergente sfida energetica che la civiltà occidentale e il mondo nel suo complesso dovranno affrontare durante il prossimo decennio (Matutinovic, 2011, p.1131; 1129; Nell & Cooper, 2008, p.1096). Le conseguenze di un petrolio meno accessibile sulla società sono intrinsecamente complesse (Becken, 2010, p.373). Infatti, le riserve petrolifere in diminuzione porranno un “vincolo definitivo sulla crescita economica, sulla distribuzione globale di stili di vita e sul livello di integrazione dell'economia globale”  (Matutinovic, 2011, p.1131). Inoltre, colpirà il turismo e il modo in cui sta operando oggi.

La domanda di petrolio sta aumentando costantemente ed è allarmante che mentre nel passato “le nuove riserve di petrolio venivano scoperte ad un tasso maggiore di quello di consumo”, al momento è l'opposto – i nuovi giacimenti di petrolio vengono rilevati ad un tasso inferiore di quello di consumo  (Becken, 2008, p.696). Il prezzo del petrolio è influenzato da molteplici fattori. Ciononostante, in una prospettiva di lungo termine, i prezzi del petrolio sono “governati dalla domande e offerta mondiale di petrolio, che alla fine è limitata dalle risorse” (Becken & Lennox, 2011, p.133). La scarsa offerta di energia porta inevitabilmente ad aumenti drammatici del prezzo del petrolio. Ciò avrà effetti significativi sulle industrie del trasporto e dell'aeronautica e di conseguenza condizionerà l'intera industria del turismo (Leigh, 2011, p.165; 167; 169).

Becken ha affermato che ancora c'è poca “consapevolezza sulla sicurezza energetica e sul picco di produzione del petrolio” all'interno dell'industria del turismo (2008, p.695). Inoltre, la ricerca del turismo ha lasciato ampiamente fuori il problema del consumo energetico in relazione ad un futuro a lungo termine del turismo. Di conseguenza questo articolo punta ad aumentare la consapevolezza di una possibile scarsità petrolifera ed investiga le potenziali conseguenze del picco del petrolio sullo sviluppo del turismo globale del futuro.

Il turismo e la sua dipendenza dal petrolio

Il turismo ha a che fare con “il movimento di turisti dal loro punto di partenza alla loro destinazione”. La componente di trasporto intrinseca rende in turismo e la sua industria di sostegno “dipendente da mobilità, trasporto e alla fine, a causa della forte dipendenza dal trasporto aereo e su gomme, dal petrolio come fonte di combustibile”  (Yeoman, Lennon, Blake, Galt, Greenwood & McMahon- Beattie, 2007, p.1354; Becken, 2008, p.695; Becken & Lennox, 2011, p.133). Infatti, l'alta densità energetica e la trasportabilità, rendono il petrolio il “combustibile per eccellenza” (Nell & Cooper, 2008, p.1096).

Si ipotizza che il solo settore del trasporto “consuma oltre il 50% del totale del petrolio totale a livello gloobale” (Becken, 2006, p.697). Il consumo dell'industria dell'aviazione vale circa il 6,3% della produzione di raffineria mondiale (Becken & Lennox, 2011, p.133). In qualche modo, le previsioni della International Energy Agency (IEA) prevedono che la domanda di trasporto aumenterà in tutto il mondo, portando ad un aumento del 20% della domanda di energia da adesso al 2030 (Becken, 2008, p. 697). Il World Energy Outlook ed altri credono che sia “possibile soddisfare la domanda mondiale di petrolio nel prossimo decennio” (Lutz, Lehr & Wiebe, 2012, p. 829). Ciononostante, “le prove sempre maggiori dell'enormità di un picco della produzione di petrolio”, sollevano critiche contro queste proiezioni, che sono percepite come troppo ottimistiche  (Lutz, et al., 2012, p. 829; Becken, 2008, p.695; Nell & Cooper, 2008, p.1104-1105). A prescindere dal fatto che le risorse petrolifere stiano diminuendo o meno, affermo che è in ogni caso inevitabile smettere di sfruttare le risorse naturali. La società nel suo complesso deve cambiare i suoi modelli di consumo e cominciare ad usare le risorse scarse in modo più consapevole e responsabile.

Picco del petrolio

Il picco del petrolio è definito come il punto in cui la metà delle forniture di petrolio disponibili sono state consumate e i livelli di produzione non sono in grado di aumentare, in quanto hanno raggiunto il loro massimo (Fantazzini, Höök & Angelantoni, 2011, p.7867; Leigh, 2011, p.165). In conseguenza dei livelli di produzione in declino, “il picco del petrolio si manifesterebbe come un rapido aumento dei prezzi del petrolio seguito da una carenza globale di petrolio” (Leigh, 2011, p.165; Lutz et al., 2012, p.831). La cosa importante da comprendere p che la dipendenza del turismo dalla disponibilità di petrolio (Becken, 2008, p.695) lo rende anche più vulnerabile di altre industrie ai prezzi del petrolio alti (Becken & Lennox, 2011, p.133). Ciononostante, ci potrebbero essere segmenti di mercato con una maggiore elasticità di altri in quanto ai prezzi. Pertanto, la comprensione di quei segmenti di mercati meno vulnerabili e del loro ruolo nel turismo del futuro è ancora ben lungi dall'essere globale.

Il quadro temporale del picco del petrolio è ancora molto contestato. Gran parte degli autori tuttavia concorda che un picco della produzione di petrolio greggio è molto probabile che si verifichi prima del 2020 ma non più tardi del 2030 (Almeida & Silva, 2011, p.1275; Nygren, Akejkett & Höök, 2009, p.4006; Becken & Lennox, 2011, p.133). Gli autori avvertono che ancora “non ci sono risorse alternative adeguate e tecnologie disponibili per sostituire il petrolio come risorsa di base della società industriale” (Friedrichs, 2010, p.4562). Inoltre, l'industria del turismo ha mostrato poca consapevolezza riguardo alla sicurezza energetica ed al picco di produzione del petrolio. (Becken, 2008, p.695). I professionisti del turismo dovrebbero essere seriamente preoccupati dal futuro del turismo. Dovrebbero essere ansiosi di trovare soluzioni sostenibili per essere in grado di assicurare la fattibilità della sua industria per il futuro a lungo termine.

Il turismo di fronte al picco del petrolio

Le previsioni sulla crescita del turismo sono eccessivamente ottimistiche. L'organizzazione mondiale del turismo (UNWTO) “stima la crescita nell'ordine del 3,8% per i viaggi interregionali e del 5,4% per quelli di lungo raggio fra il 1995 e il 2020”. Tuttavia pare che queste previsioni non considerino la difficoltà della disponibilità di petrolio (Becken, 2008, p.695) e gli effetti potenziali dei prezzi del petrolio più alti vengono ignorati (Becken & Lennox, 2011, p.133). Infatti, “la ridotta disponibilità di petrolio ed i prezzi in aumento” cambieranno gli stili di vita umani in tutto il globo e di conseguenza altereranno anche il ruolo del turismo al loro interno (Becken, 2010, p.373 – 374; Leigh, 2011, p.165). Ciononostante, si sa poco su come la società ed il turismo cambieranno di fronte al picco del petrolio.

Gli effetti negativi dell'aumento dei prezzi del petrolio di destinazioni specifiche e sulla domanda di turismo sono ben lungi dall'essere chiari (Becken & Lennox, 2011, p.134). Infatti, l'aumento dei prezzi del petrolio aumenterà il prezzo delle tariffe aeree e di quelle turistiche in particolare (Yeoman et al. 2007, p.1355; Becken & Lennox, 2011, p.133; 139; Leigh, 2011, p.184). “Il viaggio aereo ad alto consumo” è previsto in forte riduzione e “a causa dei suoi prezzi alti, solo le élite saranno in grado di permettersi il viaggio aereo” a quel punto (Leigh, 2011, p.180; 184). Inoltre, “le decisioni prese dai turisti in relazione a dove andare, ma anche in che modo arrivare a destinazione” sarà condizionato dai prezzi alti (Becken, 2008, p.697). I turisti potrebbe fare viaggi più brevi  e siccome userebbero trasporti a prezzo più basso, come treno o autobus che richiedono più tempo, staranno più a lungo nella destinazione scelta (Yeoman et al. 2007, p.1355; Becken & Lennox, 2011, p.133; 139; Leigh, 2011, p.184). Per essere pronti per il futuro, i gestori delle destinazioni devono essere consapevoli di tali tendenze nella domanda di turismo per essere proattivi nelle loro risposta strategica.

La domanda di turismo è prevista diminuire a livello globale, per cui si ipotizza che il turismo interno compensi il viaggio internazionale (Yeoman et al. 2007, p.1355; Becken & Lennox, 2011, p.133; 139; Leigh, 2011, p.184). Per le destinazioni a lunga distanza in particolare, ciò significa che analisi attente dei futuri mercati sono garantite  (Becken & Lennox, 2011, p.141). Peasi che dipendono dal turismo così come le destinazioni remote vengono percepite come più minacciate dall'aumento dei prezzi del petrolio rispetto a quelle che dipendono da altri portafogli (Becken & Lennox, 2011, p.140). Si può concludere che anche se il picco del petrolio è un fenomeno globale, gli effetti della disponibilità limitata di petrolio potrebbe variare da destinazione a destinazione. Per affermare questa ipotesi serve più ricerca.

Conclusione

E' davvero sorprendente che anche se “le risorse petrolifere verranno esaurite ad un certo punto ed una transizione a fonti di energie non folli è inevitabile”, ci sia così poca discussione sul significato intrinseco per il turismo (Becken, 2008, p.704). Infatti, “il problema del consumo energetico e del suo futuro a lungo termine per il turismo” (Becken, 2008, p.695) è ben lungi dall'essere completo.
L'industria del turismo dovrebbe essere preoccupata dalla possibilità dell'aumento dei prezzi del petrolio, dei suoi effetti sugli stili di vita umani e del modo in cui questo potrebbe cambiare il ruolo del turismo, dopotutto. Inoltre “la relazione fra consumo di petrolio e crescita economica è essenziale per una comprensione delle tendenze future della domanda di turismo” (Nell & Cooper, 2008, p.1096). E' cruciale, inoltre, comprendere una “vulnerabilità complessiva delle destinazioni ai prezzi del petrolio più alti” e riconoscere la “vulnerabilità dei diversi segmenti di mercato” (Becken & Lennox, 2011, p.140).Se l'industria del turismo vuole avere successo in futuro, i gestori del turismo devono prendere sul serio il picco del petrolio. La comprensione dei cambiamenti che arriveranno col picco della produzione di petrolio è essenziale per cambiare e adeguare di conseguenza l'industria del turismo. Rispondere con successo a queste nuove tendenze determinerà il successo della destinazione. Per concludere, questo articolo ha dimostrato la poca consapevolezza dell'industria del turismo sul problema della scarsità di petrolio e dei suoi impatti sul turismo. Tuttavia, si tratta di un tema ancora poco studiato e rimangono molte incertezze. Almeida & Silva affermano che la mancanza di conoscenza si riflette nelle decisioni, che sono del tutto inappropriate di fronte alla diminuzione delle risorse petrolifere. Essi vedono pertanto come inevitabile che i decisori a tutti i livelli migliorino la propria conoscenza su questo problema (2011, p.1054), che a sua volta necessita di maggiore ricerca.

Elenco dei testi in letteratura

Almeida, P. & Silva, P. (2011). Tempistica e conseguenze future del picco del petrolio. Future. Vol. 43. (DOI: 10.1016/j.futures.2011.07.004). p.1044 – 1055.
Becken, S. (2008). Sviluppare indicatori per gestire il turismo di fronte al picco del petrolio. Vol. 29. (DOI: 10.1016/j.tourman.2007.07.012). p.695 – 705
Becken, S. & Lennox, J. (2012). Implicazione dell'aumento a lungo termine del prezzo del petrolio per il turismo. Tourism Management. Vol. 33. (DIO: 10.1016/j.tourman.2011.02.012). p.133-142
Becken, S. (2008). Sviluppare indicatori per gestire il turismo di fronte al picco del petrolio. Tourism Management. Vol.29. (DOI: 10.1016/j.tourman.2007.07.012). p.695-705
Becken, S. (2011). Una rassegna critica del turismo e del petrolio. Annuari di ricerca del turismo. Vol.38. (DOI: 10.1016/j.annals.2010.10.005). p.359 – 379
Fatazzini, D. Höök, M. & Angelantoni, A. (2011). Rischio petrolifero globale all'inizio del XXI secolo. Energy Policy. Vol. 39. p. 7865- 7873
Friedrichs, J. (2010). Crisi dell'energia globale: in che modo parti diverse del mondo reagirebbero agli scenari del picco del petrolio. Energy Policy. Vol. 38. (DOI: 10.1016/j.enpol.2010.04.011 ). p.4562 –4569
Leigh, J. (2011). Nuovo turismo in una nuova società emergono dal “picco del petrolio”. Tourismos: An International Multidisciplinary Journal Of Tourism. Vol.6. p.165 – 191
Lutz, C. Lehr, U. & Wiebe, K. (2012). Effetti economici del picco del petrolio. Energy Policy. Vol. 48. p.829 – 834
Matutinovic, I. (2011). Petrolio a 150 dollari. Il punto di svolta per cambiare il corso della civiltà? Future. Vol. 43. (DOI: 10.1016/j.futures.2011.07.011). p.1129 – 1141
Nell, W. & Cooper, C. (2008). Una rassegna critica delle previsioni di domanda di petrolio della IEA per la Cina. Energy Policy. Vol.36. (DOI: doi:10.1016/j.enpol.2007.11.025). p.1096 – 1106
Nygren, E. Aleklett, K. & Höök, M. (2009). Combustibile per l'aviazione e scenari di produzione petrolifera futuri. Energy Policy. Vol.37. (DOI: 10.1016/j.enpol.2009.04.048). p.4003 – 4010
Yeoman, I. Lennon, J. Blake, A. Galt, M. Greenwood, C. & Mc Mahon – Beattie. (2007). Esaurimento del petrolio: cosa significa per il turismo scozzese. Tourism Management. Vol. 28. (DOI: 10.1016/j.tourman.2006.09.014). p.1354– 1365

23 commenti:

  1. "solo le elitè potranno permettersi viaggi a lungo raggio". Forse dopo il 2030, ma sarebbe meglio prima, intanto i miei colleghi single continuano a partire in aereo da 2 a 3 volte/anno. Se ci fosse ancora il Duce, chissà come li tasserebbe. Ora invece sono tassate le famiglie, basta vedere le fatture delle bollette, dove il conto aumenta esponenzialmente col consumo, che, gioco forza, è naturalmente incrementato dal numero dei componenti. Addirittura si parla di pressioni psicologiche occulte (ma nemmeno tanto) per far separare le famiglie, di modo da vendere due appartamenti invece di uno. E' un modo come un altro per incentivare l'edilizia, che è stata l'asse portante del PIL degli ultimi 20 anni. Cosa non farebbero per far ripartire l'economia!!!!

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    1. Ai tempi del Duce eravamo tutti più ricchi.

      Mussolini permise agli industriali e agli agrari di aumentare in modo consistente i loro profitti, a scapito degli operai. Infatti fece approvare il loro contenimento dei salari.
      Nel 1938, dopo 15 anni di suo operato, la situazione economica dell’italiano medio era pessima, il suo reddito era circa un terzo di quello di un omologo francese.
      AHHHHHHHH se ci fosse lui

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    2. Nel tuo discorso, oltre all apologia al fascismo leggo un mucchio di stronzate. Il fascismo di sicuro non voleva far arricchire la classe operaia/proletaria. Basta un seomplice libro di storia, anzi basta leggere un libro di storia per capire come funzionava. Mah

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    3. cd, non mi pare che la tassazione maggiorata ai single del Duce sia apologia. Era solo un modo per indurre le persone a sposarsi e fare figli per l'impero. Poi io non ho certo parlato della classe operaia, forse è meglio se cambi analista. Inoltre se non sai leggere le fatture delle bollette non è colpa mia. Poi se ti pare che questa società incentivi la famiglia guardati intorno prima di scrivere a vanvera. Penso che le stronzate sia per te più facile vederle negli altri che in te. In fondo l'ipocrisia è un meccanismo di difesa del proprio Io. Comunque fatti forza, che siete in tanti. Nel senso che l'unione fa la forza, anche nell'ignoranza.

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    4. Se ne sei convinto, ti ricordo che l apologia di fascismo in italia e' reato, cosi tanto per restare in tema legalita.
      Inoltre non abbiamo bisogno di incentivare nessuna famiglia, dobbiamo figliare di meno perche siamo ANCHE GIA TROPPI. Il che vorrebbe dire usare i metodi contraccettivi che la tua chiesa antica e vetusta combatte (anche nel caso di gravi malattie).

      Finiamola perfavore, con me non attacca.

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    5. Mmmh, guardate che la storia moderna non viene studiata a scuola proprio per dar modo ad ogni fazione politica di raccontare le frottole che preferisce ai suoi fan. La "grande proletaria" non era un paese dove il popolo era ricco ne' prima, ne' durante, ne' dopo, nonostante i tentativi di riscatto piu' o meno fallimentari. Attorno al 1900 emigro' dal paese verso le americhe e l'australia, per fame, circa un terzo della popolazione, un milione di persone all'anno per dieci anni. Dai dati cumulativi di ricchezza pro-capite dall'unita' d'italia ad oggi, recentemente pubblicati, si vede che su una crescita complessiva di 13 volte del pil pro-capite dal 1860, ben 10 su 13 di tale crescita avvenne del ventennio DOPO la seconda guerra mondiale, dal 1948 al 1970. Grazie al fatto che abbiamo perso la guerra da noi dichiarata agli americani, cosa per cui siamo diventasti loro satelliti col loro tenore di vita. Per quanto possa politicamente dolere e sia "poco sostenibile", questi sono i dati oggettivi.

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    6. tanti anni fa, quando andavo alle elementari, la maestra ci raccontava le favole di Esopo. Roba censurata oggi, perchè sovversiva, come quella della formica e della cicala. Guai, oggi, a rammentarla. Perchè? Perchè le lobby ci vogliono tutti come delle cicale, cha agiscono spinte dagli istinti e dagli egoismi, senza dover minimamente pensare al domani, in totale scelleratezza e imprudenza. Purtroppo i condizionamenti psicologici ci sono e più sono celati, più ottengono. Lo stesso fa il demonio: meno uno ci crede, più è pronto per l'inferno, dove passerà l'eternità a odiarsi e violentarsi cogli altri diavoli come lui. E tutto per aver la libertà di avere una coscienza così sporca da poter seguire i vizi, invece delle virtù. Contenti loro, che avranno ciò che vorranno. Ossia vizi, egoismi, prepotenza, odio e violenza, ora e per sempre. E quando dico per sempre, non significa per tutta la vita, ma per tutta l'eternità.

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    7. cd, se dire che il Duce tassava di più i single è reato, allora era un criminale anche il Presidente Kennedy, che ammirava l'Italia del Duce e la Germania di Hitler, dopo averle visitate prima della seconda guerra mondiale. Inoltre io non ho parlato di figli, ma solo di famiglia. E poi che ne sai qual'è la mia chiesa? Ognuno la vede secondo le proprie esperienze e non mi pare che tu ne abbia. Parlare di ciò che non si conosce è perlomeno da sciocchi. Comunque, hai ragione, finiamola qui, non vorrei far lavorare troppo il tuo cervello.

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    8. cd, in quanto a parlare a vanvera:"Nel diritto italiano l'apologia di reato è prevista in due differenti aspetti: il più noto divieto di Apologia del fascismo, che, peraltro, sanziona la propaganda a favore della ricostituzione del partito Fascista e non la semplice "difesa elogiativa" (Corte Costituzionale, sentenza 1/1957)".

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    9. Vorresti essere come Savonarola
      Punire i peccatori
      Stangare gli studenti nella scuola
      Licenziare i dipendenti inefficienti
      Mettere le donne nei conventi
      E gli uomini alla guerra santa
      Creare arsenali aerei, terrestri e navali
      Scoperchiare le tombe con le bombe
      Far saltare in aria l'universo
      Perché perverso.
      Finché non resti che Dio.

      E allora il Signore Onnipotente
      Che tutto il creato loda
      Dira':  “Minos, gira la coda
      E che bruci all'inferno eternamente,
      Sto' credente!”

      Va bene, mi e' scappata, lo ammetto. Non lo faccio piu'
      Angelo

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    10. "allora era un criminale anche il Presidente Kennedy, che ammirava l'Italia del Duce"

      Non era Kennedy, era Roosevelt, che negli anni '30 copio' di sana pianta la politica del New Deal dalla politica economica fascista. Quello che invidiava un po' la politica economica nazista era Keynes, dispiaciuto che le sue idee non si sarebbero potute applicare al meglio nella democrazia in cui viveva.
      Su Roosevelt e il new deal ci sono pero' due cose da osservare: una, che la faccenda e' stata poi assolutamente censurata, dato che si sarebbe dovuto ammettere che il presidente americano idolo della nostra sinistra aveva copiato di sana pianta dal duce; due, che comunque quella politica non ebbe quasi alcun effetto positivo, visto che dalla crisi le economie occidentali uscirono veramente solo con l'implementazione dell'economia di guerra della seconda guerra mondiale, e la successiva economia del petrolio e del debito (cioe' della cicala istituzionalizzata).

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    11. "Infatti fece approvare il loro contenimento dei salari."

      La diminuzione per legge dei salari fu decretata per portare la lira alla famosa "quota 90", attraverso un tentativo di deflazione generale ed uniforme che un regime autoritario (e non totalitario) come quello fascista poteva tentare di attuare. Allora tutte le potenze ambivano ad avere una valuta "forte" non inflazionata e l'Italia, che aveva bisogno disperatamente di valuta pesante per acquistare ogni genere di materie prime di importazione, essendo priva di tutto salvo che di "braccia proletarie", non aveva tutti i torti nel perseguire questa politica, che pure aveva altre negativita' per i produttori di merci (poche) destinate all'esportazione.

      In ogni caso, e per puro caso, l'effetto recessivo di tale manovra ebbe un aspetto positivo: essendo scivolata l'Italia dell'epoca per questo in moderata crisi, mentre altri paesi godevano della "bolla" dei cosiddetti "anni ruggenti", insomma essendo noi gia' con le pezze al culo, sentimmo molto meno degli altri paesi la crisi del '29, che fu una crisi di rimbalzo dall'enorme bolla partita dagli Usa della crescita impazzita degli anni '20, gli "anni ruggenti".

      Meno bolla = meno crisi.

      Per quanto riguarda l'impoverimento che comincia a farsi sentire dal 1936, anno dell'"impero", quando conquistammo finalmente l'etiopia, le ragioni sono semplici: prima sprecammo enormi risorse per aiutare i falangisti di Franco in Spagna, cosa per cui non ci torno' indietro nulla, e poi soprattutto dopo aver conquistato il posto al sole in etiopia, ultimissimi fra i paesi europei che avevano tutti importanti possedimenti coloniali, conquista che non ci rese NULLA essendo quella terra desolata e poverissima, oltre che abitata da bellicosi guerrieri, subimmo le sanzioni dalla Societa' delle Nazioni a dominanza anglo-americana. Come al solito, quando i signori anglosassoni decidono che una cosa non e' piu' utile a loro, nessun altro deve permettersi di farla. La conseguenza di quelle sanzioni fu esiziale per la storia d'europa successiva, infatti solo Hitler, che fino a quel momento veniva visto con sospetto da Mussolini (era comunque un rivale), mise in atto un ponte ferroviario dal Brennero per fornirci del carbone che il blocco sanzionatorio delle potenze "pluto-giudo-democratiche" ci aveva negato. L'inghilterra controllava tutto il mercato di carbone nel mediterraneo e non solo. Insomma dopo tanti tentennamenti all'interno del gran consiglio fascista (tutti i piu' importanti gerarchi erano assolutamente contrari all'avvicinamento alla germania, Grandi, Ciano, Bottai, Balbo) cio' ci spinse definitivamente nelle braccia dei tedeschi, con le tragiche conseguenze per la storia successiva, nostra e del mondo, che tutti conosciamo. Da un piccolo e apparentemente irrilevante errore strategico si svilupparono delle conseguenze storiche esorbitanti.

      Vado a memoria, qualcosa si trovera' su wikipedia, ma per l'interpretazione, trattandosi di periodo politicamente tuttora "caldo", bisogna arrangiarsi.

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    12. Diaz, D'Annunzio fu addirittura avvelenato dalla domestica austriaca, perchè era l'unico che poteva fermare il Duce dalla scellerata alleanza col Furher.
      Angelo, mi pare che tu faccia una gran confusione tra Dio e il diavolo. Come vuole quest'ultimo. Attenzione di non incontrare
      Minos(se) davvero.

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    13. Esatto, dimenticavo di citare i due piu' importanti intellettuali del regime, D'Annunzio e Marinetti: entrambi, co-creatori del fascismo, con enorme seguito popolare, e visceralmente contrari ad ogni intesa con la germania, che disprezzavano profondamente per ragioni campanilistico-culturali.
      L'alleanza col Fuhrer fu una tragedia della storia, nel senso classico di ineluttabilita' del destino: non si sarebbe potuto fare diversamente.
      C'e' da aggiungere pero' che il Fuhrer non sarebbe mai esistito senza Mussolini: egli ne fu maestro e mentore, e il fuhrer ne era soggiogato e lo imitava anche nei particolari, trascrivendo spesso il suo pensiero, alla lettera, nei suoi discorsi (Hitler era una nullita' culturale, al contrario di Mussolini che era invece molto colto). Mussolini fu schiavo del personaggio da lui creato: se stesso. Quindi la responsabilita' di Mussolini per cio' che e' successo e' personale e assoluta. Se si aggiunge che la prima guerra mondiale, che egli, da socialista rivoluzionario, fomento' in tutti i modi, fu quella che condusse al crollo della russia e alla rivoluzione d'ottobre (come mussolini stesso, allora socialista rivoluzionario quando i comunisti ancora non esistevano, sperava e prevedeva per l'intera europa), si vede che il personaggio ha responsabilita' storiche primarie e immani per quanto e' successo nel mondo nella prima meta' del XX secolo, e per esteso nell'intero "secolo breve".
      D'Annunzio era in decomposizione sifilitica all'ultimo stadio, non c'era bisogno di avvelenarlo, anzi avvelenandolo forse sarebbe vissuto di piu', sicuramente era pieno di farmaci tipo i mercuriali che allora si usavano per la "cura" della malattia.

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  2. Secondo me il problema è più complesso e la dipendenza del turismo non è così diretta.
    Mi spiego con un esempio:
    Se ho denari ed ho tempo posso fare il turista anche in bicicletta, lungo il viaggio sosterò in diversi alberghi ed i soldi che risparmio nell'auto li spenderei in altro modo.

    Il problema è se (diciamo quando) semplicemente non potrò permettermi le ferie.
    Se ci pensiamo questo accade già oggi: tanta gente non va più in vacanza non non è il costo del viaggio a bloccarci!

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    1. Sì, ma se il 99% dell'umanità dovrà pensare a come procurarsi da mangiare ed altre cose di fondamentale importanza, a viaggiare a piedi, in bici o con quello che resta dell'infrastruttura ferroviaria saranno pochini. Il turismo non scomparirà (in un certo senso c'è sempre stato da quando esiste una forma di civiltà umana), ma i pochissimi che se lo potranno permettere non saranno certo sufficienti a mantenere in piedi un'industria turistica enorme come quella attuale. E poi i viaggi intercontinentali non li fai in bici, bisogna perlomeno avere dimestichezza col mare, molto probabilmente con imbarcazioni a vela. Insomma, tra quello che c'è adesso (alimentato dagli idrocarburi) e quello che ci sarà (sempre che ci sarà) ci sono diversi ordini di grandezza in meno. Investire in turismo di massa, puntare su di esso la propria resilienza economica come fa l'Italia, è un errore sistemico colossale.

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    2. R "Investire in turismo di massa, puntare su di esso la propria resilienza economica come fa l'Italia, è un errore sistemico colossale" Concordo, e l'evidenza potrebbe essere chiara a tutti anche nel giro di pochissimi anni, però la tua frase può apparire anche come una figura retorica: non mi risulta che il pubblico "investa" in opere materiali od immateriali in italia almeno dalla fine degli anni 60, visto che si sta facendo di tutto per mantenere il valore nominale dei singoli stipendi pubblici infischiandosene del servizio offerto o della stessa salute degli operatori pubblici; ben venga l'europa che dal 2017 impedisce ogni forma di sostegno pubblico agli aeroporti regionali; la norma piu importante però sarebbe il principio sacrosanto secondo cui in caso di calamità naturali si prelevi automaticamente dalla busta paga dei dipendenti pubblici attivi ed in pensione il necessario per sistemare fiumi e ferrovie da un verso, dall'altro si blocchi ogni finanziamento ad autobus, oltre che aeroporti,e strade secondarie (quanti casi di smottamenti causa piogge abbondanti su strade secondarie che sono rimaste chiuse in parte od in tutto negli ultimi 5 anni? ) ..IL litorale adriatico centro settentrionale ad esempio è condannato: si prelevino i soldi dalle buste paga suddette per arretrare la ferrovia di un centinaio di metri infischiandosene di risistemare con toppe ogni anno la litoranea, spiagge e quanto altro di effimero... per chi ha tempo da perdere un esempio del collasso dei nostri servizi pubblici non per carenza di risorse, visto anche che ce ne saranno sempre meno, ma per cercare di mantenere in vita l'esistente senza cambiarlo profondamente. http://www.corriereadriatico.it/ancona/ancona_viale_buche_pedoni_ambulanza_pedoni-1772266.html è un gatto che si morde la coda:il pubblico deve fare gli interessi di tutti gli utenti

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    3. Infatti, anch'io stavo pensando alla genialita' dell'idea di puntare tutto sul turismo internazionale per risolvere i nostri problemi economici del futuro.

      D'altra parte, in un certo senso, non hanno torto nemmeno quelli "della bicicletta": non c'e' dubbio che avremo un sacco di turismo internazionale, ma la maggior parte di tale turismo di massa ed ecocompatibile arrivera' in barcone dall'africa, nei prossimi decenni...

      Comunque per bloccare completamente il turismo internazionale quello non in barcone dall'africa, non occorre il picco del petrolio, basta la minaccia, vera o isterica, di un'epidemia qualsiasi. Non so se vi ricordate ai tempi della sars o dell'aviaria, che come minacce erano risibili: andarono deserte perfino le fiere internazionali.

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    4. Il turismo intercontinentale fa veramente ridere (o piangere) ognuno potrebbe (=avrebbe dovuto) accontentarsi di essere turista nel proprio paese.
      Purtroppo, come dici giustamente, procurarsi il cibo sarà la nostra reoccupazione dominante.

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    5. Attualmente succede che i poveri dei paesi ricchi preferiscono fare i turisti intercontinentali nei paesi poveri, perche' li' la vita non costa nulla: pagato il biglietto aereo, che costa poco, poi si spende meno che a casa e si e' trattati da ricchi. Il business del settore, poiche' coinvolge le masse, e oggi la grana si fa con le masse, e' stratosferico, da cui la preoccupazione dell'articolo specialistico che stiamo commentando.

      Quindi, sono proprio quelli che dovrebbero andare in bicicletta che hanno piu' interesse a fare i turisti intercontinentali.

      Oppure lo fanno i pensionati poveri: comincia ad esserci una marea montante di persone che, con una pensione o una piccola rendita che qui li farebbe vivere da miserabili, in altri posti vivono da piccoli Re e senza avere il terrore ogni volta che suona il postino o aprono la cassetta della posta, perche' a questo siamo arrivati, in questo che, fosse anche solo per questo, si deve definire miserabile paese. Ho fatto una piccola indagine e ho scoperto di non essere l'unico a soffrire di questa sindrome, anzi, e' MOLTO diffusa.

      Il prezzo del mantenere in piedi la struttura del predatore apicale si sta facendo proibitivo anche psicologicamente.

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  3. Si parla di valorizzare le nostre opere d'arte,
    quando noi già sappiamo che tutti i musei d'Italia sono in passivo!

    Chiaramente, l'indotto ha il suo peso e, il turista che arriva, non lascia qui solo i soldi del biglietto per entrare nel museo (che non sempre ci entra), ma spende tantissimo in altro, specialmente nella ristorazione (per mangiare).

    Quanto durerà?
    Boh!

    Vedo semplicemente che l'Italia si sta svuotando d'Italiani e si sta riempiendo d'immigrati.
    In Europa gli immigrati stanno aumentando di non sò quanti milioni ogni anno.

    Quando la nostra società inizierà ad avere: da un lato una crisi energetica e dall'altro una disoccupazione dilagante, diventeremo come il Venezuela.

    In Venezuela, in un solo giorno, ci sono tanti omicidi, quanti ce ne sono in Italia in un anno!

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  4. Il Venezuela in confronto all'italia, e anche in senso assoluto, e' un paese ricchissimo e sottopopolato:
    Superficie Totale 916.445 km² (tre volte l'italia)
    Abitanti Totali 30.620.404 (meta' dell'italia)
    Densità 31 ab./km²
    Il problema principale del venezuela e' che e' l'ennesimo paese del terzo mondo che ha tentato il fallimentare esperimento pianificatorio-comunista, che in occidente abbiamo inventato ma ci siamo guardati bene dal praticare (salvo che per brevi periodi durante il fascismo e il nazismo).

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  5. vi segnalo questa riflessione di U. Galimberti da Miti d'oggi, che da una giustificazione al turismo:

    E così la bandiera della libertà, che l'Occidente sventola ai quattro venti,
    ha come suo contraltare un sistema così rigoroso e minuzioso di controlli
    che assedia l'anima. Più l'assedio ci fa stringente, più i nostri comportamenti

    si fanno guardinghi e ossessivi. E se riusciamo a evitare la depressione,
    che sembra interessi il 40 per cento della popolazione occidentale, non riusciamo
    a evitare lo stress da lavoro, perché in Occidente bisogna essere benestanti,

    le fatiche delle diete e delle palestre perché bisogna essere magri, i sonniferi
    perché bisogna dormire, i weekend fuori casa perché bisogna riposare, la rigida sequenza
    delle nostre collaudate abitudini perché ci rassicurano. Tra i sistemi generalizzati di controllo,

    a cui ci sottoponiamo per garantirci la sicurezza collettiva, e i sistemi individuali
    di condotte che ci imponiamo per raggiungere i livelli standard di benessere
    e di presentabilità, abbiamo non solo drasticamente ridotto gli spazi di libertà,

    sia collettivi sia individuali, ma anche incrementato il tasso d'ansia che, per essere placata,
    invoca regole più certe, norme più restrittive, condotte ancor più regolate.
    E così la spirale si attorciglia su se stessa, e le mura dell'assedio intorno a noi

    e dentro di noi si fanno sempre più spesse. E non c'è via d'uscita, perché, piaccia o non piaccia,
    questo è il costo della nostra civiltà a cui nessuno di noi è disposto a rinunciare.
    Circolo vizioso? No, spirale assurda.

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