Benvenuti nell'era dei ritorni decrescenti


martedì 7 giugno 2016

Bye bye BRICS?

Post già apparso sul blog "Crisis, What Crisis?  il 23/05/2016.


BRICS
“ BRICS ” : parola magica capace di far sognare ad un tempo sia i più fanatici sostenitori del turbo-capitalismo, sia molti che lo odiano.   Mistero dell’opinione pubblica.

 

di Jacopo Simonetta

Nascita dei BRICS


L’acronimo è nato nel 2001 nel cuore del capitalismo d’alto bordo:  nientedimeno che in casa Goldman Sachs, ad opera di Jim O'Neill, uno dei suoi uomini più brillanti.   In effetti, in origine era solo BRIC, cioè Brasile, Russia, India e Cina che, garantiva mr. O’Neill, erano i “mattoni” su cui sarebbe stata fondata l’incredibile prosperità economica del XXI secolo.   In seguito fu aggiunto il Sudafrica.  Tutti avevano gli ingredienti per vincere: grandi territori Ed una rapida crescita del PIL, oltre che della popolazione (Russia esclusa).
Ancora nel 2014 i “magnifici 5 BRICS ” avevano fatto frullare le prime pagine dei giornali economici annunciando che erano stufi dell’obsoleto e razzista Fondo Monetario Internazionale (all’interno del quale sono comunque ben  presenti).   Avrebbero quindi fondato una banca mondiale alternativa che avrebbe davvero finanziato la crescita dei paesi emergenti: la New Development Bank.   Nuova ondata di entusiasmo bi-partisan sia dei fautori che dei detrattori del BAU (Business As Usual = globalizzazione), sia pure per motivi opposti.
Qualche scettico cronico, tipo il sottoscritto, sostenne che dietro lo smalto si vedevano già delle belle crepe in tutti e cinque i BRICS, ma nessun commentatore di rilievo, che io sappia, fece osservazioni analoghe.   In fondo siamo comunque umani e ci piace sognare.

I BRICS oggi.

A solo 15 anni dal loro battesimo in casa (o chiesa?) Goldman Sachs, che ne è dei cinque “enfant prodige” della crescita economica?   Diamogli un’occhiata.

Brasile.


crisi BRICS
Il PIL del Brasile
Nel medesimo fatidico 2014 in cui i BRICS annunciavano la loro nuova super-banca, si giocavano i mondiali di calcio in Brasile.    Mondiali destinati a passare alla storia per le spese iperboliche mai recuperate, la realizzazione di mega-stadi, alcuni dei quali subito abbandonati, e per le sommosse popolari contro tutto questo.    N.B.:  Sommosse contro il campionato di pallone in Brasile!

E per colmo di sventura, vinse la Germania.
Di per sé tutto ciò sarebbe trascurabile, ma qui ci interessa perché era un sintomo evidente di quello che stava per accadere: la peggiore recessione della storia brasiliana, il caos politico con il Presidente sotto processo, le alte sfere travolte dagli scandali ed in arrivo le olimpiadi più disastrate e disastrose della storia.   Per non farsi mancare nulla, siccità ed incendi stanno mettendo in ginocchio la rete elettrica nazionale e, di conseguenza, buona parte dell’industria.   Mentre San Paolo (la città più grande del l’emisfero australe) sta restando a corto di acqua.  Davvero Zika è l’ultimo dei loro problemi.

Russia

Crisi BRICS - svalutazione rublo
Svalutazione del Rublo
Già di partenza era una presenza anomala.   Gli altri erano infatti “Paesi emergenti” e ruggenti (nel 2001), mentre la Russia era una super potenza sconfitta che aveva faticosamente recuperato un equilibrio e rimesso in piedi un’economia.   Soprattutto basandosi sull’esportazione di energia: petrolio sul mercato globale e gas su quello europeo.   In pratica quindi, un fornitore di materia prima per l’eventuale sviluppo altrui.    Non era un gran che, ma era il meglio che si  potesse fare e Putin lo aveva fatto, fermando il completo collasso del paese scatenato dalla sconfitta, ma soprattutto dalla disastrosa gestione del governo Eltsin.

Il problema è che non appena sono entrate in crisi le economie clienti, la Russia si è trovata di colpo con le spalle al muro.   Né la prospettiva di uno sviluppo delle forniture verso la Cina pare avere molte prospettive, sia per i tempi e gli investimenti necessari, sia per la crisi che nel frattempo ha raggiunto la Cina.   Anche in questo caso, il disastro ambientale contribuisce.  Molti tratti dei previsti metanodotti e delle strade di servizio dovrebbero infatti appoggiare sul permafrost che si sta sciogliendo. Certo la Russia rimane la seconda forza armata a livello planetario e, di conseguenza, un attore politico di primo piano.   Ma le prospettive economiche rimangono quanto mai fosche.

India

siccità in india
Siccità in India
Per l’India, i dati ufficiali parlano di una crescita economica intorno al 7% ma intanto calore estremo e siccità stanno letteralmente distruggendo buona parte del paese.   La gente fugge in città per sopravvivere e per rifornire d'acqua le città si finiscono di prosciugare le campagne, i fiumi e le falde freatiche.  I tassi di inquinamento sono fra i più alti del mondo, con i conseguenti costi sanitari e sociali.

Più di tutto, l’India ha una popolazione di quasi 1,3 miliardi in rapida crescita (1,38%) ed un terzo della popolazione ha meno di 30 anni.   Sono impressionanti i livelli di violenza di tutti i tipi: da quella domestica e sulle donne a quella religiosa, passando per quella politica e dalla criminalità comune.   L’affermarsi di partiti nazionalisti e oltranzisti non è che un ulteriore indice di crisi strutturale e non potrà che aggravare la situazione.

Cina

Importazioni cinesi
Importazioni cinesi
E’ il pezzo forte della collezione.   Il paese più popoloso e più inquinante del mondo è adesso anche la seconda economia e la terza forza armata a livello mondiale.    Sul piano economico, i dati ufficiali proclamano una crescita fra il 6 ed il 7% negli anni peggiori, ma analizzando l’import/export (verificabile dai dati di tutti gli altri paesi) risulta evidente che non è vero.   La Cina è in recessione o, perlomeno, in stagnazione.  E si sta tirando dietro tutte le economie dell'est asiatico: dalla Corea del sud a Singapore.   Del resto, la crescente aggressività internazionale, ad esempio con le ricorrenti crisi militar-diplomatiche per il possesso di scogli inabitabili sparsi in giro, sono un indizio pesante di crisi grave.
Esportazioni cinesi
Esportazioni cinesi
Sul piano politico, il Partito Comunista continua ad avere un saldo controllo e l’opposizione pare limitata a pochi intellettuali, ambientalisti e minoranze etniche marginalizzate.  Ma i licenziamenti di massa in programma e la fine (o perlomeno il drastico rallentamento) della crescita economica potrebbero cambiare il quadro.   Così come il debito, esploso al 300% del PIL in pochi anni.    Anche i folli livelli di inquinamento, la desertificazione di vasti territori e la cronica mancanza d’acqua non mancheranno di avere effetti sul futuro del paese.

Sudafrica.

Andamento della crescita del PIL e della disoccupazione.
Andamento della crescita del PIL e della disoccupazione.
Passata la sbornia del dopo-apartheid, si cominciano a fare i conti con l’oste.   Al di la dei tecnicismi e dei trucchi contabili, la crisi cinese ha trascinato anche il Sudafrica in una crisi economica senza precedenti, assieme a tutti gli altri paesi esportatori di materie prime.  I titoli governativi e di molte imprese sono classificati “Junk” o quasi, l’inflazione galoppa ed il debito esplode.

La delinquenza aumenta, in particolare il bracconaggio che sta spazzando via buona parte della mega-fauna in questo, come in tutti gli altri paesi africani.    Ed intanto il presidente Zuma (quello dello storico accodo del 2014) è coinvolto in una serie di scandali per corruzione e simili.
A far le spese di tutto ciò, innanzitutto gli immigrati dai paesi circostanti che sono fuggiti in massa dopo una serie di attacchi xenofobi che hanno fatto diversi morti e molti feriti.

E’ la fine dei BRICS ?

Prima di sparare pronostici, è sempre bene dare un’occhiata al contesto.   E il contesto è di impatto globale contro i limiti dello sviluppo.    Una cosa di cui si parla da 40 anni, ma cui ancora molti non vogliono credere.
Se davvero la crisi attuale non è un incidente, ma l’inizio della fine del BAU, è ben difficile che 5  paesi fra i “più BAU” del mondo possano uscire dal pantano in cui si sono cacciati.   Tuttavia non si può far d’ogni erba un fascio.  Se come blocco politico-economico i BRICS sono probabilmente finiti per sempre (ammesso che siano mai esistiti!), non è affatto detto che lo siano singolarmente.   Soprattutto non in un contesto in cui l’Europa sta facendo di tutto per suicidarsi e gli USA sembrano precipitare in una voragine di stupidità.
A mio  modesto avviso, quelli messi peggio sono il Sudafrica e l’India, sia per la pressione demografica che per la rapida evoluzione del clima.  Segue il Brasile che, pur avendo una popolazione relativamente modesta rispetto al territorio, ha fatto della sistematica distruzione di questo il suo settore trainante.   Inoltre, sia il Brasile che il Sudafrica sono, fondamentalmente, fornitori della Cina.   Se questa sprofonderà li trascinerà con sé, mentre se la Cina riprenderà fiato ricomincerà a comprare, ma ciò non farà che accelerare il tasso di distruzione delle risorse ed il degrado del territorio dei suoi fornitori.
La Russia è un caso a parte.   Se sul piano strettamente economico non può far molto altro che sperare che il prezzo dell’energia torni a salire, sul piano politico ha parecchie frecce al suo arco.  Finora ne ha scoccata qualcuna giusta e qualcuna sbagliata.   Se saprà giocare bene le sue carte, potrebbe cavarsela meno peggio di altri, anche grazie alla bassa densità di popolazione (tendente alla diminuzione) ed al vasto territorio.   Anche il fatto che la maggior parte dei russi siano abituati a cavarsela con poco potrebbe aiutare questo paese ad essere fra quelli che cadranno in cima e non in fondo al cumulo di macerie della civiltà industriale.   Se, invece, opterà per diventare una periferia cinese, farà la fine di tutte le periferie di tutti gli imperi in declino.
In ultimo l’Impero Cinese.     Direi che è sicuramente troppo presto per darlo per spacciato.   Anche se la tendenza globale è verso la fine dell’economia industriale, la Cina ha ancora molti margini di manovra sul piano politico e militare.  Ed ha una popolazione relativamente stabile, anche se malsana.    Il rischio che una potenza in crisi cerchi la scappatoia attraverso l’avventura militare è sempre presente.  Del resto USA e Russia stanno facendo esattamente questo.   Lo farà anche la Cina?   Non possiamo saperlo, ma diciamo che è abbastanza probabile.   Il contesto ed i mezzi sono però molto diversi e non è prevedibile come possa finire. In sintesi, credo che finché il sistema partito-esercito rimarrà saldo e coeso, la Cina potrà attraversare crisi terribili al suo interno e scatenarne di ancor peggiori fuori, ma non si disintegrerà.
Un’ultima osservazione.   Il destino di questi paesi è in gran parte nelle nostre mani.   Più stupidaggini faremo noi, più si apriranno spazi di manovra per loro.   Personalmente, credo che la strategia migliore sarebbe cercare (se possibile) un accordo strategico con la Russia per tenere sotto controllo la Cina.   Non che l’Europa abbia molto da fidarsi della Russia, né la Russia dell’Europa, ma credo che una sospettosa alleanza gioverebbe ad entrambi.   Noi abbiamo urgente bisogno di prendere pacificamente le distanze dagli USA e loro stanno rischiando di diventare una colonia cinese.

Forse, potremmo darci una mano l'un l'altro per farsi il meno male possibile rotolando giù per la parte discendente del "Picco di tutto".

18 commenti:

  1. Se un un giorno qualcuno volesse impormi una penitenza molto crudele, credo che potrebbe obbligarmi a vivere in una metropoli indiana.
    E' vero, non ci sono mai stato in India e sarei ben lieto di essere smentito, ma da quello che leggo, dalle immagini che arrivano da quel paese, sembra veramente l'inferno in terra. Sovrappopolazione, sudiciume, orribili religioni infestanti in lotta tra loro, clima infernale (un forno per sei mesi, sauna monsonica per il resto dell'anno). Si tratta chiaramente anche di un mio limite, ma io proprio non riesco a immaginare come possano darsi uno sviluppo e un progresso umano in condizioni del genere!

    L.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. D'altra parte e' difficile affermare che, in un paese arrivato a un miliardo e mezzo di abitanti, le condizioni non siano (state) favorevoli allo sviluppo della vita umana, valutata con l'occhio dell'etologo o dello zoologo. Quantitativamente, per lo meno. Mentre il qualitativamente e' soggettivo.

      Elimina
    2. indiscutibilmente è così Diaz, :)
      del resto brulicano di vita (per lo più batterica e fungina...) anche i letamai o posti infami come il nostro stesso apparato digerente, ma se è vero che si tratta di organismi altamente efficienti e specializzati frutto di miliardi di anni di paziente evoluzione, beh, insomma non li associ di norma al concetto di civiltà... bah, al solito è tutta questione di punti di vista

      L.

      Elimina
    3. L. e Winston, è la prova che al peggio non c'è mai fine.

      Elimina
    4. L'India è stata per millenni una delle zone della Terra più idonee alla vita umana, tanto è vero che ha prodotto parecchie fra le principali civiltà. Le cose stanno però cambiando. Io sono stato in India 30 anni fa e la ho amata visceralmente. Ci ho ancora degli amici, ma non ci tornerei neppure in fotografia.

      Elimina
    5. Ho dei conoscenti che sono andati piu' volte a fare volontariato sanitario, e mi dicono che la situazione esistenziale e' enormemente migliorata, adesso e' quasi come qua, mentre qualche decennio fa era come teme L., c'erano torme di bambini affamati e denutriti che rincorrevano i turisti per un tozzo di pane.

      Elimina
  2. Il primo grafico sul brasile e' piccolo, non si leggono le cifre.
    Io cercando con google "pil brasile" trovo questo, che e' "un pelo" diverso, mostra un PIL aumentato di CINQUE VOLTE dal 1990, crollo della cortina di ferro e conseguente inizio della globalizzazione:

    https://www.google.it/search?q=pil+brasile&ie=utf-8&oe=utf-8&aq=t&rls=org.mozilla:en-US:official&client=firefox-a&gfe_rd=cr&ei=25dWV9n9DI_F8AeUo7LIDQ

    Assieme si dovrebbe vedere anche india e cina, che hanno seguito trend analoghi.

    Non per niente, ma e' abitudine degli speculatori di mercato, che sarebbe meglio evitare, quella di presentare come "catastrofe" il calo dello zero virgola, secondo la loro abitudine di enfatizzare gli squilibri sui quali lucrano, in questo caso dimenticando l'impennata moltiplicativa degli anni precedenti, che dai grafici della banca mondiale si vede che c'e' stata eccome.

    La crisi attuale dei brics brasile e russia e' dovuta al crollo del prezzo delle materie prima, che prima era in enorme bolla, quindi tutto il contrario dell'"esaurimento delle risorse". Ricordo che ad esempio c'e' stato un momento in cui il ferro e' triplicato di prezzo in due mesi, seppure non ci fosse alcuna carenza ne' di ferro, ne' di carbone, in giro per il mondo (conosco aziende che lo lavorano in grande).

    L'apertura dei mercati mondiali ha prodotto enormi spazi vergini di guadagno per gli speculatori sui mercati finanziari, i quali speculano alla grande proprio sulle oscllazioni a breve termine dei prezzi, che cercano proprio per questo in tutti i modi di provocare.

    Uno dei modi e' nel diffondere notizie false e tendenziose che poi l'informazione ci mette del suo per enfatizzare ulteriormente, a sua volta per speculare sull'attenzione ansiosa che cio' inevitabilmente genera.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Mi scuso per la scarsa qualità della figura, ma non sono riuscito a migliorarla.
      Nessuno obbietta, mi pare, l'andamento esponenziale del PIL del Brasile e di altri fra il '90 ed il 2010. E certamente il calo recente è lungi dall'essersi rimangiato la crescita dei 20 anni precedenti. Se così fosse ci sarebbero già decine di milioni di morti per la strada. La questione è sempre la solita: quello che sta accadendo dal 2008 è un'incidente temporaneo o l'avvisaglia di un declino definitivo dell'economia industriale?
      "Ai posteri l'ardua sentenza", per citare Manzoni.

      Elimina
    2. DI questi tempi in cui tutti parlano di economia e i blog economici sono i piu' autorevoli e seguiti, piu' del calcio, di sapere dove sta il picco e' la domanda chiave che si fanno da sempre gli investitori (anche detti speculatori). Gli esperti di solito sono quelli che non lo indovinano mai. E a proposito di esperti, mi pare che la maggior parte delle matricole quest'anno si e' iscritta ad economia........ tutti economisti fra qualche anno (e burocrati commercialisti, soprattutto).

      Elimina
  3. Certamente la russia è quella messa meno peggio, ma paradossalmente le sue forze armate non la aiutano gra chè, anzi ed opinabile che sia la seconda potenza militare mondiale cosi come che la cina sia la terza !...Ricordiamo che nel 2015 l'export militare francese ha superato quello russo, pur agendo su un numero di piattaforme molto minore ma di costo maggiore, e che la russia è romai il quinto o sesto paese al mondo per spesa militare; ricordiamo che l'urss fallìi principlamente per la corsa alle armi lanciata da Regaan nel progetto star wars, di cui lo scudo missilistico in est europa è la diretta continuazione ; forunatamente i russi se ne “From the very beginning we have said that, according to experts – and we are certain of this, undoubtedly – the deployment of missile defense systems indeed poses a threat to the security of the Russian Federation,” Peskov told reporters.

    The Pentagon and NATO war planners have been “encircling” Russia since the end of the Cold War seeking to nullify the country’s nuclear deterrence capability
    infischiano, non potendo nemmeno farci gran chè, come candidamente ammette peskov ("From the very beginning we have said that, according to experts – and we are From the very beginning we have said that, according to experts – and we are certain of this, undoubtedly – the deployment of missile defense systems indeed poses a threat to the security of the Russian Federation,” Peskov told reporters.) http://www.defencetalk.com/why-russias-reviving-its-nuke-trains-67499/

    Il problema è che tuttu glia armamenti russi ,convenzionali o meno, derivano direttamente o sono di diretta derivazione da quelli sovietici, ed a prescindere dall'efficacia hanno una orribile rateo di manutenzione, quindi i russi dovranno spendere molto nei prossimi anni ad esempio per mantenere un numero di piattaforme convenzionali vagamente simili a quelle della sola francia; l'export militare poi in crisi in parte per colpa dell'india, che dopo aver acquistato dalla russia negli ultimi 20 anni da almeno 5 ne fa una pessima pubblicità tecnologica, e la guerra in siria non aiuta visto gli almeno 2 episodi ,nemmeno troppo sorprendente per gli addetti ai lavori, dei t90 disabilitata da una arma anticarro americano residuato bellico del vietnam ed esportata nel mondo in quasi mezzo milione di pezzi dal 1972 (TOW prima versione, http://www.defensetech.org/2016/04/19/more-images-surface-of-damaged-russian-tank-in-syria/) Nel 2015 l'arabia saudita ha quasi doppiato in spesa militare la russia.



    c

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Non seguo più le vicende militari da tempo e posso quindi sbagliare anche di grosso. In effetti ero in dubbio, ma ho poi assegnato il secondo posto in classifica alla Russia semplicemente in base alle statistiche ufficiali. La Cina ha molti più uomini, ma una scarsa dotazione di armi strategiche. La Russia ha molta meno gente, ma un numero di mezzi superiore ed una dotazione di armi strategiche ufficialmente considerevole. Non sapremo mai quali e quante di queste siano ancora operative, ma lo stesso problema si pone anche per le forze armate europee che si sono dimostrate incapaci di alcunché, se non con il supporto americano.
      Comunque, non mi pare che questo cambi molto il succo del discorso. Alla fine, la Russia gode ancora di un ruolo politico internazionale che gli permette, entro certi limiti, di compensare una situazione economica molto preoccupante.

      Elimina
  4. i brics finiti? non penso proprio. mentre l'aquila americana perde le penne, i brics hanno si molti problemi ma economicamente stanno diventando sempre piu' forti e purtroppo si stanno armando fino ai denti. guai a sottovalutarli.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Non mi sembra che economicamente stiano diventando più forti, hanno solo ripreso un po' fiato negli ultimi 6 mesi di petrolio sottocosto.
      Condivido la preoccupazione per la corsa agli armamenti, non accetteranno mai una resa pacifica!

      Elimina
    2. Io credo che siano finiti come cartello politico internazionale (ma probabilmente non erano neanche mai esistiti). Individualmente tutti loro hanno ancora parecchie frecce al loro arco. Specialmente l'India ed ancor più la Cina. Anzi, proprio il peggioramento economico li sta portando verso politiche sempre più nazionaliste e militariste. Sono d'accortissimo che rappresentano un pericolo da non sottovalutare.

      Elimina
  5. Molto bello il "picco di tutto". Aggiungerei pero' al "tutto" un sacco di altre cose: il picco dell'organizzazione sociale complicata, della burocrazia (che ne e' la concretizzazione), della densita' umana (servono tanti uomini specializzati e superorganizzati per fare tante cose complicate), e chissa' quanto altro. Tutti picchi in cui la catena causale non e' lineare, interdipendenti e interstimolanti l'un l'altro. (di cui peraltro ogni tanto, nei migliori articoli, si parla anche qui dentro)

    Una cosa che non consideriamo quasi mai e' che questo tipo di situazione sta selezionando una societa' e un relativo tipo d'uomo adeguati alla vita da insetto sociale, in grado di viverci dentro divertendosi o almeno sopportando. Si tratta della societa' militarizzata, organizzata burocraticamente/gerarchicamente (l'automatismo burocratico e' tipico di quelle grandi organizzazioni che sono gli eserciti). Anzi, senza che ce ne accorgiamo, ci siamo gia' del tutto dentro, anche in "tempo di pace". Il fatto che si vada a fossili o rinnovabili, da questo punto di vista, probabilmente cambia poco o nulla, anzi piu' tecnologia ci mettiamo peggio e'. Uno studio della nostra societa' in questo senso riserverebbe molte sorprese, che abbiamo davanti agli occhi ma non vediamo perche' piu' che viverci dentro, sono la nostra vita stessa, siamo noi. Lo si evince da tante piccole cose, ad esempio dal fatto che per quasi tutti, e' piu' facile immaginare un mondo di automobili che funzionano col motore ad improbabilita' infinita, che un mondo senza automobili. Un mondo senza automobili per loro equivale alla fine del mondo.

    Per la generazione che era cresciuta prima dell'ultima guerra non era cosi', perche' avevano visto enormi cambiamenti del tutto inimmaginabili nel corso della loro vita, e inoltre avevano esperito che non si va sempre e solo avanti come non possiamo fare a meno di pensare noi a meno di un'insopportabile angoscia, ma si va anche anche indietro. Quella generazione (e c'erano anche i palazzinari dentro) aveva forse una saggezza che noi abbiamo perso, perche' sapeva istintivamente, al contrario di noi che dobbiamo scriverci montagne di articoli elucubranti sui blog oltretutto per raggiungere solo una consapevolezza limitata e "col paraocchi" della faccenda, che nulla e' eterno, se non, apppunto, il "tutto". Panta rei.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Sulla "saggezza" dei nostri immediati predecessori ho parecchi dubbi. Su tutto il resto sono sostanzialmente d'accordo.

      Elimina
    2. E' la saggezza che hanno gli animali, migliore della nostra nel senso che cio' che qui dentro si vorrebbe che permetteresse di temperare gli scossoni del futuro, disgraziatamente e' anche cio' che ne crea i presupposti. Se istintivamente non capiamo gli esponenziali, e' perche' fatto il rapporto dei costi e dei benefici, non serve a nulla.

      Elimina
  6. Bhè, il giudizio su che cosa è l'uomo e che cosa è "tecnica" dipende sempre dalla prospettiva in cui ci si pone.

    C’era stato, un tempo, un visitatore assassino che faceva sparire i corpi degli uomini in fondo ad una caverna e li sbranava. In quella stessa caverna dove erano stati divorati i loro predecessori, gli uomini divorarono altre bestie più piccole e accesero il fuoco. C’ era un continuità di uccisioni in quella oscurità. Ma ora sentivano di poter diventare un altro essere, distaccato da tutti quelli che uccidevano o da cui venivano uccisi. Uccidere senza toccare: di questo nessun altro era capace. Questo era il segreto. Dopo essere fuggiti per millenni, si appostarono in agguato, immobili.
    Nella storia di nessun animale è avvenuto uno scarto nel modo di vita così brusco come in quella dell’uomo: da primate raccoglitore di frutti e radici, perseguitato da predatori, ad animale onnivoro, quindi anche carnivoro, un bipede che caccia in gruppo quadrupedi spesso più grandi di lui. L’uomo si distacca dall’animale acquisendo i suoi poteri. Avviene un doppio movimento incrociato: per operare il distacco – mentre si opera il distacco – è indispensabile una assimilazione. L’uomo diventa un predatore per potersi distinguere da ogni predatore e da ogni altro animale. Per distaccarsi dall’animalità, l’uomo deve diventare un certo animale. E precisamente quell’animale da cui per lungo tempo era stato ucciso. Questo doppio movimento permane, incancellabile.
    Gli animali osservarono gli uomini a lungo, perplessi. Si accorgevano che qualcosa stava cambiando. Gli uomini non erano più un animale tra i tanti che i grandi predatori assalivano e divoravano, nella savana e nelle caverne. Ora anche gli uomini assalivano e divoravano. Ma non lo facevano a mani nude. Si servivano sempre di qualche strano oggetto. Pietre, aste, picche. E alla fine usarono qualcosa di ancora più strano: colpivano da lontano, con punte di ossidiana che penetravano nella pelle. Erano l’unico animale che colpiva da lontano. Quando gli uomini avanzavano, nella boscaglia o nella foresta, si avvertiva un odore speciale, qualcosa di sgradevole e allarmante. Erano i cacciatori.
    La caccia è il luogo dove si compie lo sdoppiamento primordiale, la divaricazione da cui tutte le altre discendono. La preda diventa cacciatore nel momento in cui uno sguardo si posa su un essere distinto da sé. In quello sguardo sorge il cacciatore, che fino a quel momento era stato un animale in mezzo agli altri. Era l’animale. Ora, diventando lo sguardo che osserva l’animale, era tenuto anche ad ucciderlo.
    Il distacco dall’animale fu l’evento fra gli eventi della storia. Ogni altro evento rimanda a quello. Non sussiste un racconto di ciò che accadde. Ma innumerevoli racconti che si sono tramandati presuppongono quel racconto che non si è trasmesso fino a noi e forse non è stato mai raccontato. Prima ancora che un rito, era ciò che precede ogni rito e a cui ogni rito allude.
    L’uomo era stato a lungo un primate fra tanti e, come tale, era vissuto a lungo nel terrore di alcuni predatori, per i quali sapeva di essere uno dei cibi prediletti. Come poi sia avvenuto che l’uomo sia diventato – nelle parole di William James – “la più terribile fra tutte le bestie da preda e di fatto l’unica che preda sistematicamente la propria specie” è una storia senza precedenti nelle vicende della terra. Il passaggio alla predazione un salto di specie etogrammatico. Immensamente azzardato, dirompente. Mutava i rapporti di Homo con tutte le specie che lo circondavano. Non si sarebbe mai esaurita l’elaborazione di quel passaggio.
    (Robero Calasso – Il Cacciatore Celeste – Adelphi 2016)

    RispondiElimina