Benvenuti nell'era dei ritorni decrescenti


venerdì 24 giugno 2016

Brexit: e ora?

Una recente intervista di Gaël Giraud si è rivelata profetica. (U.B.)


Morta l'Europa se ne fa un'altra, anzi, due.


Carlo Melato
22 giugno 2016

«In caso di Brexit c’è una notizia buona e una cattiva. La cattiva è che la Germania si rafforza e diventa l’unica potenza al comando in Europa. Quella buona più che altro è una speranza: Italia, Francia, Spagna e Irlanda potrebbero iniziare chiedersi se convenga rimanere…». Non si direbbe, ma chi parla è un europeista convinto, anche se difficilmente etichettabile. Gaël Giraud ha alle spalle una brillante carriera come consulente di banche d’investimento parigine, mentre oggi concilia due vite: quella di chief economist dell’Agence française de développement e quella di prete gesuita.

Nemico della finanziarizzazione dell’economia, ma contrario alla demonizzazione della finanza, quando non dice messa siede al tavolo di Francois Hollande e lo turba con le sue teorie rivoluzionarie che si possono ritrovare nel libro Transizione Ecologica, scovato in Francia dalla casa editrice dei missionari italiani (EMI).

Professor Giraud, si può davvero essere europeisti e augurarsi la Brexit?

Prima bisogna capire che il progetto europeo, nato sulle ceneri della Seconda guerra mondiale, è stato completamente tradito. Dagli anni Ottanta si è scelto di imboccare la strada senza ritorno della finanziarizzazione della società, compiutasi nel 1992 con il Trattato di Maastricht. Il risultato? La mobilità dei capitali è diventata prioritaria su quella delle persone.

Il disegno originario va ripensato perché l’Europa odierna è destinata a distruggere le economie del Sud e a riaccendere l’odio tra i popoli. Se la Brexit è l’occasione giusta, ben venga.

Sperando in una sorta di effetto domino?

Nonostante le apparenze anche chi chiede alla Gran Bretagna di rimanere si è già attrezzato. Sono a conoscenza di un “Piano B” dei governi del Nord Europa (Germania, Austria, Olanda, Finlandia, e probabilmente Lussemburgo) per costruire una “zona marco” autonoma. Nel caso mi auguro solo che la Francia rimanga fuori dal club perché insieme all’Italia rappresenta la leadership naturale dell’Europa del Sud. Questi due paesi hanno le carte in regola per costruire un nuovo sistema politico che veda alla guida i cittadini e non i banchieri.

Nel suo libro, al di là dell’ipotesi Brexit, già li invitava a fare il primo passo: sfidare la Germania e le istituzioni europee stampando moneta. Ma quali sarebbero i rischi?

Se nascesse un’eurozona del Sud, la nuova moneta, che potremmo chiamare Euro 2.0, rischierebbe di crollare sui mercati finanziari mentre la bilancia commerciale potrebbe andare in deficit. L’inflazione a quel punto sarebbe una conseguenza inevitabile. Tenga conto però che questa è una buona notizia, dato che oggi siamo nella trappola molto più pericolosa della deflazione.

Ma continuiamo pure l’elenco dei guai possibili: potremmo avere problemi di accesso ai mercati finanziari per finanziare i debiti sovrani e gli spread italiani e francesi non tarderebbero ad esplodere.

E quali sarebbero le possibili contromosse?
Stampare la nuova moneta comune in modo da avere nella nuova eurozona diverse denominazioni nazionali il cui tasso di cambio verrebbe deciso a livello politico, senza tenere conto della schizofrenia dei mercati finanziari.
In questo modo potremmo ad esempio svalutare la valuta greca del 50% per le sole transazioni interne all’eurozona del Sud – in modo da dare ossigeno a un Paese messo in ginocchio dall’austerity – e allo stesso tempo, all’esterno, mantenere una valuta forte per poter comprare petrolio.

Fin qui tutto bene, anche se bisogna aspettarsi l’opposizione di qualcuno.

A chi si riferisce?
Alle banche. Se decidessimo ad esempio di procedere con una svalutazione in Italia molti istituti bancari del vostro Paese andrebbero in bancarotta, avendo molto debito privato denominato in altre monete.

Anche in questo caso però non vedo grossi problemi: basta nazionalizzarle e forzarle a fare il loro mestiere: lavorare per l’economia reale e non per le speculazioni finanziarie.

A quel punto questa nuova eurozona, liberata dai vincoli attuali, potrebbe realizzare quella che lei chiama la “transizione ecologica”?
Esattamente. Occorre affrontare al più presto la questione energetica e quella ambientale, rinnovando gli edifici dal punto di vista termico, ripensando la mobilità, liberandoci dalla dipendenza dal petrolio. D’altronde siamo costretti ad andare verso un’economia post-carbone, basta non chiudere gli occhi davanti ai dati allarmanti dell’inquinamento e del surriscaldamento globale. Si tratta di un programma costoso, ma in grado di creare milioni di posti di lavoro.

Portare avanti un programma del genere al di fuori di uno scenario in cui l’Europa si divida in due non è possibile?
Purtroppo no. Se oggi un governo democratico volesse sposare la transizione ecologica la Bce e le banche private glielo impedirebbero. Chiuderebbero i rubinetti dicendo che non produce profitti a breve termine. La colpa, come spiegavo prima, è antica: abbiamo scelto di privatizzare la moneta e di incatenare gli Stati.

Oggi occorre solo essere coscienti della situazione e attrezzarsi a ciò che prima o poi accadrà. Mi auguro per l’Italia che Renzi abbia imparato la “lezione greca” e lo stia facendo. Altrimenti continuerà a puntare tutto su una ripresa che purtroppo però non può arrivare…

11 commenti:

  1. L'unica considerazione che mi sento di fare è che la democrazia diretta si rivelerà a tutti come controproducente in ogni senso in tempo di peak everything : meglio che si abdichi ora ad ogni tentativo di democrazia diretta che in una situazione globalmente più critica..Altra considerazione che mi sento di fare è che gli immigrati irregolari ospitati negli alberghi li vedremo per poco tempo ancora...

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  2. Questo è pazzo!!!! Fare una cosa del genere significa che avrete ad esempio 1000euro in tasca che valgono come 100euro odierni (parità di spesa) grazie alla svalutazione, fallimento di banche che vengono nazionalizzate ovvero cambio di proprietà che comporta che la nazione poi deve pagare i debiti, ovvero aumentare le tasse (e prevedo del 50%, il debito è enorme), distruggere la libera circolazione di merci grazie al MURO del cambio valute (l'Italia con la Lira non esportava, salvo le grandi aziende, proprio per questo e per questo che con l'Europa e l'Euro siamo partiti impreparati) senza contare che l'Italia sfrutta il fatto di comperare merce prima all'estero e trasformarla e quindi un aumento dei prezzi (come se la svalutazione non bastasse)===> Milioni di italiani che si suicidano!

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    1. Lei vede solo una parte molto piccola.
      C'è tanta gente che invece di capitali si ritrova dei debiti.
      Ci sono tante aziende che patiscono la cocorrenza di paesi dove la manodopera e le materie prime costano meno.
      Pazzo è chi pensa di poter semplificare tutto.

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    2. Gli italiani si stanno gia suicidando, imprenditori e vittime dei fallimenti, troppi e pazzeschi, delle banche ora! A me sembra più folle continuare con l'austerità imposta e autoimposta con la firma folle dei trattati come il Fiscal Compact (e conseguente inserimento in costituzione del pareggio di bilancio) e del MES che sono un cappio intorno al nostro collo assieme ai parametri di Maastricht che (forse) vanno bene per qualche popolo nordico, ma certo non per noi e che hanno drenato e drenano enormi risorse dalla nostra economia per girarli alle banche avvitandoci ancora di più nella spirale del debito (dal "salvatore" Monti ad oggi, dopo una serie notevole di tagli il nostro debito continua ad aumentare e paghiamo quasi 100 mld di eur all'anno di interessi!) Ergo tagli al sistema sociale (e conseguente privatizzazione dei servizi pubblici) e aumento costante della tassazione sono inevitabili. L'avventura avventata dell'Euro ci è costata cara: abbiamo perso il 25% della capacità industriale, mentre la Germania,nostra concorrente manifatturiera, guarda caso, ne ha guadagnato il 25% e aumentato le esportazioni essendo l'Euro sottovalutato rispetto al marco (uso surrettizio della svalutazione monetaria) mentre, tra l'altro, in ossequio alle norme europee la Germania dovrebbe limitare il surplus della bilancia commerciale in rapporto al PIL al 6%, ma sistematicamente lo sfora (senza sanzioni). Gli Inglesi ora tornano pienamente padroni a casa loro, con sovranità fiscale, monetaria e normativa e, dopo qualche scossone dei mercati (ma sono i mercati che comandano o i popoli?) perchè qualche speculatore ci perderà qualche soldino, torneranno al loro BAU e gli altri paesi a fare BAU con gli inglesi (mica saranno così stupidi da chiudersi in autarchia visto che il capitalismo lo hanno inventato loro). Che questo sia di sprone ai parrucconi e banchieri di Bruxelles e all'intransigenza tedesca (che per esempio stanno portando alla fame il popolo greco che sta pagando ben oltre le sue innegabili colpe) per creare un Europa su basi diverse, un Europa dei popoli e della democrazia e che si metta alla guida della necessaria transizione verso un economia sostenibile e rinovabile al 100%!

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    3. Concordo, unico commento degno di nota e ben argomentato.

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  3. il cui tasso di cambio verrebbe deciso a livello politico, senza tenere conto della schizofrenia dei mercati finanziari.

    pura fantascenza. anzi fantapolitica. solo il mercato cioe' noi perche noi siamo il mercato con le nostre azioni quotidiane puo' determinare il tasso di cambio . tutti quelli che hanno provato a fare il contrario hanno solo creato il mercato nero. russia al tempo del ccp i beni erano introvabile al mercato ufficiale ottenibili al mercato nero. venezuela madauro docet col suo tasso fisso costringe la gente alla fame , argentina il cambio vero e' quello del mercato nero e la banca centrale non fa cambi. italia cipe fisso il prezzo dello zucchero col risultato che lo zucchero venne razionato e poi divenne introvabile nonostante fossimo produttori. Gaël Giraud fai solo chiacchiere inutili.

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  4. per me farebbe meglio a fare il prete e basta, anche se il Concilio di Trento istituì i seminari proprio per impedire che dei falliti si buttassero a capofitto nella chiesa causandone un profondo scadimento morale e qualitativo.

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  5. http://www.nonconimieisoldi.org/cosa-non-va-nella-finanza/
    Per farsi un giro panoramico nel mondo della finanza.
    Come dice il proverbio: a mali estremi estremi rimedi.
    Angelo

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  6. Ottimo! Questo gesuita ragiona come un esponente del M5S. Infatti è ovvio che parli di Francia e Italia che, non solo come potenze economiche più grandi dell'Europa del sud, sono politicamente prossime a una decisa svolta 'populista'. I Francesi stanno dimostrando che del servo della finanza Hollande ne hanno abbastanza e l'ago della bilancia pende pericolosamente verso il nazionalismo destrorso della Le Pen; e gli Italiani? Beh, le recenti amministrative la dicono lunga su quanto la massoneria partitica abbia rotto le scatole col suo servilismo ai tecnocrati di Bruxelles e alla Merkel.
    Ecco, spero che la Gran Bretagna crei quell'effetto domino che spacchi il continente europeo dando origine a due blocchi del nord e del sud, se proprio deve andare così. E comunque, l'importante è che prendiamo le distanze dalla Germania e dalla sua fissa di prevaricazione sugli altri paesi.

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  7. A leggere cose di questo genere mi par di capire che la (del tutto ipotetica e non verificabile nel momento in cui s'esce per fare la spesa) deflazione deve aver colpito esclusivamente gli alcolici o altre sostanze anche più pesantemente psicoattive. Preparategli un caffè di quelli forti e fategli fare un centinaio di giri a passo sotenuto intorno alla tavola, magari si riprende.

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  8. e se dietro il brexit ci fosse l'esplosione della bolla finanziaria globale, in modo da ridurre i consumi globali gonfiati dalla bolla dell'80%? Un modo molto efficente per bloccare il GW. Nel 2008 la bolla subprime, ora il brexit?

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