Benvenuti nell'era dei ritorni decrescenti


sabato 28 maggio 2016

Termodinamica, Evoluzione, Felicità


Un post di Guido Massaro

Sono un assiduo frequentatore di questo blog da anni, che è stato per me fonte di conoscenza e ispirazione, ho studiato Scienze Naturali e mi interesso delle tematiche connesse.

Riassumo i contenuti del post: sarà una riflessione in cui espanderò un concetto a cui forse non siamo abituati, cioè che IL BENE DELLA SPECIE NON NECESSARIAMENTE COINCIDE COL BENESSERE DEGLI INDIVIDUI.

Spiegherò le basi scientifiche che ho usato e il percorso logico che ho fatto per motivare questa affermazione e analizzerò la questione dalla prospettiva particolare della specie umana, con riferimenti a meccanismi psicologici spesso inconsci.

Passerò poi alle conseguenze di questo fatto, cercherò di spiegare perchè secondo me alcuni tra i meccanismi che permettono la diffusione e il miglioramento della specie umana alla fine sono gli stessi che, se non capiti e incanalati nel giusto modo, oltre a mettere a rischio la felicità individuale compromettono il benessere e la stessa possibilità di sopravvivenza della specie umana.

Il post è il tentativo di mettere in parole una specie di intuizione personale.


Una delle formulazioni del Secondo Principio della Termodinamica recita "L'Entropia non può decrescere in un sistema isolato"; l'Universo preso nel suo complesso è un sistema isolato (e in effetti, come conseguenza di questa legge, una delle teorie più gettonate sul futuro dell'Universo - Big Freeze

- è un tendere all'immobilità, cioè alla dispersione di Energia - ovvero aumento di Entropia - fino alla impossibilità di compiere qualunque Lavoro) ma ciò non vieta che al suo interno vi siano strutture, meccanismi o eventi che causino una locale diminuzione di Entropia (per esempio per aumento di organizzazione o informazione, o per concentrazione di Energia), che può però avvenire solo a fronte di una corrispondente esternalizzazione di Entropia, perchè il Secondo Principio resti valido a livello Universale.

Vi sono per esempio le cosiddette "Strutture Dissipative", come le stelle, i cicloni e le forme di vita, che agendo come dei trasformatori utilizzano Energia per mantenere il proprio ordine interno (abbassando la propria Entropia), inevitabilmente aumentando l'Entropia dell'ambiente che le circonda, cioè rendendo all'Universo Energia in una forma diversa, meno concentrata, quindi meno atta a compiere Lavoro.

Queste strutture si auto-organizzano per massimizzare il flusso di Energia che le attraversa: captano tutta l'Energia che possono, e poichè la trasformano e in ogni trasformazione di Energia vi è un aumento netto di Entropia (aumento di Entropia nell'Universo), esse massimizzano anche il proprio tasso di produzione di Entropia.

In un Universo destinato a un progressivo "disordine", alla dispersione e all'immobilità, queste ordinate strutture accentratrici di Energia che osserviamo, compresa la Vita stessa, non sarebbero quindi miracolose eccezioni, ma ironicamente proprio dei meccanismi che accelerano tale processo, o perlomeno alcuni dei meccanismi attraverso cui tale processo si attua.

Il tifone Maysak ripreso dalla Stazione Spaziale Internazionale nell’aprile 2015 (ESA)
AU Microscopii è una giovane stella circondata da un disco protoplanetario, a 32 anni luce dalla Terra (ESO)

C'è chi, come l'astrofisico francese François Roddier, vede il principio della massima produzione di Entropia delle strutture dissipative (secondo lui addirittura un'altra possibile formulazione del Terzo Principio della termodinamica) mostrarsi in tutta la sua evidenza anche nei meccanismi evolutivi.

In altre parole, secondo Roddier l'Evoluzione Naturale sarebbe uno dei processi tramite cui nel nostro angolo di Universo si tende a dissipare Energia (nel nostro caso principalmente Energia di irraggiamento dal Sole) il più velocemente possibile, una sorta di meccanismo di affinamento delle strutture dissipative viventi a tale scopo.

In che modo questo potrebbe avvenire?

Vediamo alcuni meccanismi con cui l'Evoluzione tende a favorire quelle entità che massimizzano il flusso di Energia che le attraversa:

- a livello intraspecifico: in ogni specie gli individui che si riproducono con maggiori probabilità sono quelli più adattati alla nicchia ecologica della specie cui appartengono, cioè semplificando le piantine più abili a captare e sfruttare l'energia solare e i minerali del terreno, lo stesso principio si applica agli erbivori e ai carnivori, riguardo le rispettive risorse;

- a livello interspecifico: in ogni nicchia la specie che prevarrà sarà quella più efficace nello sfruttare le risorse di quella nicchia, che quindi si riprodurrà di più soppiantando l'altra, a meno che l'Evoluzione escogiti un modo di far adattare una delle due specie o entrambe al fine di sfruttare in maniera diversa la stessa o una ancora maggiore quantità di risorse;

L'Evoluzione si basa sul meccanismo di lottare per trasmettere il più possibile i propri geni (e la lotta tende a selezionare, come abbiamo visto, gli individui o specie più energivori), affinchè sia l'informazione in essi contenuta a sfruttare le future risorse disponibili: questo è quindi quello che la termodinamica (tramite il meccanismo dell'Evoluzione) spinge gli esseri viventi a fare, sia a livello individuale che specifico, lottare per trasmettere i propri geni.

Restringendo il campo alle dinamiche interne alla specie umana, questo "egoismo genetico", inevitabile e da un certo punto di vista positivo perchè come abbiamo visto alla base di qualsiasi evoluzione (che ci ha portato come gradevole effetto collaterale a concepire capolavori di arte ed intelletto), è tuttavia inseparabile dal suo lato oscuro e portatore di sofferenza, cioè geni che codificano per istinti di violenza e avidità (più o meno sublimati o regolamentati/repressi a livello sociale), e sentimenti di invidia, gelosia, competizione, paura, ansia, tristezza, ecc. a seconda dei propri successi o fallimenti, che si riconducono in maniera inconscia alla propria percezione di potere come individuo, e quindi alla propria capacità di riprodursi (trasmettendo i propri geni), a prescindere dalla evidenza pratica di questo nesso.

Dunque, è chiaro come il "bene della specie" in chiave evolutiva ("bene" su orizzonti temporali ristretti: infatti ogni specie, per gli stessi meccanismi (co)evolutivi, è destinata prima o poi ad estinguersi) non necessariamente coincida con il bene, o il benessere, degli individui come singoli.

Per quanto riguarda invece le dinamiche di relazione fra la specie umana e le altre specie, quello che succede è che siamo spinti, come ogni specie, alla massima espansione, coi soli limiti dati da meccanismi ecologici quali predazione, parassitismo, competizione per risorse o habitat, ecc.; evidentemente, questi meccanismi di contenimento con la nostra specie non hanno funzionato, in massima parte in conseguenza del livello tecnologico che abbiamo via via sviluppato.

In ogni caso, siamo arrivati ad essere in sempre maggior numero a discapito delle altre specie, e della salubrità degli ambienti che frequentiamo; tutto questo, a sentire il clima di incertezza e insoddisfazione che si respira in giro, mediamente non ci sta portando certo alla felicità a livello di individuo, e sta probabilmente minando anche la nostra prosperità come specie, dopo aver contribuito pesantemente all'estinzione o indebolimento di un numero incalcolabile di altre specie.

Da un punto di vista evolutivo/termodinamico, noi umani, intesi come struttura dissipativa, abbiamo aumentato a dismisura l'Energia che fluisce attraverso il nostro sistema sociale, sottraendola ad altre forme di vita, e seguendo il principio della massima produzione di Entropia abbiamo scaricato disordine nell'ambiente (per esempio diminuendo la biodiversità della biosfera a più livelli, bruciando combustibili fossili o tramite altre forme di inquinamento) come pegno termodinamico da pagare all'aumento del nostro ordine sociale.

Alla prova dei fatti, a quanto pare, da qualche millennio è l'informazione contenuta nei geni umani la più adatta a dissipare energia nel modo più efficace (anche se detta così sembra un controsenso).

Su questo blog e in vari altri ambienti si auspica o si sogna un cambiamento collettivo, e ci si interroga sulla nostra natura, il senso della nostra esistenza, se siamo diversi dagli animali e se sì in cosa; vorrei qui condividere un punto di vista personale su alcuni di questi aspetti, una personale intuizione che è il cuore del post.

Se si segue la teoria di Roddier, e il mio preambolo qui sopra, ne deriva che l'essere umano lasciato a sè stesso tende per i principi della termodinamica a sviluppare atteggiamenti egoistici a livello individuale e specifico, che causano sofferenza a se stessi, agli altri, alle altre specie.. e in un futuro non troppo lontano probabilmente anche alla nostra (vedi anche Joseph Tainter).

L'uomo come individuo è quindi costretto a sforzarsi se vuole seguire gli atteggiamenti opposti di altruismo disinteressato, magnanimità, compassione, equanimità, rispetto per l'esistenza delle altre specie, è costretto a utilizzare parte della propria energia per contrastare le forze che lo porterebbero a competere, con diversi livelli di consapevolezza e differenti modalità, con altri membri della propria specie (o al limite a collaborare con membri del proprio gruppo per sopraffare gruppi rivali), o a lasciarsi andare a sentimenti negativi verso se stesso e verso gli altri (o a reprimerli per dovere sociale).

A livello individuale e specifico, autolimitare la propria progenie per lasciare spazio e risorse alle altre specie con cui condividiamo il pianeta, è un'altra cosa che i nostri geni ci spingono a non accettare.

Se invece ci sforzassimo di percepire noi stessi in un'ottica più ampia (e quindi credo anche più coerente con quello che la realtà è) ci renderemmo conto dell'immaturità e nocività dell'obbedire inconsapevolmente a quei geni che ci programmano per competere e consumare, ci libereremmo dalla schiavitù di noi stessi, del nostro egoismo, che è forse la radice di ciò che ci tormenta come esseri umani.

Potremmo così percepirci progressivamente (in maniera sempre più spontanea mano a mano che questo modo di sentire direi più saggio trovasse modo di diffondersi a livello sociale) parte di un tutto dove il nostro benessere è indistinto dal benessere di ciò che ci circonda; non potremo certo fare a meno, come struttura vivente/dissipativa, di scaricare Entropia nell'ambiente che ci circonda, ma potremo cercare di minimizzarla, anzichè abbandonarci senza ritegno alla legge di massimizzazione.

Serve certamente uno sforzo per prendere questa direzione, ma è possibile, abbiamo fortunatamente anche geni che ci permettono di farlo; e infatti ci sono stati gruppi sociali in equilibrio stabile col proprio ecosistema, e ci sono anche tanti esempi di individui, i più famosi li chiamiamo eroi, qualcuno santi, persone speciali e libere che sembrano appartenere a un altro mondo fisico, capaci di vedere loro stesse da una prospettiva esterna, con distacco, non come un'entità insoddisfatta con un costante bisogno di aumentare il proprio ridicolo potere a spese di ciò che la circonda.

Si potrebbe compensare e in parte sostituire il bisogno compulsivo di una propria espansione, controllo e potere, che scaturisce dal meccanismo di trasmissione genetica, con la scelta di espandere e poi trasmettere, invece, la propria saggezza (intesa non come mera conoscenza, ma come una visione più coerente, ampia, armonica della realtà, del Pianeta, della Vita, dell'Universo).

Si tratterebbe di un meccanismo evolutivo privilegiato ed esclusivo della nostra specie, un meccanismo evolutivo libero e consapevole, complementare a quello rivelato da Darwin che condividiamo con le altre specie, che invece ci ha portato ai problemi attuali, e che è l'unico su cui la società e i media continuano a puntare.

Capire queste cose ci può aiutare a vedere chi si comporta in maniera poco rispettosa verso gli altri e l'ambiente semplicemente come un individuo poco libero, che si assoggetta a quello che una sequenza di nucleotidi lo costringe a fare; provare, verso questi individui, compassione anzichè sentimenti negativi va nella direzione di unire il genere umano per rendere possibile un futuro comune.

L'Universo non ha bisogno degli uomini per dissipare Energia, riguardo la pratica "Pianeta Terra" potrebbe "licenziarci" e far prendere il nostro posto ad altre forme di vita, o chiudere il capitolo Vita e "assumere" al suo posto tempeste gigantesche; io credo che possiamo scegliere di prolungare la nostra permanenza su questo pianeta perchè siamo l'unica entità conosciuta nell'Universo con la potenzialità teorica di modulare il proprio output entropico, siamo dotati della possibilità (divina?) di rifiutare leggi che paiono universali.

Credo inoltre che nella consapevolezza di questo nostro privilegio e nel perseguimento della saggezza e dei comportamenti conseguenti risieda la chiave di una progressiva (ri)scoperta di senso, armonia, empatia e felicità generalizzata.
Bimbi in Bhutan (National Geographic); il Bhutan ha adottato la FIL al posto del PIL, come indicatore degli standard di vita;
Se tutto ciò resterà appannaggio di pochi individui o gruppi, e sarà destinato a soccombere di fronte alla mancanza di libertà della maggioranza (di fronte quindi alla spietata termodinamica evolutiva a livello da specifico in su), o se si creerà un cambiamento collettivo, nessuno lo può sapere.

Comunque vada, io credo che tutto ciò possa dare senso, valore e forse anche felicità alla vita, anche se solo a livello individuale, di fronte a quello che si prospetta per il futuro.

17 commenti:

  1. In molti mammiferi superiori che vivono in gruppo, già a partire dai leoni,un po meno fra gli scimpanzè, un pò più fra i gorilla,e gli oranghi, molto di più fra i babbuini, classiccamente fra i cacciatori di branco vedi lupi,iene cui noi etologicamente apparteniamo, esiste il meccanismo ben codificato scientificamente delle "zie" : individui femmine o maschi che non possono riprodursi direttamente ma non di meno si prendo cura attivamente di altri cuccioli a loro legati geneticamente; anche dawkins ne fa nota; il problema è che qui non si tratta di volere un po di meno come singoli, ma attivamente limitare , probabilmente con la forza, ma anche reindirizzando le nostre azioni liberali, a molti altri individui di continuare a depredare ecosistemi devastati con la loro mera esistenza : abbiamo proprio sotto il naso il caso della marina italiana, pagata con un debito che tra poco scoppierà per trafficare i clandestini fin dentro le nostre città...( Visto che non mi risulta provengano da aree con un minimo di parvenza di capacità di carico in equilibrio,e spesso lo fanno con figli piccoli in braccio quando molti italiani giovani e meno giovani un figlio non possono permetterselo)

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    1. Bello, soprattutto la parte finale!

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    2. @Fra:
      In "L'origine dell'uomo" di Darwin, si legge: «Non può esservi dubbio che una tribù che includa parecchi membri che, in quanto posseggono in misura elevata lo spirito di patriottismo, fedeltà, obbedienza, coraggio e simpatia, siano sempre pronti ad aiutarsi l'un l'altro e a sacrificarsi per il bene comune, potrebbe riuscire vittoriosa su parecchie altre tribù: e questa sarebbe selezione naturale»;
      Quindi nulla di nuovo, si tratta, secondo me, sempre di una forma di egoismo, solo più raffinata e con le parvenze di altruismo: l'individuo è più forte se il suo gruppo è più forte.
      Nel caso che tu citi è ancora più evidente lo zampino dell'evoluzione, essendo le "zie" protettrici di un patrimonio genetico simile al loro;
      Se a questi geni "altruistici" (o "finti altruistici" a seconda dei punti di vista), comunque presenti nel patrimonio genetico di ognuno, fosse data maggiore possibilità di esprimersi fenotipicamente tramite sentimenti interiori e quindi atti esteriori di generosità, empatia, equanimità, in maniera sempre più estesa a partire dalla famiglia, per espandersi ai gruppi sociali che frequentiamo, all'umanità intera, alla biosfera, cioè espandendo sempre di più il concetto "noi" e riducendo il concetto "loro", diciamo "allargando il concetto della nostra tribù", secondo me succederebbe una cosa.
      L'egoismo perderebbe il suo habitat, per restare in tema ecologico, cioè non percependo più distanza, dicotomia, separazione tra me, gli altri esseri umani e gli altri esseri viventi l'egoismo si estinguerebbe, perderebbe di significato, il benessere di ciò che mi circonda sarebbe inseparabile, indistinguibile dal mio benessere;
      I geni di avversione resterebbero sempre più inespressi e quelli "finti altruistici", quelli cioè che hanno permesso che diventassimo una specie sociale, codificherebbero per atteggiamenti autenticamente protesi al benessere globale, sostituendo la preoccupazione di dover continuamente difendere l' "io" e il "mio" (mia famiglia, mio gruppo, mio paese, mia religione, mia opinione, ecc.)

      E questo è un percorso secondo me perseguibile anche solo a livello individuale, e in fondo se stessi è l'unica entità che, seppur con sforzo, possiamo provare a cambiare; sarebbe bello, e più facile anche per il singolo individuo, se il contesto attorno si orientasse in questa direzione, ma non è in nostro potere; il problema che tu evidenzi lo vedo anche io, purtroppo, è un dilemma e ognuno lo affronta come può.
      Io, personalmente, ho smesso di aspettare il cambiamento dagli altri, e cerco di mettere la mia energia in cose concrete e nella creazione di uno stabile e sano ambiente mentale, credo sia necessario in vista del prossimo futuro.

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    3. "generosità, empatia, equanimità, in maniera sempre più estesa a partire dalla famiglia, per espandersi ai gruppi sociali che frequentiamo, all'umanità intera, alla biosfera, cioè espandendo sempre di più il concetto "noi" e riducendo il concetto "loro""

      Nella specie umana, che e' in posizione apicale (o terminale che dir si voglia) nella catena alimentare, la competizione/selezione avviene esclusivamente fra individui e/o gruppi della stessa specie.
      Il cervello che abbiamo sviluppato, l'abbiamo sviluppato non per controllare meglio l'ambiente in cui la nostra specie si trova, ma solo per non soccombere nella competizione contro i nostri simili: il suo ambiente esistenziale lo controlla altrettanto bene uno scarafaggio coi suoi pochi neuroni, se non meglio.

      Quindi, espandere sempre di piu' il concetto di "noi" contro quello di "loro", e' impossibile, lo vediamo nei sempre piu' estesi e totalitariamente onnicomprensivi Stati moderni, e lo possiamo riconoscere in questo stesso blog, in questo stesso articolo: immancabilmente la creazione di una qualsiasi forma di "noi" implica un "loro", intrinsecamente, un "loro" che se necessario si sviluppa per gemmazione dallo stesso "noi", dal suo interno.
      L'identificazione implica differenziazione.
      Le filosofie orientali citate, quelle piu' avanzate, avevano ben raggiunto la consapevolezza di questa inevitabilita', giungendo alla conclusione che la pace si sarebbe trovata solo nella negazione di qualsiasi forma di ragione (zen) e di "io" (buddismo), "io" che se si trovi sotto la forma di "noi" o "loro" non cambia nulla.

      Se e' vicina al collasso, e collassera' dal suo interno, la stessa integrita' dei nostri Stati moderni occidentali, prima che per problemi di energia o spazio, e' per la sempre maggiore integrazione (il "noi" rispetto al "loro") che gia' adesso hanno raggiunto e richiedono, nel tentativo disperato di continuare a sostenere il processo, appunto, di sempre maggiore integrazione nella complessita' sempre piu' esasperata. Cio' sta provocando malessere sempre piu' forte e inneschera' rivolta, che partira' dall'interno del sistema proprio in quanto troppo integrato in un unico grande "noi" per forza di cose indifferenziato. E' entropia anche questa, anche se nello spazio dell'informazione invece che in quello energetico. Ma lo spazio dell'informazione e' quello in cui esistiamo come esseri intelligenti. E' inevitabile che si instauri una resistenza a questo aumento di entropia tanto piu' forte quanto piu' essa avanza (ed e' pure sperabile, a dire il vero, l'unico grande "noi" in fin dei conti e' il peggiore incubo totalitario che la nostra letteratura e filosofia meno ingenua, e meno prona al potere del momento, ha saputo riconoscere).

      IL "volemose bene" resta uno degli espedienti per costruire un "noi" contro il "loro" di quelli che non condividono le stesse idee, non si scappa. E' solo un espediente piu' ipocrita, che ben conosciamo per plurimillenaria esperienza.

      Percio', secondo me la tesi e' intrinsecamente sbagliata in quanto auto-contraddittoria.

      Il Buthan poi, prima di prenderlo a modello, vorrei proprio vedere piu' da vicino e nei dettagli come lo pratica, il raggiungimento della felicita' contabilizzato nel "Fil". Non e' per caso che si dice che "il diavolo sta nei dettagli"...

      Dovremmo aver accumulato abbastanza esperienza da sapere che queste ingenuita' filosofiche o politiche non portano da nessuna parte in cui valga davvero la pena di andare.

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    4. fra, l'unica cosa che può limitare le locuste è la fine delle risorse. Massaro, che te ne fai di un sano ambiente mentale, quando sei circondato da imbroglioni,cretini, mentecatti e delinquenti violenti. Già prima della conquista cristiana del potere avvenuta nel 312 d.c., cominciò il fenomeno degli eremiti, perchè già i cristiani di allora, abbandonate le virtù proclamate da Gesù, davano il voltastomaco a quei pochi rimasti che amavano Dio o che almeno ne avevano il sincero desiderio. Qui fuori branchi di ipocriti piccolo borghesi stanno celebrando, mi pare o la cresima o altro, tutti riccamente vestiti e con la macchinona da sfoggio. Poi tutti a festeggiare e far baldoria. Magari rinunciano pure, a parole, alle seduzioni del mondo. Non so che aspetti Gesù a tornare e rimettere le cose in ordine. Purtroppo io non ho certo la sua misericordia: speriamo che questo non mi faccia precipitare all'inferno.

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    5. Ciao Winston.

      "Il cervello che abbiamo sviluppato, l'abbiamo sviluppato non per controllare meglio l'ambiente in cui la nostra specie si trova, ma solo per non soccombere nella competizione contro i nostri simili: il suo ambiente esistenziale lo controlla altrettanto bene uno scarafaggio coi suoi pochi neuroni, se non meglio."
      mah, pensa per esempio alle aree cerebrali deputate al linguaggio, che pare sia nato proprio per condividere (con il "Noi", membri della propria tribù) informazioni riguardanti il proprio ambiente, espandendone virtualmente il controllo, inizialmente, si ritiene, per una più efficace gestione delle risorse disponibili nel territorio e per una più efficace difesa dai pericoli. Non credo che uno scarafaggio riesca a controllare il suo ambiente meglio di quello che i gruppi umani hanno fatto dalle origini. Di certo fra i pericoli di cui essere consapevoli vi erano gruppi di Homo antagonisti, come tu fai giustamente notare, ma non darei a ciò l'esclusività delle ragioni evolutive del nostro cervello.

      "espandere sempre di piu' il concetto di "noi" contro quello di "loro", e' impossibile"
      hai fatto alcuni esempi in cui vi sono distanze nette fra "Noi" e "Loro", ma ciò non vuol dire che sia impossibile espandere il "Noi". Ma forse non ho ben spiegato cosa intendo per "espandere il "Noi"";
      Per "Noi" voglio significare un insieme di entità viventi di cui prendersi cura, e da cui si è consapevoli che deriva anche il nostro benessere. Quello a cui mi riferisco è un modo di percepire il sè come dipendente da un contesto, di cui prendersi cura. Poichè ogni entità da cui dipendiamo, a sua volta dipende dallo stato equilibrato di altre entità, il campo del "Noi" può espandersi, e la nostra mente sarà più in connessione col mondo, osserverà le cose da una prospettiva più ampia, più coerente. Come già detto, la nostra esistenza non può fare a meno di danneggiare o limitare altre forme di vita, ma la consapevolezza che sto cercando di descrivere può aiutarci a trovare un equilibrio, prima dentro noi stessi, poi al di fuori in maniera sempre più estesa, e come effetto collaterale può permettere la nostra permanenza su questo pianeta come specie (effetto secondo me collaterale perchè ritengo non abbia senso prolungare l'esistenza di una specie, se i suoi membri sono destinati all'infelicità; per questo ho detto che secondo me questo percorso è valido anche già a partire dal livello individuale, per dare senso e felicità a livello individuale).
      alcuni esempi in cui si è espanso il concetto di "Noi": Cantico delle Creature di San Francesco, in cui si percepiscono fratelli e sorelle tutti gli esseri viventi e non viventi, e addirittura processi come la Morte (anch'essa essenziale per il funzionamento equilibrato del mondo); le persone che scelgono di diventare vegetariane perchè percepiscono la sofferenza degli animali; chi a costo della vita ha cercato di proteggere ecosistemi minacciati;

      segue..

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    6. "Le filosofie orientali citate, quelle piu' avanzate, avevano ben raggiunto la consapevolezza di questa inevitabilita', giungendo alla conclusione che la pace si sarebbe trovata solo nella negazione di qualsiasi forma di ragione (zen) e di "io" (buddismo), "io" che se si trovi sotto la forma di "noi" o "loro" non cambia nulla."
      ho letto qualcosa riguardo il Buddhismo, e in parte mi ha influenzato nella stesura di questo post, è comunque un mondo esteso e poliedrico. In ogni caso lo Zen è una derivazione del Buddhismo, e il fatto che il Buddhismo neghi qualsiasi forma di sè non è proprio esatto, quella è la visione di una scuola Buddhista denominata Cittamatra, appartenente alla corrente Mahayana; io personalmente non nego nè la ragione - soprattutto la logica, nè l'esistenza di un sè.

      "sempre maggiore integrazione (il "noi" rispetto al "loro") che gia' adesso hanno raggiunto e richiedono"
      credo di aver chiarito meglio che non è questa integrazione, che se ho ben capito associ alla globalizzazione, che io intendo per "Noi";

      "E' inevitabile che si instauri una resistenza a questo aumento di entropia tanto piu' forte quanto piu' essa avanza"
      qui non ho capito cosa intendi. Se è chiaro il concetto di Entropia, essa tende ad aumentare, essa non ha ritorni decrescenti ma ne è la causa, a meno che si trovino delle eccezioni al secondo principio della termodinamica; semmai la resistenza ci può essere verso un aumento della nostra complessità (che comporta aumento di Entropia nella biosfera, a compensare - abbondantemente - la fin qui diminuzione di Entropia interna al nostro sistema sociale);

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  2. "egoismo genetico"
    Anche per questo ci sono dei limiti:
    I parassiti che proliferano troppo finiscono per mangiare tutto e poi morire di fame
    In un modo o nell'altro la nostra efficacia nell'aumentare l'entropia ci si rivolgerà contro.

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    1. sono d'accordo! maledetti ritorni decrescenti..

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  3. Innanzitutto, ottimo articolo. Lo sforzo di condurre secondo la nostra consapevolezza la nostra stessa evoluzione, e di conseguenza il nostro impatto entropico sul pianeta, va di pari passo (a volte anticipa, a volte segue, a volte procede a braccetto) con lo sforzo di comprendere i sistemi in cui siamo inseriti. Pensavo che il primo punto fosse comprendere i sistemi, poi, in modo molto buddhista, sviluppare quei geni che ci consentirebbero di cambiare il corso dell'evoluzione in favore di un mondo più stabile e felice, che facesse del mondo materiale un importante elemento di supporto della vita ma non il suo scopo. Nel tempo mi sto rendendo conto che non c'è una cosa che viene prima ed una che viene dopo: sono entrambe importanti ed ogni occasione per svilupparle va sfruttata a prescindere dall'ordine temporale. La cosa certa è che è difficile evolversi in senso collaborativo e di maggior benessere reale senza comprendere il funzionamento di ciò in cui siamo immersi. Ai tempi del Buddha le cose erano infinitamente meno complesse di oggi, forse è per questo che molti si sono potuti dedicare con più profitto allo spirito. Oggi, pena il fallimento dello sforzo, dobbiamo anche occuparci del fuori.

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    1. Grazie Max!
      condivido, la conoscenza e consapevolezza "materiale" ha un valore, e parte delle nostre energie vanno spese per codificare e schematizzare il contesto in cui viviamo, per aiutarci a fare le scelte giuste.
      D'altra parte, io credo che per quanto ci sforziamo una visione corretta ed equilibrata del mondo esterno non sia alla nostra portata, e inoltre credo che, ai fini del risultato sul lungo termine, l'intenzione con cui facciamo una cosa sia più importante del rigore logico che applichiamo e delle conoscenze che abbiamo.

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  4. "Io, personalmente, ho smesso di aspettare il cambiamento dagli altri"
    Oggi ho trovato al supermercato un hamburger vegetale a base di quinoa.
    Io l'ho comprato, altri l'hanno prodotto.
    C'e' bisogno di tutti.
    Il cambiamento segue strade imprevedibili.
    Neppure l'evoluzione e' stata a senso unico. Poteva andare molto diversamente.
    L'essere umano e' una specie di miracolo del caso?
    Mah!
    Angelo

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    1. Senza sostanza organica azotata derivante da deiezioni e decomposizione di animali, i vegetali stentano.
      Evitare del tutto la carne serve solo a squilibrare ancora di piu' il pianeta, facendo si' che gli uomini aumentino da 7 a 70 miliardi.
      Nelle societa' agricole in equilibrio (ma saranno mai esistite? non credo, in fin di conti quelle che c'erano, appena ci sono riuscite si sono mutate nella nostra) gli animali domestici aiutano nella produzione di cibo in modo complesso.

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    2. https://emmanuelecammarano.wordpress.com/2013/10/03/metodo-manenti/
      Non sono sicuro che senza aggiunta di sostanza organica i vegetali stentino. (Quali vegetali poi?)
      E neanche mi pare si possa dimostrare che evitare del tutto la carne faccia decuplicare la popolazione mondiale.
      Magari l'uomo non e' cosi' stupido come si vuol credere.
      Le societa' agricole tradizionali erano caratterizzate da condizioni di vita che per noi sarebbero insopportabili.
      Inoltre ogni volta che sento parlare di ritorno alle campagne mi viene in mente Pol Pot.
      L'agricoltura deve evolversi nei metodi (vedi link) e anche sperimentare colture alternative al grano. (Che richiede profonde arature e il dannoso rivoltamento della terra)
      Per questo, tra le altre cose, puo' andar bene anche l'hamburger di quinoa. (Si coltiva facilmente un po' in tutto il mondo, anche nelle zone semidesertiche ma in Italia non trova il suo habitat ideale. Qui da noi cresce bene l'amaranto).
      Angelo


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    3. @ Angelo:
      non avere aspettative sugli altri non vuol dire che non c'è bisogno degli altri, vuol dire smettere di lamentarsi, criticare, aspettare (per scendere nel pratico) che sia la società a fornirci la casa, la pensione, sostegno per i nostri figli; in questo processo stiamo solo sprecando energia e tempo, aspettando le soluzioni dall'esterno.
      se arriva, ben venga la collaborazione, la condivisione, l'aiuto reciproco, credo si possa capire dal post che sia quello che auspico a livello collettivo; a livello individuale credo sia più sano non contarci, essere consapevoli di non avere il controllo sul mondo esterno e sugli altri individui, nel senso di non voler per forza far coincidere lo sviluppo degli eventi che noi immaginiamo o speriamo con i fenomeni che avvengono nella realtà, si otterranno di sicuro sorprese, che non per forza saranno in negativo. :)

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  5. Ora anche la fisica, in merito all'entropia, decreterebbe la fine della nostra specie parassita (del pianeta), quando è del tutto evidente quanto il treno continui a procedere a tutta velocità contro il muro. Patetica la speranzosa finestrella che l'autore dell'articolo riserva al pentimento dell'homo sapiens in senso ecosostenibile, a tempo ormai scaduto direi. E non solo io.
    A proposito di catastrofiche previsioni climatiche, è molto piu probabile, visti gli affollati paraggi cosmici della Terra, che queste possano realizzarsi più per qualche impatto con oggetti spaziali di tipo Apollo, o Amor, o Aten, più che per cause antropiche. In ogni caso la nostra civiltà tecnologica ha il destino segnato, pur non estinguendoci.

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  6. Forse la riflessione più interessante tra quelle contenute nel post riguarda la matrice "egoistica" dell'elevata prolificità (umana), assimilabile ad es. alla 'volontà di potenza' niciana ma purtroppo sempre ignorata dalle principali Confessioni religiose, al contrario generalmente sempre pronte ad accusare di 'egoismo' quegli individui/quei gruppi che si sforzano di prolificare in stretto equilibrio con le risorse ambientali ed economico-sociali ragionevolmente disponibili in quel dato contesto spazio-temporale...

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