Benvenuti nell'era dei ritorni decrescenti


martedì 24 maggio 2016

Quanto ci costa passare alle rinnovabili?

Da “Cassandra's Legacy”. Traduzione di MR




Fonte dell'immagine. I calcoli “sul retro di una busta” sono una tradizione nella scienza è spesso si rivelano essere in grado di fornire un sacco di informazioni utili, evitando allo stesso tempo la trappola comune dei modelli complessi, quella di essere in grado di misurare tutto, ammesso che abbia sufficienti parametri regolabili. 


L'economia mondiale può essere vista come un gigantesco motore di calore. Consuma energia, principalmente sotto forma di combustibili fossili, e la usa per produrre beni e servizi. A prescindere da quanto sia messo a punto ed efficiente il motore, ha comunque bisogno di energia per funzionare. Così, se vogliamo fare il grande cambiamento che chiamiamo “transizione energetica” dai combustibili fossili alle rinnovabili, non possiamo basarci solo su efficienza e risparmio energetico. Dobbiamo alimentare la grande bestia con qualcosa che la faccia funzionare, l'energia prodotta dalle fonti rinnovabili come il fotovoltaico (FV) ed eolico sotto forma di energia elettrica.

Ecco qualche nota sul tipo di sforzo di cui abbiamo bisogno per passare ad una infrastruttura completamente rinnovabile prima che sia troppo tardi per evitare la doppia minaccia della distruzione climatica e dell'esaurimento delle risorse. Si tratta di un compito arduo: dobbiamo farlo, fondamentalmente, in circa 50 anni da adesso, probabilmente meno, altrimenti sarà troppo tardi per evitare un disastro climatico. Cerchiamo quindi un calcolo “sul retro di una busta” che possa fornire una stima di ordine di grandezza. Per una trattazione completa, vedete questo articolo di Sgouridis et al.

Cominciamo: per prima cosa, la potenza media a livello mondiale è stimata in circa 18TW in termini di energia primaria. Di questi, circa l'81% è la percentuale generata da combustibili fossili, cioè 14,5 TW. Ciò può essere preso come la porenza elettrica media che abbiamo bisogno di sostituire usando fonti rinnovabili, ipotizzando di lasciare tutto il resto più o meno com'è.

Tuttavia, dobbiamo anche tenere conto che questi 14,5TW sono il risultato della generazione di energia primaria, cioè il calore generato dalla combustione di quei combustibili. Molto di quel calore è calore residuo, mentre le rinnovabili (escludendo i biocombustibili) generano direttamente energia elettrica. Se teniamo conto di questo fattore, possiamo dividere il totale per un fattore di circa 3. Così potremmo dire che potremmo essere in grado di mantenere in funzione il motore con 5TW di energia elettrica media rinnovabile. Ciò potrebbe essere ottimistici perché un sacco di calore generato dai combustibili fossili viene usato per il riscaldamento domestico, ma si basa sull'idea che la civiltà abbia bisogno di elettricità più di qualsiasi altra cosa per sopravvivere. In termini di riscaldamento domestico, la civiltà sopravvive anche se abbassiamo il termostato, indossiamo più strati di lana ed accendiamo un piccolo fuoco di legna.

Le installazioni rinnovabili vengono di solito descritte in termini di “capacità”, misurate in Watt di picco” (Wp), cioè l'elettricità che l'impianto può generare in condizioni ottimali. Ciò dipende dalle tecnologie usate. Partendo dai dati NREL, un fattore di capacità media ragionevole che può essere preso per un mix di rinnovabili è di circa il 20%. Così, 5 TW di potenza media hanno bisogno di 25TWp di capacità installate. Dobbiamo tenere conto di molti altri fattori, come l'intermittenza, che potrebbe richiedere lo stoccaggio e/o qualche tipo di potenza di riserva, ma anche di miglior efficienza, di necessità di gestione e stoccaggio. Nel complesso, potremmo dire che questi requisiti si cancellano a vicenda. Così, 25TWp possono essere visti come il minimo indispensabile per sopravvivere, ma è comunque stima di ordine di grandezza ragionevole. Poi che abbiamo? La capacità rinnovabile attualmente installata è di circa 1,8TWp, circa il 7%. Chiaramente, dobbiamo crescere e crescere molto.

Vediamo cosa abbiamo fatto finora. (I valori nella figura sotto sembrano escludere i grandi impianti idroelettrici, che comunque hanno un potenziale di crescita limitato).



Come potete vedere, abbiamo aumentato la potenza installata ogni anno. Secondo Bloomberg, la capacità installata ha raggiunto circa 134 GWp nel 2015. Se questo valore viene confrontato coi dati di IRENA data, sopra, vediamo che la crescita delle installazioni sta rallentando. Eppure, 134 Gwp/anno non è male. L'industria dell'energia rinnovabile è viva e sta bene, in tutto il mondo.

Ora, andiamo al nocciolo della materia: cosa dobbiamo fare per ottenere la transizione e per ottenerla sufficientemente in fretta?

Chiaramente, 130 GWp all'anno non è abbastanza. A questo tasso, avremmo bisogno di due secoli per arrivare a 25TWp. In realtà, non ci arriveremmo mai: ipotizzando un tempo medio di vita degli impianti di 30 anni, raggiungeremmo solo circa 4TWp e poi tutte le nuove installazioni verrebbero usate per sostituire i vecchi impianti, man mano che questi si deteriorano. Ma potremmo raggiungere i 25TWp in 30 anni se potessimo raggiungere e conservare un tasso di crescita di 800 GWp all'anno, circa 6 volte più grande di quanto facciamo oggi (notate che ciò non tiene conto della necessità si sostituire le vecchie centrali ma, se ipotizziamo una vita media di 30 anni, il calcolo rimane approssimativamente valido da qui al 2050).

Potremmo non aver bisogno di raggiungere il 100% di elettricità rinnovabile entro il 2050; l'80% o anche di meno potrebbe essere abbastanza. In tal caso, potremmo farcela con circa 500 Gwp/anno. Ancora un tasso molto maggiore di quello che abbiamo oggi. E se riusciamo ad arrivarci, diciamo, anche solo al 50% di elettricità rinnovabile entro il 2050, allora avremo creato un colosso rinnovabile che porterà al 100% in un tempo relativamente breve. D'altra parte, come ho detto prima, 25TWp potrebbe essere ottimistico e potremmo avere bisogno di più di questo. Nel complesso, direi che 1TWp/anno sia una stima buona come ordine di grandezza dell'energia necessaria per la sopravvivenza della civiltà per come la conosciamo. Circa un fattore di 8 più alto di quello che abbiamo fatto finora.

Questi calcoli sul retro della busta arrivano a risultati compatibili con quelli dei calcoli più dettagliati di Sgouridis et al. Quello studio fa ipotesi più stringenti e dettagliate, come la necessità di un graduale accumulo degli impianti di produzione, la necessità di sovrastimare la capacità di tener conto dell'intermittenza, il rendimento energetico degli impianti (*) ed altro. Alla fine giunge alla conclusione che dobbiamo installare almeno 5TWp all'anno per una transizione di successo (e che, a proposito, se facciamo così possiamo evitare di superare la soglia dei 2°C di riscaldamento). Questo è certamente più realistico dell'attuale calcolo, ma atteniamoci a questa busta scarabocchiata come approccio minimalista. Diciamo che, solo perché la civiltà sopravviva, dobbiamo installare 1TWp all'anno per i prossimi 30 anni, quanto costerebbe?

Vediamo quanto abbiamo speso finora, ancora da Bloomberg:

Immagine da Investimenti in energia pulita di Bloomberg, 2004-2015, in miliardi di dollari 

Come vedete, gli investimenti in energia rinnovabile sono aumentati rapidamente fino al 2011, poi sono rimasti stabili al valore del 2015 solo di poco più alto di quello del 2011. Tuttavia, se lo confrontiamo con la figura precedente, vediamo che abbiamo ottenuto più Watt per dollaro. In parte  è a causa degli investimenti fatti in precedenza, in parte a causa dei miglioramenti delle tecnologie rinnovabili che hanno ridotto il costo per kWp. Ma notate che i miglioramenti tecnologici tendono a mostrare ritorni decrescenti. Il costo dell'energia rinnovabile in termini di watt/dollaro è sceso così rapidamente e così tanto che da adesso in poi potrebbe essere difficile ottenere lo stesso tipo di miglioramento radicale, eccetto in caso di sviluppo di qualche nuova tecnologia miracolosa. Tenete anche conto del fatto che il miglioramento tecnologico potrebbe essere compensato dai costi in aumento delle risorse minerali necessarie per gli impianti.

Abbiamo detto che dobbiamo aumentare il tasso di installazione di un fattore di circa 8 in termini energetici. Ipotizzando che il costo dell'energia rinnovabile non cambierà radicalmente in futuro, gli investimenti monetari dovrebbero essere più o meno dello stesso fattore. Ciò significa che dobbiamo passare dall'attuale valore di circa 280 miliardi di dollari all'anno a circa 2 trilioni di dollari/anno. Sono un bel po' di soldi, ma non una quantità impensabile. Se sommiamo ciò che stiamo investendo per i fossili (circa 1 trilione di dollari all'anno), per le rinnovabili (300 miliardi di dollari all'anno) e per il nucleare (forse 200 miliardi di dollari/anno) vediamo che non ci andiamo molto lontani, come possiamo vedere dall'immagine sotto. La quantità totale annuale investita nel mondo per la fornitura energetica equivale a circa il 2% del PIL, che oggi ammonta a circa 78 trilioni di dollari statunitensi.

 Ed eccoci qui. Il risultato finale di questo esercizio è, penso, quello di inquadrare la transizione come modello “a portata di mente” (per usare un termine coniato da Seymour Papert). Di base, risulta che, salvo miracoli tecnologici, una transizione dolce dai fossili alle rinnovabili probabilmente è impossibile, semplicemente perché il modo attuale di vedere i problemi dell'umanità rende impossibile persino concepire uno spostamento così massiccio di investimenti come sarebbe necessario (notando anche che gli investimenti in rinnovabili non sono aumentati significativamente dal 2011 – molto male).

Questo calcolo ci dice anche che non è impensabile andare avanti nella giusta direzione ed ottenere una transizione che ci permetterebbe di conservare perlomeno alcune caratteristiche della civiltà attuale. Cioè, se siamo disposti ad investire in energia rinnovabile il nostro destino non è necessariamente quello di tornare al medioevo o a tornare cacciatori/raccoglitori (o persino l'estinzione, visto che sembra essere un futuro affascinante in certi circoli). La transizione sarà rude, sarà difficile, ma non sarà necessariamente l'Apocalisse che in tanti prevedono.

In ogni caso, un qualche tipo di transizione è inevitabile; i combustibili fossili non hanno semplicemente un futuro. Ma la civiltà potrebbe ancora avere un futuro: tutti gli investimenti in energia rinnovabile che possiamo riuscire a fare oggi per la transizione faranno la differenza in futuro. Si tratta di una scelta che possiamo ancora fare.

(*) Nota: in questo calcolo semplificato non ho specificato da dove verrà l'energia necessaria a costruire la nuova infrastruttura e non ho usato il concetto di EROEI. Viene tenuto in conto in modo dettagliato nei calcoli di Sgouridis et al nei termini del concetto della “Strategia del seminatore”, che ipotizza che i combustibili fossili forniscano l'energia necessaria durante le fasi iniziali della transizione, poi questi vengono gradualmente sostituiti dall'energia rinnovabile.

27 commenti:

  1. " La transizione sarà rude, sarà difficile, ma non sarà necessariamente l'Apocalisse che in tanti prevedono."
    Non sarà apocalittica se tutti si mettono in testa che bisogna farlo e dirottare da oggi e in tempi brevi tutti gli investimenti sulle rinnovabili (fra 50 anni saremo tutti abbondantemente già abbrustoliti dal clima e collassati economicamente o ci saremo scannati per il tozzo di pane residuo), ma la vedo molto dura e, salvo folgorazioni sulla via di Damasco, per rimanere in tema bibilico, l'Apocalisse è li che ci aspetta.

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  2. Il 21 Settembre 2015, Ugo Bardi citava in questo blog una mia ricerca riguardante lo stesso argomento:
    http://ugobardi.blogspot.it/2015/09/ce-la-facciamo-sostituire-i-fossil-con.html

    (il mio sito, in cui c'era la ricerca, non è più online)

    Le conclusioni a cui arrivavo io sono simili, e sono:
    con un grande sforzo economico, possiamo sostituire solo la parte dei combustibili fossili usata nella generazione di energia elettrica.

    Sostituire totalmente i combustibili fossili NON E' POSSIBILE.

    Possiamo solo ridurre la dipendenza da essi, ma li utilizzeremo ancora per molti anni (il clima se ne faccia una ragione). :-)

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    1. sono d'accordo, ma siccome i combustibili fossili non sono sostituibili( difatto il traffico aereo e navale è escluso dal protocollo di Kioto) è impossibile avere una transizione dai fossili a qualunque fonte energetica, senza mettersi in testa di ridurre i consumi dell'80%. Possibilmente pure la popolazione mondiale di pari percentuale o quasi. Con le buone non mi pare possibile, quindi metteranno in essere qualsiasi trucco esistente: il primo sarà una crisi economica globale da qui a 2-3 anni, poi chi vivrà, proverà.

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    2. "difatto il traffico aereo e navale è escluso dal protocollo di Kioto"

      Non solo, il combustibile aereo e' COMPLETAMENTE DETASSATO! Alla faccia delle tasse e accise del 60-90 per cento che paghiamo su qualsiasi altro combustibile, anche quello piu' indispensabile, ad esempio che serve per cucinare, il che sa molto da balzello medioevale. Perfino sui fiammiferi da cucina c'e' ancora un'accisa fuori di testa! Ma sul girare come coglioni in aereo per il mondo perche' tanto costa nulla, omerta' anche da parte delle organizzazioni ambientaliste che sul resto spingono per la tassazione piu' sfrenata, sebbene il viaggiare in aereo sia un'attivita' che da sola aumenta il "footprint" di chi ne fa uso piu' di tutto il resto delle sue attivita'.

      Cosa credete che Alitalia sia stata rilevata dagli arabi? Loro possono fare dumping finche' vogliono, potendo avere combustibile in abbondanza e virtualmente gratis, dato che su di esso gravano zero tasse (accise zero, e l'iva le compagnie la scaricano).

      Quindi rispetto al consumo energetico per prima cosa ci si dovrebbe chiedere: PER FARE CHE? La maggior parte delle cose che facciamo e richiedono consumo energetico e' semplicemente, banalmente inutile. O peggio, e' fine a se stessa, e' un consumo energetico che serve solo a consumare altra energia. E vale anche e forse di piu' per certe rinnovabili, quelle che quando si fa il bilancio finale si vede che non sono per niente rinnnovabili...

      Ma a cosa serve dirlo, tanto ognuno tira dritto per la sua strada con le sue fissazioni monotematiche.

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    3. Curioso come si possa avere fiducia cieca nel progresso umano ma liquidare al tempo stesso come "impossobile" il sostituire le fonti fossili con quelle rinnovabili.
      Che poi il clima (quindi la natura e il nostro pianeta) debba farsi una ragione del nostro sfruttamento delle risorse è la solita visione marcatamente antropocentrica della questione, dato che la Terra può, e se non ci diamo una mossa purtroppo lo farà davvero, continuerà ad esistere anche senza la specie umana.

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    4. 1) Non per forza, una fonte energetica debba essere rinnovabile per non danneggiare l'ambiente.

      2) Impossibile con fonti e tecnologie attuali;

      3) Il clima cambierà, non dovrà essere lui a conformarsi alle nostre esigenze, ma dovremo essere noi ad adattarci a un clima diverso (non è detto, che ciò avverrà in modo indolore).

      Ci sarebbe un'altra fonte su cui spero... ed è il Nucleare.

      - Chiaramente non il nucleare da fissione, che è pericoloso e limitato dalle risorse di Uranio 235;
      - Forse il nucleare da Fusione, se trovano un metodo diverso di farlo dal reattore ITER o DEMO;
      - le LERN (nucleare a bassa energia) sono state territorio d'impostori o errori d'interpretazione dei fenomeni.

      Eppure, con la Ricerca Teorica che porto avanti, ho intenzione d'insistere con le LENR, però, dando un serio fondamento teorico.

      Solo da esse si potrà ottenere molta energia:
      - senza distruggere l'ambiente;
      - mantenendo un certo benessere.

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    5. per quello che ne sò io, dal nichel è possibile ottenere energia, trasformandolo in rame, solo consumando più energia di quella che si ottiene. Un pò come la fusione nucleare attuale. Il famoso catalizzatore di Rossi forse non esiste. Anzi quasi sicuramente. Penso che continuare con la solita mentalità della frontiera alla ricerca di sempre nuove ricchezze da sfruttare e distruggere non sia più possibile. La vera miniera è il risparmio, ma mi rendo conto che per imporlo bisognerebbe montare in tutti i paesi e città delle forche. Torneranno solo dopo il collasso e qualche secolo di medioevo, se ci sarà un futuro per l'umanità.

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    6. In Venezuela l'anno scorso, ci sono stati 27.500 omicidi, ben 75 al giorno!
      Il Venezuela è un Paese in fallimento, malgrado le enormi risorse petrolifere che ha difficoltà a sfruttare e che a prezzi bassi del petrolio, diventano antieconomiche. Inflazione all' 800 % all'anno
      Di giorno si esce a proprio rischio e pericolo.

      Quando si immagina il collasso della società, si può immaginare una cosa simile.
      Non auguro a nessuno di viverla.
      Per questo, se l'alternativa fosse:
      1) cambiamenti climatici sfruttando i combustibili fossili;
      2) collasso della società;

      Sicuramente le persone sceglierebbero la prima.
      Se poi l'energia tenderà ad esaurirsi, nessuno si farà scrupoli ad andarla a prendere con la forza (guerra, anche nucleare all'occorrenza).

      Speriamo che, se transizione ci deve essere, che sia graduale e ad una fonte di energia che permetta una vita dignitosa; perché ridurre il benessere oltre a un certo livello, tornano ai banditi per strada e zero sicurezza.

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    7. "La vera miniera è il risparmio, ma mi rendo conto che per imporlo bisognerebbe montare in tutti i paesi e città delle forche."

      Oggi come oggi pero' le forche ci sono gia', sono "a norma di legge", e servono ad impedirlo, il risparmio.
      O meglio servono ad imporre la spesa, il consumo, prima pubblico, e poi privato.
      Praticamente tutta la legislazione (persino quella ecologico-ecologista) consiste nell'introdurre nuovi obblighi privati di ogni genere, o nuove spese cosiddette "pubbliche", il cui effetto finale complessivo e' di aumentare il consumo, di energia e di ogni altra cosa, inquinamento compreso, magari solo un po' piu' delocalizzato del solito (chiudere le nostre fabbriche perche' inquinano ad esempio ne ha fatto aprire altre altrove molto piu' inquinanti, aumentando inoltre l'onere del trasporto, ma questo non interessa a nessuno, nimby).

      Un banale esempio da manicomio? Le famigerate piste ciclabili... Dalle mie parti costano anche piu' di un milione di euro al km, piu' di quanto costava, "attualizzando", un'autostrada sessant'anni fa: e costano cosi' tanto perche' sono infarcite di una quantita' incredibile di costosi ammennicoli inutili, dieci volte di piu' di un'autostrada di sessant'anni fa... e non le usa nessuno. Prima o poi metteranno di nuovo il bollo sulla bicicletta per finanziare la manutenzione di tali "piste", e giuro che quando accadra' faro' un nodo al collo di qualche amico automobilista-ecologista di mia conoscenza, col telaio della mia bicicletta con cui faccio 10.000 km/anno.

      Quando accade che un debito pubblico viene accollato a qualcuno che non ne ha mai richiesto il beneficio, l'indebitato poi deve fare i salti mortali e inventarsi a sua volta chissa' che altra attivita' economica e consumistica per ripagare tale debito. Con l'ultima crisi, questa palla al piede che costringe a correre sempre di piu', ha raggiunto dimensioni tragicomiche. Lo sviluppo dell'economia del XX secolo e' stato travolgente grazie a questo trucchetto, chiamato anche "economia keynesiana". La catena di tali mille "sostituti d'imposta", in cui uno spende e l'altro e' costretto a pagare, in un circolo vizioso, ha provocato un effetto moltiplicativo dirompente, con tutti che si agitano disperatamente per tenere il naso appena sopra la linea di galleggiamento e non annegare. Notare che inoltre, a decidere le spese nei vari settori sono SEMPRE i cosiddetti esperti che da tale aumento di spesa guadagnano di piu', in quanto e' il loro settore. Come chiedere all'oste se il suo vino e' buono.

      Avanti, correre sempre di piu', fino al precipizio.

      Se mettete insieme cio' che sapete gia' sull'argomento, rileggendolo in questa ottica, vedrete che quanto detto sopra non va molto distante dalla realta' storica dei fatti (essendo comunque possibili in questo campo molte interpretazioni diverse, tutte corrette all'interno della loro logica interpretativa).

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    8. @Diaz:"Le famigerate piste ciclabili... Dalle mie parti costano anche piu' di un milione di euro al km, piu' di quanto costava, "attualizzando", un'autostrada sessant'anni fa"

      La strada che porta all'inferno è lastricata di buone intenzioni!

      Della serie, non sempre cambiando lo stato attuale, si migliora.

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    9. @ Diaz: i paesi energetici, dove le forche ci sono già, tipo Arabia Saudita, non hanno problemi di ordine pubblico. E nemmeno i paesi dove ci sono, tipo Cina, soffrono di questi problemi. Inoltre il risparmio che intendevo era quello energetico. Comem dici tu, tutto questo turbion di spese, tasse, incentivi, buonismo serve solo a far guadagnare i vari amici degli amici.
      @ Ale, le buone intenzioni sono le rinnovabili, senza oil servono solo a sostituire la produzione elettrida da fossili: allora che ci siano o no è ininfluente e se ne stanno accorgendo, altrimenti invece che il 40%, ormai sarebbe già rinnovabile al 100% l'energia elettrica, ma per farci che? Per avere gas per qualche anno in più? Tanto verrà bruciato tutto, insieme al carbone e all'olio e all'uranio. Ricordiamoci la legge di Jevons.

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    10. La legge di Jevons è un corollario del teorema che dice che:
      "Il consumo di combustibili fossili è proporzionale al reddito (capacità di spesa) delle persone"

      Se le persone risparmiano dei soldi con una nuova fonte energetica rinnovabile, questi soldi risparmiati andranno ad aumentare i consumi; quindi, ottenere fonti energetiche rinnovabili più efficienti serve a poco.

      Se tutta l'energia elettrica fosse prodotta da fonti rinnovabili più economiche dei combustibili fossili; i soldi risparmiati verrebbero spesi in altri settori (viaggi aerei, crociere, trasporti, ...) che usano i combustibili fossili e quindi, non ci sarebbe una riduzione del consumo di combustibili fossili, ma solo uno spostamento dei consumi in altri settori.

      L'unica cosa che riduce il consumo di combustibili fossili, così come dice il teorema che ho citato, è la riduzione del reddito delle persone; cioé le persone debbono diventare più povere o più insicure economicamente, per ridurre i consumi.
      Difatti solo dopo la crisi economica del 2008, il Italia, il consumo di combustibili fossili si è ridotto.

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    11. il risparmio energetico, ossia la riduzione dei consumi, imposta da crisi varie, perchè volontariamente le locuste non lo faranno mai, è la soluzione. Ma come dicevo avanti, l'unico modo per tenerle un pò buone è la forca, una volta che non potranno essere più tenute tranquille col "panem et circenses".

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    12. "l'unico modo per tenerle un pò buone è la forca"

      La forca funziona solo quando c'e' abbondanza di risorse da sfruttare, risorse intese in senso lato: allora il "credere obbedire combattere", che consiste anche nell'andare a prenderle con la forza altrove, funziona. Quando la situazione degenera in modo irrecuperabile, sulla forca ci va il boia precedente, ricorsivamente.

      _Quindi probabilmente l'unico modo di risolvere in fretta il problema delle risorse non rinnovabili e' consumarle tutte il piu' in fretta possibile._

      :)

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    13. se si pensa all'impero romano le forche per i romani, ormai trasformati in locuste, non le issarono loro, ma i vari popoli barbarici, praticamente sostituendoli. Quando in Toscana, a Lucca, Pistoia arrivarono i Longobardi, trovarono una regione quasi deserta; la precedente popolazione romana era stata decimata quasi totalmente dalle guerre gotiche e da secoli di violenze e scorrerie compiute dalle bande barbariche. Forse è quello che toccherà a noi e ai nostri discendenti, grazie alla bulimia da fossili. E pensare che il detto: "si vis pacem, para bellum", era dei romani. Ma si vede che loro, come noi, se ne erano scordati, presi,loro come noi, ormai solo dalle baldorie ed ingordigie di questa società consumistica.

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    14. "Il Venezuela è un Paese in fallimento, malgrado le enormi risorse petrolifere"

      Il venezuela e' un esempio da manuale del fatto che lo Stato e' del tutto inefficente nello sfruttare le risorse interne. Gli Stati moderni di successo sono quelli che lasciano all'organizzazione spontanea di mercato lo sfruttamento delle risorse interne, e che si occupano, moderna evoluzione e ingrandimento delle comunita' tribali, della difesa degli interessi della propria tribu' contro le tribu' esterne, da sfruttare se possibile in modo predatorio (esattamente come le antiche tribu' barbare nomadi).

      Non e' un caso se gli stati piu' potenti sono stati di recente quelli del centro-nord europa dove il "familismo amorale - tribale" era esteso all'intera organizzazione statuale, dove la "famiglia allargata" era l'intera comunita' nazionale (germano=fratello), e che invece i piu' vessati sono quelli come il nostro dove lo scontro tribale e' rivolto verso l'interno dei propri confini (la politica dell'ultimo secolo lo mostra in modo eclatante), quando non succede addirittura che lo Stato nazionale si fa strumento di sfruttamento dei propri cittadini in favore di altre comunita' piu' coese, in tal caso in "modalita' coloniale".

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  3. Dobbiamo considerare come molto differenti nell'uso pratico il solare, la meno pregiata essendo altamente intermittente , l'eolico come via di mezzo, e 'idroelettrico come la più pregiata avendo capacità di riserva per definizione; al momento credo che il solare sia di molto sovradimensionato in rapporto alle altre 2 potendo contare sulle centrali termoelettriche; molte volte ho accennato che sarebbe molto utile una analisi del rapporto ottimale fra rinnovabili con capacità di riserva e non; ovviamente quindi il solare va bene per l'off grid di chi "cià i soldi" , non certo per mandare avanti la nostra società...Cmq più che di 50 anni forse 25-30..Forse...é ovvio che idroelettrico e d eolico richiedono cmq l'intervento in maniera finanziatrice e regolatrice dello stato, per cui o lo stato si trasforma rapidamente da erogatore di welfare principalmente per gli erogatori di welfare, oppure neanche questa transizione sarà possibile...Al solito serve un capovolgimento morale da una morale dell'individuo ad una di comunità...

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    1. "l'intervento in maniera finanziatrice e regolatrice dello stato"

      Si chiama capitalismo: "mettere insieme (capitalizzare) le risorse di molti per uno scopo comune (attraverso il prestito di piu' piccoli agenti ad esempio)". Lo Stato esiste in modo del tutto indipendente dal capitalismo, e anzi ha dimostrato di essere molto meno efficiente di esso, se non nella predazione. Lo Stato in un certo senso e' superiore come predatore e/o parassita, a seconda che rivolga di piu' la sua attenzione rispettivamente fuori o entro dei suoi confini, quasi mai e' superiore come produttore. Ma la collaborazione organizzata dei due produce i risultati eclatanti che abbiamo visto negli ultimi secoli di dominio occidentale sul resto del mondo, e che ora si sta rivolgendo contro se stesso, come ben sappiamo noi italiani che siamo ormai fra i piu' auto-vessati al mondo.

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  4. Oramai investire nei combustibili fossili e' diventato antieconomico.
    I costi di estrazione aumentano, le compagnie petrolifere sono indebitate fino al collo, i prezzi del greggio al barile sono troppo bassi per ripagare i debiti. I limiti ambientali fanno il resto.
    Nei prossimi anni(o mesi)un cospicuo flusso di capitali potrebbe spostarsi dal settore petrolifero alle rinnovabili.
    Credo che su questo passaggio si giochi la sopravvivenza della civilta' come noi la conosciamo.
    A me il medioevo non e' mai piaciuto, preferisco il rinascimento.
    Angelo




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    2. "A me il medioevo non e' mai piaciuto, preferisco il rinascimento."

      Eppure negli ultimi decenni e' stato molto rivalutato, a volte esagerando, come una specie di paradiso delle liberta' individuali. Non si puo' dire lo stesso ne' del precedente periodo imperiale romano ne' della odierna civilta' industrial-militare (nella nostra civilta' non solo la fabbrica ma anche la scuola e' organizzata come un esercito, non dimentichiamolo, e la scuola, nei paesi che hanno imitato il processo di organizzazione occidentale, precede temporalmente la fabbrica... il modello di tutto, alla fine, e' stato l'esercito che vince - non strano, e lo si vede anche osservando un gatto, facile da osservare essendo un predatore solitario: gli animali in alto nella catena alimentare, e l'uomo e' il piu' in alto di tutti, sono preoccupati da, e osservano solo i propri simili, il resto del mondo lo vedono solo come vediamo noi l'universo nella nostra religione: un utile ambiente da sfruttare, fatto su misura per noi, da cui non temere nulla). L'uomo, dovendo preoccuparsi solo della concorrenza dei propri simili, si e' organizzato in gruppi sempre piu' grandi allo scopo di proteggersi da se stesso inteso come specie. Il motore della nostra evoluzione per selezione, resistenza ai microrganismi a parte, e' questo. Da cui i problemi che ci affliggono.

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    3. Piu' che altro ho usato il termine rinascimento in modo scaramantico, in quanto fa pensare a una civilta' che rinasce sotto un segno positivo. Sono d'accordo che il modello economico-sociale che impera attualmente nei paesi occidentali sia piramidale. Il petrolio come energia dispensata dall'alto di una complessa struttura tecnologica ha enfatizzato questa verticalita'.
      Ma le piramidi sono antiche come l'uomo.
      "Le istituzioni sono come tante piramidi. Perfino in una famiglia, c'e' chi vuole comandare per prendersi dei privilegi" "alcuni uomini finiscono per trasformare l'istituzione in qualcosa di mostruoso".(Nazzareno Venturi: "introduzione non accademica alla filosofia e alla sua storia")
      Angelo

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  5. QUANTO SONO SPORCHE LE RINNOVABILI.

    Incipit: “Dracula non si fa scappare gli angioletti dai buchi del mantello”.
    P. Barnard

    http://www.paolobarnard.info/intervento_mostra_go.php?id=1491

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    1. Mah, divertente il complotto "REN21".

      Per il resto, tutta la tesi e' costruita attorno all'ipotesi non verificabile che ci sia il solito "complotto dei grandi vecchi" dietro, per cui non puo' che essere una fregatura, come e' pensiero tipico di Barnard e di tutta la sua area di riferimento, alla continua ricerca di un capro espiatorio con cui spiegare tutto.

      Come si attribuisce a chesterton, "Quando la gente smette di credere in Dio, non è vero che non crede in niente, perché crede in tutto". Nel senso che senza attribuire ogni effetto alla causa di una volonta' antropomorfa piu' o meno onnipotente, oscura e s/favorevole, non siamo proprio capaci di vivere. Dobbiamo trovare una causa per tutto, e quando non ci accontentiamo di una causa iperurania generale, onnicompensiva e onnipotente, puntiamo su una umana troppo umana, complottistica e bancocentrica. Il complottismo delle scie chimiche et similia da li' deriva, in testa non abbiamo il solo imprinting della grammatica generativa e della sintassi ricorsiva, o meglio sempre da li' deriva, forse: dalla sintassi ricorsiva.

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  6. un esempio di tecnologia rinnovabile applicabile da noi https://www.sciencedaily.com/videos/d37873113de4fec98f30df88797e7256.htm Per controllo zanzare reintroduzione di pesciolini in tutti i laghetti e pozze d'acqua è molto efficace.
    Uso di petrolio=0

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    1. Quando Dio creo' la terra,
      con la fame e con la guerra
      e con tutta la cagnara
      mise anche la zanzara.

      L'animale piu' infernale
      che potesse immaginare.

      Quando tu dormi beato
      nei tuoi sogni affacendato
      che non senti e non la vedi
      lei ti punge sopra i piedi

      Ah bestiaccia maledetta
      creatura sporca e infetta!

      Mentre ti gratti furioso
      lei si dedica al riposo
      con la pancia bella piena
      in virtu' della tua vena

      Questo e' l'essere piu' immondo
      che svilisce il nostro mondo

      Chi ritiene che il creato
      sia lo Spirito incarnato
      e chi pensa che la mente
      abbia un senso trascendente
      si dovra' pur rassegnare
      a schiacciare le zanzare!

      Qui in Pianura Padana l'Apocalisse e' gia' iniziata.
      Angelo

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  7. rinnovabili, fossili, minerali, gassate o lisce, non cambia nulla se non si ferma la crescita demografica. E' la presenza dell'uomo il problema, siamo in troppi e, finché saremo troppi, servirà sempre di più di tutto, con un piccolo limite, quello del pianeta che ci ospita. E' ridicolo e molto pericoloso negare la realtà, serve una pianificazione famigliare a livello globale, senza campanilismi, senza razze privilegiate, senza dogmi religiosi, nessuno ha più possibilità o vantaggi, visto che respiriamo la stessa aria, beviamo la stessa acqua, mangiamo lo stesso cibo. Come si può risolvere la povertà se si continua a fare figli, in Africa siamo ad una media di 4 figli per donna, in Asia poca meno. In Italia siamo preoccupati perché, l'anno scorso le nascite sono state negative, più morti che nascita, ben venga, eravamo già troppi nel 50 con 41 milioni, siamo più di 60. Fate l'amore, non fate figli E' una guerra persa

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