Benvenuti nell'era dei ritorni decrescenti


martedì 10 maggio 2016

La storia del pescatore e del contadino

Da “Cassandra's Legacy”. Traduzione di MR


Immagine da “Contadini e pescatori” di Daniel Vickers, 1994.
di Ugo Bardi

Mentre sto seduto sul podio con gli altri relatori, di fronte a me ho circa 30 ragazzi e ragazze. Non sono nemmeno adolescenti, gran parte di loro sembra avere intorno ai 12 anni. Siedono, mentre i relatori raccontano loro di cambiamento climatico ed energie rinnovabili. Viene detto loro ciò che crediamo sia buono per loro: che siamo in pericolo, che dobbiamo agire, che dobbiamo riciclare i nostri rifiuti, risparmiare energia e ridurre le emissioni. Ma, allo stesso tempo, non posso evitare di pensare che, la fuori, al di là del mondo confortevole della scuola e dei loro insegnanti, c'è un mondo diverso. Un mondo in cui il solo albero che ha valore è quello che è stato tagliato e venduto. Un mondo dove la misura del successo è quanto può consumare una persona. Un mondo in cui la cosa fragile che chiamiamo “l'ambiente” è sempre l'ultima delle preoccupazioni.

Stiamo facendo un favore a questi bambini raccontando loro ciò che raccontiamo loro? Non posso dirlo, posso solo vedere che sono bravi ragazzi e ragazze che stanno facendo del loro meglio per ascoltare i relatori. Sembra che capiscano che ciò che viene loro raccontato è importante per il loro futuro. Ed alcuni di loro sembrano capire che non è ovvio che avranno un futuro.

Mentre si avvicina il mio turno, cerco di pensare. Cosa posso raccontare ad un gruppo di bambini stanchi (ed anche un po' spaventati)? All'improvviso mi viene in mente un'idea. In più o meno dieci minuti scarabocchio un testo su dei fogli di carta e quando arriva il mio turno chiamo dei volontari per recitare il testo di fronte ad altri bambini. A loro piace l'idea e capiscono subito come recitare i rispettivi ruoli, sono felici ed eccitati di fare qualcosa di diverso dal semplice ascoltare. Ecco il testo che ho scritto, così come me lo ricordo.


La famiglia del pescatore

Babbo, babbo... abbiamo fame, abbiamo fame! Stiamo aspettando il tuo ritorno, stiamo aspettando che ci riporti del pesce. Hai preso molti pesci, babbo? Racconta!

Bambini, bambini, mi spiace, ne ho presi pochi. La rete che ho gettato nel mare non ha preso molti pesci. Bambini, mi spiace, ma questo è tutto ciò che posso portarvi oggi. 

Babbo, così pochi? Ma noi abbiamo fame. Abbiamo fame, babbo, perché non puoi portarci più pesci dal mare?

Bambini, bambini, ho gettato le mie reti nel mare molte volte, ma non c'è più molto pesce nel mare, perché ci sono molti pescatori e tutti hanno bambini affamati. E tutti cercano di prendere più pesci possibile. E se peschiamo troppo, non rimane molto pesce nel mare. Ma tutti fanno la stessa cosa e se non lo faccio anch'io il pesce che rimane sarà pescato dagli altri pescatori. Quindi bambini, ecco cosa ho pescato oggi, so che non è abbastanza. Ma è ciò che ho potuto fare oggi e non posso nemmeno dirvi che domani farò di meglio. Ed è così che fanno i pescatori.

La famiglia del contadino

Babbo, babbo... mamma ci ha dato del pane, ma non era tanto e siamo ancora affamati. Ed abbiamo visto che c'è ancora del grano nella dispensa. Perché non possiamo macinare quel grano ed usare la farina per fare del buon pane per noi, babbo?

Bambini, bambini, so che avete fame e so che c'è ancora del grano in dispensa. Ma, bambini, non possiamo mangiare quel grano. Vostra madre vi dà tutto il pane che può darvi e so che è poco. Ma dovete andare avanti con quello che vostra madre può darvi e non chiederne di più. 

Ma babbo, perché non possiamo mangiare quel grano che abbiamo in dispensa? Diccelo babbo, perché non lo capiamo. 

Non possiamo mangiare quel grano, bambini, perché è il seme per il prossimo raccolto. Presto andremo a seminare nei campi e semineremo quel grano come seme. E il seme che seminiamo germinerà e produrrà più grano e quel grano lo raccoglieremo per avere del pane per il prossimo anno. E terremo da parte un po' di grano che raccogliamo per l'anno che seguirà, e continueremo a fare questo per gli anni a venire come hanno fatto nostri padri e i nostri nonni. E come farete voi stessi e i vostri figli e nipoti. Ed è così che fanno i contadini. 


Ed eccoci qua. I bambini che hanno giocato a fare gli attori hanno recitato la loro parte e sembrano felici ed eccitati. Coloro che sedevano in sala hanno ascoltato con attenzione ed è sembrato che sia loro piaciuta la performance. Ma hanno capito ciò che cercavo di dir loro? Chiedo “perché il pescatore non può sfamare la sua famiglia tutti i giorni?” Una bambina risponde, “perché pesca troppo e non c'è più pesce nel mare”. Le chiedo, “ma perché questo non succede al contadino?” Lei risponde, “perché il contadino conserva dei semi per il raccolto successivo!”. Non hanno mai sentito parlare della “tragedia dei beni comuni”, né del problema dello sfruttamento eccessivo della pesca, ma sembra che abbiano capito questi concetti.

Così chiedo loro, “ma oggi, ci comportiamo come contadini o come pescatori?” Sono un po' perplessi. Spiego: “stiamo conservando un po' di semi per il futuro o stiamo consumando tutto ciò che abbiamo?” Mi guardano, capiscono quello che ho detto. Uno di loro dice: “come pescatori”. E gli dico, “Avete ragione, ma fatemi spiegare: non importa se siamo contadini o pescatori, ma non dobbiamo prendere troppo di quello che la terra o il mare possono fornirci, di modo che la terra e il mare abbiano il tempo di ricreare quello che abbiamo portato via. Che siamo contadini o pescatori, se rispettiamo la terra, o rispettiamo il mare, i nostri bambini non saranno mai affamati. E se tutti rispettiamo la Terra, allora tutti saranno felici, compresa la Terra!” Annuiscono tutti, sembra che abbiano afferrato l'idea.

Il laboratorio è finito, i bambini se ne vanno, digitando sui loro smartphone e chiacchierando fra loro. Ricorderanno quello che ho detto loro? E se lo faranno, sarà loro utile? Non posso dirlo. Mentre li guardo andarsene, mi viene in mente che avranno meno di 50 anni nel 2050, quando il mondo o avrà tagliato l'uso dei combustibili fossili dell'80%, oppure dovrà affrontare le terribili conseguenze del non averlo fatto. Che mondo sarà? Posso solo augurare loro buona fortuna.



h/t Marco Rustioni


6 commenti:

  1. E' molto importante quello che ha fatto, Prof. Esiste anche un "imprinting" culturale, purtroppo oggi monopolizzato da tv e giochini elettronici. Non c'entra nulla con l'ambiente, ma avevamo 8 anni, alla Scuola Città Pestalozzi di Firenze ci insegnarono a cantare Go Down Moses, un noto spiritual costruito su una canzone degli schiavi neri d'America (https://youtu.be/A07tDouATcE). Non l'ho mai più dimenticato, so cantarlo così come so dire "mamma". Al Liceo portai una ricerca sulla storia del Jazz a una interrogazione di Geografia, mettendo in crisi l'insegnante di quel periodo... poco incline alla fertilizzazione incrociata dei saperi. L'alfabetizzazione ecologica (ecosistemica?) dovrebbe essere una cosa seria... e le lezioni come le sua dovrebbero essere quotidiane. In un altro mondo? In un'altra epoca? In un altra dimensione?... Comunque anche il suo è stato un piccolo seme... qualcosa frutterà.

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  2. la storia potrebbe anche aver eun altra considerazione,anni fa un anziano prete che si dilettava a coltivare un orto e dei frutteti mi fece notare che lui lasciava sempre un parte del raccolto perchè bisognava sempre lasciare una decima ai poveri o agli animali che popolavano la campagna,una lezione di umiltà e anche uno sfregio nei confronti di chi guidato dalla avidità saccheggia fino all'ultimo pesce o all'ultimo chicco di grano credendo così di assicurarsi chissà quale ricchezza

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  3. Carina...Ma da come è raccontata la storia qualche bambino più furbo potrebbe aver capito che il problema vero sono i troppi bambini (nella storia non è esplicito ma si intuiscono tassi di fecondità di oltre 4 tipici di 150 anni fa quando almeno 2 per familgia morivano prima dei 10 anni), cosa sommamente vera se la storiella fossa ambientata nell'africa di oggi o nel medioriente, mentre da noi la storiella andrebbe modificata sia nel senso dei tanti ottuagenari ed ancoro di più nel senso dei tanti non proprietari ne di barche ne di terreni che vengono però puntaualmente a bussare alle porte dei produttori primari ( terziari di stato e inclusi nel welfare di stato)...

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  4. L'oceano di chi è?
    Di tutte le nazioni del mondo?...
    e allora non è di nessuno!

    Tutti lo sfruttano a più non posso.

    E' un problema globale (mondiale) e richiede una struttura globale che in realtà non c'è (l'ONU non ha potere d'imporre niente a nessun Paese sovrano, a parte forse qualche sanzione).

    Quando molti dicono che la globalizzazione è il male odierno,
    a me mi viene da pensare che:
    ma i problemi globali come faremo a risolverli, se non c'è una struttura globale che detta le regole e le fa rispettare?!

    Chiaramente per globalizzazione spesso si intendono cose diverse (globalizzazione dei capitali e del lavoro); e si ha paura di un "Nuovo ordine mondiale".

    Ma io penso che: un Nuovo Ordine Mondiale sia "necessario", il problema se mai è come farlo in modo che una piccola minoranza non goda di troppo potere e ricchezza, rispetto alla maggioranza della popolazione.

    Ma... di questi tempi, parlare di:
    1) globalizzazione
    2) ordine mondiale
    ...

    è come parlare del diavolo!

    Ognuno vede i problemi incombenti e vuole soluzioni semplici...
    il fatto è che sia il problema che la soluzione, invece, sono complessi!

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  5. professore, mi meraviglia!!! E' passato dalle rinnovabili al risparmio tipico delle società dove la sussistenza era legge di sopravvivenza. E' proprio il caso di dire:"Beati gli umili, perchè di essi è il regno dei Cieli". Beh, erano i poveri in spirito, ma così è più chiaro. Non facciamo del casino anche noi, "poveri" mortali, che già ci pensano gli immortali.

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  6. http://web.uniroma2.it/module/name/Content/navpath/HOM/action/showpage/content_id/21624
    Bella parabola.
    Forse mi sbaglio ma mi pare sia riferita all'utilizzo dei restanti combustibili fossili per produrre pannelli solari.
    Recentemente ho letto di energia solare prodotta tramite un inchiostro al grafene. Se fosse effettivamente quello che viene dichiarato nel link sarebbe una rivoluzione. Ma perché allora nessuno ne parla?
    Angelo

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