Benvenuti nell'era dei ritorni decrescenti


venerdì 6 maggio 2016

Il cambiamento climatico spazzerà via 2,5 trilioni di dollari in patrimoni finanziari.

Da “The Guardian”. Traduzione di MR (via Cristiano Bottone)

Le perdite potrebbero volare a 2,4 trilioni di dollari è distruggere l'economia globale, nello scenario peggiore, suggerisce la prima modellizzazione economica




L'impatto economico del cambiamento climatico potrebbe devastare l'economia mondiale, secondo uno studio della London School of Economics (LSE). Foto: Carlo Allegri/Reuters

Di Damian Carrington

Il cambiamento climatico potrebbe tagliare il valore dei patrimoni finanziari mondiali di 2,5 trilioni di dollari, secondo la prima stima proveniente dalla modellazione economica. Negli scenari peggiori, spesso usati dai legislatori per verificare la salute finanziaria delle aziende e delle economie, le perdite potrebbero aumentare vertiginosamente a 24 trilioni di dollari, o il 17% dei patrimoni mondiali, e distruggere l'economia globale.

La ricerca ha anche mostrato il senso finanziario dell'intraprendere un'azione per mantenere il cambiamento climatico diminuirebbe a 315 miliardi di dollari in meno, anche includendo i costi del taglio delle emissioni.

“Il nostro lavoro suggerisce agli investitori a lungo termine ci andrebbe meglio in un mondo a basso tenore di carbonio”, ha detto il professor Simon Dietz della London School of Economics, l'autore principale dello studio. “I fondi pensione dovrebbero essere al vertice di questo problema e molti di essi lo sono”. Ha detto, tuttavia, che la consapevolezza nel settore finanziario è stata bassa.



Mark Campanale del thinktank Carbon Tracker Initiative ha detto che le perdite finanziarie reali dovute al riscaldamento globale incontrollato potrebbero essere più alte di quanto stimato dal modello finanziario che sta dietro al nuovo studio. “Potrebbe essere molto peggio. La perdita di capitale finanziario potrebbe essere molto maggiore e rapida delle perdite di PIL [usate per modellare i costi del cambiamento climatico nello studio]. Basti guardare al valore del gigante del carbone Peabody Energy. Valeva miliardi di dollari solo pochi anni fa ed ora non vale niente”.

La Banca d'Inghilterra e la Banca Mondiale hanno avvertito dei rischi del cambiamento climatico per l'economia globale e il G20 ha chiesto all'International Financial Stability Board di investigare il problema. A gennaio, il World Economic Forum ha detto che una catastrofe causata dal cambiamento climatico era la minaccia potenziale più grande all'economia globale nel 2016. “Gli impatti fisici del cambiamento climatico sono un rischio sistemico su scala di massa”, ha detto Ben Caldecott, il direttore del programma di finanza sostenibile dell'Università di Oxford. “Gli investitori possono fare molto di più per differenziare fra aziende più o meno esposte e possono aiutare a ridurre il rischio per l'economia globale sostenendo azioni ambiziose per il cambiamento climatico”.

Il nuovo studio pubblicato nella rivista peer-review Nature Climate Change, ha usato la modellazione economica per stimare l'impatto del cambiamento climatico incontrollato. Ha scoperto che in quello scenario, i patrimoni oggi erano effettivamente valutati in 2,5 trilioni di dollari, ma che c'era una possibilità del 1% che la sopravvalutazione poteva essere di 24 trilioni di dollari.


Una strada di York, Regno Unito. Gli eventi meteorologici innescati dal cambiamento climatico hanno un'ampia gamma di impatti sull'economia nel suo complesso. Foto: Jeff J Mitchell/Getty Images

Le perdite sarebbero causate dalla distruzione diretta dei patrimoni da parte di eventi meteorologici estremi in aumento ed anche da una riduzione dei guadagni da parte di coloro che vengono colpiti dalle alte temperature, dalle siccità e da altri impatti del cambiamento climatico. Se viene intrapresa un'azione per affrontare il cambiamento climatico, lo studio ha scoperto che le perdite finanziarie sarebbero ridotte in generale, ma che altri patrimoni come le aziende di combustibili fossili perderebbero valore. Gli scienziati hanno mostrato che gran parte delle riserve di carbone, petrolio e gas di cui tali aziende sono proprietarie dovranno rimanere nel sottosuolo se l'aumento globale della temperatura deve essere mantenuto al di sotto dei 2°C. La capitalizzazione totale in borsa delle aziende di combustibili fossili oggi è di circa 5 trilioni.

“Non c'è nessuno scenario in cui il rischio per i patrimoni finanziari non siano colpiti dal cambiamento climatico. S tratta solo di fiction”, ha detto Dietz. “Ci saranno vincitori e perdenti”. I grandi investitori come il fondo d'investimento statale norvegese – il più grande al mondo – hanno già iniziato a svendere le azioni ad alta concentrazione di carbonio come le aziende del carbone. Gli investitori sono anche stati avvertiti sull'investimento in nuove centrali a carbone e a gas dopo il 2017 da un secondo nuovo studio. La ricerca mostra che per centrare l'obbiettivo dei 2°C, non può essere costruita nessuna nuova centrale che emetta carbonio da nessuna parte nel mondo, a mano che non vengano subito dopo chiuse o dotate di tecnologia di cattura e stoccaggio del carbonio.

“Gli investitori che mettono soldi in nuove infrastrutture che emettono carbonio devono farsi domande difficili riguardo a quanto tempo potranno operare quei patrimoni e valutare il rischio di future chiusure e cancellazioni”, ha detto il professor Cameron Hepburn dell'Università di Oxford.

18 commenti:

  1. beh, se cominciano ad accorgersi che la catastrofe climatica porterà comunque il collasso economico, negandola o meno, forse cominceranno a fare qualcosa per fermarla o attenuarla. La crisi economica, prima del 1° mondo, ora globale, innescata dal 2008, mi pare vada in questo senso, ma da qui a ridurre i consumi globali dell'80% ce ne vuole. Sventolare la carota della crescita davanti al muso del somaro-locusta, per tenerlo buono, e contemporaneamente sperare di salvare capra e cavoli, non è fattibile, nè possibile. Però nemmeno io saprei come raddrizzare questa situazione, senza mettere alla fame e alla disperazione mld di persone, forse tutti i mld.

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    1. I patrimoni di cui parlano non sono mai esistiti a prescindere dal "cambiamento climatico" (piu' caldo o piu' freddo poi? meglio non sbilanciarsi, cosi' va sempre bene).
      Quei patrimoni sono fittizi, fanno parte dell'esplosione del debito universale sotto forma contrattualistica e privo di ogni "sottostante" valido, che fa credere al mondo di essere molto piu' ricco di quello che in realta' e', e coll'indebitare tutti in modo complessivamente impagabile li fa correre come criceti impazziti nella gabbietta.
      Lo stesso trucchetto, piu' in piccolo, lo hanno fatto le banche italiane per erogare prestiti a norma di legge, pur non avendo nulla da prestare: hanno accantonato una parte di quei prestiti a garanzia dei prestiti stessi, costringendo i sottoscrittori del debito ad acquistare, con una frazione del prestito erogato, azioni ed obbligazioni della banca stessa... (tanto col sistema a "riserva frazionaria" basta un decimo di capitale a garanzia del prestito per essere "a norma di legge").
      Hanno fatto queste cose alla luce del sole come se fosse ovvio che si fa cosi', e non mi risulta che la pratica sia stata nemmeno a posteriori riconosciuta per quello che e', un truffaldino gioco dei tre bussolotti, e quindi condannata e osteggiata. L'unica cosa che gli viene rimproverato e' di essere falliti. Non sono stati ancora abbastanza furbi, evidentemente.

      Sottovalutiamo la "creativita'" disinvolta, stolta e delinquenziale, dei gestori dell'economia a tutti i livelli, che qualcuno, di solito loro stessi, ha l'improntitudine di definire "scienza".

      E' molto piu' probabile che mettano in giro queste voci, cui si riferisce l'articolo, per poter dare la colpa al "cambiamento climatico" del casino immondo che hanno combinato e farla franca, che non il contrario. Perche' questo tipo di furbizia agli "operatori finanziari" non manca proprio, loro sulle voci e "rumors" diffusi ad arte speculano e guadagnano alla grande, manipolare il mercato e' la loro specialita'.

      Il crollo attuale del prezzo del petrolio e' probabilmente in gran parte dovuto alla precedente bolla generata dall'eccessivo allarme sulla sua imminente fine, propagato ed amplificato ad arte dagli speculatori del relativo mercato. Che il petrolio prima o poi finisce lo si sa da sempre, e' ovvio, non e' una cosa che si scopre il bel giorno che se ne accorge la finanza internazionale, anzi.

      E per il clima e' la stessa cosa, e' ovvio che cambiera', cosi' come e' ovvio che non sara' l'allarme della finanza a salvarci da questo. Anzi, quelli prima hanno creato il problema, e adesso ci vengono a piangere sulla spalla e si propongono come risolutori. Diffidare.

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    2. I vincoli climatici impongono che si passi in tempi brevi (50% entro il 2028) a fonti energetiche rinnovabili.
      Poiché ci sarà meno energia disponibile, anche l'economia subirà un netto ridimensionamento.
      "Per quanto riguarda l’Italia, il nostro paese è uscito da una recessione di sei anni solo nel 2015, e all’inizio del 2016 registrava ancora un tasso di crescita di poco superiore a zero. E gli effetti si vedono: produzione industriale al -25 per cento e PIL al -10 per cento rispetto ai livelli del 2008, "
      http://sbilanciamoci.info/cosi-lausterita-ha-distrutto-leuropa/
      Angelo

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    3. Kennedy svincolò negli anni '60 il dollaro dal valore dell'oro detenuto a fort knox per permetterne la stampa in quantità infinite. Queste hanno funzionato da catalizzatore per l'economia capitalista, permettendo lo sfruttamento delle risorse, petrolio in primis. Esaurendosi queste, mi dici a cosa serve tutto questo denaro, pardon debito? Mi dicevano i vecchi di 40-50 anni fa, che andavano a opera (saltuariamente per mietitura, vendemmia ecc.), che venivano pagati con un pane, una forma di formaggio, che soldi non ce n'erano. La nostra mentalità è frutto della ricchezza comparsa collo sfruttamento delle risorse cominciato nei primi anni del secolo scorso e sviluppatosi più che altro nel dopoguerra. Non so se si potrà tornare indietro, ma se c'è voluto un secolo per arrivare a questo punto, secondo il nostro prof e il suo amico Seneca, non so se ne avremo il tempo e la possibilità.

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    4. Infatti, quei personaggi parlano di soldi come se fossero l'oggetto, e non il simbolo che lo rappresenta.
      Ma il punto caratterizzante non e' "l'economia capitalista", e' l'economia del debito: un'economia in cui si stampa denaro a manetta, e' anche intrinsecamente un'economia in cui dilaga il debito, dato che il denaro e' credito, e per ogni credito (fittizio) che viene creato, si crea un debito (fittizio) corrispondente da qualche altra parte, che per essere ripagato fa correre i debitori come pazzi per cercare di ripagare il debito, dato che il debito sara' anche fittizio, ma andatelo a dire all'agente di equitalia e al curatore fallimentare. Questo ha fatto crescere da matti, e ad ogni costo, l'economia, negli ultimi decenni. E' l'economia del debito, il problema (o la soluzione verso lo sviluppo ad ogni costo, a seconda del punto di vista).
      Avete notato che in italia per quanto ci si sforzi a rincorrerla, l'asticella del debito si sposta sempre un po' piu' in la'? Appunto... Sono decenni che ci prendono in giro.

      Sessant'anni fa per quattro mura in cui abitare si chiamavano i parenti a dare una mano, si buttavano su in un mese, si faceva qualche debito per i materiali ma il tutto si ripagava al massimo in qualche anno.
      Ora, che siamo MOLTO piu' ricchi sulla carta, ci vuole un mutuo che costa quanto un intero stipendio, che dura trent'anni. SArebbe questo l'aumento di ricchezza? L'unica cosa che e' aumentata e' il debito generale che incatena tutti, per l'aumento di potere di chi lo intermedia e lo garantisce (Stato per primo, poi le banche, che sono ad esso consustanziali).

      Molte istanze ecologiste assiomatiche fungono, contro ogni aspettativa e speranza di chi le sostiene, solo da "utile idiota" per renderci sempre piu' prigionieri.

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    5. Sostenere che "Il crollo attuale del prezzo del petrolio e' probabilmente in gran parte dovuto alla precedente bolla generata dall'eccessivo allarme sulla sua imminente fine, propagato ed amplificato ad arte dagli speculatori del relativo mercato", mi sembra un po' generico e fumoso. Più realistico sembrerebbe affermare che l'ascesa folle del prezzo del petrolio WTI fino a 144$ nel 2008 è stato il combinato disposto di vari fattori: avvicinarsi del picco del petrolio convenzionale (se non già superato) che comportava per questo costi di estrazione maggiori e incrementi dei quantitativi via via minori (offerta che cala o cresce meno e costa di più); economia mondiale in espansione fin dal 2000 per l'entrata in gioco del gigante cinese (domanda che tira garantita dall'espansione del debito, a sua volta resa possibile dall’energia del petrolio disponibile in grandi quantità a basso costo); e, ovviamente, sciacalli della speculazione, che fiutarono l'euforia generale e spinsero ulteriormente in su i prezzi. Per contro il crollo attuale (iniziato nel settembre 2014) è figlio illegittimo probabilmente di più padri e madri: dal lato della domanda, entra in scena il petrolio non convenzionale (shale oil) sull'onda dei prezzi alti di vendita per cui partono investimenti (a debito, finanziati dalle banche) in estrazione e la produzione aumenta; ma l'economia (lato domanda), già schiacciata dalla crisi del debito iniziata nel 2008 (la cui espansione è stata resa possibile, come detto, dall'abbondanza di energia a basso costo data dal petrolio), non può permettersi di sopportare per tempi lunghi un barile a 100$ e dunque crolla la domanda, e quindi il prezzo, fino al minimo del febbraio 2016 di 27$. Nonostante una domanda debole (e molti pozzi shale chiusi, essendo un processo costoso sta in piedi solo con alti prezzi del petrolio) la produzione (offerta) è stabilmente superiore, molto probabilmente perché si produce in perdita e si pompa petrolio per ripagare il più possibile gli investitori dei debiti contratti, tagliando al contempo gli investimenti in ricerca e su nuove tecnologie estrattive per ridurre le perdite. Questo farà perdere capacità estrattiva futura, man mano che i pozzi non convenzionali, ora sfruttati, verranno chiusi. Quindi in un futuro prossimo si potrebbe avere un contrasto forte e schizofrenico tra un petrolio scarso (sia perché si è probabilmente superato il picco e quindi ce n'è sempre meno da estrarre e in maniera più costosa, sia perché non si è investito oggi per trovare nuovi giacimenti e in nuove tecnologie) che richiederebbe prezzi via via più alti per sostenersi, e una domanda (l’economia globale) sempre meno disposta a pagarli (e con sempre meno possibilità di indebitamento per poterlo fare), ma che per questo si vedrà ridurre l'energia disponibile per la crescita economica. Dopo tre mesi, ad oggi, il prezzo del barile è già quasi raddoppiato a 45$, che sia un segnale?
      Se non interverranno fonti energetiche alternative, rinnovabili, diffuse e a basso costo, l'economia si avviterà spinta anche dal cambiamento climatico, dalla distruzione degli ecosistemi (da dove l'economia preleva risorse) e dalla sovrappopolazione.

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    6. se un nuovo Marx venisse, cambierebbe l'obiettivo del nemico del proletario dai padroni delle fabbriche ai padroni del debito o capitale fittizzio. Penso sia la naturale evoluzione del capobranco preistorico, al capo della tribù, al re del neolitico, all'imperatore romano o cinese, al feudatario, fino ai capi d'industria, che sono ora solo lo spauracchio per le allodole, mentre oggi il potere è concentrato in modo velato e subdolo nei burocrati che gestiscono il capitale ed il debito. La cosiddetta classe media ha gli anni contati causa esaurimento risorse, ma il potere ha bisognio di questi allocchi arricchiti, per continuare il dominio e gli darà in pasto crescista, crescita, crescita. Come vedi i prigionieri sono mld, fino alla fine de mondo sin dalle poche migliaia della preistoria. Vedere questi esseri svuotati di ogni valore, correre dietro a vanità inutili, mi dà un grande dispiacere, ma è così che li vuole il potere: come dici tu, "utili idioti", da mandare all'inferno, quando il potere lo vorrà.

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    7. Credo che ne avrebbe da scrivere, il nostro Marx, perche' il debito, ovvero l'obbligazione, e' consustanziale alla natura umana, e il denaro "fiat" e' solo l'ultima delle sue incarnazioni che ha permesso, nel bene e nel male, di renderne piu' comoda, efficiente, universale e pervasiva la presenza, fino all'attuale "zero virgola" e al predominio delle informazioni economiche nei notiziari e nelle universita'.
      Qundi c'e' da chiedersi se avrebbe davvero potuto andare altrimenti: non e' detto, e comunque non di molto.
      Marx probabilmente semplificherebbe come al suo solito, affermando che eliminando l'effetto, si elimina la causa.
      Resta il fatto che in una certa misura, obbligazione=schiavitu'.
      L'altra schiavitu' del nostro tempo, l'altra asticella che alziamo continuamente e' quella della complessita', in un continuo rincorrersi fra aumento di necessita' di risorse della massa umana sempre piu' numerosa ed esigente, e stratagemmi sempre piu' complessi per ottenerla. Ma anche in questo caso, sembra piuttosto assodato che l'intero mondo vivente funziona cosi', verso l'aumento di complessita', e infatti, recentemente, nel mentre aumentiamo sempre di piu' la nostra, di complessita', in qualche raro caso ci poniamo delle domande e prendiamo coscienza con qualche preoccupazione della possibilita' che diminuisca quella del mondo in cui viviamo (aumento entropia, calo del numero di specie).
      Ma in in realta' la propagazione dell'uomo moderno funziona da sempre cosi': dove si stabilisce, si tratti di campagna o di citta', di casa colonica o megacondominio, di singolo individuo o di societa' organizzata (quest'ultima ovviamente MOLTO piu' efficiente) egli cancella l'ordine nella complessita' precedente (che vede come caos e disordine) e lo sostituisce col suo. In ogni caso con le migliori intenzioni.

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    8. "egli cancella l'ordine nella complessita' precedente (che vede come caos e disordine) e lo sostituisce col suo"

      il problema e' che non essendo questo nostro "nuovo ordine" un ordine spontaneo, richiede da noi sempre maggiori intromissioni (non necessariamente sforzi) per essere mantenuto.
      Dovremmo percio' chiederci: la somma delle nostre istanze si muove verso un maggiore ordine spontaneo, oppure verso un ordine ancora piu' costretto? Possiamo davvero scegliere fra l'uno e l'altro? Se lo possiamo, cos'e' che vogliamo e stiamo perseguendo davvero?

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  2. Il mio commento e' posto in una domanda.
    Puo' la tecnologia Keshe aiutarci concretamente
    ad affrontare i danni portati all'ecosistema globale dai cambiamenti climatici ?

    V.:

    LA TECNOLOGIA KESHE MEHRAN T. KESHE E IL SUO “SPACESHIP INSTITUTE” ALLA SCHOOL OF MANAGEMENT DELLA UNIVERSITA'LUM International Web Post - ...

    www.internationalwebpost.org › contents

    02 mag 2015 - ... di acqua, la mancanza di energia, i cambiamenti climatici, le malattie, tramite l' uso di speciali reattori ...

    e

    keshe: tecnologia opensource - Iconicon

    www.iconicon.it › Home › Design&Tech

    24 nov 2015 - Come dichiarato ancora molto tempo fa, la Keshe Foundation continua nel suo programma per...

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  3. Visto l'attuale grado di concentrazione finanziaria, simile a quella dei primi anni del XX secolo e che vede l'1% della popolazione più ricca possedere quasi tutto il parimonio mondiale, beh allora, solo sotto questo punto di vista, la catastrofe climatica forse non è l'evento peggiore.

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    1. "l'1% della popolazione più ricca possedere quasi tutto il parimonio mondiale"

      Quello che possiedono e' non il 99 per cento, ma 10, 100, 1000 volte l'intero patrimonio mondiale: tanti bei pezzettini di carta, o "scritture elettroniche certificate", che fa piu' figo, che si sono scambiati l'un l'altro come una volta le figurine dei calciatori i bambini, con su scritto:

      "il possessore di questo titolo vanta un credito verso il mondo di 1000000000000000000000000000000000000000000000000000000 di dollari/euri pagabili al portatore".

      E' un sogno che sembra vero, e in un certo speciale senso lo e', solo finche' dormono tutti. La loro ricchezza e' nei nostri sogni.

      Contenti loro, contenti noi, contenti tutti.

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  4. Dicembre 2015: in pieno inverno, nell'Etna non c'era neanche un fiocco di neve!

    Maggio 2016: in primavera inoltrata, l'Etna è piena di neve!

    Inversione delle stagioni?
    :-)

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    1. qui a Pistoia i mesi invernali e pure aprile, come fu previsto dai centri di calcolo, hanno registrato da 1,5° a 3° sopra la media degli ultimi 30 anni, che sono stati già i più caldi della mia vita, perchè è stato a metà degli anni '80, che mi accorsi a pelle che qualcosa non quadrava più. Fatto poi confermato dal NOA, che registra le variazioni climatiche degli oceani. Il clima impazzito, di cui parli, è un sintomo del gw.

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    2. sì. in gennaio c'è stato un grosso rilascio di acqua dolce dall'ovest della Groenlandia .. l'acqua dolce poi si accumula a sud dell'isola formando una "bolla" fredda in atlantico. Che poi forma cicloni a nastro e li manda sull'Europa in primavera ed estate.
      Prevedo mesi con tempo molto instabile, picchi caldi e freddi a seconda delle saccature delle correnti a getto e delle onde di Rossby. Fortissimi temporali e trombe d'aria ogni volta che arriva un iimpulso freddo..

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    3. il blob atlantico colpirà più che altro l'Europa nord occidentale, ma speriamo che qualche rinfrescata arrivi anche da noi. Comunque lo scioglimento registrato in Groenlandia è 12 volte quello medio. Meditate, gente, meditate.

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  5. ah .. sui costi non c'è bisogno di usare il tempo futuro. Sta cominciando. Ora. https://youtu.be/iwYvqHjdwjQ
    Ironicamente a essere devastata ora è la città base dell'industria delle sabbie bituminose

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    1. Infatti sarebbe meglio usare il passato: mentre noi guardiamo al centimetro, negli ultimi 10.000 anni, man mano che si sono ritirati i ghiacciai dalla pianura padana, il livello del mare e' aumentato di circa 150 metri, e un tempo gli incendi spazzavano periodicamente superfici equivalenti ad intere nazioni di oggi, se e' per questo.
      Non riusciamo a vedere le cose nella loro globalita' e contenendo il nostro antropocentrismo neanche quando ci sforziamo di farlo...

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