Benvenuti nell'era dei ritorni decrescenti


lunedì 30 maggio 2016

Equità sociale e distruzione del Pianeta.


Una maggiore equità sociale viene sempre più spesso invocata dai piani basali ed intermedi della piramide sociale e con ottime ragioni.   Un simile livello di disparità non si era infatti mai visto, perlomeno nella storia della civiltà industriale.   Ma probabilmente neanche prima, sebbene i confronti con economie strutturalmente diverse siano difficili.

A scanso di equivoci, preciso subito che a mio parere questa è un'infamia che deve finire.   Ma il punto di questo post è un'altro. Molti sostengono che ridurre questa estrema disuguaglianza avrebbe importanti effetti positivi non solo sul piano socio-economico, ma anche su quello ambientale.    Siamo sicuri che sia così?


Equità sociale e consumi

Confronto fra reddito procapite (in azzurro)
ed emissioni di CO2 (in rosso).
Il punto principale di chi sostiene la sinergia fra riduzione dell’iniquità e degli impatti ambientali vi è l’ovvia osservazione che i ricchi consumano molto di più dei poveri.   Ciò è fuor di dubbio, ma quanto?

Che io sappia, non esistono studi che analizzano i gli impatti umani per classi sociali, ma un’idea molto approssimativa è possibile farsela confrontando i dati relativi ai diversi paesi.   A condizione di tenere ben presente che in ogni paese ci sono sia ricchi che poveri.

Un punto di partenza può quindi essere confrontare come variano le emissioni di CO2 (che possiamo considerare un indicatore correlato agli impatti complessivi) in rapporto al reddito pro-capite (dati Word Bank e Wikipedia rispettivamente).

Vista la carenza di dati a disposizione, faremo qui la grossolana approssimazione di considerare che il PIL sia indicativo del reddito.    In realtà sono due cose diverse, ma che possiamo considerare come abbastanza strettamente correlate.

Come c’era da aspettarsi, fra i due parametri c’è una correlazione, ma non univoca e non lineare.   Anche facendo astrazione da alcuni dati fortemente anomali, risulta evidente che le emissioni di CO2 aumentano con il reddito, ma in misura meno che proporzionale.   L'incremento delle emissioni è infatti molto rapido a fronte di modesti incrementi dei redditi molto bassi; poi salgono piuttosto lentamente, per tornare ad impennarsi presso i ricchissimi.    Fluttuazioni importanti dipendono da altri fattori quali clima, geografia, struttura sociale, tradizione, eccetera.

Ora, a titolo di esercizio mentale, prendiamo per buona l’indicazione che l’1% della popolazione mondiale si accaparra il 50% della ricchezza del pianeta.    Significa che circa 75 milioni di persone hanno un reddito pro-capite di circa 500.000 dollari l’anno.

Prima sorpresa, almeno per me.  Se la media è mezzo milione ed in questo novero vi sono almeno un centinaio di multimiliardari (dati Forbes), significa che fra i ricchi che sfruttano indebitamente il prossimo possiamo annoverare tutti coloro che guadagnano, diciamo, dai 200.000 $ l’anno in su.   Cioè anche un vasto numero di alti dirigenti pubblici e privati, grandi professionisti ed un sacco di altre persone che magari conosciamo personalmente.   E che, in alcuni casi, sono anche delle brave persone.

Immaginiamo adesso che, senza scatenare una guerra, sia possibile ridistribuire tutta questa ricchezza sul 99% dell’umanità.   Farebbero circa 5.000 $ a testa.   Anche a parecchi di noi abitanti del “primo mondo” farebbero molto comodo ed alla maggioranza della popolazione mondiale cambierebbero drasticamente la vita.   Miliardi di persone potrebbero finalmente permettersi di mangiare a sazietà, vestirsi decentemente, abitare in case anziché in  baracche, mandare i figli a scuola, curare i malati e molto altro ancora.   Altri, già più fortunati, potrebbero andare in vacanza o comprare una macchina. Con quali conseguenze per il Pianeta?

In prima ed estremamente grossolana approssimazione, possiamo classificare l’umanità in quattro meta-categorie:  I super ricchi (che abbiamo stimato essere circa 75 milioni), la “Middle Class”  (che secondo “The Economist" comprenderebbe circa la metà della popolazione attuale, cioè poco più di 3 miliardi), i poveri (che possiamo stimare per differenza in 2 miliardi) ed i miserabili (che secondo la FAO sono circa 1 miliardo).   Una ripartizione così sommaria è giustificata dal fatto che le emissioni di CO2 di queste categorie variano fra loro per ordini di grandezza.

Confrontando i redditi e le emissioni pro-capite per paese, possiamo infatti arguire che, probabilmente, I ricchissimi producono intorno alle 50 tonnellate di CO2 pro-capite/anno, i medi  circa 10 tonnellate, i poveri  intorno a 4 e i poverissimi qualcosa come 0,1.   Si noti che passando dalla quarta classe (miserabili) alla terza (poveri) vi è un incremento di 40 volte; dalla terza alla seconda di 2,5-3 volte, dalla seconda alla prima di 5 volte.

Ovviamente, l’auspicata maggiore equità sociale provocherebbe la scomparsa della classe dei miserabili e di quella de super-ricchi; promuoverebbe i poveri nella classe media mentre, all’interno di questa, ci sarebbe un sensibile spostamento verso l’alto del reddito, molto più sensibile dalla parte bassa e marginale da quella alta della categoria.

Ora, sottraendo le emissioni di coloro che perderebbero i soldi ed aggiungendo quelle di coloro che ne guadagnerebbero, possiamo molto approssimativamente stimare che l’operazione “Robin Hood” porterebbe il tasso di emissioni intorno ai 70 miliardi di tonnellate/anno, cioè quasi il doppio dell’attuale.

Non solo.   L’operazione comporterebbe una netta diminuzione della mortalità fra i poveri, provocando un brusco incremento nel tasso di crescita nella popolazione terrestre.   Incremento probabilmente aggravato dall'aumento della natalità che, di solito, si associa ad una visione ottimistica del futuro.

Comunque, una simile operazione, aumentando i consumi di miliardi di persone e riducendoli per milioni, aumenterebbe vertiginosamente la pressione su tutte le risorse residue (energia, cemento, tessili, cibo, acqua, ecc.), aumentando di conserva ogni forma di inquinamento.   Insomma, un brusco ritorno della crescita economica, con tutto ciò che ne consegue.


Equità sociale nei modelli

Scenario con limitazione delle nascite
ed equa distribuzione dei prodotti.
Si può facilmente obbiettare che il ragionamento pecca di eccessivo empirismo ed approssimazione.   Purtroppo è però coerente con le indicazioni che ci vengono da quello che ad oggi continua ad essere il miglior modello dinamico del sistema economico-ambientale globale.

Nell’edizione del 2004 (Limits to Growth: The 30-Year Update) il gruppo dei Meadows propose, fra gli altri, un scenario in cui si ipotizza ch,e a partire dal 2002, la natalità globale non superi la media di due figli per coppia e che venga praticato un efficace razionamento dei prodotti industriali ad un livello  del 10% superiore rispetto alla media globale del 2.000.   Vale a dire molto meno per i ricchi e molto di più per i poveri.

Rimandando al testo per i dettagli,  è interessante vedere che queste condizioni allungano la fase di picco delle curve della produzione e della popolazione, prolungando quindi il periodo di benessere per una ventina d’anni.   Dopodiché avviene comunque un collasso sistemico analogo a quello dello scenario BAU (Business as Usual, o "scenario base" che dir si voglia).

E si badi bene che la maggior parte di coloro che reclamano una più equa distribuzione dei beni si guardano bene dal parlare di un’efficace limitazione della natalità. Nel libro non viene illustrato lo scenario con ridistribuzione dei beni senza controllo delle nascite, ma non ci vuole molto a capire che la popolazione crescerebbe molto rapidamente, mandando rapidamente  in collasso il sistema.

Uno degli scenari del modello HANDY
Un secondo modello che, in qualche modo, prende in conto il livello di iniquità sociale, è il popolarissimo HANDY, prodotto da alcuni ricercatori della NASA.  
Sotto il profilo scientifico il modello ha enormi lacune. Ad esempio, considera la capacità di carico una costante e trascura le retroazioni fra sviluppo di una élite, aumento della complessità e capacità di dissipazione dell’energia da parte di una società.   Ciò porta a scenari anche assurdi, come quello in cui i predatori (l’élite) crescono anche dopo il collasso delle prede (la gente comune).

Tuttavia il modello ha il merito di essere il primo che tenta di inserire l’elemento sociale in questo tipo di modelli.   In attesa di meglio, possiamo penso prendere per buona l’indicazione di larga massima che livelli moderati di disuguaglianza tendono a rendere più stabili e resilienti le società.   A braccio, direi che un’occhiata alla storia conferma l’ipotesi.

Ciò è coerente anche con le indicazioni di Word3 e con quanto osservato nel paragrafo recedente.   Una società più coesa ed una classe dirigente più legittimata fanno infatti parte degli elementi che tendono a prolungare la fase di picco di una società, ma da sole non possono evitarne il collasso sistemico.   Anzi, quando siamo ampiamente al di sopra della capacità di carico, proprio la maggiore resilienza del sistema socio-economico finisce col giocare un ruolo negativo.   Tende infatti a ritardare il collasso, ma accrescendone la gravità che è funzione del tempo di permanenza al di sopra della capacità di carico stessa.

Del resto, un modello reale lo abbiamo già visto.   Per farsi un’idea basta osservare le curve di emissione degli USA e della Cina fra il 1990 ed il 2009.   L’economia USA ha arrancato fra una crescita del PIL tutta concentrata nella “topo class” ed un deterioramento dei livelli di vita della classe media.   Il risultato è stato una modesta riduzione delle emissioni.   In Cina il tenore di vita della maggior parte della popolazione è aumentato considerevolmente, con le conseguenze locali e globali che sappiamo.

Immaginiamo di fare il bis, con aggiunta la crescita demografica che i cinesi hanno finora contenuto efficacemente.

Qualcuno davvero pensa che la Terra potrebbe resistere?

Ridistribuzione dei redditi e politica

L’Impero Inca era per molti versi simile ad una società sovietica in versione neolitica.   I fondamenti del potere erano infatti una capillare militarizzazione dello stato e la venerazione per l’Inca (qualche secolo dopo si sarebbe parlato di “culto della personalità”).  Questo secondo fattore veniva mantenuto, fra l’altro, tramite un efficace sistema di tassazione che rastrellava a beneficio dell’erario tutto il mais non strettamente indispensabile ad una misurata sussistenza delle famiglie.   Parte di questo raccolto veniva quindi trasformato in birra e solennemente ridistribuito ai contadini in occasione di festività dedicate all'adorazione dell’Inca che, solo, era capace di donare la birra al popolo.

Questo è solo uno degli infiniti esempi che potrebbero illustrare il fatto che le élite che sono durate a lungo hanno sempre avuto molta cura nel ridistribuire una parte di ciò che accaparravano, in forme e modi tali da consolidare il loro potere.   Non per nulla proprio contro questi sistemi si scagliavano i fulmini dei marxisti e degli anarchici dell’800.

Una lezione che le élite attuali, perlopiù composte da pirati e sociopatici (con qualche rara eccezione) non sembrano in grado di capire.

E’ vero però che i miliardari sono ricchi ed io no, il che potrebbe far pensare che in materia di denaro e di potere la sappiano più lunga loro di me.   Ciò nondimeno, ritengo che una parziale ridistribuzione dei redditi avvantaggerebbe primi fra tutti i ricchi, consolidandone il potere.

In secondo luogo favorirebbe i poveri ed i medi la cui vita migliorerebbe, non solo sul piano materiale, ma anche per il ridursi di questa snervante sensazione di essere quotidianamente defraudati ed ingannati.

Tuttavia sarebbe un miglioramento molto temporaneo.   La crescita dei consumi globali e la crescita demografica che ne deriverebbe si rimangerebbero il vantaggio nel giro al massimo di un paio di decenni, se non prima per lo scatenarsi di un’inflazione incontrollabile.    Poi tutti precipiterebbero in un baratro ancora peggiore di quello che probabilmente ci aspetta.

Magari,  se lo si fosse fatto molto tempo fa poteva andare diversamente, ma si parte sempre dalla situazione attuale ed una lezione molto importante dataci da Donella Meadows è che gli stessi interventi, attuati in periodi diversi, possono avere effetti divergenti.   Ma anche cambiare la scala ed il contesto possono modificare gli effetti di determinati interventi.  

Cosa potrebbe infatti succedere se non tutti, ma un solo grande paese decidesse di praticare una drastica ridistribuzione dei redditi?    Siamo nella fanta-politica pura, ma possiamo azzardare qualche ipotesi.

Partendo dal presupposto che ciò aumenterebbe i consumi e consoliderebbe la struttura sociale, possiamo immaginare che il paese in questione vedrebbe una qualche ripresa economica ed una netta diminuzione della conflittualità interna.  Se la maggior parte della ridistribuzione avvenisse tramite alleggerimenti fiscali e miglioramento di servizi essenziali, si potrebbe assistere ad una vera, relativa, fioritura del paese in questione.   Ciò aumenterebbe il suo potere sugli altri paesi che avrebbero due opzioni possibili: imitarlo (ricadendo nel collasso globale di cui si è detto prima),  oppure combatterlo (provocando un brusco aumento di conflittualità internazionale, con tutte le conseguenze del caso).  

Dunque, oltre ad un'improbabile volontà in tal senso, sarebbero necessarie almeno tre condizioni:
La prima sarebbe essere in grado di evitare ogni crescita demografica che, inevitabilmente, finirebbe col rimangiarsi il vantaggio.   Ciò significa non solo controllo della natalità, ma anche evitare di investire troppo in servizi agli anziani per concentrarsi invece sul recupero di risorse vitali quali acqua, aria, biodiversità, cultura, ecc.    Ciò significa anche essere in grado di respingere i migranti attratti proprio dalla fiorente economia.

La seconda sarebbe ancora sigillare i confini, stavolta per evitare invece la prevedibile fuga di capitali e/o tecnologie.

La terza sarebbe che tale paese fosse in condizione di assicurarsi i necessari flussi di input ed autput, anche contro un possibile boicottaggio degli altri.  Anche con la forza, se indispensabile.

In altre parole, questo ipotetico paese sarebbe una grande potenza che limita la propria crescita, ma che neppure esita a sfruttare gli altri paesi.  Una cosa che potrebbe fare solamente un paese abbastanza grande da poter sostenere il confronto con tutti gli altri e che non lesinasse sulle spese militari.  Forse gli unici (sempre in termini fantapolitici) che potrebbero provarci sarebbero gli USA e la Cina.    Forse anche gli europei a condizione di far funzionare una vera federazione (questa si che è fantapolitica pura!).

Insomma un fenomeno geo-politico che non si è mai visto nella storia.   Possono assomigliarci un poco il Giappone Edo e la dittatura di Balaguer nella Repubblica Dominicana.   Ma, a parte che si trattò in entrambi i casi di governi molto autoritari (per non dire dispotici), non furono comunque in grado di garantire la propria sopravvivenza.  Il primo sopravvisse finché durò il suo isolamento, mentre il secondo finché fu protetto da una potenza coloniale (al caso gli USA).

Tornando sulla Terra, non solo la classe dirigente non mostra alcuna intenzione di ridistribuire il proprio reddito, ma se lo facesse accelererebbe  il collasso sistemico della civiltà industriale.   A meno che il processo non avvenisse abbassando i redditi dei ricchi, senza incrementare quelli dei poveri e, contemporaneamente, adottando drastici sistemi di controllo demografico.  

Ma questa è l’unica opzione in grado di unire tutti nell'essere contrari.






62 commenti:

  1. Mi viene in mente cosa diceva il Maestro quando parlava di cammelli e aghi.
    Sono passati parecchi secoli ma la lingua batte ancora dove il dente duole.
    Buona parte del discorso parla di ricchezza ma sappiamo che questa è fittizia. In realtà il denaro citato non esiste e in buona sostanza si tratta solo di pezzi di carta variopinti. Potrebbe non dico rifare i conti, ma almeno fornire un'indicazione del vero valore in mano ai più abbienti e ai paria? (Intendo quello che ha un corrispettivo nella realtà materiale e non fondato sui pagherò )

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    1. Circa il 3% della massa monetaria circolante è in banconote, il 97% sono numeri scritti su dei fogli di calcolo elettronici. Il giorno che ci saranno dei problemi seri sulle reti ci sarà da ridere. Quanta è la ricchezza reale? Domanda a cui davvero non so rispondere. In compenso posso dirti che la questione del cammello è un errore di traduzione dall'amarico in greco. In realtà il testo parlava di una qualità di corda che era fatta con pelo di dromedario. Comunque il significato non cambia.

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    2. Circa il 3% della massa monetaria circolante è in banconote, il 97% sono numeri scritti su dei fogli di calcolo elettronici. Il giorno che ci saranno dei problemi seri sulle reti ci sarà da ridere. Quanta è la ricchezza reale? Domanda a cui davvero non so rispondere. In compenso posso dirti che la questione del cammello è un errore di traduzione dall'amarico in greco. In realtà il testo parlava di una qualità di corda che era fatta con pelo di dromedario. Comunque il significato non cambia.

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    3. amarico? Aramaico: era la lingua di Gesù, che dopo gli aghi e i cammelli dice:" ciò che è impossibile agli uomini, è possibile a Dio". Comunque le elitè distribuiscono le ricchezze generate dai fossili in moltissimi modi: sanità, pensioni, 8xmille, 5xmille, ecc. mica sono scemi. Il panem et circenses domina e le politiche sociali, insieme ai media, sono la massima espressione del dominio delle elitè sulle masse. Qui da me tra pochi giorni cominciano 40 giorni di festeggiamenti, che garantiranno la rielezione al sindaco, scimunendo al massimo i poveri cervellini della massa. Così pigliano due piccioni con una fava. Guadagno e potere in un sol colpo. Diabolico, vero? A noi, poveri omuncoli non è possibile impedire questi piani demoniaci. Bisognerebbe farsi aiutare da Dio, come detto sopra, ma quelli che hanno questa grazia, sono i santi. Voi ne conoscete qualcuno? E' già un miracolo non essere scimuniti del tutto, almeno nella maggior parte dei momenti, non si può certo pretendere di più.

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    4. Scusa, Aramaico, certamente. Gli Amara non c'entrano un fico secco.
      Ciò a parte, concordo con quel che dici, ma il livello di "panem et circenses" attuale non basta più. In tempi di migragna chi vuole mantenere rispettabilità non può andare in giro a dire che non sa quante Lamborghini ha in garage. Questa roba funzionava alcuni anni fa, ma non funziona più adesso.

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  2. Mi viene in mente cosa diceva il Maestro quando parlava di cammelli e aghi.
    Sono passati parecchi secoli ma la lingua batte ancora dove il dente duole.
    Buona parte del discorso parla di ricchezza ma sappiamo che questa è fittizia. In realtà il denaro citato non esiste e in buona sostanza si tratta solo di pezzi di carta variopinti. Potrebbe non dico rifare i conti, ma almeno fornire un'indicazione del vero valore in mano ai più abbienti e ai paria? (Intendo quello che ha un corrispettivo nella realtà materiale e non fondato sui pagherò )

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  3. Articolo estremamente interessante (e terrificante). Solo qualche piccola riserva sui numeri. Anzitutto, 75 trilioni di dollari spalmati equamente su 7.5 miliardi di abitanti del pianeta fa 10000 dollari a testa: meglio di 5000, anche se non cambia l'ordine di grandezza. Secondo punto: se sommiamo i (poco più di) 3 miliardi della cosiddetta classe media ai 2 miliardi di poveri al miliardo di miserabili, si ottengono solo (poco più di) 6 miliardi di persone, mentre la popolazione mondiale è di circa 7.5 miliardi (i 75 milioni di ultraricchi praticamente non contano). Dove è finito quello che resta (almeno un miliardo di persone)? Infine, non è affatto chiaro il concetto di classe media: la classe media del primo mondo non è la classe media del secondo o terzo mondo. Comunque dettagli, rispetto al contenuto dell'articolo

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    1. Nella mia ipotesi (o meglio nella mia fantasia) non immagino di distribuire in parti uguali l'intero PIL mondiale, ma solo il 50% che attualmente (pare) orbiti intorno alle tasche di 75 milioni di persone. Ecco perché mi venivano 5.000 e non 10.000 $. Il miliardo circa di persone che mancano all'appello sono quelli decisamente benestanti, ma non ricchissimi ai quali 5.000 $ in più non cambierebbe lo stile di vita. Comunque, si tratta di cifre quasi a caso, tanto per far capire che un aumento consistente di equità a livello globale comporterebbe necessariamente un aumento della popolazione e dei consumi tale da fulminare qual che resta del nostro Pianeta.
      Non capisco però perché lo trovi terrificante, tanto non credo proprio che accadrà mai.

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  4. Credo che buona parte della ricchezza delle classi superricche sia in valori azionari: e' una enorme bolla che puo' scoppiare in qualsiasi momento, quindi praticamente non esiste se non per l'enorme danno che produrra' al momento dello scoppio, lo scoppio del sogno che si infrange.
    Anche solo a parlarne come stiamo facendo qui, e' come ci soffiassimo dentro per renderla ancora piu' grossa (e maggiore il danno al momento dello scoppio).
    Crescita! Crescita! Crescita! (e' questo che intendono quando la invocano tutti)

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  5. Io sono perfettamente d'accordo con la dichiarazione dei diritti dell'uomo di Diderot: però nel mondo di Diderot, con 1 miliardo di homo ed una agricoltura completamente organica...Come al solito post interessante che tiene a braccetto con l'esperienza dei commons..Rimanendo nel nostro orticello, prima fallisce lo stato italiano meno peggio è per il ceto produttivo privato del centro nord...

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    1. In realta' probabilmente le istanze di Diderot hanno funzionato solo perche' da quel momento e' cominciato un periodo di straordinaria crescita delle risorse disponibili e sfruttabili, sia come aumento di produttivita' sia come scoperta di nuove terre quais vergini e sfruttabili nelle americhe, che altrimenti vorrei vedere... fino al secolo di Diderot furono le carestie, le guerre e le pestilenze ricorrenti a tenere la popolazione stabile attorno a circa un miliardo per un intero millennio, non certo "l'armonia con l'ambiente". In Italia la popolazione, ancora nel 1600, calo' di un terzo nel giro di qualche decennio, dalla incredibile cifra di 13 milioni (tanti per la tecnologia dell'epoca) a 10, e rimase tale, stabile nella miseria, per quasi un paio di secoli: tramite carestie e pestilenze.

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    2. Hai ragione; volevo dire che sena considerare l'effetto serra, con le conoscenze attuali ed una transizione alle rinnovabili, c'è spazio per far vivere decentemente, naturalmente senza cosine tipo autobus ma solo strade ferrate, con una medicina di base senza gli antibiotici, con le conoscenze in permacoltura molti piu del miliardo di 300 anni fa; certo non 4 o5 ma forse 2,5-3.

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    3. dire alla gente di rinunciare all'80% dei consumi non è praticabile. Devono escogitare qualcos'altro e non sarà certo piacevole.

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    4. http://www.resilience.org/stories/2016-04-27/agroecology-now
      Prima di guardare al passato dell'agricoltura, guardiamo al presente
      E' un articolo lungo ma sfata molti luoghi comuni e opinioni infondate.
      Angelo

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  6. Coe al solito Jacopo fa una rticolo terroristico; non è vero che la redistribuzione sociale della ricchezza farebbe male semplicemente perchè redistribuire non vuol dire redistribuire la ricchezza attuale, come è adeso; per dirla in parole povere non si tratta di uniformare il numero di ferrari o anche semplicemente di auto procapite ma di modificare completamente il modello dei consumi; questa ineguaglianza è frutto del modo di produzione capitalistico e dei consumi da esso indotti che non sono necessari ma indotti dal meccanismo di accumulazione; non si tratta di dare a tutti lostesso numero du auto procapite ma di usare tutti i mezzi pubblici e questo induce un miglioramento generale ma una riduzione dei conusi totali; purtropo Jacopo e ahimè anche Ugo non riescono a vedere questa differenza e moltiplicano o dividono il mondo attuale della piccola borghesia italiana; post pessimo

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    1. Se questo post è pessimo,il tuo commento, Anonimo 31 Maggio 2016 08:47 è ancora peggiore, e ti spiego perché.
      Tanto per incominciare, é zeppo di errori ortografici, Coe invece che Come, adeso invece che adesso, lostesso invece che lo stesso, procapite invece che pro capite, du auto invece che di auto, conusi invece che consumi, sciatteria che da uno che taccia gli altri di terrorismo e cecità intellettuale, dovrebbe essere evitata come la peste.
      Poi, con parole povere, anzi povere parole, come ammetti tu stesso con falsa modestia, riduci tutto l'argomento del post all'uso privato dell'automobile, dichiarando che il solo adoperare i mezzi pubblici "e questo induce un miglioramento generale ma una riduzione dei conusi totali"
      affermazione innanzituto illogica e sgrammaticata , al posto di "ma" dovrebbe esserci un "quindi" od un "e" o un "anche" e oltretutto non seguita da alcuna descrizione di prova nei fatti.

      Per finire, che il tuo commento non merita lo spreco di altro tempo,
      come pensi di "modificare completamente il modello dei consumi"?

      Con l'imposizione, con la persuasione, con l'educazione o con la semplice attesa che le cose cambino per la loro intrinseca natura?

      Vedi, Anonimo 31 Maggio 2016 08:47, per migliorare qualcosa, bisogna almeno non cominciare a peggiorarla, impresa in cui puoi cimentarti la prossima volta che commenti.
      Solo che restando anonimo, a meno che tu non voglia chiamarti d'ora in poi Anonimo 31 Maggio 2016 08:47, sarà difficile riconoscere i tuoi progressi.

      Marco Sclarandis

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    2. secondo me la critica di Anonimo, nonostante tutte le sue sciatterie, centra in parte il bersaglio. Perchè una maggiore equità nella distribuzione della ricchezza non è possibile all'interno dell'attuale modello economico, e quindi richiede assolutamente un nuovo modello in grado di disaccoppiare il miglioramento delle condizioni di vita dalla crescita materiale. Tuttavia, come del resto ammette anche il movimento di decrescita felice, questo è teoricamente possibile nel mondo ricco ma non nel mondo povero: il miglioramento di vita dei poveri del terzo mondo fa inevitabilmente impennare la curva dei consumi e della predazione delle risorse del pianeta, quale che sia il modello economico dominante. Con le conseguenze descritte da word3. Avrei invece qualche perplessità sull'aumento della popolazione, perchè la natalità è esplosiva nei paesi economicamente arretrati e decresce in quelli più sviluppati; quindi non è affatto detto che un miglioramento delle condizioni di vita porterebbe avrebbe come probabile conseguenza un aumento della natalità. Temo che questo sia un punto talmente legato alle ideologie e ai miti locali da essere difficilmente prevedibile. Personalmente mi aspetterei un aumento della popolazione nella fase di euforia iniziale, seguito rapidamente da una riduzione della natalità nella fase successiva. Ammesso e non concesso che una fase successiva sia possibile, perchè la catastrofe finale potrebbe chiudere i conti prima della seconda fase

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    3. Anonimo quali mezzi pubblici di grazia ? solo i trasporti su ferro sono sostenibili, ergo tutti gli autobus non dovrebbero piu ricevere un euro di contributo pubblico...E cmq la questione va un tantino oltre la mobilità individuale: pensa solo all'agricoltura...Secondo me anonimo la natura si è messa in combutta coi capitalisti: che ne pensi ?

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    4. concordo, anch'io credo che è il modello sociale da cambiare con relativi costumi. Oltre tutto il pensiero di Simonetta consolida una idea di decrescita, il cui fine è evitare rivolte sociali e mantenere uno status quo. Spero non sia indicativo di un inizio di scollegamento tra la classe istruita e il disagio sociale )-:

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    5. "ergo tutti gli autobus non dovrebbero piu ricevere un euro di contributo pubblico"

      In realta' questo e' un aspetto veramente tragico e scandaloso dell'Italia, su cui la gente e' tenuta del tutto all'oscuro. Secondo i dati ufficiali il costo medio del servizio di trasporto pubblico locale e' circa 4 volte il prezzo del biglietto ufficiale (si va dalle oltre 5 volte in sicilia alle quasi 3 del veneto), il che significa che per coprire i costi il biglietto dovrebbe costare in media circa 6 euro, o piu' (12.000 lire per i meno giovani). La differenza e' coperta con la tassazione, che anche per questo e' fuori da ogni parametro di decenza, per i contribuenti. Chi userebbe mai un servizio pubblico locale se dovesse pagare il suo vero, intero, spropositato costo col biglietto? Nessuno, si andrebbe a piedi scalzi piuttosto. Ma col sistema di far pagare nella tassazione generale, senza che sia chiaro da dove vengono e dove vanno le risorse, avanti tutta cosi'. E la ggente continua a lamentarsi che non ci sono abbastanza autobus...

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    6. R "una idea di decrescita, il cui fine è evitare rivolte sociali e mantenere uno status quo." in totale disaccordo leopoldp;la decrescita ha il fine di preservare quanto più possibile degli ecososistemi, ad esempio con agricoltura sostenibile con rese molto inferiori alle attuali; le rivolte ci saranno cmq, anzi forse meglio prima bella rivolta fiscale da viterbo in su che una piu lenta morte per asfissia...

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    7. Risposta articolata:
      Per anomino (perché anonimo?) e Guido Rizzi. Certamente una sensibile ridistribuzione presupporrebbe un radicale cambio di paradigma socio-economico e culturale. Ma come ha giustamente osservato Guido, questo non impedirebbe ai consumi di aumentare. A meno che, come ho detto chiaramente, l'equità non la si faccia togliendo ai ricchi senza dare ai poveri. Cioè mediante distruzione sistematica della ricchezza che è proprio quello che sta accadendo in alcune parti del mondo. Ma nessuno che ci si trova è contento. Quali le conseguenze nei tempi lunghi si vedrà.
      La questione della popolazione è molto complessa e qualcosa in proposito ho pubblicato in passato su questo stesso bolg. Non è possibile qui discuterne, ma posso dirti che la "teoria della transizione demografica" descrive bene solo alcuni dei fenomeni reali, mentre per altri è del tutto inaffidabile.
      Per Leopoldo: non ti preoccupare, nel meccanismo di proletarizzazione della classe media c'è dentro anche una buona percentuale di laureati, professori ecc. E chi non c'è ancora ci sarà fra poco. Entro certi limiti, mal comune mezzo gaudio è anche vero.
      Per Winston Diaz. Dal momento che il trasporto pubblico contribuisce in molti modi al benessere della popolazione trovo giusto che sia sovvenzionato. Del resto, anche chi si sposta in macchina, se dovesse pagare tutte le spese che scarica sulla collettività, andrebbe a piedi.

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  7. Sono solo stupidi pezzi di carta colorati.
    Siamo in un periodo terribile.
    Stiamo distruggendo la serenità e la dignità della gente che ha perso tutto.
    I ricchi, sono dalla parte sbagliata.
    Il concetto di equità, va esteso a tutto il vivente.
    Noi esseri umani civilizzati, siamo dalla parte sbagliata.
    .----
    E' tutto il sistema che abbiamo creato, iniquo :
    la civiltà, è iniqua.
    .----
    La vera ricchezza, NON sono i soldi.
    La ricchezza è la serenità, e la condivisione, la tranquillità di avere davanti un futuro giusto per tutti, non solo fra esseri umani, ma anche per tutta la natura.
    I soldi e la proprietà privata, sono dei mostri che stanno rovinando e uccidendo il mondo.

    Gianni Tiziano

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  8. su Repubblica.it
    Turchia, Erdogan contro i metodi contraccettivi: "Il vero musulmano non li deve usare"

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  9. "La maggior parte di coloro che reclamano una più equa distribuzione dei beni si guarda bene dal parlare di un'efficace riduzione della natalità"

    Affermazione sacrosanta e spesso sottaciuta, relativa ad un atteggiamento che da solo è sufficiente a mostrare la totale inconsistenza teorico-pratica di ogni predica egualitarista di matrice ideologico-politico-religiosa...

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    1. Secondo i demografi, l'intero aumento della popolazione mondiale, di almeno un paio di miliardi, e' previsto accadere nei prossimi decenni in africa, unico posto al mondo dove vige ancora il costume dei 5-6 figli per donna. La riva piu' vicina su cui possono sbarcare e' la nostra. Siamo pronti ad accogliere 2 miliardi o piu' di profughi, anche solo di passaggio?
      L'atteggiamento che hanno i nostri politici riguardo a questo problema e' del tutto irresponsabile.
      Chi a suo tempo si oppose ad ogni forma di anche solo propaganda del controllo delle nascite (le varie chiese e i regimi dittatoriali) porta una tremenda responsabilita' per questo possibile e previsto cataclisma antropo-ecologico.

      http://www.neodemos.info/le-prospettive-demografiche-dellafrica-i-parte-un-quarto-della-popolazione-mondiale/

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    2. Sono totalmente d'accordo su questo punto. Senza voler azzardare profezie che risultano puntualmente sbagliate, diciamo che in qualche modo e ad un qualche momento ci sarà presumibilmente una "resa dei conti" anche dal punto di vista culturale e religioso. Non mi stupirei se questa influenzasse in modo notevole la cultura e la religione del prossimo secolo. Un problema che certamente non si pongono furbastri e dittatorelli, ma che non capisco come non si pongano i grandi capi religiosi. Tutti loro sono infatti persone di grandissima cultura e sono abituati a pensare ai tempi lunghi.

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    3. Queste considerazioni di Diaz risultano ragionevoli e condivisibili, sfortunatamente "chi a suo tempo si oppose ad ogni forma di anche solo propaganda del controllo delle nascite" generalmente non solo continua ad opporsi ma addirittura spesso e volentieri auspica/promuove politiche nataliste (gli esempi non solo in ambito politico e religioso-confessionale ma anche economico-turboliberista sono fin troppo evidenti...)

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  10. Pero' non si puo' scrivere un post del genere ignorando perfino la distinzione fra reddito e patrimonio.

    Quando si parla di disparita' di ricchezza si intende di patrimonio, suppongo. In ogni caso la cosa andrebbe specificata e analizzata, altrimenti e' facile trarre conclusioni del tutto inesatte quando non involontariamente truffaldine, controproducenti per la ragione sociale del blog.

    Si puo' avere patrimonio enorme ma reddito (che nel caso del patrimonio si chiama rendita) negativo e vivere da francescani producendo zero co2 (vedi il mitico supertaccagno proprietario dell'ikea e la sua spesa al discount dove si reca a piedi), cosi' come avere patrimonio zero ma reddito enorme, sperperando tutto in bagordi e conseguente produzione di CO2 e quant'altro di piu' negativo per l'ambiente.

    Di solito, anzi, in una societa' sana, e' proprio cosi', che chi ha patrimonio e' perche' ha risparmiato e risparmia, non spende e non ha speso in consumi e cazzate tutto cio' che ha guadagnato, mentre all'inverso in una societa' decadente e marcia come la nostra il risparmiare, il non spendere tutto cio' che si guadagna, e' considerato un attentato all'economia e alla societa'. Per cosa credete che il governo Renzi dia 500 euro agli insegnanti, ma a patto che abbiano spesi quelli elargiti l'anno prima? Perche' l'imperativo e' far spendere e consumare tutto e di piu', il piu' possibile, cosi' che aumenti il gettito fiscale dello Stato in modo che il governo possa vantarsi di non aver aumentato le tasse (in senso relativo, pur aumentandole in assoluto, ma tanto chi se ne accorge...).

    In sostanza il ragionamento, per quanto da me condivisibile nelle intenzioni, e' completamente sbagliato. Si utilizzano dati che fanno intendere che sia il patrimonio la fonte di tutti i mali ecologici, quando in realta' lo e' semmai di piu' il reddito disponibile e speso, che dal patrimonio puo' essere completamente slegato. Piuttosto, rimarco, dovremmo puntare l'indice sul fatto che il nostro Stato in particolare, attraverso mille imposte e regolamenti, sta facendo di tutto per COSTRINGERE chi possiede un patrimonio a farlo fruttare al massimo per produrre la solita CRESCITA che ben conosciamo, punendo con tasse patrimoniali sempre piu' salate chi non esegue il comandamento, chi non spende e consuma. E spinge chi ha un reddito o una rendita ad aumentarli sempre di piu' per stare al passo con l'aumento della spesa decisa collettivamente a livello centrale, la cosiddetta "spesa pubblica", fino allo strangolamento. Questa e' la realta' economica macroscopica corrente.

    Quindi, argomentazioni troppo semplificate come quella di questo post confondono le acque e spingono le persone a indurre lo Stato sempre piu' in direzione della "crescita", cosa di cui tutti gli economisti e politici main-stream sarannono riconoscenti.

    Ma non credo sia cio' che desidera nessuno qui dentro.

    Sulla disparita' della ricchezza, tempo fa capitai per sbaglio su questo articolo di questo sito un po' "colorito" che se non altro fa intuire come sia problematica e "politica" la sua definizione, come tutto cio' che concerne i "valori" e il "valore".

    http://leganerd.com/2015/11/19/ricchezza-poverta-lindice-gini/

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    1. Sono perfettamente d'accordo con te e per questo ho usato il PIL che è un indicatore di flusso e non un indicatore di stato. Lacunoso quanto ti pare, ma è l'unico che abbiamo. Mi sono infatti premunito di specificare che, per spiegare il ragionamento, avrei considerato il reddito (non il patrimonio) proporzionale al PIL, pur sapendo benissimo che sono due grandezze diverse e labilmente correlate. Il problema è che i dati sui redditi li ha solo il fisco (e neanche tutti).

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  11. Quindi: stiamo male ma dobbiamo essere grati ai magnasghei perché senza di loro staremmo anche peggio.

    "Il fatto è che noi villan
    e sempre allegri bisogna stare
    che il nostro piangere fa male al re
    fa male al ricco e al cardinale
    diventan tristi se noi piangiam".

    Ah beh!

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    1. No. Volevo solo dire che illudersi di poter salvare il mondo e l'umanità facendo una cosa così simpatica come ridistribuire la ricchezza non solo non succederà, neanche sarebbe bene che succedesse. La vi d'uscita sarebbe semmai ridurre drasticamente la ricchezza reale e fittizia, accettando il fatto che dobbiamo diventare meno numerosi e più poveri. Il fatto di diventare poveri tutti e non solo alcuni sarebbe, invece, molto auspicabile perché questo si che ridurrebbe sia gli impatti, sia la conflittualità sociale. Ma questo nessuno pare volerlo. Ora qualcuno mi accuserà di essere "pauperista". Pazienza.

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    2. Essere più poveri significa fra l'altro che pratiche come la dialisi o i trapianti ,per non parlare della ricerca e terapia delle malattie rare, sono un privilegio di una popolazione molto molto molto ricca.

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    3. "pratiche come la dialisi o i trapianti... che sono un privilegio" eccetera

      Dovremmo iniziare a chiederci se, assieme a mezzi pubblici, piste ciclabili e compagnia cantante, siano davvero un privilegio. Io non lo credo piu', si tratta di mezzi che si sono trasformati in fini, a loro volta trasmutando noi in mezzi.
      Tratto il bilancio finale, non hanno migliorato la nostra esperienza esistenziale, che quando va bene e' rimasta la stessa, tutt'al piu' illudendoci che con qualche altro piccolo sforzo si sarebbe compiuto il salto di qualita'... ma allora che dire di una specie, la nostra, che si e' affannata e si e' arrabattata fino allo spasimo per restare sempre al punto di partenza, e che per rendere sempre piu' potenti quei mezzi diventati fini, sta lentamente trasformando la propria esperienza sociale, e il mondo in cui vive, in un grande onnicomprensivo termitaio meccanicamente organizzato, di cui e' diventato impossibile essere elementi non funzionali? Il nostro mondo sociale e materiale, ma anche mentale, questo e' diventato, e ogni nostro ulteriore piccolo sforzo porta sempre in quella direzione.
      L'uomo e' l'unico animale superiore che usa la sua intelligenza per tentare di ritornare all'organizzazione (statuale) tipica delle societa' degli insetti (che peraltro molti, forse senza aver riflettuto abbastanza, considerano un valore)

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  12. Per quanto mi riguarda, redistribuire i redditi e/o i capitali tra la popolazione attualmente vivente NON è un atto d'equità nel momento in cui va a scapito delle generazioni future. Ergo si potrebbe proporre di redistribuire la ricchezza dei super-ricchi non sotto forma monetaria (che personalmente considero causa dei nostri problemi), ma sotto forma di infrastrutture generali atte a creare quella transizione energetica ed ecologica utili a riportare l'umanità all'interno dei limiti planetari ossia a spostare l'economia verso una maggiore sostenibilità. Passare alle energie rinnovabili, a sistemi di trasporto più sostenibili, a catene logistiche più corte e a modalità di produzione e consumo alimentare ed industriale più efficienti ed efficaci, ecc... condurrebbe ad un aumento del benessere diffuso contraendo il consumo di risorse. E questo mi pare il vero gesto d'equità, poichè tiene conto di tutti, non solo dei "presenti", ne solo dei "figli dei figli" ecc...

    Saluti

    Alessandro

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    1. Questa mi pare già una molto migliore idea. Ma per evitare contraccolpi al Pianeta, sarebbe necessario che questi interventi non comportassero in alcun modo un incremento della natalità e/o della longevità. Il che è considerato un'eresia o peggio da quasi tutti.

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  13. I ragionamenti scientifici possono essere tutti corretti, ma è l'impostazione dell'articolo che secondo me è proprio sballata: non dobbiamo pensare alla sostenibilità di un maggior consumo per tutti, ma sarebbe meglio invece ragionare di un mondo in cui con i consumi globali attuali, o meglio ridotti ad un livello sostenibile, tutti possano tirare a campare; questo si può (forse) raggiungere solamente con un equa distribuzione delle risorse.

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    1. Che è la conclusione dell'articolo: Una maggiore equità avrebbe effetti positivi solo a condizione di ridurre il tenore di vita del vertice della piramide sociale, non migliorando quello della base.

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  14. È di una logica disarmante che allargare a tutti l'accesso pieno alle risorse del pianeta sia ancora più devastante di come siamo messi oggi, sempre ammettendo di usare il paradigma della crescita infinita. È bastato vedere quello che è successo dopo aver fatto sedere, grazie alla globalizzazione, due bombe demografiche come Cina e India alla tavola dei commensali del pianeta. Un drammatico aumento della pressione antropica sull'ambiente e di fatto il picco di molte risorse planetarie.
    Figurarsi, appunto, estendere a tutti gli abitanti del pianeta l'accesso alle sue risorse. Che non succederà mai ovviamente, la competizione nella nostra specie, come in tutte le altre, travalica la nostra presunta intelligenza.
    Ergo, se già i limiti delle risorse ci pongono l'obbligo di decrescere fortemente nei livelli demografici, è ancora più prioritario abbandonare questo suicida paradigma economico in favore di uno che preveda una economia a stato stazionario. C'è qualcuno che crede a questa svolta indolore in tempi rapidi? Io no di certo. Dietro l'angolo c'è dolore a sufficienza per tutti, élite dirigenti incluse.

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    1. Penso anche io che uno scenario in stile "venezuelano" in senso molto lato sia una prospettiva abbastanza realistica per molti paesi, fra cui il nostro.

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    2. Storicamente, lo scenario di tipo venezuelano lo raggiungono molto prima e compiutamente i paesi che decidono di pianificarsi "in favore di un paradigma economico che preveda una economia a stato stazionario".

      Se l'eterogenesi dei fini conduce invariabilmente a questo esito, forse e' il momento di porsi delle domande. Forse il mondo non funziona come noi pensiamo, o vorremmo.

      Lo "stato stazionario" progettato e pianificato, porta al collasso alla prima perturbazione non prevista, a cui non e' in grado di adattarsi proprio perche' al momento del progetto si e' potuto tener conto solo delle perturbazioni note o prevedibili fino a quel momento.

      Ecco, con questo forse e' gia' possibile una piccola analisi: il sistema ipercomplesso che ci stiamo costruendo intorno, si costruisce la sua corazza di sicurezza tentando di eliminare i fattori imprevedibili, inglobando dentro al suo organismo omeostatico parti sempre piu' grandi di cio' che era esterno: ma questo non e' forse il motivo per cui le nostre societa' assomigliano, non solo materialmente, sempre di piu' a dei termitai? Cos'altro e', del resto, una citta'?

      Termitai le cui pseudo-individualita' trovano poi sfogo nello pseudo-mondo del web.

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  15. Mi trovo d'accordo con Jacopo, anche perché il 18/07/2015 proprio su questo blog,
    pubblicavo una mia analisi, intitolata:
    "Come sarebbe il mondo se...?"
    ci fosse stata una equa distribuzione delle risorse.
    http://ugobardi.blogspot.it/2015/07/come-sarebbe-il-mondo-attuale-se.html

    Chiaramente, si vede dai grafici che ho presentato, che il mondo (società umana) sarebbe già collassato da un pezzo.

    Il colmo di tutta questa storia è che:
    molti politici internazionali che contano (Vedi: Merkel) NON capiscono niente di queste problematiche e difatti, prima dicono a milioni di Siriani di venire in Europa, che li aspetta a braccia aperte, poi, qualcuno ha spiegato l'ABC di questi problemi alla Merkel, e ha fatto dietro front.

    Della serie, "Siamo nelle mani di nessuno!".
    Se chi guida l'Europa o grandi Paesi, non ha la più pallida idea di questi enormi problemi, come potremo mai risolverli?!

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  16. da circa dieci anni vi leggo, qualche volta commento, vi ammiro, specie Marco e Jacopo, per l'acutezza delle vostre riflessioni. Ma alla fine al problema della sostenibilità della società umana non c'è soluzione diversa rispetto alla assunzione di comportamenti da parte dei singoli individui frutto di una consapevolezza del limite che non può essere imposta per legge. Alternativa a questo salto "spirituale" è la guerra. Nel 1996 è stato prodotto il film il "Il Pianeta Verde" di Coline Serrau film in cui con molto equilibrio si racconta la ribellione del pianeta verso le cose della pubblicità e la scoperta che la vera crescita da perseguire è quella interiore e spirituale. Da quando l'ho visto la prima volta mi è rimasto nel cuore come il desiderio che prima o poi aumentando il numero di quelli che si accorgono dell'assurdità del nostro mondo inizi la ribellione a questo modo di concepire la presenza dell'uomo sulla terra. Un caro saluto

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    1. Nonostante moltissime desolanti apparenze, ci stiamo evolvendo con un crescendo esponenziale verso un nuovo equilibrio.
      E si tratta di decenni, mica di eoni.
      Anzi, chi più resiste al cambiamento non farà che agevolare sempre più quelli che lo vogliono facilitare.
      Nulla di mistico o trascendentale.
      Semplicemente è il cercare di salvare la ghirba con garbo, che salvarla con infamia o l'abbrutimento non sarebbe un bel vivere e nemmeno sopravvivere per chiunque.

      Marco Sclarandis

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  17. C'è redistribuzione e redistribuzione: 90 beoti che vanno alle Seychelles per fare il bagnetto consentono il volo che a 10 business men permetterà di aumentare ulteriormente le loro ricchezze (= utilità finale dei bisogni indotti). Togliere le terre a un latifondista di olio di palma che ammazza il mondo consente invece a 1000 famiglie un'economia di sussistenza e di conservare biodiversità...

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    1. No guarda le 1000 famiglie che campano con l'agricoltura di sussistenza hanno fatto molti più danni in amazzonia; una volta tagliata la foresta poi è tagliata, e l'humus viene dilavato facilmente dalle pioggie...Nel sud est asiatico, dove ci sono le coltivazioni principali di olio di palma , bisogna vedere s eprima c'èera la foresta vergine; nel madagascar,afrcia equatoriale ed aamzzonia le famglie di agricoltori di sussistenza si spostano come cavallette, visto anche che dopo 4-5 anni il suolo viene eroso dalle piogge e non produce più niente: almeno bloccare le multinazionali dell'olio di palma è più facile non usandolo più, per la'altro caso devi usare i fucili ettaro per ettaro.

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    2. C'è anche un'agricoltura compatibile con la foresta. E le coltivazioni estensive di palma da olio sono tutte a spese della foresta vergine, senza eccezione. Nelle piantagioni di palma non c'è vita naturale. I contadini dell'Amazzonia, poi, hanno diritto di vivere quanto me e lei (che per sopravvivere utilizziamo un suolo deforestato da almeno un millennio). Infine, non ho mai usato fucili e sono contario a che si usino per affermare le proprie ragioni.

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    3. se le 1000 famiglie hanno l'idea che la terra è poca (ma sufficiente per vivere indefinitamente) ma è loro e resterà loro stia tranquillo che faranno di tutto x conservarla produttiva come hanno sempre fatto i piccoli contadini. E chiunque viola le regole che a lungo andare diventano tradizioni contadine verrà combattuto ed escluso.
      Chiunque, singolo o multinazionale, umano o insetto che vuole massimizzare i profitti a breve termine con una cultura nomadica "mordi e fuggi" quale è diventato il rapace capitalismo liberista è una piaga e dietro lascia solo terra bruciata.
      Purtroppo in una cultura stanca e vecchia molti pensano a breve termIne: i vecchi per la breve aspettativa di vita, i giovani a cui vengono tolte prospettive economiche per il futuro, le aziende x una gestione ideologica stile "scrooge" ed i ricchi che giocano a "chi è il più ricco del reame?".

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    4. Aggiungo: l'articolo non fa altro che portare avanti l'argomento della "tragedy of the commons". Ma è da notare che da sempre le società si dotano delle leggi e dei poteri coercitivi x farle rispettare proprio per preservare i beni comuni (materiali e immateriali). È stato recentemente dimostrato che persino le colonie batteriche adottano dei meccanismi sociali per preservare le risorse e allungare la sopravvivenza della colonia!
      È una fantasia malata del capitalismo liberista americano l'idea della vita senza governo (il far west dove si viveva con 10 km di spazio e risorse infinite intorno non esiste più!). Guarda a caso i fenomeni "tragedy of the commons" avvengono proprio dove la società è competitiva, instabile e piena di disperazione e di ingordigia. Noi europei nella nostra lunga storia di convivenza e guerre, ricchezze e povertá , fame e abbondanza dovremmo averlo capito

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    5. NOn hai capito che non su tutti i suoli e non a tutte le altitudini è possibile praticare l'agricoltura: in amzzonia come in madagascar il suole fertile è sottilissimo e viene consumato entro 5 anni dal taglio della foresta originaria : dopo i 5 anni resta solo una steppa improduttiva,suscettibilissima alla erosione, che la foresta potrebbe ricolonizzare solo in molti millenni,speriamo: le famiglie di agricoltori di sussistenza allora si spostano ricominciando il giochino: sono delle cavallette...Questo almeno è vero per l'amazzonia e l'Africa, meno per il sud est asiatico...Ma il post originale l'hai letto ? Ti rifiuti di accettarlo perchè dice una verità scomoda ?

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    6. aggiungo ancora un recente studio: https://www.sciencedaily.com/releases/2016/06/160601151935.htm
      "Cooperation emerges when groups are small and memories are long". Penso che per cercare modelli di sostenibilità non dobbiamo cercare necessariamente lontano: la vita di villaggio medioevale lo era a un livello molto elevato (e molto molto stabile priva di eventi, povera e noiosa immagino. ma sostenibile).
      Sarebbe interessante riscoprire il ricchissimo patrimonio di regole , convenzioni e tradizioni di cui era dotata quella cultura (lenta e sostenibile) e che sono state svalutate con la rivoluzione industriale (veloce e sprecona).
      Ad esempio nei villaggi inglesi ogni contadino aveva piccoli appezzamenti personali ma il grosso era nei "commons" ed ognuno era tenuto a lavorarli per vari giorni alla settimana. Il provento era diviso tra tutti .. ma immagino che le regole x bilanciare il contributo fossero molto chiare e fatte rispettare.

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    7. "Cooperation emerges when groups are small"

      Un piccolo gruppo deve cooperare al massimo in primo luogo per non essere annientato dai gruppi con cui viene in contatto/conflitto. Noi europei non ce ne rendiamo piu' conto perche' da troppo tempo apparteniamo, in ogni Stato, ad un unico grande gruppo, che oggi si mostra in forma di Stato Mamma Onnicomprensivo che ci protegge come fa la mamma coi bambini, ma in cambio tutto regola e non ci lascia nessuna liberta' ne' responsabilita'. Cio' en passant costituisce il motivo per cui nelle societa' non ancora completamente regolate e formalizzate come la nostra e' importante far parte di un gruppo familiare numeroso, la "famiglia allargata": e' l'unica forma di "assicurazione sulla vita" contro le minacce esterne, che per il predatore apicale che e' l'uomo provengono sempre e solo da altri uomini, tanto piu' temibili come predatori, quanto piu' organizzati. I 70 anni di pace dall'ultima guerra ce l'hanno fatto dimenticare, ma basta molto poco perche' ci torni in mente.
      Se si osserva, le "famiglie allargate" litigano ferocemente al loro interno in tempo di pace, ma quando il pericolo esterno incombe, fanno prevalere su tutto (anche l'onesta' e la dignita'...) il legame del sangue. Vale anche per gli Stati, sebbene in tal caso il "legame del sangue" possa trovar succedaneo temporaneo in qualche "grande utopia".

      "Ad esempio nei villaggi inglesi ogni contadino aveva piccoli appezzamenti personali ma il grosso era nei "commons""

      L'inghilterra ebbe l'enorme privilegio di essere un'isola, con ottimo clima, terra fertile e soprattutto, in quanto isola, protetta dal mare. La russia, che ha un'enorme estensione di territorio ma zero barriere naturali, e' organizzata come un grande immenso esercito da quando esiste, il cui interesse prevale su ogni altro aspetto della societa'. E continua ad esistere solo perche' oltre ad un forte esercito, ha un pessimo clima, per cui il suo territorio e' poco appetibile.

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    8. Da "Guerre medioevali" Wikipedia
      "il grosso degli armati era composto di contadini, arruolati forzatamente o di mercenari. In alcune regioni, come l'Inghilterra alto medievale e la Scandinavia o la Spagna pure nell'Alto medioevo, gli yeomen (termine inglese per designare il libero agricoltore che coltiva il proprio fondo) davano vita ad una fanteria relativamente ben equipaggiata".
      Ai tempi di Carlo Magno ogni primavera era scandita da una campagna militare.
      Bisogna proprio ritornare al medioevo?
      Se saremo costretti a farlo, pazienza!
      Non oso pensare cosa potrebbe avvenire durante un simile percorso a ritroso.
      Angelo

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    9. se il dirupo di Seneca si fa ripido potremmo essere fortunati a riuscire a mantenere una civiltà medioevale. Interessante https://youtu.be/iHduMbabjFM che descrive il regresso in Inghilterra dopo l'Impero Romano.
      Si il problema del "piccolo è bello" (un movimento che in UK si chiama "Transition Towns" è che la riduzione della scala delle societá ed il debole coordinamento centrale provocano conflitti continui.
      Nota: oggi è un tempo di favolosa ed insostenibile ricchezza. Speriamo duri ma più dura peggio sará dopo.

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    10. Se "le famglie di agricoltori di sussistenza si spostano come cavallette", devo anche avere il coraggio di presentarmi al mondo. Loro sono cavallette, io chi sono?

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  18. Dopo il crollo finanziario del 2008 le diseguaglianze si sono accentuate.
    La globalizzazione e l'immigrazione mettono in pericolo le classi medie.
    Negli Stati Uniti la collera della "white working-class" rischia di portare alla Presidenza una mina vagante come Donald Trump.
    Di lui si sa che ama i combustibili fossili, (compreso il carbone) non ama l'eolico e il solare e crede che gli USA possano esportare petrolio e gas.
    A questo punto, l'amara considerazione e' che forse e' preferibile l'establishment.
    Angelo

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    1. Oppure che con Trump gli Usa si stiano buttando nel baratro prima che il baratro li raggiunga....

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  19. Mie personali considerazioni da semplice lettore del blog che ammiro per il coraggio di affrontare queste tematiche e di aprirci gli occhi.
    Le elite politico-economico-finanziarie di redistribuire non ne hanno nessuna intenzione. L'imperativo è crescere, come da comunicato post G7 appena concluso in Giappone. Le presidente della Fed ha recentemente dichiarato che non esiste miglior sistema economico di quello capitalistico (salvo ammettere di non aver capito che la crisi stava arrivando, come dire la crescita infinita ha ogni tanto qualche incidente di percorso). Ergo si continuerà a depredare risorse e a alterare il clima per concentrare ancora più ricchezza in poche mani (sia che vinca Trump che la Clinton secondo me), regalandoci probabilmente ancora 10/15 anni di "benessere" in una popolazione comunque in costante incremento; e poichè potrebbe aumentare di un altro miliardo o due secondo tante proiezioni demografiche, evidentemente la pressione antropica seguirà la stessa sorte anche senza redistribuzione. Dunque, salvo miracoli tecnologici o inverosimili autolimitazioni su scala globale, è alquanto probabile che avremo il privilegio di essere i primi homo sapiens a sperimentare lo schianto contro i limiti del pianeta.

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    1. Beh, questo "alquanto probabile" in realta` dipende dall'eta` degli homo sapiens in questione...

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    2. Giusto, ovviamente intendevo l'umanità sapiens nel suo complesso, per chi avrà la fortuna/sfortuna di arrivarci

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    3. "è alquanto probabile che avremo il privilegio di essere i primi homo sapiens a sperimentare lo schianto contro i limiti del pianeta."

      Noi europei contemporanei abbiamo questa ossessione solo perche' abbiamo vissuto i nostri precedenti 70 anni in tempo di pace e prosperita'. Praticamente tutta la popolazione europea non ha la piu' pallida idea di cosa sia una guerra o la carestia, e, anche a causa dell'enorme miglioramento dell'aspettativa di vita, crede di essere immortale, ha cancellato la morte dalla vita, la ritiene un fastidioso errore della natura e di un destino cinico e baro, incidente da eliminare e che potrebbe essere facilmente eliminato se non ci fosse il "complotto" di qualcheduno.

      Fino al punto che, quando muore il nonno centenario, fa causa all'ospedale.

      Quanti dei presenti che leggono ha mai saltato un pasto, un solo pasto, perche' costretti, in vita loro? Non solo nessuno ha mai saltato un pasto, ma ognuno consuma quotidianamente, per attivita' collaterali e perlopiu' del tutto inutili, una quantita' di calorie che potrebbero tenerlo in vita abbondantemente e tranquillamente per un mese.

      Le calorie che ci sono in un serbatoio di benzina sono le stesse che ci sarebbero se fosse pieno di olio di oliva o burro, i cibi piu' nutrienti, di pari peso (a un uomo ne basterebbero tre etti al giorno per un abbondante fabbisogno calorico).

      Per non parlare dell'inconsapevolezza dell'energia che viene consumata, quasi sempre per futilissimi e inutili motivi, solo premendo un interruttore o girando un rubinetto. Non si deve fare piu' la fatica nemmeno di innescare il fuoco accendendo un fiammifero, per non parlare del tagliare la legna e portarsela a casa.

      In altre parole, se l'energia a nostra disposizione si riducesse ad un decimo, ne avremmo ancora in grandissimo eccesso. La quasi totalita' di quella che consumiamo oggi non ci serve a nulla.

      O meglio serve a tenere in moto la macchina sociale del rapporto cliente-fornitore, consumatore-produttore, in caso di inceppamento della quale cominceremmo a scannarci MOLTO prima del sovvenire di qualsiasi altra avversita' oggettiva. A prescindere dal fatto che l'organizzazione sociale sia capitalistica, comunistica, neo-liberistica o teocratica. Questo e' il problema.

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    4. R "ha cancellato la morte dalla vita, la ritiene un fastidioso errore della natura e di un destino cinico e baro, incidente da eliminare e che potrebbe essere facilmente eliminato se non ci fosse il "complotto" di qualcheduno.

      Fino al punto che, quando muore il nonno centenario, fa causa all'ospedale." Copio ed incollo a caratteri cubitali; siamo al punto che le trasmissioni di stato tipo report, attribuiscono le multi-resistenze agli antibiotici agli allevamenti intensivi senza citare la fallacità degli ospedali, quando tutti gli operatori sanno che i pazienti con antibiotico resistenze multiple andrebbero semplicemente allontanati e disolati dagli altri pazienti e dagli operatori : è al collasso la morale basata sull'individuo, e la nostra ubris che ci ha fatto intervenire a gamba tesa negli utlimi 60 anni nell'equilibrio fra procarioti ed eucarioti che durava da 400 milioni di anni ha ormai risvolti tragico comici :la strada ormai è segnata, entro 15 anni la principale causa di morte nei cattivi paesi capitalistici non sarà più il cancro, "il male del secolo", quando lo stesso dawkins ricorda che da mondo è mondo 1/3 dei mammiferi muoiono per neoplasie per il nostro metabolismo veloce e la scelta fatta parecchi centinaia di milioni di anni fa di respirare ossigeno a livello intracellulare, ma a breve moriremo molto di più per polmonite batterica e similari. http://www.repubblica.it/salute/medicina/2014/04/30/news/resistenza_agli_antibiotici-84867869/

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