Benvenuti nell'era dei ritorni decrescenti


martedì 3 maggio 2016

Decrescita: cosa ci possiamo aspettare esattamente?

i limiti della decrescita
No, mi spiace, non so cosa succede sotto.
Tutti conoscono, o dovrebbero conoscere, “I limiti della crescita”, ma oggi credo che studiare i limiti della decrescita sarebbe ancor più interessante.   Quasi 50 anni or sono, infatti, si cominciavano ad avvertire i primi sintomi del graduale impatto con i limiti della crescita, mentre oggi si avvertono chiaramente le avvisaglie di una decrescita che sappiamo inevitabile, ma della quale non sappiamo molto.

Sempre più gente cerca di scrutare il futuro, ma la nebbia è davvero molto fitta. Neppure il formidabile Word3 ci può aiutare molto.   Se, infatti, la fase ascendente delle curve si è dimostrata molto affidabile, la fase discendente sappiamo già che non lo è affatto.   Lo sappiamo perché lo dissero chiaro e tondo, fin da subito, gli autori.   Per di più, il modello incorpora una teoria (la transizione demografica) che descrive efficacemente la crescita di una popolazione umana, mentre si è dimostrata del tutto inaffidabile nel descriverne anche solo le prime fasi del declino.
Dunque su cosa ci possiamo basare per fare delle ipotesi che non siano del tutto campate in aria?   Che io sappia non esistono, ad oggi, modelli affidabili di decrescita.   Esiste però una vasta conoscenza di come funzionano i sistemi complessi e su questa base si può lavorare. Non pretendo certo qui di sviscerare un problema così complicato.   Sarei già molto contento di riuscire a sollevare la questione affinché se ne occupasse chi dispone dei mezzi tecnici e finanziari necessari per affrontarlo in modo approfondito.

Da dove possiamo partire

Direi che i punti di partenza potrebbero essere i seguenti.
1 – Non abbiamo modelli di decrescita testati, ma sappiamo che il comportamento dei sistemi tende a restare costante fintanto che le condizioni al contorno lo consentono.   Quando si superano delle soglie, la medesima struttura produce effetti diversi, talvolta opposti, in ragione della diversa interazione con i sotto-sistemi a monte ed a valle.   Per fare un esempio pratico, il credito è un fattore di crescita economica fintanto l’estrazione di risorse è facile e lo stoccaggio dei rifiuti non comporta retroazioni che danneggiano in qualche modo il sistema economico stesso.    Viceversa, in un contesto in cui l’estrazione di risorse dall’ambiente diventa difficoltosa; oppure l’inquinamento comincia a produrre “effetti collaterali” consistenti, il credito diventa un efficiente sistema per distruggere la ricchezza accumulata durante la fase di crescita.
Il fatto interessante è che miglioramenti sostanziali nelle tecnologie possono modificare in maniera importante i tempi con cui avviene questa evoluzione, ma non possono in alcun caso modificare il destino finale del sistema.   Solo una sostanziale modifica nella struttura interna del medesimo potrebbe farlo.
2 - Sappiamo che la freccia del tempo è irreversibile (perlomeno a scala super-atomica).    Dunque la decrescita  potrà anche presentare situazioni diciamo “vintage”, ma sarà comunque un fenomeno del tutto sconosciuto e sorprendente.   Certamente non sarà il film della crescita girato al contrario poiché tutte le condizioni al contorno sono cambiate irreversibilmente.   Per fare un esempio banale, non torneremo a “vivere come i nostri nonni”, come talvolta si sente dire.   Rispetto ad un secolo fa c’è il quadruplo della gente, la metà della terra fertile e delle foreste, una minima parte dell’acqua potabile, i principali banchi di pesca sono estinti, eccetera.   Non ultimo, nessuno o quasi sa più fare le cose che sapevano fare loro.  E se è vero che è possibile imparare, è anche vero che questo richiede tempo.
3 - Da almeno 50.000 anni, l’evoluzione tecnologica ha drasticamente modificato i rapporti fra la nostra specie ed il resto dell’ecosistema.   In pratica, abbiamo trovato il modo di superare costantemente i limiti impostici dall’ambiente tramite lo sviluppo di tecnologie più efficienti.   Attenzione!   Questo è un punto fondamentale.   Il fatto che la nostra popolazione continui ad aumentare viene spesso citato come prova che, in realtà, non abbiamo ancora raggiunto i limiti della crescita possibile.   Qualcuno ipotizza addirittura che non li raggiungeremo mai perché il progresso tecnologico è un prodotto dell’inventività umana che si suppone inesauribile. Questo ragionamento è però viziato da un errore di fondo.    La tecnologia consente infatti di estrarre una percentuale maggiore di risorse a nostro vantaggio, ma ciò provoca un degrado dell’ecosistema.   In altre parole, la tecnologia ci consente di strizzare più forte il limone,  ma non di aumentare il succo che c’è.  Catton chiamava questo fenomeno “Capacità di carico fantasma”.
4 – La crescita economica e quella tecnologica sono due elementi strettamente sinergici che formano una delle retroazioni più forti della nostra storia.   Ed entrambe hanno trainato la crescita demografica.
Man mano che la decrescita economica prenderà piede, questa retroazione continuerà presumibilmente a funzionare, ma non sappiamo bene in che modo.   Da un lato, infatti, ci dobbiamo aspettare che, riducendosi la ricchezza disponibile, le tecnologie più costose dovranno essere man mano abbandonate per tornare a tecnologie meno sofisticate, ma anche più economiche e robuste.   D’altronde, tecnologie meno spinte sono anche meno efficienti nell’estrazione delle risorse che, nel frattempo, si sono degradate e rarefatte. Per fare un solo esempio, il primo pozzo di petrolio fu trivellato a Titusville a circa 19 metri di profondità, utilizzando una trivella estremamente rudimentale.   Oggi siamo arrivati a perforare rocce a chilometri di profondità, ma ciò è stato possibile perché l’energia “facile” ci ha messi in condizione di sfruttare quella via via più difficile.   Siamo così passati da pozzi profondi decine di metri, ad altri di centinaia ed infine di chilometri senza soluzione di continuità.   Ma se la retroazione si interrompesse, ad esempio per una grave crisi economica od una guerra che comporta l’abbandono delle tecnologie d’avanguardia, non saremmo mai in grado di recuperare, semplicemente perché le risorse raggiungibili con tecnologie più semplici non esistono più.
D’altronde, le conoscenze accumulate nella fase ascendente non saranno dimenticate tanto presto.   Anche a fronte di crisi estremamente gravi, una parte consistente del patrimonio scientifico e tecnico sopravvivrebbe a lungo.    Diciamo che, probabilmente, siamo oggi nella fase di “picco del sapere”, ma la decrescita culturale sarà presumibilmente più graduale di quella economica grazie all’inerzia rappresentata dalle scuole e dai libri.   Altri tipi di supporto, in particolare quelli informatici di ultima generazione, rischiano invece di svanire molto rapidamente a fronte di un netto peggioramento nelle condizioni economiche e, dunque, nella disponibilità di energia e nella manutenzione delle reti.
5 – Il processo di decrescita avverrà presumibilmente per catastrofi di diverso ordine e grado.   Questo si può arguire dal fatto che tutti gli sforzi dell’umanità sono concentrati nel mantenimento dello status quo e molti dei tecnocrati che se ne occupano sono persone di grandissima professionalità.   Questo tende ad irrigidire il sistema che, anziché adattarsi al mutare delle condizioni al contorno, reagisce per restare il più possibile uguale e se stresso.   Ciò consente di ritardare la decrescita, ma quando ciò non è più possibile il processo di riequilibrio avviene in maniera rapida e solitamente traumatica.    Insomma, la storia dell’elastico che, tirato troppo, si spezza facendo male a chi lo tiene.

Dunque, quanta decrescita ci aspetta?

A quanto pare, alcuni sono stati molto bravi a capire quanta crescita ci sarebbe stata nei decenni scorsi.   Ma quanta sarà la decrescita nei decenni a venire?   Le ipotesi variano da una stabilizzazione dell’economia e della popolazione a livelli addirittura superiori all’attuale (la cosiddetta “stagnazione secolare” di cui parla l’FMI), fino alla completa estinzione del genere umano.
Due ipotesi del tutto antitetiche che hanno in comune un punto fondamentale: portare alle estreme conseguenze una serie di fenomeni in corso o previsti a breve.    Nel primo caso si spera che la popolazione si stabilizzi per una graduale riduzione della natalità, mentre la tecnologia potrebbe trovare il modo di garantire una vita decente più o meno a tutti.  Nel secondo caso, si suppone invece che il collasso dell’economia globalizzata e/o il riscaldamento del clima generino delle retroazioni capaci di sterminare completamente la più resiliente e adattabile delle specie viventi.
Entrambi gli scenari non tengono conto del fatto che i cambiamenti provocati da una retroazione in un sottosistema  cambiano i rapporti di questo con il meta-sistema di cui fa parte.   Ciò significa che è probabile che la forza relativa delle diverse retroazioni in azione cambino in rapporto alla dimensione della popolazione, la disponibilità di risorse, la resilienza degli ecosistemi, l’evoluzione del clima e molto altro ancora.

Consideriamo quindi alcuni punti solamente.

Primo punto: la capacità di carico fantasma.
Capacità di carico fantasmaLasciando da parte la più fantasiosa delle due ipotesi (stabilizzazione simile all’attuale), occupiamoci della seconda.    Questa si basa infatti su di una molto verosimile retroazione positiva fra decrescita economica → minore accesso alla risorse → decrescita della popolazione.   In pratica, la decrescita comporta una riduzione della capacità di estrarre a nostro vantaggio bassa entropia dall’ambiente, il che genera ulteriore decrescita.
Questo anello spinge effettivamente verso l’estinzione, ma ne esistono contemporaneamente altri.   Ad esempio: maggiore mortalità → minore pressione sulle risorse residue → riduzione dell'inquinamento → parziale recupero della biosfera → minore mortalità.   Questo secondo anello tende evidentemente a contrastare il precedente.  Personalmente, penso che il primo (destabilizzante) sarà predominante in questo secolo, mentre il secondo (stabilizzante) acquisterà forza man mano che la pressione antropica si ridurrà.
Nessuna previsione, naturalmente.   Solo l’osservazione che, probabilmente, il sistema tenderà ad un nuovo equilibrio una volta che la popolazione e l’economia si saranno contratte in misura sufficiente.   Ovviamente, al netto di altre forzanti quali, ad esempio, un eventuale evoluzione del clima del tipo “sindrome di Venere”.   Possibile, ma per ora solo un’ipotesi.
Secondo punto: Gradiente energetico.
gradiente energeticoUn altro aspetto della questione, che si interfaccia strettamente col precedente, è quello dell’energia.   Dal momento che la crescita economica e demografica è dipesa interamente o quasi da disponibilità crescenti di energia pro capite, appare evidente che al calare di questo parametro dovrà diminuire anche la popolazione.   Ma non possiamo sapere di quanto perché giocano due ordini di fattori contrastanti ed è arduo decidere quale dei due prevarrà.   Non è neanche detto che la stessa cosa debba accadere in tutte le zone del mondo.
Il primo ordine di fattori è che le tecnologie e conoscenze attuali potrebbero permettere una produttività superiore a quella registrata in passato, a parità di energia pro capite. Il secondo è che il degrado subìto dalle risorse riduce la produttività, sempre  a parità di energia utile disponibile.
Di solito, la questione dell’energia del futuro viene discussa a colpi di valutazioni circa quello che si potrebbe estrarre, dati certi parametri che variano secondo gli autori.   Cambiando i parametri (ad es. se si considera o meno l’esauribilità di determinati minerali), cambiano notevolmente le stime.
Personalmente non sono in grado di verificare tali valutazioni, ma vedo una difficoltà intrinseca al tipo di energie che si voglio sfruttare.

Per fare qualunque cosa, è necessario far fluire energia lungo un gradiente: cioè da dove è più concentrata a dove lo è meno.   Le energie fossili di buona qualità e l’idroelettrico posizionato bene hanno una cosa in comune: sono forme di energia che hanno il grado di concentrazione, e dunque un gradiente, ottimale.   Basta prenderle e dissiparle per i nostri scopi.   Un gradiente minore riduce più che proporzionalmente il rendimento, mentre un gradiente maggiore aumenta il rischio di incidente.
Viceversa, sole e vento, pur essendo quantitativamente molto più abbondanti, sono estremamente diffuse.   Occorre quindi prima concentrarle (dissipando altra energia già concentrata in precedenza) per poterla poi trasportare dove serve e dissipare per fare quel che vogliamo.   In pratica, un doppio passaggio che in nessun caso potrà quindi dare gli stessi risultati del passaggio singolo permessoci dalle fonti che abbiamo prevalentemente sfruttato negli ultimi 200 anni. Ciò non significa che sole, vento eccetera siano inutili.   Anzi, proprio il fatto che l’economia industriale subirà un drastico ridimensionamento, forse un collasso, rendono preziosi degli oggetti che potranno mitigare gli effetti della decrescita almeno per alcuni decenni.
Terzo punto: la ruralizzazione.
ruralizzazioneUn altro aspetto della medesima questione è rappresentato dal tipo di insediamento umano del futuro.   Man mano che l’economia industriale procederà a perdere pezzi, è probabile che una massa crescente di persone cercheranno salvezza in campagna.   Un fenomeno che forse sta cominciando proprio in questi anni.   Un processo possibile,ma la densità mondiale attuale è di una persona ogni circa 2000 mq di terreno agricolo, che stanno diminuendo di giorno in giorno.   La media europea è analoga ed anche questa in rapido calo.   Un ritorno massiccio all’agricoltura ed un riallineamento a standard di vita analoghi a quelli dei contadini poveri attuali rappresenta quindi uno scenario di decrescita possibile, ma non per tutti.
Anche in questo caso, è facile prevedere almeno alcune retroazioni, di segno opposto.   Un primo anello spingerebbe verso un’accelerazione della decrescita: decrescita economica → aumento della popolazione rurale → maggiore pressione sulle aree marginali e le foreste → degrado del territorio → ulteriore decrescita economica.    Molti entusiasti dell’orto domestico non condivideranno questo punto, ma l’esperienza di tutte le epoche e di tutte i paesi lo conferma.

Tuttavia, anche in questo caso, sono possibili anche anelli tendenti a stabilizzare il sistema.   Per esempio: riduzione degli standard di vita → contese per il controllo delle zone migliori e dell’acqua → riduzione/scomparsa dei servizi sanitari moderni → decrescita demografica → miglioramento degli standard di vita.

Sono molti i fattori che spingerebbero per una rapida decrescita demografica, cosa che a sua volta ridurrebbe la pressione sugli ecosistemi e la competitività territoriale, oltre a mitigare la miseria.
In altre parole, più rapido il declino numerico, più alto il livello di relativo equilibrio che si potrebbe raggiungere, al netto di altri fattori qui non considerati (clima, guerre, epidemie, ecc.).

Conclusioni.

Profeta di malaugurioNoi profeti del malaugurio veniamo spesso accusati di avere un gusto perverso nell’annunciare catastrofi.   Generalmente no, ma possiamo dare questa impressione a causa dalla frustrazione.   Capita quando hai visto ignorati tutti gli avvertimenti lanciati quando c’era ancora il tempo di reagire ed evitare il peggio.   Comunque, cercando di essere il più razionali possibile, direi che la decrescita è inevitabile ed anzi è già cominciata, ma che difficilmente condurrà il genere umano all’estinzione.
A mio avviso, le difficoltà maggiori nell’indagare la decrescita sono due: la scala spaziale e quella temporale.
Per quanto riguarda la prima, abbiamo numerosissimi precedenti storici di decrescita e anche di collasso di popoli e civiltà, ma nessuno a livello globale.   In un modo costituito da un mosaico di organizzazioni scarsamente comunicanti, il collasso di una di esse può trovare mitigazione (ad es. tramite emigrazione) o aggravamento (a es. tramite invasione) dai suoi rapporti con i sistemi vicini.   Ma comunque non si può verificare il simultaneo collasso dell’intera umanità.  Il fatto che il collasso attuale stia avvenendo in un contesto globalizzato cambia radicalmente i termini della questione, almeno nelle fasi di avvio.   Da una parte, infatti, sta consentendo di mitigarne e rallentarne considerevolmente gli effetti. Dall’altra, rischia di portare all’inferno l’intera umanità quasi contemporaneamente.

Una seconda difficoltà inerente la scala spaziale, risiede proprio nel fatto che il principale effetto della prima fase di decrescita sarà la frammentazione del sistema globale in sotto-sistemi di varia misura.   Un processo che potrebbe reiterarsi fino alle estreme conseguenze o meno, a seconda di una miriade di fattori perlopiù locali.   Dunque diversi da zona a zona.
Per quanto riguarda la dimensione temporale, il problema è che avremo due curve in calo: quella della capacità di carico e quella della popolazione.   Cioè vivremo una specie di gara di corsa in cui la popolazione tenderà a stabilizzarsi su dei livelli tanto più alti, quanto più precoce e rapido sarà il decremento. Questo perché proprio la decrescita economica e la decrescita demografica sono forzanti che tendono a stabilizzare il sistema, mentre il degrado della Biosfera e l'alterazione del clima sono le principali forzanti che spingono verso l’annientamento umano.
Se davvero avessimo a cuore noi stessi, dirotteremmo tutte le risorse possibili verso la conservazione della Biosfera e del clima, anziché sulla nostra.   
Decisamente contro-intuitivo, ma spesso la Natura lo è.


31 commenti:

  1. E una "cara vecchia" guerra mondiale con uso di armi nucleari? Questo non cambierebbe gli scenari?Immagino di si

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    1. Si, certamente. Un argomento interessante che meriterebbe di essere approfondito. Purtroppo gli studi di base sono segreti.

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    2. Giusto per la cronaca http://www.difesaonline.it/mondo-militare/uccidere-uccidere-uccidere-hip-hop-nel-nuovo-video-di-reclutamento-cinese

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    3. http://www.globalresearch.ca/video-la-notizia-di-manlio-dinucci-ttip-la-nato-economica/5523315
      Economia, guerre, propaganda, che tristezza.

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    4. Ad Anonimo 4 maggio 2016 10:24,

      Ho visto il video ieri. https://www.youtube.com/watch?v=rTdOnDSPZ_Q

      Il mio cinese non è un granché, ho capito solo:

      你们怕不怕?不怕!怕不怕?不怕!只等一声令下。杀! 杀! 杀!

      Mi sa che fra un po' saranno ca...voli amari!

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    5. Per anonimo delle 00,37

      Personalmete fanno paura. Sono tanti , l'esercito conta cira 2,3 milioni di effettivi piu altrettanti riservisti, sono coesi e lavoratori, qualita' che riconosco.
      Non frega nulla di niente, non si integrano, lo dico per esperienza abitando in un piccolo centro dove il 50% dei bar e' in loro possesso.
      boh vedremo

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  2. Parlo da una delle due regioni italiane autosufficienti sul piano alimentare, almeno al momento, le Marche (l'altra è il Molise se non erro ); tante considerazioni giuste, ma allora come mai non sento in molti auspicare ad esempio una rottura immediata dell'unità fiscale italiana?...Come se alcuni soffiassero sulla speranza di una sindrome di Venere finale purchè il bau dei diritti, e della stessa morale basata sull'individuo, e non sulla comunità sostenibile, continui fino all'ultimo giorno prima del giudizio finale...

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    1. Si puo' fare, purche' le marche non abbiano mai "invaso" altri luoghi con degli emigranti ;)

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    2. Ovviamente non parlavo di fare 21 spezzatini fiscali, ma 5-6 con caratteristiche economiche assimilabili: da viterbo in su ci si guadagna alla grande, l'opposto in senso inverso.

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    3. Non credo sia possibile, perche' il peso schiacciante dell'organizzazione burocratico/tassatoria che dal centro si dirama fin al piu' remoto borgo, man mano che le cose peggioreranno, non mollera' la sua presa sulla preda, anzi la rendera' sempre piu' feroce.

      Abbiamo discusso fino allo sfinimento la parte relativa al crollo dell'impero romano e al formarsi di satelliti resisi indipendenti per sfuggire alla rapina centrale, riportata da Tainter nel suo lavoro. Sono satelliti che si formano solo dopo che la predazione centrale ha finito il suo lavoro ed esaurito tutte le risorse: il parassita e' l'ultimo a morire.

      Al momento osservo che chi emigra, sia che emigri in paesi piu' ricchi e avanzati del nostro, sia che emigri in paesi MOLTO piu' poveri e arretrati ma liberi, rinasce, e prova per la prima volta in vita sua il piacere di essere vivo, cosa che non gli era mai accaduta in Italia, ma di cui non si rendeva conto per mancanza di termini di paragone.

      Notare bene, "anche in paesi MOLTO piu' poveri e arretrati del nostro, ma liberi".

      Proprio adesso mi sta scrivendo un amico che, scappato da questo inferno italiano in cui la mafia di Stato e' enormemente piu' avida e oppressiva di quella propriamente detta, si sta costruendo la nuova casetta, che sara' autosufficiente, con 1600 euri, dato che a costruirla bastano pochi giorni di lavoro di due-tre persone in tutto. Qui 1600 euri non bastano neanche per pagare l'ultimo dei succhiasangue, l'esperto della sicurezza per la ridipintura di una facciata: una figura professionale di indubbia utilita': per se stessa.

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    4. Casetta a 1600 dollari? Dove, se è lecito?

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  3. Ma c'e' qualcuno che abbia mai calcolato la quantita' di energia che, nei paesi occidentali, e' "inutile", cioe' serve solo a tenere in piedi la parte autoreferenziale del sistema economico che non si traduce minimamente in quantita'/qualita' della vita, o perlomeno ha dei rapporti molto dubbi con essa?

    Se notate, tutta la nostra legislazione per il risparmio energetico in realta' e' una legislazione che obbliga al consumo energetico localmente efficiente (che sempre se ne infischia del consumo totale dell'intera filiera), il che e' molto diverso dal risparmio... infatti si tratta di una legislazione che ha a cuore per prima cosa l'incremento del PIL, o l'emersione del lavoro sommerso in edilizia e nei servizi (vedi l'incentivazione iperburocratizzata).

    E' una legislazione redatta sulla spinta di svariate lobby che forniscono servizi resi cosi' obbligatori, o di cui e' reso obbligatorio il sovvenzionamento attraverso la tassazione (=debito, =corsa a perdifiato per ripagarlo). Un modo come un altro per mantenere la "piena occupazione" in un mondo che non ne avrebbe piu' bisogno, ma un modo che e' estremamante costoso in termini energetici, perche' movimenta una massa di attivita' non solo inutili ma controproduttive.

    Secondo me la quantita' di energia che sprechiamo e' una quantita' enorme non in quanto e' consumata in modo inefficiente, ma in quanto e' consumata in impieghi inutili o controproduttivi, probabilmente attorno al 90 per cento dei nostri consumi totali.

    Se non sbaglio nei paesi moderni i consumi energetici sono 30/30/30, un terzo abitazioni, un terzo trasporti, un terzo industria.

    Le abitazioni fino a qualche decennio fa non si riscaldavano se non nei luoghi con clima estremo, e si consumava una frazione dell'energia di adesso ma solo per cucinare (io con una bombola di gas da 10 kg cucino per 10 mesi, quando viaggiavo in automobile quella quantita' di energia mi bastava per muovere, per lo piu' per attivita' inutili, la mia automobile, una panda, per una sola settimana - adesso quei 10 kg di gas per cucinare sono l'unico idrocarburo che acquisto durante l'anno, oltre un paio di litri di benzina per la motosega, di cui potrei anche fare a meno).

    I trasporti, per la maggior parte, specialmente quelli delle persone, sono inutili, che siano effettuati in aereo, in suv, o in tram elettrico.

    L'industria lavora per una congrua sua parte per sostenere l'inutilita' delle due attivita' dette sopra, quindi in modo inutile.

    Il turismo...

    C'e' un enorme spazio per limare l'inutile, solo che cio' implica il collasso non tanto del mondo o dell'umanita', quanto del nostro demenziale modello di vita, di cui non riusciamo nemmeno piu' a immaginare l'alternativa. Il terrore del collasso che abbiamo, e' il terrore del collasso dell'attuale andazzo. Evidentemente molti ci si ritrovano, al contrario di quel che dicono a parole, molto bene.

    Riusciamo piu' facilmente a immaginare un mondo dove le automobili si muovono con la propulsione a improbabilita' infinita (vedi la guida galattica per autostoppisti), che un mondo senza automobili. Che fantasia galoppante, non c'e' che dire!

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    1. http://simplicityinstitute.org/wp-content/uploads/2011/04/Remaking-Settlements-Simplicity-Institute.pdf
      Stando ai dati australiani (compresi in questo articolo) bisognerebbe ridurre i consumi energetici di circa 7-8 volte.
      Angelo

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    2. forse 7-8 volte no, ma almeno al 20% dell'attuale. Intanto nel mio comune di 18mila su 12 kmq (densità 1500 a kmq) il sindaco ha chiesto il permesso alla regione di poter costruire nelle zone a rischio idraulico minore per poter permettere all'edilizia un futuro. BAU ad oltranza fino alla catastrofe, come volevasi dimostrare.

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    3. "per poter permettere all'edilizia un futuro."

      E' per far lavorare la gente, non importa che siano attivita' inutili o controproducenti come detto sopra, che senno' diventa MOLTO cattiva. Qui dalle mie parti ci hanno riempiti di debito impagabile per costruire faraoniche piste ciclabili che non uso nemmeno io che vado solo in bicicletta tanto sono inutili. Non so se hai pratica, ma l'operaio tipo si aspetta che il suo "padrone" gli risolva tutti i problemi di procacciamento del lavoro, altrimenti diventa violento. Chi invece lavora nell'amministrazione statale, quella che somministra e amministra le regole, e' inevitabile che addivenga a un'atteggiamento di superiorita' e insofferenza verso il popolo non mai abbastanza riconoscente e generoso nei suoi confronti.
      Cosi'va l'italia, e' inutile farsi illusioni. L'unica cosa che ti posso dire e' che nessuno di quelli che conosco che se ne e' scappato, non sprizza soddisfazione ogni giorno per la fortunata decisione a suo tempo presa.

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    4. "Stando ai dati australiani"

      Qui in italia e' impossibile, siamo un abitante ogni 5000mq, privi di risorse se non molta acqua e terra fertile e un sacco di mare (che non e' poco), ma tolte le zone montuose e inabitabili, se va bene siamo uno su 2500mq, almeno 4 volte di piu' di quanto sarebbe sostenibile, e infatti quando l'italia ha cominciato a superare i 20-30 milioni sono cominciate le emigrazioni di massa.
      Io me lo vedo il cittadino testa di cazzo condominiale tipico di oggi, di fronte ad un calo anche leggero del suo benessere, magari con le piste ciclabili non abbastanza asfaltate e illuminate, e orrore!, le buche sulle strade: ci ritroviamo col duce che proclama l'impero mondiale contro le giudoplutocrazie eurocentriche e la galera per tutti i corrotti e gli evasori causa di tutti i mali, entro due settimane. Non e' ipotesi, la seconda parte e' gia' realta', la prima ci manca pochissimo (vedi situazione attuale di roma, siamo gia' a quel punto).

      L'australia e' un continente praticamente disabitato, dove la gente e' abituata ad arrangiarsi e dare la colpa a se stessa se le cose non vanno, e ricchissimo di materie prime. E' tutto un altro mondo.

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    5. In effetti in Italia abbiamo una densità di popolazione tra le più alte al mondo. D'altra parte questo studio australiano e' improntato al minimalismo assoluto. Calcola il minimo di risorse per poter continuare a vivere decentemente, forse anche meglio di come viviamo adesso.
      È il solito discorso, o governiamo la decrescita o ne verremo travolti.
      (O la governiamo mentre ne veniamo travolti).
      (O ne veniamo travolti mentre la governiamo).
      Angelo

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    6. come detto prima, agli amministratori del mio comune della decrescita non gliene frega un piffero, anzi cercano in tutti i modi la crescita, chiedendo il permesso di costruire in zone alluvionali, così quando gli abitanti che andranno lì, saranno travolti, la colpa sarà di qualcun altro. D'altra parte sono espressione di un popolo di locuste e finchè non avranno distrutto ogni cosa, anche loro stessi, andranno avanti nel loro programma genetico. Cambiare il comportamento imposto dai geni non è possibile: il cervello da solo non ce la può fare, se non sublimando ad una dimensione superiore, ma ciò è accaduto poche volte nella storia e per pochi esseri umani. Mi ha colpito, nelle lettura della Messa di domenica, che già durante la vita degli apostoli, c'erano dei convertiti, a quanto pare a parole soltanto, che cercavano di mettere zizzania. Già S.Paolo avvertiva che i carismi (doni dello Spirito Santo) sarebbero cessati, tranne la carità o Grazia, a seconda di come vogliamo tradurre la parola greca paolina "charis". Ovviamente a delle locuste meglio dare la prima traduzione, anche se così viene distorto il messaggio spirituale. Essere diavoli o angeli può essere così simile e così diverso contemporaneamente, che solo un'attenta e difficile meditazione può aiutare e farla senza la sublimazione di cui parlavo prima non è nemmeno sufficente.

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    8. Gli amministratori degli enti locali e delle municipalizzate sono fra i personaggi piu' dannosi del nostro tempo, lo dico conoscendone personalmente come amici. Dannosi non nel senso che violano la legge, ma nel senso che badano solo al qui ed ora del bilancio economico affrontando qualsiasi problema come i giocatori di poker, cioe' rilanciando sempre la posta (=raddoppiando gli "investimenti" e guarda caso il debito impagabile che ne consegue).
      Questa gente ha fortissimo, quasi totale potere in campo deliberativo e impositivo, direttamente attraverso la finzione delle "tariffe" delle aziende "municipalizzate" ma di diritto privato, e indirettamente attraverso la creazione di debito impagabile che poi dilaghera' a macchia d'olio e provochera' a catena la necessita' assoluta di "crescita" per evitare la galera e/o l'ostracismo sociale, di semplici cittadini.
      Alla fine il fiammifero acceso resta sempre in mano a qualcun altro, per loro e' solo un gioco divertente, come il poker appunto.
      Non per fare politica, ma teniamolo ben presente quando saremo chiamati a votare un referendum che vuole trasformare il governo e il parlamento nel "consiglio comunale d'italia", e il capo del governo nel suo sindaco, dandogli ancora piu' poteri.
      Alla faccia di chi ebbe l'improntitudine di dirci che "abbiamo vissuto al di sopra delle nostre possibilita'": oltre al danno la beffa piu' sguaiata.

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    9. colla riforma costituzionale ti vogliono vendere il risparmio di 1000 tra senatori e portaborse in cambio della libertà decisionale per il governo. E che li paghino meno, pure i deputati, ma, mi chiedo, quanti italiani sanno che il parlamento è bicamerale, formato dalla camera dei deputati e dal senato della repubblica? Il giochino del quorum non ci sarà, ma proprio per questo cercheranno di mandare a votare con una grancassa mediatica le schiere di decerebrati. E poi, visto che la nostra repubblica è nata da un broglio elettorale, c'è sempre una buona carta da giocare.

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    10. Concordo con Winston Diaz. Anche io ho lavorato per 40 anni con amministrazioni locali di ogni genere ed ho trovato che le più nocive in assoluto sono quelle comunali. Alla faccia del "vicino al territorio". Un sindaco condensò in una frase l'intera politica di tutti o quasi i comuni d'Italia: "Te puoi dire quel che ti pare, ma noi ho si mura di più o si chiude." "E allora chiuderete" gli risposi "non perché vi fermeranno le leggi, i piani o i vincoli, ma perché la popolazione aumenta, ma di gente che una casa non potrà mai permettersela".

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  4. Buongiorno
    Il futuro ci riserverà molte cose nuove ma tutte improntate alla decrescita. Speriamo che non siano tutte negative, anche se sembra ci siano molti presupposti perché lo siano tutte.
    Mentre sulla crescita si sa molto invece sulla decrescita si sa poco o nulla. Il “pensiero” che c’è stato finora era in relazione alla crescita mentre in futuro ci sarà sicuramente un pensiero adeguato alla decrescita.
    Penso che un pensiero adeguato alla decrescita sia quello che il grande antropologo Claude Levi-Strauss definì “Pensiero selvaggio”.
    A tale riguardo due-tre anni fa feci un articolo-ricerca a cui detti il titolo “Il pensiero selvaggio: un pensiero per la decrescita” ( fu pubblicato sul blog Decrescita felice social network il 6 novembre 2013 ed è raggiungibile al link http://www.decrescita.com/news/il-pensiero-selvaggio-un-pensiero-per-la-decrescita-2/ )
    Penso che il pneumatico ( che è un oggetto che ha caratterizzato la crescita visto che serve a equipaggiare le ruote degli autoveicoli), per una sorta di contrappasso dantesco (nella variante della contrapposizione) possa considerarsi un oggetto che caratterizzerà la decrescita. Non conosco le caratteristiche tecniche del pneumatico ma non termino di stupirmi nel vedere gli innumerevoli utilizzi che sono fatti degli pneumatici oltre a quello ovviamente di equipaggiare le ruote degli autoveicoli (ultimamente ho visto delle poltrone e dei tavoli fatti con strisce di pneumatici).
    Cordiali saluti
    Armando

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    1. Ho letto l'articolo, interessante, ma secondo me la nostra situazione e' di altro tipo: attualmente il risparmio eventualmente ottenuto dalle interessanti attivita' di bricolage creativo descritte nell'articolo, viene usato dagli stessi bricoleur o da qualcun altro, parente o meno, che prende l'aereo e va a passare un fine settimana alle canarie, a londra o chissa' dove altro, o si compra la macchina nuova, e cosi' facendo consuma in poche ore tutto quanto e' stato risparmiato in cinque anni da uno dei vecchietti con l'orto suddetto.
      A cosa serve tutto cio'? A nulla, questo e' "l'inutile" tipico della nostra societa', che spreca e sporca e poi cerca di esorcizzare l'errore con il feticismo di qualche attivita' sostitutiva autogratificante, tipo la completa scomparsa di ogni fibra di amianto, o la bonifica integrale di qualche ex zona indistriale con trasferimento pagato di chilometri cubi di terra definita "inquinata" in qualche discarica in germania, a enorme costo energetico e bilancio ecologico finale ben sotto zero. Tutto cio' e' folle e insensato, serve solo a far girare i soldi e fare in modo che a qualcuno magari un po' camorrista ne restino attaccati molti, e altri si ritrovino con un mare di debiti impagabili, senza che sia cambiato NULLA in meglio in termini di sostenibilita' del futuro e qualita' della vita.

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    2. Hai certamente ragione: c’è sempre il paradosso di Jevons in agguato! E’ anche vero però che il “pensiero selvaggio” è una risorsa in più di cui tenere conto.
      Il problema è sicuramente più complesso e un altro grosso problema è quello della ricerca di nuovi valori che riempiano la nostra vita. I nostri valori sono in relazione alla crescita, anzi alle volte sono semplicemente la crescita, possedere di più indipendentemente dal soddisfacimento di bisogni concreti. Ma questo oltre a essere un grosso problema e anche un altro problema!
      Ciao
      Armando

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    3. Mah, credo che in parte dipenda anche dal fatto che la nostra economia si basa sul debito: la nuova moneta viene creata come debito a piu' o meno elevato tasso di interesse (non importa chi ne viene in possesso per primo, che puo' essere un impiegato statale che con questa moneta nuova di zecca viene pagato): questo debito/credito generalizzato si estingue solo se il profitto ottenuto con questa nuova moneta, cioe' la crescita economica, supera il tasso di interesse, come ben sanno gli esperti del nostro debito pubblico.
      Essendo le leggi sul debito molto severe (al tempo dei romani c'era la schiavitu', ora nel caso di debito con lo Stato, tasse non pagate, cioe' debito proprio con colui che il debito, cioe' la moneta, l'ha creato, c'e' la galera e il ben orchestrato l'ostracismo sociale), la gente e' costretta a correre come una trottola per tentare di ripagarlo.
      Ma se guardate bene il debito non si estingue MAI, ne viene continuamente creato di nuovo che rende una fatica di sisifo il tentare di ripagare il precedente, e viene creato apposta, piu0 o meno consciamente, per constringere la gente a correre sempre di piu' come un criceto nella ruota.
      Questo e' il pungolo principale che ha prodotto la crescita economica enorme degli ultimi secoli e soprattutto decenni, contemporaneamente ad un enorme malessere, tanto che il sistema comincia a mostrare la corda e a non funzionare piu': il criceto sta morendo per il troppo sforzo.

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    4. e deve venire sostituito da altri criceti. Prima ho visto fare le sostituzioni coi meridionali, poi cogli albanesi e i marocchini, ora con pakistani, cinesi e indiani, neri e sudamericani, ma il concetto è sempre quello: carne da macello per il capitalismo.

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  5. Un gruppo politico oggi semisconosciuto, nel lontano 1952, redasse un "programma rivoluzionario immediato" che riteneva adeguato alla società dell'epoca, purché si superassero i limiti sociali imposti dalla società capitalistica, verso un riequilibrio del rapporto tra la specie umana e la biosfera, tramite il superamento della concorrenza mercantile, dell'esigenza dell'infinito reinvestimento per l'aumento della produzione causato da quest'ultima, degli stati nazionali in competizione tra di loro e tramite la gestione, comune, organica e globale delle risorse naturali e della produzione umana.

    Qualcuno potrebbe trovare interessanti alcuni punti di tale programma:

    《a) "Disinvestimento dei capitali", ossia destinazione di una parte assai minore del prodotto a beni strumentali e non di consumo.
    b) "Elevamento dei costi di produzione" per poter dare, fino a che vi è salario mercato e moneta, più alte paghe per meno tempo di lavoro.
    c) "Drastica riduzione della giornata di lavoro" almeno alla metà delle ore attuali, assorbendo disoccupazione e attività antisociali.
    d) Ridotto il volume della produzione con un piano "di sottoproduzione" che la concentri sui campi più necessari, "controllo autoritario dei consumi" combattendo la moda pubblicitaria di quelli inutili dannosi e voluttuari, e abolendo di forza le attività volte alla propaganda di una psicologia reazionaria.

    e) Rapida "rottura dei limiti di azienda" con trasferimento di autorità non del personale ma delle materie di lavoro, andando verso il nuovo piano di consumo.
    f) "Rapida abolizione della previdenza" a tipo mercantile per sostituirla con l'alimentazione sociale dei non lavoratori fino ad un minimo iniziale.
    g) "Arresto delle costruzioni" di case e luoghi di lavoro intorno alle grandi città e anche alle piccole, come avvio alla distribuzione uniforme della popolazione sulla campagna. Riduzione dell'ingorgo velocità e volume del traffico vietando quello inutile.
    h) "Decisa lotta" con l'abolizione delle carriere e titoli "contro la specializzazione" professionale e la divisione sociale del lavoro.》

    Matteo

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  6. Uno dei gruppi eredi della tradizione del summenzionato gruppo ha provato a approfondire teoricamente, negli anni '90, le conseguenze, per una società futura, dell'applicazione di tali punti. Nel 2000 è stata pubblicata una serie di articoli a riguardo.
    Cito la parte finale di uno di questi articoli.

    "Eliminando lo spreco, una società razionale non solo elimina le "diseconomie", ma innalza il rendimento del sistema globale, rompe definitivamente con la necessità del lavoro obbligato, libera tempo per attività lavorativa umana, nella quale l'uomo mette le sue energie, le sue conoscenze particolari, le sue abilità individuali a disposizione degli altri uomini, in una rete di reciprocità che non ha nulla a che fare con la pelosa, interessata, solidarietà cristianuccia. Quindi non solo verrà eliminato tempo di lavoro nel luogo specifico di produzione ma verrà anche liberato tempo utile alla vita nella vita stessa, a casa, ovunque; il tempo complessivo sarà il nuovo, vero tempo di produzione. Scomparso il Capitale, nessun tempo di lavoro andrà sprecato per la sua raccolta e concentrazione in quantità sufficienti all'investimento da parte dell'industria, per gli anticipi, gli immobilizzi, per la necessità di pagarne il prezzo versando interessi. Questo non vale solo per i singoli, ma soprattutto per tutto il sistema, la cui rete bancaria ha raggiunto, con il capitalismo sviluppato, un'ampiezza gigantesca; essa sarà sostituita in un primo tempo da un unico centro in cui verrà effettuato il controllo dei residui movimenti di moneta poi anche questo diventerà inutile. Non scompariranno soltanto le centinaia di migliaia di posti di lavoro assurdi del sistema finanziario, ma verranno anche adibite a nuovo uso sociale le immense proprietà immobiliari di lusso che caratterizzano l'investimento bancario e assicurativo. Estinguendosi la contabilità sulla base del valore, saranno eliminate anche milioni di giornate di lavoro oggi necessarie per la minuta ragioneria di bottega e per quella dei grandi centri dell'amministrazione a pagamento, alimentata da una pletora senza senso di commercialisti.
    La razionalizzazione della produzione agricola e industriale comporterà uno sviluppo oggi impossibile delle tecniche di qualità, della produzione senza magazzino, della rete di comunicazioni che lega i vari stadi della produzione. Quindi vi sarà una ulteriore eliminazione di tempo di lavoro in seguito alla constatazione pratica che i grandi stoccaggi di merci all'ingrosso e al dettaglio, dove esse deperiscono e diventano obsolete, sono assurdi; essi scompariranno, così come abbiamo visto scomparire lo "stoccaggio" di moneta rendendo superflua la banca. Saranno drasticamente ridotti i giganteschi impianti refrigeranti per la conservazione dei prodotti alimentari, spesso utili soltanto per attendere le condizioni favorevoli del mercato e quindi disastrosi per la qualità del prodotto, raccolto non ancora maturo perché possa sopportare lunghi tempi di giacenza, gassato e addirittura irradiato per bloccare i processi vitali. Per non parlare degli additivi chimici che impediscono a batteri e insetti di attaccare i cereali, le farine, i legumi, la frutta confezionate. Di conseguenza sarà facilmente eliminabile anche una percentuale altissima del traffico insensato dovuto al trasporto di merci del tutto equivalenti da un parte all'altra del globo e viceversa, movimento originato dalla pura e semplice concorrenza che a sua volta genera la pubblicità e le mode."

    Se ciò ha suscitato un minimo interesse, immagino che troverete buoni spunti di riflessione dagli articoli riguardanti tale programma, che trovate qui:
    http://www.quinterna.org

    Matteo

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  7. I miei complimenti a Jacopo Simonetta per questo post. Apprezzo il tentativo di scrutare quanto più possibile nella "terra incognita" rappresentata dalla decrescita.

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  8. Anche dalla lettura di questo approfondito articolo si evince come la DECRESCITA (involontaria e presumibilmente dolorosa) finirà per coinvolgere ANCHE la quantità di popolazione umana, con buona pace di chi (per motivi/interessi di varia natura) anche nell'attuale situazione di degrado ambientale & sociale si ostina a proporre/propagandare esclusivamente una decrescita (volontaria) dei consumi infischiandosene allegramente di quella che l'ottimo Ehrlich chiamò (ormai quasi mezzo secolo fa) "population bomb", o addirittura vede la 'desertificazione demografica' dell'Italia/Europa ormai dietro l'angolo e quindi invoca a gran voce misure atte a far risalire da subito la natalità "indigena"...

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