Benvenuti nell'era dei ritorni decrescenti


venerdì 13 maggio 2016

Collasso, collasso, collasso!!!!

Da “Counterpunch”. Traduzione di MR

1 aprile 2016 [ma purtroppo non è un pesce d'Aprile in ritardo...]

Di Pete Dolack

Gli scienziati del clima ed altri negli ultimi anni hanno pubblicato un flusso costante di analisi che mostrano che, senza azioni immediate per rimediare, abbiamo sul nostro cammino un futuro disastroso. Uno studio di 40 anni fa si dimostrerà preveggente?

Quello studio, pubblicato nel libro del 1972 “I limiti della crescita”, prevede che la produzione industriale avrebbe declinato all'inizio del XXI secolo, seguita in veloce successione da un aumento dei tassi di morte dovuti alla ridotta disponibilità di servizi e cibo che porterebbe ad un drammatico declino della popolazione mondiale. Ad essere precisi, la produzione industriale pro capite è stata prevista in declino “precipitoso” a partire circa dal 2015.

Bene, eccoci qua. Nonostante anni di stagnazione a seguito della peggiore crisi economica dalla Grande Depressione, le cose non sono andate così male. Perlomeno non ancora. Anche se gli autori originali de “I limiti della crescita”, condotti da Donella Meadows, mettono in guardia dall'attenersi in modo troppo stretto ad un anno specifico, le tendenze reali degli ultimi quattro decenni non sono troppo lontane da quanto era stato previsto dai modelli dello studio. Un recente articolo che esamina lo studio originale del 1972 si sbilancia tanto da dire che le previsioni dello studio sono perfettamente sulla strada della conferma.



L'articolo scientifico, preparato dallo scienziato dell'Università di Melbourne Graham Turner, é intitolato senza ambiguità “Il collasso globale è imminente?” Come potrete indovinare dal titolo, il dottor Turner non è terribilmente ottimista. E' solo l'ultimo ricercatore che suona l'allarme. Proprio il mese scorso, un articolo peer-reviewed di 19 scienziati condotti da James Hansen dimostra che le continue emissioni di gas serra porterà ad un aumento del livello del mare di diversi metri in soli 50 anni, tempeste sempre più potenti e un rapido raffreddamento in Europa. Due altri articoli recenti calcolano che l'umanità ha già prenotato sé stessa per un aumento del livello del mare di sei metri ed un gruppo separato di 18 scienziati ha dimostrato nel suo studio che la Terra sta attraversando molteplici punti di non ritorno. Nel frattempo, i governi si aggrappano all'idea che il “il capitalismo verde” tirerà fuori l'umanità dalla graticola.

Quattro decenni di ‘business as usual’

Perlomeno oggi il riscaldamento globale è riconosciuto, anche se le prescrizioni dei governi del mondo finora sono del tutto inadeguate. Nel 1972, il messaggio de “I limiti della crescita” è stata ben lontano dall'essere il benvenuto ed è stato ampiamente ridicolizzato. Regolando i parametri per verificare diverse possibilità, gli autori hanno provato una dozzina di scenari in un modello globale dell'ambiente e dell'economia ed hanno scoperto che “superamento e collasso” erano inevitabili con il perdurare del 'business as usual', cioè, senza cambiamenti significativi dell'attività economica. Non c'è bisogno di dire che tali cambiamenti non si sono verificati.

Nel modello 'business as usual', il capitale necessario per estrarre risorse più difficili da raggiungere diventa sufficientemente alto che altre necessità di investimento vengono fatte morire di fame nello stesso momento in cui le risorse cominciano ad esaurirsi. La produzione industriale avrebbe iniziato a declinare dal 2015, ma l'inquinamento avrebbe continuato ad aumentare e sarebbero stati disponibili minori input per l'agricoltura, cosa che porterebbe ad un declino della produzione di cibo. Insieme ai declini dei servizi come la sanità e l'educazione dovuti ad insufficienza di capitale, i tassi di morte cominciano ad aumentare nel 2020 e la popolazione mondiale comincerebbe a declinare ad un tasso di circa mezzo miliardo per decennio dal 2030. Secondo il dottor Turner:

“Il modello World3 ha simulato una riserva di risorse non rinnovabili così come di risorse rinnovabili. La funzione delle risorse rinnovabili in World3, come il terreno agricolo e gli alberi, potevano erodersi in conseguenza dell'attività economica, ma potevano anche recuperare la loro funzione se veniva intrapresa deliberatamente un'azione o veniva ridotta l'attività dannosa. Il tasso di ripresa relativo ai tassi di degrado condiziona il momento in cui vengono superate soglie o limiti così come la dimensione di ogni potenziale collasso”. 

Il modello computerizzato World3 ha simulato le interazioni interne e fra in fattore e l'altro di popolazione, capitale industriale, inquinamento, sistemi agricoli e risorse non rinnovabili, impostate per catturare anelli di retroazione positivi e negativi. Il dottor Turner scrive che cambiare i parametri ritarda soltanto il collasso. L'attuale boom del fracking di gas naturale e l'estrazione di prodotti petroliferi dalle sabbie bituminose non sono stati previsti negli anni 70, ma l'espansione di nuove tecnologie per estrarre risorse posticipa il collasso di “un decennio o due”, ma “quando questo si verifica la velocità del declino è persino maggiore”.


Quindi, in che misura dovremmo fidarci di uno studio che ha più di 40 anni? Il dottor Turner asserisce che le misurazioni reali ambientali, economiche e di popolazione degli anni successivi “si allineano fortemente” a ciò che prevedeva il modello de “I limiti della crescita” nella versione “business as usual'. Turner scrive:

“La produzione industriale pro capite osservata illustra un tasso di crescita in rallentamento che è coerente con [lo scenario business as usual] che raggiunge un picco. In questo scenario, la produzione industriale pro capite è ampiamente in linea con lo [scenario business as usual de I limiti della crescita], con la fornitura alimentare che aumenta solo marginalmente più velocemente della popolazione. I tassi di alfabetizzazione mostrano una tendenza alla crescita in saturazione, mentre la generazione di elettricità pro capite... cresce più rapidamente e in migliore accordo con il modello de [I limiti della crescita]". 

Picco del petrolio ed economia difficile

Aumentando i costi dell'energia, i picco globale del petrolio renderà gran parte della riserva rimanente non economica da estrarre. Si tratta di un punto di forza cruciale nello scenario del collasso. E man mano che serve più energia per estrarre risorse che sono più difficili da sfruttare, l'energia netta della produzione continua a cadere. John Michael Greer, una persona che scrive di picco del petrolio, osserva che proprio come serve più energia per produrre un manufatto d'acciaio di quanta ne servisse un secolo fa a causa della minore qualità del minerale di ferro di oggi, serve più energia per produrre l'energia di oggi. L'energia netta della produzione di petrolio sì è ampiamente contratta negli ultimi anni, scrive Greer:

“Il tipo di pozzi poco profondi che hanno costituito l'industria petrolifera statunitense hanno un'energia netta di qualcosa come 200 a 1: in altre parole, meno di un quarto di gallone ogni barile da 42 galloni di petrolio va a pagare il costo energetico dell'estrazione e il resto è puro profitto. … Man mano che si scende di grado verso gli idrocarburi più viscosi, però, questa piacevole equazione viene sostituita da cifre considerevolmente meno geniali. Il vostro barile medio di petrolio da un giacimento petrolifero convenzionale statunitense oggi ha un'energia netta introno a 30 a 1. L'ondata di nuovo petrolio che ha colpito il mercato petrolifero appena in tempo per aiutare ad alimentare l'attuale crisi dei prezzi del petrolio, però, non è arrivata dai pozzi di petrolio a 30 a 1... ciò che ha prodotto l'ondata stavolta è stato un mix di sabbie bituminose e scisti fratturati diraulicamente, che sono molto, molto più in basso nella curva della viscosità...

“La vera difficoltà con la viscosità che si ha con le sabbie bituminose e gli scisti fratturati idraulicamente è che bisogna mettere molta più energia per tirare fuori ogni [barile di petrolio equivalente] di energia dal sottosuolo ed in una condizione utilizzabile di quanta se ne deve mettere col petrolio greggio convenzionale. Le cifre esatte sono oggetto di dibattito e tenere conto di ogni input energetico è un processo dannatamente difficile, ma è sicuramente molto meno di 30 a 1 – e le stime credibili pongono l'energia netta di sabbie bituminose e scisti fratturati idraulicamente ben al di sotto ed in cifra singola. Ora chiedetevi questo: da dove viene l'energia che deve essere messa nel processo di estrazione? La risposta, naturalmente, è che viene dalla stessa fornitura globale di energia alla quale le sabbie bituminose e gli scisti fratturati idraulicamente dovrebbero contribuire”.

Sono la disponibilità di energia in declino e la spesa maggiore il punto di non ritorno, sostiene il dottor Turner:

“La ricerca contemporanea sull'energia necessaria per estrarre ed alimentare una unità di energia da petrolio, mostra che gli input sono aumentati di quasi un ordine di grandezza. Non importa quanto sia grande la riserva di risorsa se non può essere stratta abbastanza rapidamente o se altri input scarsi necessari altrove nell'economia vengono consumati nell'estrazione. Gli ottimisti del petrolio e del gas osservano che estrarre combustibili non convenzionali è economico solo al di sopra di un prezzo vicino ai 70 dollari al barile. Riconoscono tranquillamente che l'era del petrolio a buon mercato è finita, apparentemente senza rendersi conto che i combustibili costosi sono un segnale dei limiti dei tassi di estrazione e degli input necessari. Sono questi limiti che portano al collasso nel modello 'business as usual' de“I limiti dello sviluppo”.

Il nuovo petrolio è petrolio sporco

L'attuale crollo dei prezzi di petrolio e gas non saranno permanenti. La speculazione sul perché l'Arabia Saudita, di gran lunga il più grande esportatore di petrolio al mondo, continui a pompare furiosamente petrolio più che può nonostante il collasso dei prezzi spesso si concentra sulla speculazione secondo cui i costi di pompaggio dei sauditi sono più bassi che altrove e quindi possono sostenere i prezzi bassi tagliando fuori i concorrenti che devono lavorare in rosso a tali prezzi.
Se questo scenario si realizza, alla fine si materializzerà una carenza di petrolio che riporterà su di nuovo il prezzo. Ma l'economia difficile non sarà scomparsa. Tutte le fonti facili di petrolio è da molto che vengono sfruttate. E le fonti del recente boom – sabbie bituminose e fracking – sono dei pesanti contributi al riscaldamento globale, un altro pericolo incombente. La distruzione climatica catastrofica dovuta al riscaldamento globale oggi è compresa di gran lunga meglio che nel 1972 – e ne stiamo già sperimentando gli effetti.

Il dottor Turner, osservando con un eufemismo che questi enormi problemi globali “hanno incontrato una considerevole resistenza da parte di potenti forze sociali”, conclude:

“Una lezione stimolante proveniente dagli scenari de I limiti della crescita è che i problemi ambientali globali sono tipicamente intrecciati e non dovrebbero essere trattati come problemi isolati. Un'altra lezione è l'importanza di intraprendere un'azione preventiva molto prima che i problemi si radichino. Purtroppo, l'allineamento delle tendenze dei dati con le dinamiche de I limiti della crescita indica che le prime fasi del collasso potrebbero verificarsi entro un decennio, o potrebbero già essere in corso. Questo suggerisce, da un punto di vista razionale basato sui rischi, che abbiamo sprecato i decenni passati e che prepararsi per un sistema globale che collassa potrebbe essere anche più importante di cercare di evitarlo”. 

Fa pensare. Ciò che rimane da dire (e, come sempre, non c'è intento di critica nell'osservare che un articolo scientifico non vada al di fuori dei suoi parametri) è perché sia stato fatto così poco per scongiurare una catastrofe globale incombente. Liberi da limitazioni, non è difficile quantificare quelle “potenti forze sociali” come i più grandi industriali e finanzieri del sistema capitalistico mondiale. Finché abbiamo un sistema economico che permette al capitale privato di essere accumulato senza limite in un pianeta finito, e di esternalizzare i costi, in un sistema che richiede crescita infinita, non c'è nessuna prospettiva reale di fare i cambiamenti drastici per scongiurare un futuro molto doloroso.

Solo perché è stato condotto uno studio 40 anni fa non significa che non possiamo imparare da questo, anche con una misura di scetticismo nei riguardi degli scenari di picco del petrolio e rapido collasso. Se andiamo ancora più indietro nel tempo, le parole di Rosa Luxemburg ci perseguitano ancora: socialismo o barbarie.

21 commenti:

  1. Tutto ampiamente condivisibile ed attendibile, ma Non è che il socialismo abbia dato quelle gran prove di sostenibilità dove è andato al potere. Non è che se "A" ha torto, "B" nemico di "A" debba per forza avere ragione. Men che meno in questo caso, dal momento che sia il socialismo che il capitalismo condividono i medesimi ideali di crescita e di sviluppo. La differenza fra i due è semmai sui mezzi migliori per raggiungere lo scopo.
    A mio avviso il fallimento storico dell'ambientalismo è stato proprio il non essere riuscito ad elaborare un modello sociale ed economico alternativo sia al capitalismo che al socialismo.

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    1. Sia il capitalismo sia il socialismo condividono l’ideale di crescita economica infinita poiché era entrambi sistemi economici basati sulla moneta e sul debito. Una volta dentro alle logiche monetaristiche l’espansione infinita del PIL diviene una necessità a cui nessuno, volente o nolente, può sottrarsi. Se l’ambientalismo vuole un modello socio/politico realmente alternativo è allora evidente che deve trovarlo in un modello economico basato sulle risorse anziché sui flussi monetari. Alla natura infatti dei soldi non gliene può fregare di meno. Gli ecosistemi non si fondano su un sistema bancario solido o su una finanza etica. Si basano sulle risorse reali. Se è la sostenibilità ambientale che si sta cercando, allora bisognerà iniziare ad avere il coraggio di smettere di pensare e decidere in termini di soldi ed iniziare a pensare e a decidere in termini di risorse reali. Può sembrare un’idea bizzarra (oggi) ma di certo non è nuova e, in fin dei conti, la espresse con semplicità, sinteticità, saggezza e preveggenza persino Toro Seduto dicendo testualmente che: “Quando avranno inquinato l'ultimo fiume, abbattuto l'ultimo albero, preso l'ultimo bisonte, pescato l'ultimo pesce, solo allora si accorgeranno di non poter mangiare il denaro accumulato nelle loro banche”.

      Ciao

      Alessandro

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    2. A mio modo di vedere :
      Ambientalismo è amore per la natura, rispetto per animali, piante, suolo, acque, aria.
      E' pace, è il contrario di guerra, è armonia.
      .----
      Ha fallito la civiltà occidentale (capitalismo e socialismo, uniti nel progressismo).
      Hanno fallito tutte le civiltà.
      L'unico sistema sociale che stà in armonia con e dentro la natura, è quello tribale.
      La miglior economia è quella del dono.

      Gianni Tiziano

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    3. Quel socialismo o barbarie è sembrato anche a me buttato là e del tutto scollegato dal discorso precedente. L'ho tradotto solo per correttezza...

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    4. "elaborare un modello sociale ed economico alternativo sia al capitalismo che al socialismo"

      non e' detto che esista

      "entrambi sistemi economici basati sulla moneta e sul debito"

      potrebbe essere che entrambi sono cosi' basati proprio perche' il concetto di "obbligazione" (cioe' fra gli altri di moneta e di debito) e' antropologicamente determinato: pare probabile che abbiamo imparato a contare e fare matematica proprio per gestire la ripartizione delle risorse "secondo giustizia". Anche gli scimpanze' lo fanno, fino a qualche unita' di conto. In altre parole, per rimarcare il concetto, il capitalismo e il socialismo sono cosi' perche' cosi' e' l'uomo, non il contrario. E apparentemente e' un po' piu' "naturale" e "spontaneo", per l'uomo, il capitalismo che il socialismo. Cio' che non e' spontaneo deve essere imposto con la forza (cioe' con l'energia) e comunque dura poco.

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    5. Il sistema economico sta già cambiando, non c'è bisogno d'inventarcelo noi.

      La produzione di beni sarà completamente automatizzata, quindi non si guadagnerà più da essa (è probabile che venga fissato per legge un guadagno minimo garantito (dal 2 al 5%)).

      Quindi, non sarà più necessario produrre sempre più merci.

      I servizi:
      per quanto l'uomo possa desiderare sempre nuovi servizi,
      la quantità di servizi di cui può usufruire è limitata dal tempo.
      Un giorno è sempre fatto di 24 ore e l'uomo, una parte di queste ore, le vuole passare riposandosi.

      Nei dettagli come evolverà il sistema economico dipenderà dalla tecnologia e dall'organizzazione degli Stati.

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    6. la tecnologia che piace è quella che stanno usando qui vicino in un bar con musica infernale, alcolici e chissà quali altre amenità. LTG fu uno studio fatto da persone razionali animate da virtù come la prudenza e la giustizia. Le masse usano il cervello solo per i vizi, per trarre il maggior piacere possibile, se poi questo modus vivendi è deleterio e distruttivo, non gliene può fregar di meno. La mentalità de "the show must go on" non morirà, anzi la tecnologia ne ha aumentato gli effetti in modo esponenziale. Solo quando il collasso sarà palese e avrà colpito duramente la maggior parte delle locuste, si potrà vedere un qualche cambiamento. 10 o 20 anni almeno.

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    7. @Firmato Winston Diaz13 maggio 2016 18:05
      http://www.emergenzeweb.it/2015/12/la-reciprocita-tribale-donare-sempre-donare-tutto/

      Gianni Tiziano

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    8. LTG è il risultato di persone come Donella Meadows che non hanno mai pensato agli esseri umani come locuste. Aggiungerei ai fallimenti storici dell'ambientalismo anche l'aver imbarcato gente che ne approfitta per giustificare le proprie frustrazioni misantrope.

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    9. @Madre Terra

      Per quanto ne so e da tutto quel che ho letto sull'argomento nei decenni, l'"economia del dono" funziona all'esatto contrario di quel che descrive quell'autore nel link che ci indichi, perche' prevede reciprocita', in modo ben poco diverso dall'economia di mercato (all'obbligo morale manca la garanzia di legge, ma come ben sappiamo in questi tempi di moralismo incalzante, il passo fra i due e' brevissimo, e donare e' il modo migliore per poter poi arrogare la pretesa morale, oltre che legale in senso dell'obbligo sociale, che e' la forma piu' opprimente di legalita', di aspettarsi un contraccambio).

      Noi stessi uomini moderni e contemporanei ne siamo istintivamente ben consapevoli: quando riceviamo un dono sappiamo bene cosa comporti, specialmente quando il donatore e' lo Stato... ma non solo.

      La pagina di wikipedia sull'economia del dono e' ipocrita, traviante e tendenziosa, qualcosa di corretto, sebbene ammesso obtorto collo, si intravede nella pagina di Marcel Mauss:

      "L'autore suppone che il meccanismo del dono si articoli in tre momenti fondamentali basati sul principio della reciprocità:
      - dare;
      - ricevere - l'oggetto deve essere accettato;
      - ricambiare."

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    10. @Firmato Winston Diaz

      Ho notato che nelle popolazioni non civilizzate, c'è la condivisione, il dono.
      Se qualcuno è troppo povero, riceve il dono.
      In queste società umane, si pensa dicendo NOI, in pochi casi dicendo IO.

      “Prima che arrivassero i nostri fratelli bianchi per fare di noi degli uomini civilizzati ….
      Quando qualcuno era cosi povero, da non possedere cavallo, tenda o coperta, allora egli riceveva tutto questo in dono. Noi eravamo troppo incivili, per dare grande valore alla proprietà privata. Noi aspiravamo alla proprietà, solo per poterla dare agli altri. Noi non conoscevamo alcun tipo di denaro ….”
      Cervo Zoppo (Lame Deer, 1903-1976) Lakota, indiano nordamericano

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    11. Premesso che l'"antropologicamente determinato" ci cui parlo sopra va preso con le pinze, nel senso che di antropologicamente determinato c'e' ben poco che non possa essere rivoltato da atti di volonta', credo abbia poco senso parlare di proprieta' privata in una societa' nomade che vive di caccia e raccolta. Le cose cambiano quando comincia l'agricoltura, la stanzialita' e la societa' complessa: cioe' quando i "beni disponibili" non sono piu' liberamente e abbondantemente disponibili e basta allungare una mano per disporne, ma diventano scarsi e frutto di "coltivazione", intesa in senso lato. Se non c'e' scarsita', non esiste neppure economia (intesa come calcolo economico). Le cose disponibili in abbondanza per tutti (vedi aria, per adesso, e gia' non piu' l'acqua) non hanno un prezzo e sono "pubbliche" (ma si sta tentando in tutti i modi di assegnare un "prezzo di scarsita'" anche all'aria, vedi "diritti di emissione", perche' questo e' il nostro modo attuale di pensare, per cui tutto DEVE avere un prezzo.
      Bisogna dire che l'inferno attuale ce lo cerchiamo in tutti i modi, anche quando non servirebbe.
      Disgraziatamente, mentre l'organizzazione allo scopo non di predare risorse abbondanti gia' esistenti, che puo' facilmente prodursi in modo socialistico, dato che la collaborazione di gruppo rende molto piu' efficiente la predazione, anzi e' obbligatoria per l'uomo, vedi eserciti e guerre come suo ultimo prodotto spontaneo, ma l'organizzazione allo scopo di crearne di nuove, di risorse, grazie alla sua efficienza crea una situazione, la nostra, da cui evidentemente non si torna indietro. Le risorse disponibili gratuitamente in abbondanza, cioe' senza prezzo, pian pianino vengono esaurite tutte, e tutto deve essere coltivato ol sudore della fronte, e diventa oggetto di proprieta' privata e scambio mercanteggiato.
      Tutto acquisisce un prezzo e deve essere guadagnato e scambiato entro la societa', ovvero non e' piu' disponibile gratis essendo facilmente prelevato fuori dalla societa'.
      Si deve andare avanti e correre sempre di piu'.
      Mah.

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    12. Una risorsa abbondatemente e liberamente disponibile era il pescato, e infatti societa' relativamente complesse e libere sorgevano sul mare, a volte mantenendo un certo livello di liberta' anche dopo essersi evolute in qualcos'altro, a differenza delle societa' prettamente continentali (non ricordo quale famoso storico, ovviamente inglese, facesse questa differenziazione, fra civilta' marittime, per lui ovviamente migliori, e continentali). Oppure si trattava di societa' predatorie (vedi gli antichi predoni vikinghi-normanni sul mediterraneo), che praticavano la caccia e raccolta sulle altre societa' (unico gruppo sociale che antropologicamente tuttora vive di caccia e raccolta, allo stesso modo degli antichi vikinghi sebbene in modo meno socialmente organizzato, nel moderno occidente sono gli zingari: gli oggetti della predazione "caccia e raccolta" siamo noi "stanziali").

      In contrapposizione, societa' evolute e complesse come quella greca (i greci antichi non pescavano!) e romana, che non disdegnavano di predare altre societa' per procurarsi la "forza lavoro", e infatti la loro "civilta'" consisteva soprattutto nell'essere degli eserciti organizzati e vincenti, ma che anche coltivavano, contemplavano la schiavitu' e la prigione per debiti, altro che economia del dono!

      Vabbe', un putpurri' di opinabili notizie storiche da cui magari si puo' evincere come sia difficile o impossibile ricavare conclusioni da un solo aspetto della realta' rilevata, per quanto esattamente interpretata... c'e' sempre anche uno sterminato "tutto il resto".

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    13. @Alessandro P.: "Nei dettagli come evolverà il sistema economico dipenderà dalla tecnologia e dall'organizzazione degli Stati."

      Entrambi gli aspetti temo siano stati molto influenzati, se non determinati, dalle necessita' militari.

      La scuola, la fabbrica industriale, la burocrazia, l'apparato di esazione tributaria, derivano strettamente, o meglio costituiscono l'infrastruttura dell'esercito organizzato, cioe' quello che vince le guerre. Bisogna ammettere che il resto e' darwinisticamente scomparso. Oggi come oggi sembrano vivere di vita propria e andare ognuno per proprio conto spinti dalla loro necessita' e logica interna, ma da li' derivano e con quella necessita' sono strettamente intrecciati: la metafora della guerra, a qualcuno o qualcosa, continuamente sobillata, anche qui dentro, e' necessaria, consustanziale, alla loro permanenza in essere.

      La socialita' organizzata umana e' strettamente connessa alla lotta e alla guerra, il grande, ingenuo equivoco e' pensare che socialita' e guerra siano in contrapposizione.

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  2. Qui Viale Regina Margherita, Rimini, ore 00.10 in diretta. Folle di giovani per la strada (di tutte le nazionalità); ristoranti e kebab pieni. Anziani proprietari di bar che commentano con vecchi amici sulle ragazze che passano. Ragazze di ogni nazionalità che sprizzano di gioia per la felicità di stare a spasso senza genitori. Cori dementi, concerti di un rock che nemmeno gli amanti del trash sono mai stati in grado di immaginare. Qui... se uno si mette a parlare delle prossime venture catastofi lo ricoprono di monetine, perchè una bevuta e un pò di compassione non si nega a nessuno.

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  3. La vita continua, e deve continuare, il collasso è solo quello di un'utopia esponenziale. Ma se la tecnologia consentisse un tenore di vita decoroso ad una popolazione planetaria stabile (es. 2-3 miliardi di persone) in un'economia globale "stazionaria", non sarebbe comunque un bene? A tal proposito propongo la lettura di questo post:
    http://jimisenergychallenge.blogspot.it/2016/04/in-principio-fu-anzi-no-questo-e-il.html
    Saluti

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  4. Dal capitalismo l'aspetto più sostenibile sono i grandi plutocrati, che come dimostra la teoria dei commons proteggono coi loro grandi patrimoni dall'equa dissipazione procapite delle risorse naturali non rinnovabili; del socialismo reale l'aspetto più sostenibile fu lo scarsissimo rispetto dimostrato verso milioni e milioni di singoli cittadini...Non esattamente quindi aspetti che molti valuterebbero come positivi...Scusate se un movimento ambientalista andasse la potere oggi ma anche 10 anni fa in cosa si tradurrebbe se non in una spietatissima dittatura che antepone il mantenimento di un poco di biodiversità e perchè no, di un poco di combustibili fossili per ancora qualche decennio, anticipando in maniera passiva o meno il sacrificio di miliardi di homo ? (Sacrifico comunque inevitabile secondo il corso delle cose naturali descritto nei limiti dello sviluppo ...)

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    1. Chi è ambientalista lo è perchè ha capito il significato della parola "rispetto".
      Pertanto non potrebbe mai instaurare una dittatura.
      E' proprio la "dominazione" che stà uccidendo la vita sulla terra.
      La natura non ha previsto alcun essere dominante, dittatore.
      Questa è pura invenzione umana, prova a vedere l'animazione di Steve Cutts,
      MAN.

      Gianni Tiziano

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    2. Dittatura solo verso gli altri uomini, visto che siamo un tantino troppi..é ovvio..Oppure democraticamente lasciamo che tutti i commons rimasti siano azzerati...

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  5. Io invece sono d'accordo con Socialismo o barbarie. Forse dovremo rivedere il nostro punto di vista: socialismo come decrescita e redistribuzione delle risorse. Forse servirà anche una forma diversa di democrazia o forse una dittatura. Meglio questo che la barbarie. Quanto al socialismo storico lasciamolo al periodo storico e alla nazione dove si è sviluppato finito per gli errori dei suoi dirigenti e per le sue politiche. Parliamo ora di qualcosa di nuovo. Di sicuro sappiamo dove ci condurrà il capitalismo e io preferisco meno beni materiali e una democrazia diversa. O è il miglio mondo il nostro che ci porterà alla catastrofe?

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    1. Sarebbe meglio chiamarlo allora col suo vero termine, fra l'altro non un neologismo, e cioè fascismo verde, (traduzione letterale di green fascista ), anche se in effetti avendo noi conosciuto il fascismo credo la traduzione di nazismo ecologista sarebbe molto più appropriata; dopotutto un comunismo ecologista farebbe molto di peggio avendo sia il comunismo causato più vittime ed essendo l'equa e contabile divisione procapite delle risorse contraria ad ogni principio ecologista a meno che si parli di piccole comunità del tutto o parzialmente autosufficienti dove però è spesso già così in nuce : sostituire il latifondo privato con quello di stato non è una buona idea tanto per i cittadini delle città quanto per quelli delle campagne; già però con i piccoli appezzamenti è inevitabile che il contadino, pur poverino, mangi ed il cittadino dipendente dal terziario dei combustibili fossili ad alto eroi (la maggior parte della popolazione) crepi. I concetti universalistici del comunismo, quanto quelli del fedele monotesita, od ancora almeno un secolo prima della teorizzazione del comunismo cui approderà, il concetto liberale di cittadino come atomo principale della fonte del diritto , sono profondamente anti ecologistici: si tratta di sostituire la parola universale con locale e diritti universali con rapporti di comunità...Basti pensare alle profonde differenze della capacità di carico dei diversi territori o la tragedia dei commons...I principi del comunismo sono molto più contronatura di quelli del capitalismo, ma qui ormai non basta, si tratta di demolire il concetto di singolo cittadino come fonte principale del diritto...Ci aspetta un nazismo ecologista ad andar bene.

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