Benvenuti nell'era dei ritorni decrescenti


martedì 19 aprile 2016

La grande sconfitta del referendum: lettera aperta agli ambientalisti



di Ugo Bardi

Ora che il grande rumore del referendum sulle trivelle si è un po' calmato, credo che sia tempo di riflettere su quello che è successo. E, a questo punto, mi sento di poter dire con certezza che è stata una pesante sconfitta per chi, in Italia, si definisce come ambientalista. Non so se questo referendum era nato fin dall'inizio come una trappola contro gli ambientalisti; probabilmente no, ma lo è diventato rapidamente. Arrivati a un certo punto, per il governo (e per la lobby dei fossili che lo sostiene) non c'è stato bisogno di fare altro che stare a guardare mentre gli ambientalisti scavavano la buca nella quale si sarebbero poi seppelliti da soli.

Non servivano particolari virtù profetiche per prevedere come sarebbe andata a finire: bastava guardare la pagina di Wikipedia intitolata "consultazioni referendarie in Italia". Dal 1997, c'erano state sette consultazioni referendarie (oggi sono otto), nessuna delle quali ha raggiunto il quorum, eccetto quella sul nucleare del 2011. Ma, per quel referendum, c'era voluto uno tsunami planetario per smuovere la gente ad andare a votare. Come ci si poteva ragionevolmente aspettare che su un quesito così astruso come quello dell'ultimo referendum si potesse fare di meglio? E allora, non era il caso di prendere un po' le distanze da un referendum che non era nemmeno nato dal movimento ambientalista?

Eppure, non sembra che in molti si siano data la pena di fare questa ricerchina su internet e tutti si sono lanciati a testa bassa a propugnare il "si" anche con iniziative chiaramente fuori misura e controproducenti, tipo quella del "trivella tua sorella." Più che altro, la campagna per il "si" è stata debole, con slogan vaghi e poco efficaci (tipo "difendiamo il nostro mare") che hanno cercato di demonizzare le piattaforme petrolifere, ma senza riuscire a spaventare nessuno. Allo stesso tempo, abbiamo visto fior di rappresentanti del movimento ambientalista: ricercatori, politici, climatologi, gruppi, associazioni e formazioni varie, impegnare il loro prestigio e il loro nome su una battaglia che, come minimo, avrebbe dovuto essere percepita come molto rischiosa, se non completamente senza speranza. E quando uno impegna il proprio nome su una causa, la sconfitta lascia un segno. Un segno che non si cancella facilmente.

Certo, si potrebbe dire, con il Mahatma Gandhi, che in una buona causa non ci sono mai sconfitte. Forse è vero, certo però che ci vuole anche un po' di strategia per vincere una battaglia come quella in cui tanti di noi sono impegnati, quella di salvare il paese dal disastro economico e ecosistemico. Ed è, mi sembra chiaro, proprio quello che manca al movimento ambientalista: un minimo di strategia che non sia dire di no a tutto.

Guardate com'è ridotto il movimento ambientalista inteso come entità politica: a parte fare campagne per il "no" all'energia rinnovabile che "deturpa il paesaggio" cosa fa? Attenzione! Non mi fate dire che non esistono ambientalisti intelligenti: esistono, eccome! E si sta facendo molto, moltissimo lavoro a livello locale. Si sta spingendo per l'efficienza, per le buone pratiche, per la salute di tutti. Il problema, però, è che non tutto si può fare a livello locale, ignorando il problema politico nazionale. La questione della riduzione delle emissioni è una questione politica a livello nazionale ed internazionale: se i governi - incluso quello italiano - non si impegnano seriamente, non si potrà ottenere nulla. Il tentativo, in parte riuscito, del governo di demolire l'industria italiana delle rinnovabili è anche quello un problema politico a livello nazionale: non si installano impianti per l'energia rinnovabile se il governo mette i bastoni fra le ruote, come sta facendo. 

E quindi, il movimento politico che si rifà all'ambientalismo si è autodistrutto in una serie di decisioni sbagliate delle quali l'ultima è stata quella di impegnarsi per il si al referendum. Ma si è autodistrutto, più che altro, non riuscendo a impegnarsi su delle tematiche condivise anche da chi non si ritiene un ambientalista. Se uno vuol decrescere e sostiene di essere "felice", è una sua scelta legittima, ma non è un programma politico che può avere successo.

Allora, permettetemi di domandare se non vi sembra che un movimento ambientalista che voglia avere un minimo di impatto sulla società (e lo sappiamo quanto è disperatamente necessario averlo) dovrebbe essere d'accordo su certe cose fondamentali, soprattutto col fatto che è necessario sostenere l'energia rinnovabile, e sostenerla seriamente e con convinzione.  

Come facciamo a essere allo stesso tempo contro il nucleare e contro il petrolio se non riusciamo a identificare un'alternativa? Ci possiamo riuscire? O continueremo per sempre nella politica del "no a tutto"? Pensateci sopra.








33 commenti:

  1. L'origine del problema è a monte, ovvero nel fatto che gli "ambientalisti" parlano di cose estremamente materiali, concrete, stando nella metafisica, cioè con un modo di pensare fideistico, dogmatico.

    Questo implica che lo "ambientalista" subordina sempre e comunque il "reale" allo "ideale", ne più ne meno dell'altra religione affine e contigua, quella della cosiddetta "sinistra".

    Non è tanto che gli "ambientalisti" si autodistruggano o che siano in prevalenza cialtroni, è che il loro agire non ha lo scopo di migliorare quello che esiste quanto di realizzare la loro versione del "Regno dei Cieli" e di conseguenza alla fine dei conti si tratta di menzogne e paradossi.

    Nella migliore delle ipotesi, quando si riesce a convertire al credo un numero grande di persone, il meccanismo SEMBRA funzionare, esattamente come il "socialismo reale" sembrava funzionare. Funziona fintanto che le persone riescono a ignorare l'evidenza. Superata una certa soglia il tutto collassa su se stesso perché alla fine la vita è fatta di cose meschine ma concrete, non di "grandi ideali" che sono sempre un passo più avanti.

    La cosa paradossale è che alla fine dei conti, esattamente come per il "socialismo", il miglioramento viene realizzato dal bieco capitalista privo di scrupoli come conseguenza involontaria della ottimizzazione di certi processi. Ovvero, un mondo creato e gestito dagli "ambientalisti" sarebbe comunque peggiore di un mondo gestito dai loro oppositori, solo perché i primi non hanno una logica, una meccanica, i secondi si invece si.

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    1. la meccanica dei secondi si chiama petrolio. Ovvio che finchè ce n'è abbastanza vinceranno. Continuare nella società capitalistica è folle, perchè irrazionale. Si sa che i consumi da qui a qualche decennio andranno ridotti dell'80% e le rinnovabili potranno solo fare da cerotto, ma vallo a dire ai capitalisti di destra e sinistra, ai pensionati, ai lavoratori privati e pubblici, alla classe media. L'accennai ad un impresario elettricista pieno di debiti e mi disse che prima che finisca il petrolio lui, 40 anni, sarà morto. Un altro si arrabbiò addirittura, terrorizzato da queste prospettive. Ovviamente si tratta di persone dal livello intellettuale bassissimo e dalla totale mancanza di valori, ma la gran massa è questa. Vanno dietro solo al pifferaio che suona la musica preferita: soldi, soldi soldi. E lo faranno, noi lo sappiamo, loro no, finchè ci sarà abbastanza petrolio. Poi li illuderanno in qualche altro modo, ma colla miseria di un 80% in meno di ricchezza, per questa non ci sarà più.

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    2. Oh Signor Lorenzo! Ma che c'ha una fidanzata o un fidanzato petroliere anche lei, che le suggerisce queste affermazioni così poco serie, da dodicenne? Si guardi bene da simili soggetti, meschini e senza ideali, che alla fine tratteranno anche lei come una donna o un uomo delle pulizie del Guatemala (con tutto il rispetto....). Quelli se ne fregano delle sue sviolinate al Capitalismo, sà?.... Ma se lei ora vuole per forza rendersi utile a loro, vorrà poi anche trovare qualcuno che ascolti i suoi lamenti quando le mancheranno di rispetto e la lasceranno a piedi?

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    3. Esempio classico:
      "Continuare nella società capitalistica è folle, perchè irrazionale."

      Ora, non faccio citazioni facili come "quello che è reale è anche razionale" ma invece rimango terra terra al mio livello e dico che va bene, il capitalismo è "irrazionale". Adesso però vediamo quale sarebbe l'alternativa. Perché quando si dice che una certa teoria non funziona bisogna proporne un'altra. Fintanto che questa alternativa non si manifesta, il capitalismo rimane in essere e si fanno solo un mucchio di chiacchiere inani.

      Il "Si sa che" è un concetto risibile perché dice l'esatto opposto di quello che pensa lo scrivente. Infatti le cose che lui "sa" sono nella metafisica mentre le cose che vede sono nella fisica, quindi per spostarsi da A a B tocca usare un motore a combustione interna e quello richiede benzina o altro prodotto della raffinazione degli oli combustibili (volendo va anche con l'olio di semi e puzza di McDonalds). Sfido chiunque che "sa" a comprare ed usare un veicolo elettrico, non tanto per la mancanza di infrastrutture quanto perché banalmente non funziona, cioè non si riesce ad usarlo efficacemente per andare da A a B.

      @Joe Galanti:
      Qui di poco serio c'è solo una cosa, spendere soldi del contribuente per organizzare una campagna propagandistica basata sulla MENZOGNA. Sul referendum gli "ambientalisti" non hanno pronunciato una sola affermazione vera.
      Faccio altresì presente che gli "ambientalisti" sono quelli che figurano "ospiti fissi" su Rai Tre, dal compagno Fazio per esempio. Che strano eh, che anche i "petrolieri" siano ospiti fissi più o meno degli stessi salotti.
      Che dire, un circo, una commedia.
      Tanto più divertente tanto più i protagonisti fanno sfoggio di spocchia.

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    4. Caro sig. Lorenzo, la ringrazio per queste sue più complesse elucubrazioni. Pensi che oggi mi sono preso un libriccino appena uscito di uno ben più cattivo dei lei nei confronti della bestia ambientalista. Vi si legge, nelle conclusioni: "Dite se è vero o no che l'ambientalismo è già (in corsivo) stato più mortale di schiavitù, nazismo, comunismo e terrorismo messi insieme..." (pag. 48). L'autore è un noto professore di chimica... Spero che non le manchi questa perla di saggio, per arricchire le sue argomentazioni a servizio di coloro che tanto ammira. Se volesse andare oltre al semplice Ciaone, aprezzi questo, che è un Aiutone.

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  2. ..ecco..appunto...la storia insegna che accanto ai "massimalisti" ci vogliono i "riformisti" e accanto ai rivoluzionari ci vogliono gli "evoluzionari", che la via da A a B non è una retta ma un random walk con un drift nella giusta direzione, che scegliere come e dove combattere è più di metà della vittoria, che gli "avanguardisti" possono pure indicare la via, ma che poi è la media di tutti gli altri che deve decidere di camminarci sopra, che la abitudine è estremamente difficile da cambiare, anche quando diviene dannosa, e che quindi bisogna "ingannarla" un pò, che spiegare una cosa per filo e per segno non funziona, bisogna saperla raccontare, che un compromesso non è disonorevole se tattico (è disonorevole se diventa una strategia), che essere "duri e puri, qui e ora" è bello al cinema, ma nella vita reale si prendono sportellate, che non si vince mai da soli (occorrono alleati) ma, soprattutto, come diceva il compare Nardo (Dio l'abbia in gloria) "ce vo' coraggio pe' magnà la merda"

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  3. Per una volta non sono d'accordo. Non lo sono dopo 40 anni di esperienza professionale e di militanza ambientalista in cui ho sempre evitato il "NO" fine a se stesso. Ho invece cercato di capire le ragioni di chi voleva fare le cose per spiegare a mia volta che con questa o quella modifica al progetto si potevano prendere più piccioni con la medesima fava.
    Non ha funzionato e, anzi, man mano che l'impatto contro i limiti della crescita comincia a fare male, gli spazi di ascolto e discussione di riducono vertiginosamente. All'interno del movimento ambientalista, ma anche al di fuori di esso.
    La radicalizzazione è un buon indicatore del deteriorarsi delle condizioni. Nei prossimi anni le posizioni si radicalizzeranno sempre di più. Probabilmente per questo, sempre più persone si chiamano fuori dalla tenzone a livello nazionale o globale, per cercare di fare qualcosa di utile in una qualche micro-situazione locale. Ma non serve a molto neanche questo, perché gli effetti dell'evoluzione complessiva del sistema, prima o poi, raggiungono tutte le sue parti. Il riscaldamento climatico e la sovrappopolazione, per esempio, raggiungeranno anche gli eremiti più remoti.
    Forse, l'unica cosa che rimane da fare è rispolverare i classici. Forse fra Marco Aurelio e Diogene si può trovare uno spiraglio di sopravvivenza temporanea.
    Il punto chiave di tutta la faccenda, secondo me, non è che è stato perduto un referendum che non cambia quasi nulla. Bensì che ogni tentativo sia di riformare che di contrastare il sistema socio-economico attuale è fallito. Totalmente e definitivamente fin dagli anni '80.

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    1. Esattamente. Man mano che si acuiranno gli effetti si perdera il concetto di discussione, di democrazia, di protezione dell ambiente. Perche tutti saranno tesi a conservare uno status quo che per forze di cose non puo essere conservato.
      Prevedo, basandomi sull intuito e su avvenimenti storici, periodi di disordine e chaos.
      Di nostro non abbiamo nessun piano "Seldon" per evitare questo inter-regno di chaos.

      Devo dire che non sento piu urgenza, ne panico, ne rabbia. L uomo probabilmente scomparira, la natura trovera il modo di risorgere fra millenni. Se scomparira sara semplice e pura evoluzione, vuol dire che era troppo stupido per sopravvivere a se stesso

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    2. se ti può consolare era già fallito nel '68, solo che la maggior parte dei miei coetanei non se n'era accorta subito. Quindi anche prima di LTG. Dopo il livello intellettuale e mentale è calato vertiginosamente. E' bastato poco per il controllo: sesso,droga e rock and roll.

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  4. Ringrazio di non essere ambientalista. E' una vita d'inferno essere coerenti quando quotidianamente è facile cadere in mille contraddizioni... E poi c'è ambientalismo e ambientalismo. Quello che nasce per effetto Nimby e quello che nasce per amore dell'estetica. Sì ha ragione Ugo Bardi la stagione dei no deve finire, serve pragmatismo e credibilità

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  5. Perchè dobbiamo vedere a tutti i costi(cosa che accade sempre) il bicchiere mezzo vuoto? Prima di tutto, se analizziamo il voto, vediamo come l'Italia si sia spaccata verticalmente: da una parte l'area adriatico-ionica, dall'altra l'area padano-tirrenica. Chi vive sulla propria pelle le trivelle è andato a votare in una percentuale molto piu' consistente che altrove. Vedi Basilicata e Puglia.
    A me questo dato dice molto; mentre è ampiamente sottovalutato dal Governo e da chi non si rende conto come aspetti quali la salute, interessino a molte persone.
    L'altro aspetto è il differenziale tra il voto giovanile e quello degli anziani.
    Differenza evidente se si prendono in considerazioni aree come gli appennini, in rapporto alla pianura e aree metropolitane.
    In pratica, dove c'è decadenza senile c'è anche maggiore acquiescenza a questo modello economico-politico. Dove c'è "vita", c'è anche piu' disponibilità ad interrogarsi sul futuro e i rischi connessi ad uno sviluppo basato sulla distruzione degli ecosistemi.
    A differenza di Ugo Bardi, io non penso che la "buona semente" dell'ecologismo sia caduta sulle pietraie o in mezzo ai rovi. Penso, invece, che i processi di cambiamento siano lunghi e non diano effetti immediati.
    Del resto la battaglia è impari: di qua un fronte frastagliato, composito , del tutto eterogeneo, di là un potere oligarchico che sa molto bene quello che vuole e sa usare altrettanto bene il potere condizionatorio per ottenerlo.
    Una battaglia non è mai persa in senso assoluto, perchè , se basata su fondati motivi, lascia sempre il segno.
    Ha poca importanza se i movimenti "verdi" si sfasciano. In fondo un movimento-partito è solo uno strumento che serve fino a quando serve ed è di qualche utilità. Mentre invece attribuisco molta importanza alle battaglie localistiche e settoriali. Non sottovalutiamo il fenomeno dei GAS, delle associazioni di piccoli produttori biologici, della lotta contro gli OGM (anche su questo Bardi non mi pare d'accordo), la lotta contro il famigerato Ttip. Rischiamo di essere dei Don Chisciotte, ma è giusto così, se ne vale la pena.
    L'alternativa è diventare come il PD: un partito mai nato, mai adulto eppure già vecchio. Una forza che ha dovuto così tanto annacquare le proprie idee da risultare il neo partito-nazione che intercetta il consenso di tutti; compreso gli ex-nemici. Parafrasando Brecht, preferiscono sedermi dalla parte del torto.

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  6. Mi sembra che il programma politico di chi decide per cento altri almeno, se non per mille ed anche miriadi, sia quello di mantenere ottusamente privilegi ed abitudini sempre più difficili da godere, finché sia possibile.
    Ed in fondo anche quello di chi accetta tali decisioni, e di di subirle, ritenendo che sia meglio stare così come ci si trova, invece che agire per cambiarle o contrastarle.
    Anche solo fermarsi per capire se superato un certo limite, l'uso e la disponibilità di energia per non parlare d'ogni cosa ed essere appartenente alla biosfera, non porti alla fine alcun beneficio per tutti, ma solo dei danni, é un atteggiamento considerato pericoloso e sovversivo, anche da chi crede di essere un cosidetto ambientalista.
    Concretamente, sostituire l'energia a perdere con quella rinnovabile, implica accettare che dovremo vedere alcune cose al posto di altre.
    Torri eoliche e lastricati fotovoltaici al posto di ciminiere e capannoni
    di centrali termoelettriche, per fare un solo esempio.
    E se vogliamo continuare a vedere un paesaggio che riteniamo sia immutato da secoli, allora dobbiamo ingegnarci per ridurre al minimo indispensabile anche l'energia rinnovabile.
    Ma questa riduzione si scontra con il desiderio di far crescere ogni attività umana fino al limite oltre il quale è proprio fisicamente impossibile proseguire.
    Vogliamo bere ogni giorno acqua imbottigliata in polietilentereftalato (il materiale nascosto sotto l'acronimo PET) ?
    Anche quando potremmo benissimo farne a meno?
    Si o No?
    Se No allora aggiustamo e manuteniamo gli acquedotti, evitiamo al massimo ogni inquinamento delle falde acquifere e vediamo se si può distribuire acqua imbottigliata in altri modi, che implichino minore impiego di energia e materie prime o riciclate, dell'uso del PET.E pagarla per il suo reale costo ambientale.
    Se Sì, non illudiamoci che riciclando quelle bottiglie e bottigliette, per farne filati per indumenti od anche altre bottiglie, possiamo conciliare facilmente la nostra presenza nell'ambiente con quella di tutti gli altri esseri viventi.Anche il riciclo ha i suoi costi, e sottovalutarli o peggio ignorarli, non ce lo possiamo permettere a lungo.
    Non riusciamo nemmeno ad evitare di buttarle dovunque, e quindi che vadano alla fine a sconvolgere la vita marina.
    Stiamo avviandoci e da tempo verso una decrescita che si prospetta addirittura orrenda.
    Così, per ottusità, pusillanimità, pavidità, indolenza o puro e semplice disprezzo della tanto declamata ragione.
    Ancor più che mirabolante futura tecnologia, inusitata politica, o inimmaginabile finanza, occorre attenzione,magnanimità, coraggio, decisione, e apprezzamento di quello che il saggio calcolo ci porta a conoscere.
    Per dire no alle trivelle, bisogna vivere seguendo molte piccole virtù.
    E consoliamoci, anche ai tempi di san Francesco d'Assisi e santa Caterina da Siena, si peccava forse meno,ma solo per mancanza di mezzi.

    Marco Sclarandis.

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  7. e già: in molti credo ci stiamo pensando sopra. E non da ieri.
    ok, la decrescita non è sexy, mai termine fu più infelice
    ok, non bastano i no (ma quale compromesso è possibile di fronte ad autostrade inutili e/o sterminate capannonizzazioni totali? il loro modello è quello...)
    ok, messaggio e botta ricevuti, ma, lasciateci dire che qualche sì negli anni lo si è detto, magari non con la forza necessaria, ma li si è detti. Sì alla Bellezza per esempio; o in tema di salute per esempio, con i Sì all'aria più pulita che non è solo pm10, anche inquinamento acustico ed estetico. Dunque bene l'autocritica, ma poi: dall'altra parte quanti sono disponibili all'ascolto di questi sì?
    L.

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  8. ho tanto l'impressione che bardi voglia fare come pannella. fatte due cose giuste aborto e divorzio si e' venduto prima al berlusca e poi a renzi dato che non si puo' dire sempre no. se una battaglia e' giusta la si appoggia . i compromessi servono a poco sui concetti. tanto c'e' confindustria che pensa a fare di tutto di piu' . pensi che se gli dici si ti diano il contentino? be scordatelo. sarai solo un venduto il giuda che che indica cristo al al cantare del gallo. e difatti pannella non e' piu' nessuno da quando si e' venduto e giuda non fece una bella fine.

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    1. Ma no! Ugo non sta parlando di negoziati e diplomazia. Sta dicendo di non sparare sull'eolico e sul solare, per esempio, come invece è stato fatto da molti ambientalisti negli ultimi anni. Non devi per forza essere come Chicco Testa per essere propositivo.

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  9. Caro professor Bardi. Mi trova d'accordo su quasi tutto. Dubito fortemente che i governi, specie il nostro siano in grado di aver e una visione di lunga gittata, se non piccole verniciature di green alla loro politica di tanto in tanto. Non basta. Dovrebbe essere così, ma se li aspettiamo sarà il baratro. Dobbiamo pungolarmli. Come? Credo che la politica vada trascinata verso l'innovazione e non il contrario. Su QualEnergia.it ho evitato di mettermi a discernere sui dati refendari e ho parlato di altre battaglie, magari parziali. La questione è come il mondo ambientalista, forse dell'orso polare (che tutti adoriamo) dovrebbe usare altre icone e soprattutto un altro linguaggio e un altro target.

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  10. Più che latro le risorse necessarie per la protezione dei suoli, rinnovabili con riserva, poi da ultimo rinnovabili senza riserva, dove volete che siano prelevate in uno stato che intermedia il 55% della ricchezza destinandone quasi zero alla ricerca ed alle opere suddette? Dai suoi protetti di oggi, sempre che una unità fiscale sia possibile/auspicabile/sostenibile per altro tempo.

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    1. 55 per cento magari! Lo Stato intermedia il 90 per cento e oltre (vanno contati, oltre alle tasse, anche tutti i soldi che si devono spendere perche' si e' obbligati da qualche legge o norma). Non e' un'idea mia, e' di fior di statistici come Luca Ricolfi.

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  11. Sicuramente certi amnbientalisti professore sarebbero contro anche contro le minidighe: dopotutto trattasi di altro cemento...

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  12. Tutti si sono lanciati a testa bassa a propugnare il "si"
    So che è inutile ma se non lo facessi non avrei il coraggio di guardare in faccia mio figlio.

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  13. Ambientalisti si, ambientalisti no, decrescenti idealisti, petrolio no, nucleare si, petrolio si, nucleare no, pale eoliche mah!, geotermico si però... comunque tutti con l'auto sotto al culo, riscaldamento in casa fino a maggio, e la differenziata è scomoda. Meno male che l'Antropocene finirà, sono scomparsi i dinosauri scompariremo anche noi. E la Terra proseguirà la sua "rivoluzione"...

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    1. @Al
      Detto così può far sorridere... Durante la campagna elettorale chiaccherando con un promotore del Sì ho capito che si era battuto per fermare le pale eoliche nella nostra provincia.

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  14. L'ambientalismo .. quale ambientalismo? quello che vuole risolvere problemi e gestire pragmaticamente le situazioni o quello che vuole giocare in eterno a fare il salvatore di un ambiente ideale implementando una dialettica eterna con i cattivi bloccando tutto e tutti in un triangolo drammatico di Karpman?
    Sento che troppo spesso l'ambientalismo è stato un gioco politico ed elitario mentre avrebbe dovuto essere pratico e pragmatico.

    Probabilmente anche perchè ha 2 anime come tutta la sinistra.. da una parte nasce per una legittima lotta per una maggiore equità sociale fondando sindacati e affrontando opposizioni violente e durissime poi viene di moda tra l'aristocrazia salottiera che se ne impadronisce e la snatura.. fino addirittura a portarla a difendere il capitalismo liberista e a scaricare non i sindacati ma i lavoratori vessati per difendere, invece, quelli privilegiati.

    L'ambientalismo è evoluto in maniera analoga: si discute di cosa accadrà ai nostri nipoti nel 2100 mentre Houston sta sotto 1 metro d'acqua piovuti in 1 notte (con accumuli di 3-5 metri). Mentre la california è ancora in piena siccità nonostante el nino. Mentre quest'estate avremo un'ondata di calore pazzesca con tutta probabilità. Mentre la groenlandia si scioglie in modo senza precedenti. Una bolla di acqua dolce e gelida in mezzo all'Atlantico. Tornado in Veneto e Lombardia. Uragani in mediterraneo? Cosa succederà tra 2 mesi vista la quantità record di energia latente in atmosfera a causa del super- el nino ?

    E soprattutto mentre i depositi di metano idrati stanno preparandosi per esplodere noi dovremmo fare una campagna per gestire la situazione... ecco cosa bisogna trivellare! Quel gas va estratto e bruciato prima che entri in atmosfera come metano.

    E' adesso che l'ambientalismo serve.. l'ambientalismo di gestione dell'ambiente non quello che guarda gli animaletti e dice "che cariniiiiii"

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    1. aggiungo: l'ambientalismo come lo intendo io fa proiezioni e valutazioni di rischio e di impatto e gestisce il territorio di conseguenza. Fa forti investimenti in lavori di prevenzione e consolidamento. Genera lavori di tutti i tipi per investire le risorse che saranno sempre più esigue in modo sempre più oculata .. e così riduce la disoccupazione di colletti blu bianchi rosa e verdi viola eccc e la fuga dei cervelli.

      Questo ambientalismo usa le risorse e le esperienze dell'industria (anche quella estrattiva!) per gestire l'ambiente in modo positivo e non distruttivo e trova il modo di generare convenienza economica nel perseguire questi obiettivi.

      Un ambientalismo che non sa indirizzare l'economia trovando convenienza economica nella sostenibilità e coinvolgendo gli stakeholder appropriati resta periferico ed irrilevante (e chi spinge per battaglie perse forse lo vuole tale!).

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    2. Tra le tante cose divertenti che trovo in questo commento ce n'è una che merita una sottolineatura.

      Se siamo qui a cazzeggiare su Internet è perché i nostri antenati hanno avuto la meglio sullo "ambiente" grazie alla tecnologia. E' la ragione per cui gli esseri umani vivono ovunque, dai deserti infuocati alle zone glaciali. Uno potrebbe pensare "ma che impatto vuoi che abbiano avuto due selvaggi in mezzo ad un continente?" Eppure, pare che in Australia, per esempio, nelle prime fasi della colonizzazione gli uomini abbiano bruciato foreste e praterie e sterminato specie autoctone. Quindi per essere coerenti, l'ambientalismo dovrebbe promuovere la eliminazione del genere umano, perché la "sostenibilitù" è questione di dove si mette arbitrariamente il limite di "cambiamento accettabile".

      L'ambiente di per se stesso è OSTILE, non solo alla vita umana ma alla vita in generale. Infatti è risaputo che nel passato preistorico ci sono stati molti eventi geologici e/o cosmici che hanno cancellato molte o moltissime o quasi tutte le forme di vita esistenti in quel dato periodo. Senza andare molto indietro nel tempo, io vivo in una zona che è stata modellata al passaggio di ghiacciai di dimensioni inimmaginabili e a quel tempo la zona del tutto inabitabile come la banchisa polare si estendeva fino alla Germania.

      Detto questo, per fare "ambientalismo" bisogna essere in grado di progettare o fare progettare un veicolo che ha un rendimento energetico molto superiore a quelli attualmente in uso, oppure mettere in opera la normativa e le tecnologie per riciclare una quota molto maggiore di rifiuti. Non straparlare di apocalisse imminente con toni da Scientology ne tanto meno raccontare frottole da gioco delle tre carte come quelle del referendum.

      Ma visto che esiste questo parallelo con la "sinistra", è molto più facile demolire quello che esiste piuttosto che costruire qualcosa che funzioni meglio. Il difetto non sta nelle "due anime", quanto nel fatto che si tratta di una religione.

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    3. certo, anche il mio appartamento si trasforma in natura ostile se non lo metto a posto per qualche mese. Eppure non definirei l'idea di tenerlo decente "una religione".

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    4. @Lorenzo
      La vita è una competizione tra risorse limitate, è ovvio che dove si stanzia una specie venga modellato l'ambiente (io avrei una talpa in giardino....)
      Io problema (già ampiamente discusso in questo blog) è l'eccessiva diffusione di un unica specie prevalente a scapito di tutte le altre.
      Poi ben vengano tecnologie per migliorare il rendimento dei nostri macchinari.
      L'unica "religione" seguita dall'omo è quella del cresci e spandi.
      Il problema non è tener pulita la propria casa od il proprio giardino ma che ci siamo espansi fino ad occupare la maggior parte dei terreni fertili.

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    5. Lorenzo ci hai azzeccato con la storia della "religione". Paragone perfettamente calzante. Sai qual è il problema? che la realtà è complessa, difficile da capire. Occorre studiare, dubitare, creare, immaginare, progettare. Molto più facile invece affidarsi ad altri e credere a quello che dicono, senza verificare. E' molto più comodo e non richiede neppure grandi conoscenze tecniche-economiche-scientifiche. E' molto più facile dar loro voce e ripetere a pappagallo, che studiare (ci vogliono anni o decenni) per capire se è vero quello che dicono. E poi, come le religioni spiegano il Male con Satana, così si tira fuori dal cappello la Lobby o il Capitalismo. Che comodità affrontare il reale così!

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  16. Farò un discorso che a molti non piacerà, perché parlerò della “realtà” e non di come la nostra fantasia vorrebbe che le cose fossero. Qualcuno lo deve pur fare!

    Discorsi tipo:
    “state attenti che se non cambiamo direzione, nel 2100 ci sarà più caldo, i ghiacci si scioglieranno, il mare sarà x metri più in alto ecc…”

    A parte che quello che succederà nel 2100 non lo sa nessuno e quasi nessuno di noi ci sarà (vedete come sono ottimista… ho detto “quasi”);

    Secondo me, c’è il “rischio” che la situazione si risolva da sola… ma non nel modo sperato, e neanche nel modo catastrofico previsto; esiste una terza via.

    Parto da degli esempi:
    Una volta c’era l’asino come mezzo di trasporto; agli inizi del ‘900 c’erano circa 1.500.000 asini in Italia, mentre nel 2005 ne erano rimasti solo 29.000 con alcune specie estinte; adesso saranno ancora meno, l’ultimo asino l’ho visto in uno zoo che adesso hanno chiuso.
    Certo perché gli animali non debbono soffrire o faticare… mica sono uomini.
    Gli uomini possono lavorare 8 o più ore al giorno per vivere, ma non gli animali, loro devono sempre vivere liberi, mica li possiamo tenere negli zoo o nei Circhi equestri.
    E difatti, molti animali si stanno estinguendo, semplicemente perché sono diventati inutili (per l’uomo).

    La realtà è che: una specie animale ha una speranza di vita, solo se serve a l’uomo, anche solo per lo svago o compagnia (vedi cani e gatti che, solo in Italia, ce ne sono parecchi milioni).

    Se invece una specie di animale, la incominciano a tutelare e non vogliono che si affatichi; quella è destinata all'estinzione.

    Ho parlato di animali… ma l’uomo cos’è?
    Un animale!

    E l’uomo finché vivrà?
    Finché servirà ad altri uomini!

    Nei prossimi 5 anni, le nuove aziende/società che nasceranno, produrranno i beni che servono, con il 70% di personale in meno!

    L’occupazione si è spostata, prima dall’agricoltura all’industria, poi ai servizi; ma tutte questa attività in tutti e tre i settori, saranno altamente automatizzate.

    - Agricoltura: meno dell’1% della popolazione è più che sufficiente per sfamare il resto della popolazione;

    - Industria: robot vecchi e nuovi, elimineranno gli operai nella maggior parte dei lavori;

    - Servizi: quante volte andate in banca di persona, rispetto ad una volta? (solo per fare un esempio).

    Chiaramente non tutti i servizi sono altamente automatizzabili, vedi quelli alla persona, ma la strada è segnata.

    Quando tra 5 o 10 anni (prima del collasso per mancanza di energia fossile) il 70% della popolazione sarà disoccupata o sotto-occupata, pensate che sarà necessario/utile continuare a far riprodurre questa “gente inutile”? (inutile ai potenti e ricchi)

    Se fosse stato possibile chiedere ad un Asino cosa avrebbe preferito fare tra:
    1) una vita lavorando con il suo padrone (si, lavorare… anche loro!);
    2) oppure: estinguersi!

    Secondo voi cosa avrebbe scelto?

    Ora facciamo la stessa domanda ad un operaio: Lei cosa avrebbe preferito, tra:
    1) una vita lavorativa faticosa di 8 o più ore al giorno;
    2) restare senza lavoro e non potersi permettere una famiglia

    Secondo voi cosa sceglierebbe?!

    La popolazione mondiale si ridurrà da sola, perché le persone non potranno permettersi una famiglia!

    Le risorse energetiche non faranno in tempo a ridursi!

    La temperatura, anche se salirà di 2 o più gradi centigradi, sarà sempre abbastanza buona per una popolazione mondiale notevolmente ridotta. La siberia è grande e sarà molto fertile in futuro!

    Qualcuno le cose scomode le deve pur dire…
    E’ inutile fantasticare sogni o incubi irreali.

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    1. Chiaramente, questo è solo uno degli scenari possibili, ma non è detto che sarà la realtà.

      Saperlo prima può essere utile per fare in modo che: popolazione e ambiente possano vivere entrambi.

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    2. sono d'accordo in linea generale ma : 1- un essere umano è molto più efficiente energeticamente e versatile di un robot. Ritengo quindi che quando gli stipendi saranno ridicolmente bassi o nulli e quando il lavoratore sarà legato a vita al suo posto di lavoro ed obbligato a sostituire il padre (vedi Diocleziano)... sarà l'uomo (servo) a far fuori il robot e non viceversa.
      2 gradi sarà un problema grosso invece.. bisognerà vedere quali parti del pianeta resteranno coltivabili (la siberia inizialmente si scioglierà diventando una sterminata palude impassabile) e disseminata di crateri da esplosione di idrati. Occasionalmente il gas rilasciato dal terreno prenderà fuoco con incendi enormi come l'anno scorso

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  17. Per quanto riguarda una crisi da sovrappopolazione, insufficienza di risorse, guerre ed epidemie, una di quelle che in questo blog si evocano continuamente, ne abbiamo un esempio da manuale qui, da cui si creano peraltro i presupposti per la nascita dell'era moderna:

    https://www.youtube.com/watch?v=m9HxeKY39BU (la crisi del 1300, molto ben esposta)

    Per il resto, sulla "fine del lavoro" cosi' come lo si intende in senso moderno-contemporaneo, ci sono degli spunti colti e interessanti nei thread a cui appartengono questi due articoli:

    https://thewalkingdebt.org/2016/01/27/le-metamorfosi-delleconomia-il-travisamento-del-lavoro/

    https://thewalkingdebt.org/2016/04/13/le-metamorfosi-delleconomia-la-riconciliazione-di-ozio-e-negozio/

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