Benvenuti nell'era dei ritorni decrescenti


venerdì 25 marzo 2016

Sedici miti sulla crescita della popolazione

Da “Church and State”. Traduzione di MR (via Bodhi Paul Chefurka)

Di William N. Ryerson | 2001

Population Media Center


Molte delle politiche e delle priorità di spesa indirizzate a frenare la crescita della popolazione sono state basate su una combinazioni di dati inadeguati, pie illusioni e logica errata. Per risolvere alcune delle idee sbagliate sui problemi della popolazione c'è la necessità di una ricerca scientifica estesa usando progetti sperimentali per raccogliere prove conclusive sugli effetti relativi dei vari approcci per frenare la crescita della popolazione.

Se la crescita della popolazione è uno dei problemi più gravi del mondo, non lo si evincerebbe dall'investimento di soldi relativamente piccolo e dal pensiero strategico fornito dalle nazioni del mondo. Tutte insieme, le nazioni sviluppate del mondo contribuiscono per meno di un miliardo di dollari all'anno per l'assistenza alla pianificazione famigliare nei paesi in via di sviluppo. E' meno del bilancio di quattro giorni del Dipartimento per l'Agricoltura degli Stati Uniti. E' meno della metà del costo di un bombardiere stealth. Se davvero vogliamo accelerare la soluzione del problema della popolazione, adesso avremo bisogno di investire collettivamente di gran lunga di più. Perché ci sono pochi dubbi che un raddoppio della popolazione da 5,5 miliardi a 11 miliardi avrà un impatto di gran lunga maggiore del raddoppio che abbiamo appena sperimentato negli ultimi 40 anni.
Molti miti legati alla popolazione sono basati su relazioni non verificabili o immaginarie. Spesso, tuttavia, le credenza sulla popolazione sono basate su correlazioni interessanti e che suonano come plausibili (seppure non provate) che potrebbero fornire indizi di possibili relazioni.
Qualcuno una volta ha detto: “L'inferno è la verità, vista troppo tardi”. Molti politici e finanziatori sono stati riluttanti a riconoscere le prove schiaccianti che alcune delle loro credenze preferite fossero contrastate da prove impressionanti.
I miti predominanti sulla popolazione comprendono:

  •  Idee sbagliate sulla natura del problema
  •  La credenza che la crescita della popolazione non ponga alcuna minaccia
  •  La credenza che non possiamo fare niente per la crescita della popolazione e
  •  Le credenze sugli approcci semplici che vengono erroneamente creduti come la promessa di una soluzione rapida del problema della popolazione

Nell'elenco sopra, la quarta area (interventi intesi a risolvere il problema della popolazione) è la più importante per coloro che sono preoccupati delle politiche sulla popolazione. Come può il mondo spendere le proprie risorse limitate per causare una diminuzione della crescita della popolazione ed infine una stabilizzazione del suo numero? Anche se ci sono miti importanti ed ampiamente diffusi persino fra i professionisti che si occupano di popolazione, c'è anche la buona notizia che non sono tanto conosciuti. Ci sono interventi che hanno dimostrato di portare rapidamente a riduzioni nella dimensione della famiglia desiderata e della fertilità reale. Alcuni di questi interventi sono descritti alla fine di questo articolo.



Mito 1: la crescita della popolazione si è verificata ai livelli attuali per molti secoli

Una crescita della popolazione delle dimensioni che stiamo sperimentando ora è un fenomeno della seconda metà del XX secolo. Nel 1925, l'India e molti altri paesi in via di sviluppo avevano una crescita della popolazione zero. Mentre il tasso di nascite e di morti erano entrambi alti in quei paesi, si trovavano allo stesso livello, cosicché i tassi di crescita della popolazione (i tassi netti di nascite meno i tassi di morte) erano zero o prossimi allo zero.

La tavola seguente, adattata da “Misurare mortalità, fertilità ed aumento naturale “ di James Palmore e Robert Gardner, da uno sguardo storico rapido ai tassi di crescita della popolazione mondiale:


Mito 2: il problema della popolazione è il risultato di un recente aumento dei tassi di nascite.

I tassi di nascite (il numero di nascite per 1000 della popolazione) e i tassi totali di fertilità ( il numero di bambini che una donna avrebbe teoricamente durante la sua vita se avesse seguito gli attuali schemi di fertilità di ciascun gruppo di età nella popolazione) sono entrambi scesi su base mondiale durante gran parte della seconda metà del XX secolo. Il declino è stato particolarmente rimarchevole dal 1970. 

Piuttosto, il tassi di crescita molto alti della popolazione mondiale sono principalmente il risultato del declino dei livelli di mortalità, in particolare fra neonati e bambini, specialmente nei paesi in via di sviluppo. Per esempio, nel 1920 solo poco più del 56% dei bambini maschi sopravvivevano fino all'età adulta in Sri Lanka. Dal 1967, siamo passati ad oltre il 90% (Palmore e Gardner, 1983; Palmore e Gardner non hanno incluso dati analoghi per le femmine). La stessa cosa vale in paese dopo paese: i declini della mortalità tanto più veloci dei declini della fertilità che il risultato è stato tasso netto di aumento della popolazione senza precedenti.

In alcuni paesi c'è il potenziale per un'ulteriore riduzione dei tassi di mortalità di neonati e bambini. Inoltre, in tutto il mondo c'è un'aspettativa di vita in aumento per gli adulti. Alcuni gerontologi credono che sia possibile che , entro i prossimi 50 anni, la scienza medica troverà un modo per rallentare il processo di invecchiamento interrompendo i segnali genetici che causano il deterioramento legato all'età. Se accade questo, il tasso di crescita della popolazione potrebbe aumentare. 

La rapida crescita della popolazione nella seconda metà del XX secolo è il risultato di programmi di vaccinazione diffusi ed altre misure di salute pubblica che hanno portato a tassi di morti in declino e ad un conseguente divario fra i tradizionali alti tassi di nascite e i recenti bassi tassi di morti. Il solo modo in cui può fermarsi la crescita della popolazione è se il tasso di nascite e il tasso di morte raggiungono lo stesso livello. Siccome rimuovere le misure di salute pubblica o in qualche altro modo permettere che il tasso di morti cresca di nuovo al livello del tasso di nascite causerebbe una grande sofferenza umana, gran parte degli sforzi per stabilizzare la popolazione si sono concentrati sulla riduzione dei tassi di nascite. Più avanti in questo articolo verranno discussi diversi approcci per ridurre i tassi di morti. 

Mito 3: la popolazione non è un problema, ci direbbero i nostri capi. 

In generale, i capi politici non hanno parlato molto di problemi di popolazione, sia a causa delle proprie interpretazioni errate dei problemi causati dalla crescita della popolazione sia a causa della natura delicata dei problemi della popolazione. Inoltre, il quadro temporale in cui si verifica la crescita della popolazione è molto più grande del ciclo delle elezioni di gran parte delle democrazie. E' più probabile che i capi politici parlino delle crisi immediate e non affrontino problemi di lungo termine. 

Mito 4. la crescita della popolazione stimola la crescita economica.

L'asserzione secondo cui tassi rapidi di crescita della popolazione stimolino in qualche modo la crescita economica è stata fatta dagli economisti per molto tempo ma ha ottenuto una certa importanza con l'amministrazione Reagan. Come sostenuto da Julian Simon, Malcolm Forbes Jr. (in un editoriale sulla rivista Forbes) ed altri, la disputa è che tassi di crescita della popolazione rapidi stimolino il consumismo e che la domanda aggiunta alimenti la crescita economica. 


Potrebbe essere vero l'opposto. Come spiegato da Ansley Coale (1963) dell'Università di Princeton, c'è una relazione diretta fra i tassi rapidi di crescita della popolazione e il declino delle condizioni economiche nei paesi sottosviluppati. Le economie di molti paesi in via di sviluppo, come quelli dell'Africa e dell'America latina, vengono ritardati dal fatto che una percentuale alta di reddito personale e nazionale viene speso nelle necessità di consumo immediato di cibo, abitazione e vestiario – perché ci sono troppi bambini che dipendono da ciascun adulto che lavora – lasciando poco reddito disponibili a livello personale o nazionale per formare capitale di investimento. La mancanza di investimento di capitale deprime la crescita di produttività dell'industria e porta ad un'alta disoccupazione (che viene esacerbata dalla rapida crescita nel numero di coloro che cercano lavoro). La mancanza di capitale contribuisce anche all'incapacità di un paese di investire in educazione, governo, infrastrutture, necessità ambientali ed altre aree che possono contribuire alla produttività a lungo termine dell'economia ed agli standard di vita delle persone. 

Nel XX secolo, nessuna nazione ha fatto grandi progressi nella transizione da “in via di sviluppo” a sviluppata” finché prima non ha messo sotto controllo la propria crescita della popolazione. Per esempio, in Giappone, Corea, Taiwan, Hong Kong, Singapore, Bahamas e Barbados, il rapido sviluppo economico, misurato in PIL pro capite, si è verificato solo dopo che i paesi hanno ottenuto un tasso di aumento naturale della loro popolazione al di sotto del 1,5% all'anno ed un numero medio di bambini per donna di 2,3 o meno. Herman Daly, economista senior della Banca Mondiale, crede che criteri del genere valgano probabilmente per altri paesi (comunicazione personale). Detto semplicemente, se le asserzioni di Simon e Forbes fossero vere, i paesi che crescono lentamente in Europa e Nord America avrebbero economie deboli, mentre le economie dell'Africa sub-sahariana e dei paesi ad alta crescita di Asia ed America latina sarebbero robuste. 

La vera misura del benessere economico non è il PIL o il reddito nazionale, ma il reddito medio su una base pro capite. Stimolare il PIL avendo sempre più persone che comprano sempre cose di prima necessità non migliora il benessere economico. Potrebbe essere vero che poche persone approfittino della crescita della popolazione, ma la gran massa delle persone non lo fa. 

Mito 5: la tecnologia risolverà tutti i problemi.

L'estensione logica del detto “La necessità è la madre dell'invenzione” è che la privazione è buona perché stimola l'innovazione. Ben Wattenberg ed autori simili puntano sul fatto che le diverse innovazioni hanno evitato disastri e che il progresso tecnologico ha permesso a molte persone di condurre vite relativamente confortevoli in confronto a pochi decenni fa. 

D'altra parte, i professionisti che si occupano di popolazione evidenziano che le più grandi cause di problemi sono le soluzioni. Infatti, il problema della popolazione è la conseguenza dell'innovazione tecnologica nel campo della medicina, così come la distribuzione umanitaria dei servizi medici in tutto il mondo, che ha così abbassato i tassi di morti ed aumentato l'aspettativa di vita media. 
Se sia la necessità la forza trainante dietro allo sviluppo tecnologico è discutibile. Le persone che vivevano nel XIV secolo avevano un bisogno disperato di medicine che sono state inventate dopo la Seconda Guerra Mondiale. Ma la conoscenza umana non è progredita al punto in cui questo è stato possibile. 

Le persone che vivono in Bangladesh hanno un grande bisogno di tecnologia per controllare i tifoni, ma dire che la loro sofferenza è buona perché potrebbe stimolare un tale sviluppo sarebbe sia crudele sia ridicolo. 

Le innovazioni tecnologiche sono alimentate principalmente da un sistema economico che permette l'investimento in ricerca di base ed applicata e una domanda finanziata dai consumatori di prodotti e servizi. Le regioni con una grave sovrappopolazione e relativa povertà e fame potrebbero non avere il lusso del tempo e dell'energia per inventare.

Infatti, la crescita tecnologica potrebbe alleggerirci tramite alcune delle crisi potenziali del futuro, ma c'è poco dell'attuale grandezza o natura della crescita della popolazione mondiale che accelererà il progresso tecnologico e, nel frattempo, molte persone sono destinate a soffrire senza motivo. 
L'argomentazione della cura tecnologica è in parte un riflesso di un certo fatalismo – che non possiamo fare niente per la crescita della popolazione quindi dovremmo dargli un accezione positiva. Riflette anche una mentalità che favorisce “il bene maggiore per il maggior numero di persone”, che per alcuni significa “i grandi numeri sono buoni”. E' una mentalità molto diversa favorire la pianificazione del numero di persone che sono sostenibili nel futuro a lungo termine con aspettative ragionevoli riguardo alla tecnologia. Anche se le tecnologie in evoluzione permettono una qualche espansione del numero della popolazione in futuro, i limiti delle sitituzioni sociali e la necessità di habitat di altre specie rendono imperativo che mettiamo in discussione la desiderabilità di aggiungere sempre più persone alla popolazione.


Spesso sembra che l'opposizione alla pianificazione della popolazione sia motivata da un paura per cui frenare la crescita della popolazione comporterà una grande male piuttosto che un processo umanitario di pianificazione del numero di umani che può essere sostenuto all'interno dell'ambiente attuale. In un certo senso, la crescita della popolazione, di fronte alla tecnologia attuale inadeguata a sostenere le persone è simile a prendere in prestito soldi senza nessuna prospettiva di essere in grado di ripagarli. E' una scommessa rischiosa che mette il fardello sulle generazioni future che ne soffriranno le conseguenze.  

Negli ultimi decenni, le argomentazioni secondo cui la crescita della popolazione non sia davvero un problema, comprese quelle derivate dalla scuola delle “tecnologia e risorse illimitate”, sono state messe avanti da alcuni oppositori dell'aborto legale ed accessibile. Alcuni sostenitori della non possibilità di scelta hanno riconosciuto che la preoccupazione per la crescita mondiale della popolazione potrebbe portare ad un maggior sostegno della libertà di scelta sull'aborto e si sono pertanto esposti per rimuovere questa pressione tentando di provare che la crescita della popolazione non è un problema. Il problema dell'aborto potrebbe essere stato un fattore di motivazione per molti di coloro che fanno tali argomentazioni e che erano collegati alle amministrazioni Reagan e Bush. 
Alcune delle affermazioni più esotiche dei sostenitori della “soluzione tecnologica” - per esempio, che possiamo spedire le nostre persone in eccesso su altri pianeti – sono state quasi dimenticate (immaginate di spedire lassù 90 milioni di persone all'anno). Eppure, mentre la migrazione extraterrestre non viene più presa sul serio da gran parte delle persone, molte delle affermazioni infondate sul fatto che le nuove tecnologie “salveranno la situazione” sono ancora viste da molti come una ragione per non preoccuparsi della crescita della popolazione. 

Mito 6. non c'è alcun problema di popolazione ma, piuttosto, un problema di distribuzione di cibo (e di risorse).

Particolarmente marcata negli anni 70 durante la discussione del nuovo ordine economico mondiale, è stata l'idea promossa secondo cui ci sia cibo ed altre risorse a sufficienza per sostenere tutte le persone che si trovano attualmente sulla Terra.

Mentre, di fatto, potrebbe esserci cibo a sufficienza coltivato ogni anno per sfamare tutte le persone vive attualmente, in demografia le tendenza sono tutto. Anche se non consideriamo le conseguenze ambientali globali della crescita della popolazione, alcune delle tendenze in agricoltura sono inquietanti. La produzione pro capite di prodotti cerealicoli, che costituiscono la maggior parte della dieta umana, è declinata dal 1984, nonostante la continua trasformazione delle foreste in terreni a cereali e la Rivoluzione Verde dei cereali ad alto rendimento. Guardando a fra 10-20 anni, molti paesi affrontano la fame di massa. Persino oggi, 30.000-40.000 bambini muoiono ogni giorno, in gran parte per gli effetti della malnutrizione. 

Alcuni scienziati credono che la mancanza di acqua potabile ucciderà più persone nei prossimi 20 anni della mancanza di cibo. In Cina, 50 grandi città affrontano già ora acute scarsità d'acqua. In India, Messico, Egitto, ex Unione Sovietica e vaste aree degli Stati uniti, l'acqua viene drenata dai laghi e dalle falde ad un tasso da 2 a 20 volte più rapido di quello di reintegro. Quasi un terzo della popolazione mondiale si trova in paesi con gravi mancanza d'acqua, compresi molti paesi coi più alti tassi di crescita della popolazione (Falkenmark e Widstrand, 1992). A causa delle spese di desalinizzazione, l'uso dell'acqua dell'oceano attualmente è limitato a pochi paesi ricchi. 

Mentre è certamente vero che una distribuzione più equa della ricchezza e delle risorse mondiali è possibile, probabilmente è fantasioso immaginare che i paesi ricchi del mondo taglieranno materialmente i loro standard di vita dando volontariamente una grande porzione della loro ricchezza e risorse ai poveri del mondo. Se la cattiva distribuzione delle risorse aggrava il problema della popolazione, è responsabile di fare poco per fermare la crescita della popolazione?Non sarebbe meglio rallentare la crescita più rapidamente possibile mentre si lavora sul problema della distribuzione?

Se una redistribuzione di massa della ricchezza e delle risorse porterebbe a tassi più lenti di crescita della popolazione non è dato sapere. Virginia Abernethy, professoressa di psichiatria (antropologia)
alla Scuola di Medicina di Vanderbilt ed editrice della rivista Population and Environment, indica diversi esempi in cui la redistribuzione della ricchezza ha portato a tassi di fertilità maggiori (1993). A Cuba, dopo che Fidel castro ha sostituito l'impopolare dittatore Fulgencio Batista nel 1959, la fertilità è aumentata in ogni gruppo di età, suggerendo che le coppie vedevano il futuro come più promettente in conseguenza delle misure di redistribuzione del governo rivoluzionario. Erano inclini a credere che la loro maggiore ricchezza avrebbe dato loro la possibilità di permettersi più figli. 

Secondo la Abernethy, “l'indipendenza dell'Algeria dalla Francia nel 1962 ha avutoi un effetto analogo sulla fertilità”.

Nonostante gli esempi qui sopra, c'è la credenza diffusa che lo sviluppo economico abbia una relazione causa-effetto con i livelli di fertilità ridotta e i tassi di crescita della popolazione più lenti. L'effetto della redistribuzione della ricchezza e delle risorse sui tassi di crescita della popolazione, tuttavia, potrebbe variare di paese in paese, a seconda di altri fattori che alterano più direttamente i livelli di fertilità. 

Sul lungo periodo, tuttavia, la redistribuzione della ricchezza e delle risorse e il cambiamento delle relazioni di potere fra i paesi non risolverebbe il problema della povertà e del degrado ambientale associato agli alti tassi di crescita della popolazione, se i tassi di crescita della popolazione rimangono alti. 


Isaac Asimov ha detto che la democrazia non può sopravvivere alla sovrappopolazione. (Photo: Mads Nissen)

La risposta finale, se e in quale misura le condizioni economiche dei paesi invia di sviluppo possano stimolare o ritardare la crescita della popolazione, non è stata determinata , ma ci sono pochi dubbi che rallentare la crescita della popolazione in tutto il mondo renderebbe più facile soddisfare i bisogni fondamentali di tutte le persone. 

Mito 7: ciò che abbiamo non è un problema di popolazione ma un problema di consumo e rifiuti.
Discusso in modo esteso all'Earth Summit a Rio nel 1992, lo scambio sul fatto che il problema fosse di crescita della popolazione o di consumo di risorse ha mascherato il fatto che abbiamo entrambe le tipologie di problemi. 

Coloro che hanno solo una prospettiva ambientale possono obbiettare in modo persuasivo che consumo e rifiuti nel mondo sviluppato sono il fattore trainante dietro a molti problemi ambientali, come l'esaurimento dell'ozono, le piogge acide e il cambiamento climatico. Per esempio, i paesi industrializzati con meno di un quarto della popolazione mondiale attualmente sono responsabili dei due terzi delle emissioni mondiali di biossido di carbonio. Il consumo pro capite più alto e la produzione di rifiuti nel mondo industrializzato ha portato alcuni a concludere che tutto ciò che serve è ridurre il consumo pro capite in occidente. Questa è, naturalmente, parte della soluzione. Ma con le popolazioni di molti paesi occidentali che continuano a crescere (specialmente negli Stati uniti), la riduzione delle emissioni totali di gas serra viene resa più difficile. Oltre a questo, le popolazioni in crescita dei paesi in via di sviluppo ed industrializzazione vogliono l'accesso alle automobili, alle caldaie, ai beni prodotti e ad altri articoli che forniscono i maggiori contributi di gas serra. E spesso questi paesi più poveri rifiutano le tecnologie per ridurre le emissioni perché troppo costose. Per migliorare lo standard di vita, alcuni paesi poveri stanno cercando di migliorare la capacità dei loro popoli di consumare risorse. 


In conseguenza dei tassi di crescita veramente rapidi della popolazione e dell'uso di energia da parte dei paesi in via di sviluppo, l'IPCC prevede che, entro il 2025, i paesi in via di sviluppo potrebbero emettere quattro volte il biossido di carbonio emesso dai paesi industrializzati oggi. Ridurre i tassi di crescita della popolazione nel mondo in via di sviluppo farebbe una grande differenza in questo problema. 

Una popolazione sostenibile massima ad ogni dato livello di standard di vita sarebbe una popolazione che non avrebbe effetto sulla capacità di carico a lungo termine della Terra. Man mano che i tassi di consumo e la produzione di rifiuti pro capite raggiunge livelli critici, la capacità di carico della Terra, in termini numerici, diminuisce. Mettendo insieme la rapida crescita della popolazione con la crescita del consumo pro capite è una formula sicura per il disastro. 

Non ci sono minacce ambientali che non verrebbero alleviate da una rapida stabilizzazione e forse una riduzione finale del numero di esseri umani. La crescita della popolazione costante ed in accelerazione sta rendendo tutti i problemi ambientali più gravi, se non irrisolvibili. 
Nel 1990, il principe Filippo del regno Unito ha affermato in un discorso alle Nazioni Unite: 
L'esplosione della popolazione, sostenuta dalla scienza e dalla tecnologia umane, sta causando problemi quasi irrisolvibili per le future generazioni. E' responsabile del degrado dell'ambiente attraverso l'inquinamento dell'aria e dell'acqua, consuma risorse essenziali e non essenziali ad un ritmo che non si può sostenere. Soprattutto, sta condannando migliaia di organismi viventi nostri compagni all'estinzione. 

Nel febbraio 1992, i presidenti dell'Accademia Nazionale delle Scienze statunitense e della British Royal Society hanno pubblicato una dichiarazione congiunta sulla crescita della popolazione ed il consumo di risorse che conteneva la seguente frase: 

Se le previsioni di crescita della popolazione si dimostrano precise e gli schemi dell'attività umana sul pianeta rimangono immutati, la scienza e la tecnologia potrebbero non essere in grado di impedire il degrado irreversibile dell'ambiente o la costante povertà per gran parte del mondo. 

Mito 8: il problema della popolazione viene usato come stratagemma per controllare le donne.

Coloro che propongono questo punto di vista evidenziano che molte agenzie che si occupano di pianificazione famigliare ed istituzioni di ricerca sulla contraccezione sono dominate da uomini e che gran parte dei metodi di contraccezione (ognuno coi suoi effetti collaterali) sono pensati per un uso femminile.


C'è risentimento sulla definizione degli obbiettivi e le politiche coercitive in alcuni paesi che enfatizzano il controllo delle nascite piuttosto che una sanità riproduttiva complessiva. 

C'è una paura crescente riguardo al fatto che le donne verranno incolpate per le crisi ambientali mondiali.

E' certamente vero che le donne siano più le vittime che la causa del problema della popolazione. Ciò non nega l'esistenza di un problema di crescita della popolazione né la necessità di frenare i tassi di crescita della popolazione. Tuttavia, sottolinea l'importanza di adottare strategie che rispettino la natura umana e riconoscano l'umanità e la dignità di ogni individuo, femmina e maschio. 

Ci sono sempre più organizzazioni che si occupano di popolazione, come l'United Nations Population Fund and the Population Council – UNPFPC – che sono guidate da donne. In generale, queste organizzazioni promuovono la pianificazione famigliare con lo stesso vigore di quelle guidate da uomini. Inoltre, i sondaggi fra le donne in molti paesi in via di sviluppo indicano che molte vogliono limitare le loro gravidanze e vogliono accesso alla contraccezione. Di fatto, le donne che vivono in società nelle quali hanno potere sulle proprie vite tendono ad usare la pianificazione famigliare molto più di frequente che in paesi dove sono relativamente impotenti.

Mito 9: il virus dell'AIDS risolverà il problema della popolazione.

Le persone sono giustificabilmente preoccupate dalla diffusione dell'infezione da HIV e dall'aumento del numero di morti di AIDS. L'allarme per la malattia ha portato alcune persone a giungere alla conclusione che ha già ridotto, o ridurrà, la crescita della popolazione a zero in tutto il mondo o in alcune aree. 

L'Organizzazione Mondiale della Sanità (WHO) stima che, per il 1993, circa 14 milioni di individui nel mondo sono stati infettati dal virus HIV. La diffusione di questa malattia sta già causando gravi stenti personali ed economici e potrebbe avere un impatto demografico significativo in alcuni paesi. 
Nel prossimo decennio, una media di circa un milione di persone potrebbero morire di AIDS ogni anno. Si tratta di un numero relativamente piccolo se confrontato alla crescita annuale attuale della popolazione mondiale di circa 90 milioni all'anno. 

E' difficile prevedere cosa accadrà con la diffusione del virus del HIV sul lungo termine. In alcuni luoghi, le campagne di informazione e motivazione hanno aiutato a cambiare i comportamenti delle persone e rallentare grandemente la diffusione della malattia. Tali programmi potrebbero avere successo in molti più posti nel mondo. 

Inoltre, ci sono rapporti quasi settimanali dei progressi fatti nella tecnologia medica, sia per prolungare le vite delle persone già infettate sia nella ricerca per sviluppare un vaccino per evitare l'infezione. Quando questi progressi andranno veloci non si può dire, ma già negli ultimi anni, il periodo di sopravvivenza di coloro che hanno un'infezione da virus HIV è raddoppiato. 

Inoltre, il virus stesso sta evolvendo. La storia di molte malattie indica che è possibile che l'evoluzione del virus sarà nella direzione di essere meno virulento. Un esempio di questo è la peste bubbonica del XIV secolo, che ha ucciso circa un terzo della popolazione in Europa prima di placarsi. La peste bubbonica esiste ancora, ma non è l'assassina che era un tempo. Alcuni biologi evoluzionisti credono che la selezione naturale favorisce i virus che impiegano di più ad uccidere il loro organismo ospite. Stiamo già vedendo evolversi nuovi ceppi del virus HIV. Se l'HIV evolverà nella direzione di essere meno virulento rimane comunque da vedere. 

Mito 10: obbiezioni religiose impediranno l'uso della pianificazione famigliare.

Incontro in continuazione persone che credono che sia impossibile ridurre i tassi di fertilità in molti paesi dell'America Latina o nel Medio oriente a causa dell'opposizione religiosa alla pianificazione famigliare. Ciò che non è stato capito è che la Chiesa Cattolica e l'Islam non contrastano la pianificazione famigliare nei loro insegnamenti. La Chiesa Cattolica sostiene e fornisce un'ampia base di educazione sessuale ed incoraggia le coppie a limitare il numero della loro prole a quelli che sono in grado di nutrire. Tuttavia, la Chiesa si oppone all'uso di certi mezzi (che considera artificiali) per ottenere questi fini. 


Il Vaticano ha abusato del proprio status di “osservatore”sin dall'inizio delle Nazioni Unite per far sì che la WHO togliesse la contraccezione come componente dei suoi programmi di salute internazionale, come le vaccinazioni, e per bloccare qualsiasi altra iniziativa sulla pianificazione famigliare. (Fonte: Dar da mangiare al mostro furioso / Humanist Perspectives magazine)

Il Corano insegna che le donne devono allattare al seno i loro neonati per almeno due anni. Secondo gli studiosi islamici, questo favorisce intrinsecamente una distanza temporale fra bambini e bambino, come minimo.  

Chiaramente, la limitazione della dimensione della famiglia e frenare i tassi di crescita della popolazione sono possibili nei paesi cattolici ed islamici. L'Italia ha raggiunto la crescita della popolazione zero ed ha, insieme alla Spagna, fra i tassi di fertilità più bassi del mondo. La donna media ha tre figli in confronto ad una media di quattro in Asia, al di fuori della Cina.  

Nel mondo, infatti, non c'è alcun paese in cui le persone si riproducono in modo prossimo al limite biologico e questo era vero anche in tempi pre-moderni. Chiaramente, le persone hanno un qualche livello di motivazione per limitare i tassi di fertilità e si comporta sulla base di quelle motivazioni. 

Mito 11: i contadini vogliono molti figli per lavorare in campagna. 

Potrebbe essere vero che il lavoro minorile a buon mercato sia un incentivo ad avere più figli per alcune famiglie contadine. In che misura questo fatto serva da incentivo per la famiglie grandi in confronto ad altri fattori è a sua volta sconosciuto. 

La logica di avere figli semplicemente per avere lavoro a buon mercato è una questione aperta. I bambini richiedono diversi anni di sostentamento e cura prima che siano capaci di lavoro produttivo che sia di maggior valore di quello che consumano. 

E' anche chiaro che il fattore del “lavoro minorile a buon mercato” può essere superato. Le famiglia contadine dello Sri Lanka e dell'Indonesia hanno, in media, di gran lunga meno figli delle famiglie contadine dell'Africa sub-sahariana. L'istruzione obbligatoria e le leggi sul lavoro minorile potrebbero aggiungere il “costo” relativo ad avere bambini. Il mondo ha bisogno di una migliore comprensione di cosa sia che motiva alcune famiglie contadine ad avere un gran numero di bambini e quali fattori hanno convinto altri a limitare la propria riproduzione. 

Mito 12: finché non c'è un sistema di sicurezza sociale, le persone avranno molti figli per sostenerle nella vecchiaia.

La sicurezza della vecchiaia potrebbe essere una motivazione per la gravidanza e, in alcuni paesi come l'India, è chiaramente collegata alla preferenza per i figli maschi. 

Tuttavia, sappiamo veramente in quale misura la sicurezza economica per la vecchiaia sia un fattore motivante per la gravidanza?

Il progresso è stato ottenuto riducendo i tassi di fertilità in molti paesi che non hanno istituito programmi pensionistici. Ciò non significa dire che tali programmi non dovrebbero essere istituiti. Dove vengono istituiti, tuttavia, sarebbe utile portare a termine studi che tentino di misurare l'effetto di tali programmi sulle preferenze riguardo alla dimensione delle famiglie. Sarebbe anche prezioso condurre studi delle motivazioni che hanno ridotto la dimensione della famiglia in paesi in cui non ci sono programmi pensionistici. 


Finalmente, e probabilmente troppo tardi, le persone stanno ricominciando a rendersi conto che il numero di persone stesse costituisce una minaccia alla civiltà. (Fonte: Population Redux / Millenium Alliance for Humanity and Biosphere)

Per molte coppie, la strategia di avere famiglie grandi per garantirsi la sicurezza della vecchiaia può essere messa in discussione in modo efficace. Se la famiglia di grandi dimensioni porta alla divisione della terra un appezzamenti molto piccoli, la povertà e la conseguente migrazione verso le aree urbane potrebbe rendere i figli maggiorenni incapaci di prendersi cure dei loro genitori e dei propri figli. Molte coppie possono trovare una maggiore sicurezza avendo meno figli ed educando quei figli di modo che possano avere un lavoro pagato. Un figlio con istruzione e un lavoro può dare una maggior sicurezza per la vecchiaia di 10 bambini che sono, loro stessi, affamati. 

“Prenditi cura di__________ (riempi lo spazio bianco) e la popolazione si prenderà cura di sé stessa”. 

Diverse persone riempiono lo spazio bianco sopra con diverse risposte, a seconda della loro causa preferita e dei punti di vista sui problemi del mondo. Ne discuterò quattro che vengono comunemente sollevate negli incontri internazionali sulla popolazione: abbassare i tassi di mortalità dei neonati o dei bambini; sviluppo economico; elevare lo status delle donne e soddisfare il “bisogno inappagato” di servizi di contraccezione. 

Mito 3: Ridurre i tassi di mortalità dei neonati/bambini e i tassi di fertilità di sicuro seguiranno.

L'assunto che sta dietro a questa visione è che le persone hanno un gran numero di bambini per la paura che qualcuno dei propri figli morirà prima di raggiungere la maturità. Si assume anche che, se i tassi di mortalità di neonati e bambini vengono ridotti, le persone capiranno rapidamente il rischio ridotto e ed adatteranno i loro modelli di fertilità di conseguenza. 

In che misura potrebbe esserci un ritardo temporale fra la riduzione reale dei tassi di mortalità e la comprensione popolare della riduzione del rischio è chiaramente una funzione dei mass media e della cultura popolare. Se una tale comprensione riduce realmente le preferenze sulla dimensione delle famiglie non è noto. 

Come detto in precedenza, la riduzione dei tassi di mortalità dei neonati e dei bambini, dall'inizio di questo secolo (il 900, ndt), è una grande causa dei rapidi tassi di crescita della popolazione. Anche se si sono verificati progressi significativi nella riduzione della mortalità di neonati e bambini, è chiaramente possibile che si possano fare ulteriori progressi in molti paesi. Se l'effetto di tali riduzioni marginali sugli atteggiamenti riguardo alla dimensione delle famiglie sarebbe maggiore di quello già raggiunto è discutibile. 

E' anche possibile puntare a paesi con alti tassi di mortalità neonatale (come la Sierra Leone, con una mortalità infantile di 148 morti su 1000 nati ed una fertilità di 6,5 bambini per donna) dove i tassi di fertilità sono più bassi che nei paesi vicini con tassi di mortalità infantile molto più bassi (come la Nigeria, con una mortalità infantile di 80 per 1000 ed una fertilità di 6,6 bambini per donna). 
La storia mostra che le riduzioni della mortalità infantile sono state solo parzialmente compensate da riduzioni delle nascite. La riduzione della mortalità infantile dovrebbe essere fatta per motivi umanitari, ma ci dobbiamo aspettare che causi un aumento della crescita della popolazione, perlomeno a breve termine.

Michael Teitelbaum della Alfred P. Sloan Foundation evidenzia:

Nel 1800, l'aspettativa di vita alla nascita era di meno di 40 anni complessivamente nel mondo, nel 1990 è salita a 65 anni globalmente (a 62 anni nei paesi in via di sviluppo e 74 nelle nazioni industrializzate). I declini chiave dei tassi di mortalità sono stati fra i neonati ed i bambini nei paesi in via di sviluppo di Asia, America latina ed Africa, principalmente nel periodo dalla Seconda Guerra Mondiale in poi. Allo stesso tempo, tuttavia, non c'è stata alcuna discesa contemporanea da parte della fertilità. Decenni dopo che la mortalità era declinata grandemente, molte nazioni di Asia Africa ed America latina hanno continuato a sostenere una fertilità molto alta. (p. 64)

Abernethy (1993) cita un paio di esempi che mettono in dubbio qualsiasi collegamento causale fra la ridotta mortalità infantile e i tassi di fertilità: 

Ad Haiti, il Save the Children Fund si è attivato per imparare se le donne che avevano perso dei bambini avessero compensato aumentando il loro numero totale di nascite. E' stato scoperto l'effetto esattamente opposto: le donne che non avevano mai perso dei figli avevano il maggior numero di nascite; le donne che hanno subito la perdita di un neonato era meno probabile che continuassero a portare avanti gravidanze. Infatti, studi in diversi continenti non trovano che un'alta mortalità infantile porti a più nascite. Il confronto di donne indiane che hanno perso un figlio giovane con coloro la cui famiglia era intatta ha mostrato nessun aumento delle gravidanze fra le prime. Una ricerca in Guatemala ha fornito risultati analoghi: le donne che avevano perso dei bambini non desideravano altre nascite come sostituti...

Una prova ancora più forte che il declino della mortalità non è stata una causa di minore fertilità proviene dalla Francia, il paese che ha portato l'Europa alla transizione della fertilità. Catherine Rollet-Echalier (1990) scopre che la piccola dimensione delle famiglie è stata stabilita dal 1850, ma il declino della mortalità infantile non è stata riconoscibile fino al XX secolo. 

Anche se l'esempio sopra indica che i livelli di fertilità possono essere ridotti in assenza di tassi di mortalità infantile ridotti, serve un'ulteriore ricerca per determinare se ridurre la mortalità infantile di per sé possa causare livelli di fertilità ridotti sul lungo termine. 

Una relazione di causa ed effetto fra mortalità infantile e fertilità sembra andare nella direzione opposta. Vale a dire che uno dei modi migliori per abbassare i tassi di mortalità infantile è quello di allungare i tempi fra bambino e bambino e una dimensione ridotta delle famiglia. La medicina moderna può fare poco di fronte a persone che hanno più bambini di quelli che possono permettersi di sfamare e di cui possano prendersi cura.  

Mito 14: lo sviluppo economico porterà automaticamente ad una transizione demografica.

Alla Conferenza Mondiale sulla Popolazione del 1974, la frase “Lo sviluppo è il miglior contraccettivo” era sulla bocca di molti delegati dei paesi in via di sviluppo. L'esempio della riduzione dei tassi di fertilità che si verifica naturalmente in Europa e Nord America negli ultimi due secoli è stata proposta come prova che un benessere economico migliorato porterebbe automaticamente ad una tale transizione demografica nei paesi in via di sviluppo. 


Se si guarda ai rapporti del Demographic and Health Survey su 18 paesi, è chiaro che i livelli di fertilità voluti e quelli reali sono più alti nei paesi con bassi livelli di sviluppo economico e più bassi in paesi con alti livelli di sviluppo. Tuttavia, in quale misura questi siano causa ed effetto, è una questione aperta. Come detto precedentemente in questo articolo, ci sono forti ragioni per credere che tassi di fertilità più bassi portino ad uno sviluppo economico migliore. 

Abernethy (1993, corrispondenza) evidenzia un numero di casi che mettono in dubbio la teoria di una transizione demografica ordinata: 

La redistribuzione della terra in Turchia ha promosso un raddoppio della dimensione delle famiglie (fino a sei figli) fra i contadini che non avevano la terra. Negli Stati Uniti e in gran parte dell'Europa occidentale, un boom di bambini ha coinciso con la prosperità di base ampia degli anni 50. Più pozzi d'acqua per i pastori dello Shael africano hanno promosso una maggior dimensione delle greggi, matrimoni anticipati ed una fertilità molto maggiore. L'introduzione delle patate in Irlanda nel 1745 circa, ha aumentato la produttività agricola e causato un boom delle nascite. 

Alcuni ulteriori esempi da parte di Abernethy comprendono la recente diminuzione del 17% del tasso di fertilità del Sudan durante i tardi anni 80 in un periodo di deterioramento estremo dell'economia ed una correlazione simile di tassi di fertilità in diminuzione e il declino delle condizioni economiche in Brasile negli anni 80. 

E' anche vero che gli Stati Uniti hanno avuto il loro tasso di fertilità più basso della storia prima del 1970 durante la Grande Recessione.

Robley, Rutstein e Morris (1993) citano il Bangladesh come un esempio perfetto di come la teoria secondo cui lo sviluppo economico precede i declini della fertilità è stata smentita:

Si tratta di uno dei paesi più poveri e più tradizionalmente agricoli del mondo. La mortalità infantile è alta, le donne hanno uno status sociale basso e la maggior parte delle famiglie dipendono dai bambini per la sicurezza economica. Ciononostante, i tassi di fertilità sono declinati del 21% fra il 1970 e il 1991... Durante questo periodo, l'uso della contraccezione fra le donne sposate in età riproduttiva è salito dal 3 al 40%.  

Quanto sopra indica che la prosperità economica potrebbe portare a livelli di tassi di fertilità più alti e che condizioni economicamente depresse potrebbero motivare le persone a limitare la dimensione della famiglia. La teoria secondo cui la prosperità causa declini della fertilità non può spiegare molte situazioni sia nei paesi sviluppati sia in quelli in via di sviluppo. 

Nonostante gli esempi sopra, condizioni economiche migliori in molte società potrebbero realmente portare a riduzioni dei livelli di fertilità. Come detto sopra, c'è una forte correlazione inversa fra i livelli di sviluppo economico e i livelli di fertilità in molti paesi del mondo. Mentre c'è un collegamento fra industrializzazione e livelli di fertilità inferiori, la natura della relazione non è ben compresa. Ma in pochi assumerebbero la posizione secondo cui la povertà è una soluzione agli alti tassi di crescita della popolazione. 

In generale, le prove ci porterebbero a concludere che non solo le vite delle persone verranno migliorate tramite lo sviluppo economico, ma che, in gran parte dei casi, tale sviluppo è probabile che sia associato ad una dimensione più piccola delle famiglie. 
Il punto di questa sezione è che lo sviluppo economico di per sé, senza altre misure che condizionino i desideri riguardo la dimensione delle famiglie o la capacità di raggiunmgere quei desideri, non è necessariamente un toccasana per il problema della popolazione. Nè c'è una comprensione chiara della quantità di tempo che potrebbe intercorrere in varie società fra il raggiungimento di standard di vita più alti e la riduzione dei livelli di fertilità.

Paesi con livelli di sviluppo economico simili potrebbero avere livelli di fertilità marcatamente diversi, che indicano che fattori diversi dal benessere, come l'accesso ai servizi di pianificazione famigliare e norme culturali che riguardano la gravidanza, potrebbero essere di gran lunga più importanti nel determinare la dimensione della famiglia. 

Ritardare l'istituzione di programmi di pianificazione famigliare finché non si verifica lo sviluppo economico potrebbe avere anche l'effetto di assicurare che lo sviluppo economico non si verifichi mai. 


Vita e Morte del NSSM 200 di Stephen D. Mumford descrive i tentativi falliti delle amministrazioni Nixon e Ford di implementare le raccomandazioni del National Security Study Memorandum 200 (NSSM 200) per controllare la crescita della popolazione. Il NSSM 200 dava i dettagli della minaccia alla sicurezza degli Stati Uniti costituita dalla crescita della popolazione globale incontrollata. Sollecitava sforzi per emancipare le donne economicamente e socialmente tramite l'istruzione e per rendere loro disponibili le opzioni di pianificazione famigliare . Mumford documento accuratamente i tentativi dei vescovi della Chiesa Cattolica americana di far fallire lo studio. Hanno avuto successo e lo studio è stato archiviato permanentemente dall'amministrazione Reagan (Fonte: “Guerre culturali: la minaccia alla tua famiglia e alla tua libertà" di Marie Alena Castle)

Se lo sviluppo funziona come contraccettivo, sembra avere un alto tasso di fallimento. Dove funziona per una fertilità più bassa, l'effetto potrebbe essere indiretto: l'economia in crescita potrebbe comprendere possibilità per l'impiego delle donne fuori casa, dando così alla gravidanza un costo maggiore. D'altra parte, anche se il miglioramento dello standard di vita nei paesi in via di sviluppo è desiderabile, lo sviluppo economico non sembra essere necessariamente un precursore delle fertilità più bassa. 

Mito 15: istruite le donne e i tassi di fertilità diminuiranno automaticamente.

Uso il la parola “mito” con cautela in questo caso, perché si da il caso che creda gran parte di quello che c'è dietro questa affermazione sia vero. Infatti, in molti paesi c'è una forte correlazione inversa fra il livello di istruzione delle donne e il loro livello di fertilità. Inoltre, come ha sperimentato il Kenya, tenere le ragazze più a lungo a scuola può avere un impatto demografico in paesi con alti tassi di gravidanza adolescenziale. 

D'altra parte, raggiungere alti tassi di alfabetizzazione femminile, senza nessun altro tipo di intervento, potrebbe non portare al declino della fertilità. La Tanzania è un esempio di un paese con alti tassi di alfabetizzazione femminile (88%, secondo il governo) in cui il tasso di fertilità non è declinato marcatamente (nel 1993, di 6,4 bambini per donna). In quanto al problema dello sviluppo economico, altri fattori, come l'accesso ai servizi di pianificazione famigliare e norme culturali che riguardano la gravidanza, non possono essere ignorati da coloro che sono preoccupati dalla crescita della popolazione. 

C'è bisogno di altra ricerca sulla relazione fra vari aspetti dello status femminile e i tassi di fertilità. Nel suo studio del 1991 sul confronto delle preferenze riproduttive, Charles Westoff dell'Ufficio per la Ricerca sulla Popolazione dell'Università di Princeton ha scoperto:

La relazione fra istruzione e la percentuale di donne che non vogliono piì figli è positiva in diversi paesi, ma debole o inesistente in molti altri. Infatti [i dati] danno l'impressione generale che l'intenzione di portare a termine la gravidanza è simile trasversalmente su diversi livelli di istruzione... Ci sono poche prove per sostenere qualsiasi modello forte di diffusione o di penetrazione differenziata di norme sulla limitazione della famiglia attraverso i livelli di istruzione o da aree urbane ad aree rurali. (pp. 5-6)

Abernethy (1993 corrispondenza) solleva alcuni problemi interessanti: 

Aumentare lo status legale, di salute e sociale delle donne e fornire loro opportunità di formazione sono obbiettivi molto utili i sé stessi. Ciononostante, solo i dati di correlazione collegano questi fattori al declino della fertilità. Al contrario, la partecipazione al mercato del lavoro, in particolare se i guadagni di una donna danno un contributo significativo ai redditi della famiglia, sembra che condizionino significativamente gli obbiettivi di dimensione della famiglia: Penn Handwerker e Diane Macunovich hanno scoperto che in paesi del Terzo Mondo e negli Stati Uniti, rispettivamente, le donne preferiscono avere meno bambini quando l'educazione dei figli comporta un costo in termini di opportunità. 

Se la sovrappopolazione è una minaccia al benessere delle donne(come evidenzia Abernethy), i posti di lavoro per le donne meritano una priorità alta. Particolarmente efficaci nel ridurre i tassi di fertilità potrebbero essere i posti di lavoro che producono reddito fuori casa, che creano una situazione in cui i figli costituiscono un costo maggiore in termini di opportunità. E' ragionevole credere che i programmi di istruzione e formazione che preparano le donne per lavori del genere siano un elemento importante per una strategia di impiego per le donne. Questo implica fornire molto di più che alfabetizzazione, per quanto questa possa essere importante. 

Per ragioni umanitarie ovvie, la creazione di posti di lavoro deve essere unita a programmi su vasta scala per elevare lo status delle donne – sia in termini legali sia nella pratica. Le prove sino ad ora suggeriscono che tutti i tentativi di questo genere saranno utili. 
Chiaramente serve più ricerca. Ma in generale, è cauto concludere che se alle donne manca il diritto  di prendere decisioni pratiche sulla pianificazione famigliare e sulla dimensione della famiglia, ridurre i tassi di fertilità sarà molto più difficile. 

Mito 16: soddisfare il “bisogno insoddisfatto” di servizi contraccettivi risolverà essenzialmente il problema della popolazione. 

Questa è una affermazione estrema della visione che “la priorità più importante nel campo della popolazione deve essere concentrata sulla fornitura di servizi medici di pianificazione famigliare perché la mancanza di accesso a questi servizi è ancora la barriera più grande alla riduzione della fertilità”. E' vero che negli ultimi 30 anni l'aumento dell'accesso ai servizi di contraccezione ha aiutato a ridurre i tassi di fertilità ai livelli attuali. La visione di coloro che sottoscrivono il “modello medicalizzato” per risolvere il problema della popolazione è che i servizi di pianificazione famigliare aggiuntivi completeranno il lavoro.


Oltre 6.000 persone hanno fatto le loro case fra le tombe del cimitero di Navota, che si trova nelle Filippine sulle spiagge della baia di Manila. 

Questo forse è il problema più importante nel campo della popolazione. Dei 4,5 miliardi di dollari spesi da paesi in via di sviluppo e sviluppati per il lavoro collegato alla popolazione nel mondo in via di sviluppo, la parte più grande è finita nella fornitura di servizi medici per la pianificazione famigliare a singoli e coppie. Coerente con questo approccio è la credenza che una larga percentuale  di nascite siano indesiderate e che la disponibilità di contraccettivi risolverà questo problema.  

In Kenya, che fino a poco tempo fa è stata la nazione che è cresciuta più rapidamente nel mondo, i contraccettivi erano alla portata di quasi il 90% della popolazione dai tardi anni 80 (Hammerslough, 1991). Eppure attualmente solo un terzo circa delle donne li usano (Kenya Demographic and Health Survey, 1993).

Da dove è venuta l'idea che rendendo semplicemente accessibili i contraccettivi risolverebbe il problema della popolazione? Dai tardi anni 60 e per tutti gli anni 70, sono stati condotti studi in diversi paesi per misurare la conoscenza e la pratica, e il loro atteggiamento nei suoi confronti, delle donne rispetto al controllo delle nascite così come dei loro desideri riguardo alla dimensione della famiglia. Questi studi di conoscenza, atteggiamento e pratica (o CAP) sono confluiti in un termine, “divario-CAP” - o bisogno insoddisfatto” - per descrivere quelle donne che volevano ritardare la loro gravidanza successiva di almeno due anni ma non stavano usando un moderno metodo di contraccezione. Nella mente di molti politici e finanziatori, “bisogno insoddisfatto” è stato scambiato con “mancanza di accesso” ai servizi contraccettivi. Tuttavia, Charles Westoff e Luis Hernando Ochoa del Demographic and Health Surveys hanno determinato nel 1991 che circa la metà delle donne categorizzate come aventi un “bisogno insoddisfatto” non hanno alcuna intenzione di usare contraccettivi anche se venissero resi disponibili gratuitamente. In altre parole, probabilmente non è teoricamente possibile “soddisfare” più della metà dei restanti “bisogni insoddisfatti” nel mondo in via di sviluppo. 

L'Organizzazione Mondiale della Sanità (WHO) nel 1986 ha stimato che “300 milioni di coppie non stanno praticando la contraccezione nonostante un desiderio dichiarato di fermare le gravidanze”. In una recente analisi (1991) del bisogno insoddisfatto, il demografo John Bongaarts del Population Council ha affermato che la WHO non ha descritto la metodologia usata per arrivare alla sua stima. Stime precedenti degli anni 70 indicavano che potrebbero essere 500 milioni le donne le cui azioni differivano dai loro desideri dichiarati di ritardare o fermare la gravidanza. 

Il termine “bisogno insoddisfatto” è in realtà un nome improprio che ha fuorviato molte persone in posizioni di comando. Molte figure a livello mondiale assumono che “bisogno insoddisfatto” significhi “richiesta insoddisfatta” e che tale richiesta possa essere superata migliorando i servizi di pianificazione famigliare e la distribuzione di contraccettivi. 

Il ragionamento di questi politici è stato che, se c'era un divario fra ciò che la gente voleva e quello che stava facendo, migliorare l'accesso ai contraccettivi avrebbe colmato questo divario. Il problema è che la discrepanza fra atteggiamenti e comportamento ha avuto sempre meno a che fare con la disponibilità negli ultimi anni. 

La cosa interessante, in questa analisi del 1991, è che John Bongaarts ha concluso che il totale del “bisogno insoddisfatto” fosse fra 87 e 100 milioni di donne nel mondo in via di sviluppo, Cina esclusa. Conclude anche che molti fattori contribuiscono al divario, dei quali la mancanza di accesso è solo uno. 

Il rapporto del 1989 del Kenya Demographic and Health Survey è illustrativo delle scoperte recenti in molti paesi. Il 90% delle donne attualmente sposate e il 91% dei mariti sanno dove ottenere un contraccettivo moderno. Fra le ragioni date per il non uso dei contraccettivi da parte delle donne che non sono incinte e non lo vogliono diventare, solo l1% ha citato la mancanza di disponibilità di contraccettivi. Le prime quattro ragioni? 1) Mancanza di conoscenza (23%); 2) sesso infrequente (12%); 3) preoccupazione rispetto agli effetti collaterali medici dei contraccettivi (11%) e 4) la contrarietà dei mariti (10%). Questi sono tutti problemi ai quali si risponderebbe meglio tramite informazione e comunicazione motivazionale. 

Paese dopo paese, il Demographic and Health Surveys mostra un modello analogo. La mancanza di accesso è citata poco frequentemente da coloro che sono categorizzate come aventi un bisogno insoddisfatto di pianificazione famigliare. Il grafico seguente illustra le ragioni che hanno a che fare con l'informazione e l'atteggiamento culturale sono predominanti. 

Ragioni citate per il non uso di contraccezione da donne non incinte sessualmente attive, che non usano nessun metodo contraccettivo e che sarebbero infelici se rimanessero incinte


Un articolo del 1992 di Etienne van de Walle ha mostrato che un altro fattore è in gioco per molte donne e uomini – il fatalismo. Molte persone semplicemente non sono giunte a rendersi conto che le decisioni in materia di riproduzione sono una questione di scelta consapevole. Molte che non vogliono particolarmente un'altra gravidanza nel futuro prossimo ragionavano ancora che Dio ha determinato dall'inizio dell'universo quanti bambini avrebbero avuto e che non importava ciò che pensavano o quello che avrebbero potuto usare come contraccettivo, perché non potevano battere la volontà divina. Nel 1990 il Demographic and Health Survey ha scoperto che in Nigeria, il paese più grande dell'Africa, oltre metà delle donne, alla domanda di quale fosse la dimensione ideale della loro famiglia hanno risposto dicendo: “Spetta a Dio decidere”. Vincere questa situazione richiede ben altro che l'accesso ai servizi contraccettivi. Richiede l'aiutare le persone a capire che sono responsabili delle proprie esperienze di vita e che hanno il potere di effettuare cambiamenti nella propria situazione di vita. 

Una pubblicazione del 1992 dell'UNICEF conteneva la seguente affermazione: “Se tutte le donne fossero in grado di decidere quanti bambini avere e quando averli, il tasso di crescita della popolazione diminuirebbe di circa il 30%”

Se questa affermazione è vera, il suo significato sbalorditivo è che – se tutte le donne dappertutto avessero pieno accesso ai contraccettivi e li usassero per avere solo i bambini che vogliono – il tasso di crescita della popolazione mondiale scenderebbe del 30%. Una grande quota dei soldi e degli sforzi a livello mondiale risolverà il 30% del problema. 

L'affermazione di cui sopra non deve essere interpretata come un suggerimento per cui il livello di sforzo nel fornire servizi contraccettivi debba essere ridotto. I servizi di alta qualità e a basso costo di sanità sono un elemento essenziale della pianificazione della fertilità. Si da il caso che creda che sia la qualità sia la quantità delle scelte di contraccezione e dei servizi abbiano una disperata necessità di miglioramento in gran parte del mondo in via di sviluppo. Ma l'accesso ai metodi di pianificazione famigliare non è sufficiente se gli uomini impediscono alle loro compagne di usarli, se le donne non capiscono la relativa sicurezza della contraccezione in confronto alla gravidanza precoce e ripetuta durante tutti gli anni riproduttivi, o se le donne sentono di non potere prendere il controllo delle proprie vite. 

Molti pianificatori demografici misurano i progressi sulla base dei tassi di prevalenza dei contraccettivi. L'uso efficace dei metodi di pianificazione famigliare è cruciale, ma non porterà alla stabilizzazione della popolazione se la dimensione della famiglia che si desidera è di 5, sei o sette figli. Il tasso di prevalenza dei contraccettivi in Brasile è più alto di quello della Spagna (66% contro 59%, ma il tasso totale di fertilità in Brasile è il doppio di quello della Spagna. 
Ritardare la prima gravidanza e distanziare i bambini è importante per la salute delle donne e dei bambini – e per rallentare i tassi di crescita della popolazione. Ma distanziare sette bambini porterà sempre ad un alto tasso di crescita. 

Avendo parlato di miti per gran parte di questo articolo, non voglio lasciare il lettore depresso col pensiero che il problema della popolazione sarà difficile o impossibile da risolvere. Ci sono alcuni passi che possono essere intrapresi ora per portare un progresso nel ridurre la crescita della popolazione. Molti di questi passi hanno a che fare con l'affrontare le credenze personali e le norme culturali rispetto allo status delle donne, alla dimensione ideali della famiglia e all'età in cui avere una gravidanza. Molti di questi problemi girano introno al concetto di motivazione personale.

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William Ryerson è fondatore e presidente del Population Media Center e presidente del Population Institute. Per oltre 40 anni ha lavorato nel campo della salute riproduttiva, compresi due decenni di esperienza adattando la metodologia Sabido per la comunicazione per il cambiamento dei comportamenti in vari ambienti culturali in tutto il mondo. E' stato anche impegnato nella progettazione della ricerca per misurare gli effetti di tali progetti in numerosi paesi, uno dei quali ha portato ad una serie di pubblicazioni riguardo ad un serial radiofonico drammatico in Tanzania ed i suoi effetti nell'evitare l'HIV/AIDS e nell'uso della pianificazione famigliare. Nel 2006, è stato premiato col Premio Nafis Sadik per il Coraggio dal Rotarian Action Group on Population and Development. Ha ricevuto una Laurea in Biologia (Magna Cum Laude) dall'Amherst College ed un  M.Phil. in Biologia dall'Università di Yale.


20 commenti:

  1. http://esa.un.org/unpd/wpp/Publications/Files/Key_Findings_WPP_2015.pdf
    Ecco qua l'ultimo rapporto dell'Onu sulle tendenze demografiche mondiali fino al 2100.
    C'e' da passarsi il tempo.
    Bicchiere mezzo vuoto o mezzo pieno? In giro per il web vi sono interpretazioni piuttosto discordanti. Personalmente trovo positivo che sia previsto un netto calo demografico nei paesi piu' ricchi. Dato che sono quelli che consumano piu' risorse.

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    1. Mi correggo. Solo in Europa e' previsto un calo demografico. Da 738 milioni nel 2015 a 646 nel 2100.

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  2. Perfetto..Il problemino è che sono sedici miti "comodi", cioè accomodanti moralmente, almeno per la morale che ancora ritiene le esigenze dell'individuo superiori a quella comunità e della comunità par excellence, la biosfera...vediamo se salta ancora fuori qualcuno che ci propone il solito pistolotto sul veganesimo o su un neocomunismo...Naturalmente c'è da sviluppare il tema fondamentale: " come armonizzare i tassi di mortalità e l'aspettativa di vita in maniera equa con le capacità di carico del proprio territorio ed evitando un dirupo di Seneca delle strutture sanitarie?.." LA rispsota è molto semplice, e non sonoc erto io a proporla e molti medici ne intuiscono l'urgenza: istituire una tessera sanitaria a punti; sostanzialmente tutti i trattamenti medici che non curano ma cronicizzano uno stato patologico sono altamente insostenibili, vedi trapianti, dialisi, malattie rare...prima ci adeguiamo più avremo speranze che le strutture sanitari non collassino,( e non parlo di qui a venti anni) visto che non possono reggere riduzioni di risorse del 20% da un anno ad un altro..Insomma certo diritto individualistico estremo raffazzonato con un cristianesimo e comunismo becero vorrebbero che per qualcuno si usino 100 volte le risorse equivalenti che per qualcun altro..é la via giusta per avere davvero una sanità pubblicia che si occupi solo di sanificazione delle acque di qui a 10 anni,come si vaticinava su peakoil qualche anno fa...

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    1. Avendo esperienza molto diretta Le auguro che isuoi reni cOntinuino a funzionare egregiamente, qualora andassero in crisi si rilegga questo scritto.

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    2. E' il solito problema del Ganzetti: finché non si beccherà una bella travata sulla zucca continuerà a pensare che i diritti dei più deboli siano calpestabili perché lo dice lui.

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    3. Forse non lo sai ma molti antitumorali di ultima generazione non sono prescrivibili col SSN da 4 anni a questa parte: i più deboli sono appunto chi è stato sempre sano e poi magari non può accedere alle cure migliori perchè oberato dalle insostenibilità del sistema..Già da due anni le ambulanze sono operative solo 12 ore al giorno nelle Marche...Vuoi farmi lezioni sui più deboli? Chi è il Ganzetti?

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    4. Caro "Tron", visto che vai sul personale, senza argomentare, come ho provato a fare io, una bella tranvata sulla zucca prenditela pure tu visto che l'hai nominata per primo...Iomparlavo appunto di tutelare i più deboli mantenere in piedi il sistema, perchè così crolla irrevrsibilmente anche con PIl pari a +0,5 a tempo indefinito...Attualmente, intendo dal 2016,entrat in vigore la normativa europea sul massimo orario per i medici, molti strutturati del SSN di mia conoscenza lavorano 60 ore a settimana registrandone appena 35 : perchè altrimenti sarebbero fuori norma...Già lo sono in pratica...Ti invito a farti 2 calcoli e pensare quanti nuovi assunti servirebbero e di quanto andrebbero tagliati i singoli stipendi per mantenerne il monte complessivo invariato...

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    5. http://isole.ecn.org/asicuba/cuba/sanitanu.htm
      Non ho capito cosa c'entra il neocomunismo con i 16 miti sulla crescita della popolazione. O il veganesimo.
      Gia' c'e' da perdere la testa a leggere l'articolo....
      Mi arrendo.

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    6. http://climateandcapitalism.com/
      Ecosocialismo.

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  3. Se metà delle donne pensano che spetta a dio decidere, è inutile perdere tempo. La battaglia è già persa.

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  4. Quì in Italia (almeno dove vivo io) sono stimate le famiglie numerose e criticate quelle che si limitano a 1.
    Battaglia persa.

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  5. Ho un carissimo amico che conduce una vita quasi sostenibile :
    viene a lavorare a piedi ed in treno (distanza dal lavoro 30 chilometri),
    coltiva l'orto, usa i sandali fino a meno 2 gradi (mi pare), li usa spesso anche nelle escursioni in montagna, la sua auto (che usa poco) è un Citroen 2CV6, ha le galline, mangia poco, tiene 16 gradi in casa d'inverno, non ha smartphone, nè internet in casa.
    Eppure :
    non riesco a convincerlo che sul pianeta siamo troppi.
    Ed io al contrario ne sono convinto.

    Gianni Tiziano

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  6. Non vorrei polemizzare con te .. è evidente che siamo troppi e che appena mancherà il petrolio avremo una forzata e drammatica riduzione di popolazione proprio nel momento in cui il lavoro manuale e l'uso di molte braccia ridiventerà necessario.
    Forse per capire la posizione del tuo lodevole amico andrebbe considerato questo: nella mia esperienza il discorso "siamo troppi" viene esplicitato specialmente da alcune persone che hanno stili di vita lussuosi e dispendiosi .. La loro, presumo, non è coscienza ecologica ma un modo di dire "tu e voialtri siete di troppo vedete di sparire". Togliete voi e la vostra insulsa bicicletta dalla mia vista e dalla mia strada mentre guido il mio SUV da 300 cavalli a 200 all'ora (le regole sono fatte per voi non per me tra l'altro!).
    Ovviamente non considerano che il loro mezzo "mangia" ed inquina come il metabolismo di 300 cv x 700 W /100 w/persona=21000 persone. Immagino che nella loro mente 21000 persone dovrebbero smettere di esistere x fare posto al loro SUV. Altrettanto si potrebbe dire della villa con parco laghetti e campo da golf che loro considerano un diritto inalienabile eccetera eccetera.

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    1. Buono il calcolo :
      300 cavalli (la potenza del SUV), moltiplicato per
      700 W (la potenza equivalente in Watt, per 1 cavallo), diviso
      100 W (la potenza che una persona normale può sviluppare per lungo periodo).
      Ne deriva che, per far viaggiare un SUV a 200 chilometri l'ora, ci vuole la potenza equivalente di 21.000 persone.
      Impressionante, e delirante.
      Il 2CV6 del mio amico sviluppa 26 cavalli, e viaggia a non più di 110 Km/h.
      Il vero risparmio energetico, comunque, che attua il mio amico, consiste di lasciarlo li fermo quasi sempre, usando i piedi (il cavallo di San Francesco).
      Ciao.

      Tiziano

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    2. 100 w è anche la potenza del metabolismo basale necessario al sostentamento di una persona (circa 2000 calorie/giorno). un ciclista normale genera circa 100w di potenza meccanica (che si aggiungono parzialmente al metabolismo basale .. efficienza termodinamica mi pare di circa 25% con un consumo di circa 400w chimici ma contemporanea riduzione del metabolismo basale xchè non serve bruciare energia per mantenere i 37 gradi).
      Un atleta riesce a generare 1cv meccanico per brevi periodi e 300w meccanici per 1-2 ore mi pare

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    3. tra l'altro una delle ultime scoperte di biomeccanica è che l'essere umano è relativamente inefficiente nella corsa e nello stare fermo in piedi rispetto a un quadrupede. Diventa però uno degli esseri con la massima efficienza di spostamento quando cammina in modo rilassato usando le gambe come pendoli. In questo caso il consumo si riduce a pochi watt.

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  7. Aggiungo : Questo non sarà certamente il tuo caso Madre Terra ma forse il tuo amico ha incontrato persone così che non possono non dare fastidio con simili prediche a chi sta cercando di vivere in modo sostenibile

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    1. Io non lo importuno per convincerlo di alcunchè.
      Lo ammiro per come conduce la sua vita.
      Lui arricchisce la mia vita col suo esempio.
      Sono felice che lui mi consideri suo amico e desideri passare del tempo in mia compagnia.
      Io, un solitario di natura.
      Sono comunque sposato ed amo mia moglie.

      Gianni Tiziano

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    2. Certo Gianni. Non voleva essere una critica a te. Io ho conosciuto varie persone come sopra tra cui un mio ex-capo e mio padre. Spreconi ed anti-ambientalisti, liberali ma solo per se stessi e sempre con il discorso "siamo troppi" sulle labbra. Fastidio.

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  8. Articolo (meglio: saggio breve) acuto, ben documentato e opportunamente pragmatico, scritto 15 anni fa ma sicuramente ancora utile!

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