Benvenuti nell'era dei ritorni decrescenti


venerdì 4 marzo 2016

Malthus aveva ragione. E adesso?

Da “Montreal Gazette”. Traduzione di MR (via Emilio Martines)






Thomas Robert Malthus ha scritto, in questo Saggio sul Principio di Popolazione che, se lasciata senza controllo, la crescita della popolazione umana avrebbe incontrato i propri limiti. MONTREAL GAZETTE FILES


Di Madeline Weld

Sabato era il 250° anniversario della nascita di Thomas Robert Malthus. Vorrei augurargli molti ritorni felici. E lui continua a tornare, non è così?. Nonostante tutti quelli che dicono che abbia sbagliato tutto o sia fuori moda. Il suo saggio sul Principio di Popolazione sosteneva che, se lasciata senza controllo, la popolazione umana avrebbe incontrato i propri limiti: “Il potere della popolazione e infinitamente più grande del potere della Terra di produrre sussistenza per l'uomo”. Ha previsto carestia, malattie e molta sofferenza, specialmente fra i più poveri. Ma oltre a queste “constatazioni negative”, ha anche riconosciuto “constatazioni preventive” come limitare i tassi di nascite e matrimoni ritardati. Come ecclesiastico, sosteneva “il casto posticipo del matrimonio”.



Circa 218 anni dopo la pubblicazione della prima edizione del suo controverso trattato, stiamo ancora discutendone. Nel 1798, la popolazione mondiale era di meno di un miliardo di persone. Ora è di 7,4 miliardi e cresce ancora. Negli ultimi 40 anni, è aumentata di un miliardo ogni 12-13 anni. Alcune persone dicono che non è un problema, che stiamo meglio che mai. La Rivoluzione verde ha tamponato la fame in India prevista da Paul Ehrlich nel suo “La bomba della popolazione”. I progressi in agricoltura, medicina ed altre tecnologie ci hanno resi più ricchi e sani. Julian Simon ha persino detto che avere sempre più persone è una cosa buona, visto che gli esseri umani sono “la risorsa finale”ed ogni bocca da nutrire porta un paio di mani per lavorare e un cervello per risolvere i problemi. Cosa potrebbe mai andare male?

Ma le cose stanno andando seriamente male. Per rifornire la nostra popolazione sempre crescente, nelle parole di Ehrlich, stiamo trasformando il pianeta in una “mangiatoia per esseri umani”. Abbiamo occupato circa un terzo della superficie terrestre e rastrellato gli oceani, spazzando via diversi grandi settori di pesca ed esaurendo il resto. La nostra “soluzione” dell'allevamento di pesce crea altri problemi. Le colture ad alto rendimento della Rivoluzione Verde richiedono pesticidi, fertilizzanti ed acqua. I primi due stanno diventando sempre più costosi, l'ultima più scarsa in molte aree. L'appetito dell'homo sapiens è enorme. Mentre lottiamo per raggiungere risorse in diminuzione per sempre più persone, scaviamo più in profondità nella terra, scoperchiamo le cime delle montagne, deviamo fiumi, abbattiamo foreste e pavimentiamo intere aree di territorio. Riempiamo la terra, l'acqua e l'aria del nostro inquinamento. Stiamo portando un numero record di specie all'estinzione e decimandone altre con attività dall'avvelenamento chimico alla caccia di selvaggina, o semplicemente occupando il loro habitat.

I gas serra della nostra industria stanno cambiando il clima della terra, con conseguenza pericolose come l'acidificazione dell'oceano, l'aumento dei livelli del mare e l'inondazione, i cambiamenti negli schemi delle precipitazioni, compreso in “aree paniere” vitali, e perdita di copertura forestale. Anche se la parola sostenibile è diventata popolare, i numeri in aumento degli esseri umani e delle attività sono tutto fuorché sostenibili. L'aumento di consapevolezza dei nostri impatti ha portato allo sviluppo di energie rinnovabili, riciclaggio, agricoltura rispettosa della terra ed altro. Ci sono stati anche progressi spettacolari nella pianificazione famigliare. Ma un'opposizione potente – in particolare religiosa – ha impedito ai governi ed agli organismi internazionali di promuovere attivamente famiglie piccole e impedito a centinaia di milioni di donne, che pianificherebbero le loro famiglie, di farlo avendo accesso ai metodi moderni.

Coloro che negano che la sovrappopolazione sia un problema dicono che i poveri non consumano molto. Eppure i poveri non vogliono nient'altro che consumare di più, come provato da India e Cina. Chi può biasimarli? E un numero crescente di persone disperatamente povere ha un grande impatto: tagliano le foreste per coltivare cibo, drenano fiumi, esauriscono falde acquifere e pescano e cacciano in eccesso nelle loro aree locali. Ma sollevate questi punti e sarete accusati di dare la colpa ai poveri per i problemi dei ricchi. Sembra che siamo destinati ad imparare nel modo più difficile che c'è davvero un limite al numero di persone che la Terra può sostenere. Vorremmo che non fosse così, ma sta veramente cominciando a sembrare che Malthus avesse ragione.

Madeline Weld è presidentessa del Population Institute Canada, con sede ad Ottawa.

33 commenti:

  1. da ultimo, suprema follia dell'homo demens adesso anche le coppie omo reclamano il diritto-capriccio di gingillarsi con il loro bimbo (bambino non usa più oggi ci sono solo "bimbi" e "bimbe", non so se ci avete fatto caso) ... come se non ci fossero abbastanza homini bisognosi nel sovraffollato mondo.

    e tutti in coro (anche quelli contrari alla follia dell'utero in prestito) a recitare: una nuova vita è una cosa buona a prescindere! un bimbo! una bimba!
    E naturalmente cattivi brutti figuri quelli non si uniscono al coro.

    L.

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    1. non strumentalizzare l'articolo. sei veramente viscido.

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  2. E come si fa a costringere i governi dei paesi più popolosi a pianificare le nascite andando contro il credo religioso e la volontà delle stragrandi maggioranze delle proprie popolazioni? Se ancora da noi occidentali si predica il 'crescete e moltiplicatevi' per rilanciare la crescita? Far decrescere la popolazione globale è un argomento purtroppo di nicchia e un tabù per la maggioranza della gente e a parte questo, se anche si iniziasse una politica globale atta allo scopo, difficilmente a mio avviso (opinione formatasi grazie ai tanti post letti in questo blog) avremmo tempo per decrescere demograficamente e ridurre di conseguenza la pressione antropica sull'ambiente. Qui serve che ci riduciamo drasticamente e in pochi anni, cosa impossibile su base volontaria. Non si dovrebbero far figli su tutto il pianeta per almeno due decenni, il che è ovviamente impossibile.
    Quindi resta la seconda opzione, la più probabile, ovvero la riduzione demografica causata dal muro dei limiti delle risorse.
    Lo schianto è già avvenuto, ma come in un veicolo osservato al rallenty, è stata appena interessata la parte frontale, giusto il paraurti. In attesa che la distruttiva deformazione elestica dell'urto col muro si propaghi al resto del veicolo vivremo globalmente tempi molto interessanti.

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    1. Se non troviamo una nuova fonte energetica ci saranno guai seri.
      Il picco di tutti i combustibili fossili avverrà tra 15 anni, in tale periodo, se anche non si facessero figli completamente, la popolazione diminuirebbe di poco.

      Considerando l'ipotesi che in tutto il mondo si facesse la politica del figlio unico, la popolazione si dimezzerebbe in 80 anni circa.

      Il problema è che la pendenza dell'esaurimento delle risorse è maggiore rispetto a quella della riduzione della popolazione.

      Quindi, se la popolazione diminuisce di X %, le risorse disponibili diminuiscono di 2X % (come esempio, il 2 non è stato calcolato con precisione).

      ---
      Ultimamente sto guardando tutti i films post-apocalittici che sono stati realizzati. Servono per farsi un'idea di come si vivrebbe... male!

      La legge del più forte sarebbe alla base di una vita di stenti, di una popolazione ridotta notevolmente in un ambiente degradato.

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    2. In caso di degradazione del vivere organizzato, probabilmente avremmo un certo aumento della mortalita' fra gli anziani, il cui grande aumento dell'aspettativa di vita attualmente costituisce il principale fattore di aumento della popolazione. Il "picco dei bambini" c'e' gia' stato circa un decennio fa, da allora la natalita' e' circa pari al tasso di sostituzione (mi pare che siamo a 2.35 per donna o qualcosa del genere a livello mondiale). Il problema e' che stanno invecchiando felicemente tutti o quasi quelli che sono nati nei pochi decenni precedenti, e che ora tendenzialmente muoiono a 60-70 anni invece che a 20-30. Checche' se ne dica e si mostri nei film holliwoodiani, che forse tanta parte hanno avuto nell'attuale isteria ambientale, al mondo non si e' mai stati cosi' bene, pare. FInche' dura.

      Ma probabilmente con la disgregazione del vivere sociale organizzato come lo conosciamo avremmo a compensare anche un aumento del tasso di fecondita'... ma con parallelo aumento, anzi molto superiore, della mortalita' perinatale.

      Comunque la si giri e la si rigiri, resta il fatto che e' impossibile avere una popolazione che superi la disponibilita' delle risorse, in quanto quella in sovrappiu' muore "automaticamente" nel giro al piu' di qualche settimana, e che quando si e' in mezzo a un cambiamento, persino quando questo cambiamento consiste nel fatto che si morira' a breve scadenza, si nuota e ci si adatta come si puo', senza porsi troppe questioni. In queste cose e' peggio l'aspettativa che la realta'.

      Eliminare un uomo e' molto piu' facile e rapido che farlo e crescerlo.

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    3. "Se non troviamo una nuova fonte energetica ci saranno guai seri."

      La fonte di energia alternativa c'e', e anche piu' di una, il problema credo sia che per certi usi certi fossili sono difficilmente sostituibili, ad esempio nella produzione dei fertilizzanti chimici, senza i quali pare che la produzione agricola mondiale subirebbe un tracollo, con aumento verticale dei prezzi e morìe generalizzate, o la produzione delle plastiche, materiale eccezionale che avrebbe piu' valore d'uso dell'oro se non fosse cosi' abbondante e facilmente disponibile.

      D'altra parte attualmente il gas e il petrolio vengono sprecati in modo davvero vergognoso per usi o totalmente inutili (gran parte della movimentazione delle persone e' inutile, pensiamo come quasi tutti ormai si spostano come coglioni solo per "diporto" stressandosi pure), oppure che sarebbe meglio fare con altre fonti meno preziose tipo carbone e legna (il riscaldamento), solo che in quest'ultimo caso bisognerebbe sopportare un minimo di "inquinamento" che adesso che la fine del mondo e' prossima non siamo piu' disposti a tollerare in alcuna quantita' misurabile.

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  3. La questione, a mio avviso, è piu' complessa. E' indubbio che la popolazione mondiale cresca in modo esponenziale. Si tratta di un fenomeno che è andato consolidandosi dalla Rivoluzione Industriale in poi.Ma la crescita non avviene ovunque allo stesso modo. Dalla metà del XVIII secolo ad oggi, la popolazione europea è cresciuta di tre volte; quella africana di diciassette volte; mentre aree come l'Oceania crescono pochissimo.Dunque gli squilibri nella crescita sono anch'essi problemi da valutare. Ci sono anche paesi come l'Italia, in cui la crisi demografica mostra scenari opposti. Se si fa eccezione per un breve periodo nel decennio 1950-1960, per il resto il saldo naturale italiano è negativo da sessant'anni; il tasso di fecondità è tra i piu' bassi al mondo. Della popolazione , parlo in generale, non conta solo la sua quantità, ma anche e soprattutto la sua qualità. Gli squilibri tra le classi modali ingenerano seri problemi di ordine politico, economico e sociale. Ne sanno qualcosa i cinesi che, giustamente, hanno abbandonato la politica del figlio unico, per gli effetti devastanti che questa scelta ha avuto sul modello di "piramide della vita". In Italia tre quinti del territorio sono a rischio desertificazione, per via dello spopolamento: penso all'appennino e alle alpi; mentre il congestionamento delle aree urbane, soprattutto delle grandi metropoli, rappresenta un problema non indifferente, con molteplici ricadute sociali; non ultimo il fatto che la crescita della speranza di vita si è arrestata e sta diminuendo significativamente la vita media in salute, senza l'ausilio di farmaci. Dunque non basta guardare solo alla crescita demografica, ma serve considerare anche ai molteplici aspetti ad essa collegati.

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    1. Cosa significa che "tre quinti del territorio sono a rischio destertificazione" per via dello spopolamento? Desertificazione umana o naturale? Nelle Alpi il calo della popolazione, che era arrivata a livelli insostenibili, è stato una benedizione. Purtroppo questa popolazione in eccesso è andata a cementificare altre zone, ma se non altro in montagna ora ci sono più boschi (fatto di cui i montanari non cessano di lamentarsi), sono tornate specie che non c'erano più, c'è un po' più di terra pro capite a disposizione e si vive meglio. Lo dico perché ci vivo e mi vengono i brividi a immaginare una popolazione che torna ad aumentare in un'area così fragile e poco redditizia dal punto di vista agricolo.
      Che il saldo naturale italiano sia negativo è abbastanza ininfluente, se la popolazione italiana intanto, come succede praticamente da più di un secolo con rarissime eccezioni, continua ad aumentare.

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    2. "In Italia tre quinti del territorio sono a rischio desertificazione, per via dello spopolamento"

      Guarda che non si e' mai visto un territorio che qualora abbandonato dall'uomo si "desertifichi", perlomeno alle nostre latitudini, semmai e' il contrario. L'unico rischio che aumenta e' quello di incendio: ma passato l'incendio periodico le piante ricrescono, e' cosi' che funziona il bosco. Se le piante non le bruciamo accortamente noi, prima o poi si bruciano da sole, e cosi' facendo inquinano non di meno! (questo lo dico perche' gli ecologisti perfezionisti da strapazzo dell'ultima ora si sono accorti che a creare le micropolveri attualmente e' piu' la combustione della legna nelle stufe che tutto il resto: neanche la legna gli va bene a quei coglioni).
      https://aspoitalia.wordpress.com/2015/12/30/inquinamento-il-colpevole-nascosto/

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    3. Quei "coglioni" hanno dei dati in mano. Non siamo più 1 miliardo come nel 1900 a bruciare legna (in questo caso pellet). Bruciare non è più un'opzione, perlomeno non su larga scala ed in maniera continuativa. Per quanto riguarda lo spopolamento di alcune aree (per quanto riguarda l'Italia viene da sorridere solo al concetto), si tratta di poche zone di alta collina o montagna che godono della nostra assenza e che, quando vivere nelle città e nelle zone urbanizzate non sarà più facile come lo è ora, si ripopoleranno fin troppo.. E fin troppo in fretta.

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    4. "Bruciare non è più un'opzione, perlomeno non su larga scala ed in maniera continuativa."

      E della biomassa in sovrappiu' cosa ne facciamo? La seppelliamo? Aspettiamo che bruci da sola? (usando potenti escavatrici elettriche, naturalmente). Un terzo della superficie dell'italia e' a bosco, in espansione (che mi pare una buona notizia).

      Io vedrei bene il piantumare ulteriormente dappertutto, soprattutto nelle strade e nelle citta' (altrove basta lasciar stare, cresce tutto da solo), ma per ottenere biomassa, non per ragioni estetiche (che seguono da se') come si faceva fino all'ultimo dopoguerra, quando il taglio delle rive veniva addirittura messo a gara e costituiva un introito per i Comuni.
      Ma perche' la cosa abbia un bilancio termodinamico ed economico utile, bisogna che lo scopo sia ben chiaro, ci vogliono essenze da legna a rapido accrescimento e deciso taglio di produzione periodico.
      Nella mia cittadina, ma anche tutto intorno, adesso si assiste invece a scene demenziali: da un lato per fare inutilissime piste ciclabili (preciso che io vado solo in bici e faccio 10.000 km anno, so di cosa parlo) viene totalmente cementificato il lato delle strade (con allegra spesa keynesiana, naturalmente, e cosi' d'estate in bici al sole si scoppia), dall'altro i pochi platani sopravvissuti al cancro colorato vengono impercettibilmente potati accorciando le punte piu' estreme a 30 metri di altezza, usando enormi scale su camion pesanti... ci mettono una giornata per farne uno, con enorme dispendio, evidentemente anche energetico.

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  4. David Ricardo, grande amico di Malthus, scrisse che la tendenza naturale dei salari sarebbe comunque stata al ribasso, tendenzialmente il minimo di sopravvivenza dei lavoratori. L'unica difesa che questi potevano avere contro tale tendenza intrinseca del mercato, era limitare la crescita demografica in modo che ci fosse una cronica carenza di offerta della forza-lavoro. Ciò avrebbe costretto i capitalisti a trattare sui salari e prevenuto il crumiraggio.
    Gli economisti di moda oggi non sono stupidi e conoscono a menadito Ricardo, come mai fanno finta di non ricordare questa cosa?
    Jacopo

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    1. E per cosa altro favoriscono l'immigrazione selvaggia? Per avere tanti schiavi e tanta domanda di lavoro e abbassare i salari.

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    2. Guardatevi gli obbiettivi della fondazione Rockefeller. Le oligarchie e aristocrazie dell'occidente hanno già un piano B di via d' uscita per loro stessi.
      Per il resto gli stati e i popoli devono essere spremuti come bestie fino alla fine ... così dicono i potenti ...

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    3. "come mai fanno finta di non ricordare questa cosa?"

      Perche' e' storicamente sbagliata, non e' andata cosi', non e' vero che era "L'unica difesa che questi potevano avere contro tale tendenza intrinseca del mercato", Ford ad esempio, che pure e' sempre stato di simpatie naziste e "fordista" che piu' di lui non si poteva, pagava bene i suoi operai affinche' potessero acquistare le stesse auto che producevano. Consiglio di leggere "introduzione all'economia" di un economista morto qualche giorno fa, Sergio Ricossa, grandissimo pessimista ben conscio dei patetici limiti di ogni teorizzazione. Gustosissimo il suo "maledetti economisti - le idiozie di una scienza inesistente" che elenca la inenarrabile serie di topiche che ogni teoria economica che si rispetti ha inanellato. Se ne avete voglia, lo trovate sul mulo. Ma bisogna essere ben disposti al pessimismo, e non ottimisti che lo vedono sempre mezzo pieno come siete voi qua.

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    4. Ho idea che caporali e mafiosi che sfruttano gli immigrati per prostituzione, accattonaggio e altri loschi business tendano per così dire a svilire i diritti sindacali e laboristici dei loro lavoratori subordinati (schiavi)

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  5. il problema qui e proprio della religione, sopratutto quella cattolica.. totalmente e ANCESTRALMENTE contro i metodi contraccettivi. La colpa e' sopratutto loro, poi chiaramente l'uomo e' stolto.

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    1. Sono d'accordo che i Cattolici siano colpevoli
      Ma non mi sembra che gli altri 2/3 siano migliori.

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    2. La chiesa che io sappia (non sono un frequentatore) e' contro i metodi contraccettivi artificiali, non la contraccezione in se'.
      I metodi basati sul periodo fertile del ciclo se non erro sono ammessi.

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    3. Firmato Winston Diaz
      Confermo quanto scrivi.

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    4. Quindi la chiesa e' contraria ai metodi di cura artificiale, come la medicina o la chirurgia. Quindi se a un cattolico viene una terribile malattia si curera' presumo assumendo sassi e argilla e pregando il suo dio. Mi aspetto coerenza anche da chi crede a essere immaginari ma chiaramente e' come cercare il famoso ago nel pagliaio.
      Le religioni hanno fatto cose buone, ma anche cose cattive. Il fatto che abbiano influito positivamente lo riconosco, ma non mi fa dimenticare le cose storte. Siamo qui per trovare una soluzione, una qualsiasi soluzione non per cercare colpevoli.
      La soluzione e usare massicciamente metodi contraccettivi e la chiesa dovrebbe essere LA PRIMA ad accettare questo per evitare la proliferazione di altri esseri umani. Se intende fare ancora il bene dell'uomo, altrimenti non lo fa (vedi seconda guerra mondiale dove d'innanzi ai soprusi dei fascisti/nazisti stava ben zitta)

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    5. Diciamo che la chiesa vorrebbe porsi ad arbitro di cio' che e' naturale e di cosa non lo e', come interprete ufficiale di editti divini, incoraggiando il "naturale" e penalizzando l'"artificiale".

      Ovviamente la cosa e' facile a dirsi, ma impossibile a farsi, da cui le diatribe infinite e fatalmente inconcludenti, se non per mezzo della "fede" e della sanzione penale edittale ("e' cosi' e basta").

      D'altra parte gli uomini anelano ad un ordine, e quando se ne lamentano, quasi sempre, tranne rari ed eccezionali casi, e' perche' vorrebbero sostituire il proprio ordine ad un altro che considerano soppraffattorio (non dicono mai non conveniente, dicono ingiusto).

      Al tempo dei romani (antichi), la sorgente del diritto era il popolo romano (vox populi vox dei), ma con l'avvento del cristianesimo il popolo e' diventato Dio ("diritto naturale") . Oggi, nelle moderne democrazie, come ulteriore trasformazione, il Dio normativo e' nella maggioranza elettorale ("diritto positivo"), inefficacemente limitata nel suo totale arbitrio dalle leggi costituzionali, specialmente nel nostro caso italiano, dove tali limitazioni sono pressocche' inutili al loro scopo, che dovrebbe essere solo di chiara e netta delimitazione del potere. Ovvero, il sovrano (la maggioranza eletta) dovrebbe poter fare tutto TRANNE cio' che e' esplicitamente proibito dalla costitutuzione. Se la costituzione non gli proibisce nettamente nulla, e' inutile. Lo stesso tipo di problema, di mancanza di chiarezza, si riflette nella legislazione cui e' soggetto il suddito, pardon cittadino, italiano, che non ha davvero nella sua pienezza alcun diritto inalienabile. :)

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  6. Ottimo articolo, ma anche mettendo (momentaneamente) da parte lo scenario globale ormai dovrebbe risultare del tutto evidente che allorquando si hanno a dispos.ne risorse già estremamente limitate per se stessi procreare (magari pure "a raffica") non fa altro che aumentare miseria, fame, disoccupazione, criminalità, migrazioni di massa e disastri ecologici nel presente e nel futuro! Eppure questo semplice messaggio fatica tremendamente non solo ad imporsi ma spesso anche semplicemente a passare, sottoposto al tradizionale implacabile "fuoco di sbarramento" del mainstream economico-politico-religioso e massmediatico...

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  7. la carne e sangue sono sempre carne e sangue. La libertà è un'altra cosa. Malthus non l'aveva capito. Eppure da reverendo chissà quante volte avrà letto nel Vangelo che non si può servire a due padroni. O forse l'aveva capito benissimo, ma aveva anche capito con che gente aveva a che fare.

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  8. "Malthus aveva ragione. E adesso?"
    Sono volatili per diabetici!!! (cit. Lino Banfi "la liceale fa l'occhietto al preside"
    )

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  9. articolo chiaro che centra pienamente il problema. siamo troppi e stiamo diventando ancora di piu'. o si frena la popolazione o si fa la guerra per contenerla. non esistono vie di mezzo . dato che la popolazione non si riesce a frenare tocca rassegnarsi alla guerra.

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  10. In italia possiamo infischiarcene di malthus ,almeno direttamente: basterebbe dedicare almeno 1/3 delle risorse comuni ai suoli ed alle rinnovabili ed infrastrutture annesse,invece che continuare a buttarnee il 98,5% in welfare per gli addetti al welfare e poi anche per i servizi cui il welfare sarebbe proposto...

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    1. @Fra
      All'inizio del ventennio fascista (in piena autarchia) si sfamavano 30 miglioni di persone.
      Alla fine per sfamarne 45M non erano sufficienti le terre ottenute dalle bonifiche, ci volevano le coloni, si piantavano grano e patate nelle aiuole delle piazze e dopo pochi mesi di guerra avevamo i razionamenti del cibo.

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    2. L'autarchia non e' dell'inizio del ventennio, e' della fine, segue la "proclamazione dell'impero" con l'annessione dell'etiopia del 1936, a causa della quale venimmo fatti oggetto di sanzioni economiche da parte della societa' delle nazioni (l'autarchia non era una scelta...).

      Fra l'altro, cio' ci spinse definitivamente nelle braccia della germania, con cui il rapporto era tutt'altro che idilliaco, dalla quale cominciammo a dipendere in modo pesante per le forniture di carbone (l'era del petrolio non era ancora cominciata, anche le navi da guerra andavano a carbonella): fu messo in atto un "ponte ferroviario" attraverso il valico del brennero.

      All'inizio il fascismo di governo fu, fatta la tara dei tempi piuttosto violenti, abbastanza liberale ( a differenza del fascismo "movimento"), tant'e' che ebbe l'appoggio di molte personalita' non caratterialmente fasciste. Del resto l'alternativa pareva non essere la democrazia liberale, bensi' il comunismo sovietico. Giusto o sbagliato, si preferi' la "terza via" fascista. Ma negli anni il fascismo decisamente degenero', in particolare nella seconda meta' degli anni '30 e gia', si dice, dalla morte dell'ascoltato fratello del duce, Arnaldo, che rappresentava la sua controparte umanitaria e moderata.
      Ad esempio, la avversione verso i cittadini di religione ebraica e' stata del tutto assente fino agli ultimi deleteri e disonorevoli periodi.

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  11. Parrebbe che Malthus avesse ragione?
    Il sottoscritto nel suo piccolo tende a concordare con Malthus ma vedo e leggo sul web affermazioni in contrasto con motivazioni che mi lasciano di stucco, come la seguente:
    Federico Dezzani il febbraio 26, 2016 a 5:14 pm said:

    La sua espressione “finitezza umana” esplica perfettamente la differenza tra la sua visione e la mia: per lei l’uomo è un essere chiuso nella bottiglia, compresso dalle pareti di vetro, per me l’uomo tende invece all’infinito e le bottiglie, come una sorta di matriosca, si rompono una dopo l’altra, grazie al suo genio ed al suo lavoro.


    Link all'articolo da cui è stata tratta la citazione:
    Crisi demografica: oltre l’euro, dentro il pensiero neomaltusiano

    Sono convinto che se tale modo (insensato) di ragionare é quello della maggioranza, la razza umana é spacciata, ma non perchè l'uomo non può o debba tendere all'infinito ma per il semplice motivo che non c'entra una beata fava col problema reale e fisico posto dal Malthus.

    Eppure il Dezzani mi sembra persona capce di acute analisi politiche come gli articoli del suo blog dimostrano.

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    1. Non e' un modo insensato, e' fattualmente vero che la natura (e in essa l'uomo) sono creativi, rompono continuamente gli schemi. Cio' naturalmente da' massimo fastidio a chi vorrebbe che lo schema fosse fissato una volte per tutte in quello che (in quel momento :) egli ha pensato e gli piace.
      Non funziona cosi', per fortuna degli stessi che vorrebbero lo schema fisso, ma dopo un po', invariabilmente, se ne stancano. Solo che non imparano mai, ogni volta si illudono, si inorgogliscono, si piccano, di aver trovato lo schema ultimo e definitivo.
      Mi viene in mente la vecchia canzone "arrivano i buoni" di bennato.

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    2. Semmai, il fastidioso in queste affermazioni del Dezzani, mi pare sia da ricavarsi da una rapida occhiata al suo sito nel fatto che egli sia estremamante parziale e selettivo nel riconoscere il principio di creativita' e percio' imprevedibilita' della storia (che, nella nostra cultura, e' prettamente liberale), e lo applichi solo quando conviene alle conclusioni cui vuole per forza arrivare.

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