Benvenuti nell'era dei ritorni decrescenti


domenica 13 marzo 2016

La scoperta più deprimente della storia: più sai, meno ragioni

Da “Alternet”. Traduzione di MR (via Bodhi Paul Chefurka)

Dite addio al sogno per cui educazione, giornalismo, prove scientifiche o ragione possano fornire gli strumenti di cui le persone hanno bisogno per prendere le giuste decisioni.

Di Marty Kaplan 

Il nuovo articolo di ricerca del professore di giurisprudenza di Yale Dan Kahan si chiama “La capacità di calcolo motivata e l'autogoverno illuminato”, ma per me il titolo del pezzo del divulgatore scientifico Chris Mooney su questo stesso tema su Grist è migliore: “La scienza conferma: la politica distrugge la tua capacità di far di conto”. Kahan ha condotto alcuni esperimenti ingegnosi sull'impatto della passione politica sulla capacità delle persone di pensare in modo chiaro. La sua conclusione, nelle parole di Mooney: la partigianeria “può anche minare le nostre stesse capacità fondamentali di ragionamento... [Le persone] che sono molto brave in matematica potrebbero cannare totalmente un problema che sarebbero stati in grado di risolvere semplicemente perché dare la risposta giusta va contro le loro credenze politiche”.



In altre parole, dite buonanotte al sogno per cui educazione, giornalismo, prove scientifiche, alfabetismo mediatico o ragione possano fornire gli strumenti e l'informazione di cui le persone hanno bisogno per prendere le giuste decisioni. Si scopre che nell'ambito pubblico, non sia una mancanza di informazione il vero problema. L'ostacolo è il modo in cui funzionano le menti, a prescindere da quanto crediamo di essere intelligenti. Vogliamo credere di essere razionali, ma viene fuori che la ragione è l'ex post facto in cui razionalizziamo ciò che le nostre emozioni vogliono già credere.

Per anni la mia fonte per studi deprimenti su come il nostro condizionamento renda la democrazia senza speranza è stato Brendan Nyhan, un assistente professore di governo a Dartmouth. Nyan e i suoi collaboratori hanno condotto esperimenti per cercare di rispondere a questa domanda terrificante sugli elettori americani: i fatti contano? La risposta, sostanzialmente è no. Quando le persone sono disinformate, dare loro i fatti per correggere quegli errori le fa aggrappare ancora più tenacemente alle loro credenze. Ecco parte di ciò che ha scoperto Nyhan:


  • Le persone che pensavano che sono state trovate armi di distruzione di massa in Iraq credevano a quella disinformazione in modo anche più forte quando è stata mostrata loro una nuova storia che la correggeva.
  • Le persone che pensavano che George W. Bush avesse vietato tutta la ricerca sulle cellule staminali hanno continuato a pensare che lo avesse fatto anche dopo che è stato loro mostrato un articolo in cui si diceva che solo parte del lavoro sulle cellule staminali finanziate a livello federale era stato fermato.
  • Alle persone che hanno detto che l'economia era per loro il problema più importante e che non approvavano il documento economico di Obama è stato mostrato un grafico dell'impiego non agricolo durante l'anno precedente – una linea in salita che aggiungeva circa un milione di posti di lavoro. E' stato chiesto loro se il numero di persone con un posto di lavoro fosse salito, sceso o rimasto pressoché lo stesso. Molti, guardando dritti al grafico, hanno detto che era sceso. 
  • Ma se, prima che venisse loro mostrato il grafico, veniva chiesto loro di scrivere qualche frase su un'esperienza che le aveva fatte sentire bene riguardo a loro stesse, un numero significativo di loro ha cambiato idea sull'economia. Se impiegate qualche minuto ad affermare il vostro valore, è più probabile che diciate che il numero dei posti di lavoro è aumentato.


Nell'esperimento di Kahan, ad alcune persone è stato chiesto di interpretare una tavola di numeri sul fatto che la crema per la pelle riduca le eruzioni cutanee e ad alcune persone è stato chiesto di interpretare una tavola diversa – che conteneva gli stessi numeri – sul fatto che una legge che proibisce ai privati cittadini di portare con sé pistole nascoste riducesse il crimine. Kahan ha scoperto che quando i numeri delle tavole erano in conflitto con le posizioni delle persone sul controllo delle armi non facevano bene il conto, anche se ci riuscivano quando il tema era la crema per la pelle.  La scoperta più triste è stata che più erano avanzate le capacità matematiche delle persone, più probabile era che la loro visione politica, liberale o conservatrice che fosse, le rendeva meno capaci di risolvere il problema matematico.

Odio ciò che questo comporta – non solo circa il controllo delle armi, ma anche altre questioni controverse, come il cambiamento climatico. Non sono del tutto pronto ad arrendermi all'idea che le dispute sui fatti non possano essere risolte dalle prove, ma dovete ammettere che le cose non sono messe bene per un motivo. Continuo a sperare l'ennesima foto di un iceberg delle dimensioni di Manhattan che si stacca dalla Groenlandia, l'ennesimo caldo, siccità o incendi record, l'ennesimo grafico di come il biossido di carbonio atmosferico sia aumentato nell'ultimo secolo ce la faranno. Ma ciò che suggeriscono questi studi sul funzionamento della nostra mente è che i giudizi politici che abbiamo già espresso sono impermeabili ai fatti che ci contraddicono.

Forse negazionismo del cambiamento climatico non è il termine giusto, comporta un disordine psicologico. Il negazionismo è la normalità per il nostro cervello. Più fatti e migliori non trasformano elettori con scarsa informazione in cittadini ben equipaggiati. Li rende solo più compromessi con le loro percezioni sbagliate. Nell'intera storia dell'universo, nessun spettatore di Fox News ha mai cambiato idea perché dei nuovi dati hanno capovolto il loro pensiero. Quando c'è un conflitto fra credenze partigiane e prove chiare, sono le credenze a vincere. Il potere dell'emozione sulla ragione non è un difetto dei sistemi operativi umani, ne è una caratteristica.

9 commenti:

  1. Questo vale per tutti. Siamo tutti innamorati delle nostre idee perché sono legate alla costituzione della nostra identità, nessuno ne é immune. E poi ci sono lati opinabili in molte questioni complesse nelle quali estrapolare un risultato netto sulla base dei dati é, credo, difficile ai limiti dell'impossibile (e in quel mezzo ognuno riempie con ciò che trova più coerente col proprio allineamento). Ne deriva che la piena onestà intellettuale é merce rara... Saluti

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    1. Infatti, che la societa' umana sia sostanzialmente di tipo tribale anche ai livelli piu' alti della gerarchia, in qualunque ambito, per cui e' piu' importante difendere la propria tribu' che la verita', o meglio la verita' e' quella che serve a difendere la propria tribu', non e' certo una grande scoperta :) E' la banalita' del secolo (e non mi pare che l'autore del pezzo l'abbia capito, en passant).

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  2. Oltre al titolo, che è fuorviante rispetto al contenuto dell'articolo, anche le considerazione all'interno dell'articolo mi sembra molto estremiste, sinceramente.

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  3. Konrad Lorenz sosteneva che le emozioni sono uno strumento con cui conosciamo il mondo, assieme alla ragione. Sosteneva che erano due strumenti e che occorre imparare ad usarli entrambi perché entrambi possono essere ingannati, ma tutti e due contemporaneamente e nello stesso modo è difficile.

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  4. Ritengo che occorra istruire un computer a prendere le decisioni in modo razionale, e poi rassegnarsi a far governare gli uomini da lui: farà sempre meglio di qualsiasi essere umano.

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    1. Lei mi fa paura. Preferisco estinguermi!

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  5. Le emozioni sono il primo vettore di informazione. Poi viene la ragione, ma se un ragionamento non accende una emozione, e' tutto inutile, l'informazione non fa presa e si dilegua in breve tempo.

    Se poi la ragione ne accenda una negativa, e' peggio che inutile, e' puramente dannosa e rinforza l'avversione.


    L'unico modo per cui un ragionamento piu' fare breccia e' se sucita emozioni positive e fa leva sulla parte migliore di noi.

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  6. Il titolo del post mi pare un poco fuorviante.
    Ed anche il sottotitolo:
    "Dite addio al sogno per cui educazione, giornalismo, prove scientifiche o ragione possano fornire gli strumenti di cui le persone hanno bisogno per prendere le giuste decisioni".
    Di Marty Kaplan

    Ovvio che più si accumula conoscenza più diventa difficile adoperarla proprio come quando si ha una cassetta degli attrezzi stracolma diventa difficile trovare quello che ci serve.
    E allora al posto dell'informazione, eccetera eccetera che, cosa bisognerebbe adoperare?
    Semmai bisogna riconoscere che :
    “La scienza conferma: la politica distrugge la tua capacità di far di conto”.
    Questo sì mi sembra una verità più solida ed evidente.
    Ha da passà una lunga nuttata artica, ma passerà.
    La pessima politica sta distruggendosi da sola.
    E quella buona non é per niente defunta, nonostante le accecanti evidenze.
    Quando faremo il rendiconto ci parrà impossibile di aver pagato un prezzo così elevato per aver preferito essere così stupidi, ma la vita continuerà.

    Marco Sclarandis

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  7. Non siamo gli esseri puramente razionali che le nostre ambizioni morali ed intellettuali ci spingono a bramare d’essere. Può suonare triste, deprimente e/o far paura, tuttavia conoscere le propria reale natura psicologica può anche rivelarsi molto utile. Soprattutto se, dopo la delusione, si fa buon uso di ciò che si è appreso. Irrazionale non vuol dire né diabolico né stupido. Usiamo con creatività e rispetto la nostra e l’altrui irrazionalità e ne trarremo cose buone, come sempre avviene quando si agisce con attenzione, competenza ed impegno.

    Abbiamo numerosi e forti bias incorporati nelle nostre limitatissime menti?

    Teniamone conto per rispettare, valorizzare e coltivare noi stessi e gli altri, invece di strapparci i capelli. Non si tratta di escludere aspetti razionali dalla normale dialettica, ma piuttosto di integrarli con aspetti di umanissima psicologia. E’ un gioco di equilibrio. Considerare entrambi gli aspetti sarà mentalmente oneroso, ma se non si semina, non si può poi raccoglie.

    Saluti

    Alessandro

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