Benvenuti nell'era dei ritorni decrescenti


mercoledì 16 marzo 2016

La grande carestia globale – Le conseguenze del picco del petrolio

Da “peakoil.com”. Traduzione di MR

(articolo anonimo di uno degli editori di Peak Oil)

L'umanità ha lottato per sopravvivere durante i millenni in termini di tendenza della Natura ad equilibrare la dimensione della popolazione con la disponibilità di cibo. La stessa cosa vale oggi, ma i numeri della popolazione si sono gonfiati per oltre un secolo. Il petrolio, il fattore limitante, è vicino o oltre il suo picco di estrazione. Senza petrolio che fluisce abbondantemente non sarà possibile sostenere una popolazione di diversi miliardi a lungo.Senza combustibili fossili per fertilizzanti e pesticidi, così come per coltivare e raccogliere, i rendimenti agricoli diminuiscono di oltre due terzi (Pimentel, 1984; Pimentel & Hall, 1984; Pimentel & Pimentel, 2007). Nei prossimi decenni, ci sarà una carestia su una scala molte volte maggiore di quanto sia mai accaduto prima nella storia umana. E' possibile, naturalmente che guerra e peste, per esempio, si faranno pagare il loro dazio su grande scala prima che la carestia rivendichi le sue vittime. Le distinzioni, in ogni caso, non possono mai essere assolute: spesso "guerra + siccità = carestia (Devereux, 2000, p. 15), specialmente nell'Africa sub-sahariana, ma ci sono diverse altre combinazioni di fattori.



Anche se quando si parla di teorie della carestia gli economisti di solito usano il termine "neo-malthusiano" in modo dispregiativo, la carestia in arrivo sarà molto un caso di squilibrio fra popolazione e risorse. La causa ultima sarà: l'esaurimento dei combustibili fossili, non le politiche di governo (come nei giorni di Stalin e Mao), guerra, discriminazione etnica, meteo cattivo, cattivi metodi di distribuzione, trasporti inadeguati, malattie del bestiame o qualsiasi altra variabile che ha spesso trasformato il semplice appetito in vera fame. L'aumento della popolazione mondiale ha seguito una curva semplice: da 1,7 miliardi nel 1900 agli oltre 7 miliardi di oggi. Un rapido sguardo ad un grafico della popolazione mondiale, su una scala temporale più ampia, mostra una linea quasi orizzontale per migliaia di anni che poi fa un'ascesa quasi verticale man mano che si avvicina al presente. Non si tratta solo di una divertente curiosità. E' un fatto scioccante che avrebbe dovuto svegliare l'umanità alla consapevolezza che c'è qualcosa di terribilmente sbagliato. La specie umana è sempre preda della propria "esuberanza", per usare il termine di Catton. Ciò è stato certamente vero per la crescita della popolazione. In molte culture, "Hai dei bambini?" o "Quanti bambini hai?" è una forma di saluto o civiltà equivalente a "Come stai?" o "Piacere di vederti". La crescita della popolazione mondiale, tuttavia, è stata sempre un azzardo ecologico. Con ogni aumento dei numeri umani siamo a malapena in grado di stare al passo con la domanda: fornire a tutte queste persone cibo ed acqua non è stato facile. Ci spingiamo sempre ai limiti della capacità della Terra di sostenerci (Catton, 1982).

Persino questa è una sottovalutazione. A prescindere da come abbiamo esaurito le nostre risorse, c'è sempre stata la sensazione che potevamo in qualche modo "cavarcela". Ma alla fine del XX secolo abbiamo smesso di cavarcela. E' importante fare la differenza fra produzione in senso "assoluto" e produzione "pro capite". Anche se la produzione di petrolio, in numeri "assoluti", è continuata ad aumentare – solo per declinare nel XXI secolo – ciò che è stato ignorato è stato che anche se la produzione "assoluta" stava salendo, la produzione "pro capite" ha raggiunto il suo picco nel 1979 (BP, annuario). La distribuzione diseguale delle risorse giocano una parte. L'abitante medio degli Stati Uniti consuma di gran lunga di più dell'abitante medio di India e Cina. Ciononostante, se tutte le risorse mondiali fossero distribuite equamente, il risultato sarebbe solo povertà universale. Sono i totali e le medie delle risorse con cui dobbiamo avere a che fare per determinare i totali e le medie dei risultati. Per esempio, se tutta la terra coltivabile del mondo fosse distribuita in modo equo, in assenza di agricoltura meccanizzata ogni persona sul pianeta avrebbe comunque una quantità inadeguata di terreno coltivabile per la sopravvivenza: la distribuzione avrebbe ottenuto molto poco.

Abbiamo sempre raschiato i bordi della terra, ma ora stiamo entrando in un'era di gran lunga più pericolosa. Il punto principale da tenere in mente è che, in tutto il XX secolo, mentre la popolazione saliva il petrolio faceva altrettanto. L'eccesso di mortalità futura può pertanto essere determinata – perlomeno in modo rudimentale – dal fatto che nella moderna società industriale è ampiamente la disponibilità di petrolio che determina quante persone si possono sfamare. Non c'è una precisa relazione casuale, naturalmente, fra produzione di petrolio e carestia. Suggerire una cosa del genere sarebbe in conflitto con altri modi di stimare la popolazione futura. Un'altra cifra, strettamente collegata, potrebbe essere il rapporto fra popolazione e terreno coltivabile. Anche così, la storia della carestia non suggerisce una correlazione esatta fra popolazione e terreno coltivabile. Di certo negli anni 50 c'erano grandi carestie anche se la popolazione mondiale era solo un terzo di quella di oggi. Ó Gráda sostiene che le peggiori carestie in tempi recenti sono state di fatto in paesi che si comportano relativamente bene in termini di rapporto fra popolazione e terreno coltivabile: Angola, Etiopia, Somalia, Mozambico, Afghanistan e Sudan. Di fatto la carestia, perlomeno fino ai nostri giorni, sembra essere stata più collegata alla politica che al terreno coltivabile o altre risorse.

La carestia causerà anche una diminuzione del tasso di nascite (Devereux, 2000; Ó Gráda, marzo 2007). Questo a volte accadrà in modo volontario, in quanto le persone si renderanno conto di non avere le risorse per allevare figli, o accadrà involontariamente quando la carestia e il cattivo stato di salute generale portano all'infertilità. Nella maggior parte delle carestie il nomero di morti per fame o per malattie indotte dalla fame è molto approssimativamente lo stesso di quello delle nascite mancate o evitate. Durante la carestia in Irlanda nel XIX secolo, il numero di morti per carestia è stato di 1,3 milioni, mentre il numero di mancate nascite è stato di 0,4 milioni. Tuttavia, il numero di morti per carestia durante il “Grande balzo in avanti” cinese (1958-1961) probabilmente è stato di 30 milioni e il numero delle nascite mancate forse di 33 milioni. I tassi “normali” di nascite e morti, non collegate alla carestia, non sono un fattore nel determinare il futuro dei futuri numeri della popolazione, visto che per gran parte della storia umana preindustriale la somma dei tassi di nascite e morti – in altre parole, il tasso di crescita – è stato prossima allo zero: 2.000 anni fa la popolazione globale era di circa 300 milioni e ci sono voluti 1.600 anni perché la popolazione raddoppiasse. Se non fosse per il problema dell'esaurimento delle risorse, in altre parole, i tassi futuri di nascite e morti sarebbero quasi identici, come lo erano in tempi preindustriali. (E non c'è dubbio che il futuro significherà un ritorno al “preindustriale”).

Ciononostante, sarà spesso difficile separare le “morti per carestia” da una categoria piuttosto ampia di “altre morti in eccesso”. Guerra, malattie e altri fattori avranno effetti imprevedibili di per sé. Considerando la durata inusuale della carestia in arrivo, e con Leningrado (Salisbury, 2003) come uno dei molti precursori, il cannibalismo potrebbe essere significativo. In che misura questo dovrebbe essere incluso nel calcolo delle “morti per carestia”? In ogni caso, è probabilmente sicuro dire che ogni declino solitamente grande della popolazione di un paese sarà l'indicatore più significativo che questa prevista carestia sia di fatto arrivata. Dobbiamo ignorare la maggior parte delle stime precedenti della futura crescita della popolazione. Invece di un costante aumento nel corso di questo secolo, come viene generalmente previsto, ci sarà uno scontro fra le due gigantesche forze di sovrappopolazione ed esaurimento del petrolio, seguito da una corsa precipitosa in un futuro sconosciuto. Siamo mal preparati per gli anni a venire. Il problema dell'esaurimento del petrolio risulta essere qualcosa di diverso da un po' di speculazione macabra con cui le persone di un lontano futuro avranno a che fare, ma piuttosto una catastrofe improvvisa che verrà studiata spassionatamente soltanto molto dopo che l'evento stesso si sarà verificato. Il giorno del giudizio sarà su di noi prima che avremo il tempo di guardarlo con cura.

Il mondo ha certamente conosciuto alcune terribili carestie in passato. Nei secoli recenti, una delle peggiori è stata quella del nord della Cina nel 1876-79, quando fra i 9 ed i 13 milioni di persone sono morte, ma l'India ha avuto una carestia allo stesso tempo, con forse 5 milioni di morti. L'Unione Sovietica ha avuto circa 5 milioni di morti per carestia nel 1932-34, puramente a causa di politiche fuorviate. La peggior carestia della storia è stata il grande salto in avanti cinese, 1958-61, quando sono morte forse 30 milioni di persone, come detto sopra. Un'analogia più prossima alla “carestia da petrolio” in arrivo potrebbe essere la carestia della patate dell'Irlanda degli anni 40 del 800, visto che – come il petrolio – è stato un singolo bene che ha causato una tale devastazione (Woodham-Smith, 1962). La risposta del governo britannico di allora può essere riassunta come un'accozzaglia di incompetenza, frustrazione e indecisione, se non di aperto genocidio, e la stessa cosa potrebbe essere vera di qualsiasi altra risposta governativa. Come detto in precedenza, la popolazione non è collegata con precisione matematica alla produzione di petrolio. La seconda fornisce solo un'indicazione approssimativa della prima. In una certa misura, le persone impareranno a vivere con meno. Di certo gran parte degli occidentali possono ridurre i loro standard di vita considerevolmente e vivere ugualmente vite salutari – forse anche più salutari, visto che mangerebbero meno e camminerebbero di più. Le persone passerebbero anche ad altre fonti di energia: in particolare, la legna può sostituire i combustibili fossili, anche se la quantità di legna non sarà sufficiente per miliardi di persone (Non solo: la combustione di legna sarà un grande problema per il clima, la biodiversità e l'inquinamento da sostanze cancerogene, ndt). Tutti questi adattamenti allevieranno le cose per un po', anche se il problema fondamentale rimarrà: che i combustibili fossili declineranno ad un ritmo molto più rapido di qualsiasi riduzione volontaria delle nascite.

Le previsione fatte sopra non possono che essere approssimazioni, ma persino la matematica più elaborata non ci aiuterà interamente ad affrontare il gran numero di fattori che interagiscono. Dobbiamo passare ad un dato più pessimistico del futuro dell'umanità se includiamo gli effetti di guerra, malattie e così via. Uno dei fattori negativi più gravi sarà ampiamente sociologico: in che misura l'industria petrolifera può mantenere la tecnologia avanzata necessaria per trivellare pozzi sempre più profondi in posti sempre più remoti, quando l'industria lotterà per sopravvivere in un ambiente di caos sociale? Divisione del lavoro complessa, governo su larga scala e istruzione di alto livello non esisteranno più. D'altra parte, ci sono elementi di ottimismo che potrebbe essere necessario collegare. Non dobbiamo dimenticare la grande tenacia della specie umana: siamo creature sociali intelligenti che vivono in cima alla catena alimentare, come i lupi, eppure surclassiamo i lupi nel mondo di circa un milione a uno. Siamo tanti quanto i ratti e i topi. Possiamo  superare un cavallo su lunghe distanze. Persino con una tecnologia da Età della Pietra, possiamo abitare in quasi ogni ambiente sulla Terra, persino se gran parte delle capacità di sopravvivenza sono state dimenticate.

Nello specifico, dobbiamo considerare il fatto che né la geografia né la popolazione sono omogenee. In tutto il mondo, ci sono sacche dimenticate di terra abitabile, la maggior parte abbandonata nella moderna transizione all'urbanizzazione, per la ragione ironica che gli abitanti delle città vedevano la vita rurale come troppo difficile, quando questi hanno scambiato i loro grembiuli da contadini con le tute da operai. Ci sono ancora aree della superficie del pianeta che sono poco occupate, anche se sono abitabili o potrebbero essere rese tali, tanto che molte aree rurali hanno avuto un declino della popolazione che è assoluta, cioè non meramente relativa ad un altro luogo o periodo. Con un calcolo attento, quindi, ci saranno dei sopravvissuti. Nei prossimi anni, l'ingegno umano dovrà essere dedito ad una comprensione di queste materie geografiche e demografiche, di modo che almeno pochi possano sfuggire alla tribolazione. Né le generazioni attuali né quelle future dovrebbero dire “Nessuno ci ha mai avvertito”.

Anche su survivepeakoil.blogspot.ca 

7 commenti:

  1. sono stufo di leggere valutazioni catastrofistiche e di tecnologie varie senza mai valutare che cosa si può fare nel frattempo che il petrolio finisce .
    quindi per favore caro Massimiliano rinnova la tua cultura tecnologica
    piero zani

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    1. Piero Zani, Massimiliano Rupalti ha solo tradotto l'articolo, non l'ha scritto lui.
      Prova a scrivere tu un articolo sul fattibile nell'era declinante dei combustibili, anzi, risorse fossili, che ne dici?

      Marco Sclarandis.

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    2. Si in effetti se Potessi scrivere qualcosa riguardo le nuove tecnologie di cui parli, se ben fatto potremmo pubblicarlo, perche' no?

      Attento pero' che facendo cosi', anche tu dovrai sottoporti alle valutazioni e critiche dei lettori

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  2. "Dopo la caduta dell'Unione Sovietica che pagava a Cuba lo zucchero a prezzi molto superiori a quelli del mercato(...)la struttura produttiva agroindustriale (...) si e' disfatta.
    Gli agricoltori non avevano piu' i soldi per comprare il carburante per le macchine agricole e i concimi di sintesi (...)
    Secondo i dati della FAO nel 1989 ogni cubano assumeva circa 3000 calorie
    al giorno. Quattro anni dopo questo valore era sceso a 1900.
    In pratica saltavano un pasto al giorno.
    Poi qualcosa e' cambiato: al posto delle colture di canna da zucchero sono spuntati migliaia di piccoli orti in cui vengono coltivati frutta e verdure.(...)
    Al posto dei trattori e' stata reintrodotta la trazione animale.
    E' stata vietata la macellazione dei buoi.(...)
    Il sistema ha funzionato cosi' bene che oggi i cubani si sono riappropriati di quel pasto giornaliero che avevano perso".
    "La decrescita felice" Maurizio Pallante.

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  3. ormai siamo al delirio. Leggo articoli che parlano di produzione di cibo sufficente a 10 o 12 mld, detto come se nutrire 2 mld di persone fossero noccioline; che basta la redistribuzione per fare un mondo giusto, come se non fossero morte di fame a decine di mln nei regimi comunisti del passato. Non mi meraviglia, perchè so che usare la pancia è molto più preferibile che usare il cervello. Se poi si pensa che solo un cervello sublimato spiritualmente può ideare qualcosa di positivo veramente, allora siamo a percentuali infinitesime. Mi dispiace, ma la realtà dell'uomo è questa.

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  4. Piero zani
    penso che faro un articolo su che cosa si puo fare e come esempio proverò a valutare quale sarà la disponibilità di energia di una cittadina di cui ho abbastanza dati riguardanti i consumi energetici .
    il titolo sarà .Savona 2100 anno in cui è certo che tutte le fonti fossili saranno esaurite . In realtà l'anno giusto sarebbe 2050 ma penso che i possibili dubitatori nel 2100 non ci saranno più.Naturalmente non penso di riuscire a salvare il mondo ma almeno di dar speranza per i nipoti
    ps a chi lo mando l'articolo??

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    1. Mandalo a ugo.bardi(cosinocosì)unifi.it. Come è usanza in queste cose, non si garantisce la pubblicazione, ma sicuramente lo guardo con interesse

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