Benvenuti nell'era dei ritorni decrescenti


giovedì 24 marzo 2016

Elezioni e democrazia sono sinonimi?

Articolo già pubblicato su "Crisis? What Crisis?"
di Jacopo Simonetta

Per consolidata abitudine mentale, consideriamo che la democrazia consista nell'esercizio del voto, ma sempre meno gente va a votare e praticamente più nessuno si sente rappresentato da chi viene eletto.   Men che meno gli eletti si fidano di coloro che rappresentano.    Evidentemente qualcosa è andato molto storto e vorrei affrontare il tema in una prospettiva storica, sia pure in versione telegrafica per restare nei limiti di un post.

Un po' di storia

Di solito, si cita la Repubblica di Atene come diretto antenato delle democrazie moderne.    Non credo che sia corretto.   Organi di governo risalgono infatti al nostro passato paleolitico e probabilmente anche a quello pre-umano.   Tutti i mammiferi sociali hanno gerarchie precise ed i capi-branco sono quelli che mangiano per primi, scelgono il posto dove dormire, si accoppiano con i partner migliori; in molti casi sono gli unici che si riproducono.    Sono quindi quelli che lasciano la maggiore discendenza, ma non sono quelli che vivono più a lungo perché più di tutti si espongono al pericolo ed alla fatica quando il bisogno stringe ed il nemico incalza.   In pratica, i capi sono quasi sempre figli di capi, ma il loro ruolo deve essere costantemente accettato dagli altri, altrimenti si cambia.   Si chiama "legittimità".

Nelle piccole bande di cacciatori-raccoglitori il capo è (o meglio era) un uomo giovane e robusto, ma anche stimato per la sua intelligenza e la sua capacità di parlare in pubblico.   Ed è qui che nasce la politica: il capo deve essere uno bravo in battaglia e nella caccia, ma anche saggio e capace di relazionarsi con gli altri.   Società più numerose e hanno richiesto strutture sociali più complesse ed elaborati sistemi di selezione delle gerarchie, ma con la stessa costante che troviamo nei lupi: la legittimità.   Il che significa che delle persone si riconoscono il dovere di ubbidire ad altri, mentre questi si riconoscono la responsabilità dei gregari.   I criteri per stabilire la legittimità possono cambiare molto, ma comunque se cessano di funzionare la società si disintegra.
Per tornare ala repubblica ateniese, gli ingredienti con cui confezionare la dirigenza erano sostanzialmente 4: ereditarietà, partecipazione, sorteggio e voto.    Coloro che avevano i diritti politici erano solo i discendenti diretti di cittadini ateniesi residenti in città, maschi adulti liberi, proprietari di immobili, in regola con le tasse e che avessero completato l’addestramento militare.   In pratica circa il 10% della popolazione.

Costoro si conoscevano almeno di vista e passavano parecchio tempo a discutere fra di loro e non solo dei giochi olimpici.   Dunque era gente che partecipava quotidianamente alla vita politica della città, con un controllo sociale incrociato molto stretto e soggetta ad una fiera e frequente selezione.  Erano infatti loro a costituire la prima linea di battaglia nelle guerre che decidevano di fare.  Come erano loro che pagavano per intero le tasse che decidevano di imporre.
Tutti insieme costituivano l’Ekklesia, vale a dire l’assemblea che aveva sostanzialmente la funzione di votare le leggi proposte da altri cittadini, eleggere i comandanti militari ed un centinaio di funzionari, votare le dichiarazioni di guerra ed i trattati internazionali.    In questo gioco, evidentemente, contavano moltissimo il prestigio personale e familiare, la ricchezza e la capacità oratoria.   Si formavano quindi dei “partiti” che non si riferivano a differenti ideologie, bensì alle famiglie principali.   Proprio per limitare questo fenomeno, quasi tutti i magistrati ed i funzionari (circa un migliaio) erano designati per sorteggio e turnati rapidamente.   Su questo elemento vorrei attirare l’attenzione perché  forse fu l’invenzione chiave del funzionamento delle repubbliche urbane della Grecia classica e di moltissime altre forme di governo nella storia europea.
Facciamo un salto di un migliaio di anni diamo un occhiata molto superficiale al funzionamento delle istituzioni feudali.    Non propriamente un esempio di democrazia, eppure vi troviamo gli stessi ingredienti visti ad Atene, sia pure confezionati in diverso modo.
Tanto per cominciare, il monarca veniva eletto dall'assemblea dei nobili e dei vescovi, la quale poteva anche, in casi estremi, revocare la designazione.    Di solito il nuovo re era uno dei figli del precedente monarca, ma non necessariamente e, comunque, neppure l’Imperatore poteva diventare tale se non veniva designato da un parlamento cui doveva poi rendere conto delle decisioni principali, specialmente in materia di tasse, politica estera e guerra.   In epoca merovingia i nobili laici erano nominati dal re, mentre i vescovi erano eletti dalle assemblee cittadine (tutti gli adulti: uomini e donne).   Vi furono anche parecchi vescovi figli di vescovi.   Successivamente e gradualmente, i feudi divennero prevalentemente ereditari, mentre la nomina dei vescovi passò al papato e/o a re ed imperatori.
Un aspetto importante è che la guerra era un affare esclusivo per coloro che decidevano in proposito, il che ne limitava efficacemente il numero.   Viceversa, sugli affari quotidiani della gente comune la chiave di volta del sistema era il “costume”.   Vale a dire la tradizione, così come ricordata dagli anziani e dai "prudent’uomini" che erano dei notabili, ma mai dei nobili.   Perlopiù contadini ed artigiani particolarmente stimati.   Qualunque questione rilevante si discuteva in un tribunale che in città era presieduto da un funzionario del re o del vescovo, mentre in campagna dal signorotto locale.   Ma la decisione era presa da una giuria di persone scelte per sorteggio.
Dunque un sistema in cui la politica è appannaggio esclusivo di una classe che perlopiù gode di un diritto ereditario e vi partecipa attivamente come già i cittadini ateniesi, ma percentualmente meno numerosa.   Viceversa, l’amministrazione quotidiana era largamente sotto controllo di una tradizione in costante evoluzione, ma vincolante anche per le autorità.

Non tutti gli stati medievali erano monarchie.    Vi furono anche diverse repubbliche, due delle quali, Andorra e S. Marino, esistono ancora.   Defunta, ma molto più importante fu la Repubblica di Venezia. Anche questa retta su di una complicata combinazione di partecipazione, ereditarietà, elezioni e sorteggio.   Aveva una sua logica e, infatti, funzionò bene molto a lungo.  L’ereditarietà aveva la funzione di fornire persone preparate e conosciute, non ricattabili in quanto non potevano essere private del loro privilegi.   La partecipazione di un numero consistente di persone garantiva la più ampia visione possibile dei problemi.   L’elezione consentiva di selezionare le persone più stimate per i differenti ruoli.   Il sorteggio serviva, come sempre, a spezzare gli incuici, le camarille e le “lobby” che, allora come oggi, costantemente insidiavano il buon funzionamento degli organismi statali.

Nascita della democrazia moderna

Con un altro salto giungiamo nel XVIII secolo.   La Serenissima esiste ancora, ma profittando dell’utopia illuminista del “dispotismo illuminato” gli stati principali sono diventati delle monarchie assolute.    Con la parziale eccezione dell’Inghilterra che più degli altri aveva conservato la tradizione medioevale.   Eppure proprio in Inghilterra scoppiò la prima e più importante rivoluzione della storia moderna: la Rivoluzione Americana.   Una pietra miliare non solo perché ne nacque lo stato più potente della storia (per ora), ma anche perché ne nacque l’identificazione fra democrazia ed elezioni che oggi diamo per scontata.    Dei quattro ingredienti base degli ordinamenti precedenti: partecipazione, ereditarietà, elezione e sorteggio, la costituzione americana ne conservò uno solo: l’elezione. Il sorteggio rimase, ma solo per le giurie dei tribunali e con un ruolo molto ridotto rispetto al passato.   Tutte le cariche pubbliche, a partire dallo sceriffo, furono assegnate per elezione, tranne quelle che divennero appannaggio del governo, a sua volta nominato mediante votazione.
Una scelta fatta sostanzialmente per due ragioni.   La prima furono le distanze enormi e le difficoltà di comunicazione.   Gli ordinamenti europei erano relativi a comunità in cui le persone si conoscevano almeno di vista e, comunque, potevano comunicare fra loro.   Una cosa che in America era molto difficile, al netto di alcune città principali.   La seconda fu che i padri fondatori non avevano nessuna fiducia nella capacità di autogoverno delle plebe raccogliticcia che stava popolando il continente.   Ancor meno quando gli ordinamenti attuali presero forma definitiva, mentre masse crescenti di avventurieri e disgraziati sbarcavano a migliaia e dilagavano sul continente.   Un sistema esclusivamente elettorale, si pensò, avrebbe necessariamente favorito le poche persone capaci di raggiungere una certa notorietà in ambiti sufficientemente vasti.   Quindi persone presumibilmente capaci e motivate, sostenute da famiglie importanti o da gruppi consistenti di cittadini.
Fu proprio in questo periodo che il Visconte Alexis de Tocqueville visitò gli Stati Uniti per studiare questo strano fenomeno politico.  Il suo rapporto (La democrazia in America) è del massimo interesse perché, già allora, l’acume del francese aveva individuato il pericolo che, disse, avrebbe potuto portare al disastro un sistema siffatto.   Tocqueville lo chiamò “la dittatura della maggioranza”.   In un sistema esclusivamente elettivo, disse, il rischio maggiore era rappresentato dal fatto che si potesse catalizzare un blocco di opinione pubblica abbastanza coeso ed esteso da marginalizzare qualunque opposizione.    In una tale situazione, le libertà civili sarebbero venute meno e il rischio di decisioni dissennate alto.   Un pericolo che avrebbe dovuto essere contrastato dalla libertà di stampa, ma il nostro era abbastanza smaliziato da aver capito che l'alfabetizzazione di massa e la diffusione dei giornali potevano anche essere usati per costruire una tale dittatura.   Molto di più egli contava quindi sul più antico dei quattro elementi base: la partecipazione.  Cioè, ai suoi tempi, sulla rete ufficiosa di comitati locali ed associazioni mediante cui i cittadini si auto-organizzavano per far fronte alle difficoltà.    Questo tessuto non istituzionale, sosteneva, aveva infatti il compito di mantenere viva la coscienza collettiva ed alta la guardia contro le derive autoritarie ad ogni livello.
Circa un secolo più tardi la repubblica americana servì da esempio per la democratizzazione degli stati europei, con risultati finora tutto sommato positivi.   In effetti, è un fatto che le democrazie hanno assicurato ai loro cittadini una vita migliore e maggiori livelli di libertà rispetto agli altri paesi.   E, nel frattempo, hanno vinto sia contro le dittature di matrice nazi-fasciste, sia contro le oligarchie comuniste.    Ma  quando si è trattato di affrontare pericoli provenienti dalla propria struttura sociale ed economica , questi sistemi si sono dimostrati del tutto incapaci sia di prevenire, sia di reagire al pericolo.
Con una classe dirigente composta da professionisti dell’intrallazzo e della propaganda; ed una popolazione atomizzata in individui che lottano disperatamente per sé stessi, sognando un impossibile ritorno della prosperità,  non ci sono segni di luce in fondo al tunnel.
La dittatura della maggioranza alla fine si è verificata ed è quella che ha deciso che la crescita economica e demografica erano la strada maestra da seguire.   Adesso è facile scagliarsi contro l’esigua minoranza di coloro che, più spregiudicati e fortunati, continuano ad arricchirsi a scapito di tutti gli altri; ma la decisione di seguire questa strada è stata condivisa da tutti: ricchi e poveri, nord e sud.   Molto democraticamente.
La conseguenza di questo fiasco storico sono oggi le derive autoritarie e lo spionaggio di massa che ovunque stanno svuotando di significato gli ordinamenti democratici.   Se la storia davvero ci può insegnare qualcosa, abbiamo due strumenti per cercare di contrastare il fenomeno: sviluppare la democrazia di base ed il ripristino del sorteggio per l’assegnazione di molti ruoli.   Purtroppo, il tentativo di reintrodurre elementi di democrazia diretta si scontra con la capacità dei poteri elettivi e delle lobby economiche di manipolare e/o vanificare questi processi.

Il sorteggio non viene neppure preso in considerazione, mentre potrebbe essere proprio il grimaldello per spezzare i meccanismi perversi e ridare senso anche alle elezioni.  L'ereditarietà oggi suona anacronistica perché era basata su di una tradizione completamente perduta, ma nomine a vita di persone particolarmente capaci, lungi dall'essere poco democratiche, potrebbero mettere in circolazione persone non ricattabili e non interessate al prossimo turno elettorale.
Ovviamente, non esiste nessuna garanzia che una riforma radicale degli ordinamenti funzionerebbe.   Tanto più che dovrebbe essere fatta dalle stesse persone ed organizzazioni che sarebbe necessario scaricare.  Dunque non accadrà.   Ma intanto ci sono gruppi di persone che cercano di organizzarsi fra di loro.  A costoro vorrei semplicemente ricordare che, da quando esistono e finché sono esistite, la maggior parte delle forme di governo non autocratiche sono state basate su diverse combinazioni di quattro ingredienti: partecipazione, ereditarietà, votazione e sorteggio.    Era così nel paleolitico e credo che sarà così anche in futuro.



15 commenti:

  1. E non solo la repubblica di Venezia funzionò bene e a lungo. Fu anche la prima entità statale a rifiutare di sottomettersi alla Chiesa di Roma. Un esmepio assai dimenticato....

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  2. Articolo molto bello (come tutti quelli dove Jacopo si trasforma da 'ecologo' in 'ecologo sociale') penso però sia necessaria una precisazione importante: l'Illuminismo e le due rivoluzioni che ne sono in qualche modo figlie (americana e francese) erano contrassegnate dal liberalismo, non dalla democrazia. Se si cerca nella Costituzione americana o nella Dichiarazione dei diritti dell'uomo e del cittadino la parola 'democrazia' e derivati, non la si trova. All'epoca la parola 'democrazia' era circondata più o meno dallo stesso alone di sospetto che oggi è legata ad 'anarchia'. Per i padri costituenti americani il vero modello non era tanto Atene antica, quanto Roma Repubblicana, un sistema oligarchico che aveva anch'esso dei sistemi elettivi aperti alla plebe su base censitaria (i comizi centuriati) organizzati in modo tale che il patriziato riusciva sempre ad avere elezioni in linea con i propri voleri.

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  3. I am not sure whether it is accurate (or valid) to say that it was a "dittatura della maggioranza" which in the United States decided on the "strada maestra da seguire" for and towards further economic and demographic growth. Perhaps so, but only in a very general sense. American history is of course much shorter than European History.. But at least from the time of the Declaration of Independence (written by Thomas Jefferson) through the period of the Articles of Confederation followed by the Constitution, the Bill of Rights and George Washington's presidency (with Thomas Jefferson as Secretary of State and Alexander Hamilton as Secretary of the Treasury ) there has been some ongoing creative tension (at times also very bitter) between a more Jeffersonian and democratic-republican tendency (inspired by Jefferson's inspiration by the French revolution) and the more Federalist tendency represented by Alexander Hamilton. One could say (very roughly speaking) that the Jeffersonian tendency was the more dominant one in the early Presidencies up to the Civil War. After the assassination of President Lincoln things started to shift in the other direction. The establishment of the Federal Reserve in 1913 (which some U.S. Constitutionalists have called an act of Constitutional treason by President Wilson), probably marked another watershed. And twentieth century history then saw two world wars, a Great Depression, the establishment of the United Nations and the Bretton Woods Institutions and Globalization and several other regional wars either for resources and/or for ideological supremacy. It is not straightforward to view all these historical realities and their effects purely in terms of a democratic dictatorship of the majority in keeping with a deToqueville foresight. There may be some merit to the argument but I think the birth and evolution of democracy (or lack thereof) in America is a far more complex story. The four elements for democracy described in the post are useful intellectual guideposts but they interact with many other historical, political, economic, ethical, religious and ideological forces and struggles (in the U.S also including the rise of American exceptionalism, Western expansionism, the abolition of slavery, the economic structural changes which it brought and various Imperialist actions and doctrines such as the Monroe doctrine plus the amassing of vast fortunes) all forces which may favor some of the elements listed while constraining other ones significantly. So democracy as a whole and how and why it evolves probably needs to be viewed in some type of broader multidimensional framework which would include other historical factors and forces beyond the form of government itself (i.e. democracies, monarchies and etc)

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  4. Another brief comment following on the one above. A second watershed moment for American democracy which occurred in the twentieth century was rhe assassination of John F Kennedy and the related assassinations of his brother Robert Kennedy and of Martin Luther King. ((Kennedy was taking actions to move the U.S. Currency in the hands of the U.S. Treasury instead of the privately owned Federal Reserve and was also skeptical of beginning a massive American involvement in Vietnam wanted by the military industrial complex and which then took place under the LBJ presidency after his assassination.) The following YouTube video summarizing the latest book by William Engdahl takes American History through to its current moment. What might be the real reason for Hillary Clinton's "mistake" of keeping a private e mail server? (To hide the correspondence between very wealthy donors and the Clinton Global Initiative "philanthropic foundation" to buy such things as the takedown of Gheddafi and the destruction of Libya?) (we came, we saw, he died"?) . A good analysis of Donald Trump is also covered. Engdahl argues (convincingly in my opinion) that in the U.S. there are now both a "Republican establishment" and a "Democratic establishment" but also a higher order American and Western establishment (Anglo-American plus the older European aristocracies and the major banking families) which pulls the strings of both. Donald Trump is clearly not liked by the Republican establishment but is he liked or not by the higher order establishment? Is he a part of it or not? Does the higher order establishment care who will win the electoral contest between Hillary Clinton and Trump? This latest "electoral contest" takes place at a time when the world is in crisis. (Geopolitical, financial, economic, social, and environmental). Yes we do live in interesting times. Here is the video of the Engdahl interview which I would recommend and whether or not one agrees with him and his earlier book Gods of Money. He is clearly in the "conspiracy theories" (or conspiracy facts) camp. Time probably will tell in which one.

    http://youtu.be/3mcewfimzcQ

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    1. Io spero sia eletto presidente,
      Bernie Sanders. <3

      Gianni Tiziano

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  5. Secondo me, fra i cacciatori-raccoglitori non esistono "capi" come noi li intendiamo comunemente, cioè che comandano.
    All'opposto, la cultura delle civiltà abbisogna di persone che dominano, per tenere insieme aggregazioni di persone numericamente sopra le cento persone.

    Estratto da http://www.treccani.it/enciclopedia/cacciatori-e-raccoglitori-societa-di_(Enciclopedia_delle_scienze_sociali)/ :
    Le società di cacciatori-raccoglitori sono fondamentalmente egalitarie. Le uniche disuguaglianze che vi si riscontrano sono quelle basate sull'utilizzazione sociale delle differenze biologiche: di sesso, di età, di capacità individuali.
    Le differenze individuali di intelligenza e di abilità possono portare un individuo a godere di una certa autorità all'interno di una banda, ma solo se e fino a quando i suoi compagni gliela riconoscono. Un cacciatore valente può, per esempio, essere scelto come guida di un gruppo territoriale, dirigerne gli spostamenti, coordinarne le attività, funzionare come punto di riferimento nella riaggregazione del gruppo dopo le fissioni stagionali. La parola capo, di cui a volte si è abusato a proposito dei cacciatori-raccoglitori, può essere adoperata dunque soltanto per indicare un individuo di cui il gruppo sfrutta le particolari qualità a proprio beneficio ed entro limiti e regole che esso stesso impone, e in nessun caso indica l'esistenza di una carica, tanto meno ereditaria. La presenza di capi dotati di una più forte autorità fra gli Athapaska settentrionali e gli Algonchini nordorientali è il risultato della pressione esercitata dai Bianchi, desiderosi di semplificare i rapporti con gli indigeni nel commercio delle pelli mediante la trattativa con rappresentanti ufficiali dei gruppi. La loro autorità non ha radici nella cultura tradizionale, ma nella situazione creatasi dopo il contatto."

    Gianni Tiziano

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  7. I popoli democratici, introducendo la libertà nella vita politica nel tempo stesso in cui aumentavano il dispotismo amministrativo, sono stati portati a singolarità stranissime. Se si tratta di condurre piccoli affari, nei quali può bastare il buonsenso, essi stimano incapaci i cittadini; se si tratta, invece, del governo di tutto lo stato, affidano ai cittadini immense prerogative; così ne fanno a volta a volta i trastulli del sovrano e i suoi padroni; più dei re e meno degli uomini. Dopo avere escogitato infiniti sistemi di elezione, senza trovarne uno adatto, si stupiscono e cercano ancora: come se il male che essi notano non dipendesse dalla costituzione del paese molto più che da quella del corpo elettorale.
    È effettivamente difficile comprendere come mai degli uomini, che hanno interamente rinunciato all’abitudine di dirigere se stessi, potrebbero riuscire a scegliere bene quelli che li dovrebbero guidare; non si può mai sperare, quindi, che un governo liberale, energico e saggio possa uscire dai suffragi di un popolo di servi.
    Una costituzione repubblicana nella testa e ultramonarchica in tutte le altre parti mi è sempre sembrata un mostro effimero: i vizi dei governanti e l’imbecillità dei governati la porterebbero presto alla rovina, mentre il popolo, stanco dei suoi rappresentanti e di se stesso, creerà istituzioni più libere o ritornerà a subire un solo padrone. (cit.)

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  8. Io sono sempre andato a votare.
    Credo che si debba dare il proprio appoggio a chi si crede ci rappresenti meglio.

    Taluni ritengono sia un messaggio politico il non andare a votare.
    Non si sentono rappresentati da nessuno.

    Mi pare che, almeno in Italia, la democrazia ("governo del popolo") si sia trasformata in partitocrazia ("governo dei partiti").

    Io ripongo fiducia nel Movimento 5 Stelle, che non è un partito.
    E' l'esperimento politico più interessante che vedo sul pianeta.
    A mio modo di vedere, funziona bene, e quindi lo voto.
    Anche se io anelo ad altro sistema sociale, quello tribale, che esiste da decine di migliaia di anni, che ha sempre funzionato bene e che ancora funziona bene.

    Il sorteggio : forse può migliorare il sistema democratico, un poco.
    E' come dire : “Un poco comandi tu, un poco comando io.”
    Secondo me è questa idea, del
    COMANDO,
    che và tolta dalla nostra mente.
    Comando e Obbedienza.

    Quando ero militare, a Dobbiaco (BZ), e stavo pulendo le camerate con la ramazza in mano, assieme ad altri due miei commilitoni (corvee camerate), entrarono dei generali della Nato, in visita, accompagnati dal generale di brigata, dal tenente colonnello della mia caserma e dal capitano della mia compagnia.
    Quest'utimo ci fece mettere sull'attenti, e salutare gli “importanti” personaggi.
    Poi chiese a me (proprio a me!) se ero contento di prestare servizio militare.
    Io, risposi sinceramente che “NO”, avei preferito non dover svolgere il servizio militare.
    Da quel momento in poi (circa altri dieci mesi), fui messo a prestare guardie notturne ogni settimana, ed i permessi per andare un paio di giorni a casa non venivano quasi mai firmati dal capitano, che credo mi detestasse per la risposta che avevo dato.
    Di conseguenza restavo sabato e domenica tristemente in caserma.
    Questa non è giustizia, questo è
    COMANDO.

    Gianni Tiziano

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  9. E, certo, "partecipazione", per chi se la sente.
    A me piace delegare, non sono partecipante.
    Sono fatto così.
    Comunque, nel mio piccolo, partecipo ad alcune manifestazioni NO TAV, sono andato al raduno Stelle del 2015 a Imola, ho fatto la Marcia per il Clima nel 2015.
    Bisogna anche un po' partecipare.
    Io , pur col mio carattere chiuso, mi sforzo di partecipare.

    Gianni Tiziano

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  10. Grandissimo Jacopo.
    Complimenti per la tua riflessione.
    Un tassello che colma un vuoto causato dai miei dubbi sulla democrazia.

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  11. I referendum,
    non solo abrogativi, ma pure propositivi e consultivi, senza quorum, sono un buon strumento di democrazia.

    Gianni Tiziano

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  12. Le nomine a vita, penso sarebbero accettabili solo se frutto di scelte del popolo, ancora a votazione.
    Perchè c'è il pericolo che siano frutto di favoritismi clientelari.

    Ecco, si ritorna sempre allo stesso punto.
    Le scelte devono essere del popolo, non di poche persone.
    Scelte condivise, non imposte.
    Referendum.

    I danni che stà facendo un certo personaggio in vetta al potere in Italia, sono enormi.
    Siamo dominati, governati.
    Il parlamento ha perso la sua forza.
    Comanda sempre più il governo.
    Stiamo uccidendo la nostra democrazia.

    Gianni Tiziano

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  13. Il problema di fondo e' nel principio di maggioranza e nella sua espressione, che noi diamo per scontato, ma non e' cosi'. Nella polis, un Socrate poteva fare benissimo la fine che ha fatto, con qualunque combinazione dei "quattro ingredienti". Nel medioevo spesso veniva fatto valere il diritto canonico, che funzionava ad unanimita' e non a maggioranza. O tutti d'accordo, oppure non se ne faceva niente.
    http://www.adelphi.it/libro/9788845901874

    Cio' a cui si riferisce chiaramente Toqueville e' il fatto che una maggioranza democratica in se' ha poteri altrettanto dittatoriali di un tiranno, a prescindere da quanto sia elitaria la classe dirigente da essa espressa. Infatti i nostri ordinamenti statali moderni (dalla magna carta in poi) prevederebbero l'esistenza di una Carta Fondamentale ad argine e limitazione dei poteri del governo, comunque sia espresso. Il punto e' che spesso le nostre carte fondamentali, e specialmente quella italiana, sono del tutto inadeguate alla necessita' di porre serio argine al potere "democratico", e si preoccupano piuttosto di indirizzarne l'agire, considerando la maggioranza democratica (il "popolo") come un legittimo tiranno. Il "popolo" italiano stesso ragiona e intende la democrazia cosi'. Qualunque sia l'ordinamento istituzionale ricadiamo continuamente in una pratica normativa che, tranne per il periodico rito elettorale, in poco o nulla si discosta dal fascismo come l'abbiamo conosciuto (e che anzi sotto molti aspetti era meno opprimente di quanto sia adesso la democrazia, dati i progressi tecnici ancora da venire nella possibilita' del puntiglioso controllo burocratico).

    La democrazia non ha nulla di speciale, oltre al fatto, molto speciale, che permette, almeno teoricamente, di sostituire in modo incruento i governanti ad ogni elezione i cui termini siano fissati a cadenza periodica. Ma se il corpo elettorale e i governanti sono quello che sono, nulla essa puo' di meglio di quanto tale substrato permetta di fare.

    Il problema e' che ognuno di noi italiani intende come democrazia perfetta quella che metta in primo piano le istanze che LUI o il suo gruppo ritenga importante, e si lamenta di qualsiasi altra soluzione. Come si e' adattato il nostro ordinamento normativo-legislativo a questa antropologia? Infarcendosi di miliardi di norme ognuna delle quali tesa a soddisfare una lobby di riferimento: insomma la soddisfazione, non potendosi trovare nella propria liberta', la si e' trovata nell'uguale oppressione altrui (lo "stesso tiranno" cui accenna Tocqueville) . Tutto cio' essendo tipicamente, prettamente, italiano.

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