Benvenuti nell'era dei ritorni decrescenti


venerdì 11 marzo 2016

Davvero vuoi la rivoluzione ? Elogio del Luddismo pigro


Una delle tante leggende metropolitane che circolano è che ci voglia una rivoluzione per rovesciare un sistema corrotto ed inefficiente.  

Sbagliato.

In molto grossolana approssimazione le rivoluzioni storiche si possono dividere in due grandi categorie: quelle che hanno vinto e quelle che hanno perso.

Cominciamo dalle seconde.   Cosa hanno in comune sommosse avvenute in luoghi e tempi lontanissimi?   Due cose: la prima è che la gente si ribella quando non ne può più.    La seconda è che, alla fine,  la gente esausta accetta condizioni molto peggiori di quelle da cui era partita.

Le rivoluzioni che vincono, si dividono ancora in due categorie: quelle che ottengono qualcosa e quelle che stravolgono il sistema.   Le rivolte che portano a riforme, di fatto sono una dinamica interna al sistema stesso che, in questo modo, corregge alcuni errori e riesce a tirare avanti ancora.  

Per esempio la lotta per il voto alle donne.

Le rivolte che stravolgono il sistema quasi sempre ne insediano un altro peggiore.    Ne hanno fatto l’esperimento i francesi che hanno ghigliottinato Luigi XVI per trovarsi nelle mani prima di un manipolo di terroristi ben peggiori dall'attuale ISIL; e poi per 20 anni in quelle di un dittatore megalomane.

Lo hanno sperimentato i russi che si sono sbarazzati del regime zarista per cuccarsi Stalin.    E si potrebbe andare avanti.

Gli esempi di rivoluzioni che hanno instaurato sistemi completamente diversi dal precedente e (almeno temporaneamente) migliori sono stati veramente pochi.   Per esempio la “Rivoluzione Meiji”, condotta dall'Imperatore in persona; roba da giapponesi.   Oppure la “non guerra di indipendenza indiana” che ha ottenuto l’indipendenza dall'Inghilterra proprio perché non è stata combattuta.

Dunque vogliamo rovesciare o vogliamo salvare il sistema?   Ognuno ci pensi bene perché cercare di correggerne le macroscopiche nefandezze non fa altro che aumentarne l’efficienza e , quindi, la durata.

Lo abbiamo ben visto noi stessi.    Uno dei fattori che ha favorito il capitalismo nel suo storico scontro col comunismo sono state le opposizioni ambientaliste e socialiste in occidente.   Sono loro, infatti, che hanno spuntato migliori condizioni per i lavoratori ed un minimo di tutela per l’ambiente, fattori risultati strategici per migliorare le generali condizioni di vita, dunque aumentare i consumi e consentire la crescita economica che c’è stata.  

Al di la della cortina di ferro, il governo perseguiva sostanzialmente gli stessi scopi di sviluppo e di potenza dei governi occidentali, ma chi dava fastidio vinceva un viaggio premio di sola andata.    Il risultato è che il sistema, privo di una sostanziale opposizione, si è avvitato su sé stesso, finendo schiacciato sotto la propria inefficienza.

Stesso film, su scala ancor più vasta, è andato in onda dopo il parziale collasso sovietico.   Annichilite o marginalizzate le opposizioni (perlopiù con le buone, per carità), il sistema capitalista si è sviluppato liberamente, portando alle estreme conseguenze i propri presupposti.   Ed avvitandosi sempre più su se stesso.

Detto in termini tecnici: l’autodistruzione è il destino di qualunque sistema lasciato in balia delle proprie retrazioni positive.   In altri termini, sono i fattori limitanti che garantiscono la durata dei sistemi, proprio perché ne ostacolano la crescita.

Detto in parole povere, una società dove quelli che contano la pensano tutti alla stessa maniera non può che finire male.

E dunque che fare?    La rivoluzione!  

Cosa succederebbe se perdessimo?   Che un sacco di gente avrebbe una dose supplementare di sofferenza non necessaria, in aggiunta a quella inevitabile che già non sarà poca.

E che succederebbe se vincessimo?   Che passerebbero delle riforme come il razionamento dell’energia e dell’acqua, la ridistribuzione dei redditi eccetera.   Tutti correttivi in grado di far durare il sistema per altri 50 anni.

Dunque, se davvero vuoi spaccare tutto, aderisci al “Luddismo Pigro”.   Il principio basilare è semplice: chi va in giro a spaccare robe prima o poi troverà qualcuno che spacca lui.   Se invece lasci che tutto fili esattamente come ora, il sistema non mancherà di disintegrarsi da solo il più rapidamente possibile.

E' a quel punto che inizierà il gioco vero, che non sarà più puntellare una versione più o meno corretta del progressismo, ma costruire da zero qualcosa di completamente diverso.    Sarà un gioco molto duro, ma anche molto interessante che si farà col poco che sarà rimasto.   E che cosa è veramente indispensabile?

Biodiversità, fertilità, acqua e cultura; le civiltà si costruiscono con questo.

Dunque, invece di spaccare vetrine e bruciare macchine, bisogna cercare di guadagnare tempo e salvare il più possibile di queste quattro cose dalla mega-macchina tritatutto.  

Ad esempio, riuscire posticipare la costruzione di una nuova strada sull'ultima striscia di bosco del tuo comune può essere utile.   Magari fra tre o quattro anni non ci saranno più i soldi per farlo.   Oppure restaurare un oggetto artistico od un monumento.    Prima o poi andranno comunque distrutti, ma più a lungo durano e più potranno ispirare gli artisti del futuro.

Biodiversità, fertilità, acqua e cultura sono le sole quattro eredità che contano.   
Invece di fare casino, cerchiamo di lasciarne il più possibile dietro di noi.




42 commenti:

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  2. Obbedire alla dittatura dei fatti*, perché questi obbediscono all'imparziale Zia Iner** e darsi al rimedioevo***.
    E gustarsene l'implicito divertimento.

    Vedere in rete che cosa si dice al riguardo dei tre asterischi * ** ***

    Solo un suggerimento.Zia iner E' una delle più fondamentali manifestazioni delle forze fondamentali della Natura.

    Non mi firmo per non lasciarmi sedurre dalla vanagloria,tanto chi sono, chi frequenta questo blog lo sa benissimo e da tempo, anche.

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  3. Grande Jacopo Simonetta. Un ragionamento creativo ed impeccabile date le premesse iniziali.

    Io però metterei in discussione proprio quelle. Ritengo infatti che il concetto di “rivoluzione” sia stato inquinato da casi storici eclatanti come la Rivoluzione Francese e quella Bolscevica. Poiché la memoria umana è molto sensibile alla “sapidità” e alla facilità con cui si riesce a visualizzare ciò che ricorda, tali “casi storici eclatanti” hanno finito per avvicinare pericolosamente il concetto di “Rivoluzione” con quella di sommossa popolare e/o di guerra civile e/o di anarchia violenta. Certo, la rivoluzione Gandhiana è stata un’eccezione storica, ne convengo, ma è proprio da questa che bisognerebbe imparare. Non dai fallimenti, per quanto numerosi. Il fatto è che la rivoluzione Gandhiana non è stata solo “di successo”, ma anche profondamente pacifica ed inclusiva. Anche senza voler limitare il concetto di “Rivoluzione” alla pratica politica della non-violenza, perché ci si scorda sempre che il corso della storia dell’umanità è stata segnata assai più da rivoluzioni “tecniche” piuttosto che da quelle meramente politiche (che anzi possono essere viste come conseguenze di quelle tecniche). La rivoluzione della carta stampata, del metodo scientifico, la rivoluzione industriale, la rivoluzione verde ecc… ancor prima che giuste o sbagliate sono state pesantemente impattanti. Ognuna di esse, pur senza dar fuoco a case o macchine parcheggiate, ha comportato veri e propri stravolgimenti culturali, politici, demografici ed economici.

    Ecco, forse è proprio di questo che c’è bisogno: di una rivoluzione non-violenta e lucida, ma anche tecnica. Una rivoluzione che preservi il salvabile e arresti l’insostenibile. Una rivoluzione che metta biodiversità, fertilità, acqua e cultura in cima alle priorità politiche ed economiche, anziché in fondo alla lista. Una rivoluzione che abbia una visione di sostenibilità di lungo periodo senza rinunciare a frenare con estrema urgenza il collasso in atto, poiché questo lungi dal mettere a rischio solo le convenzioni sociali attuali sta seriamente minacciando l’intera biosfera planetaria oltre che la sopravvivenza a medio termine della razza umana.

    Il luddismo pigro ha una sua logica, una sua coerenza ed un suo fascino, ma temo abbia un gravissimo difetto: sottovaluta enormemente la portata della crisi attuale.

    Ciao

    Alessandro

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    1. "una rivoluzione non-violenta e lucida, ma anche tecnica"
      Ma il requisito è che una buona percentuale di popolazione capisca e voglia ridurre l'impronta ecologica.

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    2. Se i desideri della popolazione non fossero ampiamente condizionabili, penso che vivremmo in una società molto più stabile e conservatrice rispetto alle enormi variazioni che effettivamente si hanno avuto nel corso dei secoli. Comprendo che condizionare i desideri altrui può essere considerato eticamente discutibile, ma se permette di salvare il mondo (letteralmente) più innumerevoli vite umane, direi che si potrebbe (e dovrebbe) fare un’eccezione.

      Il marketing (inteso genericamente come uso scientifico della propaganda) è uno strumento diabolico o salvifico a secondo di come lo si utilizza.

      Tutto questo, comunque, per dire che non occorre che una presunta rivoluzione “non-violenta, lucida e tecnica" debba convincere fin dall’inizio la maggioranza della popolazione. Quella, come sempre, può seguire col tempo. La trappola della “raccolta assoluta del consenso” è una trappola pericolosa, perché può scoraggiare e dissuadere dall’agire oppure ingessare la cultura dominante in un interminabile e sterile dibattito.

      Democrazia, in fin dei conti, è il libero utilizzo della propria ed altrui volontà, non il procedere per unanimità di vedute. Quest’ultima casomai è un segno di degenerazione della cultura democratica, in cui la varietà è prezioso valore aggiunto che spinge ad una sana moderazione socio-inclusiva.

      Ciao

      Alessandro

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    3. Grazie Alessandro. Mi piace discutere che chi è d'accordo con me perché mi da conferme. Ed è ancora più bello discutere che chi non è d'accordo con me perché mi costringe a pensare. Per esempio non mi trovo d'accordo sulla premessa di quello che hai scritto, ma per tentare di rispondere mi ci vorrà del tempo. Di una cosa sono comunque sicuro. Ala fine, il sistema reale ci coglierà comunque di sorpresa. Lo farebbe anche se conoscessimo tutte le variabili, figuriamoci così.

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  4. Limite semmai, Alessandro, non difetto ;-)
    Un saluto, Marco Sclarandis.

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    1. Giustissima osservazione Marco. La proprietà di linguaggio purtroppo mi fa difetto. In effetti limite è ed esprime assai meglio di "difetto" il concetto che io stesso avevo in mente.

      Ognuno ha i suoi limiti!

      :-)

      Alessandro

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  5. “You never change things by fighting the existing reality.
    To change something, build a new model that makes the existing model obsolete.”
    cit. R. Buckminster Fuller

    la mia speranza è quella che si crei il prima possibile un modello alternativo di riferimento, già abbastanza noto e diffuso quando quello attuale sarà in decadimento precipitoso;
    auspico anzi la creazione di più modelli alternativi all'attuale, adatti a guidare e ispirare il mondo "post-picco", nelle diverse, micro e deglobalizzate realtà che resteranno;
    se poi, come dice Fuller, il fatto che un nuovo modello evidenzi l'obsolescenza e insostenibiltà del vecchio sia sufficiente a farlo abbandonare, non lo so;

    quindi seguo abbastanza il discorso di Jacopo, come sempre innovativo e ispiratore;

    contrapposto al "Luddismo Pigro" riguardo la fine del sistema attuale, credo che una grande energia vada posta per "il mondo che verrà", come da lui accennato verso la fine del post;
    nel mio piccolo, sto puntando tutte le energie economiche raccolte in anni di lavoro nella valorizzazione di un pezzo di terra, sto approfondendo conoscenze e raccogliendo manuali stampati che trattano di potabilizzazione dell'acqua, autocostruzione, conservazione dei cibi senza frigorifero, metodi di coltivazione naturale di ortaggi, piante e funghi, seguendo principi di Permacultura (come il forest gardening), ecc.; (questa è la conoscenza da preservare che io credo avrà più valore, nell'immediato postpicco).
    la strada è in salita e piena di sacrifici, ma credo che mano a mano che il vecchio mondo perderà pezzi ci sarà sempre più gente che darà valore alle cose che dice Jacopo, e non è detto che non si crei una rete resiliente, o più reti, che nel complesso gestiscano lo scambio di beni e conoscenze con un livello di disponibilità energetica nettamente inferiore all'attuale;
    in effetti qualcosa del genere c'è già, un tentativo (italiano, ma ne esistono di analoghi in vari paesi) o abbozzo, di rete, è la Rive (rete italiana villaggi ecologici), qualcosa che dà un flebile soffio di ottimismo e motivazione a fare qualcosa, al di là del sistema;
    come tutte le cose, con tutti i suoi problemi e difficoltà a cui non accenno.

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  6. bravo jacopo simonetta, complimenti e speriamo che il metodo funzioni.
    sal tan lup

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  7. OT :

    Sabato 12 marzo su Rai3 alle 21.45 terza puntata di Scala Mercalli
    Parleremo di ACQUA:
    * Stati Uniti: il fiume Colorado quasi prosciugato dalla siccità e dall'eccessivo sfruttamento
    * Perù: il lago Titicaca avvelenato dall'inquinamento
    * Etiopia: la costruzione della diga Gibe III e l'esodo degli abitanti delle terre che verranno inondate.
    * California: lo Scripps Institution spiega l'acidificazione degli oceani
    * Torino: il ciclo di potabilizzazione e depurazione dell'acqua
    * Veneto: i contratti di fiume*
    * Intervista con il prof. Pietro Laureano,esperto di "cultura dell'acqua" nei paesi aridi.
    * Per finire, Roberto Cavallo spiegherà come si ricicla la plastica.

    www.scalamercalli.rai.it

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  8. Per me, l'unica rivoluzione che s'ha da fare, è quella "tribale".
    Cioè, abbattere la civiltà (qualunque civiltà) e vivere in tribù.
    Ma, pochi di noi ne hanno voglia o riescono a capire che è una delle poche strade possibili (secondo me l'UNICA), per salvarci dalla "sesta estinzione di massa".
    .----
    Comunque, sono d'accordo con Jacopo che "bisogna cercare di guadagnare tempo e salvare il più possibile di queste quattro cose dalla mega-macchina tritatutto".
    .----
    Il mio cuore sta comunque con gli ambientalisti che io definisco radicali, come Derrick Jensen, e anche Guido Dalla Casa : Ecologia Profonda.
    .----
    Martedì prossimo parteciperò a un incontro dibattito dove avrò l'occasione di conoscere Claudio Della Volpe, professore associato di chimica fisica presso l'università di Trento.

    Gianni Tiziano

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    1. Grazie. Sono d'accordo. L'unica speranza è l'utopia. Evviva il luddismo pigro.

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    2. Gentile Gianni Tiziano,

      Lei dice che l'unica rivoluzione che bisogna fare è quella che consiste nel tornare a vivere in tribù, perché quando si viveva in tribù eravamo tutti più buoni, gentili, ecologisti, ecc.

      Le confesso che dopo aver letto questo articolo:

      http://www.lescienze.it/news/2016/01/20/news/guerra_preistorica_cacciatori-raccoglitori_massacro-2935514/

      alla sua esortazione a ritornare ad una vita tribale mi sento di risponderle con un sincero :"Anche no, grazie!"

      AB

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    3. @AB :

      Erano 27 individui, quelli che si presume siano stati massacrati da altri esseri umani, 10.000 anni fa nei pressi del Lago Turkana in Africa.
      .----
      Non escludo che vi siano stati episodi violenti a quel tempo.
      La “civiltà” non ne produce, e magari di dimensioni maggiori ?
      Si pensi a :
      guerre di conquista dei romani, guerre per l' indipendenza, guerre di liberazione, guerre mondiali, bombe atomiche, bombe intelligenti.
      Cosa sono ?
      Sono violenza.
      .----
      E … la globalizzazione, il land grabbing, lo sfruttamento di tanti lavoratori negli stati svantaggiati, ad opera di multinazionali, lo sfruttamento minerario feroce, non sono violenza ?
      Sono violenza.
      .----
      E qui mi fermo.
      Non mi basterebbe una settimana per elencare le violenze della “civiltà”.

      Gianni Tiziano

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    4. Gentile Gianni Tiziano,

      Erano 27 individui perché quelle erano le dimensioni della tribù. Infatti sono stati massacrati tutti: uomini, donne e 6 bambini. Una delle donne era incinta e lo scheletro aveva le ginocchia spezzate. Alla faccia del buon selvaggio!

      La nostra civiltà produce, naturalmente, massacri di dimensioni ben maggiori, ma solo perché siamo più numerosi e abbiamo a disposizione armi più sofisticate. Gli esempi che lei fornisce dimostrano solo questo. Del resto tribù che non hanno avuto contatti con la civiltà esistono ancora oggi, tipo i sentinellesi, e non mi pare che siano particolarmente pacifici e amichevoli.

      Se vicino a quel lago in Kenya una delle due tribù avesse avuto una mitragliatrice o un lanciafiamme stia pur sicuro che li avrebbe usati, anche se questo contrasta con il suo dogma del "buon selvaggio".

      Comunque non voglio certo farle cambiare opinione, anche perché sarebbe uno spreco di tempo e fatica. Nessun fatto, per quanto logico, può avere la meglio contro un pregiudizio irragionevole. Quindi... ha ragione lei! Che problema c'è? Nessuno! Tanto non torneremo mai ad uno stile di vita tribale. Il mondo non va indietro ma avanti. Per fortuna!

      AB

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    7. Gentile Gianni Tiziano,

      Mi firmo AB perché mi chiamo Alessandro. Lo avevo già detto in un commento ad un altro post tempo fa. Non posso dire come mi chiamo di cognome per motivi miei che non dico per non annoiare nessuno.

      Non sono Marco Sclarandis. Marco Sclarandis ha un profilo e vedo che lo usa. Non conosco Marco Sclarandis di persona, ma non mi sembra il tipo da firmarsi con uno pseudonimo.

      Forse ci ha confusi perché abbiamo detto quasi le stesse cose, anche se Marco è più profondo e "poetico" di me, mentre io sono pragmatico, concreto e schietto.

      Alessandro B.

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    8. AB,
      stai facendo troppo casino per 27 morti !
      Ti sei dimenticato di usare il senso della misura.

      La sole bombe di Hiroshima e Nagasaki hanno causato la morte di 200.000 esseri umani, e ci sono anche le guerre napoleoniche, la prima e la seconda guerra mondiale, il Vietnam.
      E così via.
      La civiltà (le civiltà) non ha (hanno) portato meno violenza rispetto alla vita non civilizzata.

      Vita non civilizzata = vivere in comunità umane autosufficienti, con non più di 100 persone, senza proprietà privata, condividendo, senza competizione, senza industria.

      Gianni Tiziano

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    9. Avevo manifestato il mio sospetto che AB e Marco Sclarandis fossero la stessa persona.

      Gianni Tiziano

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    10. Gentile Gianni Tiziano,

      Io non sto "facendo troppo casino per 27 morti". Le sto semplicemente facendo notare che vicino a quel lago in Africa due tribù si sono incontrate e una è stata completamente sterminata dall'altra. E c'è chi sostiene che eventi del genere fossero più la regola che l'eccezione. La sua osservazione sulle due bombe atomiche di Hiroshima e Nagasaki non fa che confermare quello che sto cercando di chiarirle: sono cambiate le armi, non noi. Prima c'erano sassi e bastoni, ora ci sono AK-47 e M134, ma la sostanza non cambia. Siamo sempre le stesse carogne, fin dalla notte dei tempi.

      Lei dice "La civiltà (le civiltà) non ha (hanno) portato meno violenza rispetto alla vita non civilizzata". Vero. Ma non facciamo l'errore di idealizzare i popoli primitivi immaginandoli come non erano. Siamo sempre stati delle bestie, diciamocelo chiaramente.

      Se poi qualcuno mi dicesse che, dopo avere fatto tanta strada dal punto di vista della scienza e della tecnologia, sarebbe ora di fare un bel salto evolutivo sotto l'aspetto Umano, non posso che essere d'accordo! Secondo me sarebbe l'unica cosa che renderebbe la nostra specie degna di avere abitato su questo pianeta. Ma questo si fa andando avanti e non indietro, rimpiangendo un passato idealizzato e irreale.

      Alessandro B.

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    11. Alessandro,

      Lo stile di vita “non civilizzato”, è adottato ancora oggi in alcune parti del mondo : nella foresta amazzonica, in alcune zone dell'Africa, della Papua Nuova Guinea, alcune isole del Pacifico.
      Ad esempio in Etiopia, nella valle dell'Omo, vivono i Mursi, i Kara ed altre etnie, organizzati in tribù (composte ognuna di non più di 100 persone), che basano la loro vita su agricoltura ed allevamento non stanziali, nomadi.
      Si calcola siano circa 200.000 persone.
      Non dipendono da aiuti esterni, sono autosufficienti.
      Dipendono, dal fiume Omo.
      E' arrivata la civiltà e cosa sta facendo ?
      Sta costruendo delle dighe sul fiume Omo, per la produzione di energia elettrica (che ai popoli non civilizzati non serve).
      Altera le piene periodiche che portano il limo alle colture di sorgo, mais e fagioli.
      La civiltà sposta forzatamente le tribù via dalle loro terre, che sono state date in affitto (land grabbing) dal governo centrale (civilizzato) a delle multinazionali (anche italiane) per la produzione di canna da zucchero e palma da olio per la produzione di biocarburanti, e per cotone.
      Ai popoli che dipendono dalla terra, se gli togli la terra, gli togli quasi tutto, e in molti casi tutto, visto che molti di loro proprio a causa di questo muoiono.
      Questa, Alessandro, è violenza.
      .----
      E l'Italia, c'entra molto con questo disastro umanitario.
      La ditta che sta costruendo le dighe è italiana, decine di migliaia di ettari di terreno è stato affittato ad una ditta italiana.
      Globalizzazione.
      .----
      Questo, lo puoi vedere nel documentario di 11 minuti trasmesso dalla Rai l'altro giorno, all'interno della pregevole trasmissione “Scala Mercalli” :
      https://www.youtube.com/embed/2mJq5SEpSqc

      Buona giornata, da me, un “civilizzato” che vorrebbe non esserlo.

      Gianni Tiziano

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    12. Alessandro B,io ho rinunciato a replicare al filotribalista, perché ho capito come lei, che é solo una gran perdita di tempo.
      Se uno è convinto che si possa quadrare il cerchio con riga e compasso, in un certo senso ha pure ragione, perché finchè ci si accontenta di una quadratura approssimata, la quadratura riesce.
      Se l'ostinato quadratore non riesce, non vuole, o chissà per quale altra ragione, non capisce che tale quadratura è impossibile, sebbene nell'ambito dei cerchi e dei quadrati ideali e perfetti, non c'è niente fare.
      Poi, siamo pragmatici ed intelligenti, chissenefrega che costui sia convinto che, ipse dixit:

      "Per me, l'unica rivoluzione che s'ha da fare, è quella "tribale".
      Cioè, abbattere la civiltà (qualunque civiltà) e vivere in tribù.
      Ma, pochi di noi ne hanno voglia o riescono a capire che è una delle poche strade possibili (secondo me l'UNICA), per salvarci dalla "sesta estinzione di massa".
      (suo commento in questo stesso post)
      In tribù ci viviamo lo stesso, comunque, e di fatto anche come civilizzati, tant'é che proprio questo blog non esisterebbe senza tutto l'armamentario tecnologico reso possibile dal susseguirsi di civiltà sempre più complesse.

      Per fortuna il tribalista non é a capo di una nazione, anche solo di qualche centinaio di migliaia di cittadini.
      Cosa che, palesemente contradditoria, non sarebbe però impossibile in un mondo folle come il nostro.
      E per concludere, non so proprio come GT o MD alias il tribalista abbia potuto confonderci.

      Misterio della Mente Tribale,rendiamo grazie al Totem.

      Un saluto , Marco Sclarandis

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    13. Gentile Gianni Tiziano,

      Evidentemente non mi sono spiegato bene perché continua a rispondermi con commenti sostanzialmente uguali per forma e contenuti. Riproverò, stavolta in maniera più schematica, perché mi hanno insegnato che se non riesco a spiegarmi la colpa è mia e non del mio interlocutore. Anche se, a volte, riterrei più giusto optare almeno per un concorso di colpa. Comunque sia, ecco il mio pensiero in breve:

      1) Lo stile di vita non civilizzato è adottato ancora oggi in alcune parti del mondo. Vero. (fatto oggettivo).

      2) Questi popoli sono, praticamente sempre, sopraffatti, sfruttati, sterminati, cacciati, ecc da noi, Paesi ricchi. Vero (fatto oggettivo).

      3) Mi pare di capire che a suo avviso questo avvenga perché loro sono intrinsecamente buoni e noi intrinsecamente cattivi. Perché siamo stati traviati dalla Scienza, dalla tecnologia, dall'economia ecc. O qualcosa del genere. Altrimenti non mi spiegherei la sua insistenza nell'auspicare un ritorno ad uno stile di vita tribale. Opinabile (è una sua opinione).

      4) Io sostengo invece che le cose non stiano esattamente così. Supportato nella mia convinzione dal fatto che ci sono tribù che si combattono, mangiano i loro nemici, tagliano loro le teste per farne dei feticci, ecc. Vero (fatto oggettivo).

      5) Io credo invece, sulla base del punto 4), che le tribù che lei mi addita come esempio, se solo avessero il teletrasporto, cannoni al plasma e siluri fotonici, verrebbero da noi e ci farebbero un mazzo così! Opinabile (è una mia opinione).

      6) Io sostengo anche che è assolutamente necessario un salto evolutivo, un cambiamento di paradigma nel nostro modo di stare al mondo e di vivere insieme ai nostri simili. Solo che non penso che per farlo bisogna tornare a vivere in tribù di un centinaio di persone, così come non credo che abbia importanza andare in giro nudi (anche perché io mi ustionerei subito...), o cacciare con l'arco e le frecce, o accendere il fuoco con i legnetti. Per me si può fare anche in un mondo moderno, con un po' di tecnologia (non troppa!).

      La prego, se vuole rispondermi, di non farlo con un altro commento del tipo "Le tribù sono tutte buone e noi siamo tutti cattivi" perché un altro non lo reggerei. Nun je la posso fà...

      Alessandro B.

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    14. Salve Marco Sclarandis,

      Ho fatto un ultimo tentativo. Non di convincere o convertire qualcuno, ma almeno per farmi capire. Che non si dica che non ci ho provato! Speriamo bene...

      Mi dispiace che GT l'abbia scambiata per me! Anche se sembra che l'equivoco sia durato poco, spero che non se la sia presa troppo :-D

      Bisogna ammettere che se fossimo stati tutti seduti in cerchio intorno a un fuoco, fumando il calumet, questo scambio di persona non sarebbe stato possibile... :-D

      Saluti
      Alessandro B.

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    15. Non ci sono tribù con più di 100 componenti.
      Il capo tribù è al servizio degli altri, non comanda, non governa : è un leader, cioè una persona che la tribù apprezza per le sue doti di generosità e saggezza. Una persona a cui i componenti della tribù si affidano, perchè si fidano. Quando viene a mancare questa fiducia, il leader cessa di essere leader.
      Subito.

      Gianni Tiziano

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    16. Alessandro B, quando lei dice:
      "Io sostengo anche che è assolutamente necessario un salto evolutivo, un cambiamento di paradigma nel nostro modo di stare al mondo e di vivere insieme ai nostri simili. Solo che non penso che per farlo bisogna tornare a vivere in tribù di un centinaio di persone, così come non credo che abbia importanza andare in giro nudi (anche perché io mi ustionerei subito...), o cacciare con l'arco e le frecce, o accendere il fuoco con i legnetti. Per me si può fare anche in un mondo moderno, con un po' di tecnologia (non troppa!)"
      io ritengo che questa sia la quintessenza del comportamento collettivo che può salvarci da un'immane ecatombe.
      E' strano che persone che dicono d'essere d'accordo con la maggior parte degli atti che portano a questo salto evolutivo e salvifico, si fissino poi ottusamente su una idea parziale e così facendo vanifichino il valore di tutto il resto.
      Ma dev'essere un'insidia psicologica molto comune e difficile da evitare.
      Infatti vediamo persone che si danno al veganesimo, al monetarismo nazionale, al paganesimo o ad altri innumerevoli -ismi ed -esimi di tutte risme.Compreso il catastrofismo, che superata una certa misura produce proprio i comportamenti che vorrebbe evitare.
      Io vedo che questo salto evolutivo non solo é in potenza ma in atto ed in crescendo, proprio perché tutti avvertono che si tratta di salvare la ghirba, e senza di essa salvare la borsa sarebbe inutile.
      Ho chiamato questo salto evolutivo "rimedioevo"
      cioè evo del rimedio.
      Ed ho sintetizzato questa visione con questi versi , già pubblicati sul blog omonimo:

      Sarà come far sfrecciare un aeroplano
      capiente quanto un transatlantico
      di mongolfiera dal volo silenzioso
      cui residua scia sia solo iridescenza
      sarà come erigere barriera corallina
      avendo solo tempo per plasmare un alveare
      senza poter sprecare nettare né polline
      e poca votiva cera da offrire per le vittime
      sarà un travaso attraverso stretto imbuto
      per alcuni sembrerà di dover svuotare
      l’oceano con guscio di conchiglia
      separare germe di frumento da gramigna
      diadema in campo arato ritrovare
      sarà così questo passaggio
      da un mondo di roghi di fissili metalli
      d’arcaiche salme e di fossili foreste
      ad un altro che di raggi di sole e terme
      impieghi per muovere ruote e leve
      sarà il capolavoro d’una stirpe
      stivata s’un pianeta immenso per formiche
      ma angusto come galera per un essere
      che nella mente alberga l’universo
      compiere questo lavoro che ci aspetta
      prima che venga notte temo che desisteremo
      dopo ch’è giunta alba credo che ce la faremo
      sarà perché dappertutto creature vedo
      ostinate nel mutare ceneri in arabe fenici.

      Marco Sclarandis

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    17. Alessandro B. ,

      Le confermo che siamo stati traviati dalla Scienza, dalla tecnologia, dall'economia ecc.
      Abbiamo dimenticato cosa è : il rispetto.
      .----
      La nostra civiltà, industriale, che si avvale della tecnologia, non ha rispetto per la natura.
      La nostra civiltà, imperiale, non rispetta i diritti dei popoli indigeni, di vivere sulle proprie terre, e li caccia via.
      La nostra civiltà, antropocentrica, ritiene che l'essere umano sia un essere superiore, e che il resto del pianeta sia poco intelligente, non provi emozioni così belle come quelle umane.
      .----
      I popoli non civilizzati vivono molto più in armonia con la natura.
      Non sono imperialisti, si accontentano del territorio su cui vivono.
      Forse quello che più divide il Suo pensiero dal mio è il concetto di violenza : per Lei nei popoli tribali c'è una violenza intrinseca inaccettabile.
      Per me no : è da circa 15 anni che mi interesso ai popoli tribali, e non trovo tanta violenza, anzi molta meno di quella che è diffusa nella nostra civiltà.
      .----
      E' per questo che auspico un ritorno al modello tribale, perchè è migliore del modello civile.
      .----
      Questo è quanto.
      Ho trovato UNA soluzione ai guai del mondo.
      Lei ne auspica una differente, moderna e leggermente tecnologica.
      Per me, la sua è una utopia.
      Io vivo dentro la civiltà.
      Però, ho decivilizzato la mia mente : ho adottato il pensiero tribale.
      Voto Movimento 5 Stelle.
      Amo tutto ciò che rispetta la vita e agisce per la solidale condivisione.

      Gianni Tiziano

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    18. Notizia di cronaca tribale:( ma destinata ad Alessandro B ).

      http://www.huffingtonpost.it/2016/03/16/barbanti-m5s-pd-minacce_n_9478262.html

      Sebastiano Barbanti ex M5S passa al Pd: "Renzi un rivoluzionario". Ma su facebook minacce di morte: "Ti scanno maiale"

      Marco Sclarandis

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    19. Gentile Gianni Tiziano,

      Lei dice di aver "decivilizzato" la sua mente e di aver adottato il "pensiero tribale", pur vivendo dentro alla civiltà. Che poi non capisco cosa vuol dire, visto che usa il computer, vive in una casa con i pannelli solari, va a votare, ecc. Vista da fuori la sua vita potrebbe non apparire diversa da quella di molte altre persone che non si definiscono "tribali".

      La mia speranza di una società diversa descritta nel mio commento precedente è un'utopia? Può darsi. La sua speranza di ritornare ad essere un insieme di tribù invece è sicuramente un'utopia. Non succederà mai, se ne faccia una ragione. E non lo dico con cattiveria, mi creda. Lo dico semplicemente perché indietro non si torna. Il futuro, qualsiasi cosa sarà, non sarà un ritorno al passato.

      Meno male, aggiungerei. Perché potrei adattarmi a camminare scalzo, potrei abituarmi a tenere il pisello dentro ad una zucca, ma andare in giro nudo proprio non fa per me. Oltre a non avere un fisico scultoreo, al sole mi scotto facilmente... :-D

      Comunque, visto che lei pensa di aver trovato UNA (maiuscolo suo) soluzione ai guai del mondo, va bene così. Non penso che la turberebbe il fatto che una soluzione che non può esssere messa in pratica di fatto non può essere una vera soluzione. Lei è convinto di avere ragione e va bene così.

      Non se la prenda se le dico che non penso abbia più senso che continuiamo a discutere. Lei ha le sue opinioni e io le mie. Per me possiamo anche smetterla qui. Senza rancore.

      Alessandro B.

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    20. Salve Marco Sclarandis,

      Quest'ultima notizia di cronaca politica non l'avevo ancora sentita. Evidentemente le tribù avanzano a grandi passi anche qui da noi...

      Per rispondere al suo commento precedente, mi fa piacere che la pensiamo allo stesso modo su come affrontare quello che ci aspetta. E quanto sono d'accordo io con lei quando si rammarica di come alcune persone si fissino su un'idea parziale!

      Quante volte mi è capitato, per i miei trascorsi personali, di trovarmi in mezzo a discussioni fra vegetariani, vegani, crudisti, macrobiotici, seguaci della dieta del gruppo sanguigno, della dieta dissociata, ecc. Tutti inamovibili dalle loro convinzioni e in lotta fra di loro!

      Una delusione dalla quale mi sono ripreso dopo un bel po' di tempo, e con una più bassa opinione del genere umano.

      Saluti
      Alessandro B.

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    21. AB,

      Se lo desidera, smettiamo di discutere.
      Non serbo rancore, solo tristezza, perchè mi pare che non sono riuscito a infonderLe più amore per i popoli non civilizzati e la natura selvatica.
      Forse costruirò un post, ispirato a questa discussione avuta con Lei.
      Per ora La ringrazio, per il fatto che mi ha fatto pensare, e anche ringrazio Marco Sclarandis.
      Io sono felice di come penso, mi piaccio come persona, e sottopongo il mio pensiero a verifica in ogni istante.
      Il pensiero è ben poca e misera cosa, se finalizzato alla polemica.
      Quale è lo scopo finale del pensiero ?
      A che fine si pensa ?
      A che fine si discute ?
      E' per polemica, oppure è per arrivare a migliorare il mondo, è questo pensiero scevro da volontà di affossare l' interlocutore, o è altro il fine per cui si discute e, se è così, quale è questo fine ?
      Io adotto il pensiero tribale, finalizzato al bene della comunità dei viventi.
      Il mio cuore è vicino a tutti gli sfruttati di questo mondo, siano esseri umani, o animali, piante, suolo, rocce, acqua ed aria : io mi sento un loro pari.

      Gianni Tiziano

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    22. Salve Gianni Tiziano,

      Mi creda, non ho nulla contro di lei e meno che mai contro i popoli non civilizzati che ancora rimangono al mondo. Quanto all'amore per la Natura, non credo di amarla meno di lei. Forse la amo di un amore diverso, fondato su altri presupposti.

      Nel suo commento poi dice: “Il pensiero è ben poca e misera cosa se finalizzato alla polemica” e “... è questo pensiero scevro da volontà di affossare l'interlocutore, o è altro il fine per cui si discute e, se è così, quale è questo fine?”.

      Spero che non si riferisca a me. Io tutto volevo fare fuorché polemica e sicuramente quando discuto con qualcuno non intendo “affossarlo”, metterlo in cattiva luce, aggredirlo, ecc. Quando discuto con qualcuno non lo faccio con lo spirito dell'avvocato, che deve difendere la sua tesi quale che sia. Io lo faccio per capire, migliorami e progredire.

      E infatti, anche se posso averle dato questa impressione, io non le ho mai detto che lei ha “sbagliato”. La critica che mi sono permesso di farle è diversa, e consiste nel fatto che lei più volte ha detto che la vita tribale è “la sola” soluzione ai nostri problemi. Di solito è molto facile capire che un comportamento è sbagliato, ma trovare quello giusto può essere molto più difficile. Posto che si possa mai dire di averlo trovato.

      Mi permetta di chiarire il mio pensiero con un esempio. Se io dicessi che tutti, uomini donne vecchi e bambini, 7 miliardi e oltre quanti siamo, dovremmo mangiare ogni giorno mezzo chilo di filetto di manzo, è facile verificare che sarebbe fisicamente impossibile. Semplicemente non ci sarebbe al mondo abbastanza spazio e risorse per farlo. E fin qui credo che siamo tutti d'accordo.

      Ma il comportamento “giusto” qual è? L'alimentazione vegetariana? Compresi uova latte e formaggio o no? Oppure è meglio essere vegani, o crudisti, o fruttariani? Già non è semplice affrontare la questione dal punto di vista etico. Ma a questo punto ci si accorge che influisce anche la provenienza di quello che mangi, perché se mangi solo frutta e verdura ma questa viene dall'altra parte del mondo, introduci un altra serie di problemi, stavolta di natura energetica. E considerando altri aspetti dei nostri comportamenti capiamo di essere legati a tutto il resto da una serie di relazioni complicatissime, di varia natura, forse neanche tutte note. E questo solo per parlare dell'alimentazione.

      Ecco cosa criticavo del suo punto di vista, non lo stile di vita tribale in sé, ma la sicurezza col la quale dice che è “l'unico” che bisognerebbe seguire. Io sostengo semplicemente che, pur essendo una scelta rispettabilissima e praticabile per alcuni, non sia l'unica possibile. Per me ce ne sono altre che sono altrettanto “giuste". Ognuna coi suoi pro e contro, ognuna altrettanto difendibile e giustificabile.

      Alessandro B.

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    23. Di fatto, viviamo comunque in modo tribale, semplicemente per i limiti che la mente ci impone.
      Ma ciò non vuol dire che non siamo capaci di vivere considerando l'immensità della popolazione umana.
      Anche se fossimo solo un centesimo di quanto siamo ora, saremmo sempre decine di milioni, numero esorbitante ogni possibilità di relazione di genere tribale.
      In ogni caso se la stima è realistica, i nostri simili defunti sono ormai un centinaio di miliardi, numero che è comparabile con quello dei neuroni del nostro cervello.
      Questi fatti ci dicono quanto sia particolare la nostra natura di esseri umani.
      Dall'eremitaggio alla vita in megalopoli siamo capaci di adattarci a innumerevoli modi d'esistenza.
      Adesso siamo giunti ad un limite che certamente non é superabile se non per pochissimo tempo e con un potenziale distruttivo mai sperimentato prima.
      Sì, potremmo anche in una sola generazione raddoppiarci e triplicarci pure, ma certamente precipitando in seguito in una decimazione raccapricciante.
      E'questo che vogliamo?
      No di certo, ma per evitarlo pare che stiamo facendo ancora troppo poco.
      E la cultura non ci sta aiutando abbastanza. Siamo ancora incantati da idee di millenni fa, quando era difficile sopravvivere e crescere e moltiplicarsi era una sfida continua e dall'incerto esito.
      Le civiltà che abbiamo sperimentato erano tutte intrise di impegno anche spasmodico, nella crescita.
      Ora in un modo che è unico nella Storia conosciuta, dobbiamo crearne una che tenga conto di limiti che non sono nè ignorabili né eludibili, e praticamente insuperabili, nemmeno in un futuro, se non molto lontano.
      Chi si vuole illudere che possiamo fare presto esodi biblici attraverso passaggi spazio-temporali s'illuda pure.
      Ma possiamo adattarci a vivere stando dentro limiti ormai ben conosciuti che potrebbero essere anche non così stretti come certi scenari catastrofisti disegnano.

      Marco Sclarandis

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  9. Madre Terra, ovvero Gianni Tiziano.
    Guarda quello che avviene ancora oggi nelle tribù e non solo mediorientali ma metropolitane, e poi cerca di vederne le due facce della medaglia, cioé del vivere tribale, e vederne pure il bordo, magari.
    Questa tua frase é per me comunque è rivelatrice:

    "Ma, pochi di noi ne hanno voglia o riescono a capire che è una delle poche strade possibili (secondo me l'UNICA), per salvarci dalla "sesta estinzione di massa".
    E sopratutto la parola "unica" che tu scrivi in maiuscolo.
    Quintessenza del pensiero dispotico e dittatoriale.
    Se incontrassi un capo tribù che (s)ragiona come credo faccia tu, mi difenderei fino alla morte o lo rifuggirei come la peste.
    Comunque, tienti le tue idee assolutiste, e te lo tico semplicemente perché mi sembra che tanto non le cambieresti nemmeno sotto tortura.
    Per me la civiltà é cio che permette a qualunque tribù di coesistere con essa, ma sono sempre più convinto che il tribalismo ci avrebbe portato all'estinzione millenni e milleni fa.
    Cosa che forse ti pare un sogno che non s'è realizzato.
    Certamente, anche la civiltà, qualunque essa sia ha i suoi limiti, difetti e peccati.
    E questa attuale planetaria ne ha superati molti, ne ha corretti pochi, e ne commette in continuazione.
    Ma credere che il tribalismo sia l'unico modo e, forse per te, anche il migliore si scontra con la Storia, con l'Etologia, con l'Evoluzione (darviniana)ed anche con il prosaicissimo buon senso.
    Tutto questo secondo me.
    Non replicherò mai più ai suoi commenti.

    Un saluto

    Marco Sclarandis.

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    1. Marco, mi dispiace che la prendi cosi.
      .----
      Non so cosa sono le tribù metropolitane, io mi interesso SOLO alle tribù che vivono nella Natura.
      I capi tribù non sono dispotici, bensì sono al servizio degli altri, vengono riconosciuti come leader i più saggi e generosi.
      Se non aggradano alla tribù, vengono sostituiti immediatamente.
      .----
      Io non forzo nessuno.
      Sono molti anni che ragiono su questo, civiltà si/civiltà no.
      Per me è molto importante il rispetto.
      Non forzerei mai alcuno ad agire contro la propria volontà.
      La dittatura, non mi piace.
      .----
      Ho pensato per tanti anni che con la logica si potesse arrivare alle giuste conclusioni.
      Ma ho visto che ognuno di noi la pensa a modo suo.
      Ho letto i pensieri di Einstein, e mi hanno in parte deluso, per quanto altri mi siano piaciuti.
      Idem per Gandhi.
      .----
      Il solo pensiero che in tanti anni non mi ha mai deluso, anzi ogni giorno mi piace di più, è il semplice pensiero dei popoli non civilizzati :
      “Siamo tutti uno, tutti collegati : se facciamo male alla Terra, facciamo male a noi stessi.”
      “Siamo liberi e non dobbiamo obbedienza ad alcun capo”.
      “Non usiamo la parola IO : usiamo la parola NOI.”
      “Non competiamo : ci aiutiamo”.
      “Gli animali e le piante sono nostri fratelli e sorelle”.
      "Non feriremo Madre Terra".
      .----
      Strano quante differenti sfumature possa avere il pensiero degli esseri umani.
      Comunque :
      LA VERITA' E' UNA.
      Io cerco di ragionare come un animale selvatico o un albero, che non sbagliano mai : rifuggo la logica umana.
      .----
      E' il mio umile pensiero.
      Non ho paura della morte : mi dissolverò nella Natura, che amo tanto.
      Nel frattempo, mentre sono vivo in un corpo umano, mi adopero a difendere la Natura (NOTAV, Greeenpeace, fotovoltaico sul tetto di casa) ed i miei fratelli umani più sfortunati di me (Survival, Movimento 5 Stelle, e monetine a chi le chiede).

      Gianni Tiziano

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    2. http://www.sapere.it/sapere/strumenti/domande-risposte/di-tutto-un-po/cosa-vuol-dire-quadratura-del-cerchio.html
      Purtroppo non siamo nè animali nè alberi. È questo che ci rende imperfetti. Da sempre.

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  10. Gianni Tiziano,faccio quest'ultima e definitiva eccezione e rispondo al tuo commento.
    Tu dici:
    "Io cerco di ragionare come un animale selvatico o un albero, che non sbagliano mai: rifuggo la logica umana"

    Ecco,appunto, a causa di ciò è semplicemente impossibile capirsi.
    Ma non importa, nonostante le apparenze viviamo in mondi diversi.
    E non sia mai che io possa minimamente scalfire la tua beatitudine.

    E' la tua tana , la tua corazza, il tuo guscio, esoscheletro, il tuo rifugio definitivo.
    Quello che ancor più non capisco del tuo stato di essere vivente, credo dall'aspetto umano, è il tuo interesse a difendere la Natura.
    La Natura si difende da sola, anzi non ha neanche bisogno di farlo.
    Lo dico dopo decenni di profonde osservazioni e riflessioni.
    Comunque,non credo abbiamo più niente da dirci.
    E non dispiacertene nemmeno.

    Io in realtà sono un meteorite parlante e vengo dalla fascia di Kuiper.
    Ma solo un essere civilizzato può capire cosa questo significhi.

    Marco Sclarandis

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    1. Ricevuto, Marco.
      Siamo agli antipodi, su certi convincimenti.
      Ho riflettuto per tanti anni, mi sono interessato con tanto amore per capire quello che sta succedendo al mondo.
      Diagnosi, prognosi e cura.
      diagnosi = antropocentrismo
      prognosi = distruzione della vita sulla Terra
      cura = biocentrismo.
      Sono sicuro di questo.
      Tu mi dici :
      >>> La Natura si difende da sola, anzi non ha neanche bisogno di farlo.
      Lo dico dopo decenni di profonde osservazioni e riflessioni. <<<<
      Cosa hai osservato ????
      Ho dei dubbi che tu abbia osservato bene la Natura.
      Non potresti affermare quanto sopra.

      Gianni Tiziano

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  11. L'argomentazione e' interessante e sofisticata, perche' tiene conto della natura ricorsiva delle azioni umane, per cui se ogni azione ha effetti anche su se stessa e sui progetti che hanno ispirato quell'azione, sono richiesti necessari, continui, ineliminabili interventi di correzione, da determinarsi strada facendo, sia nell'azione, che nei progetti e nelle teorie relative.

    Pecca pero' di timidezza quando evita di applicarsi a se stessa. Perche' mai il sistema del futuro, una volta crollato questo grazie al nostro sciopero "luddista pigro", non dovrebbe soffrire di problemi esattamente come quello attuale, sebbene di altro genere?

    Fra le righe percio' si legge la solita nostalgia per la societa' perfetta, a causa del mancato raggiungimento della quale si soffre e si e' tristi. Sebbene emotivamente sia forse anch'io uno di questi (senno' non starei qui a leggervi), razionalmente credo che sia molto piu' assennato operare qui ed ora per correggere gli errori e i problemi strada facendo, aggiustando la rotta, e lasciare il paradiso in terra ad altri: se quasi sempre, perseguendolo, si finisce per creare il suo contrario, ci sara' un motivo, e spero di esser riuscito ad accennare sopra, fra le righe, il perche'.

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    1. Infatti la nostalgia per il paradiso perduto sembra proprio essere quella più profonda e struggente.
      E ancora più tremendo è stato ed è ogni tentativo di ricreare questo paradiso sulla Terra.
      Nonostante ciò lenire le sofferenze di quel purgatorio che é la vita terrena è cosa buona e giusta.
      Questo tempo è straordinario perché stiamo comprendendo sempre più quale sia la nostra vera natura.
      E non credo per niente che il solo vivere tribale ci avrebbe permesso questa conoscenza.
      Noi umani siamo gli esseri viventi più strani del cosmo conosciuto, e siccome siamo capaci d'immaginarci l'esistenza di essseri anche più strani di noi, sebbene sia difficile descriverli, è come se fossimo gli alieni di noi stessi.
      A quelli che detestano la civiltà e adorano il vivere tribale, dico che le due forme di vita sociale sono complementari per la semplice ragione che non possiamo frequentare e legarci emotivamente a poco più che qualche dozzina di dozzine di persone, animali compresi,e allo stesso stempo aneliamo alla fusione ed empatia con tutte le vite possibili ed immaginabili.
      Credo che usare l'espressione estasi mistica sia appropriata per descrivere questa fusione.
      Possiamo trascendere le nostre individualità in un superorganismo,e farlo ora sarebbe la cosa più sublime mai accaduta sulla Terra da quando un animale antropomorfo s'è accorto della sua indescrivibile differenza tra sè e gli altri esseri viventi.
      Noi umani siamo il figlio ultimo della Natura, il più indisciplinato, ribelle, presuntuoso, arrogante, perfido ed anche ottuso, ma quello più geniale e sorprendente.
      Quindi quello più ardentemente amato.
      E assomigliamo a padre Cosmo più di quanto non ci piacerebbe ammettere.
      Possiamo farci perdonare, scontare la doverosa penitenza e godere della riabilitazione.

      Marco Sclarandis


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