Benvenuti nell'era dei ritorni decrescenti


sabato 19 marzo 2016

Carbone, guerre e belle donne: perché in Italia si parla italiano e non francese

Da “Cassandra's Legacy”. Traduzione di MR


Virginia Oldoini, Contessa di Castiglione, 1837-1899. Ritratto di Michele Gordigiani. Il testo che segue è parte di una conferenza che ho fatto a Parigi il 12 febbraio, al Momentum Institute  (h/t Yves Cochet, Agnes Sinaï e Mathilde Szuba)

Di Ugo Bardi


Nello studio della storia, è di moda usare dati quantitativi il più possibile. Parliamo di fattori finanziari ed economici, della competizione per le risorse naturali, degli squilibri della popolazione, degli effetti del clima ed altro. Eppure, a volte la storia procede secondo il capriccio di un sovrano o dell'altro che fanno errori colossali, da Napoleone a Saddam Hussein. In quel caso, i fattori umani diventano predominanti e solo in alcuni casi possiamo avere uno scorcio di quello che potrebbe essere passato nella mente delle persone al vertice. Un caso del genere potrebbe essere stato quello della contessa Virginia Oldoini, femme fatale del XIX secolo, amante dell'Imperatore Francese Napoleaone III e, forse, l'origine dell'unificazione italiana del 1860. Bella donna, in effetti, e difficile da modellizzare usando la dinamica dei sistemi!

Torniamo all'inizio del XIX secolo. A quel tempo, la rivoluzione industriale era in pieno svolgimento, alimentata dalle miniere di carbone dell'Europa settentrionale, principalmente Inghilterra, Francia e Germania. Questa rivoluzione aveva creato uno squilibrio economico, rendendo i paesi settentrionali molto più ricchi e più potenti di quelli del sud. Non era solo una questione di avere o non avere il carbone. Era questione di trasportarlo. Il carbone è pesante ed ingombrante e, a quel tempo, il solo modo pratico per trasportarlo su lunghe distanze era via mare. Le navi potevano portare il carbone ovunque nel mondo ma, quando si trattava di portarlo nell'entroterra, servivano fiumi navigabili. Niente fiumi navigabili, niente carbone. Niente carbone, niente rivoluzione industriale. E' stata questa la ragione dello squilibrio: i paesi dell'Europa meridionale, proprio come quelli nordafricani, non potevano avere fiumi navigabili a causa della mancanza d'acqua. Per cui, non si sono potuti industrializzare e sono rimasti economicamente e militarmente deboli.

Ecco com'era la situazione nel 1848.


A questa data, le sole regioni mediterranee che avevano fiumi navigabili e si sono potute industrializzare sono state Francia e Nord Italia, Piemonte in particolare. Delle due, la Francia è stata di gran lunga la più potente e, già nel 1848, potete vedere in che modo la Francia ha occupato l'Algeria, strappandola via all'Impero ottomano. Il resto della regione nordafricana era matura per essere sottomessa e persino il Regno di Napoli, nell'Italia meridionale, era militarmente ed industrialmente debole, una preda facile per qualsiasi paese industrializzato. Cosa poteva quindi fermare i francesi dal trasformare l'intero mare Mediterraneo in un lago francese? Questa, apparentemente, era stata l'idea di Napoleone quando ha invaso l'Egitto, nel 1798. Non ha funzionato quella volta, ma era stata un'intuizione strategica che in seguito i governi francesi avrebbero potuto portare avanti.

Ora, mettetevi nei panni dei britannici. Nel grande gioco strategico del XIX secolo, avevano adocchiato l'Egitto, che avrebbero poi occupato nel 1882, ma avrebbero potuto fare poco o niente per impedire alla Francia di occupare l'intera costa nordafricana, fino all'Egitto e forse oltre ad esso. Niente di diretto, cioè, ma se avessero potuto creare un contrappeso strategico per bilanciare il potere francese? E cosa poteva essere quel contrappeso? L'Italia, naturalmente, se poteva essere unificata e trasformata in un unico paese, dalla pletora di staterelli che era a quel tempo.

Così, a metà del XIX secolo, i pezzi strategici del gioco mediterraneo erano tutti al loro posto, come in una enorme scacchiera. L'obbiettivo britannico era condiviso dal Piemonte: unificare l'Italia il più presto possibile e fermare l'ulteriore espansione della Francia. Dall'altro lato della scacchiera, l'obbiettivo della Francia era altrettanto chiaro: evitare ad ogni costo l'unificazione dell'Italia e prendersi quanto più Nord Africa possibile, il più presto possibile.

Chiaro, perfettamente chiaro. E facile per la Francia. Non dovevano fare quasi niente, solo tenere sotto controllo il Piemonte, cosa che potevano fare agevolmente. E' vero che il Piemonte era una piccola superpotenza industriale per i suoi tempi, ma non c'era partita per la più grande, molto più potente e vicina Francia. Ma il presidente francese ed imperatore di quel tempo, Luigi Napoleone, o “Napoleone III”, ha fatto esattamente l'opposto, anche impegnando l'esercito francese a sostegno dell'espansione del Piemonte nell'Italia del nord in una serie di battaglie sanguinose contro gli austriaci, nel 1859. Non che la Francia abbia aiutato il Piemonte per niente, naturalmente. In cambio, i francesi hanno ottenuto una fetta di terra sul lato occidentale delle Alpi, che prima faceva parte del Piemonte. E' stato un guadagno territoriale ma, in termini strategici, non era niente in confronto a quello che la Francia stava perdendo.

Un anno dopo aver sconfitto l'Austria con il sostegno della Francia, il Piemonte partiva per un'altra impresa strategica, questa volta con il sostegno dei britannici. Dal Piemonte, partiva un esercito condotto da Giuseppe Garibaldi ad invadere il Regno meridionale di Napoli. I napoletani hanno contrapposto una resistenza strenua ma, da soli, non potevano farcela e Napoleone III non ha mosso un dito per aiutarli. Col collasso del Regno Meridionale, la completa unificazione dell'Italia è diventata inevitabile, nonostante un ultimo disperato tentativo da parte di Napoleone III nel 1867, quando ha mandato truppe in Italia per impedire a Garibaldi di prendere Roma.

E quindi Italia fu. Ed è ancora. La cosa curiosa è che poteva non essere. Se Napoleone avesse fermato Garibaldi nel 1860 allo stesso modo in cui lo ha fatto nel 1867, probabilmente avremmo ancora un regno di Napoli e il paese che oggi chiamiamo “Italia” sarebbe più che altro un protettorato francese. E, molto probabilmente, il francese sarebbe la lingua dominante in gran parte del paese.

Invece, la Francia aveva perso un'occasione storica per diventare la potenza dominante nel Mediterraneo. In seguito, la Francia è riuscita comunque a ritagliarsi alcuni altri pezzi di Nord Africa, occupando la Tunisia nel 1881 e il Marocco nel 1904, ma tutti gli ulteriori avanzamenti nella regione mediterranea sono stati fermati quando, nel 1911, l'Italia  ha rivendicato ciò che gli italiani vedevano come la loro fetta legittima dell'Impero Ottomano in declino: la regione che oggi chiamiamo Libia.

Quindi, come mai Napoleone III ha fatto un errore strategico colossale del genere? In un certo senso, possiamo dire che è piuttosto normale: i sovrani degli stati spesso sono terribilmente incompetenti nel loro lavoro (pensate solo al nostro George W. Bush). Ma, per Napoleone III, potrebbe esserci stata una ragione che va oltre la semplice incompetenza.

I francesi hanno inventato la frase “Cherchez la femme” (cercate la donna) come spiegazione di molti eventi altrimenti inspiegabili. E, nella storia dell'unificazione dell'Italia, c'è coinvolta una donna: Virginia Oldoini, Contessa di Castiglione. Era la cugina del Conte di Cavour, primo ministro del Piemonte a quel tempo, ed era stata mandata a Parigi da lui, pare, con l'idea specifica di influenzare Napoleone III. Lei era una fedele patriota italiana e capiva molto bene quello che sarebbe stato il suo ruolo come amante del presidente francese ed imperatore. Doveva convincerlo a fare qualcosa che i francesi non avrebbero mai dovuto permettere: aiutare il Piemonte ad invadere e conquistare il resto della penisola italiana. Secondo quello che si può spesso leggere sui libri di storia, ha adempiuto al suo ruolo e, dai ritratti e dalle fotografie che abbiamo di lei, forse possiamo anche capire come.

Naturalmente, possiamo legittimamente pensare che questa storia sia solo una leggenda. Ma potrebbe essere che Virginia Oldoini abbia davvero convinto Luigi Napoleone a fare quello che ha fatto? In questo caso, la Contessa dovrebbe essere considerata una delle donne più influenti della storia moderna. Ma non saremo mai in grado di saperlo. Ora, lei si trova dall'altra parte dello specchio, forse guardandoci da lì e ridendo di noi.



Un racconto di fanta-storia di Ugo Bardi che descrive quello che sarebbe potuto succedere se Virginia Oldoini non fosse esistita

9 commenti:

  1. Ricostruzione un po' azzardata. Il Regno di Napoli protettorato francese non me lo vedo molto; la Francia aveva già fatto il passo più lungo della gamba e la competizione con la Germania finì per lei molto molto male. L'appoggio di Napoleone III allo Stato della Chiesa é dovuto essenzialmente a ragioni di politica interna, da ex giacobino scavezzacollo sapeva bene che se voleva regnare in pace doveva blandire la destra clericale. E quale miglior modo che atteggiarsi a campione dell'ortodossia cattolica?
    :-D Un po' come i nostri ex di Lotta continua, finiti tutti in banca...
    Quanto al ruolo della Castiglione diciamo che é stato un po' troppo sopravvalutato.
    Infatti "Napoleon le petit" si stancò presto dell'italiana. Ruolo ben più determinante lo ebbe Costantino Nigra, chissà perché sempre un po' dimenticato - forse perché l'alcova dell'imperatore desta sempre più curiosità pettegola di quanto non lo faccia l'oscuro lavorio diplomatico di un eccellente funzionario.

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  2. Chiedo scusa ma non ne sono convinto.. non bisogna dimenticare il porto ultramoderno che l'Austria Ungheria aveva costruito a Trieste insieme ad un'infrastruttura di trasporto,industriale e finanziaria di prim'ordine e riunendo competenze e tecnologie ai massimi livelli. L' intento era di fare di Trieste il porto preferito della rotta per Suez (vedi Barone Revoltella). E difatti Trieste ebbe il suo massimo splendore prima della prima guerra mondiale mentre l'inghilterra si dibatteva nella crisi Dickensiana. Nè si può dimenticare la potente flotta da guerra che l'Austria Ungheria aveva di stanza a a Trieste e Fiume e che non poteva non essere invisa all'inghilterra. I Borboni e lo Stato della Chiesa erano vicini all'Austria Ungheria se non sbaglio.. mentre Francia ed Inghilterra stavano invece elaborando l'Entente Cordiale. Da come la vedo io l'Italia Unita è stata voluta da Francia e Inghilterra alleate in chiave anti-austriaca... magari già a partire da Mazzini

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    1. Ma dai,DG: Francia e Austria non erano in competizione per nessun obbiettivo strategico. Tanto e vero che, più tardi, l'Italia si è alleata con la Prussia per fare le scarpe all'Austria, dopo di che la Prussia, liberatasi dal rischio di un intervento austriaco, ha fatto a pezzi la Francia nel 1870 senza che l'Italia abbia mosso un dito per aiutare Napoleone III che gli aveva fatto quel grandissimo favore di aiutarli contro l'Austria.

      Non è che anche tu hai una bellissima amante che ti stravolge il senso della strategia, per caso?

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    2. magari. non starei certo qui a commentare :)

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  3. Verrà dunque un'avvenente gnocca, intelligente e maliarda, consapevole dei rischi fino alla noia qui dibattuti, capace di inculcare nella testa di ottusi politici la necessità impellente di agire e che ci salverà?

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    1. @Anonimo19 marzo 2016 20:27

      Ti riferisci forse alla Boldrini? Necessità di accogliere, accogliere, accogliere.

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  4. mi correggo.. la flotta da guerra dell'austria ungheria era di stanza a Trieste e Pola

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  5. OT :

    Grandisssima puntata di Scala Mercalli, dedicata all'alimentazione (degli esseri umani) :
    La potete vedere qui :
    http://www.rai.tv/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-06cf1b64-e267-4253-93d7-e7859619734b.html#p=0

    Assolutamente da vedere.

    Gianni Tiziano

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  6. Gaporion, scusa, ma niente offese a chicchessia nei commenti. Grazie

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