Benvenuti nell'era dei ritorni decrescenti


domenica 28 febbraio 2016

Riforestare contro il riscaldamento globale? Come sempre, i sistemi complessi ti prendono di sorpresa

Da “Reuters”, Traduzione di MR (via Alexander Ač)

Di Alister Doyle


Due persone camminano lungo una foresta mentre il sole splende oltre la nebbia vicino la passo montano di Albis, in Svizzera, lo scorso 12 novembre 2015. REUTERS/ARND WIEGMANN/FILES

Questo articolo potrebbe essere facilmente capito male. Non va inteso nel senso che riforestare il pianeta fa danni, ma piuttosto che, come tutte le cose che si fanno con un sistema complesso, i risultati possono essere il contrario di quello che uno si aspetterebbe. In sostanza, lo studio dice che la quantità di CO2 che si può assorbire per riforestazione è piccola in confronto alla quantità emessa dalla combustione dei fossili. E che questo modesto risultato può facilmente essere annullato dall'effetto del colore scuro delle foreste. Particolarmente interessante è il risultato che il passaggio da foreste "naturali" a foreste "gestite" causa la rimozione e la combustione di una gran quantità di legna secca dai boschi che agiva prima come riserva di carbonio e che invece va a finire nell'atmosfera come CO2. Alla faccia della biomassa intesa come una tecnologia benigna per l'ambiente! Insomma, leggetevi questo articolo di Reuters, ma, se avete tempo, date un'occhiata all'articolo originale potete trovare a questo link. E' veramente molto interessante (UB)


Un'espansione delle foreste di conifere verde scuro ha alimentato il riscaldamento globale, secondo uno studio pubblicato giovedì che contrasta con un punto di vista diffuso secondo il quale piantare alberi aiuterebbe i tentativi umani di rallentare l'aumento delle temperature. I cambiamenti delle foreste hanno spinto verso l'alto le temperature estive europee fino a 0,12°C dal 1750, in gran parte perché molte nazioni hanno piantato conifere come pini ed abeti il cui colore scuro intrappola il calore del sole, hanno detto gli scienziati. Gli alberi latifoglie di colore più chiaro, come le querce e le betulle, riflettono più raggi del sole verso lo spazio, ma hanno perso terreno a favore delle conifere che crescono rapidamente, usate per tutto, dai materiali di costruzione alla pasta di legno. In generale, l'area boschiva europea si è estesa del 10% dal 1750. “Due secoli e mezzo di gestione forestale in Europa non hanno rinfrescato il clima”, ha scritto la squadra condotta dal France's Laboratoire des Sciences du Climat et de l'Environnement sulla rivista Science. I ricercatori hanno detto che i cambiamenti nella composizione delle foreste europee ha sopravvalutato il ruolo degli alberi nel frenare il riscaldamento globale. Gli alberi assorbono biossido di carbonio, il principale gas serra proveniente dai combustibili fossili, dall'aria man mano che crescono. “Non si tratta solo di carbonio”, ha detto alla Reuters l'autrice principale Kim Naudts, dicendo che le politiche governative per favorire le foreste dovrebbero essere ripensate per tenere conto di fattori come il colore ed i cambiamenti di umidità nei suoli.

Un accordo di Parigi fra 195 nazioni a dicembre, inteso come punto di svolta dai combustibili fossili, promuove le foreste per aiutare a limitare un aumento delle temperature, incolpate di causare più alluvioni, ondate di calore ed aumento dei livelli del mare. Le temperature medie mondiali sono aumentate di 0,9°C dall'inizio della Rivoluzione Industriale. Dal 1750, le foreste europee hanno guadagnato 196.000 kmq – un'area più grande della Grecia – per raggiungere i 2,13 milioni di kmq nel 2010, ha detto lo studio. Nello stesso periodo, le foreste di conifere si sono estese di 633.000 kmq, mentre le foreste di latifoglie si sono ridotte di 436.000 kmq. In quel periodo, gli europei hanno raccolto sempre più legno dalle foreste, riducendo il loro ruolo nello stoccaggio del carbonio. Lo studio uscito giovedì era limitato all'Europa ma ha detto che effetti analoghi sono probabili in altre parti del mondo con grandi programmi di riforestazione come Cina, stati Uniti e Russia. Un altro studio di Science, condotto da esperti di un centro di ricerca della Commissione Europea dell'Ispra, in Italia, hanno anche collegato una perdita di foreste in tutto il mondo ad un aumento medio e massimo delle temperature, specialmente in regioni aride e tropicali.


24 commenti:

  1. Non so quanto il colore della vegetazione possa essere messo in relazione con l'aumento di temperatura. La vegetazione non ha un effetto neutro, come potrebbe essere quello di una vernice o di una roccia, che assorbono la radiazione luminosa convertendola in semplice energia termica. La vegetazione assorbe la radiazione solare e la converte in energia chimica, quindi il fatto che sia "di colore scuro" può benissimo testimoniare una maggior efficienza di questo processo. L'energia chimica viene poi utilizzata (in parte) nel fissaggio del carbonio per produrre ulteriori tessuti e far crescere la pianta.
    La tesi sul "rilascio termico" dovuto al colore delle foglie andrebbe IMHO verificata, non data per scontata. Come esperienza diretta (esempio molto scemo) in estate, passando di notte da un ambito edificato (cemento+asfalto) ad un bosco si sperimenta un calo di temperatura di diversi gradi. Questo perché i materiali inerti assorbono la radiazione e si surriscaldano, mentre quelli vegetali la trasformano in altre forme di energia, evitandone il degrado termico. E questo è confermato dal fatto che si riesce ad ottenere di nuovo energia (e calore) mediante la combustione dei tessuti vegetali.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. @mammifero
      se legge con attenzione, l'effetto del colore più scuro delle foreste (diminuzione dell'albedo) sull'aumento delle temperature è piccolo se confrontato al resto del GW. In termini quantitativi, certo se ne può discutere, ma all'interno di una ricerca scientifica, non certo a sensazione.
      Il colore delle foglie (e anche la "geometria" della pianta che intrappola più o meno luce a seguito di multi riflessioni) influiscono sulla quantità di radiazione visibile riflessa e non è una tesi da verificare o meno, si misura.
      Il motivo per cui lei sperimenta un clima più gradevole in un bosco, oltre al banale effetto ombra, è principalmente legato al calore latente assorbito per fare evaporare umidità dagli stomi delle foglie, e solo secondariamente a causa dell'energia intrappolata chimicamente dalla fotosintesi, che è importantissima, ma purtroppo è solo una piccola frazione del bilancio totale.
      Uno dei motivi per cui le biomasse non possono essere la risposta al problema energetico, o almeno non certo da sole.
      L.

      Elimina
    2. Se la sera d'estate passegi di fianco una casa normale magari con mattoni a vista e poi vai vicino ad una casa con termocappotto puoi trovare oltre 4°C di differenza.
      Ovviamente non è una questione di fotosintesi ma di "volano termico"

      Elimina
  2. una bella guerra nucleare renderebbe metà del pianeta inadatto agli esseri umani, ma non ai vegetali o ad altri animali. In fondo sarebbe una soluzione drastica al GW, visto che gli umani non riescono a tenere fermo quel coso.

    RispondiElimina
  3. E' molto interessante ma penso che non ci si debba soffermare solo su questi aspetti, riforestare permette al suolo di ricaricarsi sostanza organica e quindi di trattenere il carbonio. Oltretutto al di la degli effetti sui livelli di carbonio le piante svolgono un azione equilibrante nel clima mitigando gli effetti climatici e influendo positivamente sul ciclo dell'acqua.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Le conifere 'uccidono' il suolo se confrontate agli altri alberi, nel senso che ne azzerano praticamente la vita. Nel sottobosco di conifere cresce solo qualche fungo e forse è anche questo il motivo per cui viene intrappolato meno carbonio. Riforestare è sicuramente una priorità sia per quanto riguarda la mitigazione dei cc che di tanti altri squilibri che dobbiamo in qualche modo risistemare. Ma facciamolo con le giuste essenze. Le conifere dovrebbero vivere nel loro habitat: in montagne come le Alpi o a latitudini molto settentrionali (o meridionali). Piantarle dove anticamente c'erano querce o faggi non ha alcun senso ecologico e crea danni che vanno al di là del mancato contributo a contrastare i cc.

      Elimina
    2. Massimiliano ti sbagli di grosso su tutti i fronti: anzitutto che le conifere azzerano al vita rispetto ad altre specie è del tutto sbagliato: è pur vero che il genere quercus è quello che preserva la maggior biodiversità vegetale ed animale, ma ad esempio il sottobosco del faggio riceve molto meno luce della pecceta; sinceramente stae commentando questo post in maniera molto approssimativa; quello che è vero è che le conifere sono più scure quindi riflettono meno luce ; il fatto è che i disastri sono stati fatti dalla deforestazione per lasciar posto dall'agricoltura e dall'allevamento di ovini nelle zone dai suoli più poveri per sfamare gli europei nel settecento-800 : dalle mie parti, marche, ci sono ampie riforestazioni di abies cephalonia e pino nero austriaco impiantate dai prigioneri austriaci durante la prima guerra mondiale nei pendi di alta collina e bassa montagan: le regioni scoscese e sassose erano state disboscate dalla gente (troppa) che aveva fame nei secoli passati : queste 2 conifere sono eccellenti preparatori del suolo che era ormai degradato e poverissimo e gradulamente vengono rimpiazzate dalle specie autoctone come quercus pubescens,quercus cerris e fagus sylvatica, a seconda della'altezza e dell'espozione: andando epr boschi 2 volte a settimana ti confermo che il processo è in atto ed è giusto, ma è solo all'inizio: potrebbero volerci facilmente altri 3 -4 secoli perchè si porti a compimento...Se invece il terreno lo consentisse, vedi regioni pianeggianti con suoli semi acidi, il quercus cerris cresce altrettanto in fretta delle consifere; questo sicuramente potrebbe essere un buon albero per riforestare nell'europa centrale, ma nell'italia peninsulare riforestare suoli spogliati di tutto dall'uomo che aveva fame direttamente con le specie autoctone sarebbe stato impossibile...

      Elimina
    3. Sì, Fra ha scritto bene: alcune conifere, come il pino nero, sono piante pioniere utilizzate per il recupero di suoli degradati o miseri (si pensi alle argille plioceniche alcaline che "tormentano" buona parte dell'Appennino). In altre parole iniziano a stabilizzare il terreno (spesso calanchi) e sono precorritrici dell'insediamento di altre specie arboree (la prima latifoglia a seguire spesso è il frassino).
      Il processo di rimboschimento impiega tempo che non è compatibile con frenesia e fretta degli homo.

      Elimina
    4. Ciao uomo; dalle mie parti in basso la prima ad insinuarsi è la roverella sotto i 600 metri ; sopra ci sono molti faggi giovanissimi fra un abete e l'altro...

      Elimina
  4. AIUTARE la natura a riforestare il Suolo, non può fare che bene.
    Riforestare ad Eucalipti e Palma da Olio, dopo aver "deforestato", tagliando e bruciando la foresta primigenia, è al contrario tipicamente Sfruttamento e Devastazione.
    .----
    La natura, se può, riforesta.
    Noi possiamo aiutarla.
    Dobbiamo aiutarla.
    .----
    Se vogliamo aiutare la riforestazione, dobbiamo smetterla col BAU e decrescere velocemente di numero, NON solo scavare una buca, metterci dentro le radici di una pianta, coprirle di terra e magari bagnare un poco.

    Gianni Tiziano

    RispondiElimina
  5. L'articolo mette in risalto un aspetto interessante e inedito della complessa questione della gestione forestale. Del resto, le interazioni fra clima, foreste e fissazione di CO2 sono molto complicate e parecchie sorprese le avevamo già avute. Tuttavia il punto chiave è che i boschi NON sono una macchina per assorbire CO2. Sono ecosistemi complessi che esistono interagendo con tutti i fattori ambientali in modo peraltro mutevole nel tempo. Come tutti gli ecosistemi. Da questa attività deriva anche un certo accumulo di carbonio nel suolo, ma solo in determinate condizioni che di solito ci studiamo di sovvertire. La morale è che più boschi ci sono è meglio è, ma sperare che col rimboschimento si possa contrastare la combustione di miriadi di tonnellate di carbonio fossile al giorno è semplicemente una pia leggenda.
    Se volessimo salvare la pelle dovremmo piantare alberi come matti, ma anche tagliare drasticamente i consumi di energia ed accettare di buon grado le terribili conseguenze economiche che questo avrebbe nell'immediato. Compreso il fatto di andare al cimitero mediamente molto prima di adesso e siccome nessuno è disposto a questo, semplicemente continueremo a non fare niente.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Jacopo io sono disposto
      (ad andare al cimitero mediamente molto prima di adesso).
      Perchè nessuno dovrebbe esserlo ?
      .----
      Io ho 58 anni.
      Quando vedo i giovani di oggi, in cerca di lavoro o schiacciati dal lavoro, senza vero contatto con la Natura, in un mondo in progressivo decadimento, mi sento in colpa.
      La mia generazione è reponsabile di questo, assieme a quelle precedenti.
      Credo che noi "anziani", su base volontaria, e a patto che i nostri affetti fossero tutelati economicamente riguardo al loro futuro, dallo stato, potremmo, sottolineo su base VOLONTARIA, salutare la Vita e morire.
      In questo modo faremmo un "sacrificio" per il bene delle giovani generazioni (e anche per la Natura tutta), per decrementare il numero degli esseri umani sul pianeta.
      Io sarei pronto.
      Serenamente.
      Per amore del bello, del giusto.
      Non sono depresso, sono sereno, davvero.
      Sono realista.

      Gianni Tiziano

      Elimina
    2. Sei un eccezione.
      E soprattutto non la pensano come te gli individui più energivori.
      Non ti conosco ma scommetto che ce ne vogliono 100 come te per impattare quanto una pensione d'oro.

      Elimina
    3. Qualunque cosa accadrà non sarà per nostra scelta ed alle nostre condizioni. Saranno i tagli alla spesa ospedaliera ed alle pensioni ad abbreviare la vita media. La differenza sarà che chi è ben disposto ad andarsene al camposanto lo farà soffrendo molto meno di chi non lo è.
      Vorrei qui citare un vecchio contadino francese che una volta mi disse: "Insomma, alla fine bisognerà anche andarsene se vogliamo lasciare qualcosa agli altri". Credo che questa frase riassuma molto più di parecchi dei miei post messi insieme.

      Elimina
  6. MMhhh, l'articolo o è fuorviante o ingannevole. E' chiaro che una foresta scura ha un GW diverso da una foresta chiara, ma non è questo il paragone da fare; quello da fare è tra cemento/asfalto e qualunque tipo di verde, e in questo caso il risultato è ovvio.
    Quando dico e sostengo che l'unico metodo funzionante e semi-gratuito per liberare l'atmosfera dal co2 è piantare alberi, intendo questo....immaginate di coprire/ombreggiare ogni metro quadrato di asfalto, alberare tutte le vie, le strade, alberare ogni angolo o spazio non utilizzato....non sto parlando di un 10% di alberi in più in tre secoli, sto parlando di un raddoppio di alberi in 20/30 anni !
    Pensate sia impossibile ? Non crederete mica all'idea ridicola di stoccare il co2 nelle caverne ? per favore !
    Raddoppiamo gli alberi, e avremo guadagnato alcuni decenni, e poi ancora, fino al completamento della transizione energetica.
    ...ovvio che occorre affrontare anche gli altri problemi, ma intanto cominciamo a piantare alberi !

    RispondiElimina
    Risposte
    1. I endorse your proposal Luke! Nothing to loose and much to gain. Ti ringrazio!

      Elimina
    2. > coprire/ombreggiare ogni metro quadrato di asfalto, alberare tutte le vie

      In realtà gli homo non sono sono massimamente energivori ma la loro crescita tumorale distrugge centinaia di milioni di ettari di terreno "verde" fotosintetico anche solo per gli edifici abitativi, le infrastruttture viarie, luoghi di commercio, etc.
      La superficie del pianeta è finita e quindi ogni ettaro artificializzato è un ettaro fotosintetico in meno.
      Peccato che questo "sfugga" ai crescitisti, ai natalisti, ai massmigrazionisti, ai dirittisti.
      Sarebbe interessante prendere la Val Padana, uno dei luoghi più inquinati del pianeta e fare un esperimento:
      o - simulare una popolazione di 1/6 dell'attuale, supponiamo 3M
      o - riforestarne i 4/5 della superficie attuale.

      Poi misurare inquinamento e temperature, piovosità, gradienti termici etc. .

      Elimina
    3. "la loro crescita tumorale distrugge centinaia di milioni di ettari di terreno "verde" fotosintetico anche solo per gli edifici abitativi, le infrastruttture viarie, luoghi di commercio, etc."

      La superficie edificata del pianeta corrisponde al 2% del totale delle terre emerse.

      Elimina
    4. Ho idea che cemento e asfalto competano con terreni pianeggianti e agricoli (un tempo foreste) in territori temperati, non con deserti,montagne scoscese, antartide e tundra.

      Quindi quel 2% è un 2+n % di una superficie ben minore...basta percorrere la via Emilia per vedere il massacro della pianura padana.
      Saluti.

      Elimina
  7. The scientists studying the area of the planet where I live "Minnesota, USA" are finding an expansion of Oak Savannah forest and retreat of Boreal "Coniferous" forest types as our local temperatures increase.
    Interesting to note that before European settlement in this area about 250 years ago, the indigenous peoples regularly burnt forests down to promote growth of Prairie grasslands. Over the past 250 years forests have expanded dramatically.
    One other point of historical interest for this local area is that about 100 years ago many of the large forests were clear cut by the logging industry. I attest that many of these forests have regenerated since then as I love to wander through them in good weather. Per my Personal Observations Conifers are able to grow in much poorer soil conditions than deciduous trees. I am often amazed that huge Conifers can spring from small fissures in solid granite and basalt found in Canadian shield rocks and so am hopeful aspects of our tree biome still contain a great ability to adapt.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Exactly what i said before : conifers act like pioneer specimen in order to prepare and enrich soil in very degradated area; anyway best thing we can do in Italy is to reduce mere number of people, expecially elder ones. Anyhow Appalachian range is still a very trees dense area that in all europe till Ural moutnains, scnadinavia excluded, we can barely imagine for extension and integrity.

      Elimina
    2. @MickGSpot
      Interesting to note that before European settlement in this area about 250 years ago, the indigenous peoples regularly burnt forests down to promote growth of Prairie grasslands. Over the past 250 years forests have expanded dramatically.

      Alla faccia della storiella che vuole che i nativi del Nord America vivessero in armonia con l'ambiente.

      Elimina
  8. Il deserto del Sahara si trova tra il tropico del cancro e l'equatore.
    All'equatore si trova la foresta (dove c'è lo Zaire/Congo).

    Il deserto ha un colore più chiaro rispetto alla foresta equatoriale, quindi, in base al ragionamento sul colore, il deserto dovrebbe avere una temperatura più bassa per i seguenti motivi:
    1) si trova a nord dell'equatore;
    2) ha un colore più chiaro.

    La realtà invece è molto diversa.
    La foresta equatoriale, di colore più scuro, rifornisce l'aria di umidità, questa crea delle nubi ricche d'acqua.
    Le nubi riflettono il 20% dei raggi solari (all'equatore forse anche di più).

    Quindi, se consideriamo nel complesso:
    1) la maggiore umidità;
    2) la creazione di nubi;
    ecc.

    Mi sembra che, scartare gli alberi per il loro colore più scuro ha dell'assurdo!

    RispondiElimina
  9. Alessandro era una delle cose che intendevo per "articolo fuorviante"....è riduttivo confrontare alberi chiari e alberi scuri....gli alberi comunque a prescindere sono meglio di qualunque altra cosa artificiale per mangiare co2 e fare scendere la temperatura; probabilmente è un piano talmente semplice (raddoppio degli alberi in 20-30 anni) che forse non viene mai indicato perché è troppo semplice ! oltre che estremamente economico.

    Luigiza, quella che i popoli pre-Occidentali erano in armonia con la natura è, appunto, una storiella; così come è una storiella che la natura sia in armonia con se stessa, non lo è ! I leoni tendono a mangiare quante più gazzelle possibili, e solamente quando queste diminuiscono a tal punto che i leoni cominciano a morire di fame, che le cose si riequilibrano verso il lato opposto, e così via. La natura ha un equilibrio e una armonia ex-post, mentre quello che noi cerchiamo di ottenere da essere intelligenti, è un equilibrio ex-ante. Per noi è ovvio che è necessario perché siamo moltissimi, chè se gli indiani o i primitivi fossero stati come noi il Pianeta sarebbe stato spacciato. Vi ricordo che i mammuth e i grandi mammiferi nei continenti americani sono stati letteralmente sterminati da poche migliaia di primitivi.

    RispondiElimina