Benvenuti nell'era dei ritorni decrescenti


domenica 7 febbraio 2016

La colpa è del capitalismo!!

Da “rabble.ca”. Traduzione di MR (via Nicola Savio)

Di Jesse McLaren


Cowspiracy getta una luce sulle emissioni di carbonio dell'industria dell'agricoltura animale, ma il suo raggio è così ristretto che lascia il resto dell'agricoltura e dell'economia nascosti alla vista ed eleva la scelta dietetica a strategia politica. Come molte persone, Kip Anderson ha visto “Una scomoda verità” di Al Gore ed è rimasto frustrato dalla limitatezza delle scelte di vita per fermare il cambiamento climatico – come andare in bici o usare meno acqua. Poi ha scoperto che l'agricoltura animale è responsabile di emissioni significative ed è sostenuta dai grandi poteri, ma non è oggetto di attenzione da parte di molte ONG ambientaliste. Quindi ha fatto una scelta.


Avrebbe potuto fare un film che collegava l'agricoltura animale al resto dell'economia petrolifera, mettendo a nudo le enormi multinazionali che dominano la fornitura di cibo e che hanno deformato le nostre relazioni con gli animali. Avrebbe potuto chiedere che vegani e non vegani si unissero, sostenendo un movimento di avanguardia per un cambiamento di sistema ed un reale controllo sulla produzione e distribuzione di cibo. Invece ha scelto di fare un film che contrappone l'agricoltura animale al resto dell'economia dipendente dal petrolio, liquida la sfida verso le sabbie bituminose e il fracking e la necessità di posti di lavoro 'climatici', dà la colpa alle mucche e a coloro che consumano prodotti animali, mette a ludibrio le ONG ambientaliste al posto dell'agribusinesses, ignora la conoscenza tradizionale su come vivere in modo sostenibile con gli animali e definisce i non vegani ambientalisti ipocriti – mentre predica il veganesimo come panacea per tutto, dal cambiamento climatico alla fame nel mondo.

Il risultato: delle persone che protestavano ispirate dal suo film hanno denunciato la recente People's Climate March di Edmonton: “Gli organizzatori volevano concentrarsi solo su petrolio e gas, gli argomenti climatici sicuri e non 'spostare l'attenzione' per affrontare i comportamenti personali che possono davvero fare la differenza”. Non ci sarebbe una People's Climate March ed un movimento per la giustizia climatica se non fosse per le comunità indigene che hanno sfidato le sabbie bituminose ed il fracking, mentre difendevano i loro diritti, compreso quello di cacciare, pescare e usare trappole. E' ridicolo scartare come “argomenti sicuri” la sfida a queste potenti industrie e dare la colpa alle diete che le comunità hanno seguito in modo sostenibile per millenni. Come piazziamo l'agricoltura animale industrializzata nel suo contesto di modo che le preoccupazioni dei vegani possano integrarsi con quelle del movimento per la giustizia climatica?

Cowspiracy o cowpitalismo?

Cowspiracy solleva il punto importante che la crisi climatica non è alimentata solo dalle società di petrolio e gas, ma è anche collegata al nostro sistema alimentare. Ma invece di sfidare le multinazionali che controllano la produzione e distribuzione di cibo, da tutta la colpa alla “agricoltura animale”. Usando statistica e grafici decontestualizzati, sottintende che le mucche sono creature intrinsecamente distruttive che sprecano acqua mentre producono il metano che alimenta la crisi climatica – al posto di evidenziare come il capitalismo abbia separato le mucche dalle comunità, le abbia concentrate in fabbriche e trasformate in macchine da metano. Kip Anderson sostiene che “le parole sostenibile e agricoltura animale sono un ossimoro. Non possono stare insieme”. Ma come spiega la grande ambientalista indiana (e vegetariana) Vandana Shiva,

“L'allevamento industriale di bestiame è assolutamente un contributo importante di gas serra, specialmente metano. Ma il bestiame normale – alimentato con foraggio – è importante per una soluzione sostenibile. Il problema di molti di questi studi è stato che la maggiore pratica industriale, per esempio l'allevamento industriale per ottenre carne... e la estrapolano per tutto il mondo. Come se tutto il mondo trattasse il proprio bestiame nel modo straziante con cui lo tratta l'allevamento industriale”. 

Come spiega ne Il raccolto rubato: il dirottamento della fornitura globale di cibo,


  • “Ecologicamente, la mucca è stata centrale nella civiltà indiana... Usando il suo letame e la terra non coltivata, i bovini indigeni non competono con gli esseri umani per il cibo, piuttosto forniscono fertilizzante biologico per i campi e quindi migliorano la produttività del cibo... I bovini indiani forniscono più cibo di quanto ne consumino, al contrario di quelli dell'industria degli Stati Uniti, in cui i bovini consumano sei volte il cibo che possono fornire”. 

Al posto di sfidare la multinazionalizzazione dell'agricoltura, Cowspiracy dà la colpa alle mucche – rinforzando la prospettiva dell'industria degli animali come unità di produzione astratte scollegate dalle comunità. Come spiega Vandana Shiva,

“Il bestiame è assolutamente cruciale. La tragedia è da un lato che ci sono coloro che metterebbero gli animali negli allevamenti intensivi – e questa è la fonte di emissioni di metano, non il pascolo libero... E c'è il problema che coloro che pensano di amare gli animali fanno pressione per una situazione in cui non ci siano animali. Per cui dobbiamo evitare entrambi questi estremi che sono anti-animali negando un ruolo effettivo dell'animale e un ruolo effettivo del contadino. E penso che provenga dal paradigma che assume che sia esseri umani sia animali possano avere solo relazioni predatorie con la natura. No, possiamo avere una relazione armoniosa con la natura”. 

Capitalismo, sostenibilità e scelta

La nostra relazione armoniosa con la natura non è stata disturbata dal consumo di animali (che le comunità hanno fatto per millenni in modo sostenibile) ma da un sistema relativamente recente di produzione che ci ha separati dalla natura ed ha trasformato i mondi animali e vegetali – e gli umani stessi – in fonti di profitto. Cowspiracy non solo sbaglia nel non differenziare uso tradizionale e industriale degli animali, ignora anche le emissioni di carbonio dell'agricoltura capitalistica in generale. Il nostro sistema alimentare non è insostenibile perché include gli animali, è insostenibile a causa del capitalismo – che è basato sulla colonizzazione dei territori indigeni e sulla cacciata dei contadini dalla terra, sfruttando i lavoratori per il profitto e riducendo animali e piante ad unità di produzione. Facendo questo, il capitalismo in Europa ha creato, dal XIX secolo, una frattura metabolica fra gli esseri umani e la natura ed ha eroso la fertilità del suolo, innescando una ricerca di fertilizzanti artificiali. Come ha descritto Karl Marx,

“La produzione capitalistica raccoglie riunisce la popolazione in grandi centri... Disturba l'interazione metabolica fra gli [esseri umani] e la terra, cioè impedisce il ritorno al suolo dei suoi elementi costituenti consumati dagli [esseri umani] sotto forma di cibo e vestiario, pertanto ostacola l'operazione dell'eterna condizione naturale per la fertilità del suolo... Tutto il progresso dell'agricoltura capitalistica è un progresso nell'arte non solo di rubare ai lavoratori, ma di rubare al suolo”. 

Man mano che il capitalismo si è sviluppato è diventato concentrato e centralizzato in enormi multinazionali che dominano ogni industria . Rendendo tutta la nostra economia, comprese le piante e gli animali che mangiamo, dipendenti dal petrolio. Come spiega Vandana Shiva in Soil Not Oil (Suolo, non petrolio),

“L'agricoltura industrializzata globalizzata è una ricetta per mangiare petrolio. Il petrolio viene usato nei fertilizzanti chimici che vanno ad inquinare suolo ed acqua. Il petrolio viene usato per cacciare piccoli agricoltori con enormi trattori e mietitrebbiatrici. Il petrolio viene usato per elaborare industrialmente il cibo. Il petrolio viene usato per la plastica delle confezioni. E infine, sempre più petrolio viene usato per trasportare cibo sempre più lontano da dove viene prodotto. I combustibili fossili sono il cuore dell'agricoltura industriale”. 

Cowspiracy ha ragione nell'evidenziare gli enormi sussidi e gli interessi forti che sostengono l'industria del manzo e creano domanda ed offerta artificiali, ma ciò vale per tutte le industrie – compreso gli enormi agribusiness che hanno ridotto le nostre diete a monocolture di mais, soia e grano, sostenuti da enormi emissioni in fertilizzanti, macchinari, stoccaggio e trasporto. Chiedere una “scelta” dietetica fra prodotti capitalistici delle piante e prodotti capitalistici degli animali non fa nulla per sfidare il sistema che alimenta il cambiamento climatico e vincola le scelte. Ogni scelta limitata che qualcuno di noi possa avere nei consumi – una scelta determinata dalla distribuzione iniqua di risorse e reddito – non sfida il sistema di produzione.

Consumismo vs giustizia climatica

Per decenni il movimento ambientalista ha dato questo sistema per scontato. Depoliticizzando l'ambiente, le ONG si sono tradizionalmente concentrate sulla riforma dei singoli problemi facendo azione di lobbying presso i governi e chiedendo una limitata scelta da parte dei consumatori sui prodotti del capitalismo – piuttosto che sfidare il sistema di produzione guidato dal profitto e la distribuzione iniqua. Ancora peggio, alcuni gruppi ambientalisti preso come capri espiatori le comunità indigene per aver portato avanti le loro pratiche culturali. Come ha detto Francis Frank, co-presidente del Consiglio tribale dei Nuu-chah-nulth, in risposta alle proteste contro la caccia alle balene indigena nella costa occidentale nei tardi anni 90, ”Le proteste che sono state studiate sono solo un'altra forma di eco-colonialismo... Stanno sostenendo la continua oppressione del nostro popolo”. Il movimento per la giustizia climatica è emerso negli ultimi anni andando oltre le vecchie politiche di consumismo individuale, verso movimenti di massa basati su politiche anti-coloniali ed anti-capitalistiche. E' emozionante che le ONG ambientaliste si uniscano agli indigeni e i gruppi operai per combattere per il cambiamento di sistema necessario per fermare il cambiamento climatico. Le ONG ambientaliste hanno ancora delle limitazioni strutturali e non afrontano tutti i problemi, come il fatto che l'apparato militare statunitense è il più grande consumatore di petrolio del pianeta (un fatto ignorato da Cowspiracy). Ma la risposta dei gruppi contro la guerra non è stata quella di suggerire una cospirazione fra ONG e l'apparato militare, ma piuttosto di integrare le loro preoccupazioni a quelle del movimento per la giustizia climatica – come il contingente “No guerra, no riscaldamento” (No war, no warming) alla manifestazione 100% è possibile ad Ottawa.

Cowspiracy invece nomina e svergogna una dozzina di ONG senza nominare nessun agribusiness, rifiuta le richieste di lavori 'climatici' ed ignora le comunità indigene mentre afferma che coloro che mangiano carne sono ipocriti. Il regista presenta persino sé stesso come l'eroe climatico perseguitato, senza intervistare o nemmeno menzionare gli indigeni e le comunità di avanguardia che sopportano il peso della crisi climatica e dello stato di repressione. Il documentario afferma anche che una dieta vegana metterà fine alla fame nel mondo, senza affrontare le disuguaglianze nella produzione e distribuzione di cibo. Sembra che il punto sia questo, come ha spiegato Kip Anderson in una intervista: “la soluzione è molto semplice... Non comporta nemmeno necessariamente una trasformazione diffusa del sistema legale e delle nostre politiche. Si tratta semplicemente di cambiare dieta”. Ciò non sorprende, provenendo da una persone che si autodefinisce un “imprenditore seriale” che spinge il suo DVD e le magliette e qualche celebrità che vuole attrarre gli ambientalisti, ma non dovrebbe essere la guida di un movimento.

Solidarietà e cambiamento di sistema

Come ha scritto l'organizzatore climatico (e vegano) Cam Fenton,

“abbiamo bisogno di un cambiamento di sistema per fermare il cambiamento climatico e le nostre scelte dietetiche personali non sono un cambiamento di sistema. Cambiare le lampadine e fare docce più corte non è stata una strategia davvero efficace per il clima e a me sembra che passare dalle bistecche al tofu sia la stessa cosa. Non solo non farà un sacco di cose per risolvere la crisi climatica, di fatto non va nemmeno al cuore di quello che si pretende di spingere – la riduzione delle emissioni dall'agricoltura. Se l'obbiettivo è davvero affrontare le emissioni dell'agricoltura, e queste emissioni sono un gran problema, è ora di smetterla di dire alle persone di non mangiare carne e cominciare a pensare come ci si metterà a fianco dei contadini che sono stati costretti dalle Monsanto del mondo ad abbandonare i loro metodi agricoli tradizionali a favore di enormi monocolture. E' il momento di sostenere le comunità che si stanno opponendo ai baroni dei bovini che vogliono spianare enormi tratti di terreno – come la foresta pluviale in Sud America – per espandere le loro operazioni. Queste cose potrebbero aiutare a far pendere la bilancia e a ridurre le emissioni da parte dell'agricoltura in un modo che molti vegani semplicemente non vogliono, e potrebbero farvi conquistare qualche alleato nel percorso”.

Queste alleanze stanno aumentando. Un paio di anni fa l'organizzatore della comunità di Heiltsuk, Jess Housty, ha scritto un articolo sugli otto modi in cui i coloni possono sostenere Idle No More, compreso partecipare a manifestazioni e sfidare il razzismo. Questi sono “comportamenti personali” che possono davvero fare la differenza, piuttosto che cambiare semplicemente dieta. All'inizio dell'anno la Nazione Heiltsuk ed i suoi alleati hanno fermato il Dipartimento della Pesca e degli oceani che volevano sfruttare eccessivamente la pesca delle riserve di aringhe sulla costa occidentale. La strategia è stata non di affermare che la pesca è intrinsecamente insostenibile e di chiedere alla comunità di mettere fine alla loro tradizionale dieta a base di pesce, ma di sostenere la nazione Heilstuk che stava difendendo la riserva di aringhe ed i loro diritti di pesca. Come ha spiegato il Capo Marylin Slett, “Non stiamo cercando di impedire alle persone di guadagnarsi da vivere. Ma dobbiamo gestire le cose in modo da avere una risorsa che sostenga tutti in futuro... Ci sono persone molto motivate nella comunità che faranno tutto ciò che è in loro potere per proteggere le riserve di aringhe”. C'è anche una solidarietà vegana crescente con le comunità indigene che difendono i loro territori:

“Sul fuoco sull'embargo sui pasti vegani per il cuoco della Wildlife Defence League vicino ai cibi tradizionali per il Klabona Keepers. C'è comprensione e rispetto reciproci fra i due gruppi in quanto lavorano insieme per fermare l'eccesso di caccia sulle terre sacre di Tahltan... Essi riconoscono che non è un loro diritto quello di dire ai popoli indigeni che li hanno accolti nel loro territorio come vivere. Si rendono conto che i Klabona Keepers hanno salvato più vita selvaggia nella loro resistenza ai progetti industriali di quanto qualsiasi persona possa fare cambiando dieta... I vegani possono cominciare a decolonizzare il nostro lavoro e combattere per la liberazione di tutti, che si tratti dei confini di un mattatoio o i confini di uno stato coloniale”. 

Sono esempi come questi, piuttosto che Cowspiracy, che mostrano come le preoccupazioni vegane possano essere incluse nel movimento per la giustizia climatica, di modo che possiamo sfidare le multinazionali e gli stati responsabili della crisi climatica ed ottenere un cambiamento di sistema piuttosto che combattere sul cambiamento delle dieta individuale.



13 commenti:

  1. Auguri per il tuo "movimento per la giustizia climatica". Tra tre secondo me lo sarò già dimenticato, scartato alla voce "ennesimo gioco di parole senza senso".

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  2. "Cowspiracy solleva il punto importante che la crisi climatica non è alimentata solo dalle società di petrolio e gas, ma è anche collegata al nostro sistema alimentare".
    Esatto. Poi si possono fare infinite critiche, ma il punto centrale resta questo.

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  3. Senza polemiche Massimiliano Rupalti, perchè discutere su internet senza comunicazione fisica può ingenerarne di non volute, è la prima volta su questo interessante blog di discussione teorica che leggo di proposte pratiche. Posso chiederti se è una convinzione che maturi adesso quella di combattere il capitalismo o se hai un trascorso sul campo? Perchè io dopo 25 anni di militanza politica a fianco di tutti gli sfruttati del mondo, me compreso, ho maturato l'idea opposta, ovvero che le scelte personali e in primis quella dietetica siano più importanti delle battaglie politiche per altro importanti anch'esse, se non altro per una questione di coerenza, sai trovavo imbarazzante andare alla manifestazione contro la guerra per il petrolio in automobile o organizzare il dibattito sulla deforestazione mangiando hamburger prodotti grazie alla deforestazione . grazie, ciao.

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  4. combattere il capitalismo, come? il problema non e' in se il capitalismo ma il turbocapitalismo che ne e' nato dopo e che fagocita tutto. Combatterlo e' difficile e ne potete leggere i motivi in un post precedente.

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  5. Ero molto indeciso se tradurre o no questo articolo, poi se caricarlo o no. Non sono d'accordo sull'approccio 'barricadero' dell'articolo, non ci sono 'noi' e 'loro' nei sistemi e nel funzionamento delle cose. Ho abbandonato tutte le idee politiche che avevo tempo fa (provengo da ambienti anarchico-libertari) perché, come tutte le ideologie, non soddisfacevano la mia necessità di includere tante nuove parti giunte nella mia visione complessiva del mondo. Per cui non ho maturato niente, in realtà, anzi, ho smantellato quello che avevo maturato, seppur con fatica. Il punto che sto cercando di fare con i due articoli riguardanti cowspiracy (ed in tante altre discussioni) è che c'è un difetto di fondo in una visione così riduzionistica della realtà e che credo sia sano analizzarla in modo sistemico prima che diventi mainstream. Le cose sono complesse e le ricette totalizzanti sono pericolose, sebbene soddisfino la necessità emotiva di soluzioni facili. Nello specifico, possiamo discutere ed anche essere d'accordo su tante cose, ma quando una visione parziale tenta di diventare globale, a me si accende la spia di allarme. Io mangio pochissima carne di origine locale (niente manzo, tra l'altro, visto che non mi piace) e mi faccio l'orto (uccidendo le limacce che lo infestano, sennò loro mangiano ed io no). Non faccio certo parte della "lobby dei produttori di carne". E sono convinto che, per mere ragioni termodinamiche, la riduzione del consumo di carne sia cruciale. Proprio come lo è la riduzione del numero di persone che possono potenzialmente consumarla. Ma non si può escluderla, fa parte del sistema (non in senso politico, ma ecologico).

    Le scelte personali contano, certo, ma non possiamo ridurle solo alla dieta. Non è solo mangiando che abbiamo un impatto. E poi, da ultimo (che poi sarebbe la prima cosa), le proprie scelte devono essere sostenibili nell'ambiente in cui si vanno ad applicare, senza l'ausilio di energia fossile, possibilmente. So per certo che dove vivo io questo non sarebbe possibile, non lo è mai stato in passato, con un ecosistema molto più sano di oggi e meno persone che lo abitavano. Piuttosto che darci ricette per le quali non abbiamo gli ingredienti, guardiamo che ingredienti abbiamo e vediamo cosa ne può uscire fuori.

    Infine, è certo imbarazzante andare in macchina ad incontri o conferenze (manifestazioni non ne faccio più da decenni), ma anche in questo bisogna valutare l'"EROEI" di quello che si fa. Se investire un po' di benzina (o qualsiasi altra cosa) può portare ad un cambiamento di atteggiamento o al coinvolgimento di qualcuno nel processo di transizione di cui abbiamo disperato bisogno, vale la pena farlo. Anche perché, Jevons insegna, quell'energia (o quello che sia) che tu non hai usato, la userà qualcun altro per fare cose meno utili. E magari la paga anche di meno.

    Spero di essermi spiegato. Concordo con la possibilità di fraintendimenti via web, le sole parole sono dei messaggeri parziali in una discussione. Ciao.

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    1. Vengo anche io da ambienti anarchico libertari per inciso e ribadisco di essere vegano per motivi principalmente di salute, quindi ammazza tutte le umache che vuoi per me fa lo stesso. Comunque dando retta a jevons, che alla fine della fiera mi sembra il più lucido di tutti, se ne conclude che conviene partecipare al gozzoviglio globale senza remore e dubbi, fino a che sarà possibile. Credo che è quello che farò.

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    2. A me questo Jevons proprio non mi ispira.
      Va' bene se si guardano le cose a posteriori.
      Adesso siamo nel presente e bisogna assumersi le proprie responsibilità e adottare i comportamenti più razionali.
      Senza dare niente per scontato riguardo al futuro.

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    3. @Anonimo:
      Non hai digerito il paradosso di Jevons?
      Te lo spiego con un esempio recente: un mio conoscente ha sostituito la vecchia auto con un elettrica...
      Questa consuma meno e si è concesso qualche lusso in più:
      è passato da una media di 5km al giorno a 30km

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    4. @Massimiliano :

      "quando una visione parziale tenta di diventare globale, a me si accende la spia di allarme."

      Ebbene,questo è successo con la “civiltà” e con l' “industrializzazione”.

      La spia di allarme io ce l'ho accesa sul rosso giorno e notte : un rosso che insangua il mondo.

      Globalizzazione : adesso gli U.S.A. cercano di introdurre il TTIP anche in Europa e in Italia. La spia di allarme è sempre più immensa. Sempre più allarmante.

      Che tristezza : siamo ridotti a zombie : schiavi del mercato globale, mercato di esseri viventi e di “risorse”, sfruttati dai “furbi” che ci rubano la salute e la serenità.

      E anche i furbi sono zombie : un mondo assurdo, dominato dalla globalizzazione.

      Voglio un mondo “deglobalizzato”, un mondo più “locale”, un mondo “semplice”, un mondo “sereno”, un mondo che ragiona col “cuore”.

      .----

      Comunque ti sei spiegato :

      “Il punto che sto cercando di fare con i due articoli riguardanti cowspiracy (ed in tante altre discussioni) è che c'è un difetto di fondo in una visione così riduzionistica della realtà e che credo sia sano analizzarla in modo sistemico prima che diventi mainstream. Le cose sono complesse e le ricette totalizzanti sono pericolose, sebbene soddisfino la necessità emotiva di soluzioni facili.”

      Il sistema da considerare è “la Vita condotta con il rispetto per l'Altro, inteso come il Tutto (non solo esseri umani) di cui siamo una piccola parte importante come l'Altro”.
      Attualmente il sistema considerato è l' ECONOMIA” (buuuuu !).

      Quale è il "sistema" a cui ti riferisci, Massimiliano ?

      Tiziano

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    5. Un numero enorme di animali, circa 70 miliardi, vengono allevati ogni anno nel mondo per la nostra alimentazione (esclusi i pesci). In Europa, più dell’80% provengono da allevamenti intensivi: animali geneticamente selezionati per una produttività sempre maggiore, confinati in edifici sovrappopolati, dove non possono esprimere alcuno dei comportamenti naturali della loro specie. Alcune etichette di qualità e i prodotti derivati dall’agricoltura biologica offrono spesso l’assicurazione di migliori condizioni di vita per gli animali.
      Informarsi sul metodo di allevamento degli animali è la prima tappa verso il consumo responsabile.

      ciwf.it (consiglio una lettura approfondita di questo sito).

      Va' bene la complessita', ma ricordiamoci anche le proporzioni.
      E che siamo europei.

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    6. Per me il Sistema è l'insieme complessivo di relazioni di tutto ciò che non conosco (ancora) e di quel poco che so. Il Sistema è difficilissimo da definire nel complesso dalle nostre capacità individuali, per questo, quando lo facciamo, facciamo un'operazione riduzionistica. Cosa a sua volta utile, che illumina una parte, ma non dovremmo mai dimenticare che quella è, appunto, una parte e che senza il collegamento col resto assume un significato parziale. Ed ogni cosa parziale non può essere elevata a verità globale. Purtroppo è quello che facciamo sempre tutti. Anche quando si tratta di cose reali, scientificamente solide, figuriamoci quando sono il frutto dei nostri desideri ed aspirazioni. Quello che in questa fase mi sento di suggerire, in primis a me stesso, è di non essere avventati nei giudizi trancianti: ogni cosa, in quanto esiste, ha un suo senso specifico, anche se apparentemente sembra non averne. Osservando e riconoscendo questo senso possiamo in qualche modo intervenire e, probabilmente, cambiare le cose. Altrimenti ci chiudiamo in un mondo di bene e male che non ci permetterà dei veri cambiamenti. Io non so cosa è vero e cosa no, penso di averne un'idea, ma questa ha bisogno di fact-checking e confronti continui, deve evolvere e abbracciare il globale. Non so se questo è possibile (comincio a temere di no), anche se dimensione collettiva e cooperativa potrebbe certo dare una mano.

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    7. Caro Massimiliano,
      di nuovo ti ringrazio per la bellissima opera di traduzione che fai, sia qui che in youtube.
      Hai chiarito che il riduzionismo può essere utile, se condotto sotto il controllo del sistemismo.
      Almeno così ho inteso, spero correttamente.
      E concordo con te.
      Vedo che hai dei dubbi su quale sia la verità.
      La verità, Massimiliano, è una.
      La strada per raggiungerla può essere lunga, ma alla fine quella è la Verità : Una.
      E sai chi vede la Verità ?
      Non noi, con la nostra scienza, tecnologia, arte, medicina, filosofia.
      Solo se ci svestiamo di queste camicie di forza, la vedremo.
      Tutto è collegato, Tutto è Uno.
      Siamo tutti collegati.
      Il Sistema, è l' Universo.
      Il Tutto.
      Allora, mettiamoci in contatto con questa mente universale, e chiediamole le risposte.
      .----
      Per favore, nei “tutti” non includere me.
      Io non elevo una cosa parziale a verità globale.
      Mi piace pensare in maniera “olistica”.
      L'ho imparato dai popoli non civilizzati, che riconoscono la trama che collega il Tutto.
      .----
      Spero che concorderai con me, e con simpatia ti saluto augurandoti tutto il bene.

      Tiziano

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  6. "Si tratta semplicemente di cambiare dieta”
    Questa è la chiave/soluzione a tutti i problemi!

    La gente vuole soluzioni semplici ed efficaci: "prendi questa pillola e tutto si risolve"
    Un piccolo sacrificio e puoi continuare a viaggiare con il SUV a comprare prodotti cinesi che butti nel cestino il giorno dopo.
    Puoi continuare a mangiare frutta esotica, fragole a Natale, 24°C d'inverno e 18 d'estate, .....
    A dimenticavo... 7 Figli a coppia e chi non riesce a generare per questioni di parità ha diritto a strutture pagate dallo stato che lo aiutino.

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