Benvenuti nell'era dei ritorni decrescenti


sabato 23 gennaio 2016

Le ultime grandi aree di natura incontaminata dall'Asia all'Amazzonia sono minacciate

Da “Independent”. Traduzione di MR

C'è la finanza internazionale dietro ai piani per spianare aree incontaminate da Sumatra al Serengeti

Di Steve Connor




Autisti su una statale che passano attraverso terra deforestata lungo una autostrada federale. Getty Images 

Le ultime aree di natura incontaminata – dall'Asia all'Amazzonia – sono minacciate da un programma di costruzione di strade senza precedenti da parte di banche di sviluppo aggressive che hanno poco interesse nel proteggere il mondo naturale, ha avvertito un importante scienziato ambientale. La costruzione di enormi infrastrutture e strade sono al centro di enormi progetti di sviluppo in tutto il mondo, giustificati come tentativi vitali di aiutare i più poveri a raggiungere uno standard di vita più alto. Gli scienziati affermano che stiamo vivendo nell'era più esplosiva dell'espansione di strade ed infrastrutture della storia umana – dalle pianure del Serengeti alle foreste pluviali di Sumatra. Entro il 2050, stimano che ci saranno ulteriori 25 milioni di km di nuove strade asfaltate a livello globale, sufficienti a fare il giro della Terra 600 volte. Circa il 90% di queste nuove strade verranno costruite nel mondo in via di sviluppo e molte di queste porteranno ai primi tagli in profondità in aree di foresta pluviale tropicale incontaminata per strade di servizio per nuove miniere e dighe idroelettriche in alcuni dei luoghi più remoti della Terra.




Camion che trasporta illegalmente tronchi vicino alla Riserva di Arariboia in Brasile (Getty Images)

Tuttavia, l'esperienza insegna che le prime strade segnano l'inizio della fine degli habitat naturali in cui vengono costruite, secondo William Laurance, un insigne professore di ricerca in sostenibilità ambientale all'Università James Cook di Cairns, in Australia. “La migliore analogia che possa usare è che la deforestazione si comporta come un cancro. Quando viene costruita la prima strada in un'area forestale naturale, la deforestazione tende a diffondersi in modo contagioso lungo il percorso stradale”, ha detto il professor Laurance. “L'esempio che cito spesso è la prima strada ad essere stata costruita in Amazzonia, che originariamente collegava la città di Belem con Brasilia, la capitale nazionale”, ha detto. “E' iniziata con un sottile taglio di rasoio attraverso la foresta, ma oggi è diventata uno squarcio di 400 km di larghezza di distruzione della foresta attraverso l'Amazzonia orientale. “A causa di tali realtà, la sola vera soluzione per limitare gli impatti delle strade è quella di “evitare il primo taglio” - mantenere le strade fuori da aree naturali, aree protette e da quello che rimane di ecosistemi rari”, ha aggiunto. Durante il suo periodo come scienziato che lavorava in Amazzonia, il professor Laurance ha visto in che modo la costruzione di strade ha innescato una distruzione ambientale molto più ampia. In Amazzonia, circa il 95% della distruzione della foresta è avvenuta entro i 5 km da una strada e per ogni km di strada legale ce n'erano altri 3 di strade illegali che partivano da questa, ha detto.

Vedi immagini

“In gran parte delle nazioni in via di sviluppo lo stato di diritto, specialmente in remote aree di frontiera, è limitato. In questi contesti le strade tendono ad aprire un vaso di Pandora di problemi ambientali – come deforestazione illegale, disboscamento, incendi, bracconaggio, estrazione mineraria e speculazione terriera”, ha detto il professor Laurance. “Viviamo nell'era più drammatica di espansione delle strade e delle infrastrutture della storia umana. Le ultime aree selvagge del mondo che sopravvivono – Amazzonia, bacino del Congo, Siberia, aree boreali del Canada – ora vengono penetrate e fatte a pezzi dalle strade. Abbiamo già attraversato il Rubicone in questo senso”, ha detto. “Per fare un esempio che non riguardi i tropici, le foreste dell'Alberta in Canada, ora hanno 800.000 km di strade e la rete di strade sta aumentando di 25.000 km all'anno”, ha aggiunto. La foresta pluviale del Congo sta vacillando a causa di una “baldoria” di costruzione di strade con più di 50.000 km di strade spianate nella foresta, che hanno portato con sé taglialegna e bracconieri, ha detto. Nel solo ultimo decennio, ciò ha portato all'uccisione di circa due terzi degli elefanti della foresta che hanno vissuto in sicurezza fra gli alberi per millenni da parte dei bracconieri.


Le banche internazionali stanno aiutando a finanziare alcuni dei 29 “corridoi di sviluppo” che attraverseranno da un capo all'alto l'Africa sub-sahariana, aprendo molti luoghi selvaggi ed inaccessibili a pressioni umane come contrabbando di avorio, disboscamento e commercio di carne selvatica. “Eppure molti economisti guarderebbero queste tendenze e applaudirebbero”, ha detto il professor Laurance. “Dicono che il mondo in via di sviluppo si sta semplicemente sviluppando e noi dobbiamo sostenere questo”. Laurance ha citato i 60-70 trilioni di dollari che si spenderanno in nuove infrastrutture dalle nazioni del G20 nei prossimi 15 anni. “Questa cifra impressionante verrà da diverse fonti, come partenariati pubblico-privato, fondi pensione, aiuti bilaterali e grandi banche di sviluppo. Questa sarà la più grande transazione finanziaria della storia umana e gli impatti ambientali faranno tremare la Terra”, ha detto il professor Laurance. Ci sono modi per minimizzare l'impatto dello sviluppo di infrastrutture, per esempio usando le vie d'acqua esistenti per il trasporto piuttosto che costruire le prime strade o concentrandosi sul miglioramento delle strade in aree già insediate. Ma il professor Laurance crede che le preoccupazioni ambientali vengano messe da parte nella foga di sfruttare le risorse naturali. E' particolarmente preoccupato da due banche di sviluppo, la nuova Asian Infrastructure Investment Bank (AIIB) di proprietà cinese e con sede a Pechino e la Brazilian Development Bank (BNDES). Entrambe le banche presumibilmente operano con standard ambientali diversi da quelli delle banche di sviluppo tradizionali, ha affermato.

La mia preoccupazione è che la AIIB e la BNDES costringeranno i loro creditori tradizionali ad allentare le loro preoccupazioni ambientali e sociali per rimanere competitive”, ha detto. “La BNDES ha finanziato una gamma di progetti di infrastrutture altamente dannose, in particolare alcune enormi dighe amazzoniche che hanno allagato vaste aree di foresta e promosso una valanga di strade collegate e la costruzione di linee elettriche e deforestazione”, ha spiegato. “A proposito della AIIB, in realtà non ha ancora iniziato a funzionare, ma due cose sono chiare. Primo, è enormemente capitalizzata, specialmente dalla Cina – che già possiede almeno la metà della capitalizzazione della Banca Mondiale e del FMI”, ha detto. “La Cina è stata famosa per aver dato una bassa priorità alle preoccupazioni ambientali e sociali nei suoi molteplici rapporti internazionali. In quei sensi tende ad essere agnostica – lasciando affrontare queste queste preoccupazioni ai governi locali. Tutto ciò di cui si interessa è ottenere le risorse naturali che desidera, in qualsiasi modo sia necessario”. Quest'anno, Francia e Germania hanno deciso di seguire l'esempio del Regno Unito diventando membri della Banca condotta dalla Cina, la AIIB, cosa che ha scioccato gli altri paesi, compresi gli Stati Uniti che vedo la banca come una rivale della Banca Mondiale dominata dall'occidente.

Un portavoce della BNDES ha detto di avere una “serie di meccanismi” progettati per valutare i progetti che vanno dalla “analisi meticolosa di ogni impatto sociale ed ambientale in ogni progetto che riceve sostegno finanziario, per finanziare investimenti che generino benefici diretti, per migliorare la qualità ambientale e per ridurre le disuguaglianze sociali e regionali nel paese”. La AIIB non ha risposto ad una richiesta di commento. I critici sostengono che i nuovi membri europei daranno alla AIIB la credibilità che non merita. Tuttavia, altri hanno suggerito che la gran Bretagna ed altre nazioni occidentali potrebbero lavorare dall'interno per cercare di rafforzare gli standard ambientali della banca – anche se la vastità del finanziamento di sviluppo della banca significherà indubitabilmente una maggiore costruzione di strade in aree di natura incontaminata. “Il solo modo in cui vedrei un vero cambiamento di rotta è se le nazioni come Regno Unito, Germania, Francia, Australia e Nuova Zelanda hanno il coraggio e l'influenza di assumere una posizione forte e di chiedere salvaguardie sociali ed ambientali”, ha detto il professor Laurance. “Ma lo faranno? E se lo facessero, la Cina darebbe retta? Ho i miei dubbi”.

34 commenti:

  1. alla stupidità umana non c'è limite. Un mio collega (ma tutti i miei colleghi sono schiavi totali degli istinti) per i funghi parte alle 2 di notte, fa 60 km in gippone da 8 km/l, 2 ore di cammino colla pila e talvolta non trova granchè. Dare potere a questi zombi porta solo morte. E sono almeno 7 mld.

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  2. "Quando l'ultimo albero sarà stato abbattuto, l'ultimo fiume avvelenato, l'ultimo pesce pescato, vi accorgerete che non si può mangiare il denaro."
    (Anonimo ?)

    Questo semplice avvertimento, tanto giusto, non è dagli esseri umani "civili", ascoltato.

    Gianni Tiziano

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  3. Appena avrò tempo voglio fare due calcoli su alcuni aspetti ambientali e demografici.

    Il concetto che voglio sviluppare è questo:

    1) C'è la terra che con le sue sostanze nutritive fa crescere la flora (piante);

    2) C'è una certa quantità di piante (misurata in peso) che permettono la sopravvivenza di una certa quantità di fauna (misurata in peso);

    Siccome X tonnellate di piante possono mantenere solo Y tonnellate di fauna,
    vedere quale % di fauna è composta da:
    1) Uomini;
    2) Animali d'allevamento;
    3) Animali selvatici;
    4) Insetti.

    Siccome mi sembra d'aver visto che le prime due categorie (Uomini e animali d'allevamento, compresi eventuali pesci) siano oltre il 90% della fauna presente sulla Terra, questo ci dovrebbe far capire come: possibilità di crescita demografica della popolazione mondiale, sia arrivata quasi al capolinea (altri 15 anni).

    Infatti, incominciano a fare delle pubblicità in cui incentivano le persone a iniziare a fare l'abitudine di nutrirsi d'insetti; che è quella piccola parte di fauna ancora selvatica disponibile.

    Chiaramente questo non vuol dire altro che: stiamo per raschiare il fondo del barile.

    Intuitivamente ne abbiamo un'idea, ma voglio avere dei dati quantitativi su cui ragionare.

    Se qualcuno ha i dati o vuol indicare qualche link, gli e ne sarei grato.

    Precedentemente se ne era, in parte parlato.

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    1. E' la crescita demografica degli animali d'allevamento che è arrivata quasi al capolinea.

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    2. Continua
      http://simplicityinstitute.org/wp-content/uploads/2011/04/Remaking-Settlements-Simplicity-Institute.pdf
      In questo pdf vi sono molte informazioni.(in numeri)
      Non si riferiscono esplicitamente al fondo del barile ma potrebbero essere utilizzate per calcolarlo.
      O per evitarlo.

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    3. Ho dato un'occhiata veloce,
      penso che mi sarà molto utile.
      Grazie

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  4. Tratto da: http://www.lescienze.it/news/2016/01/20/news/guerra_preistorica_cacciatori-raccoglitori_massacro-2935514/

    Le prove del massacro di un gruppo di antichi cacciatori-raccoglitori per mano di un altro gruppo che non ha risparmiato né donne né bambini sono state trovate a pochi chilometri dalle sponde del lago Turkana.
    Risalente a circa 10.000 anni fa, questa è la più antica testimonianza di un conflitto umano datato scientificamente(redazione).
    Comunque, forse che è opera buona e meritoria quella fatta da quelli che distruggono le opere delle antiche civiltà? Non li nomino nemmeno che sarebbe far loro pubblicità, tanto si capisce a chi mi riferisco.
    Per quanto sia ributtante il comportamento di alcuni esseri umani civilizzati, condannare tutta l'umanità in blocco non lo ritengo né giusto, né utile e tantomeno necessario.
    Quando eravamo un millesimo di quanti siamo ora non eravamo meno avidi e meno feroci.Avevamo solo più paura della natura o Natura come la si voglia chiamare.
    Ora abbiamo meno paura di quella, ma più paura di noi stessi.
    Se le cose stanno in questo modo, non credo proprio che rinunciare alla civilizzazione serva a qualcosa.
    Anzi, proprio la civilizzazione, con tutta evidenza ci ha permesso nei millenni, di imparare chi veramente siamo.
    Poi, possiamo anche preferire l'abbrutimento, ma illudersi che tornare alla preistoria possa emendarci dalla nostra natura umana, mi sembra una delle peggiori illusioni.
    La domanda rimane sempre la stessa:
    Da dove veniamo noi?
    Da qualche Natura aliena, intrinsecamente malvagia , ma non troppo stupida ovviamente, e ossessionata dal voler soggiogare ed infine annientare Madre Natura terrestre?.
    Chi ha intenzione di rispondere?

    Marco Sclarandis

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    1. Un'antropologa ha dimostra che anche gli scimpanzè sono capaci di riunirsi in gruppi e fare la "guerra" ad altri gruppi di scimpanzè.

      http://www.ilpost.it/2014/09/19/la-guerra-delle-scimmie/

      Una volta ho visto un documentario in cui, gli scimpanzé si radunavano e andavano a fare un'imboscata a un altro gruppo, sterminandolo!

      Questo vuol dire che, tutte le ramificazioni dei primati da cui discendiamo, hanno nei loro geni, caratteri simili al nostro.

      Se poi vogliamo generalizzare, possiamo dire che tutta la Natura sulla Terra (nell'Universo non lo sappiamo) è basata su:
      morte tua (che diventi il mio cibo) vita mia.

      Possiamo cercare di negarlo quanto vogliamo, ma la realtà è questa!

      Per vivere bisogna uccidere! (Che siano anche soltanto delle piante!).

      In che razza d'Universo siamo capitati...

      Se c'è un Dio, invece d'impiegarci 7 giorni a fare il creato, poteva anche impiegarci un mese e farlo meno violento!
      Che fretta c'era?!

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    2. Maledetta primavera! :-)
      Marco Sclarandis

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    3. Forse la civilizzazione può essere definita come uno stratagemma per "stare più fitti" senza ammazzarci troppo. Quando si verificano condizioni di sovraffollamento all'interno della propria specie, tutti gli animali si combattono tra lo stesso tipo di individui. In fondo, però, noi siamo contro-natura, non avendo predatori superiori se non tra noi stessi. E siamo la specie che richiede in assoluto più spazio planetario pro-capite. Non avendo predatori, non conosciamo il significato del limite. Con i numeri attuali le civiltà del passato si sarebbero già annientate l'un'altra con risolutezza, ben sapendo di quanto territorio ha bisogno ogni singolo individuo. E' già un miracolo che tutti questi esseri umani riescano a stare su un pianeta così piccolo, per ora a scapito delle altre specie e di una parte dei nostri individui. E un comportamento di vita "lieve" nei confronti della natura da parte di alcuni temo che lasci solo più spazio ai membri più aggressivi. Non dimentichiamo che le cause più profonde della distruzione sono legate alle azioni dei nostri simili più aggressivi, ai quali la maggioranza si uniforma sia per paura sia perchè spera di raccogliere qualcosa dal loro passaggio.

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    4. Marco, mi sembra che fossi stato tu, molto tempo fa, ad invitarmi a leggere il libro di David Deutsch “L'inizio dell'infinito”. Lo ho preso ed ho cercato di leggerlo.
      Tu, hai fatto lo sforzo di vedere qualche puntata di “Human Planet”, che ti avevo segnalato ?
      Gianni Tiziano

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    5. Non ho fatto nessuno sforzo Gianni, perchè le ho viste volentieri ed anche tempo fa,ormai.
      Ma ti ripeto, senza nessuna intenzione di convincerti con la mia idea di civiltà, che credo noi esseri umani non possiamo risolvere il dilemma posto dalla nostra natura, rifugiandoci nel sogno di una Natura paradisiaca realizzata sulla Terra.
      Se anche ritornassimo ad essere un millesimo di quanto siamo adesso, ricominceremmo lo stesso percorso per ripopolare il pianeta.
      Ché, è ciò che cercano di fare tutti gli esseri viventi, ma noi cerchiamo di farlo con ogni mezzo possibile ed immaginabile.
      L'ossessione per la vita eterna, pare ce l'abbiamo soltanto noi umani.
      Ed in questo non c'è niente di male, se non fosse che questa é impraticabile in un universo che sappiamo, pare proprio destinato a finire anch'esso prima o poi.
      Per me, non è questione di civiltà, città, o civilizzazione, l'origine dei guai tremendi in cui ci troviamo.
      E' questione di essenza della mente di cui disponiamo.
      Una mente che è capace di immaginazione ricorsivamente ricorsiva.
      Immagina due specchi posti uno di fronte all'altro, e ancora meglio due telecamere mutuamente riprendentisi.
      Questo tipo di mente produce quello che io definisco "la sensazione dell'infinito" e che ritengo sia l'origine della religione.
      Per noi l'unico modo per stare in equilibrio in un mondo di finitezze e limiti, é di credere nell'esistenza di un mondo infinito ed illimitato.
      Millenni di cultura e di civiltà lo dimostrano, se vogliamo ammettere certe verità.
      Se no, non importa, possiamo sprofondare nelle varie forme di distruttiva follia, aiutati dai vari generi di droghe e tossicodipendenze, dal denaro per esempio.
      Il delirio della crescita ce l'abbiamo da migliaia di generazioni, solo che adesso è conclamato.
      Sapere ed accettare d'essere pazzi é un modo per vivere e convivere nella e con la pazzia.
      Ora siamo costretti come mai prima d'ora, ad accettare questa conoscenza di noi stessi, pena la morte rivevuta dopo immane sofferenza.

      Un saluto, Marco sclarandis.

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  5. Grazie alla civilizzazione (informazione, internet ecc) ho imparato come si puo' rinunciare agli alimenti di origine animale.
    La civilta' mette a disposizione delle potenzialita' che possono essere usate per scopi anche opposti.
    Rende possibile il veganesimo ma anche gli allevamenti intensivi.
    (Questo per limitarsi a un campo circoscritto).
    Scriveva Raimon Panikkar in 'Ecosofia': "Cio' a cui miro e' di farci sperimentare la Terra come il fondamento primordiale sul quale non solo stiamo ma siamo"
    "Solo una metamorfosi potra' salvarci"
    (Questa metamorfosi e' forse inscritta da sempre nel destino dell'umanita'? Mah!)

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    1. Paradosso di Jevons:
      Se si ottenesse un miglioramento dell'efficienza con il veganesimo sarebbe un disastro.

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    2. Mah, se diamo retta a quel che si sente dire in giro siamo sull'orlo di un collasso planetario con estinzione dell'umanita' entro il 2051 (G. Tiziano)
      E Jevons ci raccomanda di essere meno efficienti?
      Sinceramente, provo simpatia per i paradossi ma preferisco le vie di mezzo.

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    3. Credo che mangiare carne di animali selvatici cacciati con arco e frecce, o boomerang, o fiocine, sia abbastanza rispettoso della natura.
      Mangiare carne proveniente dai moderni allevamenti intensivi è una pazzia.
      Sono lager, mancano di rispetto verso i nostri fratelli animali.
      La moderna pesca sta svuotando gli oceani.
      Anche coltivare i vegetali usando pesticidi e sementi OGM è una pazzia.

      Gianni Tiziano

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  6. ...“La migliore analogia che possa usare è che la deforestazione si comporta come un cancro"
    Non è la deforestazione che si comporta come un cancro, ma tutto il genere umano moderno è esattamente come il cancro. Alla fine l'uomo si autoestinguerà, lasciando un pianeta devastato da lui stesso. Fine meritata, direi.

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    1. Arturo Tauro, io non sono così sicuro che ci estingueremo per nostra propria azione.
      Sebbene stiamo ancora aumentanto le probabilità che ciò avvenga.
      In ogni caso, l'universo visibile profondo quattordici miliardi d'anni luce, centoventimila miliardi di miliardi di chilometri,
      tralasciando le complicazioni di misura astronomiche dovute all'espansione cosmologica dello spazio, dovrebbe contenere almeno un altro pianeta simile al nostro in tutto per tutto.Così credo, almeno.
      E forse lì, in quel luogo in modo inspiegabile, sta avvenendo invece qualcosa che qui apparirebbe come un prodigio.
      Cioè la resipiscenza in extremis d'una civiltà planetaria arrivata al limite del suicidio.
      O forse è il contrario.Chiunque abbia letto qualcosa sulle ipotesi del "multiverso", logica conseguenza degli esperimenti
      della fisica quantistica, sa che non é possibile liquidare con sufficienza e disprezzo tali visioni.
      Giordano Bruno fu arso vivo per aver divulgato pensieri sostanzialmente affini.
      Ma, cosa possiamo dire delle precedenti cinque grandi estinzioni?
      Qualcosa o qualcuno le ha preordinate?
      Sono avvenute e basta, niente c'è da dire d'altro?
      Noi potremmo portare a compimento la sesta, e allora?
      Uno stolido, ottuso, inconsapevole macigno cosmico grande come una città, potrebbe rubarci la grandiosa opera
      di teatrale distruzione, senza che noi possiamo farci niente.
      Solo noi c'inventiamo esseri divini e sovrumani che ci suggeriscono di fondare città e civiltà , con gemelle celesti o iperuraniche.
      Che poi esista un Altissimo, di cui non si possa concepire nulla di più grande (S. Anselmo d'Aosta, XI secolo),
      è questione di Fede, e quindi o ci si crede o non ci si crede.
      La matematica stessa é questione di fede, negli assiomi , che sono l'equivalente dei dogmi , in religione.
      Se non si crede nell'infinità dei numeri naturali, 1,2,3,.....neanche l'aritmetica diventa molto utile.
      Abbiamo un onore grandioso, e altrettanto gravoso onere.
      Quello di sapere quanto stupefacente sia il pianeta in cui viviamo, ma quanto sia indispensabile accettare le limitazioni che
      inevitabilmente permettono la meraviglia della Vita terrestre.
      L'azione più stolta che possiamo fare, é farci la guerra tra credenti e miscredenti, qualunque siano le fedi in gioco.
      Quella più salvifica, instaurare immediatamente armistizio, e tregua fra noi e il resto dei viventi.
      Io preferisco agire in questo ultimo senso.

      Marco Sclarandis

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    2. @Marco: "L'azione più stolta che possiamo fare, é farci la guerra tra credenti e miscredenti, qualunque siano le fedi in gioco."

      In genere le guerre avvengono per le risorse (petrolio, minerali, ...) o per motivi economici (difesa del Dollaro).

      La religione è solo una scusa che viene utilizzata per convincere quei poveretti della popolazione ad andare in guerra e farsi ammazzare!
      Magari per qualcosa che "dovrebbero" trovare nell'aldilà (72 vergini, ...).

      La popolazione viene sfruttata fino alla fine, facendogli il lavaggio del cervello.

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  7. Siamo il cancro del pianeta.
    No, non sono una sostenitrice dell'idea che "meglio estinguerci".
    Sono però una sostenitrice dell'idea che dovremmo vivere con più criterio! Non possiamo comportarci come un cancro. Guarda caso le zone ove si prevede una massiccia costruzione di strade con distruzione dei polmoni della terra sono quelle dove si prevede anche un boom demografico nei prossimi anni, senza che nessuno, ong,stati,organizzazioni internazionali, ecc facciano qualcosa.
    Ah sì, una cosa la fanno: continuare a preparare spot coi soliti bambini che sono denutriti e dicendo "aiutali,dona anche tu". Sono almeno 50 anni che lo fanno? E qui la natalità è ancora molto alta, le società arretrate. Ci prendono bellamente in giro, navigando nei soldi.

    Ci so dovrebbe preoccupare di fare tutti meno figli, in Europa, in America e specialmente in questi paesi, non perchè ce l'ho ocn loro o per motivi di razza, ma semplicemente perchè è qui che ne fanno di più.
    Questo è il risultato di anni e anni in cui chi doveva fare qualcosa, mandando lì soldi, non lo a fatto.

    Possibile che milioni di euro,dollari servono solo a comprare 4 matite ai bambini in un villaggio africano e a costuire una capanna come scuola?
    Oggi si pagano le conseguenze di questo prendere in giro: le migrazioni di massa e la distruzione ambientale ne sono la dimostrazione.

    C'è chi dirà che i "cattivi" siamo noi, visto che 1 di noi consuma come 10 o più di una persona nei paesi poveri; anche questo è vero, ma è anche vero che lì nascono a dismisura, giustamente vogliono svilupparsi come noi e quindi,con la connivenza della finanza e chissà chi, devono distruggere tutto.
    Logico.

    E adesso?

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    1. grazie di aver ricordato questo aspetto... dimenticato, il fatto che donare 2 euri per quei bambini poveri in c..ima ai lupi dove vivono in baracche, in miseria assoluta mi fa pensare che siamo noi la causa di ciò, se non dessimo niente (tanto non arrivano a loro gli aiuti ma spariscono prima), farebbero certamente meno figli, è provato, e vivrebbero meglio pure loro senza sovraccaricare il pianeta. idem in africa, dove da 200 milioni che erano siccome sono senza cibo e muoiono di fame, ora sono 1 miliardo.
      perciò aiutiamoli a fare meno figli e lasciamoli lì, basta adozioni a distanza che poi ce li mandano qui... prima o poi.
      al massimo aiutiamo i governi (creando dei controlli) nello sviluppo dell'agricoltura, sfruttando bene le rimanenti risorse e altro...

      saluti ai fedelissimi del blog di Bardi, tan lup

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    2. http://www.globalresearch.ca/the-davos-blind-eye-how-the-rich-eat-the-poor-and-the-world/5503273
      La meta' povera dell'umanita' ha perso circa meta' della sua ricchezza negli ultimi cinque anni.
      Un trilione di dollari e' stato tolto ai poveri per finire nelle tasche dei ricchi.
      Con buona pace di chi pensa all'istruzione, alla contraccezione, ai programmi di sviluppo nell'agricoltura ecc.

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    3. segue..
      http://www.sbilanciamoci.org/2016/01/leconomia-delle-diseguaglianze/
      Dice sostanzialmente le stesse cose dell'articolo in inglese.

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    4. un miliardo ti dice niente... fra poco saremo noi a morir di fame.

      un presidente africano negli anni '60 disse:

      politici europei se volete aiutarci non aiutateci più.

      così è se vi pare... saluti tan lup

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  8. Queste sono notizie che mi gettano nel più profondo sconforto. C’è solo una sensazione peggiore della consapevolezza della tragedia: il senso di impotenza.
    Ho trascorso buona parte della mia adolescenza nell’ingenuo idealismo, cercando di convincere amici e parenti dell’importanza del rispetto ambientale. Nel caso più fortunato mi veniva data ragione, senza che le abitudini della controparte venissero tuttavia cambiate. Nel caso meno fortunato ricevevo sberleffi, accuse di catastrofismo o andavo incontro a totale indifferenza.

    Ora ho poco più di trent’anni e la triste certezza di quanto la mia non fosse paranoia.
    Mi fa sorridere pensare all’idea che ebbi anni fa per un libro di fantascienza: mi immaginavo ottimisticamente un’umanità prospera, in equilibrio con l’ambiente circostante, la quale avesse archiviato definitivamente la folle idea di crescita infinita. Che avesse finalmente messo da parte individualismo e ingordigia, consapevole di quanti danni potessero infliggere ai sempre più fragili ecosistemi. Come? Con l’uso della tecnologia, riprogrammando il proprio codice genetico non per essere “di più”, ma “meglio”: non più forte, longeva, intelligente o potente, bensì più giudiziosa e responsabile. Pacifica.
    Ebbenesì, non a caso si sarebbe trattato di un libro di “fantascienza”.

    Forse l’unica alternativa all’estinzione è l’arrivo di una specie aliena che ci soggioghi o, molto meno oppressivamente, tolga di mezzo quella parte di umanità ovviamente insanabile e dannosa per tutta la specie. Lo so, trattasi di barare: in fondo suona come una versione new age dell’arrivo del messia o del monarca illuminato per giustificare un non impegno individuale :)

    Seriamente: voi come andate avanti? Dove lo trovate lo spirito per non mandare tutto a mare e per non disperarvi?

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    1. Il mio medico curante mi ha suggerito di non pensarci troppo ai problemi del mondo, se no si rischiano disturbi psichici.
      Siamo messi bene... avete capito?!
      Non ci dovete pensare! :-)

      Forse il mondo inizierà a ridurre la popolazione, perché l'automazione che si svilupperà già nei prossimi 5 anni con le fabbriche di 4a generazione;
      creerà milioni di disoccupati!

      http://www.wallstreetitalia.com/world-economic-forum-effetto-tecnologia-e-robot-51-milioni-di-disoccupati-entro-il-2020/

      Soltanto che, porterà anche disordini sociali e minore sicurezza e quindi ci saranno più controlli.

      Il futuro non è scritto.
      Non si sà come risolveremo il problema demografico,
      ma ho l'impressione che non sarà indolore.

      PS:
      Mi raccomando... dobbiamo versare tutti i contributi INPS perché, ci dicono che, tra 40 anni prenderemo la pensione! :-D
      (Se resusciteremo!)

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    2. Io cammino nella vita con la morte nel cuore.
      Vedo che stiamo distruggendo tutto ciò che è naturale.
      Mi consola il fatto che non è un mio modo di essere, ma lo condivido con i popoli della natura di tutto il mondo, che sono sempre meno perchè devastiamo i loro ambienti e li massacriamo.
      Ho la fortuna di vivere vicino al bosco.
      Vedo gli uccelli, anche aquile talvolta, le più piccole cince, vado a camminare nei boschi, ieri ho visto uno scricciolo.
      Respiro l'aria in mezzo a pini, abeti, faggi.
      Amo svisceratamente la natura.

      Tiziano

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    3. Così, spidernik 84:

      Capta capta capta
      l’attimo fuggente
      captalo anche se ritieni
      ve ne sia copia da una qualche parte
      ma tu non sai dove ne sia lo scrigno
      e sapendolo non dove ne sia la chiave
      la favilla che incendia la boscaglia
      la tua favella ammutolita che accese quella fata
      quella foglia accartocciata scricchiolante
      unica nel rompere silenzio della neve
      provengono da archivio universale
      quando ti raggiungono e ti chiamano
      non distrarti con un alibi e rispondi
      se vuoi che morte abbassi sguardo
      di verme calpestato s’accontenti
      e dalla vita tua grinfie ritragga.

      Un saluto , Marco Sclarandis.

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    4. Se si considera la loro identità, tutti gli esseri del mondo sono uno.
      L'uomo che ritrova l'unità originale dimentica la distinzione tra l'udito e la vista, si immerge così nell'armonia universale.
      Ponendosi nell'insieme dell'universo non ne vede piu' la perdita.
      Zhuang-zi

      Ciao Spidernik la vita è troppo corta per esser tristi.

      Angelo

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    5. Vi ringrazio. Cercherò di essere positivo. Forse dovrei smetterla con IlFattoQuotidiano tutte le mattine: ci son solo notizie deprimenti :D

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  9. Follia, siamo alla follia! Ma perchè l'avidità di pochi deve decidere sul destino di molti? Quando cominciamo a incazzarci veramente?

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  10. @ spidernik84:

    io invece rifletto su queste cose solo da una manciata di anni, e ricevo il tuo stesso risultato se ne accenno.. occhi sbarrati, voglia di cambiare discorso, far finta di non aver sentito, risposte acide tipo "ah beh allora ammazziamo un bel pò di gente" (una volta che stavamo parlando della distruzione con incendi di immense foreste non ricordo se in India o vicino, il cui fumo arrivava fino a Sumatra..).

    @ Madre terra: anche a me piacerebbe vivere vicino al verde.

    @ Alessandro Pulvirenti: una volta stavo parlando proprio della nostra sostituzione con un signore..e gli dicevo ,appunto,che spero non avvenga perchè altrimenti molte persone resterebbero disoccupate.. Il signore mi disse,da buon amante dei pc e della tecnologia in genere, che "si apriranno nuovi tipi di lavoro". Non ho detto nulla tranne sollevare le sopracciglia un pò incredula perchè ero sul posto di lavoro, però ho i miei dubbi che i nuovi settori che si apriranno saranno sufficienti ad assorbire i 2 o più miliardi di persone che ci saranno e quelli che nel frattempo saranno rimasti a casa.

    Ho tanta paura del futuro.
    Andrò a leggere l'articolo che hai consigliato su tecnologia e robot.

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    1. Oggi avviene tutto molto più velocemente; i nuovi settori che nascono raggiungono il massimo potenziale di occupazione e sviluppo in pochi anni, per poi ridursi.

      Addirittura ci sono alcuni settori di nicchia che sono diventati obsoleti ancora prima che si realizzassero i primi prodotti!

      Concordo con te sul fatto che: i nuovi posti che si creeranno nei nuovi settori, molto probabilmente, saranno almeno un'ordine di grandezza inferiori.

      Nei prossimi 15 anni il mondo subirà così tanti cambiamenti che, qualsiasi cosa immaginiamo oggi, potrebbe essere facilmente smentita.

      Il problema è sapersi adattare ai cambiamenti e gestirli nel migliore dei modi.

      La sopravvivenza di una specie (anche l'uomo), non è data dalla sua intelligenza, ma dalla sua capacità di adattarsi ai cambiamenti.
      Io penso che l'uomo abbia questa capacità, però tali cambiamenti difficilmente saranno indolore.

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    2. @Laura: piena comprensione. E' la sindrome di cassandra: ammoniamo e mettiamo in guardia, veniamo ignorati e subiamo la beffa dell'aver (probabilmente) ragione. Paradossalmente, "effetto cassandra" è il nome di un blog che dovremmo conoscere bene :)

      Riguardo al signore del pc: comprensibile. Mi trovo nella curiosa condizione di essere forse parte dell'unica generazione che abbia potuto vivere il passaggio da una società senza smartphone e computer ad una società totalmente immersa in questa tecnologia. Da giovincello ero entusiasta di questo cambiamento: avrei potuto conoscere tante persone nuove, comunicare istantaneamente e a distanza con amici, imparare un sacco di cose.
      Ne feci il mio lavoro e quasi dieci anni dopo l'entusiasmo, inutile a dirlo, è svanito. La società è troppo tecnologica e mi fa spavento essere circondato da così tante persone che non si parlano, piegate sui loro schermi e immerse in un mondo di luci e suoni, incapaci di relazionarsi di persona perché disabituate ad interagire con altri umani vis-a-vis. Sarà che vivo in Scandinavia, dove la natura degli abitanti facilita questo isolamento, ma girare per l'Italia di oggi dà la possibilità di vedere segnali ugualmente preoccupanti.
      Ora, l'automazione dei processi produttivi è un discorso a sè, resta il fatto che oramai per me la tecnologia è solo una mercenaria al soldo del capitalismo, la figlia bastarda di un modello di crescita che tutti voi sapete essere insostenibile. E non mi si dica che "eh ma è l'uso che se ne fa". Ok, allora cominciamo a togliere di mezzo nonsense come le macchine per caffè controllabili via smartphone, le televisioni da mille mila pollici e tante altre idiozie che l'umanità, in fondo, così tanto non l'aiutano.

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