Benvenuti nell'era dei ritorni decrescenti


giovedì 14 gennaio 2016

LA SOVRAPPOPOLAZIONE È UN PROBLEMA ?


di Jacopo Simonetta

Articolo tratto da  "Overshoot n. 7", Bollettino dell'Associazione Rientrodolce. 

Le parole hanno un significato e da come si usano si può capire come funziona la mente di chi parla o scrive.

Prendiamone una che oggi si incontra spessissimo: problema.

In pratica, quando una determinata situazione viene definita “un problema” s’intende dire che è una cosa più o meno spiacevole, magari anche pericolosa, ma che opportune azioni possono, almeno in teoria, ricondurre il tutto entro l’alveo della normalità (altro termine su cui ci sarebbe molto da dire).
Dunque è questo che intendiamo quando diciamo che la sovrappopolazione è un problema?  Se si, vuol dire che ci devono essere delle azioni atte a risolverlo, questo problema; altrimenti utilizzeremmo altri termini come, ad esempio, “catastrofe”.

Ma che vuol dire “catastrofe”? Comunemente, lo sappiamo, indica un evento improvviso, tale da provocare danni molto elevati, anche irreparabili.
In un contesto scientifico, indica più genericamente un cambiamento molto rapido e consistente nell'andamento di una funzione. Un modo molto asettico di indicare eventi che, spesso, hannoconseguenze devastanti, perlomeno alla scala dimensionale cui ci si sta riferendo.

Insomma, riferito alla realtà quotidiana di tutti noi, vogliono dire la stessa cosa, ma il significato scientifico ci interessa perché si porta dietro la spiegazione di come avviene la formazione di una catastrofe. Impariamo così che se gli effetti sono repentini, le cause, al contrario, si accumulano silenziosamente per un periodo anche molto lungo, senza che succeda praticamente niente.  Ed è proprio questa dilazione degli effetti rispetto alle cause che impedisce un tempestivo adattamento, provocando quindi effetti dirompenti.

Ad esempio, se, un poco per volta, si accumula un carico eccessivo su una trave di legno, un osservatore accorto avrà modo di vedere che pian piano si flette, vi compaiono fenditure caratteristiche e nel silenzio si udirà scricchiolare.  Ci sarà quindi il tempo per spostare i mobili. Viceversa, se si eccede nel caricare una trave di cemento armato, non si vedranno segni di sorta finché un giorno, all'improvviso, la trave cederà di schianto.  E se vi capita di sentire scricchiolare una trave di questo tipo, non pensate ai mobili, ma a scappare perché è già troppo tardi.

Considerando che i principali effetti della sovrappopolazione sono l’aumento della disoccupazione, l’incremento dei flussi migratori, lo sgretolamento delle strutture sociali, la distruzione di ecosistemi, la perdita di biomassa e di biodiversità, l’erosione dei suoli ed altri simili, non credo che ci sia molto bisogno di dilungarsi sul fatto che la trave stia scricchiolando molto forte e non da adesso.

Ma potremmo forse fare qualcosa per evitare il peggio che incombe?

In effetti, fin dagli anni ’60 del ‘900, quando la tendenza demografica è diventata evidente, c’è stato un fiorire di proposte, perlopiù concentrate sulla riduzione delle nascite, ma non hanno funzionato.  A livello globale, la curva demografica reale ha ricalcato quasi perfettamente quella prevista negli scenari “business as usual”.

In parte perché solo alcuni paesi hanno ridotto sufficientemente la natalità ed anche questi troppo lentamente. Ma soprattutto perché l’aumento vertiginoso della popolazione è dipeso prevalentemente dalla riduzione della mortalità, un fatto direttamente correlato con l’aumento delle produzioni agricole ed al miglioramento dei servizi sanitari più o meno in tutto il mondo.

Sicuramente le due conquiste della modernità più universalmente apprezzate. Ma conquiste direttamente dipendenti dal tipo di sviluppo economico che abbiamo avuto, poiché solo questo tipo e questo livello di crescita economica poteva mettere a disposizione le immani risorse necessarie ad un tale sviluppo della scienza e dell’industria medico-farmaceutica, così come per l’industrializzazione dell’agricoltura, lo sviluppo dei trasporti ecc.

Sappiamo per esperienza che crescita economica significa maggiori opportunità di guadagno, oltre che più beni e più servizi da acquistare. E’ intuitivo che ciò favorisca sia la natalità che la longevità; dunque la crescita demografica.   E’ invece molto meno evidente che, alle lunghe, proprio il perdurare della crescita demografica finisca con l’erodere l’economia. Eppure tutti sanno ( o dovrebbero sapere) che una famiglia deve scegliere se pagare l’università al figlio, acquistare una macchina nuova, andare in vacanza in un albergo di lusso o mettere al mondo un altro bambino. Semplicemente perché non ci sono risorse sufficienti per fare tutte queste cose contemporaneamente, a meno che non si guadagni di più.   Ma guadagnare di più significa per l'appunto crescita economica.

E, malgrado la frenesia di governi, banche, imprenditori ecc. la semplice verità è che i presupposti per la crescita economica non ci sono più. Al di la dei trucchi contabili, l’occidente è in recessione da quasi 20 anni oramai; ed il resto del mondo, alla spicciolata, ci segue.

Andamento di PIL, debito federale e borsa negli USA. I dati del PIL,
 corretto 
dalle manipolazioni contabili, sono tratti da John Williams,
”Shadow Government 
Statistics”)
In estrema sintesi, crescita demografica e crescita economica si rinforzano vicendevolmente, ma fra le due è la crescita economica che fa aggio sull'altra perché, se l’economia si contrae, la mortalità inevitabilmente sale,  mentre la natalità può sia aumentare che diminuire a seconda di molti fattori,
principalmente il livello d’autonomia decisionale delle donne in seno alla società.

Dunque: esiste una soluzione del problema? Secondo me, dipende da cosa chiamiamo “soluzione”. Se intendiamo dire che esiste un modo per riportare l’umanità in equilibrio con le superstiti risorse del pianeta in maniera non traumatica, direi certamente: NO.

Qualunque intervento anche solo teoricamente adottabile dalle pubbliche autorità non sortirebbe effetti sensibili prima di alcuni decenni, mentre gli effetti della contrazione economica si stanno già facendo sentire in alcuni paesi e, con ogni probabilità, cominceranno a farsi sentire su scala globale nel giro di 10-20 anni da adesso.   Dunque molto prima ed in modo, purtroppo, molto più rapido.

Insomma, per una volta è vero il detto “il problema è la soluzione”, ma ciò non significa che siamo eticamente autorizzati a stare a guardare la fine della nostra civiltà con le mani in mano, magari sogghignando “io l’avevo detto”.  Al contrario, è proprio quando la barca affonda che bisogna darsi maggiormente da fare.

Per cominciare, ridurre la natalità non sarà certamente sufficiente a riportare la situazione entro i limiti di sostenibilità, ma può fare moltissimo per ridurre il carico di sofferenza collettiva nel prossimo futuro.   Soprattutto, può dare un contributo cruciale nel flettere la curva della popolazione abbastanza in fretta da permettere agli ecosistemi di recuperare abbastanza da poter assicurare una vita decente ai discendenti dei superstiti.

Del pari, studiare ogni possibile modo per ridurre i propri impatti personali e collettivi sul pianeta, ben lungi dall'essere inutile, aiuterà a guadagnare tempo, lenire almeno un poco le situazioni più disperate e, soprattutto, elaborare i presupposti per la nascita di una civiltà futura molto diversa da quella attuale.

Per non parlare dell’urgenza di elaborare e sperimentare forme di aggregazione sociale e forme di economia di sussistenza preadattati, entro i limiti del possibile, alle condizioni socio-economiche e politiche probabili nel futuro a medio termine.

Un altro campo d’azione sterminato è occuparsi di trasmettere ai posteri almeno una parte dell’immenso patrimonio d’arte e scienza che abbiamo generato e accumulato attraverso secoli. E’ estremamente improbabile che le civiltà del futuro abbiano a disposizione i mezzi che abbiamo avuto noi, semplicemente perché le risorse necessarie non esistono più. Ma proprio per questo dovremmo preoccuparci, forse ancor più che di qualunque altra cosa, di proteggere questo nostro straordinario prezioso patrimonio dalla distruzione dei decenni venturi. Abbiamo ben visto di quali danni siano capaci gruppi di fanatici: quali saranno le conseguenze degli inevitabili e drastici tagli ai bilanci di università, musei, biblioteche, eccetera?

Infine, non dobbiamo dimenticare mai che se poco può essere fatto per lenire la durezza dei tempi a venire, moltissimo possiamo invece fare per rendere tali tempi molto, ma molto peggiori.  Il dilagare di nazionalismi e fanatismi di ogni sorta, il diffondersi di pensieri del tipo “ci vorrebbe un uomo forte” o “si stava meglio quando si stava peggio” e simili, sono tutti dei “dejà vu” in altre epoche di profonda crisi, che dovrebbero metterci all'erta.

Mantenersi impermeabili a questi richiami e cercare di contrastarli dovrebbe essere una delle occupazioni quotidiane di chi desidera dare il suo piccolo contributo ad una decrescita che, se non sarà felice, si può sperare che sia almeno “passabile”.  Evitando di farne l’incubo che, apparentemente, sempre più persone stanno cercando di materializzare.   Perlopiù per lo spasmodico desiderio di evitare l’inevitabile, quasi che fosse possibile riportare indietro l’orologio delle storia ad epoche in cui, è vero, si viveva meglio di oggi.   Ma è proprio in quelle epoche che abbiamo stoltamente sovraccaricato le strutture vitali del pianeta. Tornare indietro non servirebbe quindi a nulla; meno male che non è possibile.



15 commenti:

  1. La sovrappopolazione é probabilmente Il problema. Nel senso, credo, che anche se risolviamo tutti gli altri, ma non risolviamo quello, prima o poi arriveremo ad un limite di rottura comunque, anche per il fatto che gli emergenti non accetteranno, presumibilmente, di rinunciare al livello di consumo occidentale.
    Ma il fatto che le nascite in paesi a gdp per capita simile come Norvegia e petromonarchie siano agli antipodi ci indicano che l'aspetto culturale puó essere il fattore determinante. Io non vedo il futuro a breve termine già tracciato per certo. Potresti Jacopo dare un link dei dati sul PIL USA? Perché non mi convincono del tutto. Ciao e grazie

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    1. qui ti dicono in sintesi cosa fanno, come lo fanno e quanto chiedono per farlo ;-)

      http://www.shadowstats.com/subscriptions

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  2. il buonismo dei tempi passati ed attuale hanno causato i nostri problemi odierni. Avidità, lussuria, superbia, gola agiscono meglio se nascosti dietro una cortina di opere buone. Ovviamente l'essere umano non è attrezzato per accorgersi del tranello: non se n'è accorto ieri, nè se ne accorge oggi, nè se ne accorgerà domani, perchè dietro abbiamo una intelligenza assai superiore: quella di satana. E mi raccomandò: continuate ad essere dei buonisti, che a lasciare la strada vecchia per la nuova, si sa cosa si perde, ma non si sa cosa si trova. D'altronde le strade per l'inferno sono lastricate di buone intenzioni e seguire Gesù costa fatica e spesso sofferenza, anche se supportata. Non per nulla anche molti di quelli che dovrebbero seguirla, hanno preferito il buonismo.

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  3. Intanto sui media di regime va sempre alla grande la favoletta dell'indipendenza petrolifera yankee entra il 2020 grazie allo shale oil; mentre in Europa qualcuno in questo blog ha scritto che si stanno convertendo alcune raffinerie alla gestione delle sabbie bituminose. E il prezzo sotto i 30 $/b del greggio non dovrebbe mandare a puttane la sua produzione?
    Non si capisce più nulla, l'economia petrolifera non ha più nulla di lineare...

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  4. Mia modestissima opinione: analisi delle cause fondamentali perfetta, degli esiti pure, ma la raccomandazione di stare alla larga dai nazionalismi è solo ideologica. La globalizzazione è il problema, in realtà - e non credo serva dilungarsi su questo - insieme alla distruzione civile e sociale, prima e più ancora che istituzionale, degli Stati nazionali, così come del patriottismo inteso come legame di sangue e di terra. Consentendo anzi favorendo l'immigrazione incontrollata, la finanziarizzazione dell'economia e tutto il resto, non salveremo né valori né arte, solo consegneremo l'Europa (tra le altre aree) alla barbarie.
    Per quanto al "razzismo" sottinteso nel testo come minaccia da combattere, questo è sicuramente più proprio di chi favorisce l'immigrazione e storicamente dei colonialisti che oggi predicano l'accoglienza. Al confronto, il colonialismo italiano potrebbe essere preso come esempio diametralmente opposto e positivo.
    Sono perfettamente cosciente del fatto che si tratta di un argomento in cui l'ideologia mondialista ed egualitaria non si farà facilmente scalzare, e questo è e sarà una concausa della catastrofe già in corso.

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  5. Al contrario!
    Si capisce benissimo che la finanza potrebbe cambiare l'economia, e l'economia mutare l'etologia ovvero il comportamento umano, cioè la politica, e questa rete fortemente connessa di cambiamenti potrebbe avvenire nel corso di una sola generazione.
    Se solo la rete composta dai famosi sei gradi di separazione, cioè l'umanità pura e semplice, si decidesse con le poche buone maniere residue a salvare il salvabile.
    Non m'interessa fare pronostici troppo accurati, anche se la tentazione rigurgita quasi quotidianamente, al seguire la cronaca.
    E non c'é solo l'economia petrolifera ad essere caotica, ma ogni genere d'attività umana.Nel male ma anche nel bene.
    Ricordo uno dei fatti poco conosciuti della biofisiologia umana, in particolare.
    La Potatura neuronale.
    Senza di essa non arriveremmo nemmeno alla gioventù, ma impazziremmo prima nel vano tentativo di possedere un cervello iperconnesso.
    Già quello superconnesso, da dentro, sta manifestando con le ultraconnessioni , da fuori, i limiti insuperabili, pena la disintegrazione della mente.
    Potare, attualmente vuol dire potere.Dal non confondersi con lo sradicare, l'amputare ed il troncare.

    Marco Sclarandis

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    1. Molti spunti interessanti: molto dipende dal pubblico, autoreferenziale ed orientato per il 99% ai servizi alla persona, a maggior ragione in uno stato dove intermedia più della metà delle gestione delle risorse come il nostro.

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  6. La seguente formuletta matematica:

    Numero di persone X Consumo medio pro capite = Tot consumo risorse

    mostra con chiarezza disarmante che (cercare di) risolvere, ma ormai forse è meglio dire: governare/limitare, gli attuali gravi squilibri ambientali e sociali intervenendo solo sul versante del consumo/distribuzione delle risorse e trascurando completamente l'aspetto demografico-quantitativo, è oggettivamente IMPOSSIBILE!

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  7. ... La seguente formuletta matematica:

    Numero di persone X Consumo medio pro capite = Tot consumo risorse ...

    ...è tragicamente banale e semplicistica, chi si occupa di statistica sa cosa intendo dire: ad esempio il "Consumo medio pro capite" è una media appunto, ma non può essere calcolato mettendo dentro popolazioni diversissime tra loro (ad es. 100 persone che consumano 1 verrebbero messe insieme ad 1 persona che consuma 100!).
    Il problema se mai è che la persona che consuma 100 ha fatto credere a quella che consuma 1 che è il suo il modello di vita giusto, .... e gli sta vendendo il 99 mancante!
    Se vogliamo anche solo pensare a soluzioni realistiche di qualsiasi problema dobbiamo approciarlo in modo pìù corretto, sia matematicamente che eticamente.

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    1. Giusto. Non e' con una formuletta acchiappatutto che si risolve una questione cosi' intricata come quella della sovrappopolazione.
      Anzi probabilmente la si aggrava.
      Come giustamente suggerisce l'articolo:
      "studiare ogni possibile modo per ridurre i propri impatti personali e collettivi sul pianeta, ben lungi dall'essere inutile, aiuterà a guadagnare tempo, lenire almeno un poco le situazioni più disperate e, soprattutto, elaborare i presupposti per la nascita di una civiltà futura molto diversa da quella attuale."

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    2. La maniera eticamente e matematicamente corretta di approcciare il problema e quella più adeguata x avvicinarsi a soluzioni realistiche è ritenere che 1.5 o 7.5 o 10 mld di abitanti/produttori/consumatori abbiano il medesimo 'ecological footprint' complessivo (per tacere delle ricadute socio-economiche) oppure sostenere, come si sente dire ogni tanto, che gli attuali 7.5 mld di abitanti (umani) del Pianeta potrebbero tranquillamente essere ospitati in un solo Stato grande come il Texas??? Ma anche lasciando da parte i "massimi sistemi", è eticamente e matematicamente corretto e avvicina a soluzioni realistiche (continuare a) procreare in maniera "bestiale" quando hai già ben poco a disposizione x te stesso/a? Certo, in troppe aree del Pianeta l'elevata fecondità è ancora considerata motivo di orgoglio a livello comunitario-locale e spesso un elevato numero di figli continua a costituire una sorta di forma primaria di Welfare, ma anche/soprattutto per questi motivi occorre(rebbe) compiere un'opera capillare e diffusa di sensibilizzazione culturale e favorire anzichè ostacolare (x motivi ideologici) la circolazione dell'informazione relativa ai concreti benefici delle moderne pratiche di birth control & family planning'...

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    3. .... Faccio un altro esempio più calzante: totale persone 100 di cui 80 consumano 1 e 20 consumano 100 --> totale consumo 2080.

      Se 100 è un numero grande (e non ho splittato la media come invece ho fatto nell'esempio) e vedo solo il consumo totale dico subito: riduciamo i 100 (e sicuramente vado da quegli 80 così prolifici).

      Supponiamo che magicamente elimino gli 80.

      Il giorno dopo mi accorgo però che il totale del consumo non è poi cambiato così tanto: --> 2000 contro 2080.
      Morale, usando meglio la statistica (branchia della matematica) avrei capito che era più corretto ed etico cominciare a risolvere il problema dai 20 che consumano un po' troppo (magari inducendoli anche a riprodursi di meno).

      Don't worry, è un errore frequente anche nelle aziende, agiscono senza studiarsi bene il problema e calano la mannaia, spesso a casaccio: i risultati li vediamo tutti i giorni.

      Saluti

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    4. Diciamo allora che rig.do a problemi indubbiamente complessi/complicati come quelli ecologici & sociali attuali (nessuno pensa di risolvere tutto quanto con formulette semplici come quella di cui sopra, ma ciò credo debba valere anche per il reiterato 'mantra' di una migliore redistribuzione planetaria delle risorse) risulta opportuno/necessario (cercare di) intervenire CONTEMPORANEAMENTE su ENTRAMBI i "corni" del dilemma: da una parte gli elevati consumi medi (spec.te legati all'impiego di combustibili fossili con rel.va elevata produzione di gas climalteranti) nei Paesi sviluppati e dall'altra la tuttora elevata fecondità media nei Paesi poveri, che (rimasta ai livelli precedenti i benvenuti imponenti progressi medico-sanitari degli ultimi decenni con relativo abbattimento della mortalità infantile) provoca gravi squilibri con le risorse ragionevolmente disponibili, squilibri che ormai risultano in tutta la loro tragica evidenza anche al di fuori di quelle aree; mi sembra sia eticamente sia matematicamente ineccepiblie che ciascuno faccia la propria parte...

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    5. Così va già meglio, sono d'accordo!
      L'impresa è così difficile che bisogna unire gli sforzi.
      Il più possibile.

      Buona serata a tutti.

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