Benvenuti nell'era dei ritorni decrescenti


sabato 16 gennaio 2016

Il collasso dalla produzione di petrolio di scisto

Da “srsroccoreport.com”. Traduzione di MR (via Maurizio Tron)

Non dobbiamo più aspettare il collasso del petrolio di scisto statunitense, è già iniziato. Sfortunatamente, è una cattiva notizia per il governo statunitense e per l'economia interna. Il crollo della produzione petrolifera interna metterà a dura prova il sistema finanziario fortemente basato sul debito nei prossimi anni.

Secondo il recente Rapporto sulla Produttività delle Trivellazioni della Energy Information Agency (EIA), la produzione di petrolio di scisto dei principali giacimenti è prevista in declino di 116.000 barili al giorno nel gennaio 2016. Anche se la produzione di petrolio di scisto complessiva statunitense è prevista in calo del 12% dal suo picco del marzo 2015, uno dei giacimenti più grandi in Texas è in calo di un esorbitante 30%:




Il Giacimento di Petrolio di Scisto di Eagle Ford in Texas ha raggiunto il picco a 1,7 milioni di barili al giorno (mb/g) nel marzo del 2015 ed è previsto in in discesa a 1,2 mb/g per il prossimo mese (gennaio 2016). Di nuovo, così dice il Rapporto sulla Produttività delle Trivellazioni della EIA che basa le sue cifre su stime. Tuttavia, si potrebbero verificare dei declini persino maggiori in alcuni di quei giacimenti, nel momento in cui escono i dati reali nei mesi seguenti.

Per Eagle Ford essere in calo del 30% (più di 500.000 barili al giorno) in meno di un anno... E' UNA COSA GROSSA. Avevo avvertito dell'arrivo del collasso della produzione del petrolio di scisto statunitense da più di un anno, ormai. L'idea che gli Stati Uniti sarebbero diventati energeticamente indipendenti ora è MORTA DI SICURO.
Ecco il grafico che mostra la produzione dei 4 principali giacimenti statunitensi di petrolio di scisto:


La produzione totale statunitense di petrolio di scisto per gennaio 2016 è prevista essere di 4,67 mb/g, in calo dal picco di 5,3 mb/g del marzo 2015. Si tratta di un declino di 630.000 barili al giorno dal picco.

Ecco i dati dei singoli giacimenti di petrolio di scisto dal picco:

Eagle Ford = -510.000 barili al giorno
Bakken = -140.000 b/g
Niobrara = -142.000 b/g
Permian = +144.000 b/g

La produzione petrolifere del Permian è in aumento in confronto agli altri giacimenti di petrolio di scisto perché una grande percentuale del giacimento consiste in pozzi di petrolio convenzionale. Pertanto, le società nel Permiano stanno ancora aggiungendo pozzi convenzionali, che è il motivo per cui la produzione continua ad aumentare.

Ecco un grafico di Jean Laherrere sul picco e il declino della produzione petrolifera del Nord Dakota (Bakken):


Se la produzione di petrolio di scisto statunitense ha già visto un declino del 12% nella produzione complessiva, allora le previsioni per Bakken (il Nord Dakota mostrato sopra) molto probabilmente si avvereranno. Il che significa che la produzione complessiva di petrolio di scisto statunitense potrebbe crollare del 80-90% entro il 2025. Sarebbe davvero una brutta notizia per la Fed e per il Tesoro statunitense.

Il governo statunitense non sarà più in grado di comprare petrolio straniero con dollari o Buoni del Tesoro statunitensi. Se consideriamo il collasso della produzione petrolifera statunitense e il crollo delle importazioni petrolifere, l'economia statunitense sarà in un mondo di dolore entro il 2020... ed in cattive acque entro il 2025.

Questa è la stessa ragione per cui credo che l'oro e l'argento fisico siano i beni migliori da possedere in questo periodo. Perché? Perché il valore della maggior parte dei beni cartacei e fisici (come l'edilizia) collasserà insieme alla produzione petrolifera statunitense.

Per coloro che pensano che il solare e l'eolico ci salveranno... potete DIMENTICARLO. Presto pubblicherò un articolo sul perché solare ed eolico sono vicoli ciechi e non devono essere contati per fornire al mondo una grande percentuale di produzione energetica affidabile.


24 commenti:

  1. Attenzione alla glossa finale, è rimasta nell'articolo!

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  2. Grazie per la segnalazione - tolta la glossa. Come si vede, pubblichiamo anche cose sulle quali non siamo completamente d'accordo. Anzi, con le quali siamo completamente in disaccordo!

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    1. Doc, ci dici finalmente che ne pensi dell'investimento in metalli preziosi? Che idea ti sei fatto dell'andamento di prezzo che potranno avere?

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    2. Io resterei liquido, non escludo che le materie prime caleranno ulteriormente nel 2016. Unica eccezione forse l'oro, ma non ci metterei la mano sul fuoco, entrerei solo se le borse dovessero continuare a scendere nei prossimi giorni.
      Alla larga da prodotti bancari, obbligazioni e azioni, al momento la sola cosa sicura è la liquidità.

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    3. Le fluttuazioni del prezzo del petrolio sono una normale applicazione della legge della Domanda & Offerta.
      Il prezzo probabilmente calerà ancora per poi risalire, le società meno solide falliranno o saranno assorbite, le altre ripartiranno.
      Piano piano (o magari anche forte) gli investimenti risaliranno e si scopriranno nuovi giacimenti e nuove tecniche, la produzione salirà e poi arriverà, con sorpresa di tutti, una nuova crisi.
      Il picco... il picco esiste, ma non è una cosa semplice, intanto ci sono nuovi giacimenti da scoprire e nuove tecnologie da applicare, il calo repentino paventato da libri belli quanto fallaci tipo Crepuscolo nel deserto non ci sarà, semplicemente le oscillazioni sui prezzi saranno sempre maggiori perché nuovi giacimenti e tecnologie innovative costano più delle vecchie.
      Questo sino a quando il petrolio non sarà sostituito dalle rinnovabili in misura massiccia, non manca molto ma faremo probabilmente in tempo a vedere una nuova risalita er una nuova discesa dei prezzi.

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  3. Ragionamento strano quello di quest'articolo... e' ovvio che se il prezzo di mercato del petrolio cala le produzioni non remunerative o n perdita vengono cessate finche' la situazione non cambia.
    D'altra parte lo stesso identico problema se non peggiore e' successo con la ricca incentivazione del fotovoltaico: quando venne stabilita, i governi (spinti da TUTTI i catatrofisti) scommisero sul fatto che oggi il petrolio, ormai prossimo alla fine, sarebbe stato venduto a 600 dollari al barile, non a 30... per cui chi approfitto' di quell'incentivazione, scommettendo sul contrario riguardo al petrolio, cioe' sul fatto che il picco non ci sarebbe stato, o perlomeno non adesso, e che ci sarebbe stata addirittura deflazione, e quindi il valore allora fissato dell'incentivazione sarebbe rimasto grande, fece un grosso affare.

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  4. Secondo me la grande disponibilità attuale di petrolio nel mercato è una conseguenza del bassiismo EROEI del petrolio non convenzionale. La sequenza degli eventi potrebbe essere interpretata cosi:
    1) 2014 il prezzo veleggia stabilmente sopra i 100 $/barile
    2) la domanda viene gradulamente erosa dal prezzo altissimo
    3) a causa del calo della domanda il prezzo cala sotto il livello di 80 $/barile
    4) il (relativamente) basso prezzo causa una diminuzione della produzione e ciò, in una situazione normale dovrebbe aver stabilizzato i prezzi fermandone la caduta.
    5) invece poichè la produzione è stata tagliata laddove il costo di produzione era eccessivo ( ovvero EROEI basso), ciò ha provocato un AUMENTO del pertolio disponibile sul mercato. Cioè sembra prorio che tali produzioni consumassero più petrolio di quanto ne producessero.
    6) da li in poi è stata la catastrofe dei prezzi a cui sta seguendo la catastrofe degli investimenti sul petrolio difficile.

    In conclusione questo crollo del prezzo sembra proprio il canto del cigno dell'era perolifera. Il petrolio difficile è destinato a restare per sempre sepolto, bloccato dalla barriera energetica negativa (EROEI inveriore a 1) che ne impedisce l'estrazione.

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    1. Guarda che in questi ultimi anni non c'è stato nessun calo della produzione di petrolio, siamo arrivati nel 2015 a sfiorare addirittura i 95mbg!!!

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    2. In realtà si tratta del canto del cigno non solo dell'era petrolifera ma dell'era economica, almeno come l'abbiamo conosciuta.
      Quello che talvolta si dimentica è il ruolo del debito (o del credito secondo la parte della barricata) - ved. Gail Tverberg.
      Con la distruzione della capacità produttiva petrolifera anche il debito collassa, quindi collassano anche le speranze di sviluppare una infrastruttura anche lontanamente sufficiente di energie rinnovabili (+ elettrificazione degli usi finali).
      E' il canto del cigno e basta. Se poi sarà un solo grande collasso o, come auspica Dmitry Orlov, numerosi collassi più contenuti, sarà tutto da vedere, e in ogni caso non potremo farci niente, né con i comportamenti individuali né con alcuna scelta della "grande" politica.

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    3. ma pure i consumi crescono, come la popolazione (una germania in piu' di gente ogni anno)

      http://ugobardi.blogspot.it/2016/01/picco-del-petrolio-e-quello-vero.html

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    4. disastro il debito collassa

      Se il debito collassa quello che riparte da zero e' solo il debito, non tutto il resto. Le infrastrutture fisiche restano esattamente le stesse che c'erano prima. Semmai, viene spazzato via cio' che era funzionale solo al sostenimento del servizio del debito, e disfunzionale a tutto il resto (vedi ad esempio la tassazione da rapina che oggi serve a sostenere il debito pubblico, e che finisce per avere pesantissimi effetti su tutto il mercato e la struttura sociale, distorcendoli attraverso l'uso sempre piu' pesante e oppressivo della forza fisica dello Stato, in modo abietto)

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    5. Se collassa il sistema del debito, cioè per semplificare alle industrie non si fa più credito, con cosa funzionerà tutto il sistema, dal trasporto dei carburanti e del cibo, alle reti elettriche, alla produzione di pezzi di ricambio ecc ecc?

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    6. @francesco
      Vedrai che trovano un'altra strada: ad esempio, facendo passare il "nero" dal 15 al 100 per cento dell'economia.
      Il tecno-economicismo che ammorba le nostre menti come una malattia mentale e ci rende inconcepibile alcunche' non sia rigorosamente calcolato e pianificato, ci ha fatto dimenticare che "everything goes".

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  5. ciò che non puole la buona volontà ed il buon senso, puole la convenienza economica. Basso prezzo, scisto antieconomico, che rimane dov'è, almeno fintanto che non serve per usi più importanti dei consumistici. Militari?

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  6. Non so mica se voglio
    Metter la rima a petrolio
    Poi se aggiungo barile
    Dove vado a finire?

    Preferisco solare
    Che mi fa ben sperare
    Che presto andremo al mare
    A lasciarci abbronzare

    E prendere una nave
    Che non sa dove arriva
    Che vada alla deriva
    Ma senza mai affondare

    Un navigare lento
    Come nel quattrocento
    Quando Colombo andava
    Con l'energia del vento



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  7. La riduzione della produzione di petrolio da scisto verrà compensata dalla produzione Iraniana che sta per arrivare.
    Quindi, si prevedono ancora per un pò prezzi bassi.

    Se poi anche la crisi economica mondiale (crollo delle borse) ci mette lo zampino, penso che il prezzo del petrolio potrebbe crollare ancora di più.

    Investimenti sicure, di questi tempi, non ce ne sono.

    I metalli preziosi (oro e argento) dovrebbero salire velocemente quest'anno; se non lo hanno già fatto, vuol dire che le persone non si rendono ancora conto della situazione.

    Appena fallirà una banca importante (di media grandezza) sarà molto più chiara la situazione di pericolo.

    Chiaramente, durante un crollo della borsa del 50% o più, anche i metalli preziosi potrebbero perdere valore, temporaneamente, ma molto meno della borsa.
    Appena le persone capiranno cosa sta succedendo, gli acquisti in metalli preziosi saliranno alle stelle, se le persone faranno in tempo a salvare qualche risparmio; se no, non ci saranno soldi per comprarli.

    In una situazione del genere, ci dovrebbe essere una leadership Europea/mondiale che sappia gestire la cosa; ma mi sembra che gli interessi divergenti tra i vari Paesi, non permettano soluzioni facili.

    Gli interessi geopolitici hanno creato questa abbondanza artificiale di petrolio,
    la quale sta facendo grossi danni all'economia, forse maggiori di quelli previsti.
    La stampa di moneta delle banche centrali, è riuscita a intiepidire i problemi, semplicemente gonfiando la bolla ancora di più; con il rischio che se esplode, farà molti più danni.

    Penso che una crisi economica attuale si rivelerebbe molto più grave di quella del 2008.
    Ci dovrebbero essere molti cambiamenti nella nostra società per evitare i disastri, ma non c'è nessun interesse politico (USA) per evitarli.

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    1. In genere i prezzi bassi delle risorse (petrolio in primis) aiutano i Paesi occidentali (sviluppati) a riprendersi; difatti le economie non stanno andando male.

      Il problema è che i fallimenti nel settore petrolifero potrebbero avere un effetto domino.
      Falliscono le società e le banche che gli hanno prestato i soldi.

      In una situazione del genere, solo la banca centrale ha le risorse per poter intervenire. Può darsi che lo farà ed eviterà che la situazione degeneri.

      Tutto dipende dalle azioni che intraprenderanno i poteri forti (banche centrali, politica, militare, ...)

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  8. La diminuzione della produzione in USA ha essenzialmente motivazioni economiche non geominerarie. Tutti i giorni ci sono aziende del settore che falliscono o quantomeno vanno nei guai. E nessuno mette in opera nuovi pozzi.
    Ma questi bassi prezzi potrebbero durare poco: se nessuno fa ricerca e sviluppo molti pozzi attualmente in funzione si esauritanno e ci sarà poco petrolio in giro.. e torneranno anche in auge gli oil shales (per quanto non saprei. ..)

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  9. Io so che fino a poco fa qui si parlava di picco e scarsità. Oggi siamo inondati di petrolio a prezzi incredibilmente bassi. Qualcuno può tirare fuori una teoria soddisfacente che spieghi quello che sta accadendo?

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    1. @Vladimiro

      la teoria che cerchi ha nome Collasso di una civiltà di quella civiltà (si fa per dire perchè il nome corretto é Imbecillità) che si era illusa di poter costruire Utopia (=crescita di benessere indefinito per tutti, anche questi tutti in crescita illimitata) in uno stato di esistenza dove convivono la limitazione delle risorse disponibili e l'impossibilità genetica del singolo di essere bastante a se stesso.

      Anche questa Utopia ha un nome: si chiama Cacchianesimo. Ma non lo si può dire , é tabù!

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    2. si tratta di normalissime fluttuazioni, prima costava moltissimo anche 140$ al barile, ora pochissimo, in un prossimo futuro il prezzo si impennera. Non ci sono teorie da mettere in campo ma solo la matematica, siamo in un sistema che sta oscillando e che andra a divergere. Distruggendosi.

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    3. La "legge" che sta alla base di qualsiasi scambio economico di mercato: la legge della domanda e dell'offerta.

      C'e' chi ha bisogno di comprare petrolio, ma c'e' anche chi ha bisogno di venderlo, o comunque di scambiarlo con qualcosa che gli permetta di sopravvivere. Qui si parla spesso del fatto che nei paesi ricchi di materia prima si forma una struttura sociale di redistribuzione che crollerebbe se l'introito dallo scambio di quella materia prima venisse meno, e primo ufficio delle strutture sociali e' mantenere l'omeostasi, cioe' resistere, resistere, resistere.

      Vale anche per chi vende idee sui vari picchi e collassi.

      Alla fine, se l'omeostasi non e' piu' sostenibile, il "sistema" semplicemente si riadatta ad una nuova situazione. In un modo o nell'altro.

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  10. Vladimiro, se ti leggi bene articoli precedenti,sopra tutto quelli di Antonio Turiel, postati qui, vedrai che non c'è bisogno che nessuno tiri fuori alcuna nuova teoria su quello che sta accadendo.
    Semplicemente, è quanto accade quando una azienda sta per chiudere, ma vuol far credere che ha ancora davanti anni d'affari d'oro.
    Poi, bisogna accettare di credere ai fatti, sopratutto quando si prospettano essere molto spiacevoli.
    Concentrarsi sopratutto sui prezzi dei combustibili fossili, ormai serve a poco,quando si sa che questi ultimi devono essere abbandonati il più rapidamente possibile.
    Meglio chiedersi quanto siamo disposti a pagare per sostituirli, per quanto possibile.E non esclusivamente in termini di denaro.

    Marco Sclarandis

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