Benvenuti nell'era dei ritorni decrescenti


giovedì 19 novembre 2015

Siria, cambiamento climatico e l'orrore di Parigi

Da “Resource Insight”. Traduzione di MR

Di Kurt Cobb

Mentre il mondo piange coloro che sono morti a Parigi la scorsa settimana con una follia omicida per la quale lo Stato Islamico di Iraq e Siria (ISIS) ha già rivendicato la responsabilità, giornalisti e commentatori hanno discusso le motivazioni che stanno dietro agli attacchi. Non sono certo se qualcuno finora abbia considerato se si possa disegnare una linea che va dalla grave siccità in Siria a queste uccisioni di massa. La mia personale risposta è che se c'è una linea – e credo che ci sia – questa deve avere preso molte curve e deviazioni prima di arrivare a Parigi. Anche così, potrebbe avere senso, per coloro che tra poco si raccoglieranno in questa città in lutto per negoziare un nuovo trattato climatico, capire ogni connessione del genere. Perché sullo sfondo di questi eventi, c'è una Siria assetata di acqua, quasi sicuramente a causa del cambiamento climatico. Uno studio pubblicato all'inizio dell'anno suggeriva che il primo collegamento nella catena causale che ha portato all'attuale conflitto in Siria è stata una grave siccità durata dal 2006 al 2009, una siccità che ha fornito una delle prove più forti fino a questo momento del collegamento fra cambiamento climatico e siccità sempre più estreme. Come ha scritto il The New York Times nel marzo scorso:

Alcuni scienziati sociali, politici ed altri hanno precedentemente suggerito che la siccità ha giocato un ruolo nei disordini in Siria e i ricercatori si sono occupati anche di questo, dicendo che la siccità “ha avuto un effetto catalizzatore”. Hanno citato studi che hanno mostrato che l'aridità estrema, insieme ad altri fattori, comprese politiche agricole e di uso dell'acqua sbagliate da parte del governo siriano, hanno causato la perdita dei raccolti che hanno portato alla migrazione di 1,5 milioni di persone dalle aree rurali a quelle urbane. Questo si andato ad aggiungere agli stress sociali che alla fine sono sfociati nella rivolta contro il presidente Bashar al-Assad nel marzxo del 2011.
Così, il cambiamento climatico non è una spiegazione sufficiente per il conflitto siriano né per gli orribili e brutali attacchi sui civili francesi. Di fatto, l'ISIS aveva minacciato la Francia molto prima che l'esercito francese entrasse nel conflitto alla fine di settembre. Ciononostante, il cambiamento climatico sembra essere il primo collegamento in una lunga catena di eventi che coinvolgono una miriade di gruppi e paesi che alla fine ha portato agli attacchi a Parigi, attacchi che si crede siano una rappresaglia contro gli attacchi aerei francesi contro l'ISIS. Non è tanto che il cambiamento climatico fa diventare violente le persone, quanto che inasprisce le loro tendenze violente. La mancanza d'acqua e la perdita dei raccolti possono rendere le persone molto, molto arrabbiate – arrabbiate e suscettibili con coloro che promettono vendetta contro coloro che vengono percepiti come i perpetratori dei loro problemi. Ma non si può combattere il cambiamento climatico con le pistole. Così, quando escono fuori le pistole, queste vengono puntate contro le persone per motivi che pochi fanno risalire al cambiamento climatico. Rimostranze latenti, vecchie e nuove, possono trovare espressione, pare, nel conflitto armato, quando il calore del riscaldamento globale viene alzato così tanto.

La principale preoccupazione a Parigi ora è per la sicurezza delle migliaia di scienziati, politici, persone in affari, giornalisti e capi mondiali che arriveranno in città per la United Nations Framework Convention on Climate Change fra il 30 novembre e l'11 dicembre. Entrerà nella mente dei partecipanti che i selvaggi attacchi di Parigi sono in qualche modo collegati al cambiamento climatico? La più ampia opinione pubblica mondiale vedrà il collegamento? Noi umani abbiamo una naturale tendenza a combattere per le cose che vogliamo e di cui abbiamo bisogno, come acqua, cibo e risorse energetiche. Il cambiamento climatico renderà la nostra capacità di ottenere tutto questo o più difficile (cibo ed acqua) o più problematica (gas serra da risorse energetiche da combustibili fossili). Un maggiore conflitto su questi fondamentali collegati al cambiamento climatico non possono essere lontani. E ciò significa che i colloqui sul clima in arrivo a Parigi non saranno solo sul clima. Saranno anche sul conflitto e la pace. Senza un progresso sostanziale sul cambiamento climatico è probabile che vedremo sempre più conflitti che cominciano con la privazione portata dal cambiamento climatico, che si trasformano rapidamente in guerra con dimensioni ideologiche, etniche e religiose che inghiottiranno intere regioni. Molti lettori forse conoscono il vecchio adagio sulla relazione fra pace e giustizia: “Se vuoi la pace, lavora per la giustizia”. A questo oggi dobbiamo aggiungere una nuova variazione: “Se vuoi la pace, devi lavorare per politiche e pratiche che affrontino seriamente il cambiamento climatico”. Che i negoziatori di Parigi possano trovare il coraggio di fare proprio questo.



20 commenti:

  1. ...Perfetto; nello specifico siriano aggiungerei la triplicazione della popolazione negli ultimi 40 anni e la depletion petrolifera negli ultimi 10 ; quanto alla pace, la chiosa finale dovrebbe essere modificata sicuramente in "Se vuoi la pace, opera per un mondo con meno di 3 miliardi di homo (a rimanere di manica larga),e con non troppe discrepanze con le capacità dei singoli territori, e possibilmente entro 10 anni al massimo..."
    Insomma pretendere la pace fra gli uomini quando questi hanno dichiarato guerra alla natura con pratiche tanto empatiche e gentili ,come ad esempio iperboli teratomatose del welfare in alcune aree e della natalità in altre, non solo è irrealizzabile, non solo ipocrita, ma ancora una volta opera in modo da allontanare ogni progetto di costruzione di una morale sostenibile e quindi adeguata ai tempi come dice il suo etimo.

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  2. mi pare che i romani dicessero: "Se vuoi la pace, prepara la guerra". Nel nostro caso dovremmo preparare la guerra al GW, ma come detto sopra gli umani sono più portati a farla per motivi predatori, mentre invece andrebbe fatta alle volontà predatorie degli umani. Quindi fallimento completo della conferenza di Parigi. Il muro dello schianto si avvicina sempre più. Ltg mi pare preveda 2 o 3 mld per il 2100? Ho paura sia ottimismo, perchè in un mondo con 6° in più non so se potranno ancora esistere gli umani.

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  3. Non posso che essere d'accordo con Fra. L'unico problema è che per un mondo di 2-3 miliardi di Homo sapiens la popolazione dovrebbe scendere di 4,3-5,3 miliardi di individui. In quanto tempo, visto che per ora continua a crescere anche se ad un tasso ridotto rispetto al folle recente passato?

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    1. Credo che senza abbassare l'eta' media sia impossibile in un tempo ragionevole, in quanto un calo sufficiente della natalita' provocherebbe una distribuzione della popolazione completamente sbilanciata verso le classi di eta' piu' avanzata, e per vari aspetti sarebbe il collasso economico, cosa di cui gli economisti di ogni risma non mancano di allarmarci in ogni momento.
      Non si torna indietro in modo indolore... si puo' solo tentare di andare avanti, sperando che la situazione della rana bollita, cioe' nell'alzare la temperatura in modo lento e impercettibile, in cui siamo gia' abbondantemente immersi specialmente noi qui in italia, non faccia soffrire troppo. Certo non c'e' di che invidiare i piu' giovani.

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    2. La sovrappopolazione e' un falso problema.
      E' il sistema economico che sovvenziona industrie insostenibili come quella energetica basata sui fossili e quella alimentare della carne che dovrebbe essere ammodernato.
      Le alternative ci sono e andando avanti ce ne saranno sempre di più.
      Sempre restando nella logica (purtroppo forzata) del profitto.

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    3. @ Luca Pardi
      Non servono tanti decenni.
      Basti pensare che se da ora non facessimo più figli, la popolazione umana scenderebbe a zero circa all'anno 2100.
      Basta fare una semplice operazione :
      popolazione desiderata per l'anno 2100 / 85 anni.
      2 miliardi / 85 = 23.529.411 nascite annue globali.

      Tiziano

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    4. Tiziano, il tuo calcolo è semplice ma forse troppo.
      La gente non sono mele da togliere da una cassetta stracolma.
      Forse è meglio proporre degli indici di natalità, che quelli di mortalità non attirano molto le persone, sopratutto in salute a meno che non siano in decrescita.
      E dimostrare con ogni mezzo, che come una vasca da bagno trabocca se lo scarico e il rubinetto non sono accordati fra loro, lo stesso avviene per la Terra e i suoi abitanti.
      Semplice a dirsi, difficile a farsi, ascoltare.
      In ogni caso quel dieci alla decima che potremmo anche arrivare ad essere, sarà un periodo breve, difficile, e dove incomberà la spada di Damocle della decimazione.
      Anche se tutti dessero e ricevessero una giusta Decima.

      Marco Sclarandis

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    5. "Noi occidentali tendiamo a puntare il dito verso i paesi in via di sviluppo come i maggiori colpevoli della crescita della popolazione...ma abbiamo anche visto che in termini di consumo di risorse, aggiungere un abitante del Qatar e' 45 volte peggio che aggiungere un africano medio. Aggiungere un cittadino statunitense e' circa 20 volte peggio".
      "le potenze economiche sono dipendenti dalla crescita e una popolazione fiacca e' una ricetta per la recessione"
      Energia e crescita demografica Tom Murphy (in questo blog)
      Vogliamo veramente vivere in un paese in recessione?
      Oppure conviene intervenire sulla qualita' dei consumi rendendoli sostenibili?
      Ci sono alternative?

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    6. continua..
      "le aziende di combustibili fossili beneficeranno della somma di 5,3 trilioni di dollari nel 2015 da parte di sussidi energetici governativi...secondo la nuova ricerca del FMI...gli autori delrapporto evidenziano che:
      i sussidi energetici danneggiano l'ambiente, impongono l'esclusione di spesa pubblica potenzialmente produttiva, scoraggiano gli investimenti necessari in efficienza energetica....
      I governi e le societa' complessivamente trarrebbero un grande beneficio se i sussidi ai combustibili fossili venissero eliminati" I sussidi ai combustibili fossili: piu' di cinquemila miliardi di dollari (In questo blog)
      "Ingenti somme di denaro vengono pagate alle grandi multinazionali (della zootecnia). Il settore bovino ha risucchiato 18 miliardi di dollari, l'industria del latte 15,3 miliardi e l'industria della carne di maiale 7,3 miliardi. Senza contare i costi ambientali nascosti" The True Cost of Meat agireora.org

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    7. La sovrappopolazione un falso problema ???
      Per confutare questo trito refrain molto "politically correct" ritengo sia sufficiente essere saliti almeno una volta su un autobus stracolmo all'ora di punta...
      Naturalmente ciò non significa che tutte le gravi crisi ambientali, sociali e geo-politiche contemporanee si spieghino esclusivamente con la sovrappopolazione e/o che quest'ultima sia facilmente governabile/ridimensionabile, ma negarne drasticamente il ruolo semplicemente non ha alcun fondamento scientifico (basti pensare al celebre Rapporto del MIT-Club di Roma del 1972 e ai suoi aggiornamenti successivi)...

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    8. Sarebbe interessante mettere in conto, oltre ai 7 miliardi di esseri umani anche 70 miliardi di animali da allevamento di cui un terzo mucche e un terzo maiali (che non mangiano poco, senza contare tutto il resto su cui non mi dilungo.)
      Poi bisogna vedere quanto consuma un africano rispetto ad uno statunitense ecc.
      Inoltre c'e' da considerare che una dieta a base di carne e' circa 5-10 volte piu' impattante di una vegana. Questo per dire che non basta prendere i numeri delle persone per avere un'idea di quello che salta fuori. Bisogna considerare anche la quantita' e soprattutto la qualita' dei consumi. Comunque il fatto che si sovvenzionino i combustibili fossili e la zootecnia e' un presupposto preoccupante

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    9. 1) Se gli attuali 7.5 mld di esseri umani fossero (per ipotesi) la metà, parallelamente necessiterebbero "solo" 35 mld di animali da allevamento...
      2) Certo gli statunitensi & gli europei dovrebbero (essere messi in condizione di) consumare meno, ma anche gli africani & gli asiatici dovrebbero (essere messi in condizione di) moltiplicarsi in maniera meno esplosiva: innanzitutto nel razionale interesse di se stessi e dei propri ambienti naturali: rovesciare ogni responsabilità solo & esclusivamente su UNA delle parti in causa risulta filosoficamente scorretto...
      3) Anche se tutti gli esseri umani del pianeta adottassero improvvisamente una dieta vegana & uno life-style "francescano" o buddista (prospettiva sostanzialmente incredibile, a meno di adottare metodi drasticamente autoritari), prima o poi una crescita demografica in(de)finita presenterebbe un conto molto salato, i cui prodromi peraltro stanno già venendo alla luce...

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    10. Se gli attuali 7.5 mld di esseri umani fossero (per ipotesi) la metà, parallelamente necessiterebbero "solo" 35 mld di animali da allevamento...uguale 42,5 miliardi.
      Diversamente 7,5 miliardi di esseri umani e piu' fauna selvatica, foreste e meno metano.
      In occidente siamo messi in condizione di dover consumare per forza altrimenti il mondo va' in recessione e quello che succederebbe non voglio neanche immaginarlo.
      Chiaramente non mi aspetto che tutto il mondo diventi vegano, anche se stando a quello che ho potuto leggere, vegetariani e vegani non sono mosche bianche trattandosi di circa 4,2 milioni di persone solo in Italia ( ma e' un dato solo indicativo).
      Secondo me (e' l'opinione di una persona qualunque e comunque non e' mia originale) bisogna che I combustibili fossili e I prodotti di origine animale vengano venduti al loro prezzo reale, senza sovvenzioni miliardarie, tenendo conto anche dei costi ambientali nascosti.
      Questo incentiverebbe le rinnovabili e un consumo piu' moderato di carne e latticini.
      Pero' mi pare che ci siano troppe lobby in giro, impegnate ad alterare le dinamiche economiche e per questo sono alquanto pessimista.
      Il “prima o poi” mi fa venire in mente “il lungo periodo” di Keynes.
      Per ultimo, cosi' come e' un'utopia un mondo di vegani lo e' anche un'africa che non fa figli. (pero' la speranza non costa niente, percio' speriamo).

      Saluti Angelo

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  4. Convegno Cambiamento climatico in ambito urbano










    Il 20 novembre si terrà a Firenze il convegno dal titolo: "Il cambiamento climatico. Strategie di mitigazione a di adattamento in ambito urbano - Aspettando Parigi COP21".

    L'incontro, organizzato dal Comune di Firenze, si propone di mettere a confronto il mondo scientifico e quello delle istituzioni sulle sfide che attendono le città e sulle conseguenti strategie da mettere in atto per rispondere ai cambiamenti del clima su scala urbana.

    Anche il LaMMA partecipa al convegno, con l'intervento dell'Amministratore Unico del Consorzio, Bernardo Gozzini, dal titolo "Le fenomenologie locali estreme".

    La mattinata prevede due sessioni, la prima dedicata alle "idee del mondo della scienza" e l'altra alle "idee del mondo delle istituzioni".



    Programma

    Scarica il programma del convegno



    Dove e quando

    20 novembre 2015 ore 8.00 - 13.30
    Firenze - Palazzo Vecchio, Salone dei Cinquecento


    Iscrizioni

    La partecipazione al convegno è libera e gratuita.
    E' necessario confermare la propria presenza entro il 19 novembre 2015 inviando il modulo di iscrizione all’indirizzo e-mail: convegnoclima@comune.fi.it



    Ultimo aggiornamento: 16/11/2015


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    Consorzio

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  5. questa mattina mi fa male l'alluce destro. deve essere a causa del cambiamento climatico..

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    1. Bravo Alpexex. Hai vinto il premio "succo di limone verde" per il commento più acido mai ricevuto su questo blog. E se ti concentri, puoi fare anche di meglio!

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  6. Sicuramente il cambiamento climatico fa male alle persone che si rendono conto del male che facciamo.
    Fa male alle barriere coralline, fa male alle vittime delle calamità naturali dovute al cambiamento climatico, a chi si vede arrivare l'acqua in casa, a chi gli sparisce la spiaggia, a chi si ritrova le falde acquifere salate, agli orsi polari che finiscono al largo e muoiono annegati.
    Fa male a chi si chiede quale acqua berremo quando i ghiacciai alpini si saranno completamente disciolti.
    Fa male ai glaciologi come Jason Box.
    Fa male a Sam Carana, a Bill McKibben, a Antonio Turiel, a Derrick Jensen, a Guy McPherson.
    E chissà quanti altri.
    Fa molto male anche a me, Tiziano Gianni.

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  7. osservatorio militare monte cimone (2000 e passa m) temperatura massima nov 2015: 17°. Massima precedente di nov: 14°. Meditate, gente, meditate.

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