Benvenuti nell'era dei ritorni decrescenti


domenica 22 novembre 2015

Cambiamento climatico: una gran brutta figura dei chimici e dei fisici italiani



Galileo, Avogadro, Fermi e tanti altri si staranno rivoltando nelle loro tombe. 


Dal blog della società chimica italiana. 

Gli scienziati italiani sul clima ma senza la SCI e la SIF.

(di  Claudio Della Volpe)
Si è tenuta a Roma la conferenza “ROME2015 – SCIENCE SYMPOSIUM on CLIMATE”, che per la prima volta in Italia è una conferenza organizzata  dalle più importanti Società e Associazioni Scientifiche Nazionali per avere una unica voce sulla scienza dei cambiamenti climatici e i suoi vari aspetti.
Le Società e Associazioni Scientifiche Nazionali che hanno partecipato all’organizzazione dell’evento sono:
  1.  SISC – Società Italiana per le Scienze del Clima,
  2.  AGI – Associazione Geofisica Italiana,
  3.  AIAM – Associazione Italiana di AgroMeteorologia,
  4.  AIEAR – Associazione Italiana degli Economisti dell’Ambiente e delle Risorse naturali,
  5.  ATIt – Associazione Teriologica Italiana,
  6.  CATAP – Coordinamento delle Associazioni Tecnico-scientifiche per l’Ambiente ed il Paesaggio,
  7.  COI – Commissione Oceanografica Italiana,
  8.  FLA – Fondazione Lombardia Ambiente,
  9.  GII – Gruppo italiano di Idraulica,
  10. HOS – Historical Oceanography Society,
  11. SIDEA – Società Italiana di Economia Agraria,
  12. SIF – Società Italiana di Fisica,
  13. SMI – Società Meteorologica Italiana,
  14. UNASA – Unione delle Accademie di Agricoltura.
Il comitato scientifico di questa conferenza, che ha incluso i rappresentanti di tutte queste societa ha preparato la “Dichiarazione scientifica sui cambiamenti climatici“, che vi allego in fondo.
La SIF in questa conferenza è stata rappresentata dalla sua presidente: prof.ssa Luisa Cifarelli. Alla fine non ha firmato il testo finale insieme con UNASA ed HOS.
Ma ancor più brilla per la sua assenza perfino ai lavori la Società Chimica Italiana.
Sarebbe bello sapere dal Presidente Riccio la ragione di questa assenza anche ai lavori preparativi; come mai non ci siamo andati? C’è un motivo specifico? Siamo stati invitati o consultati? Non sappiamo I dettagli per cui alcune società scientifiche non hanno frmato, ma rimane che apparentemente la SCI è fuori da queste iniziative.
Cosa ne pensano I due candidati alla presidenza? Continueremo così o cercheremo di partecipare anche noi al generale movimento di iniziative scientifiche e comunicative sul cambiamento climatico, rinunciando a farci rappresentare presso il grande pubblico essenzialmente da posizioni “personali” ed essenzialmente critico-neghiste come quelle presenti sull’ultimo numero de La Chimica e l’industria (Carrà e Mazzullo)?
 Clima: l’appello degli scienziati italiani
dichiarazione che, nell’ambito della conferenza SISC 2015, le società e le associazioni scientifiche italiane hanno sottoscritto per inviare alla COP21 di Parigi un messaggio chiaro dall’Italia: un messaggio di collaborazione e di integrazione transdisciplinare
I cambiamenti climatici costituiscono per la comunità internazionale una delle sfide più complesse e importanti, le cui conseguenze negative hanno un’elevata rilevanza per economie e società, non solo per l’ambiente. Allo stesso tempo, rappresentano anche un’opportunità per rinnovare i sistemi economici e introdurre innovazioni tecnologiche e sociali.
Il Quinto Rapporto di Valutazione sui Cambiamenti Climatici dell’IPCC, la più esaustiva e aggiornata raccolta delle conoscenze scientifiche sul clima, contiene un’ampia collezione di dati, informazioni e risultati sui quali converge un consenso condiviso all’interno della comunità scientifica.
I principali risultati possono essere riassunti nel modo seguente:
  • l’influenza umana sul sistema climatico è inequivocabile ed è estremamente probabile che le attività umane siano la causa dominante del riscaldamento verificatosi a partire dalla metà del XX secolo. Il continuo riscaldamento del pianeta aumenta i rischi di impatti gravi, pervasivi e irreversibili sul sistema climatico;
  • gli impatti dei cambiamenti climatici si stanno già manifestando e interessano sia i Paesi in via di sviluppo che i Paesi più sviluppati. Le comunità più deboli da un punto di vista sociale, economico, culturale, politico, istituzionale sono particolarmente vulnerabili ai cambiamenti climatici;
  • dal 1950 ad oggi sono aumentati gli eventi climatici estremi (ad esempio ondate di calore, innalzamento del livello del mare, precipitazioni violente, gravi siccità) e molti di questi sono attribuibili all’influenza delle attività umane;
  • l’esposizione e la vulnerabilità ai cambiamenti climatici e agli eventi estremi, insieme ad eventi pericolosi connessi al clima, costituiscono componenti cruciali per la valutazione e la gestione del rischio di ogni attività economica o sociale.
La comunità internazionale ha incluso i cambiamenti climatici tra i Sustainable Development Goals, l’insieme di obiettivi universalmente riconosciuti per bilanciare le dimensioni ambientale, sociale ed economica dello sviluppo sostenibile. Affrontare i cambiamenti climatici è quindi uno degli obiettivi definiti dall’Agenda 2030 delle Nazioni Unite in cui si esprime chiaramente l’urgenza di ridurre le emissioni di gas serra e di affrontare il tema dell’adattamento agli impatti negativi dei cambiamenti climatici.
Le scelte che adottiamo oggi e nel prossimo futuro risulteranno decisive: i rischi legati ai cambiamenti climatici per i sistemi umani e naturali dipendono dalle emissioni complessive di gas serra, che a loro volta dipendono dalle emissioni annuali dei prossimi decenni. Maggiori emissioni di gas serra condurranno a un maggior riscaldamento che amplificherà i rischi esistenti per i sistemi umani e naturali e ne creerà di nuovi.
Strategie di mitigazione e di adattamento sono necessarie per affrontare gli impatti negativi dei cambiamenti climatici, e dovranno necessariamente essere parte di un processo decisionale che prenda in considerazione la percezione del rischio e i bisogni di specifici territori, bilanciando costi e benefici. Il coinvolgimento di governi nazionali e regionali, così come dei settori privati, è indispensabile al fine di sviluppare e implementare politiche climatiche adeguate.
Le società e le associazioni scientifiche che sottoscrivono questo documento richiamano:
  • i decisori politici, a livello nazionale e internazionale, ad assumere la guida delle iniziative sul clima e ad adottare misure efficaci per limitare le emissioni di gas serra. Le scelte politiche dovrebbero definire e realizzare risposte di mitigazione e di adattamento su scale diverse, necessarie ad affrontare i cambiamenti climatici;
  • le istituzioni nazionali e internazionali a sostenere l’impegno della ricerca nell’ambito delle scienze del clima, degli impatti e delle tecnologie, lo sviluppo istituzionale di discipline convergenti sul piano scientifico e tecnologico, e specifici programmi di training e di alta formazione sulle scienze e sull’economia del clima;
  • la comunità internazionale a trovare un accordo alla COP21 di Parigi su efficaci ed equi obiettivi di riduzione delle emissioni di gas serra, sui meccanismi per la misurazione e la verifica dei progressi verso gli obiettivi definiti, sulle risorse finanziarie necessarie a sostenere la transizione dei Paesi in via di sviluppo verso un’economia “zero carbon”;
  • il settore privato a ridurre il consumo di carburanti derivanti da fonti fossili, ad incrementare l’efficienza energetica in tutte le attività e tutti i settori, ad adottare velocemente tecnologie e processi organizzativi a basso contenuto di carbonio;
  • i settori finanziari a potenziare il sostegno a investimenti in energie rinnovabili e ad integrare i rischi connessi ai cambiamenti climatici nelle proprie strategie di investimento;
  • tutti i cittadini a migliorare la consapevolezza dei rischi derivanti dai cambiamenti climatici per le nostre società e ad accrescere la pressione sui decisori politici e sugli elettori per una rapida ed efficace azione volta alla riduzione delle emissioni di gas serra e a limitarne gli impatti più disastrosi.
Le Società e Associazioni Scientifiche che hanno espresso la loro dichiarazione a ROME2015 – SCIENCE SYMPOSIUM ON CLIMATE sono: SISC – Società Italiana per le Scienze del Clima, AGI – Associazione Geofisica Italiana, AIAM – Associazione Italiana di AgroMeteorologia, AIEAR – Associazione Italiana degli Economisti dell’Ambiente e delle Risorse naturali, ATIt – Associazione Teriologica Italiana, CATAP – Coordinamento delle Associazioni Tecnico-scientifiche per l’Ambiente ed il Paesaggio, COI – Commissione Oceanografica Italiana, FLA – Fondazione Lombardia Ambiente, GII – Gruppo italiano di Idraulica, SIDEA – Società Italiana di Economia Agraria, SMI – Società Meteorologica Italiana.

22 commenti:

  1. Vi meravigliate? Fra i chimici e i fisici c'è la massima concentrazione di negazionisti. I primi hanno le mani negli idrocarburi per ovvi motivi i secondi hanno le rinnovabili come fumo negli occhi perché rimpiangono i bei tempi del nucleare quando pensavano di contare qualcosa. Il problema è che, ormai, la Scienza è ancella dell'economia, o forse lo è sempre stata. Ma il fatto è che ormai da due decenni l'unica cosa che viene chiesta ad un ricercatore è produrre qualcosa di vendibile sul mercato. E tutti sono diventati venditori di tappeti. Senza la nobile tradizione dei venditori di tappeti.

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    1. bravo Luca, in sostanza è vero,
      eppoi non abbiamo più bisogno di questa scienza legata alle multinaz. né dei chimici che sono produttori sempre più lontani dalla natura, e più vicini alla sofisticazione. tan lup

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    2. Beh il Nucleare è una fonte energetica fondamentale se si vuole combattere l'emissione di CO2. Gli scienziati non sono affatto negazionisti. Semmai sono per loro stessa natura "circostanzisti", perchè il processo scientifico è complicato http://www.phme.it/blog/2013/08/21/il-metodo-scientifico-comunita-e-autorita/ e il sistema climatico lo è ancor di più, le opinioni secche in Fisica si riservono per pochissime cose, tutto il resto è piuttosto un "possibile ma".
      Ad esempio nel particle data group sono classificate le particelle con un criterio di affidabilità che va dall'1 alle 4 stelle, e solo una manciata sono classificate a 4 stelle.
      Quindi uno scienziato che non può permettersi di prendere posizione sull'esistenza di particelle elementari, figuriamoci se può fare il simplicio categorico su un sistema simile, tantomeno se è il suo campo.

      Però sicuramente ad affermazioni scientifiche circoscritte uno scienziato risponderà consistentemente allo stesso modo, con un'opinione più informata della media. Infatti non mi risulta affatto che statisticamente fra i fisici ci sia "la maggiore concentrazione di negazionisti", rispetto agli idraulici o ai professori di Lettere...

      Così come che la scienza sia ancella dell'economia o che sia legata alle multinazionali, non mi risulta, considerando che appunto nella materia del riscaldamento globale la scienza globale finanzia disproporzionatamente studi in una certa direzione di ricerca contraria agli interessi economici.

      Quindi beh dopo questa ennesima sparata a caso in cui si toccherebbero i "tasti dolenti", i veri tasti dolenti della scienza italiana sono appunto la SIF che non è una società di mestiere e altre associazioni la cui attività di ricerca e outreach è marginale.
      In SIF i soci sono 3000, comprendenti amatori, professori di liceo e tutti i laureati dell'anno corrente a cui viene offerta l'associazione. Alla società tedesca DPG sono in 60 mila, solo i partecipanti ai meeting sono 10 mila, in gran numero sono professori universitari, ricercatori e dottorandi (sono 2400 i Professori Ordinari in università di ricerca associati alla DPG).

      Quindi non ci si può aspettare che la SIF si pronunci in quanto associazione su questioni scientifiche, non ne ha i mezzi nè l'autorità, e tantomeno si può considerare che un mancato l'opinione della SIF rifletta l'opinione della comunità scientifica italiana!

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    3. Mah... francamente non sono d'accordo. C'è una bella differenza fra la fisica delle particelle e la questione climatica. Capire le ragioni fondamentali del cambiamento climatico non richiede essere un super-specialista; ci arriva chiunque abbia una normale preparazione di base di fisica e di chimica. Ed è una questione di responsabilità umana e professionale quella di prendere posizione su qualcosa che mette a rischio tutti quanti.

      Poi, non mi risulta che i fisici siano così cauti come tu dici. Pensa a quanti fisici di Unibo hanno fatto danni al prestigio dell'università di Bologna e a tutta la fisica italiana mettendosi in mostra a sostenere la bufala dell'E-Cat di Andrea Rossi!

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    4. La differenza è che la fisica delle particelle è il sistema più semplice del mondo, dove gli enti esistono o non esistono. La scienza climatica è il sistema più complicato del mondo, dove ogni affermazione andrebbe circostanziata e le quantificazioni precise spesso non possono esistere. Io non ho la responsabilità di prendere posizione proprio su niente. E' proprio perchè la gente prende posizione su cose di cui non dovrebbe mettere becco che i problemi succedono.

      I fisici sono estremamente cauti, e il fatto che si tirino fuori sempre gli stessi esempi è la testimonianza lampante della cosa.

      Altrettanta cautela dovrebbe necessitare collegare Galileo e Fermi a un'associazione che ha come membri una minima parte dei professionisti della ricerca in Fisica in Italia, e ne rappresenta ancora meno.

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    5. Cauti un piffero. Guarda le fesserie che ha raccontato Zichichi sul cambiamento climatico. Ma in che mondo vivi?

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    6. Vivo in università, dove per ogni Zichichi e Focardi ci sono 5000 ricercatori cauti, e seri. Migliaia di ricercatori che non sono evidentemente rappresentati dalla SIF.

      Quindi beh prima di fare generalizzazioni e far rivoltare Galileo nella tomba, forse servirebbe tirare fuori un po' qualche numero.

      Eppure la generalizzazione e il confondere gli aneddoti con le statistiche dovrebbe essere il tratto distintivo dei negazionisti...

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    7. Veramente stupendo: prima ti inventi una statistica di sana pianta (2 ricercatori su 5000) e poi accusi me di usare "aneddoti". Guarda, Andrea, meglio chiuderla qua, per non infierire.

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  2. L'Italia ha abdicato a qualsiasi ruolo rilevante nella climatologia quando quasi 15 anni fa è stato assegnato al INGV, invece che a CNR+ENEA, il Centro Euro-Mediterraneo per i Cambiamenti Climatici, sepolto a Lecce e come ampiamente prevedibile e previsto del tutto evanescente.
    Per quanto riguarda il documento approvato, la marginalità che occupa il ruolo delle fonti rinnovabili e la mancata menzione del punto centrale del debito finanziario necessario alla transizione - che solo i Governi e non certo i "settori finanziari" possono affrontare e sciogliere - parlano da soli.

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  3. O.T.
    http://www.controcopertina.com/scoperta-super-batteri-resistenti-agli-antibiotici-determinante-luso-massiccio-di-farmaci-in-agricoltura/

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    1. http://www.teatronaturale.it/tracce/mondo/22164-in-polli-e-maiali-cinesi-batteri-resistenti-agli-antibiotici-e-allarme-globale.htm
      Si sa da parecchio tempo che gli enormi allevamenti di polli e suini asiatici sono potenziali fabbriche di pericolosi batteri resistenti agli antibiotici.
      Cosa c'entra poi l'agricoltura....

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    2. possono raggiungere i fiumi e contaminare le falde, oppure possono essere utilizzati in agricoltura, attraverso letame e compost, e dunque cosparsi ampiamente nell'ambiente, aumentando il rischio di minare l'efficacia delle terapie antibiotiche utilizzate dall'uomo

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  4. mi sembra che Luca abbia toccato un tasto dolente, ossia che senza una qualche forma di nobiltà, intesa come distacco o superamento dal livello medio dell'omuncolo che si preoccupa solo della sua pancia, non si può sperare in nulla di buono. Freud lo chiama super io, S.Paolo spirito, Dante virtute, Luca nobiltà. Si tratta di una forma mentis che non si innesca da sola, anche se è presente in modo latente in tutti. Proprio per questo a questa conferenza non si sono trovati d'accordo, perchè non si cercava il bene comune, ma ognuno tirava l'acqua al suo mulino. E' quello che è successo da Kioto in poi e non penso che Parigi farà diversamente. Per cambiare il mondo, bisogna prima cambiare le persone, ma anche Gesù sapeva essere impossibile, tranne che per pochi. Il cambiamento,oltre che segno di intelligenza (che però non è caratteristica del cambiamento), ha bisogno di circostanze favorevoli, che non si possono granchè verificare a livello collettivo, ma precipuamente a livello personale. Per questo i pochi.

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  5. Ma non abbiate nemmeno troppa fiducia nei processi di preparazione e di implementazione dei "Sustainable" "Development" Goals,ne nelle Nazioni (e non popoli) "Unite" . Argomenti troppo lunghi e complessi da spulciare in un semplice commento ad un semplice post. Ma guardate la "past performance" nella stessa area od in altre aree. Has anything fundamental changed institutionally or procedurally or in terms of the main actors or their political drivers?

    No.

    Therefore expect the same results downstream.

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    1. Sovente penso alla "magnifica desolazione" della superficie selenita.
      E a quella squallidissima che dilaga su quella terrestre.
      Eppure non smetto di vedere scenari di resurrezione, conversione, remissione, riabilitazione in senso laico ma spirituale, dove l'umanità intera vive vive una pace che nonsia solo tregua in mezzo a guerre.
      Iprite e bomba H, ma anche scoprire l'orientamento del pettirosso, porta d'accesso della biologia quantistica* dove il trascendente mistero della Vita svela qualcosa della sua ineffabile natura.

      *cfr (confronta)" La fisica della vita " di Jim Al-Khalili e Johnjoe Mc Fadden

      Marco Sclarandis

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  6. Claudio Della Volpe,
    forse la SCI non è stata invitata a discutere di cose serie perché sul suo blog si sostengono fanfaluche senza speranza: "Il progetto KiteGen® sarà, infatti, una delle colonne portanti del programma saudita da 66 miliardi di $ destinato a fornire energia rinnovabile per la desalinizzazione di acqua marina destinata a dissetare l’arida penisola arabica" [1].

    Cosa volevi andargli a raccontare, che grazie al Kitegen verranno catturate e trasformate in urea e metanolo cinquecentomila tonnellate/anno di CO2, oltre a irrigare il deserto?
    Che il Kitegen ha EROEI 1500, [2], o che può generare interessi del 40 %annuo sul capitale investito?

    Questa è disinformazione pura, basata su falsità patenti come gli aquiloni che volano sopravvento al loro punto di vincolo, e distoglie intelligenze e risorse dalla ricerca dell'uscita dal tunnel.

    Saluti.

    R


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    1: https://ilblogdellasci.wordpress.com/2013/09/13/kitegen-nuova-chimica-dalleolico-troposferico/;
    2: http://kitegen.com/wp-content/uploads/2010/07/PEN-KGR2010.pdf, pag 51 (da Bardi, Elliot et al);
    3: ibidem, pag 17.

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    1. Il Kitegen ha un EROEI di 1500? Ma è fantastico! Facciamone subito tanti e abbiamo risolto! Certo che siamo stati proprio dei fessacchiotti a perdere un secolo di tempo con petrolio e carbone! :-D

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  7. http://www.ansa.it/canale_ambiente/notizie/energia/2015/11/23/possibili-139-paesi-100-rinnovabili-entro-il-2050_d035e472-d74e-4113-a329-a31a57b75773.html

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  8. caro Prof, vedo che le leggi della fisica classica sono inopinabili, ma anche che tra i fisici ognuno ha la sua visione. Peccato, ma va bene così.

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  9. Caro Ugo Bardi,
    vorrei sapere da lei quale è la sua opinione ora, circa l'eroei 1500 dichiarato per il kitegen Carosello nella pubblicazione allegata da Renato,
    http://kitegen.com/wp-content/uploads/2010/07/PEN-KGR2010.pdf

    Tra l'altro non mi pare esista una pubblicazione Bardi Elliot ma solamente il Suo solito post del 2005

    http://www.aspoitalia.it/documenti/bardi/eroei/eroei.html

    Mi sembra che i dati dell'eroei per varie fonti siano più o meno presi dal suo post del 2005, e che alla fine della lista degli EROEI qualcuno abbia incollato il dato "kitegen carosello 1500".
    La pubblicazione sul sito di kitegen.com è stata fatta da lei o da eugenio Saraceno?
    Insomma, chi ha aggiunto alla lista "kitegen carosello 1500"?
    E' stato lei?

    cordialmente,
    mW

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    1. Secondo me Bardi non c'entra niente col carosello - anzi non c'entra niente con Ippolito (che quest'ultimo si sia comportato come un volpone ormai è evidente anche ai sassi).

      La pubblicazione sul sito di kitegen.com è stata fatta da qualche furbacchione che deve aver aggiustato le cose come meglio credeva - non ci credo che sia opera di Bardi.

      Ma lasciamo che lo dica Bardi stesso, se crede: male non fa a nessuno.

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    2. @Bardi,
      Io devo rettificare una cosa: nella fretta, ho scritto "il Suo solito post del 2005".
      In questo caso, "solito post" significa "articolo seminale e per me fondamentale". Io scopersi tale articolo nel 2007/2008, credo.
      Anche io la penso come cimpy, circa il copia incolla del numero "1500" all'insaputa di Bardi (per non parlar di Elliott!!!)

      In assenza di smentite mi sento autorizzato a pensare che Bardi, di aquiloni, ne sappia come me, cioè nulla.
      Bardi se ne intende di chimica, energia, risorse ed LCA, e non credo abbia il tempo e la voglia di fare un master in aquiloni.

      In assenza di smentite penso che abbia valutato gli EROEI del kitegen di Ippolito fidandosi delle previsioni di produttività teoriche fornite dagli inventori.

      Poi, dopo qualche anno, visto che lui della teoria non ci capiva niente, e che di esperimenti che confermassero le dichiarazioni degli inventori, non se ne sono fatti, ha lasciato perdere come tutti noi.

      Chissà se ci ho preso.

      mW



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