Benvenuti nell'era dei ritorni decrescenti


mercoledì 14 ottobre 2015

RIVOLUZIONE E CONTRORIVOLUZIONE VERDE.

di Jacopo Simonetta

L’Expò si prepara a chiudere i battenti e con essa si chiude la festa mondiale dell’industria agro-alimentare nata da quella che fu chiamata “Rivoluzione Verde”.   Un momento idoneo per chiedersi cosa sia stata e come ha condizionato la storia dell’umanità.   Personalmente, ritengo infatti finora che se ne sia ampiamente sottovalutata l’importanza e per spiegarmi farò qualche passo indietro.

La prima vera “rivoluzione” che ha interessato la nostra specie non ha un nome e posso quindi battezzarla “Rivoluzione Narrativa”.   Consistette nello sviluppo di un linguaggio complesso e del pensiero simbolico.   Richiese probabilmente circa 50.000 anni e fece di noi l’unica specie capace di concepire e raccontare storie, avventure, miti, teorie scientifiche e quant’altro.

La seconda fu la ben nota “Rivoluzione Agricola” (o “Neolitica”) che iniziò circa 10 – 12.000 anni fa e prese molto, molto approssimativamente un paio di millenni.   Consistette nell’addomesticamento di alcune specie di piante ed animali e nel passaggio da un’economia basata sulla caccia e la raccolta dei prodotti spontanei ad un’economia basata sull’agricoltura e la pastorizia.
La terza fu la “Rivoluzione Industriale” che, in estrema sintesi, consistette nell’applicazione dell’energia fossile alle manifatture.   Nel giro di un secolo dominava il mondo e nel giro di due era divenuta un fenomeno globale.

La quarta è stata la “Rivoluzione Verde” e molti di noi sono abbastanza vecchi da averla vista di persona.   Sostanzialmente è consistita nell’applicazione dell’energia fossile alla produzione agricola, trasformandola in qualcosa di strutturalmente molto simile all’industria nel giro di una ventina d’anni appena.

Norman Borlaug
In effetti, i prodromi di questo fatale tornante risalgono al primo dopoguerra, quando in Europa e Stati Uniti si cominciarono ad usare in agricoltura i nitrati ed i trattori inizialmente prodotti a scopo militare.   Poi, negli anni ’30 e ’40, alcuni scienziati si preoccuparono di raccogliere in tutto il mondo piante eduli e di utilizzare le moderne conoscenze scientifiche per selezionare da queste delle nuove varietà ibride, molto più produttive.   Probabilmente i due più importanti furono l’americano Norman Borlaug ed il russo Nikolai Vavilov.   Il primo insignito del premio Nobel nel 1970, il secondo morto di fame in carcere per ordine di Stalin, nel 1943.
Nikolai Vavilov


Entrambi, e migliaia di altri fra ricercatori e tecnici, avevano lo scopo comune di “sfamare il mondo”, come già allora si diceva.   Ne avevano ben donde: nei venti anni precedenti milioni di persone erano morte di fame, soprattutto in Russia, India e Cina.    Certo molti fattori avevano concorso a determinare queste tragedie, ma solo un folle avrebbe potuto ignorare che il numero di bocche cominciava, già allora, a soverchiare le capacità produttive dei sistemi agricoli tradizionali in parecchie zone del mondo.

La Guerra mondiale fece passare perfino le carestie in secondo piano, malgrado abbia contribuito a crearne alcune delle peggiori.   Ma il flagello non si fermò con la fine delle ostilità e negli anni ‘60 e ’70 decine di milioni di persone continuarono a morire di fame:  soprattutto in Cina (1959 - 1961), in Congo (1960-61), In India (1965 – 66); In Etiopia (1973-74) ed in Bangladesh (1974).   Per citare solo le maggiori.

In quegli stessi anni cominciavano ad emergere i primi seri dubbi sulla sostenibilità dell’intero sistema economico mondiale e della stessa umanità contemporanea.   Le parole “sovrappopolazione”, “limiti alla crescita” e simili erano sulla bocca di tutti.   Lo spettro del reverendo Malthus aleggiava su tutto ciò che all'epoca si scriveva e si diceva, ma il lavoro cominciato trent'anni prima in Europa, Messico ed USA era oramai maturo per essere messo in pratica su scala globale.   Nel giro di pochi anni quella che fu definita la “modernizzazione” dell’agricoltura portò un aumento delle produzioni agricole ad ettaro compreso fra il doppio ed il triplo, mentre lo sviluppo dei trasporti su grandi distanze permise per la prima volta lo spostamento di migliaia di tonnellate di derrate dai luoghi dove ve n’era eccedenza a quelli dove erano carenti.

Di conseguenza, il numero di persone malnutrite diminuì dal 35% dell’umanità, alla metà degli anni ’60, a poco più del 15% nel 2005, mentre la popolazione mondiale raddoppiava di netto.   Nel frattempo, vere carestie colpirono solo il Sahel e la Nord Korea.   Lo spettro di Malthus fu sbaragliato dai fatti e l’idea che vi fossero dei limiti alle possibilità di sviluppo del genere umano fu archiviata sotto l’etichetta “cassandrate” fra l’entusiasmo generale.

Ma già dagli anni ’30, qualcuno aveva cominciato ad avere dei dubbi sugli effetti nel tempo di questo approccio.   Dubbi che l’esperienza non fece che confermare:

Le nuove varietà sono produttive solo se si utilizza l’intera gamma di prodotti fitosanitari e fertilizzanti previsti, altrimenti danno meno delle varietà antiche.   Le proprietà nutritive dei prodotti sono peggiorate, generando diffusi problemi di salute.   L’uso e l’abuso di concimi inorganici ha provocato la moltiplicazione dei parassiti, la destrutturazione dei suoli e l’inquinamento delle acque del mondo intero.   I pesticidi non riescono più a contenere il pullulamento di parassiti ed infestanti sempre più resistenti, mentre rendono tossici suoli ed acque, spedendo milioni di persone a cimitero non più per fame, ma per cancro.   L’irrigazione ha desertificato e salato vaste regioni, inaridito l’intero pianeta.   La meccanizzazione pesante ha fabbricato centinaia di milioni di disoccupati, mentre ha destrutturato ed eroso i suoli agricoli.    Il commercio internazionale ha creato rapporti di dipendenza sempre più perversi che non di rado sfociano in fenomeni di vera schiavitù o peggio; in ogni caso, nel gioco del mercato gli agricoltori sono risultati perdenti.   Intere civiltà contadine sono state spazzate via per fare spazio a distese desolate da una parte, favelas dall'altra.

Persone denutrite (dati FAO 2010).
 In numero assoluto a sinistra, in percentuale a destra.
E nel frattempo la quantità di gente malnutrita ha ripreso a salire rapidamente sia in numero assoluto che in percentuale, mentre a fronte di uno sforzo produttivo in crescita esponenziale, la produzione di cibo rimane sostanzialmente stazionaria.   Se vere carestie in corso non ce ne sono, sommosse per l’eccessivo prezzo del pane abbondano e, non di rado, contribuiscono a precipitare interi stati nel caos.   In rapporto alla popolazione, la disponibilità di cibo è dunque tornata a diminuire ed il fantasma di Malthus torna ad infestare le notti di quanti sono in grado di pensare al domani.

Dunque il bilancio è positivo o negativo?   Anziché esprimere un giudizio, è interessante gettare uno sguardo alla termodinamica dei sistemi produttivi.   Il successo della Rivoluzione Industriale è dipeso dalla sostituzione di risorse energetiche rinnovabili, ma disperse come flussi d’acqua e di aria, muscoli animali ed umani, con risorse energetiche infinitamente più concentrate, versatili ed economiche: carbone, ma soprattutto petrolio; secondariamente gas.

Con tecniche molto diverse, abbiamo fatto esattamente lo stesso con la Rivoluzione Verde: l’insieme di tecniche adottate ha permesso all'uomo di utilizzare l’energia fossile per produrre cibo.   Se, infatti, analizziamo il flusso di energia attraverso un agro-ecosistema pre-rivoluzione troviamo che vi è un’unica fonte di energia: il sole.   Anche il lavoro muscolare i uomini ed animali proveniva infatti dal cibo cresciuto sul podere grazie alla luce solare.

La medesima analisi fatta su di un agro-ecosistema industrializzato ci mostra che ogni Kcal di cibo che arriva nei piatti richiede la dissipazione di 10-15 Kcal di energia fossile.   Fino a 40, nel caso di filiere complesse come quella dei surgelati.
Da Gail Tverberg
In pratica, noi oggi mangiamo principalmente petrolio e, secondariamente, metano e rocce.   Tutto il resto serve a rendere questi materiali digeribili.   Ma sappiamo che il picco del greggio è alle nostre spalle (2005 per la precisione), mentre il picco di tutte le forme di energia è circa adesso.

  Dunque il flusso di energia fossile che ha permesso all'umanità di passare da 3 miliardi a quasi 8 sta rallentando e sempre di più lo farà negli anni a venire.   Cosa mangeremo?

In pratica, la Rivoluzione Verde ci ha permesso di barare, aumentando la capacità di carico del pianeta, ma solo per poche decine di anni, poi tornerà la normalità.   Il che presumibilmente significa un rapido ritorno sotto la soglia dei 3 miliardi e probabilmente meno.   A meno che…
Già da alcuni decenni sta maturando in molti ambienti qualcosa che si propone di essere una vera e propria “Controrivoluzione Verde”.   In estrema sintesi, l’idea e la pratica sono di abbandonare l’energia fossile con tutto l’armamentario chimico e meccanico dell’agricoltura contemporanea per sostituirlo con una vasta gamma di tecniche più o meno nuove che vanno dalla Biodinamica, alla Permacoltura, all'Orticoltura Sinergica e numerose altre.

Un vasto numero di esperienze e di studi confermano la validità di un simile approccio, perlomeno ad una scala aziendale o locale.   Se poi questi metodi siano in grado di alimentare le megalopoli del mondo resta da dimostrare, ma di sicuro ci sono ampi spazi per una loro molto maggiore diffusione e sviluppo.   Nelle intenzioni di chi le divulga c’è la certezza , o perlomeno la speranza, che in tal modo si possano nutrire gli 8 o 9 miliardi di persone prossime venture senza desertificare il Pianeta e senza sfruttare nuove forme di energia.

A ben vedere, delle quattro Rivoluzioni precedenti, solo le ultime due hanno comportato l’uso di una fonte supplementare di energia.   Le precedenti hanno invece ottenuto una maggiore efficienza nello sfruttamento di quello che già si usava.   Ora ci si propone, con buoni argomenti, di replicare l’impresa aumentando l’efficienza nello sfruttamento del sole, dei suoli e dell’acqua in misura tale da poter archiviare perfino il petrolio.   Possibile che si possa ottenere un risultato di così vasta portata?   Forse, ma ciò che mi stupisce è che nessuno si pone la questione di cosa succederebbe se quest’utopia diventasse realtà.

Senza Rivoluzione Narrativa gli umani sarebbero rimasti meno di un milione nel mondo.   Senza quella agricola saremmo rimasti intorno a 5-6 milioni.   Senza Rivoluzione Industriale saremmo rimasti meno di un miliardo sul tutto il Pianeta.   E senza Rivoluzione Verde saremo ancora 3 miliardi o forse un po’ meno.   Se davvero la “Rivoluzione Bio” avesse il successo sperato, non osserveremo forse lo stesso identico fenomeno avvenuto nei casi precedenti?   Aumento della disponibilità di cibo, quindi aumento della popolazione e nuova crisi ad un livello più alto di stress sul sistema planetario?
Tutte le popolazioni animali aumentano finquando il numero dei morti non eguaglia quello dei nati.   Finora, aumentare la disponibilità di cibo è servito ad aumentare il numero di bocche, rilanciando questo gioco terribile per un altro giro.   Alzando però la posta, rappresentata dalla percentuale di Biosfera e di umanità che dovranno morire per ristabilire l’equilibrio.
I fattori limitanti sono quella cosa odiosa che, uccidendo gli individui, garantiscono la sopravvivenza delle popolazioni e degli ecosistemi.

Ci sarebbe, in teoria, una scappatoia.   Sarebbe infatti possibile rimuovere un fattore limitante (ad es. la fame) senza conseguenze nefaste a condizione che ne subentri subito un altro che impedisca comunque alla popolazione di crescere.   Cioè esattamente quello che era stato prospettato, a suo tempo, dai programmatori della Rivoluzione Verde: aumentare la produzione di cibo era una soluzione A CONDIZIONE che, contemporaneamente, si riuscisse a stabilizzare la popolazione sui livelli di allora o poco più.

Altrimenti, fu detto, l’intera operazione si sarebbe risolta in un disastro di proporzioni inimmaginabili.   All'epoca si pensava di poterci arrivare tramite uno stretto controllo delle nascite, ma è andata diversamente.

Ora stiamo cercando di rilanciare alzando la posta.   Abbiamo una vasta gamma di tecniche che forse possono nutrire 8 o 9 miliardi di persone anche a fronte di una ridotta disponibilità di energia fossile. OK, ma se funzionasse, come eviteremo di diventare 10 o 12 miliardi?

Se non si risponde a questa domanda in maniera credibile e continuiamo a pensare in termini di massima produzione siamo magari dei bravi agricoltori, ma non stiamo facendo nessuna contro-rivoluzione.


74 commenti:

  1. Un post davvero eccellente. Complimenti Jacopo !

    Io, nel mio piccolo, ritengo che la nuova rivoluzione verde non funzionerà; o che, se anche funzonerà, ci darà più problemi che soluzioni.
    Ma, ovviamente, spero di sbagliare.

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  2. "In genere i tassi di crescita della popolazione cominciano a calare una volta soddisfatti i bisogni primari, quando le persone si sentono abbastanza sicure da avere meno figli (che costituiscono una forma e lementare di assistenza previdenziale).
    Insieme alla certezza del reddito, la chiave per la stabilizzazione demografica e' l'emancipazione femminile che si puo' promuovere piu' facilmente in una societa' caratterizzata da ridotta disoccupazione e contenuta violenza sociale......la certezza del reddito e' essenziale per frenare la crescita demografica in tempi rapidi" Il Tao della liberazione (Leonardo Boff e Mark Hataway)

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    1. Questo è il cuore della teoria della transizione domografica. Ma le cose in realtà si sono dimostrate molto più complesse (succede spesso). In effetti ha funzionato così in situazioni molto particolari e storicamente irripetibili, come quelle dell'Europa occidentale nel XX secolo. Bisogna sempre stare attenti a non confondere avvenimenti storici anche importanti con leggi generali di Natura.

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  3. Il controllo della nascite non è una chimera
    o - è stato ottenuto con il miglioramento della condizione femminile e il disinquinamento dal ciarpame religioso n nei paesi consumisti/modernisti
    o - è stato ottenuto con una politica egalitaria (un figlio a donna) nella Cina comunista (si sono risparmiati 300M di homo)

    Il problema è che altrove NON si vuole affrontare la questione demografica per molte ragioni.
    Un mondo con 1M di homo, con le conoscenze attuali, potrebbe tornare velocemente un quasi paradiso.
    Si ritorna poi alle osservazioni di Paul Chefurka della pagina precedente sulla entropia antropica.

    Grazie per la bella pagina.
    :)

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  4. Perchè ho la sensazione di sapere già come andrà a finire?
    Realismo o cinismo?
    Non so se sia positivo essere così già a 26 anni.

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    1. Io a 18 avevo completato la seconda lettura dell'opera completa di Nietsche e da allora i miei umori sono rimasti più o meno quelli...

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    2. Bisognerebbe rivalutare i cinici che non promuoveveno l'essere delle carogne, bensì uno sforzo costante e non di rado doloroso per osservare la realtà per quello che è anziché per quello che vorremmo fosse. Nei ristretti limiti in cui ci è possibile, ovviamente.

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    3. Esatto, è in questo senso che lo intendo: cinismo come sguardo brutalmente onesto nei confronti della realtà, non come disprezzo delle altre persone o dei valori.

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  5. Mentre aspettiamo che il Potere decida di fare harakiri con l'unica risposta possibile a quella domanda, noi manteniamo il nostro progetto di vita su: un figlio unico su cui concentrare le risorse decrescenti da ex-ceto medio, un orto-frutteto alla Fukuoka, il costruire relazioni stabili e durature con persone dalle sensibilità simili, l'imparare a sparare con il Kalashnikov per difendere i raccolti del nostro nipotino in un futuro non troppo remoto :-D

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    1. @Marco B.

      progetto di vita interessante perseguito anche dal sottoscritto senza però figli ne nipoti (propri).
      Solo una domanda: come avete ottenuto il porto d'armi per il Kalashnikov visto che al sottoscritto hanno storto il naso quando chiese quello per una arma da caccia?

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    2. Siete riusciti a trovare "persone dalle sensibilità simili" nel vostro vicinato?
      (Io ne trovo solo su questo blog)

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  6. gran bell'articolo. complimenti a chi lo ha scritto.

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  7. "tecniche più o meno nuove che vanno dalla Biodinamica, alla Permacoltura, all'Orticoltura Sinergica"

    il problema di tali tecniche è che richiedono molto lavoro umano e sono poco industrializzabili;
    questo significa che l'EROEI agricolo per ettaro di terreno, potrebbe anche aumentare;
    ma l'efficienza del lavoro umano si ridurrebbe notevolmente;
    della serie; torniamo al tenore di vita pre-industriale.

    ----
    Chiaramente, come fatto notare, se la produzione agricolo aumentasse, ma aumentasse anche la popolazione; tra qualche anno, ci ritroveremmo ad affrontare nuovamente lo stesso tipo di problema, ma solo che sarebbe molto più grosso.

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    1. Non posso parlare per la biodinamica, ma Permacultura ed orticoltura sinergica in realtà necessitano di ben poco lavoro umano, sono modalità che tendono alla riduzione dell'intervento umano, utilizzando quello che la natura fa già. In entrambi i casi il grosso del lavoro è nei primi anni, fra osservazione, progettazione e trasformazione graduale degli ambienti da 'natura selvaggia' a 'natura edibile'. In seguito ci si riposa molto di più di chi ara o vanga ogni anno.

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  8. Come esempio positivo, ma piccolo e poco imitato, suggerirei di dare un'occhiata a "Kerala model" su Wikipedia.

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    1. Grazie anonimo, avevo gia' letto qualcosa a proposito di questa virtuosa regione dell'India ma riguardo al modello sanitario e alle pratiche agricole.
      Penso che quanto riportato in questo resoconto meriti una riflessione:
      Kerala, a state in India, is a bizarre anomaly among developing nations, a place that offers real hope for the future of the Third World. Though not much larger than Maryland, Kerala has a population as big as California's and a per capita annual income of less than $300. But its infant mortality rate is very low, its literacy rate among the highest on Earth, and its birthrate below America's and falling faster. Kerala's residents live nearly as long as Americans or Europeans. Though mostly a land of paddy-covered plains, statistically Kerala stands out as the Mount Everest of social development; there's truly no place like it.[24]

      Angelo

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  9. In questo periodo, ho iniziato ad analizzare come sarebbe il mondo, se ci fosse una reale riduzione delle nascite.

    Ditemi voi:
    Che senso avrebbe la famiglia, se non si fanno figli?

    Ognuno preferirà convivere, dato che non ci sarà bisogno di un vincolo più stretto, per dare garanzia ai figli.

    Molte persone vivrebbero da sole per lunghi periodi.
    L'illusione della bella vita, quando si è single (non sposati), la conoscono bene gli c'è rimasto.

    I momenti belli sono una piccola parte del tempo totale a disposizione.

    Immagino che in futuro, nell'ipotesi che una buona parte della popolazione non faccia figli,
    aumenteranno i casi di depressione... e altri disturbi dovuti alla carenza d'affetto.

    Spero di sbagliarmi!

    Voi cosa ne pensate?

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    1. Io penso che focalizzare l'attenzione sulla natalità fosse una cosa sensata negli anni '60 e '70. Oggi direi che è superato non perché la popolazione tenda a stabilizzarsi, bensì perché oramai siamo in "overshoot" perlomeno del 50% e stiamo quotidianamente erodendo la capacità di carico del pianeta. Quasto vuol dire che l'equilibrio fra popolazione umana e resto del pianeta avverrà comunque attraverso un forte incremento della mortalità. Ridurre la natalità, a questo punto, rimane un fattore utile ad abbreviare il periodo di crisi grave, ma non può più evitarlo.

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    2. Io penso che non esista solo la famiglia come fonte di affetto e di compagnia, e che non tutti abbiano bisogno dello stesso tipo e della stessa quantità di queste due cose. Chi vuole assolutamente avere figli può farne uno o due anziché tre, quattro, cinque...
      Riguardo alla riduzione della natalità, più risultati otteniamo in questo campo più sofferenze verranno evitate e più possibilità avremo noi e le persone che ci stanno a cuore di sopravvivere, quindi io penso che la questione non sia per niente superata, ma assolutamente prioritaria.
      Meno figli, meno danni al pianeta, anche adesso, non solo negli anni '60.

      Gaia Baracetti

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    3. ..Perfetto Simonetta...Aggiungerei poi che ridurre la natalità solo su base volontaria senza prevedere disincentivi economici a chi ha già più di un figlio è ulteriore ipocrisia...

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    4. La felicità non dipende solo dal fare figli, è solo un archetipo culturale. A questa generazione umana è richiesto un salto evolutivo anche dal punto di vista emotivo. Come diceva Bates, la scelta è fra le vasectomie e i funerali. Potremmo essere meno felici avendo meno figli (anche se credo che abbiamo la capacità di essere felici e dare felicità lo stesso), ma con tutti quei funerali saremmo felici? Certo, è altamente probabile che in moltissimi dovremo morire comunque per rientrare nella capacità di carico, specie col declino definitivo dell'eldorado energetico in cui viviamo, ma, come dice Gaia, meno persone nascono, meno ne dovranno morire in modo orribile.

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    5. Sono d'accordo sul fatto che:
      meno ne nasceranno, meno ne moriranno.

      Il mio commento era solo per evidenziare che:
      comunque la si faccia (nascite o non nascite),
      i tempi che arriveranno non saranno tanto belli
      (depressione o morte).

      Spero di sbagliarmi e che tutto venga stravolto in meglio.

      Concordo che non esiste solo la famiglia come fonte di affetto,
      ma in genere (solo in genere) è quella che dura (durava) di più.

      Una persona non è un robot.

      La cultura occidentali e illuminista, ha trattato tutto come se fossero delle "cose",
      quindi, è lecito usare e buttare:
      i materiali e i beni da essi prodotti;
      sfruttare gli animali, ammazzarli e mangiarli;
      sfruttare le persone (sia per lavoro che per sesso) e poi buttarle via (andarsene).

      Questo ha creato un grande progresso scientifico (che in oriente non era nato),
      ma sta iniziando a creare grossi problemi.

      Nella cultura orientale Zen (che anche lì ormai sta sparendo, assuefatta da quella occidentale);
      ogni "cosa" viene considerato come un essere da rispettare.
      Non si distrugge un ambiente naturale senza motivo,
      non si tagliano piante senza l'idea di ripristinarle,
      non si uccidono animali per gioco o comunque non si trattano come delle cose;
      non si trattano le persone come cose.

      Almeno, questi sono nei principi Zen,
      poi la realtà è andata anche in tutt'altra direzione.

      Penso che dovremmo incominciare a guardare ecosistema attorno a noi con più umanità e meno fredda razionalità utilitaristica.

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    6. Mi piace molto l'approccio Zen, è davvero molto al di fuori della nostra mentalità media, a volte spiazzante e sempre scevro da giudizi, anche di fronte alle cose apparentemente più drammatiche della vita.

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  10. Con l'agricoltura abbiamo iniziato la distruzione del mondo.
    Sono iniziate le civiltà (vita stanziale, nelle città).
    Molte civiltà nel tempo sono collassate perché hanno reso sterile il terreno su cui vivevano.
    Abbiamo tagliato gli alberi per bruciarli, per cuocere il cibo e riscaldarci.
    .----
    Forse esiste anche una rivoluzione precedente : l'appropriazione del POTERE DEL FUOCO.
    .----
    Io non credo che la mia anima sopravviverà, dopo la mia morte.
    Credo che "io" sono una aggregazione di atomi e molecole che "per qualche ragione" si sono aggregate in un essere umano, ma avrei potuto essere animale, o pianta, o roccia, o goccia d'acqua, o un pezzetto d'aria.
    Non penso che noi esseri umani abbiamo il diritto di domesticare piante ed animali.
    L'animale o la pianta che si domestica, avrei potuto essere "io".

    Amo la Natura, ne faccio parte.

    Tiziano

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    1. Pare che il fuoco sia stato "addomesticato" almeno in alcune zone già da Homo erectus (il pitecantropo), ma non pare che ciò abbia modificato sostanzialmente la sua ecologia. Nei tempi molto lunghi forse si in quanto l'uso del fuoco per cuocere potrebbe aver permesso la riduzione dell'apparato masticatore ed il reinvestimento dell'energia così risparmiata nello sviluppo del cervello.
      E' un'ipotesi affascinante.

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  11. "Ridurre la natalità, a questo punto, rimane un fattore utile ad abbreviare il periodo di crisi grave, ma non può più evitarlo."
    Se ne parlava l'altra sera. Anni fa la Banca Mondiale pubblicò un documento sulla popolazione in cui si stimava che il livello di gravidanze indesiderate è di 70 Milioni per anno. Non mi sembra poco. E credo che un programma che permettesse di far convergere il numero di gravidanze su quello delle sole gravidanze desiderate, anche se non risolutivo, potrebbe essere ... desiderabile. Bell'articolo comunque.

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    1. Io mi chiedo:
      Perché a livello internazionale si parla solo dell'effetto serra della CO2 che causerebbe i cambiamenti climatici, e non si accenna nemmeno al problema demografico e del disboscamento delle foreste?

      Pensare di ridurre il cambiamento climatico, non riducendo l'impronta umana sull'ambiente e continuando a disboscare, rendendo le zone meno umide, mi sembra un metodo che non porterà a nessuna soluzione reale del problema.

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    2. Non credo che nessuno che conta qualcosa voglia una soluzione reale del problema. Non credo nemmeno che ci credano, al di là delle dichiarazioni in campagna elettorale.

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  12. ma la natalità non dovrebbe essere calcolata sulle donne fertili?

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  13. Direi che Luica Pardi ha avanzato una proposta molto sensata.
    Noi pernsiamo spesso alla limitazione della popolazione come una costrizione da imporre a qualcuno.
    Ma se incominciamo ad evitare le gravidanze indesiderate (che sono, a quanto pare, veramente tante), ci limitiamo a seguire i desideri delle persone; ottenendo nel contempo l'effetto globale che ci siamo prefissi.
    Poi ovviamente, bisogna passare dalla teoria alla pratica...

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    1. Considerando che la popolazione umana cresce di circa 80 milioni di persone all'anno, evitare 70 milioni di gravidanze indesiderate sarebbe un mirabolante punto di partenza. Come dire: "Chi ben comincia è a metà dell'opera".

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    2. Evitar e 70 milioni di gravidanze indesiderate con la profilasi sessuale è pura utopia: la l'unica soluzione è la sterilizzazione dopo il 1 figlio, possibile solo i regimi non democratici...Che la democrazia, come ogni altra forma di relazione umana, sia indipendente dalle condizioni ecologiche e quindi termodinamiche più o meno locali è un grandissimo simbolo dell' ubris dei diritti dell'uomo (Uomo singolo)

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    3. Concordo per esperienza con "Fra"
      Io ha scuola ho "subito" le campagne di prevenzione contro fumo, droga, eduzione sessuale....
      Guardando i miei coetanei posso solo dirvi che sono servite a nulla.

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  14. E si torna al metodo cinese: imporre la politica di un figlio per coppia regolare in tutto il mondo, in più sterilizzazione coatta per chi ha già avuto un figlio (per evitare ulteriori figli nelle relazioni extraconiugali) o che divorziati e separati ne abbiano altri).
    E' utopico e dittatoriale, ma se non si fa così per tornare in pochi decenni a numeri demografici più sostenibili l'apocalisse demografica e ambientale è certa nel prossimo futuro.
    Mi risulta però che le religioni e le politiche di molti Stati industrializzati predichino l'incentivazione delle nascite.
    E allora di che parliamo?

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    1. Quella della religione è un ottima scusa.
      Da decenni i missionari cristiani insegnano tecniche di contenimento, recentemente il Papa ha detto di non fare figli come conigli.
      Peraltro in nessun punto del Vangelo è elogiata la famiglia numerosa.
      (Ma il 99,9% dei cristiani non vuole capire)

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  15. 2022: I sopravvissuti / Soylent Green (1973) di Richard Fleischer, descrive un 2022 sovrappopolato in cui opera la Soylent, produttrice di cibo sintetico. Con il protagonista Charlton Heston (e un grandissimo Edward G. Robinson) lo spettatore scoprirà la cupa soluzione della multinazionale al problema del sostentamento dell’umanità.

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    1. Un buon film, senza dubbio. Infinitamente meglio dei film catastrofisti hollywoodiani odierni che sembrano fatti apposta per diffondere l'idea che l'idea di una catastrofe seria è intrinsecamente scema.

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  16. Visto che siamo in tema di agricoltura volevo una domanda al prof. Bardi.
    Se non ricordo male qualche anno fà aveva lavorato su un progetto di "trattore elettrico" ( se non erro si chiamava Ramses) , che fine ha fatto il lavoro svolto ?
    Si è arenato oppure è proseguito ?

    Grazie

    Andrea Lanza

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    1. Eh.... ci vorrebbe Elon Musk che facesse il trattore elettrico Tesla. Noi tapini, da soli non ce la facciamo proprio. Comunque, è stata una cosa pioneristica che credo abbia lasciato traccia e continuerà a lasciarne

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  17. Ma ci credete davvero che siamo 6-7 miliardi?

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    1. Di essere... era da un pò che "troll" non ne arrivavano da queste parti.
      ---
      No, non ci crediamo! Alcuni dicono che siamo 100 milioni, altri che siamo 10 Miliardi; la cosa sicura è che c'è un complotto di qualche multinazionale, legate alla massoneria, che riceve ordini dai rettiliani che abitano nell'isola che non c'è!
      :-)

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    2. Non dimenticare gli Illuminati ed i Saggi di Sion, mi raccomando!

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    3. Pare che sia uno dei dati piu' sicuri, negli stati moderni siamo tutti schedati dalla nascita. :)
      Su queste cose raccomando la visione di alcuni TED di Hans Rosling tipo questo, che e' un super-esperto della questione.
      http://www.ted.com/talks/hans_rosling_on_global_population_growth

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    4. Orpa... questa è nuova. Esistono davvero 6-7 miliardi di esseri umani? In effetti, mi risultava che fossero quasi tutti rettiliani. Siamo stati invasi quando il pianeta Nibiru è passato di qui

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  18. l'intro e' un po' riduttivo e confuso, come dire? forzato. l'estrema sintesi raramente paga.

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  19. Ditemi che non è possibile leggere tali assurdità sul blog che frequento per avere spunti di riflessione basati su analisi quantitative e termodinamicamente corrette.
    Dopo aver brutalizzato la ‘rivoluzione verde’, presentandola come la madre di tutti i problemi del pianeta, l’autore del post considera promettenti per risolvere tali problemi in modo sostenibile approcci basati sugli effetti delle ‘congiunzioni astrali’ come la biodinamica® o come permacoltura e orticoltura sinergica, che prescindono da doverose considerazioni di produttività e da qualsiasi bilancio energetico e di massa degni da tale nome.
    Se si prospettasse l’adozione di una ‘organic farming’, non della cosiddetta agricoltura biologica, aperta all’integrazione di strumenti dell’agricoltura ‘convenzionale’ si potrebbe continuare a leggere, ma così diventa difficile prestare credito alle successive considerazioni sul ruolo cruciale della demografia sul futuro del pianeta e sui suoi equilibri, argomento molto serio che vale la pena di dibattere, ma non partendo da concetti naif inconsistenti.
    Grazie per l’attenzione
    Ivan Sartorato

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    2. Grazie della veloce risposta, non capisco cosa c'entri la mia esperienza con la tua posizione favorevole alla biodinamica, comunque le mie esperienze di gestione vanno dal livello di singola pianta a quello di campo e fino al livello aziendale, le mie conoscenze apprese con lo studio arrivano a livello un po' più ampio.
      Visto che diamo questo taglio alla discussione mi allargo e vorrei fare io due domande:
      - quale contributo pensi possano dare i preparati biodinamici (diciamo il classico 500 o cornoletame, ottenuto come da disciplinare compostando il letame nel corno di vacca primipara sotterrato da San Michele a Pasqua e distribuito a 200-300 grammi ad ettaro dopo dinamizzazione per scuotimento) alla coltura a cui sono applicati e più in generale al problema del sovrappopolamento del pianeta?
      - I nutrienti necessari per compensare gli asporti dovuti alla raccolta dei prodotti del campo coltivato biodinamicamente derivano secondo te da trasmutazione chimica per influenza astrale o da quale altra via?
      Potrebbe essere interessante continuare il dibattito su efficienza, produttività e sostenibilità, anche con l’approccio basato sull’EROEI citato da Alessando Pulvirenti. Dal mio punto di vista ricorderei solo che la macchina umana è molto efficiente ma poco potente, per cui vedo quasi inevitabile il ritorno ad una società di agricoltori di sussistenza,con poco tempo e voglia di discutere del destino del mondo. Trovato poi qualche indicatore quantitativo cercheremo infine di stimare la popolazione umana sostenibile dopo la contro-rivoluzionet biodinamica
      Ivan Sartorato

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    3. Visto che per parlare seriamente di questi problemi, bisogna avere dei dati quantitativi; ne riporto un paio tratti dal libro:

      “Elementi di Ecologia” - 8° edizione 2013 – Casa editrice: Pearson

      Coltivazione di cereali

      Produzione agricola tradizionale in Messico in confronto con la produzione industriale negli USA:

      Lavoro Umano:
      Messico: 590.000 kcal/ha; USA: 5.000 kcal/ha; Rapporto 118 a 1

      Lavoro utensili-macchinari:
      Messico: 50.000 kcal/ha; USA: 11.000.000 kcal/ha; Rapporto 1 a 220

      Energia totale investita (umana + macchinari):
      Messico: 640.000 kcal/ha; USA: 11.005.000 kcal/ha; Rapporto 1 a 17

      Produzione di cereali
      Messico: 2.000 kg/ha USA: 7.000 kg/ha; Rapporto 1 a 3,5

      Rendimento totale energetico totale per unità di prodotto:
      Messico: 5 USA:1 (17,2 / 3,5)

      Quindi, in presenza di combustibili fossili, la produzione agricola industriale impiega 1 persona, dove quella tradizionale ne impiega 118; e ottiene una produzione 3,5 volte maggiore; questo permette ad un agricoltore USA di ottenere lo stesso raccolto agricolo di 413 persone messicane (118*3.5=413).

      Se l’energia fosse in quantità limitata, la produzione messicana è 5 volte più efficiente; ma in presenza di combustibili fossili abbondanti, l’agricoltura industrializzata permette a tantissime altre persone di poter fare altre attività (nell'industria o nei servizi).

      Pensare di far a meno dei combustibili fossili in agricoltura, ci farebbe tornare alla situazione preindustriale in cui, il lavoro umano, bastava a stento a sfamare la sua famiglia e a vestirli di stracci; abitare in campagna (vicino ai terreni coltivati); e con servizi sanitari quasi inesistenti.

      Morale della favola:
      Non si può tornare indietro!
      Abbiamo bisogno di tanta energia e se non si troverà un'alternativa ai combustibili fossili, li si continuerà a sfruttare fino alla fine, malgrado i problemi ambientali e climatici che ne deriverebbero.

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    4. x Ivan: Permacultura è diverso da Biodinamica;
      in Permacultura, mano a mano che il sistema, se ben progettato, va a regime, l'EROEI passa da <1 a >1 in maniera progressiva, tendendo, potenzialmente e lentamente, ad un valore medio
      massimo, che dipende da vari fattori non "quantificabili" (anche se questa è una tua richiesta), in quanto alcuni solo parzialmente, altri per niente prevedibili o controllabili; ma del resto mi pare sia un problema che affligge anche l'agricoltura "convenzionale".. vedi carestie, attacchi da parassiti, ecc.

      senza arroganza e con tutto il rispetto verso la Tua posizione, se hai tempo ti invito ad approfondire il discorso della Permacultura, vedrai che non è niente di naif o inconsistente, esistono realtà solide, produttive e sostenibili; es. googla "Sepp Holzer";

      poi.. che anche questo non ci salverà sono d'accordo.. cosa si fa.. si guarda lo spettacolo e basta.. oppure hai qualche idea più consistente e pratica da proporre?

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    5. Invece il mio morale della favola è che :
      Si deve tornare indietro !
      Questo sistema di produzione agricola ha causato : sovrappopolazione e perdita di posti di lavoro, impoverimento dei terreni, inquinamento da fertilizzanti e pesticidi.
      Si deve rivalutare forza muscolare umana, secondo me, e anche la "lentezza".
      Lento è bello.

      Tiziano

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    6. Ribadisco di non sapere nulla di biodinamica e posso essere d'accordo, a naso, che molti suoi aspetti non siano affatto scientifici, ma la Permacultura è ben altra cosa. E' possibile che la Permacultura (che non è solo un approccio agricolo, è bene ricordarlo) non sia adatta alle grandi produzioni industriali, il punto però è che consente di mantenere ed arricchire praticamente all'infinito la cosa più preziosa che abbiamo: il suolo. Molti permacultori (Bates in testa) sono consapevoli che la Permacultura non risolverà i problemi del pianeta con questo livello di popolazione, ma questo non significa che l'agricoltura industriale possa farlo: produce di più, ma distrugge rapidamente i suoli dove passa e dipende completamente dai combustibili fossili. Alla fine, produrre di più significa anche esaurire più in fretta la risorsa che usi.

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    7. La permacolura si pone l'obbiettivo di essere sostenibile.
      P.S. Ho conosciuto sostenitori del biodinamico... Non sapevano il perché delle loro azioni.

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    8. Per la precisione (ma dietro c'è un significato profondo), si chiama PermacUltura. E' nata come Permacoltura da Holmgren e Mollison, ma ben presto i due (e molti altri) si sono accorti che non ci si poteva limitare all'agricoltura e si è trasformata in una visione ed un approccio sistemico, sebbene con un focus locale (il proprio habitat specifico). Secondo me ha moltissimi aspetti in comune con la stessa dinamica dei sistemi, in quando si propone di comprendere le dinamiche reali dell'ambiente in cui si innesta prima di agirvi. Non è una tecnica, agricola, né una filosofia, né tanto meno una religione, anche se, come tutti i fenomeni, le persone tendono a renderla tale (succede sempre quando non si capisce una cosa e la si vuole in qualche modo imbrigliare).

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    9. @Alessandro Pulvirenti16 ottobre 2015 21:01

      "Energia totale investita (umana + macchinari):
      Messico: 640.000 kcal/ha; USA: 11.005.000 kcal/ha; Rapporto 1 a 17

      Produzione di cereali
      Messico: 2.000 kg/ha USA: 7.000 kg/ha; Rapporto 1 a 3,5"

      Potresti mostrare come si ottengono i valori che citi e che riporto di seguito per comodità?

      "Rendimento totale energetico totale per unità di prodotto:
      Messico: 5 USA:1 (17,2 / 3,5)"

      Grazie

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    10. http://www.theguardian.com/global-development-professionals-network/2015/apr/20/permaculture-malawi-food-forests-prevent-floods-hunger

      http://www.resilience.org/stories/2015-08-12/four-ways-mexico-s-indigenous-farmers-are-practicing-the-agriculture-of-the-future

      Personalmente credo che non si possano mettere sullo stesso piano I rendimenti dell'agricoltura industriale rispetto a quelli della permacultura. (nelle sue varie declinazioni regionali)
      Per quello che ho potuto capire la permacultura ha una produttivita' maggiore con minore impiego di lavoro manuale, pero' I prodotti non sono commercializzabili. (non si conservano, non sono apprezzati dai consumatori ecc)
      Questo la rende applicabile principalmente su scala locale nelle regioni dove vi e' scarsita' di prodotti alimentari.
      Il sapore del cibo ha pure la sua importanza, per esempio la quinoa, facilmente coltivabile anche in zone dal clima proibitivo non e' sempre apprezzata dalle popolazioni locali che le preferiscono (per una ragione di gusto) il mais, anche se molto meno produttivo e distruttivo per l'ambiente.

      Vorrei inoltre chiedere a Simonetta cosa non ha funzionato nella teoria della transizione demografica (se puo', vista l'enorme quantita' di interventi sull'argomento del post)

      Angelo

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    11. @Alessandro Pulvirenti16 ottobre 2015 21:01

      In effetti ero stato depistato dai rapporti tra indici. Complice la festività e una giornata di pioggia, ho trovato dei riferimenti dai quali si trae che la performance di produrre un chilogrammo di cereali usando poco più di trecento kcal non si adatta bene ai messicani che ne importano ingenti quantità dall'estero :

      http://www.proteo.rdbcub.it/spi/pi/2004-02__076.gif

      http://www.beppegrillo.it/immagini/immagini/Grano_import_export_2010.jpg

      Si potrebbe dire : Poco male, viene confermata la tesi di J. Simonetta ( in assenza di riferimenti precisi...) che 3 miliardi sono meglio di 7 (almeno per quanto riguarda il numero di persone che abitano il pianeta)
      Di passaggio si evince che il popolo messicano potrebbe essere in grado di contribuire in modo significativo al citato ridimensionamento.

      È un fatto che i morituri raramente accettano con cristiana rassegnazione il destino riservato loro e tendono ad abbandonarsi a moti di piazza (nel riferimento seguente proprio in quel paese non troppo tempo addietro)

      http://petrolio.blogosfere.it/post/49609/messico-etanolo-e-rivolte-per-le-tortillas

      ps nell'ultimo link prego notare un riferimento interessante

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    12. Quindi, della serie...
      con i metodi tradizionali si producono così pochi cereali, che non sono sufficienti al fabbisogno nazionale.
      Invece gli USA, con l'agricoltura industrializzata, sono i primi esportatori al mondo.

      Quando finiranno i combustibili fossili?
      Amen!

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    13. Quindi bisogna sacrificare quattro miliardi di bipedi implumi.........

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  20. L'elenco dei "problemi del Pianeta" è molto, molto più lungo di quello che ho accennato nel post, ergo la Rivoluzione Verde non è certamente la madre di tutti i nostri guai. Di uno grosso però si: siamo 7 miliardi e passa. Ovviamente non è dipeso solo dalla RV, ma senza di essa saremmo certamente molti meno. Mi pareva di aver spiegato che, secondo me, la disgrazia principale è stata che la RV ha funzionato eccome! Perlomenno sul breve periodo, mentre su quello lungo le cose si complicano. Mentre non ha funzionato tutto il resto che doveva realizzare l'altra parte del programma: stabilizzare la popolazione mondiale vicino a 3 miliardi.
    Quanto all'efficacia delle varie scuole agricole, raccomando di fare molte visite in molte aziende che fanno cose diverse, portandosi dietro una vanga. In ogni posto ci sono cose che funzionano ed altre che assolutamente no. Ogni singolo campo ha la sua storia da raccontare, successi e fiaschi tanto delle tecniche "alternative", quanto di quelle industriali. L'unico aspetto del problema su cui l'agricoltura industriale è certamente e totalmente perdente è proprio quello termodinamico, sopra evocato.

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    1. Probabilmente il nocciolo del problema sta proprio nel FALLIMENTO del programma di stabilizzazione della popolazione (umana) mondiale...
      Senza la realizzazione di questo fondamentale e (purtroppo) difficile obiettivo ogni rivoluzione verde, controrivoluzione verde, miglioramento nella distribuzione, lotta agli sprechi & via discorrendo finirà per (cercare di) svuotare l'oceano con il classico cucchiaino...
      In tale ottica, condizione necessaria sebbene non sufficiente sembra l'eliminazione (o cmq. il maggiore abbattimento possibile) dei 70 mln di gravidanze annuali globali, come proposto nel corso della discussione seguita a questo ampio e stimolante articolo...

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    2. Sempre la stessa storia: si parla di bocche da sfamare e di agricoltura e gli interessati si offendono dicedo che in realtà quell'altra industria inquina di più.
      Non capiscono che possiamo spegnere automobili, computer, televisori, luna park, ...
      Ma non possiamo smettere di mangiare!!!

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    3. P.S.
      Ovviamente nel breve commento parlavo dei 70 mln di gravidanze/anno INDESIDERATE: sfortunatamente nella fretta questo termine era rimasto "nella tastiera"!

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    4. @Jacopo Simonetta16 ottobre 2015 17:45

      " Cioè esattamente quello che era stato prospettato, a suo tempo, dai programmatori della Rivoluzione Verde: aumentare la produzione di cibo era una soluzione A CONDIZIONE che, contemporaneamente, si riuscisse a stabilizzare la popolazione sui livelli di allora o poco più. "

      L'articolo non fornisce riferimenti bibliografici (salvo mia distrazione), vorresti citare la fonte che riporti?

      Grazie

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  21. Grazie della non-risposta e di aver fatto sparire la Tua risposta precedente, il che rende incomprensibile ai lettori capire perché ho scritto il mio secondo intervento (preciso solo che dare del tu non è stata una mia iniziativa, non vorrei passare per cafone).
    Prendo atto inoltre della spocchia, ma declino l'invito a girare per aziende con una vanga, spero che almeno il prof. Ugo Bardi abbia voglia di spiegarci, da chimico, il mistero sulla provenienza dei nutrienti di cui Ti chiedevo lumi, sennò pazienza.

    Ringrazio Pulvirenti per aver prontamente postato alcuni dati interessanti nel caso vogliate continuare la discussione, ringrazio il blog per avermi ospitato e tolgo il disturbo.

    Ivan Sartorato

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    1. Provo a risponderti io:
      L'autore non aveva nessun interesse a parlare o a promuovere il biodinamico o altre rivoluzioni strane (avrebbe potuto citare anche il veganesimo, forse non l'ha fatto per paura di svegliare un vespaio)
      Quello che l'autore voleva dire è che ANCHE SE SI TROVASSE UNA SOLUZIONE senza il controllo demografico il problema si ripresenterebbe più grosso.

      Senza offese, ma l'autore ha indicato la luna e lei si è soffermato sul dito.
      P.S. Spero di sbagliare ma per mia modestissima esperienza il biodinamico è un imbroglio le cui vittime: contadini ignoranti pagano quattrini per frequentare corsi antiscientifici.

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    2. Ivan, Jacopo voleva solamente darti una risposta più articolata. Purtroppo, però, il blog non consente di editare i post, solamente di eliminarli e poi riscriverli - come risultato,la risposta di Jacopo è finita in fondo, per cui effettivamente si perde il filo della discussione. Ma non c'è stata nessuna spocchia, nessun imbroglio. E sui commenti del blog, normalmente ci si da del tu. Siamo tutti persone normali e, come tale, possiamo discutere seguendo le normali regole della cortesia e del reciproco rispettoi.

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  22. i post si susseguono a raffica, come si fa a starci dietro??? Su questo post che mi è piaciuto vorrei dire la mia: penso che ci stiamo avvicinando a un collasso generalizzato di proporzioni enormi di cui maggior parte di noi non immagina nemmeno, anche se gli ingredienti per la tempesta perfetta sono ben noti. Una seconda rivoluzione verde: da ogm, agricoltura di precisione, uso di droni, idroponica ipertecnologica....ecc ecc non sara attuabile concretamente per un periodo significativamente lungo, a causa del problema degli incrementi marginali decrescenti cui il nostro sistema va in contro ed di cui è intimamente pervaso, questa cosa penso non sia compresa fino in fondo neanche da chi ha dimestichezza con il problema.
    Purtroppo ho seri dubbi anche per permacultura e agricoltura naturale. Spesso per entrare in regime occorrono decenni, vedi ad esempio quanto tempo occorre per una foresta alimentare, o per rigenerare un minimo di ecosistema o di fertilità anche biologica in un terreno, specialmente se le condizioni di partenza sono degradate, ecosistemi semplificati, squilibrati, disfunzionali e terreni isteriliti per l'uso agricolo convenzionale, c'è da considerare perfino il tempo di cambiamento di mentalità del agricoltore, dell' accumulo di esperienza sulle sue peculiari condizioni in cui si trova ad operare prima di diventare efficace nel suo lavoro.
    Altra considerazione: quanto si è veramente indipendenti dal Sistema che presto crollerà?? ho l'impressione che spesso molti di quelli che fanno parte della rete alternativa poggiano almeno imparte su questo senza rendersene conto.
    Ma quello che mi preoccupa maggiormente è il caos che seguirà il crollo del sistema. Sarà impossibile coltivare stabilmente un terreno in mezzo a razzie incendi devastazioni. Forse è proprio per questo che nei millenni passati ha preso piede coltivare annuali e non foreste alimentari di castagni e noci, allevamento brado sotto chioma ecc, che producono tantissimo con pochissimo lavoro, una volta avviato il sistema bisogna solo raccogliere o quasi, queste infatti richiedono un periodo lungo di un minimo di stabilità, mentre le annuali nonostante in duro lavoro richiesto ogni anno non anno nessun capitale immobilizzato, che per formarsi ha rischiesto decenni, suscettibile di essere distrutto e azzerato.
    Nonostante questo ogni giorno progetto curo e porto avanti la mia giovane foresta alimentare.
    Bel post dall'inizio alla fine!
    Giuseppe

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  23. "Anziché esprimere un giudizio, è interessante gettare uno sguardo alla termodinamica dei sistemi produttivi. Il successo della Rivoluzione Industriale è dipeso dalla sostituzione di risorse energetiche rinnovabili, ma disperse come flussi d’acqua e di aria, muscoli animali ed umani, con risorse energetiche infinitamente più concentrate, versatili ed economiche: carbone, ma soprattutto petrolio; secondariamente gas........... Se, infatti, analizziamo il flusso di energia attraverso un agro-ecosistema pre-rivoluzione troviamo che vi è un’unica fonte di energia: il sole. "

    Simonetta tu quoque!
    Con premesse del genere chi ha bisogno di leggere le conclusioni.
    Carissimi è ora che sappiate che l'energia delle fonti rinnovabili è energia solare e che quella delle fonti non rinnovabili............ è energia solare.

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  24. www.theguardian.com/environment/2015/oct/13/agriculture-farming-food-addiction-meat-harvest-hungry-world
    Anche in questo articolo si fa riferimento alle gravidanze indesiderate. E' una coincidenza?

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  25. E’ molto stimolante ciò che hai scritto: forse si potrebbe
    parlare di rivoluzione fossile.
    Efficace anche l’immagine secondo cui mangiando facciamo
    una scorpacciata di petrolio, metano e rocce; la scorpacciata
    ovviamente la fa chi può permetterselo. Si potrebbe dire che
    “mangiare è un’ impresa mineraria”.

    A proposito dei milioni di morti per fame in Russia e Cina
    bisognerebbe chiedersi se ciò fu conseguenza dell’ industrializzazione
    a tappe forzate imposta dagli Stati per rincorrere
    l’industrializzazione di Gran Bretagna, Francia, U.S.A. e Germania.

    Qualche giorno fa su Rai Storia ho visto parte di un
    documentario in cui si intervistavano dei contadini cinesi:
    in pratica, alla fine degli anni ’50 lo Stato cinese, per comprare
    intere industrie dalla Russia, pagava con le proprie derrate
    alimentari a scapito dell’alimentazione di gran parte della
    popolazione cinese.

    Per quanto ne so con l’agricoltura biologica le produzioni unitarie
    sono inferiori del 20 % rispetto all’agricoltura industriale.
    (https://www.fibl.org/en/shop-en/article/c/soil/p/1334-dok.html)

    E’ possibile ridurre il consumo energetico in agricoltura:
    per il grano, adottando la lavorazione minima si ha un notevole
    risparmio energetico (84%) ed il calo produttivo è stato
    minimo (inferiore al 2%), rispetto alle produzioni ottenute con
    lavorazioni profonde.
    (Bonciarelli F., Archetti R., 1999 - Possibilità di risparmio energetico
    con lavorazioni ridotte del terreno. L’Informatore Agrario 33, 29-33)

    A furia di bruciare combustibili fossili aumenta il riscaldamento
    globale e le colture producono molto meno; bisognerebbe
    quantificare questi cali produttivi a livello mondiale e
    rammentare che una fetta sempre più elevata delle produzioni
    agricole si ottiene distruggendo foreste vergini.

    Quella che viene definita “Rivoluzione Verde”, a mio avviso,
    è stata in realtà una controrivoluzione verde provocata
    dall’era fossile.
    Per stabilizzare la popolazione si dovrebbe diffondere
    e aumentare il grado di istruzione soprattutto per
    le donne (Lester R. Brown - Un Mondo al bivio, 2011).

    S.M.

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  26. Offhand I dont think the permaculture ++ approaches, methods or bio-tecnologies mentioned can replace quantitatively fossil feel based industrial agriculture. To know for sure a more quantitative analysis of various factors involved would have to be done. Maybe it's been done or maybe it hasn't , I don't know. It's not included in the post and perhaps it could not have been. I agree that controlling births -even if it could be done- (and nobody seems to know how) is now not enough to solve the overall overshoot problem nor the narrower one of a likely serious food supply and demand shortfall. The post is good and interesting because it encourages thinking about these issues even though the comments thread seems to me to come to few clear conclusions. (If any). What I liked the most about the post is that it puts squarely on the map the so called narrative or narration revolution, which is seldom done. Maybe the seeds of humanity's impending downfall already can be found there since that is when we (humans) started to deviate significantly from the rest of nature. Suddenly (over only 50 K years) we got smart. In the following 50k years or so we just didn't get smarter or smart enough to control our own newly found smartness?

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