Benvenuti nell'era dei ritorni decrescenti


martedì 6 ottobre 2015

Amministratori della Terra: un ruolo per la specie umana?

Da “Resource Crisis”. Traduzione di MR

Di Ugo Bardi





Questo post è stato ispirato da un incontro tenutosi a Firenze sul tema dell'enciclica sul clima del Papa e, in particolare, dalla presentazione fatta da Padre Bernardo, priore della chiesa di San Miniato. Ho pensato alla relazione fra religione e ambiente per un po' e, come commento, riproduco più sotto un testo che ho scritto sull'interpretazione di un'antico mito sumero che, secondo me, descrive un'antica catastrofe ecologica, non diversa da quella che abbiamo di fronte oggigiorno. Molti elementi dell'antica religione sumera sono sopravvissuti attraverso i millenni e sono ancora fra noi. In particolare il concetto che gli esseri umani hanno di potere e responsabilità: sono qua per servire la creazione, non per usarla per i loro scopi. (h/t Antonella Giachetti)


Quando ho iniziato la mia carriera nella ricerca scientifica, difficilmente potevo immaginare che il Papa Cattolico avrebbe, un giorno, insegnato agli scienziati (e non solo a loro) come fare il proprio lavoro. Eppure, sembra che siamo arrivati esattamente a questo punto.

I tentativi fatti finora di risolvere il dibattito sui vari disastri che incombono su di noi (e che noi stessi abbiamo creato) non hanno portato a niente. Per quanti decenni abbiamo cercato di giungere ad un accordo per evitare il disastro del cambiamento climatico? Ora stiamo ponendo le nostre speranze residue sula conferenza di Parigi di quest'anno, ma pensate davvero che un gruppo di politici e burocrati vestiti in abiti grigi sarà in grado di salvare il pianeta?


Ciò che vediamo, piuttosto, è il totale fallimento di un modo di pensare che a volte chiamiamo “positivismo” che ha le sue origini nel XIX secolo con pensatori come Condorcet, Saint Simon, Comte, ed altri. A quel tempo, sembrava essere una buona idea quella di usare la ragione e la scienza per risolvere ogni questione. Forse una buona idea ma, in pratica, non funziona. Sappiamo tutto di ciò che sta succedendo e perché. E' tutto metodo scientifico e logica. Eppure, il messaggio non passa, continuiamo a distruggere tutto, compresi noi stessi.

La sola ragione non ci dice cosa dovremmo fare per mantenere in vita le altre specie condividendo la Terra con loro. La sola ragione ci ha portato ad una tale assurdità da credere che l'egoismo individuale sia il modo migliore per gestire i beni comuni della Terra (quest'idea è una specie di religione, ma una religione del male). La sola ragione trasforma l'ecosistema in in gigantesco supermarket dove non si deve nemmeno pagare per quello che si prende (finché rimane qualcosa da prendere).

Dobbiamo abbracciare una visione diversa. Una visione che non intenda gli esseri umani come i padroni (o forse i parassiti) del pianeta, ma come gli amministratori della Terra. Una visione che ci dica che gli esseri umani hanno una responsabilità verso il pianeta. Senza una tale visione, continueremo a comportarci come i batteri in una piastra di Petri, indegni di creature che si dice che siano state create “a immagine e somiglianza di Dio”. Penso che non ci sia bisogno di essere cristiani per assumere questo atteggiamento e, probabilmente, nemmeno religiosi o credenti in un Dio trascendentale. Ma penso che bisogna avere almeno la sensazione che esista qualcosa, là fuori, che va oltre il mero soddisfacimento dei desideri personali. Non è nemmeno una questione di sopravvivenza, più che altro una questione di dignità della specie umana.

Questa è un'idea vecchia, l'idea che gli esseri umani non sia qui per essere padroni, ma come amministratori del pianeta sul quale vivono. Risale agli antichi Sumeri e, sotto, ripropongo un articolo che ho scritto su un antico mito Sumero che potrebbe descrivere una situazione critica simile a quella che abbiamo di fronte ora.

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Da “Chimeras” del 23 agosto 2015 

Inanna ed Ebih: il racconto di un'antica catastrofe ecologica?

Ugo Bardi
Dipartimento di Scienze della Terra – Università di Firenze
Polo Scientifico di Sesto Fiorentino,
Sesto Fiorentino (Fi) via della Lastruccia 3, 50019, Italy
ugo.bardi@unifi.it


Abstract

“Inanna ed Ebih” è il titolo moderno di un testo scritto dalla poetessa Sumera Enheduanna intorno alla seconda metà del terzo millennio prima di Cristo. Descrive il conflitto fra la Dea Inanna e la montagna chiamata Ebih, che finisce con la distruzione della seconda. Suggerisco che il poema possa essere interpretato come la conseguenza del modo in cui gli antichi percepivano quello che oggi chiamiamo una “catastrofe ecologica”, il risultato dell'eccessivo pascolo e deforestazione di un fragile ambiente di montagna.


1. Introduzione

Il poema di “Inanna ed Ebih” è stato composto intorno al 2300 AC dalla poetessa Sumera Enheduanna ed è stato riscoperto nel XX secolo (1). La storia raccontata nel poema può essere riassunta in poche righe. Prima leggiamo che la Dea Inanna si sta preparando a combattere contro la montagna “Ebih”, perché la montagna “non le ha portato rispetto.” Prima di attaccare, Inanna va a far visita al Dio An, che chiama “padre”, apparentemente per chiedergli il suo aiuto. An, tuttavia, è perplesso ed Inanna decide di combattere da sola, riuscendo infine a trionfare sulla montagna. Questa storia dev'essere stata molto famosa ai tempi dei Sumeri, tanto che ce ne sono arrivate diverse copie, scritte in cuneiforme su tavolette d'argilla. Il suo significato, quindi, dev'essere stato sufficientemente chiaro per le persone dei tempi antichi, che devono aver trovato la storia interessante abbastanza da continuare a copiarla diverse volte, apparentemente anche come esercizio standard per i giovani scribi (2).

Tuttavia, per noi, “Inanna ed Ebih” è difficile da classificare come poema, persino sconcertante. I personaggi, il loro conflitto e il fatto stesso di un Dio che combatte con una montagna appaiono totalmente alieni ai nostro sentire moderno. Come storia è molto lontana dai canoni moderni di ciò che definiamo come “letteratura” o “poesia”.

Il presente articolo aggiunge qualche considerazione alla comprensione della storia di Inanna ed Edih. E' basato sul concetto che gli antichi hanno affrontato gli stessi problemi fisici che affrontiamo noi, per esempio l'erosione del suolo, la deforestazione e cose simili. Tuttavia, il loro modo di vedere e descrivere questi problemi era molto diverso. Così, potrebbe essere che la storia che stiamo prendendo in considerazione descriva un'antica catastrofe ecologica, la distruzione di un ecosistema forestale. La storia potrebbe anche essere l'eco di un conflitto ancora esistente in tempi moderni: la necessità di preservare gli ambienti naturali contro il tentativo di sfruttarli eccessivamente.

L'autore non afferma di essere in grado di leggere il Sumero e la presente discussione è basata sulle versioni della storia disponibili nelle lingue moderne. Ovvero su quella di Betty De Shong Meador (3), su quella disponibile nel corpus elettronico di Letteratura Sumera (4), sulla versione di Attinger (5) e su quella italiana di Pettinato (6). Queste traduzioni differiscono in qualche dettaglio, ma il contenuto complessivo si è rivelato lo stesso.


2. Inanna ed Ebih: interpretare il mito

Ci sono diversi modi di interpretare i miti antichi. Forse il migliore conosciuto è il metodo “comparativo”, di cui è stato pioniere, fra gli altri, Claude Levi-Strauss (7). Questo consiste nel trovare elementi comuni fra i diversi miti che si possono trovare in diverse culture e diverse ere. Questi elementi comuni evidenziano la struttura di base del mito e aiutano a capire il suo significato generale, inquadrandolo nel suo contesto specifico.

Nel caso di “Inanna ed Ebih”, potremmo per prima cosa cercare storie che implichino Dei impegnati a combattere montagne, ma una trama del genere sembra essere molto rara. L'antico testo Sumero denominato “Lugal-e”, dal primo termine con cui inizia, ha una trama simile (8). Esso risale a tempi vicini a quelli di Enheduanna, ma è probabilmente più tardo. In Lugal-e ci viene raccontato dell'eroe divino Ninurta che combatte un demone chiamato “Asag” che si rivela essere un “mucchio di pietre”, forse per essere identificato come una montagna con quel nome. Karahashi ha discusso questo mito confrontandolo esplicitamente con quello di Inanna ed Ebih, scoprendo diversi punti in comune, specialmente nella terminologia usata (8).⁠

Un altro mito che mostra qualche analogia strutturale è il mito Greco della Chimera. In questo caso, l'eroe è Bellerofonte, semidio in quanto figlio del Dio Poseidone e, come mostro, la Chimera ha alcuni elementi ctonici, specialmente nel suo alito di fuoco che potrebbe portare ad identificarla con una montagna. Sia Plinio il Vecchio nella sua “Storia naturale” come Servio Mario Onorato nel suo commentario all'Eneide di Virgilio, affermano che la Chimera deve essere intesa come una rappresentazione di un vulcano. Troviamo una interpretazione simile nelle “Moralia” di Plutarco (3.16.9) dove ci viene raccontato di come Bellerofonte abbia asportato una sezione di una montagna chiamata “Chimera”, che stava producendo un riflesso sgradevole sulla pianura, che, a sua volta, seccò i raccolti. In un lavoro precedente (9), l'autore del presente articolo ha proposto che la fonte del mito della Chimera si debba ricercare nella antica  mitologia dell'Asia orientale. Non è impossibile che una fonte possa essere la storia di Inanna ed Ebih.

A parte queste storie, i mostri-montagna sono rari nelle tradizioni a livello mondiale. Alcune montagne sono state certamente importanti in termini religiosi, come il Monte Olimpo per gli antichi Greci e il Monte Fuji in Giappone, fino a tempi relativamente recenti. Tuttavia non sono stati deificati nel ruolo dato ad Ebih nella storia che stiamo qui discutendo. Possiamo trovare sporadici mostri di pietra nella moderna fiction. Per esempio in "Lo Hobbit" di J.R.R. Tolkien (1937) possiamo leggere la descrizione di mostri di pietra che si lanciano giganteschi massi l'uno contro l'altro. Altri mostri ctonici di fantasia appaiono in ambienti come i giochi di ruolo. In generale, tuttavia, possiamo dire che una trama descrivibile come “Dio combatte la montagna” è molto rara sia nella tradizione antiche che moderna. E' quindi quasi impossibile usarla come base per il metodo comparativo di interpretazione del mito di Inanna ed Ebih.

A questo punto potremmo provare a classificare il mito di Inanna ed Ebih come un esempio del tema generico dell'eroe brillante che combatte un orribile mostro. Ci sono molti di miti antichi e moderni basati su questa idea. Tuttavia, una tale interpretazione tralascia alcuni degli elementi che rendono così enigmatica la sconfitta di Ebih. Perché il mostro è una montagna? Perché fa arrabbiare così tanto Inanna? Quali sono le ragioni della lite di Inanna con gli altri dei? E' chiaro che c'è qualcosa di più in questa storia che la costituisce oltre al tradizionale conflitto eroe/mostro.

Una diversa linea di interpretazione del mito viene riportata da Delnero (2). E' basata sull'idea che la storia sia, in realtà, una rappresentazione del conflitto esistente al tempo dell'autrice, Enheduanna, fra elementi Accadici e Sumeri della civiltà Mesopotamica. E' risaputo che un tale conflitto è esistito ed altri poemi di Enheduanna potrebbero riferirsi ad esso. Per esempio, in “nin-me-sarra,” “La signora dalle virtù splendenti", Enheduanna sembra descrivere una insurrezione che la porta ad essere cacciata via dal proprio tempio. L'interpretazione riportata dalla Meador (p. 181) è che gli insorti fossero condotti da un uomo di nome Lugalanne, o Lugalanna, probabilmente di origine etnica Sumera, contro il re Accadico del tempo, Naram-Sin, il nipote di Enheduanna. (3).

Chiaramente c'è qualcosa in queste interpretazioni e la violenza che pervade i testi di Enheduanna potrebbero essere un riflesso della violenza che caratterizzava i suoi tempi. Tuttavia, rimane il problema che “Inanna ed Ebih” rimane così astratto nella caratterizzazione dei suoi protagonisti che se descrive realmente un conflitto locale dei tempi di Enheduanna, non è chiaro quale parte debba essere identificata con quale elemento del mito. Forse questa interpretazione era chiara agli antichi Sumeri, ma di questo si potrebbe ragionevolmente dubitare.

La Meador (3) fornisce una interpretazione più profonda della storia, vedendo il poema come una versione precedente del mito biblico del giardino dell'Eden, con Inanna che rappresenta l'equivalente Sumero di Eva/Lilith. Mentre, nella Bibbia, Eva viene punita per le sue azioni, nel mito Sumero Inanna prende l'iniziativa e rifiuta di sottomettersi al padre-Dio, distruggendo l'Eden nel processo. La Meador vede la storia anche come un riflesso di un antico conflitto fra un pantheon dominato dalle donne, con Inanna nel ruolo della Dea Madre, e un pantheon emergente dominato dai maschi, con An come figura paterna che domina gli altri Dei. Questo conflitto è evidente in diverse altre storie mitologiche Sumere ed Accadiche in cui, per esempio, Inanna è contrapposta a suo fratello Gilgamesh. Si tratta di una interpretazione molto interessante in quanto comporta che “Inanna ed Ebih” sia collegata ad altri miti antichi, forse risalenti a tempi pre-letterati. Questo sembra essere accennato nel testo, quando si dice che Inanna (nella traduzione delle Meador) “indossava i vestiti degli antichi Dei” (3). Attinger (5) e pettinato 86) chiamano esplicitamente questi “Antichi Dei” “Enul ed Enŝar” che potrebbero essere, infatti, Dei di un'era più antica (10) (p. 53).

Tuttavia, anche questo modo di vedere il mito non spiega il significato di alcuni elementi. Per esempio, se questa è la storia di un conflitto fra una Dea Madre e un Dio Padre, qul è esattamente il ruolo della montagna Ebih?

Un modo diverso di vedere questo mito è il modo “euemeristico” o “razionalistico”, che consistono nella spiegazione del mito in termini di fenomeni naturali. Questo modo di interpretare i miti antichi era più popolare nel passato di quanto lo sia oggi, ma non è mai passato di moda. Tuttavia, i ricercatori moderni tendono ad essere molto più cauti nello spiegare (alcuni potrebbero dire “spiegar via") gli elementi di storie complesse in banali fenomeni fisici. Quando Servio ha detto che la Chimera era un vulcano, potrebbe avere inteso che gli antichi erano così ingenui da scambiare un vulcano per un leone, ma questo, naturalmente, è improbabile, a dire poco. Piuttosto, gli antichi stavano affrontando gli stessi fenomeni fisici che affrontiamo noi e, per loro, descrivere una tempesta di fulmini in termini di azioni compiute da un Dio di nome Zeus era un modo di renderle coerenti coi loro strumenti culturali e mentali. Noi facciamo la stessa cosa in tempi moderni quando ascriviamo certi eventi ad entità astratte e forse sovrannaturali, la cui esistenza può essere ragionevolmente messa in dubbio (vedi, per esempio, “il libero mercato”).

Riguardo ai miti Sumeri/Accadici, spiegazioni naturalistiche sono state proposte da Jacobsen (11), anche se non specificamente per la storia di Inanna ed Ebih. Tuttavia, se esaminiamo la storia alla luce di una possibile spiegazione razionalistica, vediamo immediatamente come la distruzione della montagna suggerisca una catastrofe ecologica causata dalla deforestazione e dall'eccessivo pascolo.

Nel mito, la montagna di Ebih viene descritta come un luogo lussureggiante: ci sono frutti sospesi nei sui giardini rigogliosi. Ci sono alberi magnifici, leoni, tori selvaggi e i cervi sono abbondanti, proprio come i tori selvaggi e l'erba. Poi, vediamo Inanna che attacca la montagna col fuoco e con un pioggia di pietre. In un altro poema di Enheduanna, tradotto dalla Meador col titolo di “La signora dal grande cuore” (3), leggiamo alcune strofe che potrebbero riferirsi alla lotta di inanna contro Ebih:

Essa riduce la montagna a spazzatura,sparpagliando i detriti dall'alba al tramonto,la sferza con grandi pietre, e la montagna, come vaso d'argilla si sgretola e così la sua grandezza essa scioglie la montagna in una vasca di grasso di pecora.

Ci vuole poca immaginazione per vedere che il poema possa riferirsi al degrado del suolo sui pendii di una montagna, trasformato in fango che scivola a valle. I terreni di montagna sono particolarmente sensibili all'erosione del suolo e il problema è particolarmente grave nei climi caldi soggetti ad episodi di forti piogge e inframmezzate da periodi siccitosi, come nel caso del clima del Mediterraneo e del Medio Oriente.

La Mesopotamia è una terra pianeggiante, ma i suoi abitanti commerciavano legno ed altri beni forestali attivamente. Oggi, gran parte delle catene montuose del Nord Africa e del Medio oriente sono degradate ed erose a vari gradi. Ma non era così in tempi antichi e sarà sufficiente osservare in che modo le montagne del Libano fossero una fonte di legname per gli antichi Sumeri (come riportato nel mito di Gilgamesh ed Enkidu), mentre in tempi moderni queste regioni sono quasi completamente deforestate ed erose (12). Dai dati disponibili (13), sembra chiaro che le montagne della regione di Zagros, alla quale probabilmente fa riferimento la storia di “Inanna ed Ebih”, era ancora piena di foreste al tempo dei Sumeri, ma è anche chiaro che la deforestazione era già in corso. Un processo lento che ha portato alla condizione attuale di grave degrado ambientale (14).

Gli antichi conoscevano il problema del degrado del suolo. McNeill e Viniwarter (15) hanno riassunto diversi elementi della questione, riferendo che già nel 2000 AC, cioè in un periodo non lontano da quello di Enheduanna, gli agricoltori contadini del Medio oriente avevano già sviluppato alcuni modi per combattere l'erosione del suolo. Riportano anche come gli scrittori Romani, come Varro, avessero un forte interesse per la qualità del suolo e per la necessità di evitare l'erosione. E' anche ben noto che Platone , in “Crizia” (IV secolo prima di Cristo), descrive l'erosione e il degrado delle montagne della Grecia. Un interessante documento preindustriale su questo problema è stato scritto da Matteo Biffi Tolomei intorno alla fine del XVIII secolo (16). Il documento racconta del tentativo di conservare la copertura forestale sugli Appennini in Toscana e di come il tentativo sia fallito dopo molto dibattito fra coloro che si definivano il partito “moderno” (in favore del teglio degli alberi) e il partito “vecchio” (in favore, invece, del mantenimento della copertura forestale). Questo conflitto di qualche secolo fa non è inquadrato in termini religiosi, ma in esso possiamo forse vedere un riflesso del conflitto molto più antico del tempo dei Sumeri che potrebbe essere riflesso a sua volta nella storia di Inanna ed Ebih.

3. Conclusione religione come modo di interpretare il mondo.

La religione al tempo dei Sumeri era certamente qualcosa di molto diverso dal modo in cui la intendiamo oggi. Tuttavia, alcuni elementi del concetto di religione sono comuni a tutte le sue forme (vedi per esempio Thorkild Jacobsen (11) per un racconto esaustivo delle caratteristiche e dello sviluppo storico della visione religiosa del mondo dei Sumeri). Una visione religiosa del mondo potrebbe vedere oltre il semplice vantaggio a breve termine di una azione (tagliare alberi), per notare gli svantaggi a lungo termine (erosione del suolo). Oggi, possiamo vedere questo tipo di approccio nella recente enciclica papale sul cambiamento climatico (17) e sulla dichiarazione islamica sul cambiamento climatico globale (18). Potrebbe essere stato così anche per la storia di Inanna che “punisce” la montagna di nome Ebih, una cosa che potrebbe essere interpretata come la distruzione degli esseri umani che non sono stati abbastanza attenti da conservare e sostenere il loro ecosistema.



Riferimenti


1. Kramer SN. Sumerian Aythology: Uno studio delle conquista spirituali e letterarie nel terzo millennio prima di Cristo. Memoirs of. Philadelphia: American Philosophical Society; 1944.
2. Delnero P. Inanna ed Ebih e la tradizione degli scriba. Un'eredità culturale comune: studi sulla Mesopotamia e il mondo biblico in onore di Barry L Eichler [Internet]. CDL Press; 2011 [citato l'8 agosto 2015]. Disponibile presso: https://www.academia.edu/1908001/Inana_and_Ebih_and_the_Scribal_Tradition
3. Meador B. Inanna, Signora dal cuore più grande: poemi della somma sacerdotessa Enheduanna [Internet]. Austin (Texas): University of Austin Press; 2000 [citato il 3 agosto 2015]. Disponibile presso: https://books.google.it/books?hl=en&lr=&id=B45PvLlj3ogC&oi=fnd&pg=PR3&dq=inanna+and+ebih&ots=PCrv4Pptzm&sig=2nUOlV-Ef5ewoPe-dNMa-pzfv_A
4. Black JA, Cunningham G, Fluckiger-Hawker E, Robson E, Zólyomi G. Inanaa ed Ebih: traduzioni [Internet]. Corpus elettronico della letteratura Sumera. [citato il 3 agosto 2015]. Disponibile presso: http://etcsl.orinst.ox.ac.uk/section1/tr132.htm
5. Attinger P. Inanna ed Ebih. Periodico di assiriologia ed archeologia [Internet]. 1998;88:164–95. Disponibile presso: http://www.degruyter.com/dg/viewarticle/j$002fzava.1998.88.issue-2$002fzava.1998.88.2.164$002fzava.1998.88.2.164.xml
6. Pettinato G. Mitologia sumerica [Internet]. Torino: UTET; 2001 [citato il 9 agosto 2015]. Disponibile presso: https://books.google.it/books/about/Mitologia_sumerica.html?id=JoMRAQAAIAAJ&pgis=1
7. Levi-Strauss C. Mito e significato. Londra: Routledge & Kegan Paul, U.K; 1978.
8. Karahashi F. Combattere la montagna: alcune osservazioni sul mito Sumero di Inanna e Ninurta*. J Near East Stud [Internet]. 2004 [citato il 3 agosto 2015];63(2):111–8. Disponibile presso: http://www.jstor.org/stable/10.1086/422302
9. Bardi U. Il Libro della Chimera. Firenze, Italia: Polistampa; 2008.
10. Espak P. Alcuni sviluppi antichi dell'elenco di Dei e del pantheon Sumeri.In: Kanmerer T, editor. Identità e società nelle regioni dell'antico mediterraneo orientale [Internet]. Munster: Ugarit-Verlag; 2011 [citato il 23 agosto 2015]. Disponibile presso: https://www.academia.edu/1466135/Some_Early_Developments_in_Sumerian_God-Lists_and_Pantheon
11. Jacobsen T. I tesori dell'oscurità: storia della religione mesopotamica [Internet]. 1978 [citato il 9 agosto 2015]. Disponibile presso: https://books.google.it/books/about/The_Treasures_of_Darkness.html?id=bZT57A8ioCkC&pgis=1
12. Mikesell MW. La deforestazione di monte Libano. Geogr Rev [Internet]. 1969;59(1):1–28. Disponibile presso: http://www.jstor.org/stable/213080
13. Rowton MB. Le foreste dell'antica Asia Occidentale. J Near East Stud [Internet]. 1967;26(4):261–177. Disponibile presso: http://www.jstor.org/stable/543595
14. Pswarayi-Riddihough I. Foreste in Medio Oriente e Nord Africa: rassegna di implementazione, Volumi 23-521 [Internet]. World Bank Publications; 2002 [citato il 9 agosto 2015]. 56 p. Disponibile presso: https://books.google.com/books?id=TqTJdyForfkC&pgis=1
15. McNeill JR, Winiwarter V. Romper ela zolla: specie umana, storia e suolo. Science [Internet]. 2004 Jun 11 [citato il 18 agosto 2015];304(5677):1627–9. Disponibile presso: http://www.sciencemag.org/content/304/5677/1627.full
16. Biffi Tolomei M, Clauser F. Una tragedia ecologica del ’700. Firenze, Italia: Libreria Editrice Fiorentina; 2004. 64 p.
17. Laudato si’ [Internet]. [citato l'11 agosto 2015]. Disponibile presso: http://w2.vatican.va/content/francesco/en/encyclicals/documents/papa-francesco_20150524_enciclica-laudato-si.html
18. Dichiarazione Islamica sul Cambiamento Climatico Globale [Internet]. [citato il 23 agosto 2015]. Disponibil presso: http://islamicclimatedeclaration.org/islamic-declaration-on-global-climate-change/

13 commenti:

  1. tra poco comincerà l'anno della Misericordia. Ci sarà un pastrocchio di giubileo che ha già causato liti per la gestione dei soldi, perchè tutti vogliono metterci le mani sopra. A parte quest'aspetto vergognoso potrebbe essere l'ultima possibilità per molti di non diventare dei demoni. Passare l'eternità ad odiare ed a essere odiato ,non mi attira per niente, mi basta l'odio di tutti i giorni di ora e di qui. Come dice Gesù, chi vede il mondo come un'opportunità per le proprie cupidigie, non può essere salvato e morirà nei propri egoismi. Chi invece non è soddisfatto e sente che il mondo non lo rende felice, Lui dice che potrà cercare di salvarlo. Il professore parla di dignità umana. Io penso che è stata persa nel paradiso terrestre e che Gesù è venuto a restaurarla, anche se la concupiscenza, desiderio ardente di tutto quello che i nostri sensi ci propongono, ce lo impedisce. La ragione umana non può vincere la materialità rappresentata dalla montagna Ebih, ma può farlo solo la dea Inanna, che per i credenti rappresenta il Cristo. Anche per i Sumeri, progenitori del popolo ebreo, era ben chiaro il dualismo materia-spiritualità, che l'uomo moderno ha disconosciuto preso dalla superbia del potere dei fossili, grazie ai quali si crede un semi-dio.

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  2. Il monoteismo e Gaia si elidono a vicenda: se ammettiamo il rapporto individuale fra uomo e Dio, diamo al singolo uomo la dignità di soggetto morale prima che fonte del diritto laico; nella teoria di Gaia,e non solo, non c'è spazio per una morale imperniata sul singolo individuo ; prof quando parla di egoismo individuale e beni comuni lei stesso ci insegna che la teoria dei commons dimostra come la proprietà privata sia più efficace nel tutelarli: adesso non so come il concetto il di proprietà privata possa e debba evolvere per convivere con Gaia, ma i beni comuni sono stati depredati per la mera sopravvivenza dei singoli uomini in passato ed anche oggi (vedi il taglio della savana subshariana per avere legna per cuocere il riso cinese)...Si può istituire certo una proprietà di comunità, a patto che si affianchi una morale di comunità: in Neanderthal parallax (romanzo fantascientifico su una terra alternativa in cui la specie homo vittoriosa risultò quella dei neanderthaliani che pur raggiungendo livelli tecnologici elevati lo fecero in equilibrio con la natura ) i crimini erano rarissimi non solo per l'abbondanza di risorse data l'esiguità degli umani, ma anche perchè in caso di crimini erano puniti tutti i parenti di primo grado che non avevano saputo educare o controllare il criminale...

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    1. Non capisco: il Dio in cui credono i cristiani ha creato Gaia ed ha affidato all'uomo il compito di custodirla, non di deturparla.
      Ed ha anche comandato agli uomini di preoccuparci per il prossimo (=il prossimo che dovra vivere su questo pianeta)
      Secondo me se l'uomo avesse rispettato i comandamenti Cristiani Gaia sarebbe salva.

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    2. Abbiamo il libero arbitrio e dovremmo davvero imparare ad usarlo. Altrimenti tocchera' a qualche altra specie in futuro fare il test, mentre noi avremo fallito.

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    3. ...Orca boia...Il Dio giudaico avrebbe creato Gaia...Gaia è la comunione di interscambi di tutto il vivente : non c'è il singolo se non per convenzione pratica e comunque ogni dualismo platonico viene smascherato con Nietsche come artificio utile al controllo dei lupi da parte delle pecore,(filosofia morale) da dove (ri)inizia la filosofia moderna...Poi Gaia è anche uun modello scientifico, anche...Dopotutto la scuola pubblica italiana in genere si ferma ad Hegel almeno 20 anni fa...

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    4. ..E cmq Gaia è per eccellenza un modello di consustanzialità del vivente, che si spinge fino alla negazione del concetto semantico di individuo : Il dio cristiano è altro rispetto all'uomo, e quando si rivolge uomo intende sommatoria dei singoli rapporti uomo-Dio ; oltre 1 secolo fa il teologo Ernst Renan scrisse la famosa frase per cui ogni monoteismo è una religione del deserto..La Verde Europa importò un po di veleno desertificante parecchio tempo fa...

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  3. Sarebbe interessante chiedere cosa ne pensano animali e piante, del nostro ruolo di amministratori.

    Gianni Tiziano

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  4. "l'idea che gli esseri umani non sia qui per essere padroni, ma come amministratori del pianeta sul quale vivono"

    Mah, c'e' una certa dose di ybris, cioe' del problema, se non di piu', anche in questo, non cambierebbe nulla, e ci manca pure la perorazione della teocrazia (peraltro appunto la stessa cosa che faceva Compte, deificando la ragione)
    Inoltre e' storia vecchia come il mondo che anche le migliori istituzioni, magari create sulla spinta e impegno di qualche santo, vengono prima o poi monopolizzate dagli sgomitatori di professione: istituzioni che a quel punto piu' sono efficaci, piu' ne aumentano il potere malefico. Quindi attenzione a perorare nuove e piu' efficaci forme di controllo: prima o poi finiranno immancabilmente nelle mani sbagliate, le persone modeste, rispettose e per bene, non sono mai degli scalatori sociali.
    Il problema non e' che il positivismo illuminista non ha funzionato, e' che ha funzionato fin troppo.... e in fin dei conti l'uomo sulla terra si comporta esattamente come tutte le altre specie, cerca di riprodursi al massimo, salvo i fattori limitanti esterni.

    Forse e' piu' saggio rilassarsi un po' e navigare a vista cercando il buon senso, dato che tutte le volte che ci siamo allontanati da questo modesto dettame e' stato peggio: in fin dei conti in natura vige il trial and error.

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  5. Il positivismo ha fallito? Siamo sicuri?
    Non è forse che ha funzionato troppo bene?
    Il nostro modo di pensare ci ha permesso di espanderci indefinitamente e, in assenza di feedback negativi a limitare la nostra crescita, eccoci alla sovrappopolazione.

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    1. Ne consegue che il positivismo è dannoso.
      Molliamolo !
      C'è qualche sistema che funziona ?
      Secondo me si : il primitivismo.

      Tiziano

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    2. Ok, ma chi ci riesce?
      Non è che da così, possiamo tornare a vivere nelle tribù. O magari ci sarà qualcuno disposto a farlo, ma non si può chiedere alla maggioranza delle persone.
      Basterebbe un tenore di vita molto più sobrio, non c'è bisogno di tornare a essere caccaiatori-raccoglitori. Anche perchè sarebbe impossibile.

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    3. Si potrebbero istituire vaste aree dove potrebbero andare le persone che desiderano tornare alla caccia-raccolta (io sono uno di questi), altre aree dove chi lo desidera vive in comuni, altre per famiglie classiche.
      Tutti, io credo, dovrebbero rinunciare alla mentalità economica come la conosciamo, si dovrebbero abolire gli stati tradizionali, e basarsi su un sistema di vita di "condivisione", NON di "competizione" come è adesso, disumano.
      Abbandonare il "denaro" ed anche il "baratto".
      Abbracciare la "condivisione".
      .----
      Intanto, decrescere demograficamente :
      a livello globale, consentire la nascita di NON più di un milione di esseri umani all'anno.
      Nel 2100, con questo sistema, saremmo circa 70 milioni, forse solo 50 milioni, che mi sembra un numero sostenibile per il pianeta.
      Pensare a numeri maggiori mi pare sbagliato, insostenibile per il pianeta Terra.

      Gianni Tiziano

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  6. Ieri ho parlato con un mio amico, che vive frugalmente, vicino ai boschi, in una casa spartana, usa la macchina pochissimo (Citroen 2CV), cammina coi sandali, anche in inverno, che ama visceralmente gli animali e le persone, che non è legato ad alcuna religione in particolare, che cammina tantissimo, molto nella Natura, impiegato pubblico, come me.
    Pochi sono così attenti all'ambiente come lui.
    Ha letto quasi tutta l'Enciclica " Laudato si' ", e mi ha detto :
    "Io non credo che il problema è che siamo tanti, il problema è un altro, lo dice anche l'Enciclica".
    Allora ho capito che l'Enciclica costituisce un problema, per chi si batte per una riduzione della popolazione umana sul pianeta.
    E io sono fra questi che si battono (io a mio modo).
    .----
    Con tutto il rispetto per Papa Francesco, che amo.

    Tiziano

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