Benvenuti nell'era dei ritorni decrescenti


domenica 27 settembre 2015

Ora siamo tutti cinesi: il dilemma dell'apocalisse ecologica

Dalla pagina FB di Bodhi Paul Chefurka. Traduzione di MR

Stavo rileggendo la valutazione rivelatrice di Richard Smith dell'attuale situazione politica, economica ed ecologica cinese (L'apocalisse ecologica comunista-capitalista della Cina) recentemente pubblicata da Truth-Out.org. Raccomando caldamente di leggere l'intero articolo.

Mentre il dilemma descritto da Smith in Cina è dichiaratamente più estremo di quanto sta accadendo nel mondo occidentale industrializzato (perlomeno per adesso...), le due situazioni sono sorprendentemente congruenti nei loro tratti più generali. Infatti, alcune delle analisi sono valide per gli Stati Uniti e il resto del mondo sviluppato praticamente parola per parola, solo cambiando il nome del soggetto.

Questa analogia implica che le considerazioni dell'articolo potrebbero essere un modello utile per pensare a cosa servirebbe per tirar fuori gli Stati Uniti così come la Cina – e, per estensione, tutto il mondo – dal loro attuale carico sul burrone ecologico. Questo esame potrebbe rendere più chiaro ciò che ci possiamo e non possiamo realisticamente aspettare nel tempo che ci rimane prima che i raccolti comincino a mancare sul serio.

Nel resto di questa nota ho estratto alcuni dei punti salienti dell'argomentazione di Richard Smith e le ho leggermente modificate per metterle in un contesto globale. Le mie modifiche sono in corsivo. Ho cercato di cambiare il testo originale il meno possibile, principalmente sostituendo “il mondo” ai riferimenti originali alla Cina. Confido che Smith troverà la mia parafrasi accettabile sotto il cappello delle disposizioni di “uso giusto” del diritto d'autore.

Mi sono fatto le mie opinioni sulla probabilità che tali cambiamenti avvengano realmente e potete probabilmente indovinare quali siano.

"Gli scienziati del clima ci dicono che, date tutte le promesse non mantenute fino a questo momento, la marcia indietro e l'aumento delle emissioni di biossido di carbonio, ora siamo di fronte ad una “emergenza climatica”. Con le attuali tendenze ci troviamo in rotta per un riscaldamento di 4-6°C prima della fine di questo secolo: se non sopprimiamo radicalmente la combustione di combustibili fossili nei prossimi decenni per mantenere il riscaldamento al di sotto della soglia dei 2°C, il riscaldamento planetario accelererà oltre ogni possibilità umana di fermarlo ed il collasso ecologico globale sarà inevitabile. Per avere una possibilità di restare al di sotto dei 2°C, le nazioni industrializzate e la Cina devono tagliare le emissioni dal 40 al 70% globalmente entro il 2050 rispetto a quelle del 2010, cosa che richiederebbe tagli nell'ordine del 6-10% all'anno. La Cina dovrebbe tagliare le sue emissioni industriali dal 30 al 90% rispetto a quelle del 2010, la variazione dipende dai tassi di crescita attesi e da altre ipotesi. 
Il solo modo in cui il mondo potrebbe sopprimere le sue emissioni di gas serra di qualcosa di vagamente simile a quella quantità sarebbe quello di imporre una contrazione economica drastica e a tutto campo, compresi ridimensionamenti e chiusure di gran parte delle industrie che sono state costruite negli ultimi tre decenni di mania di mercato. Sono certo che questo suoni estremo, se non completamente folle. Ma non vedo quale altra conclusione possiamo trarre dalla scienza. Il lato positivo, come ho esaminato sopra, visto che lo spreco di così tante delle risorse e dell'inquinamento del mondo sono semplicemente e completamente non necessari e dannosi, ciò che sembra un'estrema austerità potrebbe dimostrarsi proprio l'opposto: una liberazione, un passo verso quello “stile di vita migliore”. Un tale piano di emergenza dovrebbe comprendere perlomeno gli elementi seguenti: 

  • Chiudere tutte le centrali a carbone tranne quelle essenziali, necessarie come misura temporanea per mantenere le luci e il riscaldamento accesi ed i servizi pubblici essenziali operativi finché le sostituzioni rinnovabili non possano essere messe in servizio. Abbandonare i progetti di gassificazione del carbone ed eliminare gradualmente le centrali alimentate da petrolio e gas il più rapidamente possibile. Forzare una rapida transizione a fonti rinnovabili di energia come eolico, idroelettrico e solare ma con l'obbiettivo di produrre molta meno energia complessivamente, una quantità più vicina a quella che il mondo produceva nei primi anni 80, prima del boom di industrializzazione alimentato dal mercato. Gli Stati Uniti ed altri paesi sviluppati devono essere obbligati a fornire un'assistenza tecnica e materiale estesa per facilitare questa transizione. 
  • Chiudere gran parte dell'industria dell'auto. Questa industria è solo un totale spreco di risorse e costituisce il secondo contributo al riscaldamento globale. La maggior parte del trasporto pubblico dovrà tornare a bici, bus, treni e metropolitane – fondamentalmente una versione modernizzata ed estesa di ciò che i cinesi avevano nei primi anni 80 prima della mania dell'auto. Ma l'aria sarà più pulita, i trasporti più rapidi, le persone saranno più sane e verranno conservate risorse immense.
  • Chiudere gran parte delle industrie esportatrici costiere. Gran parte delle industrie esportatrici costiere del mondo sono orientate alla produzione di prodotti usa e getta insostenibili, come osservato in precedenza. Non c'è semplicemente nessun modo di avere un'economia sostenibile da nessuna parte se non aboliamo le industrie del consumo ripetitivo usa e getta nel mondo. 
  • Ridimensionare o chiudere l'aviazione, le spedizioni via mare ed altre industrie dei trasporti ridondanti ed insostenibili. Abbandonare l'inutile progetto del “superpotere dell'aviazione”. Abbandonare l'ulteriore espansione della rete di treni ad alta velocità. Il mondo ha già costruito più aerei, treni e metropolitane di quanto abbia bisogno secondo un qualsiasi conto delle necessità. La stessa cosa vale per l'industria delle costruzioni navali, gran parte della quale è orientata alla costruzione di navi container e grandi navi. Quest'industria dev'essere drasticamente ridotta, le importazioni ed esportazioni del mondo declinano con la contrazione industriale. 
  • Chiudere gran parte dell'industria delle costruzioni. Persino con l'enorme popolazione mondiale, il pianeta è eccessivamente sovra-costruito e disseminato di edifici, appartamenti, autostrade, ponti aeroporti, ecc. inutili e superflui. Alcuni di questi possono essere riconvertiti. Alcuni devono essere demoliti e le terre ritrasformate in terreni agricoli, zone umide, parchi o ad altri usi benefici. 
  • Abbandonare la spinta all'urbanizzazione e promuovere attivamente la ri-ruralizzazione. La vita urbana ha i suoi vantaggi ma i residenti urbani consumano diverse volte tanto l'energia e le risorse naturali e generano diverse volte tanto l'inquinamento rispetto alle famiglie rurali. Inoltre, gran parte delle centinaia di milioni di persone che sono state spostate verso le città negli ultimi tre decenni non ci sono andate volontariamente, sono state costrette ad andarsene dalle loro fattorie dall'accaparramento di terre, con profitto dei funzionari locali. A questi ex agricoltori che desiderano tornare alla terra deve essere permesso di farlo. Non c'è alcuna legge della natura che dice che le famiglie agricole devono essere povere. Nel mondo di oggi, le famiglie di agricoltori con terra e tecnologia adeguate, che possono vendere i propri prodotti di modo da non essere derubati da intermediari e che non siano sotto il giogo di banche, padroni o padroni di stato, possono passarsela molto bene. I piccoli contadini del mondo sono poveri perché lo stato e delle multinazionali li hanno strizzati per sovvenzionare l'industrializzazione. Il modo migliore per alzare gli standard di vita rurali è dar loro sicurezza nelle loro fattorie e pagar loro prezzi giusti per i loro prodotti. 
  • Abbandonare la colonizzazione di saccheggio imperiale sul mondo in via di sviluppo. Se i governi mondiali abbandonano le loro strategie di sviluppo basate sul mercato, non avrebbero alcun “bisogno” di saccheggiare le risorse naturali del mondo in via di sviluppo. Quelle persone possono essere lasciate in pace a sviluppare il proprio ritmo e in accordo coi propri limiti ecologici. E dopo aver distrutto una così grande parte del loro ambiente, le nazioni industrializzate devono loro un po' di aiuto. 
  • Lanciare un piano globale di emergenza per il risanamento ambientale e il ripristino della salute pubblica. Gli esperti di ambiente e di salute pubblica hanno fatto appello per un piano complessivo integrato per affrontare i problemi ambientali e di salute pubblica del mondo. Gli esperti dicono che ci potrebbero volere generazioni per ripristinare le terre agricole, i fiumi ed i laghi del mondo ad un livello di salute biologica tollerabile, anche se, come osservato sopra, in alcuni posti ciò potrebbe essere impossibile. Una parte significativa dei costi di questa bonifica dovrebbero anche essere portati dalle nazioni occidentali, le cui aziende hanno cinicamente contribuito a questo inquinamento delocalizzando le loro industrie più sporche nel mondo in via di sviluppo.
  • Lanciare un programma nazionale per l'occupazione. Se il mondo dovrà chiudere così tanta della sua economia industriale per frenare la corsa verso il collasso ecologico, allora dovrà trovare o creare nuovi lavori per tutti quei lavoratori disoccupati. (…) Ma aria irrespirabile, acqua imbevibile, cibo non sano, terre agricole inquinate, epidemia di cancro, aumento delle temperature e del livello dei mari lungo le regioni costiere sono problemi più grandi. Così non c'è proprio modo di aggirare questa verità molto scomoda. Il fatto di fare robaccia deve finire. Fermando queste produzioni renderà disoccupati un gran numero di lavoratori e per loro devono essere trovati o creati altri lavori non distruttivi e a basso tenore di carbonio. Per fortuna, non c'è carenza di altri lavori socialmente ed ambientalmente utili da fare: bonifica ambientale, riforestazione, transizione ad agricoltura biologica, transizione all'energia rinnovabile, ricostruzione ed allargamento dei servizi sociali pubblici, ricostruzione delle reti di sicurezza sociale e molto altro. 
Pan Yue è stato di sicuro premonitore: il miracolo cinese (e, per esteso, il miracolo economico globale dell'ultimo secolo) è giunto alla fine perché l'ambiente non può più tenere il passo. La domanda è: il mondo può trovare un modo per afferrare i freni e portare questa locomotiva a fermarsi prima che scagli la civiltà dal burrone?  
Rivoluzione o collasso?
Una cosa è certa: questa locomotiva non verrà fermata finché l'alleanza empia fra le multinazionali e i loro politici ammaestrati ha le mani sui controlli. Il mondo è incastrato in una spirale di morte. Non riesce a tenere a freno il vorace consumo di risorse e l'inquinamento suicida perché, data la sua dipendenza dal mercato per generare nuovi posti di lavoro, deve dare priorità alla crescita rispetto all'ambiente, come fanno i governi ovunque. Finché questo assetto strutturale di fondo calasse/proprietà rimane effettivo, nessuna “guerra all'inquinamento” o “guerra alla corruzione” cambierà questo sistema o interromperà la traiettoria del mondo verso il collasso ecologico. Dato il precedente, non vedo proprio come la spirale del mondo verso il collasso possa essere invertita a meno di una rivoluzione sociale.  
Chi lo sa quale scintilla accenderà la prossima esplosione sociale?"

Post Data del traduttore: sfugge sempre ai più che tra le due, rivoluzione o collasso, ce ne potrebbe essere una terza, più difficile, anche più improbabile, ma sicuramente più efficace e duratura: l'evoluzione.  



26 commenti:

  1. Spero che lo scenario descritto sia veritiero; cioè che basti ridurre le emissioni del 50% circa entro il 2050 per restare entro i 2 gradi...Credo che si verificherà senz'altro anzitutto per il peak oil, ma sinceramente confido molto nell'arresto della corrente del golfo molto molto più a breve : una nordamericanizzazione degli inverni europei, comparando latitudine e continentalità significherebbe ad esempio niente più agricoltura su larga scala ad esempio su gran parte del territorio russo al di sopra dei 55 parallelo ed anche sotto, ed una drastica diminuzione della popolazione europea...( O pensate che il territorio ad est degli urali , che non risente della corrente del golfo,non sia stato colonizzato, disboscato e messo a grano per spirito ecologista negli ultimi 150 anni ?)...Se 2+2 fa 4 anche nel clima è questione di anni; forse 1 lustro.

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  2. "Chiudere tutte le centrali a carbone tranne quelle essenziali"
    "Chiudere gran parte dell'industria dell'auto"
    "Chiudere gran parte delle industrie esportatrici costiere"
    A parte l'ovvia obiezione che ognuno vuole chiudere le centrali e le industrie DEGLI ALTRI e che si sono fatte guerre per molto meno, la faccenda è che prima di potere fare queste cose bisogna indurre nella gente comportamenti completamente diversi da quelli attuali basati sul consumo frenetico e parossistico. Non è solo l'industria dell'auto, è anche che il ragioniere va al lavoro con un "cross over" con in mente l'idea instillata dal marketing di dune di sabbia, jungle amazzoniche, windsurf e bellezze in bikini.

    "Ridimensionare o chiudere l'aviazione"
    Irrilevante. Se la gente non fosse condizionata a viaggiare senza scopo di qui e di la, non prenderebbe l'aereo. Se la gente non fosse condizionata a fare colazione con il mango, nessuno trasporterebbe manghi in aereo.

    "Chiudere gran parte dell'industria delle costruzioni"
    Ci sono due obiezioni, la prima è che l'edilizia assorbe la manodopera non qualificata, la seconda è che ci sono tutti gli edifici con più di 50 anni da demolire.

    "Abbandonare la spinta all'urbanizzazione e promuovere attivamente la ri-ruralizzazione."
    Vedi sopra alla voce demolire.

    "Abbandonare la colonizzazione di saccheggio imperiale sul mondo in via di sviluppo."
    Si vogliamoci bene. Boh. Il fatto che quando gli Europei arrivarono in America le popolazioni locali fossero all'età della pietra non si può eliminare con la fantasia. Se ci sono squilibri tra una area e un'altra, ci saranno inevitabilmente dei fenomeni come quelli visti e rivisti nel corso della Storia. Non è tanto questione di "saccheggio imperiale", è questione che il più forte lo mette in culo al più debole. Possiamo anche fare il gioco delle tre scimmiette, tanto non cambia nulla.

    "Lanciare un piano globale di emergenza"
    Un piano globale richiede un governo globale. Quindi non si può fare.

    "Lanciare un programma nazionale per l'occupazione."
    Guarda, mettere la gente a scavare buche e riempire buche non è difficile. Il difficile è dargli da mangiare, una casa, i vestiti, eccetera. Senza contare che il "piano nazionale" è in contraddizione col "piano globale" del punto precedente. I risultati dei tentativi precedenti di "economia pianificata" li abbiamo visti.

    Se invece ci accontentassimo di cose più fattibili, abbassando un po' il tiro?

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    1. Condivido le sue perplessità sulle soluzioni proposte ma non capisco quali siano secondo lei quelle "più fattibili"

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    2. Le soluzioni che propone sono così drastiche perché manca davvero poco al collasso ecologico (meno di un secolo per quello climatico, collasso di biodiversità, zone umide e foreste molto meno) quindi più si avvicina al collasso più le soluzioni diventano drastiche o dittatoriali

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    3. @ Lorenzo: Se invece ci accontentassimo di cose più fattibili, abbassando un po' il tiro?
      Se ci accontentassimo (e probabilmente lo faremo) ci estingueremo portandoci con noi nell'aldilà gran parte o forse persino tutta la biosfera di questo pianeta. Se si ha il cancro ci si può curare con del banale sciroppo per la tosse, peccato poi che quel che capita non piace di solito a nessuno.

      Ciao

      Alessandro

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    4. Salve Lorenzo,

      Sono d'accordo su molte delle sue critiche, a parte due punti sui quali dissento.

      "Abbandonare la colonizzazione di saccheggio imperiale sul mondo in via di sviluppo”. Non è questione di “volersi bene”. Questa risposta macho-cinico-illogica non mi è piaciuta per almeno tre motivi. Primo: il grado di progresso delle popolazioni americane quando sono arrivati gli europei non era affare che li riguardasse. O forse solo alcuni possono dire: “Padroni a casa nostra”? Secondo: se non cambia il nostro modo di stare al mondo, il mondo stesso non sarà mai abbastanza, indipendentemente da quanto rubiamo e saccheggiamo. Può vedere, per esempio, “Arithmetic, Population and Energy “ di Albert Bartlett. Terzo: il più forte prevale sul più debole. Sorvolando sull'aspetto etico dell'assunto, lei è proprio così sicuro di essere il più forte? Le società in declino vengono assorbite da quelle in espansione e se legge le notizie economiche, anche distrattamente, avrà già notato che è proprio quello che sta accadendo all'Italia.

      A un programma nazionale per l'occupazione lei risponde: “Guarda, mettere la gente a scavare buche e riempire buche non è difficile. Il difficile è dargli da mangiare, una casa, i vestiti ecc.”. Bene! Allora, invece che fargli scavare buche, si potrebbe mettere la gente a costruire case fatte bene, produrre cibo sano e locale, vestiti, scarpe ecc. Mi sembra abbastanza fattibile, oltre che più utile e logico.

      Roberta Smirigli
      robertasmirigli[ ]gmail.com

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  3. R centrali a carbone e servizi pubblici essenziali: ne vedo solo 2 : forze di sicurezza ed acqua potabile; il meno essenziale di tutti è il sistema educativo.

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  4. Finché non arriveranno soluzioni miracolose, Io penso che il mondo si adeguerà alla nuova situazione climatica.

    - Ci sarà il riscaldamento di 2 gradi ed una parte del pianeta diventerà troppo calda per essere abitata?

    Soluzione: non verrà più abitata;
    -------

    - alcune città sprofonderanno sotto il mare?

    Soluzione: si costruirà più in alto;
    -------

    - Non ci sarà abbastanza spazio vitale per X Miliardi di persone?

    Soluzione: Vuol dire che una parte morirà.
    -------

    ecc.

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  5. in tutto l'articolo non si fa cenno alla sovrappopolazione... sbadataggine?

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    1. L'articolo in realtà è in gran parte di Truth.out, Chefurka ha solo sostituito "Cina" con "mondo". Dello stesso autore abbiamo pubblicato diversi altri interventi, alcuni dedicati specificatamente al problema della sovrappopolazione.

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  6. i popoli non accetteranno supinamente la morte per fame,si scaglieranno l'uno contro l'altro in una guerra di tutti contro tutti e alla fine resteremo in pochi,o impariamo a condividere tutte le nostre risorse oppure la vedo brutta

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    1. Il problema è che non ci saranno abbastanza risorse da condividere con tutti.
      Quindi, qualcuno dovrà essere escluso.
      Chiaramente nessuno vuole essere tra gli esclusi.
      Ecco perché si tornerà alla legge del più forte.
      Ecco perché i soldi per le armi non mancano mai.

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  7. Mi spaventa il fatto che, persino chi inizia ad evocare una rivoluzione, non abbia il coraggio di nominare quale siano le forme di potere e le strutture che tale rivoluzione dovrebbe riformare o sostituire. Mi pare che nessuno abbia veramente voglia di fare questa rivoluzione e nemmeno di analizzare a fondo la questione.

    Cambiare richiede un sacco di lavoro ed anche l'accettazione di un certo grado di rischio poiché non v'è alcuna garanzia che "impegnandosi" si avrà certamente successo. Il rischio percepito ad un livello più o meno cosciente dalla maggioranza delle persone che si accostano a questo problema credo sia quello di temere di impegnarsi molto per poi fallire miseramente o, peggio ancora, per rendersi ridicoli.

    Dovrebbe esser un timore di poco conto vista la posta in palio, ma l'essere umano, diversamente da quanto il nostro egoismo vorrebbe farci credere, scarseggia in razionalità. Servono prospettive in grado di motivare le persone a fare quella rivoluzione necessaria e non potrà esserci nessuna motivazione senza una visione chiara di cosa tale rivoluzione dovrebbe essere.

    Io un'idea ce l'avrei per questa fantomatica rivoluzione: eliminare ciò che ci tiene distanti da un uso razionale delle risorse, ossia eliminare completamente l'uso del denaro e degli scambi commerciali come metodi di regolazione dell'economia. Passare ad un'economia basata sulle risorse che saldi in un corpo unico il metodo scientifico, la democrazia liquida (una forma evoluta di democrazia diretta) e l'economia. Nulla a che fare col Comunismo (che infatti non ha mai rinunciato all'usa del denaro e del commercio). Qualcosa di mai visto prima,ma che avrebbe l'indubbio vantaggio di non richiedere nessun uso di violenza per essere implementato poiché l'attuale sistema tende a reagire violentemente solo verso chi tenta di sovvertirlo attivamente, ma non verso chi semplicemente se ne allontana.

    Una tale rivoluzione richiederebbe moltissimo studio e collaborazione, molta organizzazione e un po' di finanziamento iniziale (poiché avendo il sistema monetaristico invaso l'intero pianeta non è possibile creare qualcosa di notevoli dimensioni senza avere a che fare col denaro). Il sistema rivoluzionario, una volta innestato, si dovrebbe propagare per consenso, ossia non tanto per una condivisione idealistica di tale modello, ma per un desiderio materiale di far parte di un modello più equo, bello e desiderabile di quello attuale. Uno dei suoi punti di forza sarebbe l'attrattiva, ma per poter capire veramente quel concetto bisogna creare il prototipo, poiché nemmeno il più sfegatato appassionato di auto ha bramato una Ferrari prima che Ferrari ne costruisse una. La gente desidera ciò che vede. Le idee e basta non sono sufficienti. La gente ha bisogno di vedere, odorare, toccare prima di poter desiderare qualcosa. E anche quando la prima "Ferrari" sarà costruita servirà una narrazione comune efficace per tenere vivo il desiderio.

    Una pazzia? Forse. Ma in che sistema stiamo vivendo tutti e 7,3 miliardi di terrestri? In un sistema razionale ed equilibrato? In un sistema sano e moderato?

    Aver paura di lasciare un sistema sicuramente folle (quello che ci sta portando dritti dritti all'estinzione) per il timore di incappare incappare in un sistema che potrebbe rivelarsi folle, mi pare... folle, no?

    Ciao

    Alessandro

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    1. Si, è folle.
      Anch'io credo che l'economia debba abbandonare il denaro e gli scambi commerciali.
      .----
      Credo debba essere la "condivisione", basata sul "dono".
      E credo che deve essere estesa a tutta la Natura.
      .----
      E' una base buonissima per salvare la vita sulla Terra.

      Gianni Tiziano

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    2. Mi dispiace, ma io sono completamente contrario a questa ipotesi, che in genere fa chi di economia ne ha studiato poco.
      Il denaro/soldi sono la forma più efficiente d'intermediario negli scambi.
      Il baratto ha difetti enormemente superiori.

      Es:
      Se tu vai da un insegnante per una lezione di qualsiasi materia (musica, Fisica ecc.) e non hai niente da dare all'insegnate in cambio, di quello che gli può interessare; oppure lui adesso non ha bisogno di niente, come fai a pagarlo?

      E ce ne sarebbero infiniti esempi, in cui il denaro riesce a risolvere i problemi che crea il baratto.

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    3. Tahca Ushte (Cervo Zoppo) ( ?- 1877) Miniconjou Lakota, indiano nordamericano, ha detto :

      “Prima dell'arrivo dei nostri fratelli bianchi, e del loro tentativo di trasformarci in uomini civilizzati, noi indiani non avevamo prigioni.
      E di conseguenza non avevamo nemmeno delinquenti: senza prigioni non possono esserci delinquenti.
      Non avevamo serrature o chiavi: quindi non c'erano ladri.
      Se qualcuno diventava così povero da non avere un cavallo, una tenda o una coperta,
      gli venivano dati in dono.
      Desideravamo possedere cose solo per poterle donare.
      Non conoscevamo nessun tipo di denaro, così non usavamo la ricchezza come parametro per calcolare il valore di una persona.
      Non avevamo leggi scritte, né avvocati, né politici, così non ci potevamo imbrogliare l'uno con l'altro.
      Prima dell'arrivo dei bianchi eravamo proprio conciati male e non riesco a capire come potevamo cavarcela senza tutte quelle cose fondamentali che, come ci dicono, sono alla base di una società civile”.

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    4. Sarebbe il paradiso degli scrocconi!... dei buoni a nulla... delle sanguisuga... dei parassiti della società.
      Nessuno avrebbe lo stimolo per cercare di fare di più e migliorare il suo tenore di vita e i servizi da dare al prossimo.
      Nessuno s'impegnerebbe nella medicina o nelle scienze in genere.

      Difatti, gli Indiani/pellerossa/nativi rimasero arretrati, e se qualcuno si ammalava, facevano dei riti sperando che un essere superiore li aiutasse; per non parlare di chi faceva sacrifici anche umani (america latina) agli Dei.

      Questa beata ignoranza e comportamenti disumani, auspicate?
      Io no!

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    5. Mi piacerebbe parlare della cultura e della saggezza degli indiani nordamericani, che amo.
      Ma non lo faccio perché credo sia giusto dare luce alla bellissmima idea di Alessandro Corradini.

      Tiziano

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    6. Mi pongo a metà strada. Non credo sia possibile eliminare il denaro in un mondo così complesso, sarebbe un caos ancora peggiore di quello che c'è già. Cionondimeno, occorre riportare il denaro alla sua funzione principale, cioè quella di valore di scambio, eliminando tutti gli aspetti finanziari e del debito. Anche questo, però, non è qualcosa che si ottiene 'overnight', ci vuole tempo. E non è indolore, come ha fatto giustamente notare Gail Tverberg: è molto probabile che porti al collasso dell'economia, visto che questa ormai si basa quasi del tutto su questi aspetti. E comporta anche una serie di scelte impopolari, come quelle descritte nell'articolo. La chiave è sempre quella. Non sono i poteri di per sé ad impedire i cambiamenti, sono i paradigmi e i desideri dei popoli a farlo. I poteri vengono dopo.

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  8. Tra le altre soluzioni utopiche da realizzare, l'autore omette quella della riduzione demografica globale, un tassello prioritario da abbinare agli altri punti. Comunque, come ho scritto, a mio avviso è pura utopia; un'autorità mondiale in grado di imporre questi cambiamenti drastici non esiste al momento, e l'avidità e il profitto ad ogni costo sono patologie impossibili da sradicare dalla mentalità delle elite che comandano

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  9. demolire le industrie e la gente che fa per vivere?

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    1. E' un'ottima domanda, andrebbe posta sempre, perché dobbiamo trovare delle soluzioni. Di sicuro il lavoro non sarà più la parte centrale della vita delle persone, l'orario dovrà essere radicalmente ridotto e la ricchezza redistribuita. Sul come, sarebbe inutile parlarne in un commento, anche perché non esistono ricette, ogni luogo ha le sue peculiarità e quindi le sue soluzioni. Il problema è che questa domanda va posta sul serio, con l'intento di stimolare la creatività delle persone di modo che si cominci a pensare seriamente a questa transizione, non per sostenere che non si può abbattere l'industria. Quello succederà comunque nel corso del tempo, perlomeno così come la conosciamo, per motivi meramente fisici (esaurimento di risorse ed energia). Inoltre, se lasciamo che scompaia da sola, significa che non avremo fatto nulla per fermare il riscaldamento globale. Quindi che scompariremo anche noi. La tua domanda, Leopoldo, è in cerca di risposte. Cominciamo a cercarle, ognuno dove vive, a sperimentarle e magari anche a scambiarcele.

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    2. Ci attendono tempi interessanti (e quindi, pieni di problemi).
      Buona parte della forza lavoro che è impegnata nelle industrie, scomparirà;
      e non solo nelle industrie manifatturiere, ma anche in quelle dei servizi come e specialmente le Banche (come da annunci in questi giorni).
      Ci sarà un cambiamento epocale che dovrà essere gestito...
      Se non si gestirà bene, prevedo rivolte civili.

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  10. Nasciamo tutti da una funzione esponenziale che si trasforma rapidamente in una funzione logistica.
    E di fatto sta succedendo la stessa cosa all'umanità intera.
    Da innumerevoli indizi che ormai stanno diventando prove certe, si evince che non solo è impossibile
    un suo raddoppio se non di brevissima durata, ma che pure l'attuale popolazione è di un'entità destinata a diminuire, e anche in fretta, se non agiamo opportunamente.

    Poi chi si vuole illudere con viaggi spazio-temporali verso altri mondi o con sogni di scoperte rivoluzionarie
    e risolutive ormai imminenti, faccia pure.
    I fatti paiono essere invece molto prosaici.

    Fatti di profughi incontenibili, frontiere di filo spinato, truffe da tavolino delle tre carte, applicate alle marmitte delle berline per il popolo, e tristezze di tale fatta.
    Di tutto ciò che potremmo fare per risolvere i problemi ed i guai in cui ci siamo cacciati, sopratutto nell'ultimo secolo, non stiamo facendo nemmeno l'indispensabile per non aumentarli.

    Può anche essere che la maggior parte degli individui sia assolutamente incapace di accettare dei limiti
    quando questi derivano da comportamenti collettivi, che una minoranza riesce immancabilmente ad influenzare in peggio la maggioranza, sopratutto quando i tempi si fanno tremendi, può anche essere
    che invece stiamo preparandoci vivere dei millenni dove metteremo a frutto la conoscenza e l'accettazione
    degli errori del passato.

    Io propendo per questa ultima ipotesi.Sebbene creda che il prezzo da pagare per l'avverarsi di questa ipotesi aumenterà ancora.
    Non ripudio l'idea di sbarcare su Marte, ma solo se questa ci permetterà di decidere se vogliamo ancora rimanere sulla Terra.
    Sulla Luna non ci siamo più ritornati, peccato.
    Vedere la Terra da quella balconata avrebbe giovato a molti.

    Marco

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    1. Sono d'accordo su tutto quello che hai detto,
      tranne solo l'idea di andare su altri pianeti o satelliti : sono convinto che stanno meglio senza di noi.

      Bellissimi pensieri, Marco.

      Tiziano

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