Benvenuti nell'era dei ritorni decrescenti


venerdì 18 settembre 2015

Cambiamento climatico: ci salverà la crisi economica?

Dalla pagina FB di Bodhi Paul Chefurka. Traduzione di MR

Una delle cose interessanti del modo in cui l'economia funziona è che per fare un dollaro è sempre necessario consumare energia. E il consumo di energia (parlando globalmente) comporta il rilascio di CO2. Come abbiamo visto dall'inizio della Rivoluzione Industriale, man mano che l'economia mondiale cresce, le emissioni di CO2 seguono.

Il PIL mondiale potrebbe cominciare a scivolare? Questa probabilità sembra sempre maggiore. Le borse stanno crollando, man mano che i prezzi dei beni collassano, l'economia della Cina sta sprofondando, i rapporti del debito nel mondo stanno lievitando e le banche centrali sembrano aver finito gli strumenti incentivanti su larga scala. Ovviamente siamo a rischio di inversione economica globale, che potrebbe persino già essere in corso.

Sono stato per lungo tempo dell'opinione di recente condivisa dallo scienziato del clima Christopher Reyer, che è stato citato nell'articolo “Il collasso economico limiterà il cambiamento climatico, prevede uno scienziato del clima" quando dice, "Non siamo nemmeno sulla strada per i +6°C perché le economie collasseranno molto prima che ci arriviamo”.


Per cui ho deciso di fare un piccolo esperimento mentale. Cosa succederebbe alle emissioni di CO2 se il mondo entrasse in una depressione analoga alla Grande Depressione dei primi anni 30, ma in qualche modo più duratura? Come ogni buono scienziato amatoriale, comincio dichiarando le mie ipotesi in anticipo.

Ho cominciato con l'ipotesi chiave che l'intensità di CO2 del PIL (la quantità di CO2 emessa per ogni dollaro di PIL) rimarrebbe costante nel periodo della depressione, il che significa che il declino percentuale delle emissioni di CO2 sarebbe lo stesso di quello del PIL.

Quell'ipotesi iniziale si basa sull'ipotesi sottesa: i fattori che in passato hanno ridotto l'intensità di carbonio del PIL – come l'accumulo di energia rinnovabile e il passaggio a livello mondiale verso le economie dei servizi – non saranno più in gioco. Gli investimenti in nuovi impianti di produzione di energia si fermeranno, in quanto non serviranno più e il mondo sarà troppo occupato a cercare di sopravvivere per preoccuparsi di creare più posti di lavoro in servizi finanziari e nell'arredamento di interni.

Lo scenario si dipana così: ho immaginato che il mondo cade in una depressione che inizia praticamente come la Grande Depressione, con tre anni di scivolamento del PIL a doppia cifra. Questo salto è seguito da una tentata ripresa che recupera un po' di campo economico per un anno o due, dopo di che si insedia una discesa economica più graduale ma di maggior durata, che si dipana man mano che si avvicina il 2030.

Nella mia immaginazione il ripido scivolamento economico inizia il prossimo anno, con tre anni consecutivi di declino del PIL mondiale del 11% – più o meno quello che il mondo ha vissuto dal 1929 al 1932. Quei declini sono seguiti da un anno di ripresa e da un anno di paralisi da far strabuzzare gli occhi. Dopo il 2020, comincia lo scivolamento più lungo e lento. Comincia col 5% all'anno e si riduce gradualmente a declini del 2% all'anno verso la fine del decennio. Ogni anno, le emissioni di CO2 scendono della stessa percentuale del PIL.

Ecco come si presenta l'evento in numeri:


Nel 2030, il mondo emetterebbe solo la metà del CO2 che emette oggi – circa la stessa quantità che emetteva nel 1977. Ciò avverrebbe senza alcuna necessità di investimenti in energie rinnovabili o nucleare e senza la necessità di alcun accordo internazionale. Naturalmente, a quel punto il PIL mondiale sarebbe declinato a sua volta della metà...

Ora, questo non è un piano o una proposta. E' solo una descrizione di quello che accadrebbe durante un declino economico simile a quello che abbiamo già vissuto in un passato non troppo lontano.

A differenza delle conferenze internazionali sul clima “estendi-e-fingi”, o le pie illusioni dei sostenitori delle energie rinnovabili, questo processo è garantito che funzioni. Ed un rapido sguardo alle borse di azioni, obbligazioni e beni proprio in questo momento suggerisce che le possibilità che questo accada in realtà sono piuttosto buone.

Forse c'è qualche speranza, dopotutto, per la biosfera...


27 commenti:

  1. ...La mano "dolce " di Gaia...Bisognerebbe però vedere quanto su questo declino del pil mondiale da sostanzialmente da peak everything si innesteranno i cambiamenti climatici: io credo che anche senza tsunami climatici, per mere ragioni economiche nel 2030 la popolazione non potrà che essere scesa a non piu di 5 miliardi con questi valori di pil mondiale; se poi ci sommiamo qualche inevitabile tocchetto della versione medea di gaia (sconvolgimenti climatici) potremmo essere gia sotto i 4...Tuttavia credo che il declino economico mondiale sarà molto meno accentuato, e si verificherà solo un riequilibrio a sfavore dei BRICS che non hanno saputo recuperare il gap tecnologico con l'occidente in questi ultimi 15 anni.

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  2. Per quanto riguarda l'Italia, l'aberrante, orribile, schifoso e criminale consumo di territorio che ebbe il suo massimo negli anni tra il 2000 e il 2009 si è in parte arrestato proprio GRAZIE alla "crisi".
    Ed è solo uno dei lati positivi della "crisi" della crescita.
    Si può pensare, ad esempio, che l'aumento dei prezzi dei carburanti e poi la crisi stessa aveva implicato un calo del traffico fino al 30%. Poiché non c'è stato (purtroppo >;) un calo della popolazione del 30%, significa che le persone sono diventate meno compulsive sulla mobilità peggiore. In città, finalmente, avevo viso qualche bicicletta in più.

    W la crisi!

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    1. Ciao uomo; ok per l'edilizia; cmq credo che cambiamenti importanti della nostra società saranno stimolati dall'effetto serra (e non parlo necessariamente di qui a 10 anni, ma anche la settimana prossima): possibile che 1/20 delle risorse destinate al welfare e suoi operatori non possa essere destinato alla sicurezza idrogeologica? Sarei curioso di sapere cosa voteranno le popolazioni colpite da alluvioni e terremoti vari che oltre a non ricevere aiuti devono continuare a pagare le tasse...

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    2. Credi a me, il traffico calerà davvero non per l'aumento del prezzo del litro fossile, ma proprio quando non ci sarà più carburante per tutti. Io immagino da quando cominceranno a distribuirci le tessere annonarie per i carburanti, tipo un tot di litri per famiglia a settimana. Ovviamente l'automobile allora si userebbe molto di meno e giusto per le necessità. Già me le vedo le stazioni di servizio presidiate dai militari. Nel frattempo non credo che la popolazione mondiale continui a crescere, semmai la decrescita demografica sarebbe una realtà. Mi auguro in modo incruento.

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    3. E perchè le tessere annonarie ? L'auto non è un bene di sopravvivenza per cui chi avrà ancora risorse personali potrà permetterselo chi non ce le ha amen...

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    4. Se non c'è carburante per tutti, giocoforza il governo dovrà razionarlo. Precedenza alle forze armate e ai servizi, infine ai privati.

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    5. I privati se lo comprano: chi ha piu soldi se lo acaparra.

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  3. Invece, secondo Guy McPherson, un collasso economico globale, con conseguente interruzione delle emissioni industriali, causerebbe una drastica riduzione del particolato e quindi del Global Dimming. Il risultato sarebbe un aumento IMMEDIATO delle radiazioni solari che arrivano sulla Terra e quindi un incremento di temperatura che sarebbe il colpo di grazia per l'umanità e buona parte della biosfera. Esagerazioni?

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    1. Anche a me sembra una preoccupazione fondata, soprattutto per quanto riguarda la retroazione negativa svolta dal particolato (aerosol) frutto dell'uso massiccio del carbone. Cionondimeno, prima o poi quella retroazione bisogna attraversarla; più aspettiamo e peggio è.

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  4. Secondo me è plausibile. Se prendiamo l'italia (paese di secondo ordine, ma comunque un punto di riferimento), nel 2006 (anno del picco), consumava 197 MTEP...a dicembre 2014 eravamo a 166 MTEP (bilancio energetico nazionale). vuol dire un calo medio del 2% medio annuo. Questo è avvenuto con la cina in crescita e gli U.S.A. in stallo. Posso immaginare che un calo del 3,3% medio annuo in 15 anni in condizioni di depressione mondiale, come da articolo, sia lecito pensarlo.

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  5. Qualcuna ricorda cosa è successo 10 anni dopo il 1929?

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    1. Una guerra mondiale oggi, con armi di distruzione di massa impensabili nel 1939, lascerebbe un mondo devastato al/i vincitore/i. Se ci fosse qualche vincitore...

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    2. Esattamente il contrario paolo: a chernobyl la vita prospera; la sopravvalutazione del potenziale distruttivo delle bombe atomiche è un altro aspetto dell'antropocentrismo, omeglio dell'antropocentrismo tarato sui diritti individuali dei presenti,e nemmeno tutte le generazioni presenti.

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    3. L'arsenale nucleare mondiale viene quasi sempre sopravvalutato.
      Dovete pensare che: se si mandassero tutti i missili nucleari esistenti al mondo, sulla banchisa artica (ghiaccio sul mare); solo lo 0,2% di essa si scioglierebbe!
      Cioé, neanche il ghiaccio marino si accorgerebbe della nostra presenza militare, immaginiamoci il mondo intero.
      Certo che, i luoghi dove cadrebbero le armi nucleari, porterebbero danni pericolosi per le radiazioni per qualche mese, dopo, le radiazioni sarebbero tollerabili (con qualche malattia o tumore che potrebbe spuntare a chi sta nelle zone più contaminate).
      Le malformazioni sarebbero molto più incidenti di adesso, ma l'uomo non si estinguerebbe.

      http://www.resetsystem.eu/scenari/scen_guerra.aspx

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    4. A Chernobyl si muore ancora, anche se la vita prospera. In ogni caso dopo un conflitto nucleare globale la vita per i sopravvissuti sarebbe fatta di stenti in un contesto da pieno inverno nucleare e livelli ambientali di radioattività oltre la norma per diverso tempo ancora. Da tempo Usa e Russia(e prima URSS) avrebbero aperto le ostilità se non temessero entrambe l'arsenale nucleare dell'avversario. E il periodo post bellico.

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  6. In effetti, se "invertiamo" la visione del mondo più diffusa (che gli uomini sfruttano la Terra), e ne adottiamo una più alternativa (che gli uomini sono microorganismi del sistema Gaia), allora ci si può aprire alla "perfezione" di quanto accaduto: Gaia doveva evacuare il petrolio digerito e gli uomini hanno proliferato e consumato; ora anche tutte le dinamiche di finanza speculativa fanno quanto occorre al sistema Gaia. Riduzione delle emissioni e dei consumi. E l'umanità procede verso un'economia sostenibile, consapevolmente o meno.

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  7. Hmmmm...ho qualche dubbio. Mi pare un esercizio di pensiero lineare. Probabilmente la povertà indotta dalla depressione porterà a forme di sovrasfruttamento (dei suoli, degli alberi etc.) che aggraveranno, almeno temporaneamente, la situazione......

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  8. Riusciremo a decrescere in modo ordinato: senza guerre, senza bruciare tutto per scaldarsi, senza mangiarsi tutti gli animali fino all'estinzione?

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  9. “Forse c'è qualche speranza, dopotutto, per la biosfera...”

    Non ho mai visto un’analisi fatta peggio di questa!
    La persona che ha scritto l’articolo (originale) è un pericolo per la Biosfera e per l’Umanità!
    Se veramente accadesse quello che lui ha descritto, la biosfera sulla Terra diventerebbe come quella dell’Isola di Pasqua, quando è stata scoperta (niente alberi, fauna quasi scomparsa a parte qualche topo, ecc).
    Errori così madornali (megagalattici) si fanno, quando si fa un’analisi mono criterio.

    Si deve scrivere in testa, chi vuole trattare di ambiente e clima, che le analisi devono SEMPRE e per forza essere fatte MULTI CRITERIO.

    Una riduzione del PIL del 50% sarebbe la fine della biosfera!
    Vi ricordo che: ad Atene, nell’inverno in cui si sentì maggiormente la crisi economica, le persone andavano nei boschi a tagliare gli alberi per riscaldarsi.
    Il risultato è stato che: l’aria di Atene era molto più inquinata di quando usavano i combustibili fossili per riscaldarsi, e i boschi li stavano radendo a zero.
    Per non parlare che, le rivolte sociali sarebbero all’ordine del giorno.
    Se volete che le persone si ammazzino a vicenda, non c’è bisogno di fare del finto buonismo.
    La guerra sarebbe uno sfogo per la situazione, la quale però creerebbe morte e distruzione, ma non solo tra le persone e gli edifici, ma anche tra la fauna rimasta (incendi).

    Pensare ingenuamente, che una riduzione del PIL riduca il consumo dei combustibili fossili e quindi delle emissioni di CO2, senza tenere conto delle conseguenze, è assurdo e da incoscienti!

    E’ un modo per accelerare la fine della vita umana e della biosfera!
    Allora, avrebbero ragione quelli che non vogliono fare niente, perché almeno così si posticiperà di qualche anno la distruzione di tutto.

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    1. Ragionando a 360° si arriva anche alla conclusione che il distruggere i boschi sia solo un problema relativo, in Italia i boschi sono soprattutto sulle montagne e prima che 60 milioni di persone raggiungano le Alpi o gli Appennini ne moriranno a milioni, non credo che in Grecia tutti i poveri si siano recati ad Atene per prendere della legna.

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  10. Questo: http://www.theguardian.com/world/2015/sep/16/hitlers-world-may-not-be-so-far-away

    L'articolo è parecchio lungo e in inglese, ma per chi può vale la pena leggerlo tutto. Le considerazioni dell'autore sul substrato ecologico su cui fu eretta l'impalcatura ideologica del 'lebensraum' nazista sono molto interessanti.

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  11. da Futurama:
    "Ma poi come ve la siete cavata con il Global Warming?"
    "Oh, quello era un problema serio, ma per fortuna l'Inverno Nucleare ha sistemato le cose"

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  12. Se davvero le cose fossero anche soltanto approssimativamente vere, non voglio sapere i corrispondenti valori di popolazione che seguono a una caduta del PIL del 48%...

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    1. Intervento interessante: quindi ti auguri numeri della popolazione quanto comparabili agli attuali? La strada verso un soylent green è spianata...

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  13. Stiamo seguendo a tutta velocità una strada che termina con un muro spesso di cemento armato. Sono mesi che auspico il "piano seldon" ma invano. Si parlamenta invece di pianificare e salvare il salvabile. Sappiamo benissimo come andra a finire ma la maggiorparte delle menti mi sembra ammaliata dal futuro cruento. Come uno scienziato guardi con enorme stupore l'eruzione del Vesuvio a Pompei e non sono non fugge ma non aiuta nel predisporre un piano ordinato di evacuazione.
    Guardiamo pure con stupore questo tremendo spettacolo.. poi quando in futuro (se ci sara) i figli ci diranno, cosa hai fatto babbo per impedire questo? E' possibile che molti rispondano, ne ho parlato fino alla fine senza fare niente.
    E ripeto il mio mantra, ok divulgazione, parlare è giusto, divulgare è giusto. Ma se ci si ferma solo a questo, beh.. auguri

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    1. Ci si ferma solo a questo, perché le scelte da prendere sono scomode.
      E non parlo di tornare al Medioevo come consumi / tenore di vita.

      Le soluzioni sarebbero (ma nessuno osa parlarne, anche perché non ci sono le condizioni per attuarle):

      1) controllo demografico della popolazione (max 1,2 figli per donna, come in Italia);

      2) Garantire un minimo di sussistenza a tutte le persone che si impegnano a soddisfare il punto 1;

      3) conversione di parte dei consumi di energia primaria (quella per generare energia elettrica) alle rinnovabili;

      4) Stretto coordinamento mondiale per poter applicare i punti precedenti (Governo della federazione dei Paesi del mondo);

      5) Garantire l'ambiente a livello mondiale (grazie al punto 4)

      6) Ricerca e innovazione;

      7) Riciclare tutto quello che è possibile ed inquinare il meno possibile;

      8) Modificare il sistema capitalistico, in un sistema che permetta il punto 2 (minimo garantito) per tutti i beni pubblici o che non richiedono lavoro umano (totale automazione) o lavoro in minima parte;

      9) Sistema trasparente di controllo della classe dominante;

      10) Capire che abbiamo davanti dei problemi di portata mondiale e che a livello di singoli Paesi NON è possibile fare niente; quindi, evitare nazionalismi esasperati e l'illusione che una sovranità nazionale (anche monetaria) possa essere una soluzione.

      Nella storia, questa è l'unica possibilità che abbiamo di creare un'Europa unita senza fare guerre; il problema che abbiamo quasi completamente sprecato quest'occasione!

      Non ce ne saranno altre, perché non ci sarà il tempo per poterle preparare e attuare.

      L'Unione Europea sarebbe il primo passo verso un'unione ancora più grande, ma gli economisti pensano solo al loro orticello e pensano che l'autonomia monetaria sia la soluzione.
      Chiedetelo a tutti i Paesi sovrani della propria moneta (Brasile, Argentina, ...) se questa è la soluzione?!

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