Benvenuti nell'era dei ritorni decrescenti


venerdì 19 giugno 2015

La crisi Ucraina: se Atene piange, Sparta non ride.

di Jacopo Simonetta.

La guerra in Ucraina sta avendo effetti politici importanti e, sotto molti aspetti, sorprendenti.   Le analisi ed i pareri sono però molto più numerosi delle informazioni che, per la gente comune, rimangono confinate al campo delle opposte propagande.

Farsi un’idea realistica di cosa sia successo e di cosa stia accadendo è dunque quasi impossibile, così come immaginare i possibili sviluppi. Tuttavia, un aspetto importante di questo vasto corpo di letteratura, più o meno seria, sull'argomento è che si concentra sulle ragioni, reali o presunte, delle parti in conflitto.   Ma in guerra non vince chi ha ragione, bensì chi commette meno errori ed ho la sensazione che tutti ne stiano compiendo di catastrofici.

Apparentemente, nessuno tiene infatti in considerazione lo sgradevole fatto che l’umanità intera, e dunque tutti i paesi coinvolti nel conflitto, hanno iniziato la fase di impatto contro i Limiti della Crescita.    Ad esempio, senza essere un esperto di geopolitica, trovo assurdo parlare di una possibile nuova Guerra Fredda, senza tener conto di fatti come il picco petrolifero.

Dunque, anziché sostenere le ragioni di questo o quel contendente, vorrei qui tentare di avviare una discussione circa la situazione a partire dai tre punti seguenti:

1 – Il sistema socio-economico globale è entrato in una crisi irreversibile che porterà al collasso della civiltà industriale e ad un brutale ridimensionamento della popolazione umana mondiale.   Probabilmente la fase acuta del collasso comincerà fra 10-20 anni al massimo, ma non colpirà tutti i paesi allo stesso modo e nello stesso momento.  Un conflitto di ampia portata accelererebbe necessariamente il processo, non solo per il numero di morti nei bombardamenti, ma soprattutto per la distruzione di risorse ed infrastrutture che ben difficilmente potrebbero essere riparate o ricostruite.    In altre parole, i conflitti attuali e futuri in un modo o nell'altro finiranno, ma la ricostruzione sarà impossibile o molto parziale tanto per i vinti che per i vincitori.

2 – L’economia attuale è totalmente interconnessa.    Abbiamo visto come una crisi partita dagli stati Uniti abbia travolto l’Europa e quindi  la Russia , poi il Brasile e quindi il resto del mondo, fino a raggiungere la Cina.   Questo significa che il collasso di uno degli attori principali, trascinerebbe seco anche tutti gli altri.   Una situazione completamente opposta a quella che si verificava durante la guerra fredda.

3 – I metodi di guerra attualmente utilizzati dalle potenze di primo e secondo livello (quelli che possono usare aviazione, artiglieria e mezzi corazzati) sono quanto di più dissipativo sia mai uscito dalle officine umane.   Il loro impiego comporta  una distruzione di risorse, capitale reale ed informazione spropositatamente alto rispetto alla distruzione di persone.    Questo significa che, terminato il conflitto, la popolazione superstite si troverà in condizioni ancora peggiori di quelle che avevano scatenato la violenza.    Con l’alternativa di continuare a combattere con mezzi progressivamente più semplici, o attendere che la miseria ristabilisca l’equilibrio fra popolazione e risorse.

Dunque, precisando che le notizie di base di cui dispongo sono solo quelle inaffidabili dei media, vorrei pormi una prima domanda:   ad oggi che il fronte sembra nuovamente infiammarsi, chi ha perso?   Direi quasi tutti, ma non nella stessa misura.

Più di tutti, mi pare che abbiamo perso gli abitanti del Donbass.   Indipendentemente da come andrà a finire, si troveranno a vivere in una territorio devastato, con un’infrastruttura civile ed industriale a pezzi che nessuno avrà i mezzi, né l’interesse a ricostruire.   Sia la Russia che l’Ucraina hanno un’infinità di aree industriali più o meno diroccate in cui investire (se potessero); difficilmente lo faranno per delle zone che presumibilmente rimarranno vicine ad un confine conteso.    L’entità del danno si può arguire dall'importanza dell’esodo.   Per ora, dalla regione pare siano fuggite circa un milione di persone di cui circa un terzo verso ovest e due terzi verso est.   Dove siano finiti i primi non è dato sapere, ma ai secondi il governo russo offre la scelta fra Il Chukotka [territorio artico dello Stretto di Bering] o il Kamchatka, dove l’accoglienza è stata finora ben organizzata.   Ma aumentando il flusso di profughi, qui come altrove, l’atteggiamento dei residenti sta virando dalla solidarietà all'ostilità.

Poi, in ordine, direi che comunque ha perso l’Ucraina.   Ha perduto due delle sue regioni economicamente più importanti ed è quanto meno molto improbabile che le recuperi.    E se anche le recuperasse, sarebbero oramai un peso e non un aiuto.   Inoltre, la sua economia, già in bancarotta, sarà ancora per molto tempo schiacciata da spese militari che, comunque, non potranno mai permetterle di competere con il potente vicino.   Ancora peggio, il prevedibile peggioramento delle situazione economica e le sconfitte sul campo rischiano di portare al potere i partiti ultra-nazionalisti di ispirazione neo-nazista che, per il momento, fanno gran figura sulla stampa internazionale, ma rimangono elettoralmente marginali.

Al terzo posto, direi che viene la Russia, la cui situazione necessita di qualche parola in più.  Le vittorie sul campo consolidano infatti il suo governo, ma ne aumentano l’isolamento internazionale, a tutto vantaggio delle fazioni più nazionaliste.   Cosa che riduce i suoi spazi di manovra a livello politico e pregiudica i rapporti sia con gli stati satelliti, sia con le repubbliche a maggioranza non  russa attualmente comprese nella federazione.    Anche se ricorrono alla medesima retorica, vedo infatti una grande differenza fra il patriottismo sovietico (assolutamente transazionale e basato sull'adesione ad un comune credo politico) ed il nazionalismo russo attuale(basato soprattutto sulla comunanza linguistica e religiosa).     Sostenere che “la Russia è dove ci sono dei  russi” è un approccio estremamente pericoloso.   Inoltre, l’aver  sottratto all'Ucraina le due regioni più densamente popolate da russi (in parte già possessori di doppia cittadinanza) preclude definitivamente la possibilità che a Kiev torni  un governo filo-russo.

Sul piano economico,  il calo del prezzo del petrolio ha dato un colpo formidabile alla già traballante economia russa, la cui fase di recupero era già terminata da tempo.     Se il ribasso dei prezzi dovesse durare a lungo, o ripresentarsi con una certa frequenza, gli effetti sarebbero devastanti, favorendo per altra via i partiti estremisti, a danno dei rapporti con gli stati satelliti ed i compatrioti non russi.
Al momento, l’isolamento internazionale sta spingendo la Russia a cercare l’appoggio cinese.   Al di la dei toni della propaganda,  per il momento Pechino sostiene Mosca nella misura in cui questo infastidisce gli americani e permette a loro di ottenere contratti particolarmente vantaggiosi.   Non sarà mai la Cina a sostenere i diritti di una provincia ribelle.    Tuttavia, perdurando la situazione, il quadro potrebbe cambiare ed, effettivamente, spingere Mosca ad un sodalizio strutturale con Pechino, ma non credo che sarebbe una buona cosa per i russi.    Da quando la spinta colonizzatrice russa si esaurì nella carneficina della guerra russo-giapponese, i rapporti fra i due giganti sono sempre stati  complessi ed evitare un massiccio ritorno di popolazione cinese nell’estremo oriente russo è sempre stata  una preoccupazione per Mosca.    Una partita probabilmente già persa.   Attualmente, le stime dei residenti cinesi in Russia variano fra 200.000 e 3.000.000 il che, di per se, la dice lunga sul livello di controllo che le autorità russe riescono ad avere.

L’unica cosa sicura è che si tratta di una cifra in aumento, mentre i rapporti commerciali transfrontalieri  sono diventati anche più intensi di quelli con il remoto ovest del paese.    Una combinazione a mio avviso molto pericolosa, dal momento che un mix di penetrazione commerciale ed insediamento di consistenti comunità Han è esattamente la strategia con cui Pachino sta portando avanti la colonizzazione dei suoi satelliti.    Finora, i robusti rapporti politici e commerciali con l’EU avevano dato a Mosca una sponda per contrastare il fenomeno, ma d’ora in poi?

Un altro aspetto importante è che, per sviluppare con la Cina rapporti commerciali tali da sostituire quelli attualmente in atto con l’Europa, sarebbe necessario costruire da zero una rete di migliaia di chilometri di strade, oleodotti e gasdotti, con tutte le infrastrutture annesse e connesse.   Uno sforzo titanico che non è affatto detto che in un futuro dominato dai ritorni decrescenti sempre più sfavorevoli sia possibile.   Inoltre, questo genere di infrastrutture sono particolarmente vulnerabili sia ad attacchi militari che terroristici, oltre che al vicende climatiche quali lo scioglimento del permafrost e gli incendi che, sempre di più, stanno cambiando la geografia della Siberia.

Infine, credo che occorra tenere presente che la Russia, fra alterne vicende, è una potenza in declino, come l’Europa.   La Cina è viceversa l’unica potenza emergente a livello mondiale, alla disperata ricerca di spazi geografici, politici e commerciali per espandersi, pena declinare rapidamente a sua volta.   I rapporti fra i due non possono essere simmetrici.

Al quarto posto fra i perdenti viene l’Europa nel suo complesso, ma forse meriterebbe un terzo posto ex-equo con la Russia.   Il gelo dei rapporti con Mosca ha infatti conseguenze economiche negative importanti, ma ancor peggio di ciò, sta favorendo l’emergere di un insolito sodalizio tra formazioni di estrema destra e di estrema sinistra, accomunate dall'odio per l’Europa e dall'amore per una Russia variamente idealizzata.


La cosa non sarebbe preoccupante, se non si intrecciasse strettamente con la politica attualmente perseguita dai principali governi europei.   Politica tendente a ridurre le istituzioni europee a dei semplici passa-carte delle decisioni dei governi  delle nazioni principali, oltre che comodo capro espiatorio cui accollare responsabilità che, perlopiù , sono dei governi nazionali stessi.     In pratica, la vicenda Ucraina si inserisce in un contesto  in cui i partiti europei di maggioranza stanno attaccando la costruzione europea, senza volerla però distruggere del tutto.  Mentre molte opposizioni vogliono decisamente liberarsene e nessuno pare più trovare valore alcuno nella più innovativa iniziativa politica del XX secolo.    In questo quadro,  la fiammata di popolarità di cui Putin sta godendo  sia fra la destra che fra la sinistra europee potrebbe avere conseguenze molto gravi per tutti noi.

Fra i parziali vincitori, per ora, penso che si possano annoverare gli USA, la cui presa sul vecchio continente risulta rafforzata e, soprattutto,  la Cina.   Come ho accennato, per il momento questa sta facendo ottimi affari, ma in una prospettiva di medio periodo ha buone possibilità di satellitizzare lo storico avversario.   Una prospettiva estremamente preoccupante, considerando che una Cina capace di accedere liberamente alle residue risorse russe ed in grado di utilizzare il suo tuttora immenso potenziale militare diventerebbe un avversario potenzialmente in grado di imporre la sua egemonia a buona parte del pianeta.

Fin qui lo stato delle cose, ma quali le prospettive?   Molti vagheggiano un ritorno alla Guerra Fredda che, a quanto pare, ha molti nostalgici su entrambi i fronti della barricata.   Ma i tempi sono cambiati e con essi le prospettive.    Per capire quanto, suggerisco di considerare che, piaccia o non piaccia, il peso geo-politico di un paese è molto approssimativamente correlato con il suo potenziale industriale-militare.   Quindi, sempre molto approssimativamente, con la quantità di energia che riesce ad utilizzare e dissipare.    (I grafici sono estratti da un post di Paul Chefurka, il quale, a sua volta, li ha ricavati dai dati pubblicati dalla BP.   Il dato relativo alla Russia nel 1970 manca nell'originale e lo ho estrapolato molto indicativamente dai dati relativi alla Russia del 1990, data alla quale la produzione industriale russa era circa la metà di quella sovietica di 20 anni prima.)  

Dunque si può molto sommariamente arguire che nel 1970 la dissipazione di energia in USSR fosse poco superiore  a quella EU.   Circa la metà della somma USA+EU, ma con un potenziale militare pari (o forse superiore) per la molto maggiore percentuale di risorse che i sovietici devolvevano alle forze armate.   In ogni caso, la Cina era un nanerottolo termodinamico, di taglia addirittura inferiore a quella del Giappone e della sola Germania.


Si voglia confrontare la situazione nel 2013.


Il nanerottolo oggi è la Russia, mentre USA ed EU sono entrambe state surclassate dalla Cina, che non nasconde più le sue ambizioni imperiali su buona parte dell’Asia e dell’Africa.    Si noti anche che nel 1970 la maggior parte dei “magnifici 7” erano europei, mentre oggi sono asiatici e che il cosiddetto club dei “BRICS” è composto da una super potenza (la Cina) e da quattro "mezze cartucce” che, tutti insieme, non arrivano alla metà del “dragone”.    È ovvio che un eventuale sodalizio fra loro sarebbe, di fatto, il riconoscimento di un’egemonia cinese sugli altri stati, analogamente a quanto è avvenuto fra gli USA ed gli altri paesi occidentali.

Tornando ad un’ipotetica guerra fredda 2, potrebbe accadere se il mondo tornasse a dividersi in due blocchi di potenza industriale e militare circa equivalenti, cosicché nessuno dei due osi attaccare l’altro direttamente.   Allo stato attuale delle cose sembrerebbe possibile solamente se le due parti fossero USA +EU da un lato e Cina dall'altro.   Un “grande gioco” in cui  La Russia avrebbe delle buone opportunità facendo del cerchiobottismo fra i due schieramenti.   Per quanto industrialmente drasticamente ridimensionata, la Russia è infatti ancora una potenza militare di primo piano e dispone di risorse rilevanti.   Entrambi gli ipotetici schieramenti avrebbero quindi interesse a coltivarne l’”amicizia”.    Viceversa, se la scelta fosse  quella di attaccarsi stabilmente al carretto cinese, credo che la Russia finirebbe con il diventare, in buona sostanza, una colonia di Pechino.    Una specie di contrappasso storico, a 100 anni circa di distanza.

Ma non credo che questo sia uno scenario realistico, perlomeno non nell'immediato futuro.   Semplicemente perché la reciproca dipendenza economica tra tutte le parti in causa è troppo elevata affinché uno dei giocatori si possa permettere di buttare all'aria le carte.   Insomma, fra i tanti svantaggi della globalizzazione, ci sarebbe anche un vantaggio importante: il fatto di rendere praticamente impossibile una guerra mondiale.

Questo finché rimane in piedi il "Business As Usual".    Nonappena le curve dell’economia e della disponibilità energetica globali saranno abbassate in misura sufficiente, il sistema comincerà a disgregarsi, presumibilmente a partire dei livelli di complessità maggiori, per riorganizzarsi in sistemi  progressivamente più piccoli e meno dissipativi.

Il livello maggiore in assoluto è ovviamente quello globale, che già mostra segni evidenti di senescenza.    Subito dopo vengono i mega-stati o meta-stati: USA, Russia, EU, India e Cina.   Di questi, la Russia ha già subito un primo round di disgregazione e sembra quasi matura per un secondo.   India, Europa ed USA si contendono il posto di prossimo candidato ad un analogo destino, forse anche prima della Russia.   Anche la Cina non è poi quel monolite assoluto che cerca di sembrare, ma non c’è dubbio che la triade partito-esercito-polizia abbia per ora la situazione in pugno.   Finché questa triade non vacillerà, la Cina non si sfascerà.   Sembra quindi che un periodo di egemonia cinese su buona parte del mondo sia oramai ineluttabile.   Salvo che gli ci vorrebbero almeno altri 20 anni per arrivarci e probabilmente non ce li ha.    Personalmente, vedo infatti due grossi ostacoli verso l’affermazione di un “Impero Giallo Mondiale”.

Il primo è che in un mondo in cui la crescita economica è oramai da tempo un gioco a somma negativa, la crescita della Cina può avvenire solamente a spese degli altri paesi del mondo, soprattutto di USA e UE  (esattamente come è avvenuto nei 20 anni scorsi).   Ma abbiamo visto che il deterioramento delle economie occidentali danneggia anche quella cinese.   Dunque se la Cina vince troppo, rischia di andare a rotoli.

La seconda è che, se davvero l’evoluzione del sistema globale procederà come previsto, il collasso avverrà prima che la Cina abbia potuto consolidare il suo impero.   O , perlomeno, questo sarà di assai breve durata.
L’aspetto negativo è che, collassando il sistema globale, tutti i giocatori si troveranno ridimensionati, ma anche meno interdipendenti.  Di conseguenza, le probabilità di un conflitto ad elevata intensità aumenteranno considerevolmente.  Anche perché attaccare i paesi vicini potrebbe diventare la disperata alternativa allo scoppio di guerre civili.   In parecchi paesi, fra cui Russia ed USA, si direbbe che siamo già vicini a questo limite.

Dunque, per tornare al conflitto ucraino, se tutti i diretti interessati hanno già perso, ancor più sarà quello che perderanno se, come pare che vogliano fare, continueranno sulla strada attuale.   Trovare un ragionevole compromesso e saldare una coalizione anti-cinese  sarebbe, a mio avviso, l’unica ipotesi ragionevole tanto per la Russia, quanto per EU ed USA.   Questo non impedirebbe la loro disintegrazione, ma potrebbe permettergli di guadagnare tempo e di limitare i danni.

Ma non mi pare che sia questo l’orientamento in nessuna delle capitali coinvolte.


47 commenti:

  1. Devo essere sincero: temi a argomentazioni sono estrememante interessanti e (almeno in parte) condivisibili, ma i toni non mi sono proprio piaciuti.
    È evidente che lei il disastro più che prevederlo se lo augura e che gode al pensiero che presto ci saranno (forse) un sacco di guerre e di morti.

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    1. Può darsi che sia evidente agli altri, ma non a me. Possibile.

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  2. Non sono d'accordo con molti aspetti dell'analisi o delle prospettive o sul "che fare) (e da parte di chi) (tutti faranno qualche cosa e verrà fuori un risultato) ma credo sia bene cercare di capire e di individuare delle possibili strade. Una cosa è sicura. L!ucraina è stata completamente rovinata ed il Donbass maggiormente e ci vorranno decenni per mettere più o meno a posto le cose. Chi è responsabile? Od è semplicemente "successo"? Qualcuno da impiccare od almeno da mandare all'Aia? Ma purtroppo non servirebbe a molto. Un'altro aspetto del quale tener conto è quello finanziario. Tutte le Banche Centrali occidentali hanno stampato e continuano a stampare all'infinito. Ma l'infinita è un concetto. Tutto il resto finisce . Ma come? Se qualcuno avesse cercato di prevedere il 2015 nel 1975 sarebbe fallito clamorosamente in quasi tutti i sensi. E purtroppo lo stesso è vero adesso. Ma proviamo pure altrimenti rischiamo anche di annoiarci prima di andare a farci benedire.

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  3. Grazie, Jacopo, per i grandi pensieri! E molto piacevole di sentire una voce diversa dal choro occidentale.
    Vorrei fare un commento sulla frase "per sviluppare con la Cina rapporti commerciali tali da sostituire quelli attualmente in atto con l’Europa, sarebbe necessario costruire da zero una rete di migliaia di chilometri di strade, oleodotti e gasdotti, con tutte le infrastrutture annesse e connesse".
    A mio parere, la costruzione di nuove infrastrutture è un incentivo per la crescita economica, attraendo i nuovi grandi investimenti, creando i nuovi posti di lavoro.
    E scusami, non sono d'accordo per niente che la Russia "è una potenza in declino". Siamo in una crisi profonda, è vero, ma stiamo cominciando a recuperare. Anche adesso la Russia non è isolata per niente. Solo la quota dei BRICS rappresenta il 26% della Terra, il 42% della popolazione mondiale (2,83 miliardi di persone) e il 15% del PIL mondiale. Un bel isolazione, come vedi!

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    1. vedi jacopo la gente è convinta "di recuperare" e non che ci sia un lento e inesorabile declino

      tutte le cose che hai detto (condivido) vanno a farsi friggere

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    2. Tutti sperano che una qualunque cosa, perfino una guerra, serva a rilanciare la crescita economica. ma per una serie di motivi penso che questo non sia possibile. E che se lo fosse sarebbe ancora peggio. Quello che stiamo cominciando a pagare adesso è il conto delle crescita passata. Ho riassunto i motivi di queste mie opinioni in alcuni post passati. Per esempio questi: http://ugobardi.blogspot.it/2014/06/ma-siamo-sicuri-che-lo-sviluppo.html ; http://ugobardi.blogspot.it/2014/05/il-destino-delle-societa-e-ineluttabile.html .
      Mi piacerebbe sapere cosa ne pensi.
      Jacopo

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    3. Per essere chiari, Tatiana, credo che siamo tutti in un cul di sacco e non ci aiuterà molto discutere su chi ne abbia la colpa maggiore. Ma potrebbero esserci dei risvolti positivi, se la cosa, come al momento pare, non degenererà in un conflitto di grande portata. Proprio perché questa guerra danneggia alcune delle principali economie mondiali (forse indirettamente tutte) potrebbe contribuire ad accelerare il processo di dissoluzione del BAU. Processo che sarà dolorosissimo, ma inevitabile. E poiché qualcuno comunque sopravvivrà, più rapida sarà la dissoluzione e maggiori saranno le possibilità di cavarsela per i sopravvissuti. Le civiltà del lontano futuro dovranno arrangiarsi con quello che gli lascerà la nostra.

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    4. quello che gli lascera sara
      - mancanza di risorse (minerarie) facilmente estraibili
      - clima piu violento
      - mancanza di attitudine a sopravvivere (sapete coltivare?)

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  4. Bel post, ma temo che tu sottovaluti abbastanza la difficolta in cui versa l'economia Americana.

    Come dice Orlov, la Russia ora e' meno sovraestesa e socialmente/politicamente piu' resiliente degli USA.

    La prossima crisi globale finanziaria e deconomica metteranno alla prova questa valutazione.

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  5. ...Una critica non da poco: gli americani, ed in parte gli europei, hanno accumulato entropia negativa sottoforma di ricerca militare che non può essere scalfita dalla cina o dalla russia; gli americani, a parte lo scudo missilistico tattico che è poco più che propaganda politica,oltre a dominare i mari assieme ai sottomarini europei, sono gli unici che possono disporre di sistemi d'arma ad energia per disabilitare satelliti "nemici" da satellite a satellite o per attacchi limitati al suolo ..(Certo non possono distruggere un carrarmato, ma per innescare delle esplosioni a catena in un deposito di idrocarburi non occorrono molti Mj)..Questo senza fare una analisi comparto per comparto; un minimo di ABC militare è d'uopo per chi si avventura in tali analisi; un conto è dire che i russi storicamente hanno affamato la propria popolazione per dilapidare le loro risorse in armamenti che non hanno avuto ricadute tecniche sul resto dell'economia perchè tecnicamente obsoleti e costosissimi da mantenere se non in operatività almeno in sicurezza, come è evidenza storica, ma addirittura sostenere che nel 1970 la potenza militare del blocco est fosse superiore a quella del blocco ovest la dice tutta appunto sulla precisione del post quando si avventura minimamente in analisi militari..Oltre a questo ,ritornando in europa, non solo il welfare non è sostenibile, e senza pesantissime riforme direi anche spiegate nella loro equità morale più che giustificate è a rischio la struttura stessa degli stati europei, ma è proprio il modello di società anziana e malata e selezionatrice degli anziani e malati a portarci molto più in basso.

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  6. ..Se avete buona memoria l'URRS crollò quando Reagan lanciò il programma stars wars, ossia il progetto di satelliti d'attacco ed scudo missilistico ad energia, in gran parte bleffando; il vantaggio delle armi ad energia è che sono "silenziose" oltre che incredibilmente economiche per colpo; ufficialmente sono istallate ed operative solo alcune di grande potenza solo su mezzi navali ed in fase di preparazione alla produzione su mezzi aerei; ovviamente propagandare l'operatività di satelliti d'attacco non è buona cosa visto che perdere i satelliti per la cina o la russia o gli stessi usa sarebbe un danno enorme ed irrecuperabile anche sul piano economico.Dopotutto per colpire un oggetto che viaggia a 17000 km orari a 300km da terra servirebbe un missile spaziale ad hoc e tutti lo vedrebbero; con le armi ad energia diretta il discorso cambia non essendo tracciabili o rilevabili direttamente.

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  7. ..Putin vorrebbe indire una conferenza internazionale per metter al bando ogni forma di armamento nello spazio...Siamo alle tragicomiche...E lo dice ai media pure...Forse la gara non è militare, perchè no c'è mai stata competizione militare, ma solo giochi politici, spesso di politica interna...

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  8. Russia e cina forse non avranno armi ad energia, ma sono anche loro in grado di abbattere dei satelliti

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    1. ..No è così facile, ed un missile di quella portata lascia una firma visibile qualche migliaio di km...Ovviamente non conosco niente per fonti dirette dei satelliti d'attacco; ufficialmente non se ne parla; è ufficiale che i giganteschi laser istallati su alcune cacciatorpediniere e corazzate americane, benchè ufficilamente in grado di perforare 20 cm d'acciao in pochi decimi di secondo, vista la curvatura della terra hanno poco senso contro altre navi e nascono per invalidare missili od aerei a centinaia di km... Le armi di energia su satelliti, selezionando il bersaglio ed il momento giusto della giornata, avrebbero il vantaggio di essere non rilevabili: ok, è esplosa tale raffineria..Causa ? Ignota..Poca manutenzione? I satelliti d'attacco ufficialmente "non esistono"; se esistessero avrebbero scarsa potenza di fuoco, solo per bersagli selezionati, pochi impulsi al giorno, ed ovviamente sarebbero in grado di disabilitare un missile diretto contro un satellite ignoto con poco; quindi questi satelliti d'attacco che ufficialmente non esistono non possono essere abbattuti con una gigantesca, rumorosa e visibilissima testata missilistica.Il fatto è che una forma di scudi missilistico a terra esiste da sempre; i sottomarini tattici esistono per questo; un sottomarino che può essere rilevato è inutile; russia e cina non hanno sottomarini utilizzabili a tal scopo; il sottomarino sicuramente armato con armi nucleari più silenzioso è tedesco-svedese-italiano e funziona appunto fuel cells; ufficialmente israele ne ha 4 esemplari armati con missili tattici di produzione francese; caccia ad ottobre rosso nasce perchè gli akula russi erano rilevabili a 500km di distanza dalle boe nato dell'epoca ed erano sostanzialmente una arma politica;( nel romanzo si ipotizzava la costruzione di un sotomarino russo silenzioso, quindi uitilizzabile, al pari degli occidentali) poi c'è stato il crollo dell' 89 ed attualmente 1,5 galleggiano; non sono stati trasformati in portacontainer, come voleva uno studio russo, solo per decisione politica; se sai da dove parte , un missise è più facilmente intercettabile.Le testate più micidiale imbarcate sono francesi, venduta anche ad israele; la sola israele o la sola francia sono più che sufficienti come nazioni di cui aver paura; perchè invece temiamo di più la russia ? Per le sue paranoie storiche trasmesse anche alla popolazione cher ha sopportato per 40 anni 40% di pil dedicato agli armamenti senza ricadute tecniche sul resto dell e attività civili.Attualmente almeno l'80 % delle testate russe sarebbe intercettato ai suoi confini, con grande "gioia" di tutti immagino....Quindi l'opzione nucleare realmente non esiste, anche in caso di utilizzo di armi ad energia; l'unico stato che potrebbe usarle massicciamente è israele,vista l'esiguità del suo territorio; intendo contro chiunque l'attaccasse, russia compresa.

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  9. Inoltre al primo attacco ai satelliti, partirebbe in automatico la rappresaglia nucleare, che non ha certo bisogno di guida satellitare. Spero che gli americani non si trastullino troppo con questa idea delle armi ad energia, o potrebbe veniregli desiderio di usarle, senza grandi garanzie di successo, ma con grosse garanzie di annientamento reciproco in caso di probabile insuccesso.

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    1. Bello questo commento...Siccome non possono controbattere di fioretto allora ti auguri che usino l'ascia..L'annientamento non sarebbe reciproco cmq e per niente parallelo: ma ti auguri questo ?

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    2. Ma chi si augura un accidente
      Forse non ti e' piu' cara la vita?

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  10. le informazioni presentate in questo articolo provengono chiaramente da sola una delle due parti. L'argomentazione di come la Cina sia un pericolo per la Russia, per esempio, viene tipicamente usata nei think tank americani e ripresa a pappagallo da tutti i media main stream, come quella che la russia sia "isolata" . La discussione di problemi di dimensioni "apocalittiche" richiederebbe una critica politica profonda che riguardi l'intero sistema socio economico e chi lo governa. Il modello "riformista" che viene -indirettamente- proposto su queste pagine ha dimostrato il suo fallimento. Il che porta sempre piú persone a guardare alla Russia e alla Cina come alternative politiche. Nessuno peró ha un piano "ragionevole" per cambiare direzione.
    Rimangono le misure estreme, piú o meno orribili.

    Per esempio la terza guerra mondiale per mantenere il controllo della popolazione e continuare il Business As Usual piú a lungo possibile.... con quelli che sopravvivono, si capisce.
    Il concetto che una "riduzione della popolazione" sia necessaria, fra l'altro, é ampiamente condiviso dalle elité, quelle che si incontrano al Bilderberg. Chiaramente CHI debba sopravvivere ed "ereditare" il mondo viene anche discusso in quei contesti. Riflessione che mi sembra manchi negli interventi di Jacopo.
    Un pensiero "out-of-the-box", che si avventuri in campi nuovi é ció che mi auguro di trovare su questo blog.

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    1. Ti quoto, ovviamente.

      D'altronde: « Ad esempio, senza essere un esperto di geopolitica » [virgola...]

      No. Punto.

      Il peggio dello spin lo abbiamo con «accomunate dall'odio per l’Europa e dall'amore per una Russia».

      Tra le persone (veramente) colte, si ama la Russia proprio perché si ama l'Europa. È una questione di contributo alla cultura occidentale.

      Ma, in questo caso, la semplice salute mentale spinge un Occidentale a rifiutare il nazifascismo supportato da USA e depandance UE: almeno negli anni'30 gli angloamericani non furono così spudorati a finanziare Hitler in ottica antirussa. Soprattutto, la stragrande maggioranza simpatizza per la Russia perché è stata aggredita dopo vent'anni di destabilizzazioni e missili che si avvicinano a Mosca senza rispettare un accordo che sia uno.

      Le élite atlantiche dopo aver commesso atrocità direttamente - o per procura - in tutto il pianeta, ora hanno riportato il razzismo in Europa (almeno che non si creda veramente che essere mediterranei e cattolici significhi essere "porci"), è hanno costretto agli stenti e al cancro senza cure la Grecia.

      L'Europa, grazie a Dio, non è l'UE e, lode all'Altissimo, non coincide con l'eurozona. Dettagli.

      O no?

      No.

      L'americanismo e l'europeismo sono invece due fenomeni eticamente opposti alla cultura sociale e democratica degli europei e degli statunitensi. (Astenersi qualunquisti improvvisati).

      Inutile, a questo punto, ribadire l'abc della macroeconomia moderna: il vincolo alla crescita *economica* ha solo (per i non addetti ai lavori) un *vero* vincolo: studiarsi il teorema di Thirlwall (e lasciare riposare in pace Jevons).

      Il punto politico (di "governance" per gli europeisti) della pianificazione industriale, non consiste nel come *tecnicamente* gestire la domanda in funzione della curva "decrescente" dell'offerta in input al ciclo produttivo. Ma, come sanno bene le persone che di questi argomenti se ne occupano, il "punto politico" consiste... nel punto politico. Ovvero nel come gestire il *conflitto distributivo*.

      Questo sconosciuto.

      I malthusiani, di cui questo articolo è degno vessillo, tormentano con apocalissi imminenti dall'800. Infatti, ora che l'emergenza pare presentarsi in tutta la sua carica preoccupante, molti non danno retta alla comunità scientifica.

      Quello che pare sfuggire agli sprovveduti che si improvvisano "analisti" (spero senza "spintina" del "minculpop" di Bruxelles/Washington...), è proprio che sono stati i neoliberisti che hanno creato sta catastrofe ecologica ed umanitaria a finanziare tanto l'ecologismo quanto il decrescismo.

      E i motivi, per chi le studia queste cose, sono ovvi.

      Cosa pensate, che il club di Roma sia un'Internazionale di marxisti?

      Appunto. Le teorie medieviste si sviluppano in ottica antisocialista con i marginalisti, di cui Menger, fondatore della scuola austriaca, proprio in ottica anti-industriale e anti-consumistica, sarà il capostipite degi (pseudo)economisti e filosofi politici di codesto ordine neoliberale. Di cui la UE, nella sua espressione "friburghese", è espressione.

      Sarei curioso di conoscere l'opinione del prof. Bardi in merito: e quindi capire se condivide e cosa dell'articolo pubblicato.

      Sergio Barile

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    2. Difficile rispondere a tutto, anche perché non tutto sono in grado di capire (sorry). Quindi solo alcune cose, evitando per quanto possibile la diatriba su chi abbia torto e chi ragione perché è del tutto inutile.
      Dunque:

      "Tra le persone (veramente) colte, si ama la Russia proprio perché si ama l'Europa. È una questione di contributo alla cultura occidentale." Io non penso di essere gran che colto, ma ciò nondimeno sono da sempre un fan della grande cultura russa ed ho amici carissimi russissimi. Ragione di più per vedere con dolore la piega che stanno prendendo gli eventi.

      "il nazifascismo supportato da USA e depandance UE". Un dettaglio che forse ti è sfuggito: E' la Russia che sta coltivando rapporti strutturali con i partiti di estrema destra europea e li finanzia (ad es. FN). L'unico governo europeo che appoggia la Russia è quello di Orban.

      "L'Europa, grazie a Dio, non è l'UE e, lode all'Altissimo, non coincide con l'eurozona" Su questo sono perfettamente d'accordo con te, anche se probabilmente per motivi diversi.

      "sono stati i neoliberisti che hanno creato sta catastrofe ecologica ed umanitaria a finanziare tanto l'ecologismo quanto il decrescismo." Sulla responsabilità principale del neoliberismo nel creare l'attuale catastrofe non ci sono dubbi. Tuttavia non è che i governi marxisti abbiano a loro tempo fatto di meglio. Quanto all'aver creato l'ecologismo ed il decrescismo posso dire tranquillamente di no perché vivo nell'ambiente da 50 anni. Piuttosto è vero che il neoliberismo ha saputo assorbire e pervertire questi movimenti. Questa è la ragione per cui il sistema liberal-capitalista è stato finora vincitore: riesce ha assorbire e volgere a proprio favore anche le opposizioni, compresa quella marxista. E proprio per questo il liberal-capitalismo sta guidando la corsa finale della civiltà industriale.

      "Cosa pensate, che il club di Roma sia un'Internazionale di marxisti?" Questo credo che nemmeno i fratelli Koch lo abbiano mai pensato.

      "studiarsi il teorema di Thirlwall (e lasciare riposare in pace Jevons)." Facciamo un patto: io mi studierò Thirtlwall e tu Jevons, poi se ne riparla.

      Jacopo


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    3. Il punto che porto è, nella sua essenza, la polemica che espongo nella prime asserzioni.

      Della opinione di "politica internazionale", "politica economica", e "filosofia politica" di un climatologo (spacciate con un "geopolitica"), il pubblico è poco interessato. Almeno che la riflessione non sia un contributo specifico con fonti di pari rilevanza a cui viene fatto riferimento nelle discipline che non sia di competenza: chi non lo fa, come in questo caso, pecca quantomeno di onestà intellettuale e produce dello spin ideologicamente orientato.

      Mi occupo di storia del pensiero economico, politica economica e filosofia politica: non mi sognerei mai di esprimere un'opinione di climatolgia che non sia un richiamo alla letteratura scientifica rilevante.

      Innanzitutto è talmente patente la sua argomentazione contraddittoria e paralogica, per cui sono evidenti le lacune, non solo nella storia politica moderna, ma proprio in storia.

      Se non capisce la differenza tra FN, democratico e costituzionale, con un programma scritto da un gigante della letteratura economica come il marxista J. Sapir, e Svoboda, sovversivo e con richiami diretti al nazifascismo, dalla WWII "quinta colonna" oltre-cortina... vabbè, non ci sono le basi per un confronto.

      Ma questa uscita da talk show era presumibile dopo aver letto un'affermazione ideologica come: « La costruzione europea [è la] più innovativa iniziativa politica del XX secolo ».

      Ora, io la storia del cosmopolitismo kantiano, del suo complicato intreccio con il liberoscambismo e l'attacco ai principi vestfalici li conosco, e nei dettagli.

      Le radici antidemocratiche e antisociali di un progetto come quello europeista le conosco, in tutte le varie sfaccettature e componenti ideologiche: come il progetto di cambi fissi (questo sì unico nella storia) tra mercati disomogenei e il federalismo interstatale tra nazioni sovrane disomogenee sia ab origine un progetto anti-sociale lo so, e posso elencare letteratura rilevante su riviste impattate sia dal lato economico, sia dal lato della produzione di filosofia politica.

      Questo invece è pacifico, e ne do atto: «Piuttosto è vero che il neoliberismo ha saputo assorbire e pervertire questi movimenti. Questa è la ragione per cui il sistema liberal-capitalista è stato finora vincitore: riesce ha assorbire e volgere a proprio favore anche le opposizioni, compresa quella marxista.»

      Il punto è che se non si sa chi siano i "marginalisti", non si sa nulla di Jevons e non si può collocare il famoso paradosso in una cornice coerente.

      Sarò breve: chi la mena con Jevons sono le élite "neoliberiste" e i loro camerieri. Chi sa cosa significa citare Thirlwall, sono i democratici e i keynesiani.

      I due paradigmi. neoclassico e post-keynesiano, risolvono il dilemma: il primo lo promuovono le élite "malthusiane" (tipo club di Roma), il secondo le élite intellettuali che hanno fatto grande l'Occidente (praticamente estinte dopo la dipartita di Graziani e Caffè).

      Il punto *politico*, è dove collocarsi nel conflitto distributivo. (L'onestà intellettuale a cui facevo riferimento, era proprio rivolta nel dichiararsi da che parte si sta, in questo conflitto ed allertare l'auditorio sull'eventuale conflitto di interessi e lo spin relativo)

      Infatti su un post così si agganciano interventori come l'utente "Fra" che ci delizia con «ritornando in europa, non solo il welfare non è sostenibile, e senza pesantissime riforme direi anche spiegate nella loro equità morale più che giustificate è a rischio la struttura stessa degli stati europei, ma è proprio il modello di società anziana e malata e selezionatrice degli anziani e malati a portarci molto più in basso. » Questa è un'affermazione alla Antonio Martino: se non comprendi la sconceria etica e la bufala scientifica dietro a una tal cialtroneria, tutto diventa chiaro.

      Inviterei il prof.Bardi a chiarire la sua posizione in merito.

      Sergio Barile

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    4. Caro Sergio, ti ringrazio per prima cosa di aver portato argomenti interessanti a questa discussione. Quando si parla di "geopolitica", il rischio è sempre di scadere al livello di chiacchere da bar, e ci sono stati diversi commenti che ho eliminato che sono caduti anche molto più in basso.

      A proposito della tua posizione, beh, hai messo in campo un bel po' di cose e non ce la faccio certamente ad approfondire tutti i punti. Provo a lanciare qualche commento sparso, magari però ci vorrebbe una sede più adatta.

      Allora, per prima cosa, come membro del Club di Roma, l'aggettivo "Malthusiano" lo considero un onore. Non solo, per quello, ma anche per la mia formazione chimico-fisica che vede Malthus come fondatore di tantissimi campi scientifici, non ultimo la biologia della popolazione.

      L'altro punto, quello relativo a Jevons, beh, anche quello, come praticante del metodo analitico detto "la dinamica dei sistemi" lo vedo come altrettanto ovvio di come lo è - per esempio - la legge di gravità in astronomia. Ho provato a leggere qualcosa a proposito d Thiirlwall. Senza mettermi a concionare di cose di cui so poco, mi sembra che l'importanza che lui da al bilancio import/export sia una cosa sensata, anche se mi sfugge la ragione per la quale Jevons e Thirlwall devono essere in contrasto.

      Per finire, sulla questione fondamentale di cui si sta parlando, nell'articolo di Simonetta ho apprezzato l'enfasi sui "fondamentali"; ovvero su come il conflitto in corso sia sostanzialmente un conflitto per il controllo delle risorse naturali, sul quale poi si innestano una serie di fattori politici, culturali e ideologici. Se poi si va sui dettagli, si corre il rischio che dicevo prima; quello di impostare una discussione da bar - un problema che vediamo in molti dei commenti e anche, marginalmente - nel post di Simonetta stesso. A rischio di caderci io stesso, mi provo comunque a dare la mia modesta opinione, che è la seguente: questa vicenda nasce da un calcolo "geopolitico" totalmente sballato di qualche idiota in Occidente che ha veramente creduto che la fiammata produttiva dei giacimenti di petrolio e gas di scisto americani avrebbe permesso agli Stati Uniti di sostituire la Russia come fornitore di idrocarburi all'Europa Occidentale. Dato l'errore fondamentale di partenza, ne sono seguiti tutta una serie di errori concatenati; il principale dei quali di aver creato artificialmente una situazione conflittuale con la Russia, un paese tradizionalmente Europeo dal punto di vista culturale. Ci vorranno decenni per rimediare a questi danni, se mai ci riusciremo.

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    5. Il mio personale parere, per quello che vale, è che il punto fondamentale sia questo: Nelle guerre del passato c'erano, almeno in alcuni casi, vinti e vincitori. Gli uni si trovavano peggio, gli altri meglio. Nelle guerre presenti e del prossimo futuro ci saranno solo perdenti, anche se non nella stessa misura. E dopo tutti staranno peggio di prima. Questo non per complicate questioni filosofiche, ma per semplice impatto con i LtG.

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    6. Caro Sergio Barile, come chiameresti un paese oltre la propria capaità di carico di 4,4 volte, ( e fin qui c'è anche chi è messo molto peggio 9, cui aggreghi il dato dell' aspettativa di vita più alta al mondo col Giappone, cui aggreghi il dato di un tasso di natalità al 1,14 in discesa, cui sommi, anzi moltiplichi il dato di una età media delle primipare a 35 anni, (in ascesa ì verso l'asintoto dell'impossibile biologico), cui moltiplichi il dato del 2014 di 150000 laureati emigrati sotto i 40 anni ? Eticamente sconcertante ed non curante dell'evidenza scientifica il tuo rifiuto a prendere in considerazione la coesistenza di questi 5 punti che non può che essere che temporanea, ed anzi la non draconiana correzione di almeno 3 porterà sicuramente e relativamente in breve tempo al riequilibrio d i tutti e 5...Riesci ad intuire come? Deliziato della tua noncuranza morale ai LtG.

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    7. Tradotto in altri termini fra 10 anni l'aspettativa di vita in Italia sarà sicuramente inferiore all'attuale: il punto è che se sarà inferiore di 3 anni, fra 20 potrebbe essere inferiore di 20; se invece prendessimo misure di accompagnamento ai LtG, fra 10 potrebbe essere inferiore di 5 e fra 20 di 6 o 7....

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    8. Grazie mille prof. Bardi per il feedback,

      soprattutto per l'aplomb dopo la mia gaffe sul Club di Roma: avrei dovuto verificare.

      Se ha veramente trovato interessante il contributo, provo a fornire spunti di riflessione sulla relazione tra paradigma ideologico dominante, politiche deflattive, conflitto distributivo e conflitto bellico.

      Premetto: è evidente che a livello "economico", da studioso della letteratura post-keynesiana, appartengo anch'io ai "malthusiani", riconoscendo loro di aver compreso il legame tra il liberoscambismo ricardiano e le tensioni sui salari dei lavoratori e, soprattutto, per il contributo che ha dato alla macroeconomia moderna introducendo i concetti che permetteranno di formulare tutta la teoria keynesiana fondata sulla domanda aggregata.

      L'accezione negativa all'aggettivo "malthusiano" viene affibbiata a causa, soprattutto, dei neo-malthusiani di cui il Club di Roma è fra le associazioni private più conosciute. Nasce appunto in coincidenza con la grande rivoluzione neoliberista, la grande influenza della scuola di Chicago e la grande battaglia contro il welfare state e le democrazie costituzionali: il primo rapporto precede addirittura la I crisi petrolifera, che arriverà solo un anno dopo.

      Inutile sottolineare che questo evento "inaspettato", poiché fu di origine *politica* e non chiaramente *naturale*, servì a dimostrare la stagflazione del monetarista Friedman e la non "idoneità" delle teorie keynesiane che tanto benessere avevano portato nel trentennio d'oro.

      Inutile ricordare la convergenza tra l'antidemocratico neoliberismo che si scontra con lo Stato sociale che, dopo gli 80 milioni di morti della WWII, aveva sostituito lo Stato liberale, e la concezione "malthusiana" della politica economica in relazione alla demografia. Come inutile è sottolineare l'antisindacalismo di Spinelli e l'avversione di E. Rossi ed Einaudi allo Stato sociale: nel 1970, con gran stupore di G.Carli che, come economista, capirà immediatamente le conseguenze Rapporto Werner e constatò che veniva decisa la sovversione dei principi democratici sontazializzati dal keynesismo costituzionalizzato nelle Carte antifasciste (in Italia chi difendeva i lavoratori inizierà a sproloquiare di *austerità* e questioni morali. Le politiche deflattive causate da un accordo di cambi fissi avrebbe portato depressione come nell'epoca del gold-standard: efficaci in funzione antisindacale e funzionali allo smantellamento dello stato sociale.

      (Metto tante carne al fuoco, è vero, ma mi si riconoscerà il tentativo di evidenziare il filo ideologico che lega l'europeismo, la politica internazionale NATO e "la decrescita infelice" spacciata per ecologismo)

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    9. Le élite che pare vogliano arrivare al redde rationem con la Russia per i combustibili fossili, e con la Cina per riportare l'egemonia atlantica su tutto il globo, hanno fatto uno scelta precisa. Mors vestra vita nostra.

      In realtà viene fatto da almeno il 1787, con l'Eden agreement che è "attualizzato" come SME-UE e ora TTIP: deindustrializzazione, destabilizzazione, sovversione aizzando i governati affamati contro il costume dei *legittimi* governanti, (ghigliottina) e via... verso l'ennesima campagna contro la Russia.

      Ma torniamo a cosa apparentemente ci divide: Malthus propone (semplificando per i fini contingenti) che la miseria è dovuta al rapporto tra la disponibilità di risorse (naturali) e la crescita demografica. Pure le migrazioni sarebbero causate dalla pressione demografica.

      Bene: come democratico, ricordo che gran parte della letteratura rilevante "non neoliberista" imputa la povertà al conflitto distributivo e all'ingiustizia sociale che crea crisi dal lato della domanda. Myrdal spiega come nelle grandi aree di libero scambio, le aree più forti economicamente impoveriscono sempre più quelle più povere (causazione circolare e cumulativa): insomma, le migrazioni sono causate da deindustrializzazioni causate dal liberoscambio, da agganci valutari (peg) e da aree valutarie non ottimali: in breve, gran parte della migrazione che arriva dall'Africa è causata dall'FMI (così come Schengen è necessario per la moneta unica e la conseguente indiscipinabile libera circolazione dei capitali).

      I teoremi di Jevons e Thirlwall apparentemente non c'entrano nulla: solo che sono sintomatici dei paradigmi contrapposti che li promuovono, quello elitista atlantista, a quello socialdemocratico. Condividono un identico problema politico: il vincolo (esterno/esogeno) alla crescita economica, solo che il teorema di Thirlwall ricorda che la sostenibilità economica (ed ambientale?) avviene facendo crescere il PIL. Cioè la "decrescita felice" può avvenire se e solo se il PIL cresce. E non è un paradosso, è semplice contabilità nazionale che rende il paradosso di Jevons irrilevante per la *politica economica*: ovviamente Jevons rimane fondamentale per la politica industriale.

      Non si meravigli che le politiche "verdi" sono scomparse dai dibattiti: non sono mai fregate alle élite. (Basti ricordare che chi fondò il WWF compatteva i bracconieri perché voleva avere il monopolio... del bracconaggio).

      La UE è nata con scopi deflattivi, così come voluto dalla finanza internazionale che è poi espressione di coloro che controllano le risorse energetiche, in primis il petrolio. A loro interessa la deindustrializzazione (figuriamoci se avrebbero intenzione di proporre un nuovo piano Marshall dopo una WWIII).

      I democratici sanno che gli shock (anche energetici) si gestiscono con politiche di cambio flessibile (per evitare gli "shock asimmetrici" come quelli che stanno devastando l'eurozona), e con la ridistribuzione del reddito: i "malthusiani" che giudico negativamente (in quanto non fanno i miei interessi, come quelli del 99% della popolazione) sono coloro che lo shock lo scaricano sui lavoratori invece che sulle valute, e che, piuttosto di ridistribuire reddito e potere, preferiscono distruggere la domanda e la capacità produttiva: magari con una bella guerra. (Non so se costoro sono rappresentati dal Club di Roma, sicuramente Bertrand Russell pare essere stato uno dei maggiori esponenti di questo - per me - inquitante approccio)

      Un cordiale saluto,

      Sergio Barile

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    10. Caro Prof. Bardi, non credo che alla storia del gas di fracking americano che possa alimentare l'Europa ci creda nessuno. Credo che invece il gioco sia tra forniture russe e quelle provenienti dall'impero americano ma in un contesto più ampio.
      Leggo che uno degli obiettivi primari del conflitto in Siria sia di farci passare un gasdotto dal Qatar (Nabucco) in competizone con South Stream dalla Russia (purtroppo ora bloccato visto che era costruito da Snaipem italiana). Sicuramente a Trieste si nota una correlazione tra lo spuntare sui media di notizie anti-Assad e mosse politiche /mediatiche per la realizzazione di un rigassificatore (in un sito violazione a tutte le norme di sicurezza italiane ed europee ma da cui si diparte un oleodotto per la Baviera che, ipotizzo, forse verrebbe convertito in gasdotto).
      Il conflitto ucraino assumerebbe il carattere di un tentativo di bloccare la fornitura concorrente e assumerebbe un senso anche la contromosse russa di riempire di gas la Turchia ( che dovrebbe diventare il terminal dal Qatar). In questo contesto ha un senso anche la missione di pace italiana in Libano voluta da Prodi:altra nazione di transito x il gasdotto.
      Sono giochi grossi ma di cui il pubblico vede solo le mosse dissimulate e nascoste con false storie sui media mentre gli obiettivi veri non sono mai enunciati. Quindi a noi cittadini comuni resta solo parlare di opinioni, correlazioni, teorie e chiacchiere da bar. La democrazia non esiste senza informazione.

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    11. @Sergio: “gran parte della letteratura rilevante "non neoliberista" imputa la povertà al conflitto distributivo e all'ingiustizia sociale che crea crisi dal lato della domanda.”

      Questo è vero solo a livello di singolo Paese. In quanto, la domanda interna cala, se aumenta la disparità economica, cioè se ci sono tanti poveri.
      Se invece consideriamo tale problema a livello mondiale, la disponibilità di risorse ha un peso maggiore (specialmente adesso che le risorse tendono ad esaurirsi); mentre poteva non esserlo 40 o più anni fa.
      L’inganno è pensare che le due forze (demografica/esaurimento risorse) e (disparità distributiva) abbiano forze (incidenza) costanti nel tempo; cosa che non è vero.
      Se la pressione demografica e delle risorse, poteva essere ininfluente nella prima metà del ‘900; adesso che entrambe le sue componenti sono aumentate notevolmente, non lo si può più dire in questo inizio di XXI secolo.
      Bisogna contestualizzare tutto accuratamente, onde evitare di fare l’errore di considerare, delle teorie che erano valide in un dato periodo storico, valide in un altro periodo storico in cui il contesto è mutato radicalmente.

      Lei vuole sapere come sarebbe andata, se avessero seguito il suo consiglio (maggiore equità economica a livello mondiale) ?
      Lo può vedere in questo grafico:
      http://www.sviluppoerisorse.eu/dati/primaria/PrevFossiliPassatoAll.aspx

      in cui si evidenzia che, se dal 1965 in poi, ci fosse stato un consumo di risorse equo nella popolazione mondiale, oggi ci ritroveremmo nel Medioevo, in quanto il picco di tutti i combustibili fossili messi insieme (e non solo quello del petrolio) sarebbe avvenuto nel 1987, ed oggi saremmo alla fine della curva della loro disponibilità.
      Chiaramente non sono delle “verità” facili d’accettare; tutti vorremmo vivere in un mondo dove non ci sia la povertà e la sofferenza; però, la crescita demografica ha evitato che questo mondo immaginato fosse quello reale.

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    12. Fra, evito di dare altri giudizi morali perché non do per scontato che abbiamo un'etica condivisa: io, come post-keynesiano e democratico, porto argomentazioni conformemente ai principi etici della nostra Costituzione così come quelli universalizzati dalla Dichiarazione Universale dei Diritti Umani. Promuovo anche la Carta d'Algeri del'76.

      Capisco che ci sia chi non condivida quest'etica (le élite, generalmente, non lo fanno per definizione): di scientifico nella tua affermazione non c'è praticamente nulla, se non i dati. Attualmente il welfare state è perfettamente sostenibile come lo è sempre stato. Lo è sempre di meno perché, come ho provato ad argomentare, la sua distruzione è l'obiettivo condiviso dai gruppi di potere che contano: l'obiettivo è il controllo totale delle risorse scarse in modo oligarchico e dispotico. Quindi l'insostenibilità non deriva dal fatto "strutturale" di essere insostenibile, ma dalla scelta poltica di far saltare le sovranità nazionali.

      Ti posso dare tutta la letteratura di riferimento, divulgativa e non, se non hai ostacoli ideologici. Bada bene, come io ho scoperto tramite questo blog che la letteratura scientifica è concorde sui cambiamenti climatici, scopriresti lo stesso riguardo la sostenibilità dello Stato sociale e sulle dinamiche economiche in atto.

      Questa crisi non è (direttamente) determinata né dal picco del petrolio, né dal limite di crescita (come purtroppo ho letto diverse volte in alcuni articoli), né dall'insostenibilità delle politiche sociali e distributive delle moderne democrazie costituzionali (come vuole la propaganda): a livello accademico questo è pacifico anche tra chi sostiene paradigmi contrapposti. Le dinamiche sono perfettamente uguali a quelle della Crisi del '29. Ti esorto a cercare letteratura economica rilevante che affermi il contrario: questa è una crisi nata da una *scelta poltica* nell'orientare la distribuzione del reddito.

      In occidente è dagli anni '70 (gli USA precedono generalmente di qualche anno i fenomeni sociologici) che la produttività marginale aumenta in modo maggiore rispetto ai salari. Ovvero la quota salari ha perso sempre più terreno rispetto ai profitti da capitale. Ovvero la domanda è stata in una prima fase alimentata tramite la spesa pubblica (reaganomics, anni'80), quando ciò è diventato insostenibile è intervenuto il credito *privato* a garantire la domanda aggregata. Con gli strumenti derivati questo gioco è andato oltre qualsiasi misura: nel 2007 il sistema del credito è fallito: inizia la shock economy già sperimentata dai Chicago boys negli anni '70 in Sudamerica. Si impone lo smantellamento del welfare e la privatizzazione degli asset pubblici necessari per le democrazie costituzionali.

      Il limite della crescita è sempre stato - come giustamente sosteneva Jacopo - strumentalizzato per orientare il conflitto distributivo dalle classi sociali dominanti e gestire il dissenso delle classi subalterne. Sarà un caso che sia stato proposto, in modo alquanto anomalo rispetto il paio di millenni della storia della Chiesa, un papa di nome Francesco? Con la prima enciclica non in latino dal retrogusto pauperista e decrescista *proprio* durante una crisi di *domanda* epocale? Come mai non fa un vero attacco alle *determinanti* dell'ingiustizia sociale come previsto dalla dottrina sociale della Chiesa nata a fronteggiare il socialismo e le rivendicazioni operaie?

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    13. Il "limite della crescita" non è un argomento *politicamente neutrale*: il *come* gestirlo premette che quando ne si discute chi fa divulgazione sugli impatti *politici*, avrebbe la responsabilità etica di premettere "da che parte del conflitto distributivo sta".

      Se un think tank riceve finanziamenti pubblici e risponde a un governo democraticamente eletto, è presumibile che i risultati delle ricerche vengano usati a supporto di scelte di politica economica favorevoli agli elettori (tutti). Se il think tank riceve finanziamenti privati... va da sé. Questo orientativamente.

      Poi esiste il problema delle asimmetrie informative, del conflitto di interessi, del conformismo intellettuale, e altre dinamiche che chi fa divulgazione come "me" dal lato della "politica economica", come "voi" dal lato della "climatologia", dovrebbe conoscere molto bene.

      C'è chi sostiene che è la demografia a far la politica economica, chi invece che sia la politica economica a far la demografia: nel primo caso ci si trova di fronte alla neoliberistica TINA. There is not alternative. E quindi le "riforme" per un nuovo feudalesimo 2.0... (Riforme = smantellamento stato sociale e rifiuto del lavoro come principio universale funzionale alla dignità umana).

      Dove c'è TINA non c'è spazio politico. Dove non c'è spazio politico c'è asservimento. Chi vuole le "riforme", se ci sarà una terza guerra civile europea, sarà dall'altra parte della trincea degli attuali antifascisti che mi onoro di cercar di rappresentare.

      (Inutile ricordare come gli angloamericani risolsero la Crisi del '29....)

      Cordialmente,

      Sergio Barile

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    14. Caro Sergio, vedo che l'argomento ti sta molto a cuore e, evidentemente, ci hai lavorato sopra parecchio. Mi dispiace dunque dover dire che ci troviamo su posizioni abbastanza opposte. Ovvero, tutta la mia analisi si basa sul concetto che la crisi è dovuta al graduale impoverimento della qualità delle risorse disponibili; ancora disponibili fisicamente, ma che richiedono un'allocazione di capitali sempre maggiori; i quali poi vengono prelevati dallo stato sociale, dai salari dei meno abbienti, da strutture come le università, eccetera.

      Questo è un punto di disaccordo fondamentale sul quale mi confronto spesso con gli economisti in varie occasioni; trovando che è molto difficile trovarsi a metà strada quando le distanze sono così notevoli. D'altra parte, apprezzo molto il tuo tentativo di esporre in modo chiaro e completo le tue ragioni - purtroppo i commenti di un blog non sono lo spazio migliore per entrare in una discussione così complessa.

      A questo proposito, suggerirei due possibili cose. La prima è che esponi la tua interpretazione delle ragioni della crisi in corso in un post da pubblicare su "effetto risorse" - tenendo conto che questo è un blog divulgativo e che i post non dovrebbero superare - circa - le 1500 parole. Poi, proviamo a discuterne in dettaglio.

      La seconda cosa è che sta per uscire una nuova rivista di Springer con il titolo di "biophysical economics and resource quality" (BERQ) che ha come editori il modesto sottoscritto, Charles Hall, e James Galbraith. Ne vorremmo fare non soltanto un contenitore dove piazzare degli articoli, ma anche un luogo di discussione dove cercare di avvicinare - per quanto possibile - le diverse posizioni. BERQ comincerà ad accettare articoli a partire da Settembre, se vuoi contribuire, ci fa certamente piacere.

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    15. Un'ulteriore nota sulla dicotomia fra quelli che pensano che la cosa importante sia cuocere la torta e quelli che invece pensano che la cosa importante sia distribuirla equamente. Il fondatore del Club di Roma, Aurelio Peccei, aveva cominciato negli anni 60 sull'idea di cercare di capire come distribuire in modo più equo le risorse del pianeta. Poi, il risultati della ricerca che il Club aveva sponsorizzato erano arrivati alla conclusione che - se niente cambiava - la torta era destinata a essere mangiata senza lasciare altro che briciole e lo stesso Peccei si era convinto che era importante che la torta venisse mangiata non così in fretta da farla sparire totalmente, altrimenti non restava niente da distribuire.

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    16. @Dorda Giovex. Io credo che anche ai "piani alti" siano del tutto confusi riguardo alla situazione e che molti di loro si siano genuinamente convinti che l'america può veramente rimpiazzare la russia come fornitore di gas all'europa. Davvero: fanno chiacchere da bar anche lassù. Vedi questo mio articoletto: http://cassandralegacy.blogspot.it/2015/04/the-mind-of-empires-role-playing.html

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    17. @Alessandro

      Ti assicuro che è più difficile accettare che sono secoli che viene distrutta ricchezza piuttosto che permetterne la sua distribuzione, che accettare il limite delle risorse disponibili; tantoché, come suggerivo, l'ecologismo e il decrescismo vengono proprio strumentalizzati per la gestione del dissenso. Dissenso che deve essere gestito durante le politiche deflattive che comportano la polarizzazione della ricchezza.

      Quando si parla di distruzione di ricchezza, si parla di "risorse comunque consumate" ma il cui output del ciclo produttivo viene distrutto o reso indisponibile: qualsiasi banchiere centrale è consapevole che gli agganci valutari distruggono valore.

      Se questo sia un bene, in che senso, e, soprattutto, per chi, va chiarito.

      Sergio Barile

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    18. Grazie mille per l'ospitalità, prof. Bardi.

      La prima proposta è sicuramente valutabile, proprio perché avrebbe finalità divulgative: promuovere l'approccio post-keynesiano alla descrizione dei fenomeni in atto può essere sicuramente un interessante momento di confronto.

      La seconda proposta, dato il contesto e, soprattutto, il prestigio degli editori, mi porta a pensare che ci possa essere stato un caso di omonimia: anche se sono tornato in contatto con l'ambiente accademico, rimango uno studioso indipendente che fa divulgazione per passione civile. Tendenzialmente promuovo letteratura "rilevante" conformemente a chi fa divulgazione negli ambiti di mio interesse ma che ha anche un ruolo attivo in ambito accademico.

      Quindi, un post per alimentare il dibattito della community di "Effetto risorse" posso provare a proporlo: per la seconda gentilissima e prestigiosissima proposta, mi rincresce dovermi collocare diversamente.

      Ad ora farei notare solo che la "torta" è uno stock, mentre il reddito è un flusso. Su questo genere di "dispercezioni" si articola gran parte del dibattito ideologicamente orientato intorno al concetto di PIL e, di conseguenza, al concetto di "decrescita".

      Cordiali saluti.

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    19. Molte delle cose dette da Barile sono condivisibili o, semplicemente, dei dati di fatto. Che le èlites economico finanziarie stiano spudoratamente approfittando della situazione per i propri interessi mi pare un fatto dimostrato dal fatto che i redditi massimi aumentano, mentre tutti gli altri diminuiscono. Ciò detto, mi devo associare a Pulvirenti nel ricordare che rispetto alla crisi del '29 il contesto è completamente diverso a tutti i livelli. E la stessa medicina somministrata in un diverso contesto non può avere gli stessi effetti. keynes trovò la strada per uscire dalla Grande Depressione in un'epoca in cui erano ampiamente disponibili risorse immense di ottima qualità, la popolazione era al di sotto dell capacità di carico del pianeta, il clima era normale, gli ecosistemi principali erano perlopiù in buone condizioni, specialmente le foreste tropicali e gli oceani che hanno un ruolo chiave a livello globale. Eccetera. Tutte condizioni che non si verificano oggi.
      A chiosa, vorrei ricordare che stiamo discutendo di un sistema di complessità inimmaginabile la cui evoluzione dipende da una rete di retroazioni in cui ogni causa è anche effetto e viceversa. Prendiamo il solo esempio della popolazione: certamente causa principale del collasso ecologico del Pianeta, ma a sua volta effetto di una miriade di altri fattori, fra cui anche quelli citati da Barile. Dunque l'economia dipende dalla demografia o viceversa? Entrambe le cose, in misura diversa a seconda del contesto. Un contesto che in buona parte dipende a sua volta dall'economia e dalla demografia umana.
      Sappiamo tutti che nei LtG c'erano degli errori, ma i fatti hanno finora provato che il gruppo dei Meadows aveva saputo individuare correttamente le forzanti e le dinamiche principali nella fase allora e tuttora in corso. Dinamiche che saranno però almeno in parte diverse nella fase che, presumibilmente, comincerà nel giro di 10-20 anni da ora, salvo che vasti conflitti non facciano precipitare gli eventi.

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    20. Tantissima (troppa) carne sul fuoco (messa sul fuoco un po’ da tutti) per poter portare avanti (e riuscire a far avanzare) un’analisi piu o meno logica, rispettosa dei fatti, e contestualizzata nel tempo e negli spazi disciplinari relativi (di politica, economia, finanza, filosofia, bio-fisica, demografia, e storia) ….ed arrivare a delle conclusioni piu o meno valide. (e di cosa esattamente stiamo parlando, o cercando di concludere?) E’ vero che il contesto attuale e’ molto diverso da quello della crisi del 1929. Ma credo sia anche vero che vi sono molti aspetti (e “cause”) che si rassomigliano molto. Credo che valga la pena leggere anche “All the President’s Bankers” di Nomi Prins per capire gli intrecci fra Wall Street (e la City of London) ed il governo e lo stato statunitense e la Federal Reserve ed il Tesoro americano. (ed i loro “impulsi” e condizionamenti sui singoli stati Europei e sull Unione Europea e la BCE)…E non ho sentito nominare Pikketty il quale a mio parere ha recentemente portato un contributo importantissimo. Credo esistino anche cause di “piu lunga portata” (o di onda piu lunga) cioe’ quelle di LTG e quelle biofisiche ma la crisi attuale del 2008 e’ iniziata nel sistema finanziario. Ovviamente il sistema finanziario (and the abolition of Glass Stegall and speculative risk taking by banking institutions, counterparty risk, derivatives and etc.) ed il debito accumulato da tanti stati e’ collegato anche ai tipi di stati che sono esistiti durante diversi periodi storici i quali sono stati orientati da diverse idee politiche e teorie economiche ….a loro volta (anche) condizionate dall’avanzare delle dinamiche causate da LTG. Condivido “che stiamo discutendo di un sistema di complessita inimagginabile la cui evoluzione dipende (anche) da una rete di retroazioni in cui ogni causa e anche effetto e viceversa”. Non vedo una dichotomia fra “le forzanti e le dinamiche del gruppo di Meadows” (“individuate correttamente nella fase allora e tuttora in corso”) e le cause piu prossime o vicine della crisi (prima finanziaria e poi economica) di adesso. Ma questo non vuol dire che le teorie economiche (e gli economisti) di diversi tipi (neoclassici, Chicago, e Keynesian e post-Keynesian) non stiano continuando a fare gli stessi errori di carattere teorico (e quindi pratico). Quindi vedo come un passo molto positivo (almeno in campo teorico) l’iniziativa di Springer nel voler creare una nuova rivista con il titolo di “biophysical economics and resource quality” (BERQ)…..a mio parere bisognerebbe cercare appunto di integrare gli aspetti LTG con alcune (ma non tutte) le idee ed i concetti di diverse teorie economiche pre-esistenti per arrivare a qualche “nuova” teoria economica post-post Keynesian and post-post Chicago piu valida e piu ampia nel senso di cio che prenderebbe in considerazione. In quanto alla necessita di evitare nuove guerre (e specialmente "mondiali") mi sembra che questo sia super ovvio. E le diverse analisi ed idee su diversi paesi espresse sopra sono a mio a parere troppo condizionate da diversi tipi di propaganda (di breve o di lunga portata) e quindi non molto utili per cercare di fare previsioni o per decidere che fare. Bisognerebbe cercare di evitare un’altro collasso finanziario simile (e sarebbe senz’altro peggiore) a quello del 2008. E stampare valute all'infinito per cercare di "monetizzare" debiti impagabili può solo eventualmente portare ad un collasso. Ma per evitarlo bisognerebbe anche cambiare diverse politiche del settore finanziario e bancario e cercare di spezzare od almeno ridurre la collusione fra interessi privati, stati , governi ed il settore bancario. Cose che purtroppo esistavano gia da prima che venne creata la Federal Reserve nel 1913 e che si sono solo rafforzate con le due guerre mondiali del secolo scorso e la creazione del sistema Bretton woods seguito dalla cosiddetta “Pax” Americana, neoliberismo rampante e globalizzazione. Dobbiamo augurarci molta “buona fortuna” (e sperare che ci arrivi)

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  11. A me l'analisi di Jacopo è piaciuta..magari opinabili alcuni temi 'politici' ma post comunque valido..
    Sostanzialmente contro la termodinamica c'è poco da fare..
    condivisibile il fatto che la crisi colpirà i paesi in tempi e modalità differenti..
    insomma tra 10 anni prepreferirei vivere in Norvegia invece che nel belpaese..
    oggi una collega mi diceva che vuole rivendere la casa, acquistata alcuni anni fa, guadagnandoci un 25-30% di quanto la pagò..sennò non la vende..
    ci sono persone (sono tanti..) che ancora, nonostante questo paese perda pezzi come una vecchia carretta, riesce ancora ad immaginarlo immerso in una crisi temporanea..con la fine in fondo al tunnel sempre comunque visibile..

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  12. Io sono convinto che siamo giunti al tempo, di quando una guerra, anche se portasse a dei vinti e a dei vincitori, nessuno andrebbe in giro fiero e felice per cantar vittoria.
    Solo a degli imbecilli potrebbe venire un simile desiderio e cercherebbero di soddisfarlo.
    E se anche fossi rimasto dalla parte dei vittoriosi, più per cieca fortuna che per grande virtù, cercherei di starmene in disparte il più possibile.
    Se ancora abbiamo bisogno della guerra per capire chi veramente siamo, allora è bene che la nostra genìa
    s'estingua definitivamente.
    E chi rimpiangerebbe sulla Terra degli esseri come noi ?
    Che la guerra sia stata utile in passato e certamente spesso inevitabile, è innegabile, ma ora sarebbe inutile ed evitabile.
    Di certo, il costo della pace porta ad un prezzo che bisogna pagare, per ottenerla.
    E non tutti sono disposti a pagarne nè il prezzo e nemmeno il costo.
    Sono degl'idioti, ma ci sono e bisogna tenerne conto.
    Oggi, pur avendo armi termonucleari dalla potenza di un milione di tonnellate d'alto esplosivo, ci facciamo spaventare di più da una manipolo d'invasati con la scimitarra.Che però le teste le mozzano sul serio.
    Ed è possibile che alcuni mandanti questi individui, siano proprio fra quelli che quelle armi apocalittiche, possiedono.
    Altro che due piccioni con una fava, una colombaia intera con due grani di riso.
    Anche in questo caso, quelle armi da distruzione trascendente sono ormai inutili, e allora bisogna ritornare a quelle dell'età del ferro.
    Ma nessuna delle due armi è potente come la persuasione che ottiene la tregua fra due avversari.
    Tregua che se dura abbastanza a lungo, preferiamo chiamare pace.
    Anche solo per risparmiare fiato.Quattro lettere invece che undici.Un affare.

    Marco Sclarandis.


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  13. I satelliti d'attacco per questione di distanza non funzionano nemmeno se pregate
    e per me questa discussione è conclusa.
    Resta il fatto che l'Ucraina non esiste piu' com'era, e non è il solo paese ad avere questi problemi.

    C'è ancora tanta energia e materie prime per fare il turk stream e portare avanti un bel po' di energia verde, dato che mediamente le grandi opere sono in rallantemento in tutto il mondo Cina compresa

    I nodi aperti sono vari cambiamento climatico, produzione di cibo, sovrappopolazione e varie scarsità

    Una puntualizzazione su come siamo messi oggi.

    I BRICS sono già oggi il 30% del PIL mondiale entro due tre anni supereranno i membri del G7

    e sono un mercato molto importante per quasi tutte le aziende quotate a Wall Street

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    1. Io credo che parlare di BIRICS in maniera aggregata oggigiorno non abbia più senso. Dei cinque uno è divenuto la superpotenza quasi-egemone del mondo, mentre gli altri quattro sono al suo confronto dei nanerottoli più o meno seriamente in crisi. Un sodalizio strutturale fra di loro sarebbe quindi necessariamente almeno altrettanto asimmetrico di quello fra USA e vari satelliti europei.

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  14. Curioso come papa Francesco, nell'appena pubblicata enciclica "Laudato si'" (http://w2.vatican.va/content/francesco/it/encyclicals/documents/papa-francesco_20150524_enciclica-laudato-si.html) parli di problemi antropogenici del nostro pianeta e della società, problemi che vanno dal cambiamento climatico, alla perdita della biodiversità, all'ineguaglianza sociale di origine neolibericola, ai limiti dei diritti della proprietà privata (sia quella economica che quella "genetica") ma trascuri l'esaurimento delle risorse energetico/minerarie.

    Svista?

    Solita ipocrisia?

    Credenza orba nello sviluppo infinito anche ai vertici della chiesa cattollica?

    Dimenticanza voluta per distrarre l'attenzione delle masse dalla vera radice ineliminabile di tutti i problemi?

    O forse, come fa notare il commentatore Barile, un indizio di come il fattore di disponibilità ASSOLUTA di risorse energetiche NON sia il vero problema, mentro lo sono l'EQUITA' della loro distribuzione e la SOSTENIBILITA' ambientale del modo in cui le si ricava/utilizza?

    Sia chiaro, non parlo della chiesa cattolica come organizzazione religiosa, e quindi non mi riferisco al substrato teologico dell'enciclica (non sono un credente, quindi non mi interessa questo aspetto), ma della cc come ORGANIZZAZIONE POLITICA di lungo corso, vasta esperienza e accesso a informazioni al di là di quella note a noi umani comuni, e del perché lanci il messaggio che lancia, perché lo lanci in questo preciso momento (perché che direi ovvi) e del perché in questo messaggio manchi prorio il punto fondamentale alla base delle teorie di TLoG (perché molto meno ovvio, IMO).

    Come forse direbbe l'arcidruido Greer: semplicemente tutti senili anche nell'elite della cc?

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  15. @Jacopo dal testo:
    “Trovare un ragionevole compromesso e saldare una coalizione anti-cinese sarebbe, a mio avviso, l’unica ipotesi ragionevole tanto per la Russia, quanto per EU ed USA. Questo non impedirebbe la loro disintegrazione, ma potrebbe permettergli di guadagnare tempo e di limitare i danni.
    Ma non mi pare che sia questo l’orientamento in nessuna delle capitali coinvolte.”

    Caro Jacopo hai detto bene e per capirlo dobbiamo vedere dove siamo arrivati.
    Siamo vicini al picco del consumo di tutti i combustibili fossili, che secondo il mio grafico (calcolato):
    http://www.sviluppoerisorse.eu/dati/primaria/PrevFossiliFuturoAll.aspx
    dovrebbe essere intorno al 2026 (Picco energia netta).
    Questo ci dice che, se anche riuscissimo a evitare i problemi del picco del petrolio (anno 2021 considerando tutti i petroli e non solo quello greggio):
    http://www.sviluppoerisorse.eu/dati/primaria/PrevFossiliFuturoFonti.aspx
    nel giro di pochi anni ci ritroveremmo (tutto il mondo) nei guai.

    Ci sono grandi Paesi come quelli che fanno parte dei BRICS che vogliono crescere, e Paesi come gli USA e in parte l’Europa, che non voglio perdere i benefici di queste ultime decadi di sviluppo.

    Servono soluzioni innovative, se no, lo scontro o il crollo della società moderna sarà inevitabile.

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    1. Mi sembra che il protrarsi di democrazie senescenti, alimentate da economie e finanze condotte da individui imbecilli e pusillanimi, ovvero particolarmente stupide e d'animo piccino, quando non siano semplicemente malvagi e malati di mente, stia ormai facendo maturare i suoi letali frutti.
      Ma orde d'individui hanno rinunciato ad una parte troppo grande della propria libertà per avere in cambio della merce e dei beni materiali che messi insieme non valgono tanto quanto quella libertà svenduta.
      Se la tirannia può anche portare a del benessere, ma pagato a caro prezzo in libertà, la democrazia può degenerare nella tirannia di un benessere che è in realtà un malessere di cui è difficile disfarsi, innanzitutto perchè è insidiosamente attraente.
      E' innegabile, per chi è capace di accorgersene, che per uscire da questa crisi unica sotto ogni aspetto della storia umana, occorre un'azione politica mai sperimentata pirima d'ora, anche se immaginata più d'una volta da individui d'ogni epoca e provenienza.
      Un'azione politica sovrumana nel senso letterale del termine.
      Ma questa volta dal carattere universale.
      Anche in questo caso qualcosa mai sperimentata dall'umanita in tale estensione ed eccellenza.
      Sono convinto che man mano che le circostanze si faranno sempre più eccezionali individui eccezionali indurranno moltitudini di individui a trascendere la loro mediocrità.
      E se anche non dovesse succedere, allora potrebbe significare che qui su questo Pianeta in questo infimo angolo dell'Universo, questo è il Destino che deve compiersi.

      Marco Sclarandis

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  16. Sono troppo ignorante per valutare tutte le affermazioni emerse da questo post e dai suoi commenti. Mi limito però a manifestare il mio disappunto quando sento parlare di geopolitica. Mi pare che il ondo attuale non sia in mano agli stati e ai loro governanti, ma alle istituzioni finanziarie e alle multinazionali in genere. Queste strutture di potere privato sono completamente ed intrinsecamente disinteressate agli interessi collettivi. Se ne interessano solo per depredare il depredabile. Le strutture politiche, militari, d’Intelligence e propagandistiche sono strumenti usati da questi mostri-economici per sottrarre risorse a chiunque possano sottrarne (comprese le loro stesse strutture – alias i piccoli azionisti).

    In un mondo in mano ai poteri economici forti non è la geopolitica a dominare le scelte strategiche (se non anch’essa in chiave “giustificatoria”). A dominare sono le concentrazioni di ricchezza PRIVATA nella forma degli intrighi, delle alleanze e degli scontri che tali concentrazioni finiscono per generare.

    Ma questa è solo una mia idea, un’intuizione priva di dimostrazioni fattuali o di dati a supporto. Non riesco a difendermi dalle sirene delle opposte propagande, figurarsi sbirciare nei complessi ed oscuri movimenti dei Consigli d’Amministrazione “che contano”.

    Saluti

    Alessandro

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