Benvenuti nell'era dei ritorni decrescenti


lunedì 8 giugno 2015

DRAGHI 2: un archetipo fra passato e futuro.


di Jacopo Simonetta

In un precedente post ho preso spunto da un “pesce d’Aprile”  pubblicato su Nature per parlare del ritorno dei draghi, non certo in quanto animali, bensì in quanto simbolo delle forze indomabili della
Natura.

Circa un mese dopo, mi sono capitati sottocchio ben tre articoli, stavolta serissimi, sull'origine e la diffusione del mito del Drago.    L’autore, Julien d’Huy, uno studioso di mitologia ed archeologia africana, ha utilizzato i metodi della tassonomia statistica per costruire un’ipotesi circa l’origine e la diffusione globale del mito del Drago sulla base delle citazioni letterarie antiche e delle tradizioni dei diversi popoli.   I risultati sembrano confermati dagli scarsi dati archeologici e linguistici disponibili.

Secondo l’autore, il mito avrebbe origini paleolitiche, nella forma di un serpente gigantesco capace di volare, dotato di corna e, forse, anche di capelli umani.   In origine, si sarebbe trattato di uno spirito/divinità legata alle acque, in particolare alle sorgenti, e capace di scatenate tempeste.   Nella ricostruzione del d’Huy, il mito avrebbe avuto origine in Africa settentrionale e si sarebbe diffuso dapprima verso est e poi in praticamente tutto il mondo, seguendo le varie ondate del popolamento umano, alla fine dell’ultimo periodo glaciale.

Naturalmente sono possibili anche altre ipotesi, ma se così effettivamente fosse, il Drago risulterebbe essere uno degli archetipi più antichi e profondi  della nostra mente.   Addirittura potrebbe essere nato insieme con la capacità di pensiero simbolico.   Vale a dire che potrebbe essere nato con la nostra stessa specie, circa 50.000 anni or sono, e da allora nostro compagno nel bene e nel male.   Un ipotesi estremamente affascinante, soprattutto alla luce dell’evoluzione che questo archetipo ha subito, particolarmente nella cultura occidentale oggi dominante a livello globale.   Da sempre simbolo di forze incontrollabili, il Drago è stato infatti gradualmente demonizzato, fino a diventare simbolo stesso del Diavolo, sconfitto ed ucciso da un eroe oppure da una Vergine, a seconda delle versioni.    Con il trionfo dell’illuminismo e del positivismo, i draghi sono stati accantonati nella polverosa soffitta della mitologia desueta, dove solo archeologi e scrittori stravaganti vanno a frugare, mentre i nuovi miti della Macchina, della Velocità e del Progresso davano forma e senso alla civiltà industriale.    In modo definitivo, si sarebbe detto fino a pochi anni or sono e  forse è davvero così, ma forse no.

Oramai da oltre un decennio, infatti, il Drago sta tornando di prepotenza nell'iconografia e nella cultura popolare attraverso immagini, giochi e narrativa, anche se spesso di mediocrissima lega.   Potrebbe rivelarsi una semplice moda fra le tante, ma se invece si dimostrerà un fenomeno duraturo e radicato, potrebbe essere un indicatore del massimo interesse per antropologi e sociologi.

Oggi, infatti accanto all'immagine classica del Drago nemico e distruttore, se ne trovano altre dove il Drago viene mostrato come una forza incontrollabile, ma non necessariamente ostile.     Anzi è spesso alleato dell’eroe od è esso stesso l’eroe, assurgendo perfino a simbolo di speranza.   Un cambio di significato in un archetipo di tale antichità significherebbe che qualcosa di molto profondo sta cambiando nel nostro inconscio collettivo.

Certo, ipotizzare che ci troviamo all'alba di una cambio radicale nei paradigmi mentali dell’umanità sarebbe a dir poco esagerato.   Ma nulla ci impedisce di pensare che ci potremmo trovare di fronte ad un “germe” della mitologia che darà sostanza e significato alle civiltà che, presumibilmente,  si svilupperanno nei secoli seguenti il collasso della civiltà attuale.   Se, infatti, possiamo trovare poco conforto in scienze come la Fisica, l’Ecologia o la Dinamica dei sistemi,

possiamo trovarne nell'archeologia.
Per costruire una società complessa ed una civiltà sono necessari fondamentalmente quattro soli ingredienti: suolo, acqua, biodiversità  e mitologia.   Coloro che oggi si occupano di resilienza danno molta importanza soprattutto ai primi due, ma anche del terzo alcuni tengono conto.   Del quarto ingrediente per ora non credo che si occupi nessuno o quasi.   Tuttavia, senza che neppure ce ne accorgiamo, è proprio su questo che forse stiamo facendo dei progressi interessanti.




22 commenti:

  1. Gaia--Avatar ?...Peccato che per difendere la biodiversità, oggi, in molte parti del mondo, sarebbe necessario imbracciare i forconi contro molto biota umano: in effetti in Avatar non si facevano vedere le condizioni della Terra...Uhm, io continuo a pensare che un evento improvviso potrebbe essere il blocco della corrente del golfo...(the day after tomorrow)Chi scommette i suoi 2 cents?

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  2. Mai sottovalutare la potenza immane di simboli ed archetipi, nella storia umana.

    Per intanto, sto leggendo una serie di libri molto interessanti su come stia evolvendo la visione del mondo, soprattutto dal lato delle ontologie.
    In effetti, parrebbe che la lunga epoca dominata dal materialismo scientifico (spesso confusa con la scieza stessa, ma in realta' ben differente) stia volgendo verso la sua epoca di declino.

    Un altro picco, a ben vedere.

    Sembra che ci sia un affollamento di picchi di ogni genere, in questa epoca.

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    1. Lasciate che vi consigli questo libro, che potrebbe essere estremamente interessante per alcuni di voi "La mente: dove scienza e spiritualità si incontrano" di B. Alan Wallace - Brian Hodel

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    2. Anche a me pare che ci sia una singolare convergenza di "picchi" di tutti i generi. Mi pare perfettamente coerente, ma potrebbe anche essere un'impressione dovuta al nostro specifico punto di vista.

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    3. Scienza – mitologia – spiritualità…
      Vi racconto la mia visione sotto forma di parabola.
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      C’era un regno in cui i sudditi avevano la libertà e le potenzialità di fare TUTTO… ma proprio TUTTO.
      Erano capaci di cambiare forma, di essere contemporaneamente in più posti, di andare avanti e indietro nel tempo e, tutto quello che è possibile immaginare, loro lo potevano fare.
      Il sovrano si accorse che il popolo, invece di essere felice di tutta questa libertà, era infelice!
      La libertà assoluta portava solo CAOS.
      Qualsiasi cosa si facesse, poteva essere cambiata, distrutta o addirittura cancellata da chiunque. Non esistevano regole e tutto era in un continuo mutare inesorabile.
      Non c’era nessun concetto di Valore, in quanto, tutto era possibile crearlo immediatamente, senza nessuno sforzo, e altrettanto facilmente era possibile distruggerlo.
      Allora il sovrano capì che la libertà assoluta portava solo il caos e l’infelicità.

      Decise che era il momento di cambiare… ma cambiare come?

      Pensò che se avesse fatto delle leggi rigide (della natura) che non era possibile infrangere, e che ogni evento doveva avere una causa adeguata (principio di causa ed effetto) per poter succedere; rischiava di andare nella situazione opposta.
      Nessuna libertà.
      Tutto ciò che accadeva nel regno, sarebbe stato determinato dalla prima azione che muoveva il tutto.
      Si passava dal caos della libertà assoluta, alla routine deterministica causata dal rigido rispetto delle leggi di “causa ed effetto” senza nessuna libertà.
      Allora il sovrano capì che nessuna delle due scelte estreme era buona e quindi, decise di prendere un po’ dell’una e un po’ dell’altra.
      Le leggi “coerenti” (rispettate rigidamente) dovevano unirsi alla libertà “incoerente” (era possibile fare quello che si voleva senza un motivo plausibile).

      Chiamò corpo (massa, fermioni) la parte coerente che doveva rispettare le leggi (della natura);
      e chiamò spirito (virtuale, bosoni) la parte incoerente che era libera di fare qualsiasi cosa.

      Siccome la parte coerente richiedeva una causa (reale) per poter compiere qualsiasi azione e siccome la parte incoerente (virtuale) non poteva fornirla direttamente; allora, il sovrano, creò una terza parte che aveva una doppia natura (particella / onda), era capace di trasformarsi da coerente (particella) in incoerente (onda).

      Per dare un verso agli eventi (che nella parte incoerente, non conoscevano il concetto di tempo), diede un limite alla velocità con cui gli eventi potevano svolgersi (la velocità della luce).
      Questo fece nascere il concetto di tempo a senso unico.

      Il sovrano disse, ai loro sudditi, che adesso avevano un corpo che doveva rispettare rigidamente le leggi che aveva deciso, e uno spirito libero. Lo spirito avrebbe potuto decidere come far agire il corpo, se questo non infrangeva le leggi (della natura).
      Se lo spirito avesse cercato di far fare al corpo azioni completamente incoerenti, allora sarebbero andati verso la follia (incoerenza nell'agire);
      se invece lo spirito non fosse intervenuto completamente, il corpo sarebbe diventato un semplice automa che subiva gli eventi.

      Il sovrano lasciò ai sudditi la libertà di decidere il giusto livello di libertà che avrebbero voluto avere (sia nel bene che nel male).
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      L’uomo oggi cerca di spiegare Tutto con la scienza, la quale può conoscere solo le leggi della natura, coerenti; ma non può spiegare la parte incoerente (in quanto non rispetta nessuna legge) ma che interviene lo stesso (vedi la nostra mente).

      Questo ci fa capire perché: la scienza non potrà mai spiegarci tutto.

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    4. Grazie Jacopo.

      Questa semplice parabola, in realtà, è uno dei risultati della mia Ricerca Teorica, che, quando ho tempo e risorse, porta avanti.

      Le caratteristiche della natura: spazio, tempo, dualità onda/particella, corpo/spirito/Dio, coerenza/incoerenza, sistema/subsistema, finito/infinito/infinito elevato a infinito..., ecc.
      si può arrivare facendo ragionamenti rigorosi e scientifici.

      Avevo già accennato al prof. Ugo Bardi dell'intenzione di realizzare un articolo su questi temi, che fosse però molto rigoroso e scientifico (per quello che riguarda la parte coerente).

      Sfortunatamente non tutti i passaggi sono ancora descrivibili in modo rigoroso e certo, la Ricerca dovrebbe essere portata avanti... ecco perché un articolo completo su questo argomento non l'ho ancora inviato al prof.

      (certo che ho un pò troppi interessi/lavori di questi tempi... :-) )

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    5. Torno sul blog dopo un paio di mesi di pausa e vedo che, anche se le persone che intervengono sono sempre più o meno le stesse, c'è sempre un gran fermento. Ottimo. :)

      Avrei un paio di domande da fare, la prima a Pierluigi Dipietro: avresti qualche altro libro da consigliare, tra quelli che stai leggendo?
      Ho dato uno sguardo a quello di Alan Wallace e mi sembra interessantissimo, soprattutto poi a uno come me che adora i sincretismi, i vari campi del pensiero che vengono a contatto.

      Ad Alessandro Pulvirenti: bellissima storia, complimenti. Ottimo materiale per riflessioni. ;)

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    6. Grazie Simone,
      in passato, in questo Blog si è detto che le varie tematiche si devono saper raccontare sotto forma di storie; ed è quello che ho fatto in questa occasione.

      Ci sarebbero da illustrare anche i principi che governano le 3 parti:
      1) massa (coerente)
      2) particelle/onde (doppia natura che permette la comunicazione tra le altre due)
      3) onde... (incoerente)

      ma lo farò quando vedrò interesse su queste problematiche.

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  3. penso che il Vangelo, da leggersi con spirito umile e da meditarsi con lo spirito contrito dalla preghiera, sia, per chi ha fede nell'alleanza biblica di Mosè scritta con sangue di animali e riscritta da Gesù col proprio, il più interessante e proficuo per l'incontro di mente e spirito, come più volte affermato da Freud, S.Paolo e Dante. Un incontro da cui scaturisce la scienza, che è uno dei sette doni dello Spirito Santo. Forse Wallace e Hodel pensano che dalla mente scaturiscano scienza e spiritualità, ma questo modo di vedere è pieno di superbia, la stessa che ha portato il drago satana a opporsi al Dio creatore.

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    1. Ogni monotesimo è religione del deserto ; ( Ernst Renan, teologo e filosofo) ; il monotesimo non appartiene all'Europa ma è stato un virus importato dalle regioni desertiche.

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    2. mago, la tua risposta piu' che essere tale, e' un anatema. Vedi solo quello che desideri vedere nella ricerca di Wallace, e mi pare che la tua visione si inquadri perfettamente nella cornice giudaico-cristiana che vede nella mante il ricettacolo del male e del demoniaco.

      Qua non si stratta di sostituire dio, quello e' cio' che ha tentato di fare il materialismo con i suoi assiomi, finendo per sostituirlo con un altro, impersonale, che ha chiamato "natura", e rivelatosi infine un credo tanto dogmatico quanto la vecchia religione.

      Qui si tratta di ridare invece alla spiritualita' e a quella sfera di fenomeni non fisici ( o meglio non inquadrati nell'attuale scienza della fisica) la giusta rilevanza.

      Qua si tratta di osservare e cercare di vedere, senza tenere montati i paraocchi della "fede aprioristica" in un qualche credo religioso, tra le quali metto tranquillamente anche il materialismo scientifico.

      Comuqnue sia, mago, se hai fiducia in te stesso e nelle tue capacita' di discernimento, allora dovresti leggere quel libro e poi valutarlo ed eventualmente criticarlo. Potrebbe scaturirne perfino un rapporto piu' libero e sincero con dio.

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    3. io sono nessuno ed un niente e la mia fiducia e capacità sono risposte in Dio, perciò non ho tempo da perdere in letture intellettualoidi, che deviano dal Vangelo, che purtroppo non ho nemmeno il tempo di leggere adeguatamente. Ma tu lo sai chi è Il tuo dio, col quale ricerchi un rapporto? Potresti averne già uno ben stretto.
      @Fra(tello): mi fai il piacere di smettere di citare sempre codesta tua frase sulla religione del deserto, che forse fa rima coll'Islam, ma non certo colla Palestina del tempo di Gesù, terra di latte e miele, a detta della Bibbia.

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    4. A ognuno la sua opinione, ma questo non è un blog di teologia - quindi questa discussione finisce qui.

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  4. il mostro piace tanto, perchè è dentro la nostra natura superba il desiderio di dominare e distruggere qualsiasi cosa ci si opponga, come poi stiamo facendo con l'ambiente che bene o male, più bene che male ci ha accolto per decine di migliaia di secoli e che grazie all'energia fossile stiamo appunto distruggendo, in una parossistica impetuosa sete finale di dominio o distruzione.

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    1. Con questo commento andrò un po’ contro corrente. :-)

      @mago: “perchè è dentro la nostra natura superba il desiderio di dominare”

      Si chiama istinto di sopravvivenza.
      Si cerca di dominare la natura, per evitare che la natura “capricciosa” faccia del male.
      Vedi carestie e siccità.
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      @mago: “e distruggere qualsiasi cosa ci si opponga”

      Chiamiamoli semplicemente: superare le difficoltà che ci sono nel realizzare certe opere.
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      @mago: “ l'ambiente che bene o male, più bene che male ci ha accolto per decine di migliaia di secoli”

      Per l’ambiente noi siamo: superflui, non necessari. L’ambiente non ci ha accolti, siamo noi che ci siamo adeguati all'ambiente.
      ----

      Che volete che vi dica...
      io sono sempre dell'idea che la realtà è molto più complessa di quello che si crede.

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    2. l'importante è non perdersi in complessità esogene ed endogene, che poi si usano come scusa per le proprie incapacità di comprendonio (come diceva la mia povera nonna).

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    3. Il clima e l'ambiente sono sistemi complessi.

      La complessità è intrinseca, in quanto le variabili interdipendenti sono tantissime.
      Se il modello che si utilizza semplifica troppo la realtà, si finisce per risolvere i problemi del modello e non quelli che esso dovrebbe rappresentare.

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  5. Quale specie vivente distrugge l'ambiente in cui vive ? Solo noi esseri umani.
    La natura è generosa.
    Carestie e siccità le stiamo provocando noi bruciando combustibili fossili, e alterando gli equilibri ecologici.
    Quali opere dobbiamo realizzare ? Nessuna. Solo goderci la vita con un minimo di impegno per la nostra sussistenza, rispettando il nostro prossimo e le altre specie viventi che sono i nostri coinquilini sul pianeta Terra. Siamo noi che ci complichiamo la vita con stupidate, dovremmo farci più semplici, dare più valore alla natura. Per me, una farfalla ha molto più valore che la torre Eiffel o la statua della Libertà.
    L'ambiente ci ha accolti, ci ha dato di che vivere, e noi lo stiamo distruggendo.
    Siamo una specie superba, sopraffatrice e distruttrice.

    Gianni Tiziano

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    1. “Quale specie vivente distrugge l'ambiente in cui vive ?”
      La distruzione di parte dell’ambiente è una conseguenza e non lo scopo dell’uomo.

      “Solo noi esseri umani.”
      Non è vero. Quando una specie animale si riproduce eccessivamente, anch’essa distrugge l’ambiente, vedi: cavallette, Elefanti (in un dato periodo furono un pericolo per gli alberi), e qualsiasi altra specie animale in sovrappopolazione.

      “La natura è generosa.”
      La natura è indifferente alle nostre esigenze e a quelle di tutti gli animali o vegetali.
      La natura è capricciosa; può fare eruttare tanti vulcani e distruggere la flora e fauna nei dintorni.

      “Carestie e siccità le stiamo provocando noi bruciando combustibili fossili”
      E quelle che ci sono state nei millenni passati, anch’essi erano causati dai combustibili fossili?
      Le 7 piaghe dell’Egitto, anch'esse furono causate dai combustibili fossili?
      Le carestie del Medioevo, anche?

      “alterando gli equilibri ecologici.”
      Che nell'arco dei milioni di anni, la loro alterazione, è stato solo un bene per l’evoluzione.

      “Quali opere dobbiamo realizzare ? Nessuna. “
      Una casa dove stare la vuoi? O vivi all'aperto?

      “Solo goderci la vita con un minimo di impegno per la nostra sussistenza, rispettando il nostro prossimo e le altre specie viventi che sono i nostri coinquilini sul pianeta Terra. Siamo noi che ci complichiamo la vita con stupidate, “

      Siamo noi che ci complichiamo la vita proprio perché, come dici tu, vogliamo godercela.

      “Per me, una farfalla ha molto più valore che la torre Eiffel o la statua della Libertà.”
      La natura se ne frega della farfalla.
      I monumenti come: La Torre Eiffel e la Statua della Libertà sono una piccolissima minoranza delle costruzioni che, come sempre dici tu, servono a goderci l’ambiente in cui abitiamo.
      “L'ambiente ci ha accolti, ci ha dato di che vivere, e noi lo stiamo distruggendo.”
      L’ambiente ci faceva soffrire e ci ha quasi ridotto all'estinzione durante l’ultima glaciazione.
      L’ambiente è una feroce bestia che deve essere domata.
      Noi lo stiamo trasformando, la distruzione di parte di esso, è solo un effetto collaterale che dobbiamo ridurre il più possibile.

      “Siamo una specie superba, sopraffattrice e distruttrice.”
      Siamo la specie più diligente del pianeta ed è nostra responsabilità gestirlo al meglio.
      Così come siamo capaci di trasformare (e a volte distruggere) l’ambiente, siamo anche in grado di salvare gli ecosistemi.
      Se stupide leggi dell’economia non hanno tale scopo, sono esse che devono cambiare e non la natura dell’uomo che non è cattiva di indole. Infatti, bontà è sinonimo di umanità!

      Basta parlare solo male dell’uomo.
      E’ la specie più straordinaria che la natura ha creato e fa parte della natura.

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    2. Alessandro,

      sono punti di vista.
      Io ho il mio, tu hai il tuo.
      Se dici qualcosa che mi tocca dentro, nel cuore, positivamente, oppure mi fa ragionevolmente concordare con te, sono ben contento di fare mia quella parte del tuo pensiero.
      Sono sempre pronto a cambiare idea.
      .----
      Come sfondo del desktop in ufficio ho una foto di una abitazione Masai in Africa, le pareti sono costituite da un intreccio di rami contorti tagliati senza motosega, e riempite di fango e paglia. Il tetto e' di paglia. Non desidero casa più ricca. La donna sulla soglia ha i piedi scalzi.
      .----
      Sul desktop del computer di casa ho una immagine del pianeta Terra che piange. Mi ricorda la più grande priorità, salvare la biodiversità.
      .----
      Questo è il mio sentire.
      Molto diverso dal tuo.
      Se tutte le opere tecnologiche progressivamente collassano, sono contento.
      Soffro per il fatto che quest'anno ho visto tre lucciole, anziché centinaia come decenni fa.
      Eppure …. abito vicino al bosco !
      E, per finire ….
      Ho scarsa o nulla fiducia che la tecnologia ci possa salvare dai danni causati dalla tecnologia.
      Ogni volta che si usa la tecnologia, si degradano gli equilibri ecologici.

      Gianni Tiziano

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