Benvenuti nell'era dei ritorni decrescenti


lunedì 17 novembre 2014

La scivolata del prezzo del petrolio – Non c'è nessuna via d'uscita

 In questo momento, il prezzo del petrolio WTI è sceso sotto i 75 dollari al barile. Siamo decisamente in una "scivolata" (UB)


DaOur Finite World”. Traduzione di MR

Di Gail Tverberg

Il mondo è un posto pericoloso adesso. Gran parte dei venditori di petrolio hanno bisogno degli introiti della vendita del petrolio. Devono continuare a produrre, a prescindere da quanto diminuiscano i prezzi del petrolio, a meno che non vengano fermati dal fallimento, dalla rivoluzione e da qualcos'altro che dia loro un segnale molto chiaro che si devono fermare. I produttori di petrolio dello scisto statunitense rientrano in questa categoria, come la maggior parte degli esportatori di petrolio, compresi molti dei paesi dell'OPEC e la Russia. Alcune grandi compagnie petrolifere, come la Shell e la ExxonMobil, hanno deciso persino prima del recente crollo dei prezzi che non riuscivano a fare dei soldi sviluppando risorse producibili e disponibili ai prezzi allora a disposizione, probabilmente intorno ai 100 dollari al barile. Vedete il mio post L'inizio della fine? Le compagnie petrolifere tagliano gli investimenti. Queste grandi compagnie stanno vendendo terreni, se riescono a trovare qualcuno che li compri. Il loro comportamento alla fine porterà ad una diminuzione della produzione, ma non molto rapidamente – forse in un paio d'anni. Quindi c'è un determinato ritardo temporale nel rallentamento della produzione – persino con prezzi molto alti. Infatti, se la produzione da scisto statunitense continua ad aumentare, e la Libia e l'Iraq continuano a lavorare per mettere in distribuzione la loro produzione petrolifera, potremmo persino assistere ad un aumento della produzione mondiale, in un momento in cui la produzione mondiale deve diminuire.

Una diminuzione dei prezzi del petrolio potrebbe non risolvere il problema della domanda

Allo stesso tempo, la domanda non riprende velocemente quanto la caduta dei prezzi. Abbiamo a che fare con un mondo che ha un'enorme quantità di debito. La Cina in particolare ha vissuto una sagra del debito che non può continuare allo stesso ritmo. Una riduzione del debito della Cina, o anche una sua minore crescita, riduce la crescita di domanda di petrolio. La stessa situazione vale per i paesi che ora sono saturi di debito e che cercano di avvicinarsi al proprio pareggio di bilancio. Inoltre, la sospensione dell'alleggerimento quantitativo da parte della Federal Reserve ha tagliato un grande flusso di fondi per i mercati emergenti. A causa di questo cambiamento, la domanda del mercato emergente del petrolio è crollata. Ciò è accaduto in parte a causa dei minori fondi di investimento disponibili e in parte perché il valore delle valute del mercato emergente sono crollate in rapporto al dollaro. Ancora una volta, una diminuzione del prezzo del petrolio è improbabile che risolva questo problema in misura significativa. L'Europa e il Giappone stanno avendo difficoltà ad essere competitivi nel mondo di oggi. Una diminuzione dei prezzi del petrolio aiuterà un po', ma i loro problemi rimarranno in gran parte a causa della misura in cui sono collegati ai salari, alle tasse ed ai prezzi dell'elettricità in confronto ad altri produttori. La riduzione dei prezzi del petrolio non risolverà questi problemi, a meno che non porti a salari inferiore (oh, oh!). La riduzione dei prezzi del petrolio è invece probabile che porti un problema diverso – la deflazione – che è difficile da affrontare. La deflazione potrebbe portare indirettamente a default del debito ed a un ulteriore crollo della domanda di petrolio e dei suoi prezzi. Così, i prezzi del petrolio è probabile che continuino nella loro scivolata per un po', finché non sarà compiuto il danno reale, forse per diverse economie simultaneamente.

Il ruolo degli Stati Uniti nello scontro fra sovrapproduzione di petrolio/bassa domanda

Gli Stati Uniti sono il paese col maggior aumento di produzione di petrolio negli ultimi anni. Questa crescita della produzione di petrolio non sembra si sia fermata negli scorsi anni.


Figura 1. Produzione di petrolio statunitense mensile fino al 24 ottobre. Grafico EIA.

Allo stesso tempo, lo stesso consumo statunitense non è aumentato (Figura 2).


Figura 2. Consumo statunitense di petrolio (chiamato “Prodotto fornito”). Grafico EIA.

Il risultato è una diminuzione della necessità di importare. Diversi esportatori di petrolio sono stati danneggiati dalla diminuzione delle importazioni degli Stati Uniti. La Nigeria estrae un petrolio molto leggero che compete per lo spazio nelle raffinerie con il petrolio dalle formazioni di scisto. Le nostre importazioni di petrolio nigeriano si sono ridotte a zero (Figura 3). (Le quantità che mostro su questo e diversi altri grafici sono “importazioni nette”. Queste riflettono transazioni in entrambe le direzioni. Spesso gli Stati Uniti importano petrolio greggio ed esportano prodotti petroliferi, a volte allo stesso paese. In quel caso, stiamo vendendo servizi di raffineria).


Figura 3. Importazioni statunitensi nette di petrolio dalla Nigeria. Grafico EIA.

Le nostre importazioni di petrolio dal Messico sono a loro volta in discesa (Figura 4), in parte perché il loro petrolio è crollato.


Figura 4. Importazioni statunitensi di petrolio nette dal Messico. Grafico EIA.

E solo negli ultimi mesi che le importazioni statunitensi dall'Arabia Saudita hanno cominciato ad esserne colpite significativamente (Figura 5).



Figura 5. Importazioni statunitensi di petrolio nette dall'Arabia Saudita. Grafico EIA.

L'Arabia Saudita, come altri esportatori di petrolio, dipendono dagli introiti della vendita del petrolio per fornire introiti delle tasse per il proprio bilancio. Mentre hanno un fondo di riserva per i giorni peggiori, sul lungo termine anche loro dipendono dagli introiti delle esportazioni di petrolio. Se le esportazioni dell'Arabia Saudita verso gli Stati Uniti diminuiscono, l'Arabia Saudita ha bisogno di trovare qualcun altro a cui vendere queste potenziali esportazioni, oppure gli introiti per finanziare il proprio bilancio diminuiranno. In alternativa, può ridurre il prezzo che richiede alle raffinerie statunitensi, per influenzare le decisioni d'acquisto – cosa che ha appena fatto. Abbassare il proprio prezzo per le raffinerie statunitensi tende a spingere il prezzo mondiale del petrolio verso il basso. Naturalmente, gli Stati Uniti parlano anche di permettere una quantità maggiore di esportazioni di petrolio greggio, visto che il petrolio dalle formazioni di scisto aumenta. Questo aumento renderebbe il surplus di petrolio sul mercato peggiore, ed il prezzo del petrolio più basso, se la domanda di petrolio non si riprende.

Dipende da Arabia Saudita e OPEC

In Occidente, siamo stati portati a credere che l'OPEC in generale e l'Arabia Saudita in particolare, esercitino un grande controllo sui prezzi del petrolio. Ci è stato detto che diversi paesi OPEC hanno una capacità di riserva. Diversi dei paesi del Medio Oriente sostengono di avere delle riserve molto ampie e siamo stati portati a credere che possano possano aumentare la propria produzione se investono più soldi per farlo. Ci è stato anche detto che quei paesi ridurranno la produzione di petrolio, se necessario, per mantenere alti i prezzi. Una parte significativa di ciò che siamo stati portati a pensare è esagerata. Le esportazioni di petrolio dell'Arabia Saudita erano molto maggiori negli anni 70 di quanto non siano ora (Figura 6). Quando tagliano la produzione di petrolio e le esportazioni negli anni 80, probabilmente avevano una capacità di riserva.



Figura 6. Produzione, consumo ed esportazioni petrolifere saudite sulla base dei dati EIA.

Ma dove ci troviamo ora, la situazione è fortemente cambiata. La popolazione dei paesi produttori del medio oriente è aumentata. Con lei è aumentato l'uso del petrolio che estraggono. I loro bilanci sono aumentati e i paesi necessitano di maggiori introiti dalle tasse sul petrolio per soddisfare i loro bilanci. Alcuni paesi, compresi Venezuela, Nigeria ed Iran, hanno bisogno di prezzi del petrolio ben al di sopra dei 100 dollari al barile per sostenere i propri bilanci (Figura 7).


Figura 7. Stima del prezzo di pareggio per il petrolio OPEC, compresi i requisiti fiscali da parte dei paesi che controllano, da APICORP.

Se i prezzi del petrolio sono troppo bassi, i sussidi per cibo e petrolio dovranno essere tagliati, così come le spese sui programmi per dare lavoro e nuove infrastrutture come gli impianti di desalinizzazione. Virtualmente, nessun paese OPEC può andare d'accordo con prezzi del barili attorno agli 80 dollari al barile (Figura 7). Gran parte del comportamento dell'OPEC negli ultimi anni sono sembrati comportamenti che ci si aspetterebbe se i paesi dell'OPEC non fossero per nulla diversi dagli altri produttori di petrolio – le loro forniture di petrolio sono state soggette a limiti ed hanno avuto la tendenza a muoversi per il proprio interesse. Quando i prezzi del petrolio stavano salendo rapidamente nel periodo 2007-2008, hanno aumentato la produzione, ma non di molto e non molto rapidamente (Figura 8). Quando i prezzi del petrolio sono diminuiti, hanno diminuito la produzione al livello precedente, prima del grande aumento dei prezzi del petrolio.


Figura 8. Produzione petrolifera OPEC e non OPEC relativa al prezzo del petrolio. (Produzione di greggio e condensati proveniente dalla EIA). 

Un'altra situazione si è verificata quando la produzione della Libia è diminuita nel 2011. L'Arabia Saudita ha detto che avrebbe aumentato la sua fornitura per compensare, ma è riuscita a produrre soltanto greggio molto pesante mentre ciò che serviva era il petrolio leggero. Di fatto, anche l'aumento del petrolio pesante è in qualche modo dubbio. Inoltre, le dinamiche dell'OPEC sono state cambiate considerevolmente negli ultimi anni. Parte del problema ha a che fare col fatto che sia i prezzi del petrolio sia la quantità di esportazioni di petrolio sono stati più o meno piatti nel periodo fra il 2011 e metà del 2014. In una situazione del genere, gli introiti dalle esportazioni di petrolio tendono ad essere piatti. I membri dell'OPEC hanno scoperto che questo è un problema, perché le loro popolazioni hanno continuato a crescere e il loro fabbisogno di acqua e cibo d'importazione è continuato ad aumentare. Questi paesi hanno bisogno di sempre più introiti dalle tasse, ma gli introiti dal petrolio non li stanno fornendo. Come minimo, i paesi dell'OPEC hanno un forte “bisogno” di mantenere il loro attuale livello di esportazioni petrolifere. L'altra parte delle dinamiche in cambiamento dell'OPEC ha a che fare con l'aumentata volatilità della produzione petrolifera. I bombardamenti della Libia e le sanzioni contro l'Iran hanno entrambi prodotto situazioni instabili. Le esportazioni di petrolio da entrambi quei paesi sono minori che in passato, ma possono improvvisamente aumentarle qualora i loro problemi vengano “risolti”, aggiungendole alle pressioni verso il basso del prezzo. Un altro problema è il tentativo significativo di aumentare la produzione dell'Iraq negli ultimi anni. Se la produzione petrolifera dell'Iraq (più la produzione statunitense da scisto) è troppa per soddisfare la domanda mondiale di petrolio, dovrebbero essere gli altri dell'OPEC a “risolvere” il problema?


Figura 9. Importazioni nette statunitensi dall'Iraq. Grafico EIA.

La Figura 9 sembra indicare che le importazioni statunitensi dall'Iraq siano aumentate negli ultimi mesi. Naturalmente, se importiamo di più dall'Iraq, dovremo probabilmente tagliare le importazioni altrove. Ciò non genera un buon clima fra gli esportatori OPEC.

Gli Stati Uniti non dovrebbero prendersi qualche responsabilità nel risolvere il problema?

Ci si potrebbe chiedere se gli Stati Uniti non debbano ridurre la propria produzione di petrolio, in risposta ai prezzi bassi. Naturalmente, come indicato sopra, le grandi compagnie statunitensi (come Shell, Chevron ed Exxon) stanno riducendo gli investimenti in molti giacimenti e questo è probabile che alla fine porti ad una minore produzione. La domanda è se questo sarà un cambiamento sufficiente e sufficientemente rapido. E' meno probabile che i trivellatori dello scisto riducano intenzionalmente e rapidamente. I trivellatori dello scisto hanno affittato superfici enormi e sono riluttanti a farsi indietro adesso. Per questo, parte dei loro costi sono già stati pagati, riducendo i loro costi nell'andare avanti nelle superfici già in sviluppo. Hanno anche debiti che devono essere ripagati e molti accordi contrattuali in atto che ammorbidiranno l'impatto della discesa del prezzo del petrolio, almeno per un po'. A causa di tutti questi fattori, c'è una tendenza a continuare col business as usual il più a lungo possibile. Se i trivellatori dello scisto pianificheranno o meno di ridurre la produzione di petrolio, alcuni di loro potrebbero esservi costretti, che credano o meno che sia probabile che la produzione sia redditizia sul lungo termine. E' probabile che il problema sia il crollo del flusso di cassa a causa dei prezzi bassi, se il crollo del prezzo non viene mitigato da contratti futuri. A causa di questo, alcune compagnie potrebbero essere costrette a ridurre le trivellazioni molto presto. Un'altra alternativa potrebbe essere l'aumento dei prestiti, ma i prestatori potrebbero non essere molto contenti di una tale modalità. Notiamo che alcune compagnie si trovano già in situazioni di flusso di cassa davvero negative – in altre parole, in situazioni in cui continuano ad aggiungere nuovo debito. Per esempio, Continental Resources, il più grande operatore di Bakken, mostra un eccezionale debito in rapida crescita fino al 30 giugno 2014, senza apparentemente acquisire nuove superfici significative (Figura 10).


Figura 10. Cifre scelte dai documenti SEC della Continental Resources.

Quando le compagnie sono già in una tale situazione di flusso di cassa negativo, potrebbero esserci più problemi del previsto.

Se i prezzi del petrolio bassi “rimangono in giro” per mesi o anni, cosa potrebbe significare?

In una situazione del genere, ci troviamo in un territorio inesplorato. Uno dei grandi problemi è la potenziale deflazione. Il problema non sembrano essere solo i prezzi del petrolio bassi, ma anche i prezzi bassi di molti altri beni. La preoccupazione è che i salari crolleranno, così come le entrate pubbliche. Sembra che salari bassi ci siano già in Spagna. A meno che i governi non si inventino un modo per “risolvere” la situazione, questa renderà il pagamento del debito molto difficile. Un debito inferiore tenderà a rinforzare i prezzi bassi del petrolio e di altri beni. Se i prezzi bassi diventano la norma per molti tipi di beni, possiamo attenderci grandi tagli della produzione di quei beni. Sarebbe la situazione degli anni 30 del secolo scorso che ritorna di nuovo. Ben Bernanke ha detto che spedirebbe degli elicotteri di soldi per impedire una situazione del genere. La domanda è se questo può essere realmente fatto, dato che gli Stati Uniti (e diversi altri paesi) hanno già “stampato soldi” dal 2008. Ad un certo punto, sembra che gli arsenali delle banche centrali si esaurirà. Se c'è una riduzione del debito e della produzione di beni, molti beni che siamo giunti ad attenderci nel mercato spariranno, così come molti posti di lavoro. E' probabile che ci siano rotture nella catena dei rifornimenti che portano ad ulteriori riduzioni della produzione.

Con tutti questi problemi di debito, c'è il problema di quanto il mercato internazionale resisterà. Gli aspiranti esploratori si fideranno dei compratori che hanno di recente fatto default del debito e non sembrano essere in grado di guadagnare abbastanza per pagare i beni che stanno attualmente ordinando? La discussione è stata prevalentemente sul petrolio, ma il gas naturale liquefatto (GNL) è probabile che venga a sua volta condizionato dai prezzi bassi. La Reuters riporta che la probabilità di esportazioni statunitensi di GNL verso l'Asia sia bassa, per diverse ragioni, compresa la scoperta che i costi sarebbero maggiori di quanto ipotizzato originariamente e il processo di regolamentazione meno dolce. Un'altra ragione per cui le esportazioni di LGN è probabile che siano bassi è il fatto che i prezzi asiatici sono crollati da un massimo di 20,50 dollari/mmBtu a febbraio ad un minimo di 10,60/mmBtu in agosto. Senza prezzi dei LGN mantenuti alti è difficile sostenere l'enorme investimento in infrastruttura necessario per le esportazioni di LGN.

I prezzi del petrolio possono rimbalzare indietro?

Se potessimo in qualche modo risolvere i problemi mondiali di debito, un aumento del prezzo del petrolio sembra essere molto più probabile di quanto appaia ora. Finché il crollo della domanda è legato al declino del debito, le potenziali reazioni sembrano essere nella direzione della deflazione e la possibilità di fare default sempre più probabile, abbiamo un problema. La sola direzione in cui andrebbero i prezzi del petrolio è verso il basso. Lo so che abbiamo delle banche centrali molto creative, ma il problema in esame sono in realtà i ritorni decrescenti. Prima che i ritorni decrescenti diventassero un problema, era possibile estrarre e raffinare petrolio a basso costo. Col petrolio a basso costo, era possibile creare un'economia con petrolio a basso prezzo. I lavoratori sembravano essere molto produttivi in una situazione del genere, in parte perché il petrolio a basso prezzo permetteva una maggiore meccanizzazione della produzione e il trasporto a basso costo dei beni. Una volta che i ritorni decrescenti si sono insediati, il petrolio è diventato sempre più costoso da estrarre, perché avevamo bisogno di usare più risorse per ottenere petrolio che era molto profondo, o in formazioni di scisto, o che richiedeva impianti di desalinizzazione per sostenere la popolazione. Una volta che abbiamo dovuto assegnare le risorse per questi sforzi, erano disponibili meno risorse per usi più generici. Con meno risorse per attività generiche, la crescita economica è stata inibita. Questo ha avuto la tendenza a portare a meno posti di lavoro, in particolar modo quelli ben pagati. Ciò rende anche il debito più difficile da ripagare. La storia mostra che molte economie hanno collassato a causa dei ritorni decrescenti.

Gran parte delle persone presume che naturalmente i prezzi del petrolio aumenteranno. E' ciò che hanno imparato nelle discussioni su offerta e domanda nell'economia di base. Penso che ciò che abbiamo imparato dall'economia di base sia sbagliato perché il modello di offerta e domanda che la maggioranza degli economisti usa ignora anelli di retroazione importanti. (Vedete il mio post Perché i modelli standard dell'economia non funzionano – la nostra economia è una rete). Sentiamo dire spesso che non c'è abbastanza petrolio ad un dato prezzo, la situazione porterà alla sostituzione o alla distruzione della domanda. A causa della natura di rete dell'economia, questa distruzione della domanda si manifesta in un modo diverso da quanto la gran parte degli economisti si aspetta – si manifesta con meno persone che hanno posti di lavoro ben pagato. Con salari più bassi, proviene anche dalla minore disponibilità di debito. Ci ritroviamo con una disparità fra ciò che i consumatori si possono permettere di pagare per il petrolio e quanto costa estrarre il petrolio. E' questo il problema che stiamo affrontando oggi ed è una cosa molto difficile. Abbiamo sentito per così tanto tempo che il problema del picco del petrolio sarà un'offerta inadeguata e prezzi alti che non riusciamo ad adeguarci alla situazione reale. Di fatto, i due problemi più grandi dei limiti del petrolio è probabile che siano la contrazione del debito e la contrazione dei salari. La ragione per cui l'offerta di petrolio diminuirà è probabile che sia perché i consumatori non si possono permettere di pagarlo; non hanno lavoro ben pagato e non possono avere prestiti. Per certi versi, la situazione dei prezzi del petrolio alti mi ricorda il guidare su una strada per cui siamo stati avvisati di guardare con attenzione a sinistra per potenziali problemi. Di fatto, il potenziale problema è proprio dalla parte opposta – sulla destra. Il problema è trascurato da moltissimo tempo, perché gran parte di noi ha prestato attenzione alla finestra sbagliata.

Per approfondire questo tema, leggete i miei due ultimi post:
Il Wall Street Journal capisce tutto al contrario sul picco 
Otto pezzi del nostro dilemma del prezzo del petrolio 

10 commenti:

  1. forse hanno trovato il sistema di fermare il BAU senza causare guerre e rivoluzioni. Un lento scivolare nella povertà a livello mondiale può portare al picco senza arrivare fisicamente allo stesso. La colpa la daranno come al solito a quelli di prima che hanno rubato e a quelli di ora che sono degli incapaci a riportare sù l'economia. Così rimarranno più risorse fossili sotto terra per il futuro. La prospettiva a breve è in un'inasprimento fiscale e in riduzioni di servizi e welfare, che spariranno del tutto quando il petrolio sarà sufficente solo per le necessità incomprimibili.

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    1. Tutto vero, tranne che nessuno ha trovato la soluzione, e' la soluzione che ha trovato noi, sempre che cosi' Si debba chiamare.

      Solvere in latino significa sciogliere, e infati la soluzione non fara' che dissolvere la struttura che non riesce piu' a sostenersi, risolvendo quindi il problema. E magari un bel pezzo di noi seguira' questa soluzione, perdendo vita e salute.

      In effetti, il punto della questione non e' dove dobbiamo arrivare, che e' assodato, ma in che modo vogliamo farlo.

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    2. in fondo stanno facendo quello che dovevano fare negli anni 70, ai primi avvertimenti del club di Roma, cioè frenare il BAU, invece di sbeffeggiare e demonizzare Meadows e gli altri. Per quei pochi ancora vivi sarà una ben magra e amara soddisfazione. Se al 2035 il mondo avrà il 15% dell'oil attuale, i GW delle rinnovabili, finchè ci saranno, saranno molto preziosi. Di sicuro il degrado, più che collasso, inizierà in qualche anno dopo il 2020 in strepitosa concordanza con Olduvai e Soylent Green. Purtroppo possiamo poco o niente, quindi perchè preoccuparci. Per andare in paranoia? Quelli che sono credenti, sono fortunati, perchè possono pregare il loro Dio. Come dice sempre il mio medico ateo: "Chi ha una fede, vive meglio di chi non ce l'ha.".

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  2. Non sono convinto del tutto che ci sarà una spirale deflazionistica (ma quasi) e non sono convinto nemmeno che se ci sarà', sarà' necessariamente per le ragioni e le dinamiche che descrive e spiega il post. La borsa Statunitense sembra quasi senz' altro in una bolla ed il dollaro è molto "forte" (alto). Quale sarà' l'impatto sul sistema finanziario e sull'economia mondiale se queste due cose cambiano? (magari rapidamente) Il prezzo del petrolio è senz'altro importante ma esistono altri fattori altrettanto importanti i quali anche se condizionati parzialmente dal prezzo del petrolio non credo lo siano del tutto e quasi senz'altro non a breve termine. Ma senza una teoria complessiva che spieghi chiaramente l'interazione di diversi fattori tutti molto importanti (quelli sopra ed altri) ed anche l'interazione delle molte diverse parti dell'economia mondiale mi sembra impossibile fare delle previsioni sulle dinamiche prossime con molta certezza. O forse sono io che non ho capito ciò che magari per altri è più chiaro.

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  3. In periodi di crescita economica, tutto è facile!
    Quando tutto va su, tutti i settori dell’economia si aiutano a vicenda, ognuno influenza positivamente gli altri.
    Fare debiti è facile perché si hanno molte probabilità di poterli ripagare; le aziende investono, aumenta l’occupazione, aumentano i consumi, aumenta (relativamente) il benessere.
    --
    In momenti di crisi economica/energetica… tutto inizia ad andare giù e tutti i settori dell’economia si influenzano in negativo.
    La crisi economica porta:
    1) più tasse per pagare i debiti;
    2) maggiore povertà;
    3) riduzione della domanda;
    4) perdita dei posti di lavoro;
    5) deflazione;
    6) insostenibilità dei debiti;
    7) la Finanza (derivati, future, …) rischia di far scoppiare una bolla che non si è mai vista!

    In questa situazione, una riduzione dei prezzi delle fonti energetiche, sembrava che dovesse dare degli effetti positivi.
    La società non può sostenere prezzi alti del petrolio perché è fortemente indebitata; non può sostenere prezzi bassi, perché i produttori rischiano di fallire.
    Il problema è che, per come si è sviluppata la società, i prezzi buoni sono in un intervallo che si sta riducendo sempre più, può darsi che questa finestra si sia già chiusa completamente.
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    Tutti i fantastiliardi, di soldi creati dal nulla, evaporeranno creando la crisi economica più grande di tutta la storia.
    Il risultato sarà un ritorno alla reale ricchezza che si trova, in media, con qualche zero in meno sui conti correnti.
    Penso che l’era del petrolio sia arrivata al limite del sostenibile.
    Non riesce più a seguire una finanza assurda che crea ricchezze virtuali non più sostenibili da beni reali.

    Forse è vero, abbiamo guardato nella direzione sbagliata.
    Pensavamo che fosse la crisi delle risorse che avrebbe creato la crisi della società, invece, come ci insegna l’anno 2007/8; la Finanza può avere una forza distruttiva notevolmente superiore.
    I circa (vado a memoria) 600.000 Miliardi di $ di titoli finanziari non possono essere più sostenuti dai 70.000 Miliardi di $ di PIL mondiale.
    Buona parte di essi evaporeranno (miliardari che diventano poveri), creando una crisi economica, che molti potrebbero pensare di risolvere con la guerra.
    ---
    Il presente ha aggiunto nuove variabili da analizzare per poter prevedere il futuro.
    Aggiorniamo il modello World 3 in World 4, aggiungendo la situazione finanziaria ai problemi esaminati e vediamo cosa ne esce?!
    Penso che le previsioni saranno più cupe di quelle del World 3.

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    1. O si aggiorna World 3 e si crea World 4 includendo anche variabili finanziarie. Oppure si aggiornano e si rendono compatibili le teorie economiche classiche, keynesiane, austriache e marxiste aggiungendo anche variabili e concetti sistemici da World 3. Dopodiché l'FMI potrebbe dare il suo Dominus Vobiscum ed et cum Spirito Tuo alle due nuove teorie e celebrare anche la loro Comunione e Matrimonio ufficiale. Dopo le nozze la felice coppia sarebbe invitata al prossimo G-2O per presentarsi al CLUB ed alla fine della conferenza ma prima della conferenza stampa il governo Turco verrebbe fuori con un buon programma mondiale versione sintetica di tre pagine. Nel frattempo "giusto in caso che" io sto comprando oro ed argento con i miei miseri risparmi per poterli barattare per qualche chilo di riso e bottiglia di acqua pulita quando arriverà ' IL MOMENTO.

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  4. Io l'ho sempre pensato che il picco non sarà fisico ma finanziario. Senza QE e politica monetaria tassi zero lo shale in USA non sarebbe mai esploso, sarebbe stato un comparto di nicchia nell'ambito oil, si sarebbero sfruttati al massimo i pozzi più profittevoli/più economici. Insomma in questi anni di espansione monetaria a livelli mai visti ci siamo "bevuti" tutto il petrolio che domani non potremmo più permetterci di pagare.

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    1. (a mio parere)...Il sistema economico complessivamente e le sue diverse parti e componenti in diverse regioni e posti, ed i suoi sottosistemi (finanza, industria, agricoltura e servizi) il sistema finanziario complessivamente e le sue diverse parti e componenti, i sistemi fisici del pianeta (rispetto sia alle risorse ed ai cambiamenti climatici che all'inquinamento), i sistemi biologici - ecologici in diversi posti -e la demografia - popolazione umana-, ed i diversi sistemi ed orientamenti politici ed istituzionali di diversi blocchi o regioni o nazioni, sono TUTTI in interazione continua e diverse parti sono in cicli di retroalimentazione con altre parti su periodi di tempo diversi.

      In un tale sistema complesso ha poco senso parlare di cause e di effetti o degli effetti di un solo gruppo di variabili. (e.g. picco del petrolio) Tutti gli effetti sono a loro volta delle cause e tutte le cause provengono da molteplici effetti sia precedenti che attuali. Si puo' forse parlare di una gerarchia di sistemi nella quale alcuni sistemi tendono a determinare piu' di altri il comportamento di altri sottosistemi. Ma anche questa gerarchia credo sia dinamica e variabile nel tempo. Le risorse ed il picco fisico di varie risorse sono ovviamente molto importanti. Ma i suoi diversi effetti vengono chiaramente "mediati" ed influenzati dal sistema finanziario e da quello economico e da quallo politico ed in particolore nel breve termine. A me sembra che continuiamo a dire le stesse cose dimenticando il principio o la realta' di base -sulla quale eravamo presumibilmente gia' d’accordo molti anni fa’- cioe' che viviamo in un sistema complesso di carattere organico ed olistico con molte "networks" interne e che quindi -cosi come fa' World 3, ma in modo incompleto- dobbiamo pensare in termini di sistemi e delle migliori teorie e modelli per i sistemi che ci sono disponibili.

      Magari modellare il mondo con tutte le sue variabili e' troppo difficile o magari e' anche impossibile. Ma senza farlo od almeno cercare di spiegare quali sono i presupposti rispetto alle parti che si vuole assumere rimarranno relativamente costanti mentre le altre cambiano, non si riuscira' mai a capire cosa sta’ accadendo od accadra molto bene. E piu' breve e' la scadenza piu’ imprevedibili sono gli effetti momentanei di una serie di variabili sulle altre. Sul lungo termine le cose sono piu chiare. Quando finira del tutto o quasi il petrolio o quando si arrivera a 1000 ppm di CO2 nell'atmosfera sappiamo abbastanza bene cosa accadra' o sara' gia' accaduto nel frattempo.. Piu' difficile capire e modellare cosa succedera nel sistema economico e nelle sue diverse parti (e.g. UE) fra un anno o due o cinque se il dollaro ed il sistema finanziario crolleranno e se il crollo del dollaro cambiera drasticamente anche i prezzi del petrolio e di altre risorse (o vice versa) e con vari altri "knock-on" effects sul sistema politico o su altri. O cosa accadra se il sistema politico scatenera' una guerra o se il sistema biologico scatenera una pandemica (Ebola) o se vi saranno enormi migrazioni da posti ormai inabitabili a posti ancora abitabili. Inoltre quasi tutte le variabili non sono soltanto "obiettive" ma sono tutte soggette a diverse percezioni ed interpretazioni (e manipolazioni) da parte di diversi gruppi umani con diversi interessi ed ideologie. Ed e' quindi per tutto questo che e' cosi "facile" capire cosa sta facendo, cosa fara' e come si potrebbe intervenire sui suoi punti di leva in modo utile od intelligente -e poi farlo- del "nostro" (e chi ce lo ha regalato?) carissimo SISTEMA.

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    2. Giusta sottolineatura sulle "difficoltà" (ma è un eufemismo) di modellizzazione dei sistemi con cui interagiamo. Spesso, infatti, quando ci troviamo di fronte una realtà troppo complessa cosa facciamo? La riduciamo, fisicamente, a qualcosa di più comprensibile per le nostre capacità e da qui poi partiamo a modellizzare sperando di aver "ridotto" abbastanza per contemplare tutte le variabili.

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  5. http://www.ilgiornale.it/news/economia/perch-prezzo-petrolio-continua-scendere-cosa-c-dietro-1068849.html
    Articolo interessante.

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