Benvenuti nell'era dei ritorni decrescenti


giovedì 6 novembre 2014

Il collasso del petrolio

DaResource Crisis”. Traduzione di MR



di Ugo Bardi - 5 novembre 2014

James Schlesinger una volta ha detto che gli esseri umani hanno solo due modalità di funzionamento: la compiacenza e il panico. Questo tipo di funzionamento bimodale sembra applicabile anche al mercato del petrolio, dove tutto viene giudicato sulla base di una semplice regola binaria: prezzi alti = male; prezzi bassi = bene. Quindi, con i prezzi del petrolio che stanno scendendo rapidamente negli ultimi giorni, l'atteggiamento generale sembra essere in prevalenza di giubilo. Tutte le preoccupazioni riguardo al picco del petrolio vengono messe sotto al tappeto e i possessori di SUV sembrano felici e in attesa della diminuzione dei prezzi della benzina che permetteranno loro di riempire i loro serbatoi a buon mercato.

Sfortunatamente, la percezione bimodale del mondo rende le persone cieche al fatto che niente accade isolatamente nel mondo. E' la legge fondamentale dei sistemi complessi: non si può fare una cosa sola. Se qualcosa cambia in un sistema complesso, è perché qualcos'altro l'ha fatta cambiare. E se qualcosa cambia, allora qualcos'altro dovrà cambiare. I sistemi complessi funzionano così. E i cambiamenti sono inevitabili e non sempre per il bene di chi li vive.

Ciò vale anche per il sistema di produzione del petrolio greggio, che non è un sistema isolato. Cambiare alcune delle caratteristiche si riverbera su tutto il mondo. Così, abbassare i prezzi del petrolio ha un effetto su altri parametri. Guardate questa figura (da un articolo di Hall e Murphy su The Oil Drum).


Naturalmente, questi dati devono essere presi con cautela – sono solo stime. Ma ce ne sono altre simili,  compreso un rapporto del 2012 di Goldman and Sachs dove si può leggere che gran parte dei recenti progetti di sviluppo di campi petroliferi hanno bisogno di almeno 120 dollari al barile per essere redditizi. Quindi, vedete dov'è il problema? I prezzi al di sotto degli 80 dollari al barile distruggono la redditività di circa il 10% del petrolio attualmente prodotto. Se i prezzi dovessero tornare ai valori considerati “normali” solo 10 anni fa, circa 40 dollari al barile, perderemmo la metà della produzione mondiale. Vi viene in mente “picco del petrolio”? Be', sì, questo è il meccanismo che genera il picco del petrolio: un irreversibile declino della produzione mondiale. Ma non è solo una questione di produzione di petrolio ridotta: se la domanda di petrolio collassa, tutto il mondo sprofonda in una profonda recessione, come è già accaduto nel 2009, quando i prezzi sono brevemente collassati a circa 40 dollari al barile.

Forse questa è solo una fluttuazione temporanea; forse le cose torneranno alla “normalità” in pochi mesi. Dopo tutto, il mercato ha fatto una specie di magia negli ultimi 4-5 anni, mantenendo i prezzi del petrolio abbastanza alti da generare profitti sufficientemente alti da rendere l'industria in grado di continuare a produrre ai livelli usuali (e persino ad aumentarli un po'). Ma, sul lungo termine, è un gioco che non si può vincere. L'esaurimento rende l'estrazione progressivamente più costosa e nemmeno il grande mercato può fare la magia di continuare a vendere una cosa che i clienti non possono permettersi di comprare. Il crash del petrolio ha bisogno di tempo per dispiegarsi, ma sta avvenendo. E sta avvenendo adesso.


Ugo Bardi insegna all'Università di Firenze, Italia. E' un membro del Club di Roma e l'autore di “Extracted, come la ricerca della ricchezza minerale sta saccheggiando il pianeta” (Chelsea Green 2014)

12 commenti:

  1. produrre in perdita non è un problema. Sono 40 anni che la mafia ricicla dalle mie parti denaro sporco in aziende decotte dove investe 20 lire sporche e ne tira fuori 10 pulite. Lo stesso trucchetto ben oliato e perfettamente funzionante è applicato col petrolio e in miriadi di altre situazioni e non c'è nemmeno bisogno di estorcere denaro, basta fare QE. Se poi useranno la scusa che non è conveniente estrarre petrolio per il prezzo troppo basso, sarà solo una scusa per lasciarlo dov'è, per non buttarlo in usi inutili e distruttivi. E faranno bene, tanto la realtà della termodinamica non sarà mai accettata, forse nemmeno capita. Mi ricorda un pò la frase del luogotenente del generale Massimo all'inizio del film "Il gladiatore": "Questi barbari non si arrenderanno mai. Uno dovrebbe capire quando è impossibile vincere".

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    1. ( E Massimo rispose " E tu lo capirai quando sarà il momento? ".) Sono contento di constatare di non essere l'unico a considerare quella scena come la più importante del film unita a quella verso la fine quando lo stesso luogotenente ordina di riporre le armi per poter permettere il combattimento.

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  2. http://peakoilbarrel.com/wp-content/uploads/2014/11/Rune-9.png

    Tutto dipende dalle politiche monetarie. L'economia è in mano delle banche centrali.

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  3. Qualcuno sta evidentemente conducendi il gioco che ha come fine la distruzione di qualcun altro.
    Però se la considerazioni del prof. Bardi sono corrette direi che é solo un gioco al suicidio collettivo?

    L'umanità nel suo complesso é veramente giunta ad un tal abisso di cretineria?
    Se la risposta é sì direi che tempo da vivere non ne ha ancora molto edil pianeta avrà un sospiro di sollievo; si é tolto un gran peso.

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    1. http://www.lastampa.it/2014/11/07/economia/fuga-di-capitali-petrolio-gi-tensioni-a-kiev-ecco-perch-la-discesa-del-rublo-non-si-ferma-ALuxrrlaEmnqYeOgeALeHL/pagina.html
      ciao Luis :-)

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  4. Non è che magari vogliono dare un po' di fastidio alla russia , per fare capire a Putin che alla fine lui non conta niente o quasi , visto che il genio ha puntato tutto sulle risorse energetiche.

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    1. Non sono tanto d'accordo..Non siamo negli anni 80 con l'alaska ed il mare del nord in pieno sviluppo: quello che è certo è che nel medio termine è vero il contrario : la russia è il più grande produttore di gas ed il suo consumo interno è ormai a 2/3 grassi della produzione: l'effetto serra non necessariamente implica inverni più tiepidi alle alte latitudini, probabilmente il contrario con il blocco inevitabile della corrente del golfo.Fossi in Putin investirei ogni provento delle esportazioni per nuove abitazioni in classe a, dove una stufetta a cippato basti per i loro 50m2 a -50 .

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    2. I russi consumano in casa il gas perché non è facile da trasportare. Ci fanno camminare fior di fabbriche, prima che le case. Bisognerebbe ricordare anche che hanno un triste primato in tema di venting / flaring, a testimoniare l'abbondanza incomprensibile di cui godono (e che in parte sprecano).

      Purtroppo le case schifose abbondano soprattutto dalle nostre parti: pensiamoci anche noi, perché per noi sarà troppo tardi prima che sia troppo tardi per loro.

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  5. per me vanno bene le spiegazioni di Gail Tverberg. L'economia e' un sistema dinamico chiuso auto-adattivo. Se l'industria estrattiva drena troppe risorse, allora i compratori cedono potere d'acquisto. E si instaura un ciclo deflattivo dove la dostruzione di domanda va più veloce della riduzione di offerta, finoad un assestamento a livelli considerevolmene più bassi degli attuali, con conseguente immensa distruzione di complessità per via della carente manutenzione ( John Micael Greer lo chiama collaso catabolico).

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  6. Non sapevo che James Schlesinger fosse così intelligente. Ma inoltre alla compiacenza ed il panico si può aggiungere -come è appunto stato fatto sopra - anche l'ignoranza quasi totale della cosiddetta "legge fondamentale dei sistemi complessi" e delle sue implicazioni e conseguenze. Quindi (per esempio) per i repubblicani negli Stati Uniti che hanno appena finito di "vincere" (senza appunto tener conto della stessa legge fondamentale in un'altro ambito) quelli che li hanno votati pagheranno meno la loro benzina e Putin rimarrà fregato (per quelli particolarmente "bene informati" che almeno sanno che la Russia esporta gas e petrolio) e quindi ovviamente tutti felici e contenti e solo grande giubilo. Si spera che almeno in Europa l'ignoranza e l'imbecillaggine siano un po' meno complete e che anche la compiacenza si limiti ad altri ambiti tali la superiorità su "quei cretini incolti" di americani.

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  7. proprio in questo giorni è uscito su ilsole24 ore uno di queli articoli di beata e crassa ignoranza, il cui giornalista evidentemente non sa un accidenti della materia di cui scrive.

    http://www.ilsole24ore.com/art/finanza-e-mercati/2014-11-06/petrolio-l-opec-teme-perdere-sfida-shale-oil-americano-203506.shtml?uuid=ABwWmCBC&fromSearch


    Gli ho risposto per le rime, con due post, uno dei quali non appare perche' conteneva un link al blog della Tverberg. Ma quello che è visibile basta ed avanza, parla di guardare i bilanci per vedere se quello che dice un CEO ha senso o meno, e loro dovrebbero essere giornalisti finanziari, dopotutto.

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  8. per continuare la rassegna stampa, ecco un articolo su Repubblica che gongola per l'insperato aiuto al portafogli dei consumatori da parte del "bonus dello sceicco". A parte che la motivazioe addotta ha ben più senso di quella de "il Sole 24 ore", anche qui abbiamo spiegazioni di una ingenuità incredibile.
    COme se, tanto per dire, il ridotto costo dell'energia dovrebbe automaticamente tradursi in un calo dei costi per l'utenza, da tradurre in aumento di consumi. Mamma mia, ragazzi. Vagli a spiegare che magari lo stato non finirà per incamerarsi la maggior parte del calo dei prezzi in tasse, o che la gente ha ben di peggio di fronte con i pagamenti in ritardo e i debiti da ripagfare, che cominciare a spendere allegramente 40 o 50 euro in meno da pagare per la pompa in cianfrusaglie. Un keynesiano direbbe che la gente piuttosto se li incamera perche si aspetta il peggio in futuro, e l'effetto positivo quindi non si vedrà affatto.
    Un picchista, invece, gli dirà che se davvero se li spendono in consumi, non fanno che aggravare in ultima analisi il meccanismo fondamentale della depletion che sta dietro questa recessione.
    Magari spiegare loro che è la recessione globale a premere sui prezzi verso il basso, non sovviene.
    No, troppo complesso da raccontare alla massaia di voghera, in fin dei conti.

    O NO?

    http://www.repubblica.it/economia/rubriche/eurobarometro/2014/11/08/news/eurobarometro_8_novembre_petrolio-100054027/?ref=HRLV-6

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