Benvenuti nell'era dei ritorni decrescenti


sabato 2 agosto 2014

Porrajmos: il ricordo della strage di Rom e Sinti di 70 anni fa





La notte del 2 agosto 1944, 2.897 Rom e Sinti, uomini, donne e bambini. furono uccisi nel nel crematorio numero 5 di Auschwitz. Questa data viene ricordata come simbolo del "Porrajmos," la strage dei Rom e Sinti durante la seconda guerra mondiale. Le cifre degli storici parlano di circa 500.000 vittime in totale.

Con poche eccezioni, la ricorrenza del Porrajmos è passata inosservata sui media italiani. Sono passati settanta anni da allora, ma per certe cose non sembra che il mondo sia tanto cambiato. 






38 commenti:

  1. ma non scherziamo, i Romani ammazzati dai nazisti sono stati una milionata o giu di li.... li uccidevano per lo piu sul posto, a fucilate, senza neanche nascondersi dalla popolazione.
    Solo che i Romani non hanno una potente lobby in USA, non servono per fare delle basi militari USA nel medio oriente, per cui non ne parla nessuno.

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    1. guarda che il post parla di Rom, non di Romani.

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  2. "Romani" è un termine che si usa per Rom e Sinti. Credo che Vernetto intendesse questo. In quanto a numeri, si parla di almeno mezzo milione ammazzati. Probabilmente di più. Ma il giorno del Porrajmos commemora una strage particolare di circa 3000 persone.

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  3. Grazie Ugo del "memento". Avevo letto di numeri molto più imponenti di zingari massacrati dei nazisti, ma non è una consolazione sapere che sono stati "solo" fra i 500.000 ed il milione. A quanto mi risulta anche in paesi risparmiati dalla furia nazista si perseguitò questa gente. Ad es. nella democratica Svizzera la persecuzione dei Rom e dei Sinti era praticata sottraendo i bambini alle loro famiglie per affidarle ad altre. Ed è di questi anni il riemergere in molti paesi di un odio molto politico verso questa gente, così come vediamo da più parti riemergere l'anti-semitismo. Due fenomeni che credo indipendenti, il destino di questi popoli è diverso, le cause e gli effetti sono diverse, ma li accomuna il fatto di essere da sempre un bersaglio comodo.

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    1. C'è una ragione per la quale i Rom sono accusati di rapire i bambi. E' la stessa ragione per la quale gli indiani americani erano accusati di scalpare i bianchi.

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    2. Quale è la ragione, professor Bardi ?
      Tiziano

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    3. Da Wikipedia:

      In 1756, Pennsylvania Lieutenant Governor Robert Morris, in his Declaration of War against the Lenni Lenape (Delaware) people, offered "130 Pieces of Eight, for the Scalp of Every Male Indian Enemy, above the Age of Twelve Years," and "50 Pieces of Eight for the Scalp of Every Indian Woman, produced as evidence of their being killed."[11][18]


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    4. l'odio, che bello. Senza non si potrebbe nemmeno amare. Purtroppo il loro equilibrio si sta rompendo. Le conseguenze? Le vedremo.

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    5. Magari l' odio verso i rom non è politico , come credi tu.

      E' dovuto al semplice fatto che sono spesso dei ladri.

      Come pere altri Popoli eletti , d' altra parte....

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    6. Traduzione (mia):
      Nel 1756, in Pennsylvania il luogotenente governatore Robert Morris, nella sua dichiarazione di guerra contro i Lenni Lenape (Delaware) (indiani, ndt), offriva "130 pezzi da otto (dollaro spagnolo, ndt), per il cuoio capelluto di ogni maschio nemico indiano, di età superiore ai dodici anni," e "50 pezzi da otto per il cuoio capelluto di ogni donna indiana, prodotti come prova della loro uccisione".

      Lo scalpo consiste nell'asportazione di un lembo di pelle (4-5 centimetri di diametro) dal cuoio capelluto, con i capelli.
      Gli indiani nordamericani (non tutti, solo alcune nazioni indiane) asportavano lo scalpo al nemico come prova della vittoria sul singolo nemico (la sua uccisione non era ritenuta necessaria e neppure onorevole) e anche per possedere la sua forza.
      Il nemico molte volte veniva solo toccato con un bastone.
      Le guerre, per come le intendiamo noi occidentali, fra le tribù indiane non esistevano.
      Esistevano talvolta piccole spedizioni di guerra con pochi individui e per pochi giorni, e spesso non si contavano morti, ma solo feriti e colpiti.
      Il normale stato era la pace.
      Era molto importante la dimostrazione di valore, non l'uccisione del nemico.
      Lo scalpo di un nemico di poco o nessun valore non era desiderato.
      .----
      Poi arrivò l'uomo bianco.
      La guerra dell'uomo bianco consisteva nell'annientamento degli indiani, con fucili, coperte infettate di vaiolo, cannoni, baionette, fame (venivano annientate le mandrie di bisonti e tagliati gli alberi da frutto di cui si cibavano gli indiani), distribuzione di alcool.
      Venivano anche indotte certe tribù indiane a combattere contro altre tribù indiane.
      Per incentivare l'uccisione di indiani, i bianchi pagavano taglie in denaro, dietro la presentazione della prova dell'uccisione, appunto lo scalpo, che era di dimensioni di 10 centimetri di diametro o più.
      C'erano bianchi che si dedicavano alla uccisione di indiani per denaro.
      Inoltre le coltellerie dei bianchi producevano appositi coltelli da scalpo.
      .----
      Anche i Rom e i Sinti sono stati vittima della cattiveria umana.
      .----
      Mitakuye Oyasim (“Siamo tutti fratelli”, saluto rituale indiani Lakota)

      Gianni Tiziano

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    7. Gianni, credo che tu faccia un po di confusione. I "pellerossa" appartenevano a centinaia di culture diverse ed anche nei confronti della guerra avevano abitudini diverse. Quello che dici del "colpo secco" dato con un bastone, senza uccidere il nemico è vero (in alcuni casi) per gli indiani delle pianure. Altri popoli nativi americani (ad es. gli Irokesi) avevano abitudini molto diverse, in cui la guerra, la tortura e lo sterminio dei gruppi nemici erano la norma.
      Lo scalpo lo praticavano molti popoli indiani della costa orientale e da loro lo hanno imparato i coloni bianchi che poi lo hanno esportato ed insegnato agli indiani dell'ovest che fino ad allora non lo avevano mai praticato. Comunque è vero che il genocidio dei nativi americani sia stato uno dei più feroci e sistematici della storia (in USA, non in Canada).
      La pratica della scalpo è stata comunque praticata da numerosissimi popoli, in tutto il mondo, del tutto indipendentemente gli uni dagli altri.
      Jacopo

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  4. Avete per caso paura dell " Picco dei Rom " ???

    Io, no .....

    Meno sono , meglio stiamo.

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    1. Se uno ruba non lo chiamo Rom, né ebreo, né negro, né giallo, né bianco. Lo chiamo ladro.

      E gente come te, mio caro Anonimo, la chiamo razzista.

      Firmato

      Alessandro Corradini

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    2. P.S. - Una volta Mark Twain disse:

      "Io non ho pregiudizi di razza, di casta o di religione. Tutto quel che m'importa sapere di un uomo è che sia un essere umano: questo mi basta... non potrebbe essere niente di peggio".

      Non sono mai stato particolarmente d'accordo con una così severa sentenza sull'intero genere umano, ma penso che forse nemmeno Twain lo pensasse veramente. Credo che quello fosse solo un modo più elegante rispetto a gridare del razzista in faccia a gente come te. E poichè non sono Mark Twain:

      RAZZISTAAA!

      Credevi forse di cavartela come tutti quelli che dicono cose analoghe alle tue e poi aggiungono ipocritamente "...ma non sono razzista però"?

      Fai bene a non firmarti, caro il mio Anonimo. Fai benissimo a vergognarti di quello che scrivi. Ma se avessi il buon gusto di vergognarti a sufficienza da non dirle, né scriverle, né pensarle affatto certe cose, il mondo sarebbe un posto migliore. Il chè conferisce pure a te la possibilità di fare qualcosa di buono.

      Ciao

      Alessandro Corradini

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    3. Non mi firmo per due ragioni : primo non ho ancora capito come funziona questo sistema per selezionare un profilo , secondo in questo paese di merda che a lei piace tanto.non è possibile esporre le proprrie opinioni senza correre il rischio di essere inquisito.

      Che gente come lei mi dia del razzista mi fa solo ridere.

      Io non sono razzista...io odio tutti alla stessa maniera.

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    4. Io ho solo scritto : meno siamo meglio stiamo.

      il razzismo lo vede solo la sua mente malata , educata alla stupida cultura della globallizzazione( con due elle ) e della accoglienza a senso unico ,che ha reso questo mondo solamente un mercato dove si agitano miliardi di persone che da uomini sono state trasformate in mercanti.

      Non mi secchi con la sua retorica stracciapalle perchè tanto non fa presa...

      Se le piacciono i Rom se li porti a casa.

      Ad una persona che ho conosciuto questi signori sono entrati in casa e, non trovando niente da rubare, gli hanno DEFECATO in faccia.

      Lei è un poveraccio, se ne faccia una ragione.

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    5. Mi ricordi il mitico Pillitteri, ex sindaco di MIlano ( ma cosa più importante cognato di Bettino), che in un servizio sulla RAI regionale relativo allo sciopero dei tramvieri che bloccava Milano, non trovò niente di meglio che urlare in sequenza: "Fascista, Squadrista, Razzista....." e aggiuno io "autiISTA, tubISTA, modISTA, artiISTA,............."

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    6. Bravo anonimo, questi commenti te li passo per mostrare a tutti a che bassi livelli un essere umano si può ridurre. Poi, non pensare di trovare altro spazio in questi commenti per ulteriori scemenze del genere.

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    7. Ehm!..... Bardi, vermente io (quello dell'aneddoto su Pilli) sono un altro Anonimo, non il primo. Mi scuso per l'omonimia.

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    8. Non si riferiva all'anonimo di Pillitteri.

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    9. Interessante! L'Anonimo che non teme il "Picco dei Rom" è passato da un aggressivo:

      "Meno sono , meglio stiamo".

      ad un più mite e, temo, meno sincero (visto quel che aggiunge subito dopo sui Rom):

      "meno siamo meglio stiamo".

      Un progresso notevole comunque e, per di più, è bastato che una sola persona gli dicesse che è un razzista.

      Che dire?

      Sono un "poveraccio" decisamente soddisfatto! Ma a dirla tutta mi sono molto offeso a venir accusato di usare della "retorica stracciapalle". Non è tanto lo "stracciapalle" ad offendermi, ma dove cavolo sta la retorica, dico io, caro il mio Anonimo, mentre ti sto letteralmente gridando in faccia che sei un RAZZISTA?

      Pensa forse fosse un mieloso complimento?!

      Se rimane "Anonimo", caro il mio Anonimo, non è certo perchè le sfugge come funziona il "sistema per selezionare un profilo ", visto che nessuno le vieta di firmare ugualmente il commento al suo interno. Inoltre, in questo paese, si da il caso che si possano esprimere tutte le opinioni che si vogliono, tranne quelle che sono di istigazione a compiere reati o a fomentare l'odio razziale. Per lei cose del genere sono "merda". Per me frutti della Costituzione Italiana. In ogni caso, se non sa prendersi la responsabilità di quel che dice, quanto valgono, per lei, le sue stesse "idee"?

      Se la mia aggressività verbale l'ha messa a disagio, spero sia per un buon fine. Che lei soffra (anche marginalmente), le garantisco che non mi procura alcuna gioia. Io NON la odio. Odiare è una pessima scelta, non solo per chi viene odiato. Non c'è offesa o punizione peggiore che essere preda dell'odio. Anche volendo, non saprei castigarla peggio di quanto lei non stia già facendo con sé stesso. La tristezza dei suoi interventi qui ne sono la riprova.

      Aguro a lei, ai Rom ed a tutti un futuro migliore.

      Saluti

      Alessandro Corradini

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    10. Sebbene i Rom mi siano simpatici, non lo debbono essere a tutti.
      Non c'è e non ci sarà mai nessun gruppo di persone che deve piacere a tutti.
      Quindi non capisco questa reazioni sopra le righe, scandalizzare nei confronti dell'anonimo "04 agosto 2014 10:09".
      Uno può certamente notare caratteristiche collettive che sono insopportabili e augurarsi e desiderare che quel gruppo via via diminuisca. E' del tutto ovvio.
      Il miglior modo per creare problemi e aumentare la violenza è negare la realtà, specie se non ci piace e tocca nostri punti sensibili e che ci fa rispondere in maniera irata.

      Io considero abominevoli molte caratteristiche delle masse arabe e della cultura di massa araba, e non mi sogno neppure per un istante di non dover desiderare che non ci siano nella terra in cui vivo.
      Cosa c'è l'obbligatorietà di simpatia?
      Il politicamente corretto può essere grottescamente ridicolo e sciocco nel negare la realtà.

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    11. Ho subito furti anch'io, ma chiamo ladro chi ruba non chi nasce qui o lì. Se questo è essere "politicamente corretto" sono orgoglioso di esserlo.

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    12. @ UnUomo.InCammino

      "Il politicamente corretto può essere grottescamente ridicolo e sciocco nel negare la realtà".

      Come questo stesso post dovrebbe aiutare a ricordare, l'ultima volta che in Europa ci si stancò del "politicamente corretto" morirono in pochi anni circa 70 milioni di esseri umani, vennero inventate e sganciate 2 bombe atomiche (per tacer degli infiniti e "noiosi" bombardamenti a tappeto) e fiorirono lager come funghi. Fame, freddo, sofferenza e distruzione ovunque.

      E sarei io quello che nega la realtà?

      Volete veramente far credere che insultare la memoria di un sacco di gente passata per i camini dei forni crematori nazisti adducendo qualche pittoresco aneddoto sia Realpolitik od un disperato ed incompreso inno alla libertà?

      Preferisco essere brutale e sincero, piuttosto che brutale e basta. Ad esser brutali e basta si finisce sempre per esagerare.

      Qualcuno di voi forse ora starà pensando qualcosa del tipo: "Ancora con sta'storia piagnucolosa dei lager! E basta! Che me frega a me... quelli mi hanno cagato nel salotto! E poi oggi non siamo micca sotto Hitler: i Rom non rischiano un bel niente".

      Se questo è il vostro punto di vista, siete sicuri che non vacillerebbe, se apparteneste ad una piccola minoranza e da decenni vi accusassero ingiustamente ed infamemente di rapire bambini con un ossessiva morbosità che non disdegna neppure il "giornalismo".

      Io ho visto cittadini italiani assalire e dar fuoco a campi nomadi per fatti immaginari, mai avvenuti. Gente ben lieta di affiancarsi a noti appartenenti alla criminalità organizzata (non proprio ladri d'appartamento o piccoli borseggiatori per intenderci). E quando poi si è scoperto che la notizia che aveva fatto scattare la furia distruttrice era una bugia clamorosa, cos'è avvenuto? Quella "brava" ed "onesta" gente italica s'è scusata forse con i Rom a cui aveva bruciato la casa non potendo far di peggio? l'Italia s'è stretta intorno alle vittime e ha preteso giustizia? Eh, no!

      Io questo l'ho visto e voialtri no?!

      Se poi questo vi suona arrogante ed offensivo sono c@zz1 vostri, che me frega!

      Vedete anch'io so essere politicamente scorretto. Vi dovrebbe piace, no?

      Un saluto

      Alessandro Corradini

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    13. Il conflitto tra stanziali (agricoltori) e nomadi (cacciatori/raccoglitori) è antico come il mondo.
      Premesso questo, se esistono persone che hanno avuto esperienze negative o traumatiche con alcuni gruppi sociali, non è urlando loro RAZZISTI o altre contumelie che si risolve di un epsilon il problema. Anzi...

      Inoltre il politicamente corretto non solo è ottuso e nega quella scienza nota come statistica, così importante non solo dimensionare le poltrone sui treni, a mettere maniglie ad altezza ottimale per i più e a calcolare la banda nei dispositivi di trasporto. La statistica ti dice che devi incatenare la bici quando non la usi perché non ne troverai certo due e che se hai una figlia ed ella si mette con un osservante ebreo o islamico, con un pachistano o un bigottone texano farà una vita di merda, per lei misoginia a gogò.
      Le culture (si noti la definizione “statistica” della Treccani, punto c.) si caratterizzano proprio per connotazioni collettive, maggioritarie.

      Quindi se da una parte di urla/intima all'altro di non generalizzare, di non "collettivizzare"
      > Se uno ruba non lo chiamo Rom, né ebreo, né negro, né giallo, né bianco. Lo chiamo ladro

      poi si usano ragionamenti "collettivi" nella propria argomentazione, nella propria tesi

      > Quella "brava" ed "onesta" gente italica

      Ora, si potrebbe alzare un nuovo vespaio, iniziare pure io a sbraitare "Razzista, ce l'hai con gli italiani" etc. Sarebbe sciocco.
      Si noti, peraltro, che razzismo e xenofobia sono connotazioni universali nello spazio e nel tempo e questo è noto fino alla noja in letteratura, si tratta di connotazioni etologiche non solo di specie, non di alcune culture ma di tutti gli animali superiori (concetto di territorio, gruppo etc.).
      Solo degli insensati possono credere che possa essere estirpato e demonizzarlo, sarebbe come pretendere che le persone non debbano provare pulsioni sessuali o ignorare le differenze di genere o altre assurdità del genere.

      Lo strepitare (anti)razzista è assolutamente duale, ovvero una tendenza a connotare pregiudizialmente positivamente piuttosto che negativamente un gruppo sociale.

      Io non mi scandalizzo, è “statisticamente naturale”. Ogni piccolo atto della nostra vita è agevolato dall'esperienza, da un vissuto che permette decisioni rapide. Non è che ogni volta che uno si mette sul treno deve valutare in letteratura i possibili scartamenti esistenti al mondo, neppure scende a misurare l'ampiezza del binario o se il carrello della vettura è compatibile con lo scartamento rilevato. Uno sale e assume che...

      Assumere decisoni e agire comportamenti basandosi su osservazione di caratteristiche collettive è ovvio e naturale.
      E' qui che il politicamente corretto dimostra tutta l'insipienza. La morale depreca alcune risposte comportamentali "statistiche"a comportamenti statistici, risposte che sono... ovvie.
      (continua)

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    14. In questo luogo dove dovrebbe essere l'etica del ragionamento scientifico, dell'attenersi alla osservazione precisa della realtà, atteggiamenti urlati, fondamentalistici, censori, moralistici sono fuori luogo.

      Piuttosto che sbraitare insulti a coloro che si lamentano, cosa è possibile fare per eliminare o mitigare i conflitti tra gruppi sociali?
      Il problema è risolvibile? (e non è detto che lo sia, si arriva prestissimo al problema della costipazione antropica, si arriva al natalismo, all'accrescitivismo, all'etologia e al collasso dell'etologia in ambienti sovrappopolati, si arriva alla credenza panmixista, alle antistoriche e deleterie fiducie svampite nel multiculturalismo, etc. etc.).
      E se il problema non è risolvibile? Sartre che non era certo un nazi era arrivato ad una conclusione piuttosto radicale : l'inferno sono gli altri.
      Una persona di scienza e conoscenza affronta anche questo possibile scenario, convivenza impossibile e non si mette a urlare istericamente che Il PROBLEEEMA EEE' RISOLVIBILEEE!!!! a meno che non lo dimostri.
      Si noti che una persona come Jorgen Randers, non esattamente il primo pirla fondamentalista, fascionazistasionistajihadista, nel suo ultimo lavoro per il Club di Roma, osserva proprio uno di questi scenari e sconsiglia di vivere, per il rischio elevato, in paesi nei quali ci sia più di una religione egemonica, espansiva. Non c'è solo l'incompatibilità religiosa, c'è anche quella etnica etc.
      Se volete potere urlare anche a lui che è RAAZZISTA!!!! etc.

      Dunque deprecare e demonizzare xenofobia e differenzialismo con termini impropri come razzismo è una risposta banale che aumenta la complessità del problema, non lo risolve. Può essere molto lenitivo per il catechizzatore "come sono bravo, buono e giusto io!" ma, sostanzialmente, il tentare di sopprimere i sintomi è un contributo al problema, al suo acuirsi, non a risolverlo.

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    15. Assumere che il razzismo sia "naturale" come le "pulsioni sessuali" accostando impropriamente istinti territoriali animali e comportamenti di discriminazione razziale secondo lei sarebbe scienza?

      Per me no.

      Inoltre quando ho scritto: "Quella 'brava' ed 'onesta' gente italica..." ho premesso “QUELLA” e non ho detto "gli italiani". "Quella" gente, cioè quelli che hanno assalito e dato fuoco al campo nomadi e non un qualsiasi italiano a caso per il sol fatto d’essere italiano. Pensavo fosse sufficientemente chiaro nel contesto del racconto.

      Se poi si vuol usare la statistica, io sono il primo ad invocarla. Qui non ho affatto negato che vi possa essere un problema di micro criminalità legato ad alcune comunità Rom. Se si vuole risolvere il micro crimine non mancano certo i mezzi. Certo, politicamente parlando, le soluzioni più efficaci sono le meno gradite ed ogni problema risolto è un motivo in meno per giustificare la propria “presenza politica”, quindi…

      In ogni caso, gridare del razzista a chi si palesa razzista non ha lo scopo di rappacificarsi con lui, né di inimicarselo. Non ha lo scopo di "semplificare" la situazione. Ha lo scopo di REPRIMERE il razzismo (che non è la stressa cosa di reprimere i razzisti, lo dico, nel caso i concetto non fosse sufficientemente esplicito). I razzisti sono esseri umani e li considero tali come tutti gli altri, ma il razzismo in quanto comportamento, "meme" e “filosofia” non intendo sopportarlo, né sminuirlo, né conviverci. Intendo combatterlo. Questo è troppo "duale"? Crea tensione?

      Personalmente detesto la tensione, ma è bene che ci sia tensione su queste faccende! Perché quando non c'è più “tensione” dinnanzi a certe parole "pesanti", allora immancabilmente qualcuno inizia a pensare che forse non ci sarà "tensione" (contro di lui) neppure se si passerà dalle parole ai fatti. Magari ci sarà anche qualcosa da guadagnarci, inizierà a pensare. I discorsi razzisti e il grado con cui li si "tollera" PUBBLICAMENTE sono fenomeni precursori di ben più grandi guai rispetto a banali polemiche verbali. Aspettare che quei "guai grossi" si palesino con tutta la loro furia è esattamente come aspettare che una piccola fiamma cresca fino a bruciare tutta la casa prima di decidersi a prendere un secchio d'acqua in mano.

      E' sempre andata così e la cosa più incredibile è che tutte le volte c'è qualcuno che continua a pensare che "questa volta" la storia non potrà ripetersi, perché “questa volta è diverso!”. Ma come disse Huxley: ”Che gli uomini non imparano molto dalle lezioni della storia è la più importante di tutte le lezioni di storia”.

      Cos’altro?

      Ah, sì: Jorgen Randers consiglia di stare alla larga da contesti sociali che facilitano gli scontri violenti? E cosa mai centra questo col razzismo? Le parole hanno un significato. Razzismo non vuol dire che una cultura o una religione non ti piace, non vuol dire usare prudenza in ciò che si fa… vuol dire attribuire “colpe” o “pregi” aprioristicamente e disgiuntamente da ciò che i soggetti a cui tali giudizi vengono affibbiati FANNO dal momento che si è indissolubilmente legato tale giudizio e le sue conseguenze materiali a quello che tali soggetti SONO.

      Sono d'accordo sul fatto che i preconcetti, nella vita quotidiana, servono ad ottimizzare le nostre scarse risorse cognitive e tutti gli altri limiti che, come esseri umani, abbiamo, ma c'è un modo molto facile per distinguere i preconcetti "giusti" da quelli "sbagliati": quelli giusti NON arrecano danno agli altri. Quelli “giusti” non traggono profitto dalle altrui sciagure e nemmeno se le augurano.

      Il concetto non mi pare affatto complesso, se poi lo si vuol far sembrare tale, allora mi si conceda il beneficio del dubbio sull’onestà intellettuale di una tale inutile “complicazione”.
      Magari sarò io ad esser un sempliciotto. Non ho certo la pretesa d’essere perfetto.

      Saluti

      Alessandro Corradini

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    16. > Assumere che il razzismo sia "naturale" come le "pulsioni sessuali" accostando impropriamente istinti territoriali animali e comportamenti di discriminazione razziale secondo lei sarebbe scienza?
      >
      > Per me no.


      “Infantile xenophobia was also observed in all cultures we studied […]”
      Human Ethology,
      Irenäus Eibl-Eibesfeld


      ”The negative emotions and judgments therefore seem to be due to preconscious monitoring of nonverbal cues rather than to consciously held cognitive prejudices against foreigners or to other factors. “
      The roors of nationalism, Nonverbal behaviour and xenophobia, absract
      Warnecke, Masters, Kempter


      “It's possible […] to view xenophobia, ethnocentrism and racism a “sentimental structures” that are, at least partially, the progeny of adaptive genetic bias.”
      A consideration of Human Xenophobia and Ethnocentrism from a Sociobiological Perspective
      Chad Joseph McEvoy

      Poi ci sarebbero altri mille mila studi, se vogliamo, sul fatto che lo spirito territoriale di gruppo e le sue manifestazioni siano un comportamento naturale (bioevolutivo) e non culturale.

      Elimina
    17. > Jorgen Randers consiglia di stare alla larga da contesti sociali che facilitano gli scontri violenti? E cosa mai centra questo col razzismo?

      Coloro che osservano che il multiculturalismo, che la multireligiosità, la multietnicità sono ingredienti per scontri e violenze sociali viene, generalmente, tacciato per razzista e altri buffi e coloriti epiteti.
      Quindi Randers dice: attenzione, la presenza di più religioni con volontà espansiva è un fattore di rischio elevato.
      Ogni persona ragionevole cerca di prevenire il danno, sa che la profilassi sempre meglio della terapia. Una persona ragionevole, con spirito scientifico, osserva la realtà e come funziona (non si basa su un ipotetico mondo morale che non esiste) e arriva subito al postulato che è necessario ostacolare la formazione di miscuglioni etnici e religiosi esplosivi e non favorirlo. Ma questo viene tacciato istericamente dai talebani del politicamente corretto come xenofobia, razzismo. Infatti si tratta di una nuova religione / morale, non di un approccio etico/razionale.

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    18. > questa volta" la storia non potrà ripetersi

      Non solo si ripeterà, non appena il drammatico deficit ecologico si rivelerà nella sua gravità ignorata, con la diminuzione delle risorse agli homo e incendierà la polveriera panmixista (multitutto) che è stata creata, ma sarà una deflagrazione globale e con una gravità (numero di homo e di comunità in conflitto, diffusione del problema) mai così elevata nella storia.

      Quindi noi possiamo usare le poche energie e risorse per reprimere i sintomi del problema (sigilliamo la valvola della pentola a pressione) oppure iniziare a osservare la storia, la sequenza infinita di massacri interetnici e interreligiosi che si sono susseguiti in ogni spazio e in ogni tempo, a impegnarci per ostacolare e contrastare in ogni modo possibile e la crescita demografica e la macedonizzazione delle società (rispettivamente quantità e qualità dell'esplosivo) e le migrazioni di massa che ne sono attualmente praticamente l'unico fattore.
      In altre parole cercare di abbassare il fuoco sotto la pentola a pressione, poi di spegnerlo, poi di abbassarne la temperatura.
      Questo però è del tutto incompatibile con la morale attuale, che è tanto natalista e filomigrazionista quanto anacronistica, morale che è ontologicamente nello spazio del problema, alla base del problema.
      Certamente urlare RAZZISTA a coloro che si lamentano per gli effetti subiti della convivenza è facile e semplice. E, inoltre, permette di ottenere anche il consenso di altri moralisti.

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    19. Ammetto di non essere in grado di replicare alle citazioni da lei apportate, il che dimostra senza ombra di dubbio che sono un'ignorante. Quello che posso fare invece è di assicurarle che le sue paure rispetto al collasso e alle sue implicazioni "razziali" (nel senso di scontri e conflittualità estese) le condivido appieno. Quello che non condivido è l'idea che non si possa fare nulla fuorché assecondare chi si lamenta "per gli effetti subiti della convivenza".

      Se non iniziamo a GESTIRE la convivenza, secondo lei qual'è l'alternativa?

      Fermare l'immigrazione? Resettare il multiculturalismo?

      Ammesso e non concesso che immigrazione e multiculturalismo siano dei mali assoluti privi di aspetti positivi, la "prevenzione" che è possibile fare realmente ORA è proprio quella di gestire ciò che già esiste. Sognare che il "multitutto" non si fosse mai realizzato per lei è essere realistici e pragmatici? Il mondo è già multietnico, multireligioso ecc... e non può tornare indietro con la bacchetta magica.

      Per il fatto che non credo alla "bacchetta magica", secondo lei, sarei un moralista affamato di consenso, un talebano del politicamente corretto, un filomigrazionista e un natalista?

      Lo ha dedotto solo dal fatto che ho detto del RAZZISTA a chi si è PUBBLICAMENTE comportato come tale?

      Il futuro, se mai l'umanità ne possiede ancora uno, si chiama collaborazione. Siamo troppo numerosi ed il pianeta è troppo piccolo per ripetere gli stessi errori del passato. La morale non c'entra. E' un fatto di risorse a disposizione. Almeno su questo credo che dovremmo essere tutti d'accordo. No?

      Saluti

      Alessandro

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  5. Direi che i Rom o Zingari o come preferite chiamarli, fanno decisamente di tutto per farsi odiare. Ci si impegnano dalla mattina alla sera.

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  6. Dall'articolo menzionato:

    Basta fare un piccolo esperimento linguistico con le parole più usate dai nazisti in riferimento agli zingari: indegni, degenerati, asociali, ladri, non recuperabili, non integrabili, genericamente criminali. Ebbene, quante di queste parole corrispondono a pensieri ancora oggi ampiamente diffusi tra i moderni, democratici, liberi e illuminati cittadini europei? Quanti li vedono come (virgolette obbligatorie) non "recuperabili", non "integrabili"?
    [...]
    Sono popoli liberi e hanno nella loro cultura, nel loro Dna dei geni che li portano a rifiutare le frontiere, ad attraversarle tutte senza vincoli. Un'Europa senza frontiere, il grande sogno a cui gli altri europei sono arrivati dopo essersi massacrati per secoli, è stata la visione del continente che Rom e Sinti hanno sempre avuto."

    Ora a parte il riferimento retorico al DNA (non penso che la loro cultura sia riconducibile alla genetica) quel testo mette in luce molte delle contraddizioni del nostri tempo. Da una parte l'esigenza al controllo e una rivendicazione a custodire il territorio e una cultura identitaria, dall'altra parte l'esigenza di allargare la libertà dell'individuo e dei popoli. È ovvio nel caso dei rom che tali esigenze sono in contraddizione. Da una parte sfuggono al controllo (sono difficilmente integrabili - questo è vero adesso come lo era nella prima metà del 1900), e da un'altra parte rivendicano ed esercitano una libertà rivendicata dalla nostra stessa "cultura" basata sul mito del progresso liberale. Da una parte la libertà del singolo e di un popolo nomade e la sua libertà di movimento, da un'altra parte l'esigenza di amministrare e controllare il territorio, che pressuppone l'integrazione della popolazione nomade da parte del popolo "stanziale".

    La strada del genocidio non è accettabile sul piano morale, la strada dell'integrazione è irta di difficoltà (dal momento che l'esigenza di integrazione non è avvertita da ambo le parti). In tempi di crisi chi viene avvertito come "estraneo" e appunto "non-integrato" viene facilmente adottato come capro espiatorio e l'odio verso di essi viene facilmente manipolato da chi persegue finalità politiche (appunto - di controllo), e funziona come valvola di sfogo sociale. Nel caso dei rom questo si unisce al fatto che vengono percepiti (a torto e a ragione) come "parassitari" nel senso che non fanno parte della catena di consumo e produzione a cui noi siamo legati (l'Italia è una repubblica basata sul lavoro etc.) e in parte fondano la loro sussistenza su elemosina, furti, e sfruttamento di sussidi statali. I mezzi tradizionali di sussitenza da essi impiegati in passato (artigianato e intrattenimento) non possono neanche lontanamente competere con le controparti contemporanee (industria globalizzata di manufatti come di forme di intrattenimento) che li ha quindi privati della capacità di sussitenza in quel mercato (sono stati resi in un certo senso "obsoleti").

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  7. [continua]

    Non vedo una facile soluzione. L'unica soluzione valida ed eticamente accettabile per come la vedo io è quella, lunga e faticosa, dell'educazione, a partire dal terreno fondamentale della riproduzione e del ruolo della donna. La cultura rom è basata sulla prolificità e il ruolo della donna è prevalentemente quello di gentrice, da cui la bassa età del matrimonio e della prima gravidanza (visto che per quel ruolo l'educazione non è molto rilevante) e l'elevato numero di figli, che a sua volta crea problemi di sussitenza e di degrado (anche ambientale) e aumenta il peso assistenziale sul territorio "ospitante". Alterare questi valori (prima che lo facciano in modo violento la natura o la politica) sarebbe il dovere di una popolazione responsabile e civile.

    Questo è probabilmente più facile con i rom che con le popolazioni diseredate (principalmente di giovanii adulti maschi) in migrazione verso l'occidente ricco, in quanto appunto loro sono "ospiti" nel nostro territorio solitamente fin dalla nascita.

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  8. Tutto il mio completo apprezzamento per tutte le iniziative a favore dei "giorni della memoria" dei vari genocidi, ma forse questo post è un tantinello fuori dalle tematiche che il blog si ripropone di trattare.

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    1. Forse hai ragione Arturo, ma i lager sono un buon mezzo per ricordarci quanto gravi possono essere le conseguenze di scelte sbagliate. Ad esempio, ad emettere tanta CO2, si potrebbe anche finire tutti quanti "stracotti" nel giro di pochi decenni. I ben informati sanno che si tratta di un rischio MOLTO grave. Stiamo rischiando di stravolgere completamente l'unico pianeta su cui tutti abitiamo.

      Tutti: Rom, binachi, neri, rossi, gialli, ecc...

      Un motivo in più per non essere razzisti, ma soprattutto per fare scelte migliori. Le tragedie del passato sono doppiamente insopportabili se sono avvenute per niente.

      Ciao

      Alessandro Corradini

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  9. Io sono stato varie volte derubato da zingari. Mi pare una buona ragione per stare attento quando mi sono intorno, ma non per odiarli. Altrimenti che dovrei fare nei confronti di gente infinitamente peggiore che conosco?
    Comunque vi voglio raccontare un aneddoto particolarmente interessante che mi è accaduto.
    Arrivo a Pisa, parcheggio e vengo attorniato da una banda di zingarelli. Certo del fatto che mi vogliono borseggiare, da 500 lire (storia vecchia) alla ragazzina più grande e tenendo stretto il portafoglio in mano e la mano in tasca me la svigno. Giro la cantonata, e mi viene di controllare i soldi: 50.000 sparite!
    Dopo un attimo di riflessione torno indietro e chiamo la ragazzina. "Senti. le dico, siete stati bravissimi. Sapevo che mi volevate borseggiare, sono stato attentissimo e mi avete fregato lo stesso. Congratulazioni, ma i soldi mi servono. per favore ridammeli."
    Ci credete? Me li ha ridati davvero.
    Certo, non sempre va a finire così bene, altre volte va molto peggio e talvolta incontri dei veri criminali, ma se mettere le mani in tasca alla gente e "visitare" appartamenti alla ricerca di denaro ed oro sono effettivamente comportamenti molto comuni fra gli zingari, non credo che la percentuale di criminali vi sia maggiore che presso gli altri popoli.
    Jacopo

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